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Come creare una scaletta in narrativa

Scaletta narrativa

Scrivo per scoprire cosa succede! Spesso non ho idea di dove il libro stia andando, ma amo scoprirlo! Bernard Cornwell nell’intervista Come scrivere un romanzo storico

Esistono due tipi di scrittori: quelli che pianificano i loro romanzi e quelli che scrivono di getto, creando la storia mentre la scrivono. Non credo che esista il metodo perfetto: la scrittura è un’arte e, quindi, ogni scrittore, ogni artista, trova – e deve trovare – il metodo che più si adatta al suo carattere e alla sua personalità. Quando scrivo racconti, è raro che prepari una scaletta e, ogni volta che l’ho fatto, è stata molto scarna, appena un elenco dei vari eventi che dovevo narrare, che in fase di stesura ho quasi sempre modificato. Ma in un romanzo non me la sento di scrivere di getto. Voglio avere sotto controlla tutta la situazione. Per me è quindi utile preparare una scaletta che mi guidi nella stesura.

Vantaggi della scaletta

  1. Primo fra tutti: avere una visione completa dell’intera storia, o quanto più possibile completa.
  2. La possibilità di poter saltare da un punto a un altro: abbandonare quindi un capitolo che ci risulta ostico e intanto scriverne uno successivo.
  3. Avere una guida che ci conduca dall’inizio alla fine della nostra storia.
  4. Capire a che punto del romanzo siamo arrivati: utile se vogliamo calcolare i tempi di realizzazione del nostro libro.
  5. Creare un intreccio: con la visione della storia dipanata in un elenco possiamo fare opportuni spostamenti di eventi per movimentarla.

Svantaggi della scaletta

Per molti autori creare una scaletta riduce la creatività. Ma non serve forse creatività per creare una scaletta? Certo che serve: stiamo infatti delineando i punti salienti del nostro romanzo, quindi stiamo creando la storia. La scaletta va vista come un processo creativo nello sviluppo di una storia. Non è scritto da nessuna parte che debba essere super dettagliata o che vada rispettata in ogni parola. È normale che qualcosa possa cambiare in fase di stesura.

Come scrivere una scaletta per un romanzo

La scaletta è la trama suddivisa e ampliata: quando scriviamo la trama del nostro romanzo, stiamo scrivendone una sorta di riassunto. Con la scaletta questo riassunto diventa più esteso e più tecnico. Cronologicamente, la scaletta viene dopo la trama, che a sua volta viene dopo l’idea. È ciò che ci separa dalla stesura vera e propria della storia. Tempo fa avevo fatto l’esempio dei Promessi Sposi, la cui idea è semplificata in una sola riga:

un matrimonio fra due popolani dell’Italia del’600 viene ostacolato da un signorotto.

La trama è ovviamente più lunga, perché dovremmo riassumere in una pagina almeno tutto ciò che dobbiamo raccontare, parlando di Don Abbondio che riceve ordine di non celebrare il matrimonio, di Renzo e dell’avvocato Azzeccagarbugli, dell’intervento di Fra Cristoforo e della Monaca di Monza, del rapimento di Lucia e dell’Innominato, della peste e del lieto fine. E la scaletta a cosa serve, allora, se con la trama sappiamo già tutto ciò che dobbiamo scrivere? La trama è un condensato della storia. Facciamo un esempio. Nella trama leggiamo che a Don Abbondio viene vietato di celebrare il matrimonio, ma non sappiamo ancora come. La scaletta ci viene allora in aiuto. Come? Da cosa partire? Io parto sempre dalle fatidiche domande. Nell’esempio di Don Abbondio una potrebbe essere:

chi ordina al prete di non sposare Renzo e Lucia?

Domanda lecita e facile risposta: non può essere Don Rordigo, ché non si sporcherebbe le mani né scenderebbe in campo a viso aperto. Manda i suoi scagnozzi, per forza. Quanti? Quattro o cinque? Ma no, è un prete, ne bastano due. E come gli ordinano di non sposare i due fidanzatini? Con una frase ormai divenuta storica:

questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai.

Ora che abbiamo fatto rivoltare nella tomba il povero Manzoni, parliamo delle domande. A cosa servono, in realtà? A individuare alcuni punti essenziali alla storia:

  • il desiderio del protagonista o l’incidente scatenante: o comunque ciò che dà il via agli eventi.
  • le conseguenze inevitabili: se il nostro protagonista compie un’azione, ne seguirà una reazione. Quale? E di quale entità?
  • gli strumenti e le doti per compiere la missione: come riesce il protagonista a salvare il mondo? Quale arma gli serve e quali doti fisiche e mentali?
  • gli ostacoli e i nemici lungo la strada: perché altrimenti sarebbe troppo banale la storia.
  • il numero di attori coinvolti: se Manzoni avesse messo in campo 5 bravi, anziché solo 2, avrebbe fatto una bravata. Troppi da gestire – il capitolo si sarebbe allungato inutilmente, con descrizioni e dialoghi degli altri 3 individui – e non sarebbe stata una scena molto credibile: 5 delinquenti per fronteggiare un prete di paese? Non è mica Don Matteo.

I passi per creare la scaletta

Per prima cosa occorre suddividere la trama in un certo numero di macro-eventi: ne I promessi sposi potremmo individuare i seguenti:

  1. Don Abbondio e l’ordine di bloccare il matrimonio
  2. Renzo e l’avvocato
  3. Fra Cristoforo
  4. La fuga di Renzo e Lucia
  5. La monaca di Monza, l’Innominato e il rapimento
  6. La peste
  7. Il matrimonio

Non c’è già una bozza di scaletta? Sono esattamente i passaggi chiave del romanzo. E, domanda, non vedete la grande utilità di questa suddivisione? Ve la dico io: inserire fra un macro-evento e l’altro piccoli, utili eventi a rendere più appetibile la storia. Potremmo nominare la rivolta del pane o la storia della monaca di Monza. Alcuni passaggi, quando scriviamo la trama, sono più che ovvi. Se una coppia viene a sapere dal prete che il loro matrimonio non si potrà celebrare per misteriosi motivi, come minimo si rivolge a un avvocato. Ecco che, fra i punti 1 e 2 possiamo inserire, con opportune domande, altri punti intermedi. È facile scrivere nella trama che Lucia viene rapita. Ma come avverrà questo rapimento? E ancora: Renzo va a Milano. Vogliamo creargli qualche problema? Perché no? Non può rifugiarsi nel convento suggeritogli da Fra Cristoforo e si trova coinvolto nei tumulti milanesi. Man mano che andiamo avanti con le domande, la storia inizia a prendere corpo, ma soprattutto questa scaletta ci aiuta anche a vedere cosa lasciare e cosa eliminare dalla storia, cosa può funzionare e cosa no.

Un esercizio sulla scaletta

Se pensate che questo metodo possa funzionare per voi e volete fare qualche esercizio, allora prendete gli ultimi libri che avete letto e individuatene le scalette. Ma, cosa più importante, iniziate a prepararne una per il vostro. Quanti di voi usano creare una scaletta prima di scrivere una storia? O scrivete sempre di getto?

54 Commenti

  1. Claudia
    15 ottobre 2014 alle 08:47 Rispondi

    Buongiorno,
    scrivo sempre di getto, anche se trovo che la tua idea di scaletta sia davvero utile, minuziosa nel suo assemblamento. Ma non penso (parlo sempre per me) che creandone una si è poi in grado di rispettarla fino in fondo. La considererei una forzatura alla creatività.
    Non riesco a scrivere fissando dei paletti. L’unica cosa che stilo è la scheda personaggi: nome, cognome, dati anagrafici, professione ecc. Ammetto che il rischio incasinamento è sempre in agguato, e, quando succede, si perde un sacco di tempo a levarsi dall’impiccio. :)

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2014 alle 14:46 Rispondi

      Appunto serve la scaletta: per non creare quell’impiccio :)
      E non devi per forza seguirla minuziosamente, ma almeno nelle linee generali. poi dipende anche dalla storia, dal suo intreccio.

  2. Tenar
    15 ottobre 2014 alle 10:11 Rispondi

    Io scaletto.
    Scrivendo gialli è quasi indispensabile. In ogni caso non la sento un vincolo alla creatività, innanzi tutto nessuno mi fucila se poi devio dal cammino prestabilito e poi il concentrarmi prima sul cosa raccontare e poi sul come mi aiuta a focalizzare meglio la creatività stessa sui due aspetti.
    Questo, ovviamente, non toglie che fior fior di autori non scalettino. Deve essere un aiuto, non una forzatura!

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2014 alle 14:48 Rispondi

      Su alcuni generi, come gialli e thriller, penso sia più necessario.

      Infatti la vedo come un aiuto, per me.

  3. MikiMoz
    15 ottobre 2014 alle 10:16 Rispondi

    Io mi appunto delle frasi e delle idee.
    Tipo, so che tizio deve fare questo, questo e quest’altro entro la fine della storia.
    E che produrrà questa conseguenza.
    Il resto viene di getto, mentre scrivo. E può avere ripercussioni sull’idea iniziale, migliorandola.
    Un minimo di scaletta, dunque, la stendo sempre: ma perlopiù si tratta di frasi da inserire e argomenti da toccare.
    La stessa cosa che faccio quando preparo un post con mesi di anticipo, dopotutto. Mi segno le parole chiave (ossia i concetti da sviluppare) e il probabile titolo e qualche battuta ad effetto che mi viene lì sul momento^^

    Moz-

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2014 alle 14:49 Rispondi

      Azioni e conseguenze, alla fine, sono una specie di scaletta :)

  4. LiveALive
    15 ottobre 2014 alle 10:30 Rispondi

    Come H già avuto modo di raccontarti, ho dovuto abbandonare più di un testo perché avevo impiegato così tanto tempo (mesi!) a scrivere la scaletta che poi mi era passata la voglia di scriverlo davvero. Erano però scalette esagerate, non solo scritte episodio per episodio, ma proprio frase per frase: tanto valeva scriverlo direttamente!

    Nn credo sia necessario inserire elementi superflui tra le scene principali, nel senso che non credo che Manzoni abbia messo quegli episodi dicendo “ma sì, facciamogli accadere qualcosa di figo a questo Renzo” XD ciò nonostante, non credo neppure che sia necessario inserire solo le cose strettamente indispensabili, anche perché non credo che il lettore voglia leggere una trama dall’inizio alla fine e morta lì; a molti lettori, credo, piace anche osservare più aspetti della vita dei personaggi.
    Tutto naturalmente deve avere un suo compito, e a volte allungare la cosa può esser utile. È chiaro, per esempio, che tra gli eventi principali debbano esserci quegli eventi minori che permettono il loro manifestarsi. Pure, bisogna inserire quelle informazioni che permettono davvero di capire il personaggio. Per esempio, prima di un viaggio è cosa buona mettere quelle scene che fanno capire perché il viaggio è davvero importante per il personaggio, anche se magari non narrano eventi importantissimi per la trama. Ecco, non importanti per la trama, ma per l’emozione e la comprensione.

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2014 alle 14:51 Rispondi

      Diciamo che hai esagerato con la scaletta :)

      Non metto mai elementi superflui, quelli minori, ma indispensabili, come dici tu, al manifestarsi di una certa scena, li scrivo di getto.

  5. Carlo A.
    15 ottobre 2014 alle 11:27 Rispondi

    Ho disquisito anch’io sull’argomento spontaneità o pianificazione,
    ma pur sempre preferendo una pianificazione, nell’ultimo racconto brevissimo che ho scritto mi è capitato di lasciar perdere la scaletta e andare a parare in un’altra direzione che non avevo minimamente ipotizzato. Diciamo quindi che la citazione iniziale di Cornwell si è rilevata molto azzeccata! A parte pro e contro… l’importante è scrivere no?

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2014 alle 14:52 Rispondi

      Per me vale solo per i racconti brevi non usarla, nei romanzi non riuscirei mai.

  6. Moonshade
    15 ottobre 2014 alle 13:34 Rispondi

    Ciao!
    La scaletta è uno strumento utilissimo elo uso sempre, da quando l’ho scoperta a lezione di sceneggiatura.
    Tuttavia le mie sono strane: so cosa succede dall’1 al 65% della storia e dal 90% alla fine. Il pezzo a tre quarti mi resta sempre un enorme “?”.
    La uso per ogni storia, e all’interno ogni personaggio con in punto di vista e possibilmente anche per le fonti se ne uso (non posso parlare di qualcosa se prima non l’ho presentato…)

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2014 alle 14:55 Rispondi

      Vero, nella sceneggiatura serve. Si chiama canovaccio, mi pare.

      A te manca il pezzo in cui si concretizza la storia, ossia dal culmine all’inizio della fine, più o meno, ma è normale, penso. Sono scene che verranno mentre evolve la storia.

  7. Fabio Amadei
    15 ottobre 2014 alle 13:55 Rispondi

    Hai ragione. Nei racconti, la scaletta non serve, ma nei romanzi credo che sia indispensabile. Credo che scrivere di getto e mettere giù dei punti fermi sia qualcosa che stimoli entrambi i metodi. C’è uno scambio che aiuta la creatività e la credibilità della storia. Hanno tutti e due la loro importanza e credo non si possano scindere.
    La scaletta è come l’ossatura e la creatività è la muscolatura.
    Se vanno d’accordo e c’è unità d’intenti abbiamo una storia che fila e che ha un senso.

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2014 alle 14:57 Rispondi

      Giusto, la scaletta nasce solo grazie alla creatività dello scrittore. Anzi, è in quel momento che si sta creando la storia: costruendo la sua ossatura.

  8. Chiara
    15 ottobre 2014 alle 14:19 Rispondi

    Io preparo sempre la scaletta ma poi mi faccio prendere dalla creatività e quasi me ne dimentico. Se mi trovo a deviare troppo, ad un certo punto prendo carta e penna e ne faccio un’altra.

    Questo è un modo di operare con cui mi trovo bene, in quanto ho una traccia di riferimento che mi offre delle linee guida senza diventare una gabbia. Ho provato sia a progettare nel dettaglio sia a scrivere di getto. E in entrambi i casi ho fallito. Adesso invece sto procedendo. Un po’ a rilento, forse. Però lo sto facendo :)

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2014 alle 15:32 Rispondi

      Credo sia normale che poi ci si allontani dalla scaletta, io lo faccio sempre, se no mi annoio :)

      Di getto ho fallito anche io iniziando vari romanzi…

  9. SAM.B
    15 ottobre 2014 alle 14:23 Rispondi

    Scaletto, ma senza scendere troppo nel dettaglio… e poi mi ritrovo a scrivere deragliando.
    Non so perché vada sempre a finire così. Le scalette che creo mi sembrano sempre buone, ogni volta inizio la prima stesura convinta che “questa volta la seguirò, dai! Funziona!”, dopodiché parto per la tangente. Così mi fermo, ri-scaletto e ri-comincio. Avanti così per un paio di volte, almeno. Finché, finalmente, non mi chiarisco del tutto le idee.
    Quello che mi scoccia davvero non sono tanto le false partenze, quanto il fatto che, di solito, quando arrivo alla scaletta definitiva sono costretta a cestinare qualcosa tra le 40.000 e le 60.000 parole.

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2014 alle 15:33 Rispondi

      40.000 e le 60.000 parole di scaletta o di storia?

      • SAM.B
        15 ottobre 2014 alle 15:52 Rispondi

        Di storia: del Mammut#1, per esempio, in quattro anni ho cestinato circa 60.000 parole – tra cui quasi tutta la prima stesura (oltre 50.000 parole) scritta durante il NaNoWriMo del 2011.
        Una scaletta di 40.000 parole non riesco nemmeno a immaginarla :)

  10. Gianluigi
    15 ottobre 2014 alle 14:25 Rispondi

    Io di solito scrivo sempre di getto perché non riesco proprio a concentrare tutta l’essenza di una storia in una scaletta. Anzi, di solito la storia non è chiara neanche a me, quindi riassumerla sarebbe impossibile. Uno scrittore, non ricordo chi, aveva detto che per creare un racconto è necessario soltanto conoscerne l’inizio e la fine: è proprio quello che faccio io. Delineo inizio e fine e tutto il resto vien da sé.
    Non riuscivo a capire come passare dall’idea alla scletta della trama, ma ora è tutto più chiaro.
    Forse riuscirò finalmente a organizzare la mia scrittura.

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2014 alle 15:35 Rispondi

      In un racconto anche io immagino inizio e fine, di solito, ma in un romanzo non ci riuscirei: ci sono troppi eventi che mi perderei.

      Bene, fammi sapere se preparerai una scaletta :)

  11. Grazia Gironella
    15 ottobre 2014 alle 15:18 Rispondi

    Dopo avere sviluppatp la trama, mi faccio una scaletta con gli eventi principali di ogni capitolo, senza dettagli. Durante la prima stesura la seguo, ma non del tutto, infatti spesso la devo ritoccare per i capitoli a venire. Gli elementi principali, però, restano sempre e mi fanno da guida. Non saprei iniziare a scrivere un romanzo senza sapere cosa sto per raccontare. Sapere come si svolge la storia mi aiuta anche a calarmi meglio nella situazione e creare le atmosfere più adatte. Comunque trovo fondamentale conservare un certo margine di improvvisazione.

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2014 alle 15:36 Rispondi

      Fai la scaletta anche dei capitoli? Anche io per il romanzo in ebook la sto facendo. Per altri penso che mi baserò su una breve trama di ogni capitolo.

      Anche per me è importante avere quel margine di improvvisazione.

      • Grazia Gironella
        15 ottobre 2014 alle 15:47 Rispondi

        Per ogni capitolo scrivo su una piccola scheda quello che deve succedere, poi spillo tutte le schede alla lavagna di sughero. Mi è utile perché così ho un’idea più chiara di come potrà risultare il romanzo alla fine, come ritmi e come consistenza, e durante la revisione posso simulare spostamenti di capitoli e inserimenti. Dà una buona visione d’insieme.

        • Daniele Imperi
          15 ottobre 2014 alle 15:50 Rispondi

          Capito, questa cosa dei post-it devo iniziarla a fare anch’io, ma serve spazio e io ora non ne ho.

  12. franco zoccheddu
    15 ottobre 2014 alle 15:39 Rispondi

    A differenza di Tenar e di Sam.b io non scaletto. Non perchè non sia utile, ma semplicemente perchè non ho ancora provato a farlo e, come in molte cose, immagino che l’appetito verrà solo mangiando. Devo cominciare a mangiare.
    Forte questo verbo “scalettare”! Mi conferma per la millesima volta quanto sia elastica e interessante la lingua italiana: una U al posto di una A e sei fregato.

  13. Marco
    15 ottobre 2014 alle 17:57 Rispondi

    Devo imparare a creare le scalette. Il punto è che immagini sia una forzatura, e allora segui la mano. Se scrivi un racconto, può andare. Un romanzo, no, senza una scaletta ti ritrovi a girare a vuoto, a seguire diverse idee senza fissarne una in maniera decente. È una questione di disciplina.

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2014 alle 20:10 Rispondi

      Infatti non è una vera forzatura, lo è se le segui senza concederti di deragliare. In un romanzo anche io credo sia una questione di disciplina.

  14. Salvatore
    15 ottobre 2014 alle 21:56 Rispondi

    Arrivo in ritardo, visto che avevo chiesto proprio questo post, ma sono giustificato trovandomi in trasferta. Dunque, per prima cosa, un bel post tecnico, grazie. Poi, come ho avuto modo di accennare, per il romanzo breve che sto scrivendo ho voluto volontariamente rinunciare alla stesura di getto per fare invece esperienza con la progettazione. Questo post mi sarà sicuramente di aiuto. Aggiungerei però un passaggio: tra l’idea e la macro scaletta dovremmo chiederci il perché vogliamo raccontare proprio quella storia. Questa domanda andrebbe posta anche prima della stesura della trama, perché identifica il nocciolo della questione. Ciò implica il punto di vista con cui affronteremo la storia – vogliamo mettere in luce le dinamiche dell’Italia di Manzoni riguardo i matrimonio organizzati, oppure la delinquenza organizzata, oppure il ruolo della chiesa? – e quindi il taglio che daremo alla narrazione. Ne consegue la scelta del protagonista – sarà Renzo, Lucia, Don Abbondio o l’innominabile? – e la scelta del narratore. Scegliere il narratore significa anche scegliere il tempo e la persona con cui la narreremo. Insomma, tutto dovrebbe venire a cascata, passo dopo passo. Rimane tuttavia una questione da risolvere: una storia così progettata non apparirà meccanica e freddina?

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 09:19 Rispondi

      Infatti mi chiedevo dove fosso finito il tipo barbuto che mi aveva chiesto il post :D

      Ti dico la verità: io non mi chiedo mai perché voglio raccontare quella storia. Mi viene in mente l’idea, mi piace e allora cerco di scriverla.

      Però sui punti di vista hai ragione – a questo punto scrivi un post su questo aspetto :)

      Non credo che la storia apparirà freddina, perché il lettore non se ne accorge, legge la storia, appunto, non il suo progetto. Quando entri dentro una bella villa con giardino ti piace, ma guardandone il progetto dell’architetto lo troverai per forza tecnico e freddo.

      • Salvatore
        16 ottobre 2014 alle 19:48 Rispondi

        Hai ragione, l’esempio con il progetto di un architetto è molto azzeccata. Proverò a scrivere un post, ok. Scriverò un post anche sul tuo post – questo – perché è molto valido e voglio metterlo ben in luce. Inoltre vorrei anche aggiungere qualche riflessione mia. Tuttavia in questo periodo il lavoro va a gonfie vele – diversamente dal resto d’Italia – e ho di nuovo pochissimo tempo. Inoltre scrivere dagli alberghi non è come essere a casa propria… Dovevo anche intervistarti e ancora non ho iniziato nemmeno a mettere insieme le domande… :(

        • Daniele Imperi
          16 ottobre 2014 alle 20:23 Rispondi

          Ok, aspetto i post e le fatidiche domande, allora… queste ultime con trepidazione :)

  15. Lisa Agosti
    15 ottobre 2014 alle 22:52 Rispondi

    Bellissimo questo post, scAletto di gioia come un cane all’ora della passeggiata. Io ho la mia bella lavagna da parete con i post-it colorati che diventa ogni giorno più dettagliata e colorata. Mi dà una soddisfazione incredibile vederla infittirsi, sto come i detective in TV che appuntano il nuovo indizio poi stanno a fissare la lavagna massaggiandosi il mento :)

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 09:20 Rispondi

      Grazie :)

      La lavagna addirittura? Mannaggia lo spazio che manca!

  16. Giordana
    16 ottobre 2014 alle 00:21 Rispondi

    Io ho provato sia scrittura di getto che programmazione, e trovo utili entrambe. La prima aiuta a superare il blocco dello scrittore, la seconda a portare a termine il progetto. Credo che il giusto compromesso stia nello ‘scalettare’, ma non troppo, ricordandosi che i punti della scaletta non sono dogmi.
    Non riesco però mai a passare a un capitolo successivo, anche se so già cosa devo descrivere. Forse proprio perché le mie scalette non sono mai così rigide, o magari perché sono troppo vincolata a una scrittura che segua un senso logico e temporale anche nella stesura, non saprei.

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 09:22 Rispondi

      Scaletta senza obblighi, anche per me. Sul passare da un capitolo a un altro penso che dipenda dal tipo di storia, non sempre si può fare.

  17. Francesca Lia
    16 ottobre 2014 alle 02:14 Rispondi

    Per i racconti non scrivo mai scalette, in genere sono molto brevi e con una trama minuscola.
    Per i romanzi invece è necessario. Durante la prima stesura lascio che la struttura sia molto fluida: prendo appunti sulle fasi fondamentali della trama e su tanti piccoli particolari, ma soprattutto lascio sedimentare tutte queste idee, e aspetto che, giorno dopo giorno, la mia immaginazione li modifichi o li definisca. Al momento della prima revisione scelgo cosa tenere e cosa scartare, e la struttura diventa più chiara :)

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 09:24 Rispondi

      La revisione per me sarà anche una riscrittura di alcune parti e un’aggiunta di altre. L’idea di prendere appunti man mano che si scrive non è male.

  18. animadicarta
    16 ottobre 2014 alle 09:38 Rispondi

    Amo le scalette quanto i bambini amano i broccoli. La mia impressione è che tolgano l’appetito per il dolce (la scrittura vera e propria). Però lo ammetto: sono necessarie, proprio come le verdure.
    Complimenti per il post, immagino che non sia stato dei più semplici.

    • Daniele Imperi
      16 ottobre 2014 alle 09:43 Rispondi

      Grazie :)
      Il post è stato semplice, a dire il vero. Quello che uscirà lunedì mi ha richiesto diverse ore, invece, come facilmente si potrà intuire.

      Non ricordo se da bambino amavo i brocolli, ma ora sì :D
      Per me qualche volta risultano noiose, perché non sembrano far parte della scrittura, però sono appunto necessarie, come dici.

  19. maurap
    17 ottobre 2014 alle 14:47 Rispondi

    Per il mio primo romanzo avevo appuntato delle idee, essenziali. Durante la stesura le ho sviluppate seguendo l’ispirazione, capitolo per capitolo. Mi sono divertita moltissimo e ogni giorno non vedevo l’ora di seguire l’ evoluzione della storia. Mi sembrava di vivere un’esperienza di scrittura medianica o automatica. Poi mi sono “evoluta” e ho seguito diversi corsi di scrittura creativa. Così ho imparato a fare una scaletta professionale. Ho disegnato un enorme cerchio e l’ho diviso in spicchi dove ho delineato la trama. Li ho suddivisi ulteriormente, creando situazioni sempre più minuziose. Alla fine, ho ottenuto una quarantina di punti da sviluppare in ordine logico. La stesura è stata più facile, ma noiosa. Non mi sono divertita come per il primo libro e, la cosa strana, è che forse mi è venuto anche peggio. Non so… Di sicuro ho sbagliato qualcosa nella scaletta e ora mi ritrovo una stesura da revisionare di brutto! Riporto la mia esperienza così come l’ho vissuta sulla mia pelle, ma non discuto la bontà della pianificazione.

    • Daniele Imperi
      17 ottobre 2014 alle 14:56 Rispondi

      Forse è solo perché hai creato una scaletta troppo dettagliata.

  20. enri
    19 ottobre 2014 alle 10:41 Rispondi

    La scaletta è necessaria nei romanzi e nei racconti lunghi. E non pregiudica la creatività, tutt’altro. Sembra un controsenso, ma non lo è.

    Pensiamo al jazz. La scaletta è lo standard, le battute, il ritmo, il Refrain, la conoscenza di note e pause ecc. Se un jazzista si mette ad improvvisare senza questo in testa, primo non si può chiamare musicista, secondo fa solo rumore perché esce dal contesto e non si cura degli elementi.

    Il fiume in piena della creatività non esonda se gli argini sono solidi e ben fatti. E se dovesse aprirsi una breccia scavando una galleria, l’acqua reflua potrebbe servire ad irrigare un campo di girasoli per poi rientrare nell’alveo. Piacevole divagazione no? Porta a spasso te e il lettore. Per un pò.

    Le divagazioni o gli scostamenti sono oro per il lettore, semprechè non gli creino confusione e siano attinenti alla storia.

    Romanzi > scaletta
    Sceneggiatura > canovaccio
    Radio e tv > palinsesto
    Economia e finanza > planning
    Qualche altra parola?

    • Daniele Imperi
      20 ottobre 2014 alle 10:57 Rispondi

      La pensiamo allo stesso modo.

      Scaletta, canovaccio, planning, ecc: alla fine, vero, dicono tutte la stessa cosa.

  21. violaliena
    24 ottobre 2014 alle 10:52 Rispondi

    Da seguace del caos creativo difficilmente completavo qualcosa.
    Adesso sto imparando a scalettare e va decisamente meglio.
    La scaletta è studio e programmazione, ossia una bella fatica, ma dopo averla preparata la fantasia può dilagare su una base solida e almeno riesco a finire quello che ho iniziato.
    Prima mi ritrovavo solo frammenti, forse anche buoni ma sempre incompleti.
    Programmando riesco anche a non perdermi nel vortice di revisioni infinite.

    • Daniele Imperi
      24 ottobre 2014 alle 11:25 Rispondi

      La scaletta infatti evita le continue revisioni, specie per romanzi dall’intreccio complesso. Poi, ovvio, si divaga con la fantasia nel limite del possibile.

  22. Roberta
    16 novembre 2014 alle 20:44 Rispondi

    Per i romanzi uso anch’io la scaletta. In effetti, più che scaletta è una specie di mini riassunto di ciò che avviene in ogni capitolo. Un promemoria per non dimenticare le cose importanti che devono succedere.
    Di solito parto da un elenco di punti semplice, per poi ampliarlo con tutte le idee che voglio aggiungere.
    Ovviamente è una scaletta flessibile, anzi, animata. Nel senso che tende a cambiare, crescere, stravolgersi…
    Quando passo poi alla stesura vera e propria, che faccio sempre di getto, riesco ad attenermi alla scaletta fino a che non sopraggiunge qualcosa che mi costringe a seguire gli eventi. Scopro allora che non sono io che scrivo e che la storia si svolge da sola. Molto spesso rispetta la scaletta, tante volte invece no.
    Il momento della scaletta è il momento della pianificazione, della progettazione. Il momento più creativo in assoluto, quello in cui nascono le idee e l’avventura dei nostri personaggi prende forma. Per uno scrittore credo sia uno dei momenti più entusiasmanti.
    Per i racconti invece è solo un dolce fluire di parole che escono dalla “penna”, una prosa che si crea, è un po’ come dire: “una parola tira l’altra”.

    Ps. Ho scoperto il tuo BLOG da pochi giorni. Sorry! Complimenti e grazie per i preziosi consigli. Li sto leggendo tutti!

    • Daniele Imperi
      17 novembre 2014 alle 13:03 Rispondi

      Ciao Roberta, grazie e benvenuta nel blog.

      Anche per me la scaletta è il momento più creativo, perché è proprio in quel momento che stai effettivamente creando tutta la struttura della storia.

  23. SoloSabri
    16 marzo 2015 alle 15:59 Rispondi

    Buongiorno!
    Ho scoperto questo blog da poco e ho trovato parecchie idee interessanti.
    Io ho iniziato a scrivere appena dopo aver imparato a tenere in mano una penna, e credevo che la creatività venisse bloccata se avessi usato uno schema o una scaletta.
    Risultato, non riuscivo più ad andare avanti con le storie. Adesso invece non riesco a scrivere storie lunghe senza aver fatto una scaletta!
    Mi permetto di citare anche un metodo che personalmente trovo molto efficace. In quanto studentessa di cinema, l’ho scoperto riguardo alla stesura di una sceneggiatura, ma è utile anche per i romanzi:
    si tratta di usare dei post-it per scrivere su ognuno i punti e i sottopunti della scaletta, in modo tale da poter spostare fisicamente gli avvenimenti della storia per sperimentare nuovi ordini della trama, avendo sott’occhio tutti i passaggi fondamentali. Più di una volta mi ha aiutato a sbloccarmi dalla crisi del ‘mi sembra di stare raccontando solo un mucchio di contraddizioni’, e magari bastava solo scambiare due post-it per risolvere la situazione, cosa che personalmente trovo più difficile da fare di fronte alla pagina word.

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2015 alle 17:04 Rispondi

      Ciao Sabri, grazie e benvenuta nel blog.
      Non sapevo del metodo dei post-it, ma mi sarà utile per un futuro romanzo, in cui dovrò fare appunto degli spostamenti nella trama.

  24. Franco Morabito
    20 aprile 2015 alle 19:21 Rispondi

    Sono dell’avviso che imparare a scalettare serva molto, ma per alcuni (me compreso) è pressochè impossibile riuscirci. Sai, ho la sensazione che sia un po’ come con le doppie,
    non l’ho imparato a suo tempo e la lacuna è rimasta.
    Penso anche che sia una questione di carattere, c’è chi non può vivere senza sapere cosa farà nell’arco della settimana, altri non lo sopportano.
    Ho sempre scritto di getto per poi passare a revisionare fino alla nausea. Ma non sempre funziona. Le cose migliori le ho scritte quand’ero dell’idea che non si va mai così lontano come quando non si sa dove si stia andando. (L’idea è di Goethe)
    Complimenti per il blog.

  25. Armando Meroni
    9 dicembre 2015 alle 16:59 Rispondi

    Buongiorno, ho scoperto il tuo blog oggi, stavo cercando informazioni sul come compilare la scaletta per un romanzo e mi sei “apparso”.
    Complimenti, informazioni utili e spiegate in modo chiaro.
    Grazie per l’impegno e la conoscenza che scegli di condividere con gli altri.

    • Daniele Imperi
      9 dicembre 2015 alle 17:04 Rispondi

      Ciao Armando, benvenuto nel blog.
      Mi fa piacere ti sia stato utile il post.

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