È così difficile scrivere un guest post?

È così difficile scrivere un guest post?
Sono morti i guest post? Considerazioni sul guest blogging

Sembra di sì. Dopo due proposte ambigue ho deciso di affrontare nuovamente il guest blogging, perché c’è ancora chi non l’ha capito, chi pensa che sia una tecnica per avere traffico a basso costo, chi considera i blog un potenziale ricettacolo di link.

Guest post rifiutati su Penna blu

Sono almeno 4 o 5 gli articoli che ho rifiutato. Purtroppo, ultimamente, sono stato perfino costretto a cancellarne uno che avevo accettato, perché chi l’aveva proposto era un cosiddetto fake, una ragazza che si firmava con un falso nome e aveva un falso profilo su Google Plus.

Da quel giorno ho cambiato le regole per poter scrivere un guest post nel mio blog.

Pochi giorni fa ho ricevuto un’altra proposta sospetta, anzi oscena. Un’azienda che vende contenuti mi ha parlato di un articolo scritto da una loro autrice, che conteneva soltanto una citazione al loro sito in 485 parole. Sarebbe stato firmato sotto pseudonimo e volevano inviarmelo.

A me quell’email ha innervosito, perché era chiaro che non avevano letto le mie linee guida, ben visibili nel menu, lo stesso menu dove hanno cliccato sulla voce “Scrivimi”.

Ho risposto che, anche senza leggere quell’articolo, andava già contro 5 delle regole che avevo imposto e gli ho linkato le mie linee guida:

  1. articoli di almeno 500 parole
  2. nessun link nel testo
  3. articoli firmati con nome e cognome
  4. accetto solo blogger che conosco
  5. accetto solo blogger che hanno già commentato su Penna blu

La risposta dell’azienda? Nessun problema per il numero di parole e la citazione, ma purtroppo non potevamo trovare un accordo per lo pseudonimo e per un’altra regola: quella di rispondere a eventuali commenti.

Ora mi chiedo: ma quest’azienda sa cosa sia un guest post? Non ha senso scrivere un guest post sotto falso nome, perché il guest blogging è stato inventato per diffondere un nome. Non ha senso non rispondere ai commenti, primo perché è maleducazione e secondo perché è parte integrante del guest blogging e del blogging in generale.

Quando il guest blogging è marcio

Quando è fatto a fini SEO.

  1. Evitate di pubblicare guest post proposti da società come quella di cui ho parlato.
  2. Rifiutate a priori guest post proposti dal solito anonimo che dice “seguo il tuo interessante blog da tempo” e non s’è mai disturbato a lasciare un commento.

Avete un dovere verso voi stessi e i vostri lettori: quello di pubblicare articoli di qualità e riconducibili a una persona, a un nome e a un cognome, a una faccia da vedere. Il resto è spazzatura, lasciatela alle discariche.

Il guest blogging è una forma di content marketing

Scrivo guest post per farmi conoscere. Sono io che scrivo, sono riconducibile a una persona, a uno spazio mio, a un nome, a un volto, seppure barbuto. Sono io il guest post che scrivo.

In casa altrui, lo dico sempre, ci si deve comportare meglio che in casa propria. Perché, appunto, si è ospiti, si sta in uno spazio non nostro. Fareste mai entrare in casa vostra uno sconosciuto? Io no e penso neanche voi. Dunque non ha senso proporre guest post come anonimi.

La SEO ha dato alla testa a parecchi. I furbi del web, i pigri, i nullafacenti, i buoni a nulla, escogitano trucchi per velocizzare processi altrimenti lunghi.

Ma c’è una grande differenza fra questi furbi e il blogger autorevole.

Google e Copyblogger sul guest blogging

Telepatia nel blogging. Avevo previsto un post sul guest blogging per oggi e proprio martedì scorso leggo i due articoli che ora cito. Fanno proprio al caso mio, se avete letto bene quanto scritto sopra.

Declino e rovina del guest blogging per la SEO

Google aveva già preso di mira i guest post tempo fa. La paura mia e anche di altri è che creassero un algoritmo o qualche altro artificio per individuare i guest post e penalizzare quelle pagine e quei blog senza sprecarsi a controllarne la qualità.

Ora Matt Cutts, nome fin troppo conosciuto in casa Google, si scaglia nuovamente contro il guest blogging. In un primo momento, leggendo il titolo, “The decay and fall of guest blogging for SEO”, pensavo a nuove farneticazioni, ma poi leggendo il post gli do ragione.

Il guest blogging con la SEO non c’entra assolutamente nulla. Casomai ha a che fare col web marketing. Chiamiamolo allora blog marketing. Ma non è SEO propriamente detta. Ecco uno dei motivi per cui non voglio link all’interno dei guest post, a meno che non puntino ad articoli miei.

Matt Cutts dichiara che il guest blogging è finito… siamo tutti fregati?

Copyblogger ha subito replicato con un post, “Matt Cutts Declares Guest Blogging “Done” … Are We All Screwed?”, spiegando come la qualità vinca sempre.

È così difficile scrivere un guest post?

Ditemelo voi, ché io non trovo alcuna difficoltà. Se non sapete scrivere un guest post, se neanche sapete cosa sia, viste le proposte che fate, allora non sapete neanche scrivere per il vostro blog. Non sapete stare nel web né viverlo.

È così difficile scrivere un guest post?

Categoria postPublicato in Blogging - Data post25 gennaio 2014 - Commenti19 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Giovy 25 gennaio 2014 at 09:10

    Il guestblogging è un terreno davvero difficile. Anch’io mi trovo spesso a rifiutare perché non trovo in certi guestpost che mi propongono l’intento che io metto nei miei post. In molti manca il cuore e la qualità.
    E attività fatte in otica SEO sono fondamentali ora. Ma c’è modo e modo.

    • Daniele Imperi 25 gennaio 2014 at 12:36

      Sulla SEO io sono parecchio malfidato. La maggior parte delle attività è pessima.

  • animadicarta 25 gennaio 2014 at 09:15

    Mi conforta sapere che non solo l’unica a cui arrivano articoli come quelli di cui parli, con spudorata promozione a prodotti che non c’entrano niente con i temi del blog! C’è poi chi fugge davanti alle troppe restrizioni, ma a me sembrano solo questioni di buon senso.
    Comunque mentre ti leggevo mi è venuto in mente un argomento da proporti per un post, se ti va di ospitarmi…

  • MikiMoz 25 gennaio 2014 at 13:31

    Anche io ho di recente ricevuto una mail di una persona che mi proponeva un suo post per il MoC, dicendomi “ovviamente non ti faccio pagare per l’articolo che ti scrivo”.
    Ho risposto che ero io che avrei dovuto ricevere dei soldi se avessi ospitato il suo post nel mio blog. Cioè, manco a dire che viene Stephen King a presentarmi un suo scritto…!

    In ogni caso… io e te abbiamo sempre un guest post in sospeso ;)

    Moz-

    • Daniele Imperi 25 gennaio 2014 at 14:16

      Pagare? Ma quello sta fuori.

      Per il guest post in sospeso, scrivimi e ne parliamo ;)

      • MikiMoz 25 gennaio 2014 at 15:46

        Ok, domani ti scrivo!
        E concordiamo assieme quanti soldi dovrai darmi XD

        Moz-

        • Daniele Imperi 25 gennaio 2014 at 15:51

          Perfetto!

          Nessun problema per i soldi: mia zia mi ha appena regalato banconote da 200 euro… con dentro la cioccolata :D

  • Laura Tentolini 25 gennaio 2014 at 14:43

    Sono sbalordita.
    Come hai fatto a capire che la tua ospite era un fake?

    • Daniele Imperi 25 gennaio 2014 at 15:09

      L’ha scoperto un lettore: la foto usata nel suo profilo su Google+ era di una modella, quelle foto che acquisti online. Così le ho chiesto spiegazioni e mi ha detto che scriveva sotto pseudonimo.

  • Grazia Gironella 25 gennaio 2014 at 15:28

    A parte quelli che ti propongono post del tutto insensati per il tuo tipo di blog, anche tra gli appassionati di scrittura non c’è la ricerca di un vero rapporto con gli altri blogger, che semmai sono visti come vacche da mungere. Eppure c’è posto per tutti, e il guest posting fatto bene diffonde la cultura e aumenta la visibilità. I blogger americani lo hanno capito da tempo e non seguono la logica del “mors tua, vita mea”. Magari ci arriveremo anche noi.

    • Daniele Imperi 25 gennaio 2014 at 15:51

      Penso che il marcio ci sia anche là, che sono molti più di noi. Però è vero che per molti i blog sono visti come vacche da mungere.

  • lisafobia 25 gennaio 2014 at 19:20

    Grazie per questo post, Daniele.
    Mi ha un po’ aperto gli occhi, mi sono andata a cercare nomi nuovi come SEO, Matt Cutts, Copyblogger, e mi sono resa conto che almeno un paio dei blog che seguo sono piattaforme per pubblicità e fregature.

    Mi sento un po’ sciocca ad ammettere la mia ignoranza ma in fondo quando si esplora un mondo nuovo come per me è quello dei blog si deve fare sempre la gavetta!

    • Daniele Imperi 25 gennaio 2014 at 19:31

      Non c’è niente di sciocco ad ammettere di non sapere qualcosa :)

      Capita a tutti ogni volta che entriamo in un mondo nuovo o ci dedichiamo a una nuova passione.

      Se vuoi esplorare bene il mondo dei blog, visto che credo tu capisca bene l’inglese, puoi leggere Problogger. Ma anche Chris Brogan ti sarà di aiuto.

  • lisafobia 27 gennaio 2014 at 02:51

    Grazie Daniele,

    me li guarderò di sicuro. Ho trovato per caso la mail di notifica che c’era un nuovo commento a questa pagina, Gmail l’ha automaticamente infilata nella cartella spam. Ti è già capitato questo problema con altri followers?

    • Daniele Imperi 27 gennaio 2014 at 07:33

      No, mai capitato che io sappia. Ma spesso queste notifiche come anche le newsletter finiscono nello spam…

  • Ulisse Di Bartolomei 27 gennaio 2014 at 19:30

    Salve Daniele
    Mi complimento per i tuoi articoli, veramente ben fatti e utili. L’argomento dei guest post mi diviene interessante adesso, poiché ho finalmente terminato la correzione finale dei miei testi, almeno per poterli valutare decenti, e mi sto concentrando sulla pubblicità. Li ho autopubblicati su Amazon e qualcosa di concreto già si vede. Sono 5 testi sociologici completati in contemporanea più 4 manualetti, che fanno parte di un’esperienza di pubbliche relazioni lunga tre decenni. Ho già dei contatti con editori, ma preferisco tentare una mia strada autonoma attraverso l’autopubblicazione. Proporre articoli per farmi conoscere, è una buona idea ma vorrei focalizzare con quali contenuti. Credo che ogni scrittore desideri che il proprio messaggio si trasmetta attraverso i propri libri. Mi interesserebbe dunque capire quale criterio si confà al “farsi conoscere” e nello stesso tempo suscitare curiosità ai propri lavori.
    Sarei onorato se potessi dare uno sguardo al mio sito.
    www.scrivereiltempo.com

    Buona serata

    • Daniele Imperi 27 gennaio 2014 at 19:40

      Ciao Ulisse, grazie.

      Vuoi quindi sapere che tipo di guest post potresti scrivere e a chi proporli?

  • Ulisse Di Bartolomei 27 gennaio 2014 at 21:02

    Ciao Daniele
    sì e in verità sono perplesso su quale utilità potrei trarne. Peraltro di lavoro correzione testi ne ho ancora parecchio e non potrei seguire un’aventuale sequela di commenti. Premetto che sono abbastanza indicizzato e quindi non ne avrei bisogno in questo aspetto. Sento invece la necessità di sviluppare una sensibilità creativa non “incastonata” in un grosso progetto, ma circoscritta, appunto, in piccoli articoli. In questo i tuoi consigli mi saranno certamente utili.

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