Le 7 fasi dello scrittore

Dai sogni da bambino alla realtà dell’età adulta

Le 7 fasi dello scrittore

Ogni scrittore ha attraversato delle fasi da quando ha scoperto di voler scrivere fino alla pubblicazione del suo primo romanzo.

Ognuno di noi che ama scrivere ha sicuramente attraversato delle fasi nella sua “carriera” letteraria. O, meglio, nel suo curriculum letterario, che suona forse più corretto.

Da quando ha scoperto una certa attrazione per i libri e per la scrittura, fin quando ha iniziato a scrivere storie, arrivando poi a tentare la pubblicazione in un modo o nell’altro fino a esaudire il suo sogno.

Sebbene io non sia ancora giunto all’ultima fase, tuttavia ho voluto buttare uno sguardo indietro nel tempo per scoprire quali e quante siano queste mie fasi personali nel mio curriculum letterario.

Fase 1. Da grande farò lo scrittore

Da qualche parte devo ancora avere un diario scolastico che risale al periodo fine anni ’70 e inizio ’80. Lì, ispirato non ricordo da cosa, avevo abbozzato le copertine dei libri che mi sarebbe piaciuto scrivere.

Strano, da uno che a quei tempi non leggeva e andava pure male a scuola. Mi ha sempre incuriosito questo ricordo, perché ignoro totalmente da cosa fosse nato quel desiderio di scrivere libri, visto che non scrivevo nulla a quel tempo, eccetto brutti temi scolastici.

Fase 2. Scrittore per passatempo

Dopo una pausa “letteraria” durata oltre 10 anni riprendo a scrivere. Anzi, inizio a scrivere. A parte un articolo e 3 racconti (2 fantasy e un horror), durante quella prima fase non avevo scritto altro.

Inizio a scrivere racconti e questa volta ricordo benissimo da cosa nacque la mia passione: dalla lettura di tutti i racconti di H.P. Lovecraft. Avevo già letto i racconti di Poe e le storie di Conan Doyle su Sherlock Holmes, in passato, che mi avevano messo addosso un certo “prurito”.

Ma furono i racconti di Lovecraft a spingermi a “sondare l’ignoto”. Per qualche anno scrissi una quindicina di racconti, che riletti di recente m’hanno fatto quasi venire i capelli bianchi. O aumentare quelli che ho già.

Fase 3. Mi piacerebbe pubblicare

Di nuovo una pausa nell’attività di scrittura. Dalla fine del 1997 riprendo a scrivere racconti soltanto nel 2010, iscrivendomi a un paio di forum sulla scrittura e partecipando a gare letterarie.

Anche questa volta non ricordo per niente cosa mi spinse a scrivere. Forse cercai qualcosa sulla scrittura, forse il ritorno della passione coincise con l’apertura del blog. O forse chissà.

Mi piaceva però l’idea di pubblicare, di arrivare alla pubblicazione di un libro, anche se a quell’epoca non avevo in mente quale.

I miei racconti furono fatti a pezzi nei 2 forum, anche se una volta giunsi 3° e un’altra vinsi la gara di scrittura – ma siamo onesti: quella volta eravamo in 3 a partecipare.

Fase 4. Sto scrivendo un romanzo

Curioso che questa sia ancora la mia fase, che dura ormai dal 2014. Come ho sottolineato già una volta, non sono stato 6 anni a scrivere quel romanzo.

Quella famosa storia è stata più volte abbandonata: almeno 3 volte. Avevo scritto 17 o 18 capitoli, quindi le prime 3 parti. In tutto sono 39 capitoli e ero davvero motivato perché stavo quasi a metà.

Ma poi ho dovuto eliminare una delle storie (sono 6 storie connesse) e rivedere la struttura. Struttura che è stata poi modificata altre 2 volte, perché ho trovato lacune nella trama.

Fase 5. Non sono pronto per pubblicare

Alla fine ho deciso che non era ancora il tempo per pubblicare. Ho abbandonato quel romanzo per iniziarne a scrivere un altro, che ho abbandonato per tornare al primo. Alla fine la decisione fatale: o finisco e pubblico questo dannato romanzo (P.U., ultracitato nel blog) o non pubblico affatto.

Da dicembre, più o meno, ho ripreso in mano seriamente la storia. I capitoli vanno riscritti da capo. Sto finendo la stesura del 3°.

Fase 5 bis. Ho pubblicato qualcosa di diverso

Speravo di pubblicare un romanzo e sono finito per pubblicare un breve saggio sul blogging. Ma scrivere un saggio del genere non è difficile, visto che vi ho riversato la mia esperienza e in 4 mesi l’ho scritto.

L’ho inviato a un editore, che in capo a 2 settimane m’ha risposto accettando di pubblicarlo e un anno dopo l’inizio della stesura il libro è uscito.

Fase 6. Forse un giorno pubblicherò il mio romanzo

Quella è la mia fase attuale. Quella della speranza. Ho deciso di mettere più impegno nella stesura del romanzo – anche se nel frattempo ho iniziato a scrivere un manuale tecnico e un saggio politico, che procedono con estrema lentezza e pause.

È una fase delicata, perché, anche se finissi finalmente di scrivere il mio romanzo, poi dovrei decidere a quale casa editrice spedirlo. E da quel momento inizierà il calvario dell’attesa.

Fase 7. Ho pubblicato il mio primo romanzo!

Qualcuno di voi ha già raggiunto questa fase, altri la stanno per raggiungere, io non so se la raggiungerò. È comunque l’ultima fase, a cui segue, immagino, un periodo intenso fra gioia, soddisfazione, preoccupazione per le recensioni negative, promozione, ecc.

Le vostre fasi da scrittori?

Quelle che ho descritto sono le mie personali fasi del mio curriculum letterario. Ma penso che ognuno abbia le sue. Le vostre quali sono? Quali fasi avete attraversato dal sogno di scrivere fino alla pubblicazione finale?

16 Commenti

  1. MikiMoz
    giovedì, 9 Aprile 2020 alle 11:06 Rispondi

    Eheh, molto bello e vero, questo post.
    Direi che hai riassunto davvero i punti che bene o male tutti vivono.
    Io posso dirti che sì, sognavo di fare lo scrittore ma anche lo sceneggiatore o comunque il magazinaro (tipo direttore di rivista, o similare).
    Che ho fatto? Dalle elementari creavo le mie riviste, tra fumetti autoprodotti o ritagliati, riassunti e piccoli dossier.
    La cosa, in fase successiva, si è concretizzata col blog che gestisco attualmente: io vedo quel mio spazio proprio come quele riviste che immaginavo da ragazzino.

    Sulla scrittura, sono in fase di “componimento”… un saggio e un romanzo breve.
    Anche in passato ci provai ma mi dedicai prima ai racconti, sul blog o altrove (un paio furono anche pubblicati in qualche antologia) perché forse li preferisco, e comunque erano un ottimo esercizio.
    Ora vedremo, che tanto chiuso in casa non faccio che scrivere… :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      giovedì, 9 Aprile 2020 alle 11:44 Rispondi

      Quando facevo le medie avevo creato anche io un paio di riviste, ritagliando pezzi qui e là da quotidiani e riviste :D
      Avevo il pallino del giornalismo a quei tempi.
      Il blog, in qualche caso, come nel tuo, può essere visto come una personale rivista. Io sto facendo questo con il mio sito dedicato a Poe.
      I racconti sono sempre un buon esercizio, è vero, per me almeno lo sono stati e continuerò a scriverne.

  2. Orsa
    giovedì, 9 Aprile 2020 alle 12:53 Rispondi

    Dicembre è abbastanza recente. Non riesci questa volta a fare mente locale e risalire a cosa ti abbia smosso realmente? Questo per capire come alimentare la sacra fiamma.
    Oppure dovresti fare un pellegrinaggio a Budapest: nel parco del Castello Vajdahunyad c’è la statua dell’Anonymous (è bellissimo, dall’aspetto sembra un Nazgul), un misterioso scrivano vissuto all’epoca del medioevo ungherese. Non si conosce molto della sua storia ma in molti si recano al suo cospetto per strofinare la punta della sua penna… si dice che porti fortuna ai giovani scrittori (ma anche blogger) in cerca di ispirazione e successo! ;)
    Ma P.U. sta per Pubblico Ufficiale? (pessimo, orribile gioco di parole, vado nel solito angolo) :P

    • Daniele Imperi
      giovedì, 9 Aprile 2020 alle 13:04 Rispondi

      Mi ha smosso l’età: o mi sbrigo a tentare il colpo o morirò con il sogno chiuso nel cassetto :D
      A Budapest ho visitato un bel parco, vicino alle terme. Era quello?
      P.U. come Pubblico Ufficiale non m’era mai venuto in mente… ma ok per il solito angolo :D

  3. Corrado S. Magro
    giovedì, 9 Aprile 2020 alle 22:31 Rispondi

    Un processo in parte o in toto comune a molti di noi. Quanti sogni nel cassetto rimasti tali, ingialliti nei fogli di carta fragili, pronti a screpolarsi. A 12 anni chi mi aveva pubblicato una cosetta da nulla, mi scrisse che scrittori si diventa dopo i 40. Oggi devi esserlo quando ti cambiano i pannolini. Del settimanale murale a stampatello che con un gruppo di colleghi redigevo in collegio, durante le vacanze estive, il Rettore era il lettore più assiduo. Poi i libri sono divenuti un lusso permesso al lume a petrolio, quando gli altri riposavano dopo 12, 14 ore di fatica. Ma erano libri di testo. A lato riempivo pagine e pagine di racconti, scrivevo poesie insulse e cresciuto ho dovuto divorare manuali e manuali di specifiche tecniche. Ho riconquistato circa 20 anni fa la libertà parziale di esprimermi e oggi a 80 suonati la coltivo. Devo scrivere. Se gli argomenti più svariati che metto nero su bianco saranno disponibili e letti da qualcuno, non lo so. il tempo scorre.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 10 Aprile 2020 alle 7:05 Rispondi

      Se scrittori si diventa dopo i 40, allora siamo a posto, li abbiamo superati entrambi :D
      Perché parli di libertà parziale?

  4. Corrado S. Magro
    venerdì, 10 Aprile 2020 alle 7:56 Rispondi

    Perché quando ho dedicato più attenzione alla narrativa e alla saggistica e intensificato la lettura delle stesse, il giornaliero, di carattere ancora specificatamente tecnico-commerciale, mi concedeva pochissimo spazio. Solo a quasi 70 quando ho deciso di appendere i guanti al chiodo, come si suol dire (amavo quello che facevo), e di soprassedere al confronto con situazioni che avevano preso una piega poco trasparente, lo spazio si è ampliato sigificativamente.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 10 Aprile 2020 alle 8:06 Rispondi

      Ah, per il lavoro. Certo, se ti impegnava molto, il tempo per scrivere era poco.

  5. Grazia Gironella
    venerdì, 10 Aprile 2020 alle 21:22 Rispondi

    Nel mio caso c’è stato un lunghissimo periodo di “certo che deve essere bello scrivere”, dai nove ai quarant’anni, e poi ho iniziato a scrivere, senza più smettere se non per brevi periodi. Non terminare una prima stesura è frustrante, perché in realtà non si sa cosa si ha tra le mani fino a quando non la si finisce. Mi è capitato solo una volta, ma sono ancora convinta che quel romanzo lo devo finire, prima o poi. ;)

    • Daniele Imperi
      sabato, 11 Aprile 2020 alle 9:55 Rispondi

      Infatti, quando avrò finito il romanzo, lascerò passare un paio di mesi e lo rileggerò: lì arriverà il bello, nel senso che non so come mi apparirà nell’insieme.
      Se il romanzo che hai abbandonato ancora ti ispira, allora sì, prima o poi dovrai finirlo.

  6. Barbara
    mercoledì, 15 Aprile 2020 alle 11:40 Rispondi

    Sono tra la 4, la 5 e la 6, ma a volte ritorno direttamente alla 2. Purtroppo il tempo e il lavoro-che-paga-le-bollette sono tiranni, pure in quarantena (dove al traffico ho dovuto aumentare l’esercizio fisico, sennò è davvero dura non arrivare ad agosto rotolando per le scale). Se va avanti così arriverò alla fase 7 solo alla pensione.
    Ahhahah, la pensione. Si, dai, stavo scherzando. Chi ci andrà mai in pensione?! :D

    • Daniele Imperi
      mercoledì, 15 Aprile 2020 alle 12:00 Rispondi

      Come fai a essere in mezzo a 3 fasi? :D
      Io so già che non avrò la pensione, non avendo sufficienti contributi.

      • Barbara
        mercoledì, 15 Aprile 2020 alle 12:03 Rispondi

        Mi fanno continuamente allenare con i salti, e io salto tra le fasi :D :D :D

        • Daniele Imperi
          mercoledì, 15 Aprile 2020 alle 12:05 Rispondi

          Cercavi un allenamento fisico, e l’hai trovato, anche se non credo che porti effetti sul corpo e sul romanzo :D

  7. Roberta FI Visone
    giovedì, 23 Aprile 2020 alle 7:41 Rispondi

    Più o meno abbiamo attraversato le stesse fasi. Il romanzo che ho ancora in revisione (sebbene a buon punto) era un’idea che era rimasta nella testa dal 2004 fino al 2016. Poi ho iniziato a farmi degli schemi sui luoghi, sui personaggi, sulla quantità di capitoli, e man mano ho scritto. Ho poi fatto valutare la bozza alla mia editor e abbiamo iniziato a lavorarci insieme nel 2018. Come forse sai, ci lavoro durante le vacanze perché insegnare richiede tanto tempo ed energie e ho bisogno di calma e silenzio per poter lavorare al meglio sul romanzo e per leggere. Anch’io ancora non ho raggiunto la fase della pubblicazione si questo testo, ma:
    1) ho voluto metterci più tempo io per vedermi crescere come penna (ho badato molto al processo tout court);
    2) ho pubblicato diversi testi di varia natura (un articolo accademico, un libro di poesie, due racconti brevi e la traduzione di un romanzo poliziesco dal tedesco).

    P.S.: anche io andavo male ai compiti di italiano, soprattutto quando si dovevano affrontare i saggi brevi!

    • Daniele Imperi
      giovedì, 23 Aprile 2020 alle 11:34 Rispondi

      Secondo me sono fasi comuni un po’ a tutti. E alla fine è normale che finisci anche per pubblicare altro, perché non puoi fermare la creatività :)

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