Ognuno di noi ha i suoi scrittori preferiti, quelli che non può fare a meno di leggere. Scrittori di cui compriamo le opere appena escono, senza neanche informarci di cosa siano.
No, forse questo non è vero, perché siamo talmente curiosi che dobbiamo conoscere subito ogni dettaglio del nuovo libro. Ma è solo pura curiosità, perché già sappiamo che quel romanzo sarà presto nella nostra libreria.
Questi scrittori hanno una duplice influenza in alcuni lettori, come me. Chi ama scrivere ha i suoi punti di riferimento, ha i suoi stili narrativi che apprezza. Perché quello stile di scrittura è sì dell’autore, ma è anche di chi legge.
Sono scrittori da emulare, ma nel senso positivo del termine. Emulare, non copiare. Perché copiandoli faremmo del male a loro e a noi. Sono scrittori da tenere a mente, perché hanno una visione della storia, delle scene, dei dialoghi che noi approviamo, che riteniamo efficaci.
Uno scrittore è sempre in cerca dell’efficacia di una scena e di un dialogo. Non può trovare questa efficacia senza leggere. La trova grazie a chi è arrivato prima di lui, che a sua volta l’ha trovata da altri.
Gli scrittori da emulare sono una sorta di scuola di scrittura. Le loro lezioni ci sono utili per affinare il nostro stile e per fargli raggiungere una sua maturità e una sua originalità.
Un tempo, quando le mie letture erano veramente poche, mi ero innamorato dello stile di Terry Brooks, dopo aver letto La spada di Shannara. Non era un Terry Brooks originale, perché si trattava di una traduzione, però imitai quello stile nelle mie prime prove di scrittura creativa.
Poi fu la volta di Poe e di Lovecraft. Ancora oggi mi piace scrivere qualche racconto tenendo a mente questi due scrittori.
Ultimamente ho scoperto due autori che hanno una sintesi e un’efficacia insuperabili, secondo i miei canoni, ovviamente. Si tratta di Cormac McCarthy e Riccardo Coltri.
Di loro scriverò due articoli dedicati, più avanti. Adesso li nomino perché sono loro i miei scrittori da emulare, sono i loro stili che io ritengo d’effetto, perché contengono dramma e trasporto, perché mi basta leggere qualche riga per entrare nel mondo che descrivono.
Mi chiedo se anche per voi che scrivete sia così. Esistono per voi scrittori – dilettanti e non – autori da emulare?
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Marco
Cormac McCarthy a parer mio è uno dei grandi scrittori statunitensi di questi anni. Suttree, La strada, La trilogia della pianura, eccetera. Però non cerco di emulare: lui è un fuoriclasse, un Maradona della scrittura. E quando incontri tipi del genere sei spinto a essere ancora più onesto con te stesso, con gli eventuali lettori. Il talento (smisurato) degli altri dovrebbe spingere a questo: essere onesti, impegnarsi ancora di più.
Daniele Imperi
Punto di vista, il tuo, più che condivisibile. Per me l’emulazione è vista come un miglioramento della propria scrittura basandosi sull’efficacia che ha raggiunto quella degli scrittori che ami.
Michela
Una sera mi è capitato di scrivere: “l’animale in gabbia mostrò i denti, aggressivo”. Poi mi è venuto in mente: “Stephen King non lo scriverebbe mai questo”. Ci ho riflettuto un secondo e ho capito che se una bestia mostra i denti “aggressivo” è una parola completamente inutile: senza pensare al Re ci avrei messo un po’ di più a realizzarlo
Capisco quel che intendi, non si tratta di “plagiare” e nemmeno di “ispirarsi”, ma di far tuo quello che hai letto per tanto tempo, e diventare consapevole di stile e meccanismi che hai acquisito senza rendertene conto.
Daniele Imperi
Bella la storia su King
Sì, intendevo più o meno quello: acquisire una tecnica che ritieni adeguata.
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