Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

La scrittura è connessione

La scrittura è connessione

Qualsiasi immagine, qualsiasi scritto o qualsiasi parola, anche quella detta da un bambino ti può illuminare. Tutto dipende da quanto sei recettivo in quel momento. Gioia Mulas

E la prova di quanto detto da Gioia è proprio questo post, scritto senza programmazione, senza regole descritte nel mio iter su come iniziare a scrivere un post. Quel commento mi ha fatto venire in mente una parola, che da tempo apprezzo.

Connessione.

L’avevo trovata nel romanzo Cloud Atlas di David Mitchell, pronunciata da Sonmi-451. Trovata per modo di dire, è un termine che conosco da anni, ma quella frase contiene tutta la verità del mondo.

Tutto è connesso.

E da qui mi riallaccio al titolo del post e al commento di Gioia: la scrittura è connessione. Chi scrive, sia nel blogging sia nella narrativa, deve essere in grado di recepire qualsiasi messaggio. Di cogliere quell’attimo magico che si presenta senza avvertire, anzi è sempre stato là, scolpito nel futuro probabile del tempo.

E quando quel futuro probabile si trasforma in presente devi essere pronto ad afferrare quel messaggio, devi essere sintonizzato col mondo, con la realtà che ti circonda.

Devi essere connesso.

E devi saper connettere, soprattutto.

Sa scrivere chi è connesso, chi recepisce, chi coglie. Chi ruba, anche, ma non nel senso negativo del termine, chi ruba attimi di ispirazione, frasi, parole, azioni, immagini, piccoli eventi insignificanti per molti, ma per lui, lo scrittore, il blogger, il copywriter, è tutta materia da plasmare in parole.

La scrittura è connessione perché, in fondo, è arte. E non c’è arte senza collegamenti, senza influssi, senza quel filo, magari sottile, che unisce due realtà.

Qualsiasi cosa scriviamo finisce per connettere almeno due persone: io che scrivo e tu che leggi. Ti sembra poco?

Ma la scrittura connette anche mondi: il mio che ho creato e il tuo in cui vivi. E se tu parli con qualcuno del mio mondo, della mia scrittura, connetti me e te con altri e la connessione può diventare infinita.

Ogni volta che sentiamo lo stimolo di scrivere significa che s’è creata una connessione con una piccola realtà attorno. Nel mio caso, oggi, quella piccola realtà è stata una parola semanticamente legata a un’altra, scritta in un commento.

E questo non fa che rafforzare i concetti che ho riportato prima.

Tutto è connesso e la scrittura è connessione.

16 Commenti

  1. MikiMoz
    12 settembre 2013 alle 14:05 Rispondi

    Beh, vedi che anche tu, se ne hai la possibilità, scrivi di getto grazie all’estro del momento?^^

    Moz-

  2. Lucia Donati
    12 settembre 2013 alle 16:57 Rispondi

    Sì, certo: tutto è connesso. Ma non è una novità. Lo sappiamo da migliaia di anni, in un modo o in un altro.

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2013 alle 17:04 Rispondi

      Lo sappiamo da migliaia di anni?

      • Lucia Donati
        12 settembre 2013 alle 18:28 Rispondi

        Se studiamo le antiche civiltà come quella egiziana o i mistici indù potremmo scoprire che queste cose si sapevano già molto tempo fa…

  3. franco zoccheddu
    12 settembre 2013 alle 19:04 Rispondi

    Lucia, Daniele: e se invece l’arte (narrazione compresa) fosse proprio l’ancora di salvezza per un mondo che è, invece, del tutto s-connesso?
    E’ solo una semplice considerazione, niente di ragionato.

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2013 alle 19:30 Rispondi

      Una considerazione che sta in piedi, Franco.

    • Lucia Donati
      13 settembre 2013 alle 11:53 Rispondi

      Caro Franco, la mia idea di arte l’ho espressa nel mio blog sull’arte: qui sarebbe troppo lungo riscrivere tutto; se vuoi… . Chiedo venia a Daniele per la pubblicità al mio blog.

      • franco zoccheddu
        13 settembre 2013 alle 14:23 Rispondi

        Grazie, Lucia, non sai quanto mi risulti utile il fatto che tu (ma anche altri) mi ricordi di visitare il blog. Forse l’ho già detto, ma vorrei avere giornate di 50 ore per poter leggere sempre tutti i post di tutti i visitatori di Daniele, perchè questa rete di persone legate in qualche modo a pennablu io la trovo molto interessante. Soprattutto, trovo sempre stimoli positivi, e, talvolta in momenti di sconforto letterario, vera e propria consolazione e incoraggiamento. Chi come me vive lo strano contrasto tra pigrizia e letteratura, ha un continuo bisogno di altri lettori-scrittori per andare avanti. Chiedo scusa anche io a Daniele per questi momenti un po’ extra rispetto al discorso centrale. Appena pranzato vengo a visitarti!

        • Lucia Donati
          13 settembre 2013 alle 15:11 Rispondi

          Mi fa piacere che tu trovi consolazione e incoraggiamento in questa “rete di blog”. Allora, grazie per la visita che intendi fare! :) Come sempre sei il benvenuto…

  4. Valentina Bertani
    14 settembre 2013 alle 14:13 Rispondi

    Ma che bella questa riflessione, Daniele. A me è piaciuta tanto.

  5. Gioia
    14 settembre 2013 alle 14:43 Rispondi

    Stranamente, le tue parole mi hanno fatto venire in mente una domanda che mi è stata posta in questi giorni, (sto scolpendo un bimbo nel mattone cellulare), “Come hai fatto a far venire fuori il bimbo da un blocco quadrato?” Io: “Era lì dentro, è venuto fuori da solo” – Allo stesso modo, quando ci si connette col mondo esterno, le parole escono dal cuore e dalla mente, c’è uno stimolo, un “pizzicore” alle mani che ti porta a esternare i pensieri per far si che anche gli altri ricevano se pur in terza persona, le stesse emozioni.

    • Daniele Imperi
      14 settembre 2013 alle 14:49 Rispondi

      In un certo senso, da come dici, è come sostenere che la storia è già lì, da qualche parte nella realtà che ci circonda. Chi scrive deve solo saperla cogliere e offrire a chi legge.

      • Gioia
        14 settembre 2013 alle 16:34 Rispondi

        Si in un certo senso si. Se tu non avessi quella connessione come la chiami tu, non riusciresti a scrivere così bene!
        Ci sono tante persone che hanno studiato come te, hanno avuto esperienze, ma non riescono a “vedere” e quindi trasmettere, cosa che tu fai semplicemente e molto chiaramente!

  6. Kinsy
    14 settembre 2013 alle 15:42 Rispondi

    Io la chiamo “scintilla”. Perché proprio come una scintilla, prendi fuoco in quel determinato momento e non in un’altro.

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