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Scrivere è anche inventare

Uno scrittore deve osare e avere fantasia

LampadinaQuesto articolo è un aneddoto che risale a tanto tempo fa, quando andavo alle superiori, al liceo classico. I miei temi sono sempre stati un disastro. La caratteristica comune era l’essere striminziti, stiracchiati. E il voto medio era 4.

Ho sempre odiato scrivere i temi, specialmente quelli su Storia e Italiano (perché io non studiavo quelle due materie, n.d.r.) a me piacevano quelli di fantasia, quando ero io a scegliere l’argomento, tanto che in un anno feci ben 4 temi sulla violenza…

Non riuscivo a scrivere più di una colonna e un quarto. Quella era la lunghezza media dei miei temi in tutti gli anni di scuola. Spesso andavo anche fuori tema, con la speranza, forse, che “allungando il brodo” avrei comunque detto di più. Ma i miei insegnanti, evidentemente, erano più furbi di me.

Ma non sempre. Perché una volta, e in un caso di “vita o di morte”, ho dovuto mettere mano alla mia fantasia e osare. Ne valeva di un voto positivo alla prova scritta di italiano.

A quel tempo ero stato rimandato a settembre in varie materie, fra cui appunto Italiano. Ho già scritto di aver iniziato a leggere tardi, quindi in quel periodo i miei libri letti si contavano sulla punta delle dita di una mano.

Fra le tracce che la nostra professoressa ci aveva dato, lo ricordo ancora bene, ce n’era una interessante, e anche la più fattibile per me. Mettere a confronto due opere letterarie che riflettevano problemi della società.

Ora, per uno che aveva letto quattro o cinque libri al massimo, un tema del genere avrebbe dovuto rappresentare un bel problema. Ma per fortuna fra quella manciata di libri io avevo letto Fame di Knut Hamsun, un classico norvegese.

Bellissimo romanzo Fame, che parla, scrivo a memoria, di un uomo povero che ogni giorno deve darsi da fare per poter mangiare. Talvolta riesce a vendere un pezzo al giornale locale, siamo nella città di Christiania, l’odierna Oslo.

Questo romanzo capitava veramente a proposito! Povertà e fame sono problemi sociali. Bene. Ora restava da trovare il secondo. Non so perché non mi venne in mente di parlare de Il treno del sole di Reneé Reggiani, il mio primo libro letto, che in fondo tratta di una famiglia siciliana che si trasferisce a Torino per cercare lavoro. Questa mia amnesia resta un mistero.

Così, non essendomi ricordato di quel bel romanzo, fui costretto a inventarmene uno di sana pianta. Il tempo stringeva e non potevo stare a pensare troppo. Due ore di tempo non sono poi tante. Così raccontai di un romanzo che parlava di un ex galeotto che, uscito dal carcere, non riusciva a trovare lavoro a causa del suo passato.

Ovviamente non citai né il titolo del romanzo né il nome dell’autore, altrimenti sarei stato smascherato in un attimo. E alla prova orale, quando la professoressa mi chiese titolo e nome, dissi semplicemente che non li ricordavo. “E se volessi consigliarlo a un amico?” mi chiese lei. “Eh, non lo consiglio…” risposi io tranquillamente.

Mi sono sempre vantato di quella piccola invenzione che mi salvò l’esame scritto. E me ne vanto tuttora.

5 Commenti

  1. Michela
    10 febbraio 2011 alle 19:37 Rispondi

    Hahahaha che bella storia :)

    C’è da dire che le situazioni di pressione in cui ci si trova a scuola raramente hanno l’uguale nella vita di adulti, se non altro perché dopo una certa età si ha il controllo della propria vita.

    In effetti anch’io mi ricordo certe acrobazie inventive non indifferenti… :)

    Forse il gusto di camminare sul filo della verità nasce proprio da quei momenti in cui un lampo di genio come questo ti salvava la pelle dagli aguzzini…

  2. Daniele Imperi
    10 febbraio 2011 alle 20:09 Rispondi

    Pensa se la mia insegnante leggesse questo articolo :)

  3. Michela
    10 febbraio 2011 alle 21:08 Rispondi

    Beh, voglio sperare che sarebbe orgogliosa di questo studente, un somaro che prendeva sempre 4 che ora gestisce blog sulla scrittura creativa!
    Se fa storie dille che è tutto merito suo, vedrai come si calma :P

  4. Daniele Imperi
    10 febbraio 2011 alle 21:25 Rispondi

    No, ma che merito suo! Io con lei non studiavo di proposito! :D

  5. Il meglio di Penna Blu – Febbraio 2011
    1 marzo 2011 alle 05:06 Rispondi

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