9 motivi per scrivere racconti brevi

9 motivi per scrivere racconti brevi
Come le storie bonsai migliorano la #scrittura

Ho sempre avuto la tendenza a dilungarmi quando scrivo. Essere contenuto in uno spazio ristretto è come se mi soffocasse, se uccidesse o comunque limitasse la mia creatività. Raramente ho partecipato a concorsi letterari proprio per questo motivo: l’imposizione di una lunghezza definita per un racconto per me non ha senso.

Finché un giorno ho conosciuto i racconti bonsai del sito Scheletri.com, a cui ne inviai un paio, una sorta di poemi in prosa alla Lovecraft. Mi era piaciuta l’idea dei racconti brevi e così ho iniziato a scriverne di 300 parole precise.

Non è così semplice scrivere storie brevi

In 300 parole devi dire tutto. Devi presentare il personaggio e la situazione. Devi scrivere un incipit che incuriosisca il lettore – al massimo hai a disposizione un paragrafo – devi trovare un finale che lasci il lettore a terra – un altro paragrafo e non di più – e in mezzo c’è lo svolgimento, la storia vera e propria.

Un racconto bonsai è una storia che fulmina il lettore, che va letta in un sospiro, che condensa un dramma e per riuscire a scriverla devi sintetizzare la vita di un uomo in pochissime parole, devi visualizzare una tragedia in tutto il suo percorso.

Ma alla fine, quando scrivi l’ultima parola, c’è la soddisfazione di aver confezionato un racconto, seppur piccolo, breve, una microstoria che dice qualcosa.

Ero arrivato, tanto mi stava conquistando la scrittura di racconti bonsai, a progettare un’antologia, Pillole di morte, perché in quelle storie da 300 parole moriva sempre qualcuno. Non vedrà mai la luce e non importa, qualcuna di quelle storie è qui nel blog, ma è stato bello scriverle.

9 motivi per scrivere storie brevi

  1. Esercizio di scrittura: in quei pochi mesi in cui ho scritto 76 racconti bonsai (si tratta, complessivamente, di 22.800 parole scritte), ho potuto fare un lungo e continuo esercizio di scrittura. Erano un modo per scrivere sempre e infatti scrivevo ogni giorno. Il giorno più prolifico era giovedì e il mese è stato gennaio. Forse ha contribuito il fatto che avevo deciso di farne una raccolta e allora ogni giorno mi mettevo a pensare a idee da sviluppare e a scrivere.
  2. Esercizio di stile: ho provato tantissimi stili, ho scritto in terza e in prima persona perché in quel caso l’approccio alla scrittura è diverso. Lo stile migliora molto o, meglio, si definisce con l’esercizio e con i vari tipi di storia che si scrivono.
  3. Velocità di scrittura: nell’arco di un mese, fra il dicembre 2009 e il gennaio 2010, sono riuscito a scrivere 32 racconti di 300 parole e in un solo giorno, il 24 giugno 2010, ben 5. Scrivere racconti brevi ti permette di creare storie in brevissimo tempo.
  4. Esperimenti narrativi: ho scritto di vari generi letterari – horror, thriller, racconti storici, fantastici, fantascientifici, apocalittici, polizieschi, mainstream, ecc. – e questo mi ha permesso di studiare tanti temi e situazioni. L’idea era solo un modo per provare, per tentare di scrivere qualcosa che non avevo mai scritto prima e in 300 parole diventa tutto più facile.
  5. Iniziare a scrivere: per chi ha scritto poco – e io a quel tempo avevo scritto pochissima narrativa – un racconto breve è l’ideale per cominciare a percorrere la strada della scrittura creativa. È vero che ho detto che non è così facile scrivere storie bonsai, ma è anche vero che, secondo me, non esistono capolavori in 300 parole o poco più. Ma un racconto breve permette al novello scrittore di fare un piccolo passo. E un altro ancora. E infine, con la pratica, si sentirà padrone delle storie e sarà tentato di fare di più.
  6. Velocità di lettura: come scrittori, noi abbiamo bisogno di lettori. Se non abbiamo mai scritto né pubblicato nulla, non possiamo offrire al lettore un racconto di 30 pagine, perché le probabilità che lo legga saranno molto scarse. Ma se pubblichiamo un racconto breve, un racconto che si legge in meno di due minuti, possiamo essere sicuri che dei perfetti sconosciuti saranno più propensi a leggerlo. Non credete?
  7. Comodità di lettura al cellulare: io non leggo al cellulare, premetto. Lo uso per telefonare e inviare sms. Per usare Instagram e qualche volta Twitter. Raramente WhatsApp. Non navigo con lo smartphone né leggo alcunché. Non sono, come si dice oggi, una persona mobile oriented. Ma c’è chi lo usa sempre, chi ci legge ebook, chi ci naviga ogni giorno, chi legge il nostro blog sul suo cellulare. Un racconto breve per queste persone, che non hanno tempo da perdere, è una manna dal cielo. Anzi, dallo smartphone.
  8. Focalizzazione: una storia bonsai ti permette di arrivare subito al punto, senza dilungarti in fronzoli e barocchismi. Non puoi aprire parentesi, devi anzi centellinare le tue parole. Ricordo che, dopo aver scritto la prima bozza, e aver superato le 300 parole, la rileggevo con un paio di forbici in mano e tagliavo. Ma tagliavo anche mentre scrivevo, perfino interi paragrafi che in un racconto normale avrei lasciato. Condensare tutto in mezza pagina: questo è il trucco, anzi la regola base.
  9. Sintesi: chi scrive racconti brevi sa quanto deve sintetizzare. È una scrittura creativa minimalista. La mia revisione, che avviene sempre in fieri, mi faceva tagliare avverbi, articoli, aggettivi, per essere sempre più sintetico. Non solo, scrivere storie bonsai ti fa escogitare mille modi per ridurre il tuo testo.

Le mie esperienze bonsai editoriali

Gli unici racconti che mi hanno pubblicato sono proprio storie brevi, alcune brevissime. Ho 3 racconti di 2000 parole massimo pubblicati dalla Delos Books:

  1. Finis in 365 storie sulla fine del mondo
  2. Alya in 365 storie d’amore
  3. Plaga nella rivista Robot

La casa editrice Edizioni XII, che purtroppo ha chiuso, aveva invece ideato una favolosa antologia, i Corti, ossia racconti di 1800, 900 e 200 caratteri. Sì, duecento caratteri, una barzelletta, in pratica. Sono presente con due storie da 200 caratteri nell’antologia Corti, Terza stagione – Il ritorno dei corti viventi con Digiuno e Lampada.

Siete scrittori bonsai?

Avete mai provato a scrivere storie molto brevi? Pensate sia una buona esperienza per chi scrive? Raccontate la vostra esperienza.

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post17 aprile 2014 - Commenti43 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Michele Scarparo 17 aprile 2014 at 08:08

    Eccomi! Sono uno scrittore bonsai prima di tutto perché sono “piccolo” io, come scrittore. E poi perché scrivo storie corte tutti i giorni, dal lunedì al venerdì. I punti che hai citato tu sono tutti ottimi e li sposo in pieno; scrivere storie corte ti focalizza sulla tecnica e non bisogna preoccuparsi della struttura, della trama e della coerenza interna che richiede un lavoro da centinaia di pagine.
    Ma soprattutto non ti stanca, obbligandoti su di un unico “monotematismo” per mesi. Per me sono anche una bella boccata d’ossigeno mentre scrivo romanzi, per rilassarmi: i corti sono lo stretching dello scrittore :)

    • Daniele Imperi 17 aprile 2014 at 16:06

      Vero, sono anche una boccata d’aria per respirare dopo la fatica del romanzo :)

  • Diego Ricci 17 aprile 2014 at 09:09

    Ciao Daniele,
    ho iniziato da pochissimo a scrivere in poche righe eventi che mi riguardano in terza persona. Si sviluppano come storie basate sui miei ricordi ma poi prendono strade diverse e si accorciano sempre più perché il superfluo lo butto via, mi infastidisce. E rimane, della storia, la descrizione di un momento. In effetti sento tutto più alla mia portata, Grazie per le tue indicazioni bonsai :-)

    • Daniele Imperi 17 aprile 2014 at 16:07

      Ciao Diego, interessante l’uso che fai dei racconti bonsai. Un buon esercizio di sintesi e anche un modo per ricordare i momenti più importanti.

  • Ivano Landi 17 aprile 2014 at 09:36

    Io per ora ho all’attivo due storie da 200 caratteri nel blog di Romina Tamerici e due da 500 caratteri nel blog Commen500. Aggiungerei, per quanto mi riguarda, che ho avuto anche una buona dose di divertimento nel realizzarle.

  • Alessandro C. 17 aprile 2014 at 11:34

    Non amo i racconti brevi, soprattutto perché l’autore non ha modo di caratterizzare bene i personaggi, che risulteranno stereotipati o, peggio ancora, incompleti. Questo non accade sempre, per carità, ma accade spesso.
    Un altro grosso problema è che, non potendo sviluppare intrecci particolarmente complessi, spesso gli autori creano semplici “incidenti letterari” senza capo né coda, o testi che sembrano più sinossi che racconti veri e propri.
    Altra piaga è il finale, ma quello può essere deludente anche nei romanzi.

    • Daniele Imperi 17 aprile 2014 at 16:09

      Vero, quella può essere la parte negativa di questi racconti. Ma all’inizio credo che ognuno tenda, specialmente se ha letto poco, a scrivere trame pià che storie vere e proprie.

  • Francesco La Manno 17 aprile 2014 at 11:43

    A mio avviso, scrivere racconti brevi è un ottimo inizio per un neofita della scrittura, anche in considerazione del fatto che cimentarsi in opere molto più lunghe, richiede costanza e molto tempo a disposizione.
    Io sto scrivendo, per la prima volta, un racconto breve che invierò al concorso 3Narratori, organizzato dal blog Argonauta Xeno, e ti posso dire che è un’ottima occasione per fare esperienza.

    • Daniele Imperi 17 aprile 2014 at 16:10

      Vero, fai esperienza, specialmente all’inizio. Auguri per i tuoi racconti.

  • Enzo 17 aprile 2014 at 11:53

    Prima io ho imparato a camminare sulle mie gambe, in un secondo momento ho imparato a correre.
    Ovviamente è il mio punto di vista, però funziona con me!
    In fondo, una verità assoluta non esiste. Ognuno trova la sua, no?
    Io penso siano una buona “palestra” questi mini racconti. Proprio per sviscerare tutti i punti che tu hai elencato.

    • Daniele Imperi 17 aprile 2014 at 16:11

      Concordo, non esiste una regola generale. Per noi sono stati una palestra – anche se io in realtà ho iniziato con storie più lunghe – ma i racconti bonsai mi sono serviti molto.

  • Enzo 17 aprile 2014 at 11:59

    Daniele,
    ho visto il sito scheletri.com; mi è parso tematico il concorso (oltre che scaduto), horror e fantastico. Siccome tu hai scritto di averne creati anche di altri generi narrativi, ti posso chiedere dove?

    • Daniele Imperi 17 aprile 2014 at 16:13

      Non parlavo del concorso, quello è solo horror, vero. Ma puoi iscriverti e inviare i racconti a una specie di forum che hanno, almeno così era anni fa.

  • Luca.Sempre 17 aprile 2014 at 12:59

    Devo dire che mi sono formato come lettore di racconti grazie a quei geniacci di Minimum Fax, che negli anni hanno pubblicato raccolte di storie brevi (principalmente di autori americani) davvero formidabili.

    Ritengo queste raccolte fondamentali e imprescindibili per chiunque voglia cimentarsi nella dura e sottile arte del racconto breve (non solo bonsai).

    Potrei citarne molte, di opere Minimum. Ma due in particolare sono per me un MUST: Burned Children Of America e Episodi Incendiari Assortiti.

    A buon intenditor…

  • Luca.Sempre 17 aprile 2014 at 13:12

    Ah… Leggendo i commenti non mi trovo d’accordo sul fatto che i racconti possano andar bene per i neofiti, nè sul fatto che rappresentino una buona palestra. Scrivere racconti incisivi è molto, molto, molto più difficile che scrivere romanzi.

    Iniziare con i romanzi e poi passare ai racconti è secondo me molto meno difficile che fare il percorso inverso. Chi inizia a cimentarsi con la scrittura è “naturalmente” portato a dilungarsi molto (troppo).

    Un po’ come l’acqua della vasca: se non chiudi il rubinetto ti allaga casa. Non ci pensa minimamente a restare confinata dentro uno spazio limitato e circoscritto.
    ;-)

    • Daniele Imperi 17 aprile 2014 at 16:15

      Concordo che non siano per forza per neofiti e una palestra, ma non che sia più facile scrivere romanzi che racconti brevi.

      Essere incisivi ok, ma in un romanzo devi tenere sotto controllo parecchie cose.

  • Strauss 17 aprile 2014 at 15:23

    Bravo Daniele, e ancora bravo, il racconto breve è una grande palestra per lo scrittore che vorrà cimentarsi ‘col romanzo della sua pur breve vita’. Trovo curioso che tra gli aspiranti romanzieri ci siano i sostenitori dei romanzi totemici e non abbiano mai fatto esperienze con il racconto breve. La capacità di sintesi, spesso racchiude il cuore dello stile dell’Artista, dilungarsi nelle storie/caratterizzazioni/azioni ecc. spesso porta al disfacimento del sottile equilibrio che le lega le parole. Alzo le mani se qui oggi mi dovessi trovare di fronte al Proust del domani, al futuro Joyce…mmmhhh ne dubito fortemente!!
    Un saluto Daniele, sempre incisivo, come il lupo nella steppa…

    • Daniele Imperi 17 aprile 2014 at 16:18

      Grazie, Strauss :D
      La capacità di sintesi va migliorata sempre.

      • Strauss 17 aprile 2014 at 17:58

        ehehe :D grande Daniele!

      • luisa 17 aprile 2014 at 20:27

        Secondo me è vero quello che dici Daniele, il racconto è una palestra di scrittura, ma è anche vero, secondo me, che è molto più difficile del romanzo, proprio per la capacità di sintesi. Io ho scritto solo due o tre racconti ma ho fatto fatica a concentrare tutto in poche pagine, è stata come una forzatura, la penna voleva proseguire ancora!

        • Daniele Imperi 18 aprile 2014 at 07:39

          La sintesi non è certo semplice, ma per scrivere un romanzo non basta lasciar scorrere la penna :)

  • Annaluisa 17 aprile 2014 at 16:11

    Io non ho mai scritto storie bonsai, ma pensandoci bene credo che inizierò da oggi. Forse limitare un testo entro pochi caratteri all’inizio sarà appunto un limite, ma potrebbe contribuire rendere la mia scrittura più concreta. Senza troppi giri di parole, solo l’essenziale.

  • Sylvia Baldessari 17 aprile 2014 at 17:33

    In effetti, mi sento un po’ bonsai…
    Ottimi consigli.
    Come sempre!

  • Romina Tamerici 17 aprile 2014 at 22:09

    Io adoro i racconti bonsai. Quelli in 200 caratteri sono la sola cosa che continuo a scrivere. Recentemente sto sperimentando un modo per mettere insieme più racconti formandone un altro… vediamo che succede. Ottimo post!

    • Daniele Imperi 18 aprile 2014 at 07:40

      Un puzzle di racconti da 200 caratteri :)
      Magari un giorno partecipo, se riesco.

  • franco battaglia 18 aprile 2014 at 06:30

    Io sono iperbonsai.

  • Grazia Gironella 19 aprile 2014 at 14:17

    I racconti brevi sono fantastici per il fatto che ti insegnano a cercare l’essenza della storia; però è vero che non sono propriamente la palestra dello scrittore. Scrivere un buon racconto breve è molto difficile.
    Sei stato anche tu sul forum XII e/o su Writers’ Magazine, Daniele? Credo di avertelo già chiesto, ma forse il PC si è magnato il commento.

    • Daniele Imperi 19 aprile 2014 at 14:23

      Sì, seguivo il forum du Edizioni XII e ogni tanto anche quello di Writers’ Magazine.

  • Grazia Gironella 19 aprile 2014 at 14:31

    Sono indiscreta se ti chiedo che nickname usavi? Io ero tar-alima.

  • Kinsy 19 aprile 2014 at 23:32

    Sìì! Sono decisamente una scrittrice bonsai! Anche se non mi sono mai data un limite di parole. Tendo però ad essere sintetica e minimalista: ho sempre paura di annoiare il lettore.

    • Daniele Imperi 20 aprile 2014 at 07:24

      Non è detto che annoi il lettore se scrivi storie lunghe.

      • Kinsy 21 aprile 2014 at 17:49

        No, non è detto, anzi un bravo scrittore non lo fa di certo, ma questa è, quando scrivo, la mia paura più grande!

  • cornetta Maria 12 settembre 2014 at 18:23

    cos’è la vita se non una sequenza di diapositive? Uno scrittore esperto deve riuscire a concentrare tutto il suo talento nell’abile
    arte di circoscrivere l’attimo fuggente in poche pagine. Io, modestamente, ci riesco. Siamo pittori virtuali della parola, i nostri “paesaggi” possono essere altrettanto intensi e colorati!Basta sentirli nell’anima.

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