Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

La paura di non essere apprezzato

La paura di non essere apprezzato
Il successo nella #scrittura è fatto anche dai tanti fallimenti

Monia

Tra le paure elencate mi ha colpito soprattutto una: “la paura di non essere apprezzato”. Monia Papa su Le qualità negative dello scrittore

Ricordate quando ho parlato delle qualità negative dello scrittore? Quel giorno ho elencato alcune paure che chi scrive deve abbattere per riuscire a creare, a portare avanti le sue opere, a pubblicare un giorno. Deve abbatterle per un motivo soltanto, alla fine: per poter scrivere.

Perché, diciamolo chiaramente, la scrittura è un’arte maledetta, per camparci devi essere davvero fortunato – leggi: insuperabilmente bravo – devi essere notato da un grosso editore, devi trovare un tuo metodo per velocizzare la scrittura e avere un bel po’ di opere da vendere. Questa è certamente la mia idea, che autori pubblicati da editori posso sfatare o meno.

Ho letto quel commento di Monia al mio post e ho avuto così l’ispirazione per scrivere questo articolo. Ho voluto smontare quel commento, per costruire una sorta di percorso.

Quel percorso inizia dalle tracce che abbiamo lasciato sulla strada della nostra scrittura.

Guardare le proprie orme

Monia[Lo “scrittore superbo” ] … coglie l’occasione per piegarsi e guardare i propri piedi. Così da vedere le orme che ha già lasciato e compiere con attenzione i prossimi passi.

Non partiamo da zero, vero? È un bel po’ che scriviamo. Abbiamo magari anche un blog in cui pubblichiamo i nostri pensieri, le nostre storie – perché anche quelle che parlano di noi e della nostra vita sono storie e hanno un valore più alto della finzione.

Sono anni che scriviamo, anni che la nostra scrittura ci accompagna nei momenti che possiamo dedicarle. E questo è da tenere a mente: la scrittura non ci abbandona, anche se abbiamo poco tempo per lei.

Prima di lasciar perdere tutto, prima di arrendersi, ecco che dobbiamo fermarci e guardare dietro di noi: non c’è il vuoto, non abbiamo camminato su una lastra di marmo, ma su una spiaggia. Eccole lì le nostre orme, sono storie lasciate qui e là, storie che hanno trasformato qualcuno, che si sono impresse nella memoria del tempo.

Sopportare le critiche negative

MoniaLo “scrittore superbo” potrebbe così essere quello che, anche se costretto a sopportare sulle proprie spalle critiche pesanti come macigni, (e senza neanche il conforto di essere protagonista di un’opera di Dante), non si spezza sotto il peso dei giudizi negativi…

A me viene in mente soltanto una risposta da dare al nostro subconscio quando ci chiede: “Hai visto che brutto giudizio ti hanno dato?”

Chi se ne frega.

Noi abbiamo visto le nostre tracce e quelle non vengono portate via dalla marea, ma restano. Ci ricordano le ore passate a scrivere e quelle ore mica possiamo buttarle per colpa di qualcuno che non ha apprezzato la nostra opera.

E se avesse ragione?

Tanto meglio, allora, no? Lo scrittore vero non si spezza, non può spezzarsi, perché tutto quello che scrivi si troverà di fronte a due strade soltanto: quella percorsa da chi ti ama e quella di chi odia.

Non puoi accontentare tutti. È normale. In qualsiasi campo lo è, quindi non vedo il problema. E allora?

C’è un ma, come sempre.

Puoi accontentare qualcuno. Puoi essere apprezzato da qualcuno. E questo mi pare importante.

Impugnare la superbia

MoniaAnche per questo sostituirei l’autostima con una superbia buona.
Una superbia sana come sa esserlo l’ambizione prima di diventare sfrenata.

E lo scrittore è uno che ambisce, altrimenti è inutile che scrive, lo sappiamo fin troppo bene. A cosa ambisce? A essere pubblicato. Letto. Apprezzato. Recensito. Diffuso. Amato.

Inutile che la prendiamo per le lunghe, inutile che ci illudiamo che scrivere sia un’arte e basta.

È l’arte maledetta.

Quella che deve portarci alla pubblicazione del nostro libro.

Comprendere il proprio valore

Monia… una qualità negativa dovrebbe sconfiggere questa paura (“la paura di non essere apprezzato”) nel modo più immediato possibile: forse si smette di temere di non essere ap-prezzati quando ci si inizia a considerare non solo di valore ma di valore inestimabile.

Armarci di una dose positiva di superbia per farci comprendere il nostro valore. Secondo voi è possibile?

Forse sì, forse no. Ma non credo sia molto importante, perché comunque ci farebbe capire che stiamo costruendo qualcosa, se non il nostro futuro di scrittori, quanto meno un pezzo di quel futuro.

Nessun successo arriva nell’immediato. Nessun grattacielo è composto di un unico blocco.

Nessuno è diventato scrittore senza paure, senza rinunce, senza ambizioni, senza dubbi. Senza costruirsi pezzo per pezzo.

E alcuni di quei pezzi sono formati dalle critiche. Dai commenti negativi. Dalle censure che ti tagliano le gambe. Dall’indifferenza.

Sono anche quelli pezzi del successo. Teneteveli stretti.

Perché significa che qualcuno vi ha letto.

Paura di non essere apprezzati?

Come la vincete? Che atteggiamento di fronte alle critiche negative?

28 Commenti

  1. Alessandro Pozzetti - APclick
    6 febbraio 2014 alle 09:20 Rispondi

    Buongiorno Daniele!

    Io non sono uno scrittore ma sto approfondendo il campo copy/blogging negli ultimi mesi e, prima di allora, l’idea di scrivere qualcosa più lungo di 160 caratteri non mi aveva mai sfiorato.

    Adesso che “scrivo”, ho sempre l’omino della paura sopra la spalla.
    Ho paura che nel mio piccolo, il mio stile, non piaccia e di conseguenza non attiri.

    Oltre a dei corsi, che inizierò proprio la prossima settimana a seguire, cosa mi consiglieresti di fare? Come posso affrontare durante la scrittura, soprattutto psicologicamente, questo timore di non piacere all’utente che viene sul mio blog?

    • Daniele Imperi
      6 febbraio 2014 alle 13:02 Rispondi

      Ciao Alessandro,

      lo stile migliora scrivendo. Quindi secondo me è inutile stare a pensare che può non piacere come scrivi. Nessuno ha iniziato a scrivere con uno stile avvincente e personale.

      Scrivi e basta. E scrivi mettendoci quanto più di te possibile.

  2. ferruccio
    6 febbraio 2014 alle 09:23 Rispondi

    Le critiche negative fanno parte del bagaglio da portarsi dietro per crescere, ma bisogna essere in grado di capire quando valgono davvero. In ogni caso senza un po’ di sana voglia di dimostrare il proprio valore non si va da nessuna parte e questo per uno scrittore e anche per un artista è pane

    • Daniele Imperi
      6 febbraio 2014 alle 13:03 Rispondi

      Ti do ragione: bisogna anche capire se sono davvero critiche utili.

  3. Monia
    6 febbraio 2014 alle 10:11 Rispondi

    Dopo aver letto questo post in cui mi hai “tagliata a pezzetti” ti lascio il mio commento “cantandoti parole leggere” :)

    Tu, in questo post, hai ricostruito in qualche modo un dialogo e io è proprio così che voglio intendere la scrittura: come un continuo dialogo.

    C’è un io, che fabbrica un contenitore, uno scheletro fatto di parole, e c’è un tu (un “tu” che se si è fortunati e meritevoli diventa molti “tu”, pure più dei famosi 25 lettori).
    E questo io e questo tu sono legati da una reciproca dipendenza.
    Non esisterebbe scrittore (scrittore in senso lato) senza lettore ma se non esistesse lo scrittore neanche il lettore avrebbe ragion d’essere.

    La scrittura è così un continuo incontrarsi e talvolta scontrarsi tra chi scrive e chi legge e in quest’ottica le critiche sono momenti di attrito. L’attrito può far male, è vero, ci si può trovare pieni di graffi e malconci ma, in fondo, è solo continuando a sfregare che si ottengono le scintille.
    E da una scintilla, anche figlia di un’abrasione, può nascere la fiamma adatta ad accendere nel lettore la miccia dell’attenzione.

    • Daniele Imperi
      6 febbraio 2014 alle 13:04 Rispondi

      Un bel commento al mio percorso portato avanti spezzettandoti poco alla volta :)
      D’accordissimo con quanto dici.

  4. Luciano Dal Pont
    6 febbraio 2014 alle 12:14 Rispondi

    Quello che ha scritto Ferruccio credo sia illuminante, e lo sottoscrivo in pieno. Per quanto mi riguarda, come ho già espresso in un’altra occasione, non ho mai sofferto di nessuna delle classiche paure dello scrittore, e invece ho tutti quelli che vengono definiti difetti (in senso positivo, anche se può sembrare un ossimoro). Come uomo, come persona, so di piacere a molti e di stare sulle palle ad altri, ed è normale che sia così, anch’io del resto, a mia volta, sono piuttosto selettivo con le persone. E la stessa cosa accade come scrittore: ogni scrittore ha un proprio pubblico che lo apprezza e lo ama ma non può pretendere di avere un consenso universale e le critiche vanno prese come stimolo a migliorarsi, perchè c’è sempre un margine di miglioramento anche per chi è già affermato. Nella vita non si finisce mai di imparare. Anni fa scrissi un libro il cui titolo era “Io, il migliore”, una specie di raccolta di pensieri introspettivi con una forte connotazione autobiografica inseriti in una trama appena accennata. Lo mandai a diversi editori, e tutti lo rifiutarono, alcuni anche accompagnando la lettera di rifiuto con un giudizio: manca di un suo stile ben definito, di una sua forma letteraria, non c’è una vera trama, non c’è una storia e a tratti la vicenda sembra perdersi nel nulla e non si capisce bene dove si voglia condurre il lettore. Solo un paio di cosiddette “case editrici” a pagamento si fecero avanti proponendomi un “contratto di edizione” ma ovviamente non le presi in alcuna considerazione Mi sono forse scoraggiato? Ho forse pensato anche solo per un attimo di abbandonare? Mai. Mai e poi mai. Mi sono rimboccato le maniche, ho scritto altre cose, ho fatto esperimenti a non finire, e alla fine proprio da quel mio libro, o più precisamente da una parte di esso, ho tratto ispirazione per scivere quello che adesso è in procinto di essere pubblicato da una casa editrice seria e che sarà in libreria a marzo. E di questo devo ringraziare la fiducia in me stesso e quella sana superbia di cui si parla nel post, e che mi caratterizza in larga misura. :-)

  5. Seagal93
    6 febbraio 2014 alle 12:21 Rispondi

    Tutti abbiamo paura di non essere apprezzati, o meglio, di essere disprezzati da tutti coloro che hanno letto la nostra opera.

    Purtroppo così è la vita: compro un prodotto, spendo soldi e se il prodotto fa schifo mi arrabbio con chi ha creato il prodotto. Fine.
    Questo vale in tutti campi.

    Ovviamente la differenza sta nel come si fa una critica. Molto spesso, soprattutto nei siti di vendita libri, trovo delle critiche pesanti che vanno un pò troppo oltre la giusta misura: ecco evitiamo queste critiche così banali e senza senso.
    Dobbiamo invece prendere spunto dalle critiche vere, quelle costruttive.

    Purtroppo io sono portato ad essere molto critico non solo nei miei confronti, ma anche nei confronti di altri autori. Ovviamente cerco sempre di essere il più obiettivo possibile e cerco di espletare in maniera onesta tutte le ragioni che mi hanno portato a dare un voto negativo, senza scadere nel ridicolo.

    Poi vabbè, c’è sempre l’eccezione come “La Fratellanza della Sacra Sindone” di Julia Navarro: chi lo ha letto sa cosa voglio dire ehehe XD

    Comunque ottimo post :)

    • Monia
      6 febbraio 2014 alle 12:40 Rispondi

      Questo commento di Seagal93 mi ha fatto venire un dubbio: quando si cerca di prevedere le possibili reazioni dei lettori fa più paura l’idea di essere disprezzati o l’idea di essere ignorati del tutto e quindi non avere nessun riscontro, positivo o negativo che sia, non avere la più pallida idea di quello che il nostro pubblico possa pensare di noi?

      • Daniele Imperi
        6 febbraio 2014 alle 13:06 Rispondi

        Essere ignorati è peggio, senz’altro.

      • Seagal93
        6 febbraio 2014 alle 13:24 Rispondi

        Sicuramente essere ignorati è molto peggio. Credo sia fondamentale avere un riscontro, positivo o negativo non fa differenza.

  6. MikiMoz
    6 febbraio 2014 alle 12:52 Rispondi

    L’articolo è bello e valido, come sempre… ma io semplicemente me ne frego, nel senso che non ci penso…
    …che cavolo, qualcuno comunque mi apprezzerà, no?
    Male che va, vado da mamma XD

    Moz-

    • Daniele Imperi
      6 febbraio 2014 alle 13:07 Rispondi

      Ottima filosofia. Il mio motto preferito è il dannunziano Me ne frego ;)

  7. Salvatore
    6 febbraio 2014 alle 13:26 Rispondi

    Le orme sulla sabbia lasciano il posto al vuoto molto in freta, così come le storie scritte e dimenticate perché non lette. Parallelismo romantico. Certo che la paura di non essere apprezzati, in ogni campo, è una delle più grandi. Per lo scrittore non la sola. Tuttavia ultimamente ho conosciuto persone che a un rifiuto, da parte delle case editrici, reagiscono con uno stimolo maggiore e una testardagine invincibile. Sognatori? Illusi? Pazzi? Può darsi… Per lo stesso motivo, per imitarli nel mio piccolo, ho iniziato a pubblicare i miei racconti sui loro forum. Vengo massacrato, come ci si aspetterebbe, e fa male, ma ogni tanto qualche giudizio positivo viene fuori e mi rendo conto di aver incontrato un mio possibile futuro lettore. Questo fa bene. Ogni volta che vengo “criticato”, bene o male che sia, mi accorgo che la mia scrittura fa un salto avanti. Non piacere è una paura forte da vincere, essere certi di non piacere, almeno non completamente come si vorrebbe, fa male. Male nel corpo oltre che nell’orgoglio. Le ferite le puoi quasi vedere. Eppure, senza sculacciate e senza rimproveri non si diventa uomini.

  8. Tenar
    6 febbraio 2014 alle 14:41 Rispondi

    La difficoltà, credo, è trovare la giusta via di mezzo tra non scoraggiarsi e accettare le critiche come un’opportunità per migliorarsi. Nessuno nasce imparato, in scrittura come in altri campi e quindi è probabile che si passi dal silenzio, al rifiuto editoriale fino, si spera, all’apprezzamento, che comunque non potrà mai essere universale (ci sarà sempre qualcuno a cui le nostre opere proprio non piacciano). Questa è la teoria.
    La verità è che non è semplice. Questa settima ho ricevuto due rifiuti per una mia opera (la stessa), molto ben motivati. Uno faceva i complimenti allo stile, ma cassava la trama, l’altro faceva i complimenti alla trama, ma consigliava di riscrivere in toto per migliorare lo stile. Nella mia mente si è ovviamente formata la frase: “sia trama che stile fanno schifo”. Lo stesso giorno, però, mi è anche arrivato il contratto per tre e-book che usciranno nel corso del 2014. Ecco le mie tracce sulla sabbia. Inciampo. Forse non sono ancora abbastanza brava per pubblicare con le case editrici che mi hanno rifiutato o forse semplicemente ho incontrato gli editor sbagliati. Però sto continuando a camminare. Vengo letta, non più solo da amici e parenti, ma da lettori terzi che si sono avvicinati alle mie storie senza sapere niente di me. Si va avanti, cercando di imparare qualcosa delle critiche negative e cercando di fare del proprio meglio. L’importante, almeno per me, è sapere di aver provato a dare tutta me stessa e che ogni lettore è prezioso. Alla fine, che sia non 10 o 10000 non fa davvero differenza.

  9. Luca Sempre
    6 febbraio 2014 alle 14:41 Rispondi

    Secondo me la superbia “positiva” non può esistere. È un ossimoro e una contraddizione in sè, a differenza invece del significato di “ambizione”, che non reca alcuna connotazione negativa (diventa tale se accompagnata dall’aggettivo “sfrenata”, ma di per se stesso il sostantivo non ha alcuna accezione negativa; siamo noi che nel tempo lo abbiamo “snaturato” nel significato).

    Per il resto, la ricetta magica e spesso impossibile è: presunzione + umiltà.
    :-)

    • Monia
      6 febbraio 2014 alle 16:24 Rispondi

      L’espressione “superbia positiva” per me serve proprio a rappresentare quella ricetta magica fatta di presunzione + umiltà.

      Parlare di una superbia positiva significa costruire un ossimoro?
      Indubbiamente.
      Ma è vero anche che siamo fatti di antitesi costanti, di contrasti, di contraddizioni ineliminabili.

      Possiamo scomodare l’etimologia, per esempio (anche se a quest’ora magari è impegnata a fare la sua pennichella quotidiana), e farci ricordare da lei che il superbo è colui che pone se stesso “sopra gli altri”.
      Quando scrivi, in fondo, non fai un po’ questo?

      Non serve salire su un piedistallo: basta salire su un ideale palco e aspettarsi che qualcuno ti legga.
      Tanti, tra tanti, dovrebbero scegliere di leggere proprio te.
      E come potrebbero notare proprio te se tu fossi esattamente identico a tutti gli altri? Se nessun guizzo ti permettesse di alzare la tua voce fino a uscire fuori dal coro?

      • Luca.Sempre
        6 febbraio 2014 alle 17:13 Rispondi

        Siamo d’accordo sul concetto di massima ;-)

        Allora lo sai che facciamo? Coniamo un neologismo: lo scrittore “presumile”, colui che riesce a coniugare presunzione e umiltà :-)

  10. helenia
    6 febbraio 2014 alle 15:37 Rispondi

    Ciao,sono daccordo con Mikimok bravo :) nn bisogna mollare mai … crederci sempre! :) faccio i complimenti x l articolo

  11. fabio
    6 febbraio 2014 alle 19:47 Rispondi

    Almeno mi arrivassero le critiche…. risponderei, e invece sembra che ci sia un menefreghismo.
    Comunque ottimo post come sempre, non sono molto assiduo nei commenti anche degli altri, ma perchè semplicemente non riesco a trovare lo spazio intellettuale per commentare un post

    • Daniele Imperi
      6 febbraio 2014 alle 20:06 Rispondi

      Grazie, Fabio.

      Non so perché non ricevi commenti, magari non promuovevi bene il blog, non so.

      Che significa “trovare lo spazio intellettuale per commentare un post”?

  12. Grazia
    7 febbraio 2014 alle 10:47 Rispondi

    La paura di non essere apprezzata non la vinco affatto, ma ci convivo. Una volta pensavo che lavorando sodo e mettendo mattone su mattone ci si potesse costruire una carriera da scrittori, ma ho scoperto che non è esattamente così. Senza l’impegno, la tenacia e la costanza non si arriva a giocare tutte le proprie carte, ma esiste comunque la possibilità di giocarsele e lo stesso non raggiungere l’obiettivo, vuoi per mancanza delle doti giuste, vuoi perché non si verifica l’incontro con la persona nel posto giusto che ti apprezzerebbe. Ergo, per me l’obiettivo è imparare quella generosità negli sforzi che non si lega soltanto al risultato, ma ha le sue radici nel valore che attribuisci alla tua passione.

  13. Kinsy
    8 febbraio 2014 alle 08:15 Rispondi

    Non si può piacere a tutti. Questo è il primo fondamento da tenere a mente. Poi bisogna imparare a leggere le critiche e scartare quelle fini a sé stesse e, invece, soffermarsi su quelle che hanno un fondamento, farsele proprie e migliorare la propria scrittura. Lo so, è difficile, perché queste sono le critiche più dolorose, perché sono quelle che fanno centro e trovano i tuoi limiti e le tue debolezze. Ti fanno male, perché in fondo lo sai da solo che sono vere, ma speravi che nessuno le notasse a parte te. Ed è lì che devi tirare fuori il tuo orgoglio per dimostrare che sai migliorare, che dai tuoi errori impari la lezione e che sei un vero professionista.

    • Daniele Imperi
      8 febbraio 2014 alle 09:00 Rispondi

      Le critiche non vengono accolte sempre bene. Inutile prenderci in giro: non fanno piacere e basta. L’importante è accettare quelle costruttive e rifletterci per migliorare.

  14. Costruire la scrittura ogni giorno
    25 febbraio 2014 alle 07:42 Rispondi

    […] scrittori e blogger che tentennano, perché la paura di non essere letti – letti… o apprezzati? – è molto forte. È una paura normale, perché è umana. E per essere blogger o scrittore non […]

  15. Giuseppe
    11 dicembre 2015 alle 18:15 Rispondi

    A scuola ne ho prese di batoste. I temi mi impaurivano così tanto che, se avessi potuto defilarmi in qualche modo, l’avrei fatto. Era il tipico atteggiamento sviatore, di quando non vuoi che la tua interiorità venga denudata e, oltretutto, albergava in me un’insicurezza quasi da record. Solo ipotizzando il fatto che qualcuno leggesse le mie opinioni riguardo a un tema, un argomento, mi stava stretto.
    Ancora oggi, mi capita questo, forse perché temo più di tutto il giudizio degli altri, o meglio di chi ne sa più di me.
    L’essere cresciuto, in parte, ha avuto un
    effetto autosabotante, poiché la crescita credo sia avvenuta soltanto sul piano biologico. Il passato è un specchio che, repentinamente, si introietta nella mia persona, in quello che sono oggi, provocandomi sensi di colpa.
    Tra l’altro, vivo anche di complessi d’inferiorità, e ciò mi porta a una svalutazione continua dei miei lavori, come, d’altronde, dei progressi che ho conseguito sino ad ora. È come trovarsi in una paura ciclica e viziosa. Ho creduto di non aver talento per la scrittura, anche se al liceo mi è stato detto più volte del mio potenziale, un po’ trascurato a causa della mia dannata insicurezza.
    Come risolvere la paura? Punto interrogativo.

    • Daniele Imperi
      12 dicembre 2015 alle 08:24 Rispondi

      Le opinioni sono personali, hai diritto a esprimerle e non è detto che gli altri ne sappiano più di te.
      Il complesso d’inferiorità fa male alla scrittura, purtroppo, perché non ti fa valutare bene il tuo lavoro. Devi trovare dei lettori, Giuseppe, ci sono diversi forum in cui pubblicare testi. Puoi iniziare a farlo usando un nickname, se non vuoi apparire subito apertamente. Vedrai che ricevendo apprezzamenti quell’insicurrezza svanirà.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.