Scrivere è comunicare

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I colori della scrittura

I colori della scrittura

 Questo è un guest post scritto da Irene Ferri.

In questo guest post espongo la mia teoria dei colori della scrittura. Mi chiamo Irene Ferri e mi occupo di comunicazione. Mi sono spesso chiesta quando ci si possa definire “scrittori”. Nella mia lunga, lunghissima carriera (a 6 anni preferivo carta e penna alla Barbie), ho imparato ad utilizzare tutti gli stili e tutti i registri di scrittura. Con il termine “scrittore” io intendo non l’artista, ma l’artigiano che utilizza come strumento la sua penna e come materiale il foglio bianco. Saper scrivere vuole dire essere dei tecnici in senso stretto, saper interpretare l’occasione di redazione secondo le varie tecniche stilistiche.

Ringrazio Daniele di avermi dato l’opportunità di descrivere la mia teoria. Spero di aiutare profani e professionisti a riflettere sul fatto che saper scrivere vuol dire essere capaci di trattare di ogni argomento in ogni stile. Perché ho scelto i colori? Perché essi sono quell’elemento, immediatamente riconoscibile e di esperienza comune, in grado di dare una percezione immediata riguardo ad una sensazione o ad uno stato d’animo.

Per fare un esempio: è noto a chiunque che tingere le pareti della camera di un rosso sgargiante equivalga a fare molta fatica a rilassarsi. Il rosso, infatti, è il colore “energetico” per eccellenza, in grado di stimolare l’attività e la fattività. (È implicito il suggerimento a non usare il rosso nella stanza da letto). I colori, dunque, sono un percetto immediato attivo non solo sulla mente, che ne subisce l’influenza, ma anche sul corpo, che risponde alla sollecitazione tramite il sistema neurovegetativo stimolando o deprimendo le sue funzioni.

I colori della scrittura sono quattro. Possiamo esplorarli e definirli in ogni movimento stilistico. Essi dotano la forma espressiva di tutti i connotati sintattici, grammatici e contenutistici necessari. Ogni colore diventa una precisa tecnica per scrivere di argomenti assegnati. Analizzerò ogni colore secondo 4 parametri tecnici: lunghezza del periodo, velocità e cadenza del ritmo, scelta dei vocaboli, punteggiatura. Alla fine di tutto, per fissare i concetti, ho inserito uno specchietto riassuntivo.

La scrittura rossa

L’abbiamo definita prima, attraverso il principale significato attribuito al colore rosso: quello dell’energia. Utilizziamo una scrittura di questo tipo in settori di azione, di emozione, di pathos; tipicamente quando vogliamo muovere animi, emozionare, provocare reazione e sentimento. In quale settore possiamo ricorrere all’uso di questa scrittura? In generale nel settore artistico, nel quale la finalità della comunicazione è un messaggio “vibrante”, appassionato, a volte anche estremo. Quali sono le emozioni che chi scrive non può dimenticare di evocare? Eccole.

  • rabbia
  • paura
  • tristezza
  • disgusto
  • gioia
  • disprezzo

Definiamo ora le caratteristiche tecniche dello stile.

  • periodi corti, con poche subordinate
  • ritmo veloce
  • vocaboli “estremi” ed incisivi
  • punteggiatura costituita da punti o punti esclamativi

La scrittura verde

Con il colore verde sottolineiamo una scrittura di tipo tecnico. È una scrittura che ispira comprensione, tolleranza, energia mentale. La useremo quindi per la scrittura di cataloghi, di preventivi, o per l’uso in campo contabile, analitico, schematico, per un saggio o una trattazione specialistica.

Caratteristiche tecniche:

  • periodi intermedi, con subordinate solo relative
  • ritmo lento
  • vocaboli tecnici
  • punteggiatura di media entità

La scrittura blu

Il colore blu viene solitamente usato per il rilassamento. Quindi, utilizziamo la scrittura “blu” quando vogliamo ispirare calma, serenità, professionalità, argomentazione, fiducia. È molto indicata nei settori della vendita e della negoziazione, quando si stia lavorando alla creazione di una relazione di stima (quindi ad esempio nelle trattative) o quando si abbia la necessità di trattare un argomento complesso in maniera semplice.

Caratteristiche:

  • periodi lunghi, ricchi di subordinate
  • ritmo cadenzato, come le onde del mare
  • vocaboli di media intensità
  • punteggiatura costituita da punti e virgola, due punti

La scrittura gialla

Il colore giallo è quello del sole, dell’oro. La tonalità era riservata agli dei, alle persone importanti, al “management”. Anche oggi viene associato alla preziosità, la vivacità, la vitalità. Il giallo rappresenta una scrittura di alto registro, da utilizzare nelle occasioni “ufficiali” o formali.

Caratteristiche:

  • periodi medi, con molte subordinate
  • ritmo solenne
  • vocaboli di alto registro
  • punteggiatura molto diffusa

Ho cercato di schematizzare il più possibile e categorizzare le informazioni, confidando nell’utilità di quanto detto per chi sia alla ricerca di una professione nel campo della comunicazione scritta, ma anche per chi semplicemente desideri affinare le sue capacità verbali. Desiderio che, mi auguro, possa diventare sempre più diffuso.

Ecco uno specchietto riassuntivo delle 4 scritture.

Colore
Lunghezza del periodo
Ritmo
Scelta delle parole
Punteggiatura
Rosso Corto Veloce Estremi, incisivi Punti fermi, esclamativi
Verde Medio Lento Tecnici Di media entità
Blu Lungo Cadenzato Mediamente intensi Punto e virgola, due punti
Giallo Medio Solenne Di alto registro Molto diffusa

La guest blogger

A sei anni ho cominciato a scrivere e non mi sono più fermata. Ho affinato le mie capacità con studi classici, corsi di giornalismo, traduzioni in più lingue. Il mio sogno era diventare sceneggiatrice o drammaturga, ma la vita mi ha portato altrove.

Le esperienze vissute hanno contribuito ad affinare le mie conoscenze e la mia cultura, e con il tempo sono diventata sempre più “donna di marketing”, acquisendo capacità nelle relazioni di lavoro, nelle trattative, nella pubblicità e nella comunicazione.

Nel mio sito Come si scrive mi occupo di scrittura e di comunicazione. Scrittori si nasce, ma si diventa professionisti grazie allo studio, alla disciplina ed ad una sana curiosità verso il mondo e la vita degli altri. L’arte si vive, la tecnica si impara.

41 Commenti

  1. Neri Fondi
    8 maggio 2013 alle 09:33 Rispondi

    Interessante la tua suddivisione in colori, anche se trovo che sposti forse un po’ troppo l’attenzione sull’aspetto “artigianale”, come lo definisci tu, piuttosto che su quello artistico.
    È giusto, a mio modo di vedere, apprendere le tecniche che hai correttamente elencato e spiegato, ma credo che una volta apprese ognuno debba generare un proprio stile personale. Non dimenticando, bensì rielaborando le tecniche per trovare la propria strada, in ogni “avventura di scrittura” che si trova a dover affrontare.
    Volevo solo precisare questo, e farti i complimenti per questo interessantissimo articolo che probabilmente ha dato spunto a qualcosa di nuovo per il mio blog.

    A presto!

    Neri.

  2. Irene
    8 maggio 2013 alle 10:01 Rispondi

    Grazie Neri per il tuo contributo :) La scrittura prettamente “artistica” la inserisco in quella emozionale, quindi la rossa, carica di emozioni e immagini.

    Comunque hai ragione, ho volutamente messo un accento sull’aspetto prettamente tecnico, proprio per sottolineare che lo scrivere è una professione che richiede perizia e disciplina. Lo stile è il passo successivo alla mera riproduzione e all’esercizio stilistico, nel senso che si trova maturando e scrivendo, forgiando la personalità e la professionalità. La tecnica rimane la base. Chi si dice “scrittore” trova la propria identità proprio nel sapere come scrivere.

    A presto!

    Irene

  3. Lucia Donati
    8 maggio 2013 alle 11:56 Rispondi

    Molto interessante, Irene. Scusa una domanda: come mai parti dall’assunto che i colri da considerare siano quattro, e proprio quelli? Cioè: perché è un assunto? Non è arbitraria la scelta? Non mi pare che le indicazioni per il verde non siano così condivisibili (perché assimili la scrittura tecnica al verde?). In ogni caso trovo l’accostamento interessante e mi complimento per la visione “filosofica”. A cosa ti sei ipsirata, più specificamente?

  4. Irene
    8 maggio 2013 alle 12:13 Rispondi

    Ciao Lucia, grazie per l’intervento. Mi sono attenuta a 4 settori macro che definiscono le aree nella quali si interviene con la scrittura, quindi: area artistica, area tecnica, area commerciale, area formale. Sono macro, quindi vengono definiti come “contenitori” nei quali inserire le sottoaree.

    Per esempio, la scrittura di un libro potrebbe essere inserita nell’area artistica qualora si tratti di uno scritto di poesie oppure tecnico se si tratta di una guida sulle abitudini alimentari dell’orso grigio. Non so se mi spiego :)

    Se devo scrivere uno script di vendita, mi atterrò alla scrittura blu se voglio curare la reputazione di un brand e fidelizzare un cliente oppure a quella rossa se mi serve utilizzare un linguaggio persuasivo.

    All’interno dei macrosettori si possono poi definire categorie strutturate e più articolate.

    Per definire ogni scrittura, ho studiato il significato in campo marketing di ogni colore ed ho cercato l’accostamento sulla qualità più importante dello stile. Ad uno stile tecnico serve competenza, rigore, energia mentale disciplinata, e queste caratteristiche sono meglio rappresentate (sempre in studi di marketing) dal colore verde.

    Mi auguro di essere stata chiara :) comunque sono a disposizione!

    • Lucia Donati
      8 maggio 2013 alle 12:44 Rispondi

      Cosa sono i settori macro? Il “campo marketing” di ogni colore cos’è? Su cosa si basa? Il colore verde secondo altre discipline, sicuramente più antiche del marketing non è associata agli elementi che tu elenchi. Comunque interessante il tentativo a mio avviso abbastanza riuscito di assimilare i colori alle varie voci della scrittura. Dico interessante perché il tuo ragionamento assomiglia ad alcuni miei modi di vedere le cose.

      • Irene
        8 maggio 2013 alle 12:52 Rispondi

        I settori macro sono delle categorie molto ampie che racchiudono categorie più piccole, le quali hanno in comune alcuni fattori.

        Parlando di colore in senso marketing, faccio riferimento a studi che vengono realizzati in campo psicosociale per definire l’impatto del singolo elemento sul target di riferimento. Il colore, è dimostrato, ha un effetto psicologico: un fustino di detersivo blu è percepito in maniera differente da uno giallo e l’uso del colore stimola o deprime il comportamento di acquisto. Con una rapida ricerca su google trovi riferimenti in questo senso.

        So dell’esistenza di altre discipline che interpretano il colore in modi differenti da quello indicato, ma ho scelto di attenermi a studi effettuati nel campo della psicologia del lavoro. Il mio obiettivo era dare etichette semplici: spesso non è facile nè interessante parlare della tecnica scrittoria in senso stretto. ;)

        • Lucia Donati
          8 maggio 2013 alle 13:43 Rispondi

          Capisco il tipo di lavoro che hai fatto. Comunque conosco bene gli effetti e gli impieghi del colore perché li studio da molti anni. Non conoscevo questa cosa relativa al marketing perché per il colore mi interesso di discipline antiche e quindi che hanno basi certamente molto consolidate e utilizzate (magari da millenni). Ma tu continua con il disorso dei colori. Se vuoi approfondisci questo tema, integrando le tue conoscenze relative al marketing con lo studio delle discipline orientali ed il loro uso del colore. Magari ti sorpenderà trovare analogie e differenze. Lo studio dell’applicazione del colore richiede molto tempo e apertura. Per ora, complimenti.

          • Irene
            8 maggio 2013 alle 13:49

            E’ un campo estremamente affascinante e di immediata comprensione :) ti ringrazio per le tue osservazioni, Lucia, c’è davvero molto materiale di studio. ;)

    • Irene
      8 maggio 2013 alle 13:20 Rispondi

      Integrazione già fatta, ma ribadita: la teoria di Ciro Imparato sui 4 colori della voce è quella a cui mi sono “ispirata” per questo post. Quella di Ciro è una teoria strutturata, un brand su cui Ciro lavora per l’uso della voce in molti campi. Il mio è un tentativo di categorizzazione degli stili di scrittura, sempre con riferimento ai colori.

  5. Patrizia Pisano
    8 maggio 2013 alle 12:18 Rispondi

    Qualcosa di molto simile l’ho letto e ascoltato da Ciro Imparato. Ho conosciuto la teoria dei 4 colori proprio da Imparato. È la sua teoria già da tanto tempo. Soltanto che è legata alla voce.
    Ho letto il suo libro e ho seguito un suo audiocorso. I 4 colori (giallo, verde, blu e rosso) caratterizzano i quattro modi di usare la voce. Il suo marchio parla chiaro.
    In effetti, ascoltando Imparato, l’associazione con la scrittura è stata inevitabile.
    Sì, teoria davvero interessante che può essere applicata anche alla scrittura. Tu l’hai reso possibile :)

  6. irene
    8 maggio 2013 alle 12:22 Rispondi

    Ciao Patrizia, di Ciro conosco la teoria sui 4 colori della voce che conosco e condivido :) In un certo senso, è stata l’ispirazione per una categorizzazione macro degli stili di scrittura. :) Ho pensato che una teoria simile potesse essere applicata anche in questo campo.

  7. KINGO
    8 maggio 2013 alle 12:54 Rispondi

    Non amo gli schemi e le categorie; personalmente preferisco lasciare la classificazione e la sistematica alla biologia.
    Non ho problemi a mettere i periodi corti e i punti esclamativi nei discorsi filosofici, e riesco tranquillamente a inserire un periodo di dieci righe in una scena d’azione.
    La punteggiatura, poi, è una questione di ritmo; ognuno fa un po’ come gli pare.
    Mi sembra inutile stare a farsi tanti problemi, meglio scrivere a sensazione e seguire un unico principio fondamentale: l’importante è farsi capire.
    Tanto il nostro cervello è limitato, così come le storie che possiamo scrivere…

    • Irene
      8 maggio 2013 alle 13:16 Rispondi

      Non amo usare la parola problemi, su una cosa però hai ragione: l’importante è farsi capire. Il problema (come dici tu) è il tratto di stile versus l’incomunicabilità. Posso scegliere di usare una frase di una sola parola, se sono perfettamente padrone di quella tecnica e raggiungo l’obiettivo (imprescindibile per chi fa il comunicatore) di essere compreso.

      Di sicuro il talento e la passione sono il plus di qualsiasi artista, assolutamente necessari per fare la differenza. Il resto lo fanno la lettura, l’esercizio, la disciplina. Quante volte capita di vedere virgole messe a caso, periodi lunghi come la scia di una lumaca, frasi con soggetti e verbi messi a caso. Non sono certo una maniaca precisina, ma penso che mettere definizioni e punti fermi su quello che può essere un registro stilistico faccia più che bene. Personalmente, ho passato l’adolescenza su Manzoni e Dante e, nonostante allora mi chiedessi il senso, ringrazio chi devo per le notti passate su allitterazioni e zeugmi ;)

      • KINGO
        8 maggio 2013 alle 16:55 Rispondi

        In fin dei conti hai ragione.
        Io stesso, per quanto mi piaccia pensare di non avere regole, sono capace di passare ore e ore davanti a quattro righe, pur di migliorarle…

        • Irene
          8 maggio 2013 alle 17:09 Rispondi

          :) abbiamo degli illustri precedenti latini, che si ammazzavano con il labor limae …

      • KINGO
        8 maggio 2013 alle 16:59 Rispondi

        In fin dei conti hai ragione.
        Io stesso, per quanto mi piaccia pensare di non avere regole, sono capace di passare ore e ore davanti a quattro righe pur di migliorarle…

  8. Patrizia Pisano
    8 maggio 2013 alle 12:57 Rispondi

    Ciao, Irene :)
    lo davo quasi per scontato che tu avessi letto la teoria di Ciro Imparato. Quella dei 4 colori non poteva essere una coincidenza! Tuttavia mi è sembrato corretto citarlo anche per approfondire il tuo post. Per chi non lo conoscesse (anche se è molto famoso) potrebbe essere utile immergersi anche nei contenuti di Ciro Imparato.
    Sai, credo che dietro al suo lavoro ci sia stato un grande impegno. Il suo metodo è ormai un punto di riferimento per molti e d’ispirazione per altri :) che è sempre una buona cosa…

    • Irene
      8 maggio 2013 alle 13:01 Rispondi

      Ma certo, anzi, ti ringrazio di averlo specificato. :)

      • Irene
        8 maggio 2013 alle 13:07 Rispondi

        Ecco il link del lavoro di Ciro Imparato, per chi non lo conoscesse fourvoicecolors.com/

      • Irene
        8 maggio 2013 alle 13:22 Rispondi

        Patrizia, su tuo suggerimento ho integrato la risposta precedente. Non ho specificato subito, in quanto quello di Ciro è un lavoro che lui porta avanti da anni e che lo ha portato ad essere un riferimento nel suo campo, il mio un più modesto tentativo di categorizzazione che vuole stimolare riflessioni e dibattiti. Grazie per la tua osservazione :)

  9. Lucia Donati
    8 maggio 2013 alle 13:57 Rispondi

    Irene
    E’ un campo estremamente affascinante e di immediata comprensione ti ringrazio per le tue osservazioni, Lucia, c’è davvero molto materiale di studio.

    Prego, ci mancherebbe. Oggi ho imparato qualcosa sul marketing…

  10. Cristiana Tumedei
    8 maggio 2013 alle 17:11 Rispondi

    Un’analisi davvero interessante. Sai quale sarebbe un esperimento valido, Irene? Trattare un argomento utilizzando le tecniche di scrittura afferenti ai quattro colori di cui hai parlato.

    Credo sarebbe piuttosto curioso scoprire quale di questi trasmette meglio il messaggio; quale tonalità rende la trattazione più chiara o coinvolgente. Cosa ne pensi?

    Complimenti per il guest post :)

  11. Irene
    8 maggio 2013 alle 17:19 Rispondi

    Una specie di sfida, insomma :) bisognerebbe trovare un argomento che si adatti a tutti gli stili. Oppure creare un esperimento ad hoc, volutamente forzato, utilizzando tutti i colori. Grazie Cristiana! :)

    • Cristiana Tumedei
      8 maggio 2013 alle 17:23 Rispondi

      Figurati, secondo me non importa l’argomento. Lo dici anche tu: bisogna saper scrivere di qualsiasi cosa utilizzando ogni registro. Dunque, potenzialmente l’esperimento potrebbe riguardare qualsiasi tema ;)

      Un bell’esercizio di scrittura. Io ci proverei.

      • Irene
        8 maggio 2013 alle 17:28 Rispondi

        Mi metto in meditazione e vedo di produrre. Poi ti aggiorno. :)

        • Irene
          8 maggio 2013 alle 19:04 Rispondi

          Detto, fatto. Ecco il post prodotto: idieffe.blogspot.it/2013/05/il-lupo-cattivo-ha-mangiato-la-nonna.html

          • Cristiana Tumedei
            8 maggio 2013 alle 19:13

            Velocissima e puntuale. Spero l’esercizio ti sia stato utile. Magari potrei provarci anch’io un giorno ;)

            Grazie per esserti messa in gioco e aver accettato la sfida!

  12. Irene
    9 maggio 2013 alle 15:25 Rispondi

    Cristiana Tumedei
    Velocissima e puntuale. Spero l’esercizio ti sia stato utile. Magari potrei provarci anch’io un giorno
    Grazie per esserti messa in gioco e aver accettato la sfida!

    Grazie a te per averla proposta :) amo le sfide!

  13. Giordana
    10 maggio 2013 alle 09:10 Rispondi

    Finalmente riesco a commentare questo bel pezzo, letto per la verità ieri. Concordo su tutto, ma non mi soffermerò sulla teoria dei colori. Mi piaceva invece il concetto di scrittore artigiano. Ed è proprio così. Tra l’altro, inaspettatamente, se penso alla figura dello scrittore di 200 anni fa e lo paragono a quello moderno… indubbiamente nel mio immaginario è l’ultimo a risultare più artigiano, con la sua buona dose di strumenti (tecniche) e segreti per incanalare la vena artistica.

    • Irene
      10 maggio 2013 alle 09:26 Rispondi

      Ciao Giordana, grazie per il contributo :) In effetti, uno scrittore è tanto artigiano quanto uno scultore: arriva l’idea che va impressa, ma è la cesellatura che crea il capolavoro.

      Credo che chiunque utilizza questo strumento di comunicazione sappia molto bene quanto una parola, la lunghezza di una frase o un certo uso della punteggiatura creino effetti differenti… e giustamente, come nel caso dello scultore che crea nell’argilla o nella pietra, gli strumenti sono diversi a seconda della circostanza.

      A questo miravo nel mio tentativo di categorizzazione.

  14. L.Nembi
    11 maggio 2013 alle 11:13 Rispondi

    Ciao,
    raramente mi sono trovato meno d’accordo con un punto di vista. Per come la vedo io, tecnica e stile sono solo la cornice per ciò che è il vero dipinto (per stare in tema di colori), il vero significato dello scritto. Uno scrittore non è necessariamente un tecnico, anzi, trovo che uno scrittore che si reputi un tecnico sia ben lontano dalla mia concezione di “scrittore”. La venerazione della tecnica è lo spirito apollineo che copre completamente il caos che c’è necessariamente nelle nostre vite, se mi permettete di usare concetti Nietzchiani per esprimermi al meglio. L’importanza suprema di uno scritto è quella di condividere, di ispirare e di suscitare. Per questo, la tecnica non è di massima importanza.
    Mi trovo in totale disaccordo anche con il tuo pensiero secondo il quale “scrittori si nasce, ma professionisti si diventa grazie alla disciplina”. La parola ‘disciplina’ suggerisce un’estrema rigidità che non vedo come possa ben legarsi con la creazione. La creazione (e quindi la scrittura, in una manifestazione) deve originarsi dal caos, dal disordine, dall’illuminazione improvvisa, dalla rabbia, dalla frustrazione per non trovare la giusta storia per esprimere tale concetto. In tutto questo non ci vedo nessuna disciplina fortunatamente, perché la trovo una nemica della creazione.
    Con questo non voglio assolutamente dire che la tecnica sia inutile, ai fini della bellezza di uno scritto. Sono il primo ad esaltarmi per l’uso di una determinata metafora, ma non la ritengo l’elemento fondamentale. Certo è importante per la realizzazione di una buona opera sotto tutti i punti di vista, ma ad un capolavoro di sola tecnica che non dice niente, preferirò sempre un capolavoro che mi sconvolge senza star lì a contare quante virgole ha messo.

    • Irene
      11 maggio 2013 alle 11:43 Rispondi

      Ciao L. Nembi, aspettavo un intervento simile e ti ringrazio del contributo :) Le tue parole le conosco bene, era il mio stesso pensiero vent’anni fa, quando contestavo la mia prof di italiano che pretendeva di sgrezzare il mio talento con “tecnica” e “disciplina”e mi constringeva per ore ad analizzare i testi altrui. Non ne vedevo assolutamente il senso: il mio dono mi stava bene e fintanto che potevi suscitare forti emozioni negli altri ero contenta ed appagata. Perchè dovevo studiare l’allitterazione in Dante e la litote in Petrarca? Non mi serviva.

      Con gli anni, devo dire, ho apprezzato lo studio (faticoso) e la disciplina (terribile), perchè, usando la scrittura per lavoro, ho dovuto sedermi davanti al foglio bianco e creare il meglio anche in assenza del famoso “momento ispirativo”. Quelli continuo ad averne, ma mediamente tra le 4 e le 5 del mattino :) mentre per lavoro devo creare anche alle 14.30 e quello è il mio momento meno ispirato… lì mi ha soccorso e mi soccorre la pura disciplina, la tecnica, la cultura. Grazie al cielo.

      Il mio tentativo di categorizzazione e di insistenza sulla tecnica non nasce certo da un prurito maniaco. Il caos, il sentimento, l’istintività, sono cose che uno scrittore deve dominare e saper trasmettere. E per farlo, deve essere perfettamente padrone della tecnica della scrittura. Diversamente, è un “artista” che potrebbe al limite esprimere un sentimento, ma non riuscire a trasmetterlo. Non dimentichiamo che la scrittura è comunicazione e serve per costruire ponti, il linguaggio è un codice convenzionale. Diversamente saremmo muti.

      Detto questo, la mia esperienza di scrittrice 40enne con una carriera di 34 anni di scrittura mi ha insegnato quanto sopra da me esposto. E’ ovviamente un punto di vista, anche provocatorio e spinto nel senso della tecnica, ma a ragion veduta: troppo spesso mi tocca leggere scritti di sedicenti “scrittori” che commettono delitti linguistici e non arrivano allo scopo di farsi comprendere. Il mio obiettivo è fare riflettere. Apprezzo ogni punto di vista e spero comunque di aver fornito spunti, anche qualora non siano condivisi. :)

  15. L.Nembi
    11 maggio 2013 alle 12:11 Rispondi

    Premetto che sentir parlare così facilmente di “talento” e “dono” in prima persona lo trovo più provocatorio del punto di vista estremo da te espresso, ma anche questo è un punto di vista. Il mio, in questo senso, è che chi parla con troppa facilità del proprio talento etichettandolo come tale, lo vive o con estrema leggerezza o sente un estremo bisogno di ripeterlo e dimostrarlo.
    Comunque credo che tu abbia sbagliato a vivere in questo modo lo studio dei grandi della letteratura. Ogni scrittore è prima di tutto un lettore, e in quanto tale curioso. Io ho sempre vissuto con grande passione e curiosità lo studio di Dante e delle sue rime, metafore e profezie, così come Petrarca e ogni scrittore successivo, che abbia poi amato o detestato. E mai questo studio, che nel mio caso non ha mai richiesto forzatura, ha intaccato la mia voglia di scrivere.
    Tutti gli scrittori che portano avanti un lavoro sono costretti a scrivere in momenti che non sono carichi dell’istinto creativo – che, siamo d’accordo, è principalmente notturno. Ma a mio modo di vedere le cose questo non significa sottomettere la creazione alla disciplina, ma ricercare con applicazione l’oggetto dell’ispirazione e svilupparlo per amore di questo.
    Mi rendo conto che questo possa dipendere dal fatto che tu scrivi per lavoro e, per definizione, questo richiede disciplina, mentre io scrivo solo per passione.
    Forse è per questo che il dibattito risulta così interessante :)

  16. Irene
    11 maggio 2013 alle 12:59 Rispondi

    :) interessante perchè provocatorio. Ne sono felice e ti ringrazio per l’esposizione del tuo punto di vista di appassionato. :)

  17. Kinsy
    13 maggio 2013 alle 13:28 Rispondi

    Mi è piaciuta molto l’immagine dello scrittore come artigiano, anziché come artista.
    I colori rendono molto ben l’idea di quattro stili.

    • Irene
      13 maggio 2013 alle 14:10 Rispondi

      Grazie Kinsky per il tuo apprezzamento :)

      • Irene
        13 maggio 2013 alle 14:10 Rispondi

        Scusa, Kinsy… una k di troppo ;)

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