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Gli elementi del Fantastico

Terra fantasy

Il Fantastico si pone come un genere oltre i generi letterari. Lo avevo definito un metagenere, perché per la sua peculiarità è al di sopra di una categorizzazione e di imposizioni di regole ed etichette.

Tuttavia ho voluto riflettere su alcuni elementi che caratterizzano il Fantastico, elementi che, insieme, fanno capire al lettore di trovarsi di fronte a una narrazione e a una storia che esulano dalla propria realtà. Il lettore, di fatto, è invitato a entrare in una realtà parallela, con leggi e coerenze proprie.

Sospensione dell’incredulità

Forse è un’arma a doppio taglio, forse oserei dire che è ormai superata: alla sospensione dell’incredulità da parte del lettore preferisco contrapporre l’attivazione della credulità da parte dello scrittore.

Quando si legge una storia fantastica dobbiamo essere in grado non solo di comprendere appieno quella realtà, ma anche di accettarla. È sull’accettazione di questa nuova realtà che deve lavorare l’autore. Il lettore non deve avere alcun compito se non quello di leggere.

Ambientazione

La scenografia e il contesto storico-geografico del romanzo fantastico giocano un ruolo fondamentale. Concorrono ad aumentare il fascino del genere, ad alimentare il coinvolgimento del lettore, a differenziare la storia dal resto della narrativa.

Romanzi ambientati in epoche moderne, attuali perfino, devono riuscire a ricreare quell’atmosfera di irreale realtà che stupisca, catturi, faccia presa sul lettore che immagina e sogna di vivere quei momenti e quei luoghi.

È sull’ambientazione nella narrativa fantastica che l’autore deve dedicare molto del suo tempo per costruire un mondo suo, personale, un mondo che definisca la storia e, secondo me, anche parte di se stesso.

Folclore, miti, leggende

Può il Fantastico allontanarsi dal bagaglio mitologico proprio dell’umanità? Sì e no, mi sento di dire. Di certo, io sono stanco di leggere storie con le stesse figure leggendarie che da troppi anni albergano nei romanzi del genere, per un’illusoria speranza di eguagliare Il Signore degli Anelli.

Ogni popolo conserva un tesoro culturale fatto di folclore e miti pressoché sconosciuti. Il primo passo da compiere, per uno scrittore del fantastico, è quello di partire alla ricerca di quel tesoro e di impossessarsene. È un tesoro che può arricchire parecchi scrittori, forse tutti: l’unica prova da superare, per riuscire a prenderlo, è di avere una mente predisposta ad accoglierlo.

Ricerca dell’insolito

A fianco alla leggenda si pone un altro elemento che di diritto rientra nella sfera del Fantastico: l’insolito. È tutto ciò di inspiegabile, di fuori dell’ordinario, di inclassificabile. È quel realismo fantastico di cui Pauwels e Bergier parlano ne Il mattino dei maghi.

Una doppia ricerca, dunque, per quello scrittore che vuole fare del Fantastico la sua seconda veste, la sua unica strada da percorrere, l’obiettivo della sua narrativa.

Innovazione

È l’elemento che contiene gli altri, anzi che li definisce e li completa. Il Fantastico ha bisogno di esser rinnovato, ha bisogno di percorrere nuove strade, di rimodellarsi e ridefinirsi. Lo scrittore di Fantastico deve farsi pioniere e scrivere ciò che nessun altro prima di lui ha scritto.

Quali vie per il Fantastico?

Quali sono, secondo voi, gli elementi che caratterizzano questo genere? In che modo può rigenerarsi il Fantastico? Che cosa apprezzate maggiormente in questo tipo di storie?

8 Commenti

  1. KINGO
    17 luglio 2013 alle 12:13 Rispondi

    Condivido le tue parole al 110% !

    Come ho già detto altre volte, secondo me il fantastico non è un genere, bensì una cornice per altri generi.
    Tutti gli elementi di cui parli in questo post, (ambientazione, folclore, ricerca dell’insolito), in effetti, sono più collegabili alla cornice di un romanzo che al suo genere.
    Sono abbastanza soddisfatto, Daniele; alla fine hai deciso di sposare la mia idea?

    • Daniele Imperi
      17 luglio 2013 alle 12:29 Rispondi

      Grazie, Kingo.

      Perdona la mia memoria vacillante… quale idea avrei sposato? Pensavo di essere single :D

      • KINGO
        17 luglio 2013 alle 12:46 Rispondi

        In un vecchio commento ti avevo parlato di parecchi elementi che hai esposto qui.

        Comunque, mi sa che tu sei sposato con la scrittura…

        • Daniele Imperi
          17 luglio 2013 alle 13:32 Rispondi

          KINGO

          Comunque, mi sa che tu sei sposato con la scrittura…

          Ahah, non so se esserne fiero o preoccuparmi :D

  2. Andrea Atzori
    17 luglio 2013 alle 13:27 Rispondi

    Ciao Daniele,

    ottimo pezzo, schematico e chiaro come sempre. L’argomento mi tocca particolarmente sia come autore che come blogger e per rispondere alla non facile ultima domanda ti volevo segnalare la rubrica che teniamo ormai da mesi per Sul Romanzo, dove mi barcameno nel cercare dei sentieri coerenti di approccio al genere. Anche se mi sono concentrato più che altro sul fantasy (che se vogliamo è una realtà a sé), il discorso si espande per forza di cose a tutto il fantastico come “poetica”, se permetti il termine. Per chi volesse approfondire e se ti andasse di lasciare un contributo, siam qua: “Fantasia, un malessere etimologico.” (e puntate di seguito). http://www.sulromanzo.it/blog/fantasia-un-malessere-etimologico

    Ciao!

  3. Salomon Xeno
    17 luglio 2013 alle 15:40 Rispondi

    Che dire, condivido le tue parole. Il fantastico può effettuare una comparsa garbata in una storia del tutto realistica, oppure esserne l’elemento preponderante. Nel corso di una presentazione, una signora (scrittrice/editor) paragonò il fantastico alla retta dei numeri. Per i digiuni di matematica, la retta reale, anzi la semi-retta che va dallo zero a infinito, dove lo zero rappresenterebbe il realismo assoluto (se anche è possibile) e più ci si allontana più il fantastico diventa dominante e distante dalla realtà.

  4. Ryo
    9 agosto 2013 alle 10:49 Rispondi

    KINGO
    il fantastico non è un genere, bensì una cornice per altri generi

    Ottima definizione!

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