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Il romanzo che mi ha fatto amare i libri

Amore per i libriHo scritto molto tempo fa di aver iniziato a leggere molto tardi. A leggere sul serio, intendo, altrimenti mi è toccato più o meno a sei anni come tutti. I miei mi hanno raccontato più volte che in auto li rimbambivo leggendo tutto quello che trovavo scritto nei cartelloni pubblicitari, ma è successo troppo in là nel passato per ricordarmene.

Però non amavo leggere libri da bambino, ragazzino, adolescente e questo era dovuto all’imposizione scolastica: sono allergico a regole e restrizioni. Adesso, ripensandoci, sento la mancanza di quelle letture non avute, di tutti quei classici che dovrebbero leggersi da piccoli, come L’isola del tesoro, Cuore, Tarzan, Il richiamo della foresta, i tanti romanzi di Salgari e Verne, David Copperfield, I tre moschettieri, La capanna dello zio Tom, Il cucciolo, Robinson Crusoe e poi le storie di Twain e Kipling e I ragazzi della Via Pal.

Lacune letterarie che sto colmando pian piano da adulto, nell’età in cui dovrei spingere ipotetici figli alla lettura, mentre sono qui a spingere me stesso, padre ancora mancato e figlio svogliato.

Così, leggendo il post di Nani Antefatto: quando i bambini dormono, ho voluto ripensare al momento preciso in cui per me la lettura è diventata un vizio, un bisogno da soddisfare a tutti i costi. Perché c’è stato quel momento, s’è verificata una rottura nel flusso abitudinario della mia vita. Qualche crepa a dire il vero s’era vista, qui e là, subito saldata dai mille pensieri che nascono e muoiono nella mente di un ragazzo sognatore.

Mia madre aveva iniziato la collana dei Grandi della letteratura, edita da Fabbri, oltre 50 volumi da scoprire. E ogni tanto, ricordo, ne prendevo qualcuno, lo aprivo, ne sentivo il profumo – perché a me piace molto quello della carta, specialmente se è vecchia – ne leggiucchiavo qualche frase e lo riponevo sullo scaffale.

Qualcuno, però, mi aveva conquistato, qualche storia si era lasciata incuriosire e così, a intervalli più o meno lunghi, lessi Fame e Pan di Knut Hamsun, le belle Fiabe del Reno di Clemens Brentano, Lo strano caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde di Stevenson, Lenz e Il messaggero dell’Assia di G. Büchner e le Novelle esemplari di De Cervantes.

E infine arrivò la Storia delle storie. Per me, ovvio, per le mie scarsissime letture di allora. Arrivò come tredicesimo libro. In realtà possedevo quel romanzo dal 1977, fin dalla sua prima edizione, quando le scuole elementari erano un ricordo ancora recente. Me lo regalò la mia madrina di battesimo, assieme a Buffalo Bill e il selvaggio West di Sell e Weybright – che, invece, lessi come terzo libro in assoluto – e al volume coi due romanzi Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio di Carroll, che restò a mie sorelle.

Era un libro magico. La copertina evocava un mondo fiabesco lontano nel tempo, la mappa stuzzicava le mie fantasie su viaggi immaginari chissà dove, i nomi erano estranei quanto familiari.

La Spada di Shannara di Terry Brooks

A questo punto i fanatici di Tolkien mi dichiareranno guerra e i lettori esigenti urleranno allo scandalo, ma così è, non ci posso fare niente. Per chi non lo sapesse, questo romanzo di Brooks è fortemente ispirato a Il Signore degli Anelli di Tolkien, anzi qualcuno sostiene che sia una fotocopia, anche se a me non sembra.

All’epoca io non conoscevo Tolkien, come non conoscevo il Fantasy in assoluto. Non c’era internet, quindi o te ne parlava qualcuno o frequentavi librerie o eri un topo di biblioteca. Io non rientravo in nessuna di quelle categorie e quindi vivevo la mia beata vita nell’assoluta ignoranza.

Ma allora perché non l’hai letto subito? Perché non leggevo a quel tempo, ovvio. A 11 anni avevo altro per la testa. Però lo sfogliavo ogni tanto, vagavo con la mente per le Quattro Terre disegnate sulla cartina e guardavo le figure dei fratelli Hildebrandt che illustravano il libro.

Finché mi decisi a leggerlo, quasi 10 anni dopo che mi fu regalato. Il traduttore, ricordo, aveva in odio le “d” eufoniche, non le usava mai, e leggere “a Allanon”, a quel tempo, suonava davvero strano, non come ora che quasi non ci faccio caso e talvolta scrivo anche io così. Però per me era quasi difficoltoso leggere senza l’eufonia delle “d”.

Un correttore di bozze mancato

Un altro dettaglio che mi è venuto in mente è che iniziai a tenere il calcolo dei refusi. Pazzesco, no? Eppure li contai, man mano che leggevo li annotavo nella mia mente. Ricordo che ne contai una sessantina in oltre 600 pagine, quasi uno ogni dieci pagine…

E da allora non sono più riuscito a leggere nulla senza notare errori di stampa – e talvolta anche grammaticali – tanto che sognai di fare il correttore di bozze per lavoro.

La strada per il Fantasy

Ormai era fatta: dopo l’opera prima di Brooks lessi ben 13 romanzi fantasy sui 16 che seguirono. Era nata la collana della Mondadori Urania Fantasy e ne acquistai i primi 19 volumi. Poi accadde un fatto strano, strano per me, eterno disinformato con ancora poche letture in corpo, anzi in testa: ero a via Nazionale con mia madre, non ricordo a fare cosa, e così entrammo in libreria – era la libreria Monadori, che poi si chiamò Mel Books e adesso IBS – e vagando fra i libri cosa ti scopro?

La canzone di Shannara di Terry Brooks!

Così ci mettemmo a sfogliarlo e alla fine mia madre me lo comprò. A casa scoprii che era l’ultimo romanzo di una trilogia iniziata con La spada di Shannara e Le Pietre Magiche di Shannara. Cosa?, mi dissi. Mi sono perso non uno, ma due romanzi di Terry Brooks? Tempo dopo sono riuscito a trovare una ristampa del secondo e li ho letti così uno dopo l’altro.

Leggevo ancora pochino, a dire la verità. Consultando l’elenco ho scoperto di aver letto 20 libri in 5 anni a partire da quel giorno. Però fu un inizio e iniziò tutto proprio con La spada di Shannara, il libro che mi fece innamorare dei libri e della lettura.

La storia è finita e spero vi siate divertiti a leggerla, così come io mi sono divertito a scriverla, con un sentimento nostalgico e un sorriso sulle labbra.

Ma ora tocca a voi: qual è il romanzo che vi ha fatto amare i libri? Ditelo con un post oppure nei commenti.

56 Commenti

  1. LiveALive
    10 dicembre 2014 alle 05:53 Rispondi

    Io fino ai 18 anni non ho letto praticamente nulla se non perché obbligato dalla scuola.
    Ls lettura cardine, in realtà, è stata proprio la prima: il Conte di Montecristo.
    Era un periodo in cui, su Man-Ga davano Gankutsuou – che non guardavo, ma appariva nella pubblicità, e mi incuriosiva dannatamente; e una sera mi è capitato di girare sul Milionario, e capitava proprio una domanda sul Montecristo. Allora mi sono incuriosito, e l’ho comprato.
    In realtà non lo lessi subito: durante la scuola arrivai a pagina 100, e lo abbandonai. Ma poi, durante le vacanze, mi ricapitò sotto gli occhi, e mi dissi “mi piaceva, chissà perché non l’ho finito”.
    E allora è nata una mania. Prima una mania per il Montecristo (ho passato mesi a cercare informazioni collegate su internet e libri), poi una mania per la letteratura in generale.
    In realtà io sono ancora un lettore debole, ma da allora non è passato girono senza che io riflettessi sulla letteratura.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 13:39 Rispondi

      Devo ancora leggerlo quel romanzo, a quanto ho sentito è molto bello e coi vari film ha poco a che vedere.

      • LiveALive
        10 dicembre 2014 alle 14:40 Rispondi

        Hai notato che ho commentato alle 5? XD
        Comunque, non ti di vedeva da un po’…

        • Daniele Imperi
          10 dicembre 2014 alle 15:01 Rispondi

          Ho notato ora :)
          Ero fuori… Italia, quindi mi sono preso una vacanza da tutto.

  2. Seme Nero
    10 dicembre 2014 alle 06:34 Rispondi

    Anche io da bambino leggevo i cartelli stradali!
    Ma la mia passione per la lettura (come in effetti ogni altra mia passione, anche se passeggera) l’ho inseguita. Non so da cosa sia nata ma ricordo di essere passato davanti ad una libreria un giorno, assieme ad una zia, e le ho chiesto espressamente di comprare un libro: Moby Dick. Anche se il vero battesimo l’ho avuto solo molti anni dopo, a 13 o 14 anni, col Signore degli Anelli. (La colgo solo io l’ironia?)
    A volte rifletto con un certo rammarico sul fatto che da bambino non avevo libri in casa, eccezione fatta per pochi testi comprati probabilmente a fini scolastici, e nessuno che io ricordi mi ha mai spronato a leggere. Posso dire di aver voluto questa passione, anche se non mi ritengo un lettore forte, ma spero sempre di rimediare.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 13:40 Rispondi

      Io non ho colto l’ironia :)
      A casa mia invece c’erano i libri, ma non sono stato spronato a leggere. È una passione nata da me.

  3. franco battaglia
    10 dicembre 2014 alle 07:08 Rispondi

    Robin Hood l’ho letto una decina di volte. Poi fiabe su fiabe e Urania a scatafascio.
    Ma Centuria di Manganelli (che ti ho già segnalato), è il libro che mi ha fatto amare la scrittura, e ha instillato la febbre della creatività. Sempre sia lodato. ;)

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 13:41 Rispondi

      Il Robin Hood di Dumas? Letto. Sì, Centuria l’hai segnalato, dovrò leggerne un’anteprima per farmi un’idea.

  4. Serena
    10 dicembre 2014 alle 07:51 Rispondi

    Argh. Va bene tutto, anzi, benissimo, tanto che anche questo tuo post finisce nella lista delle Risposte Da Dare. Però, ti prego: non dirmi, anche tu, che Il richiamo della foresta, i libri di Twain e quelli di Kipling sono libri per ragazzi! Non tu! Dal Richiamo devo ancora riprendermi, l’ho audio-riletto di recente.
    Comunque la risposta breve è: Il Signore degli Anelli. Ricordo distintamente il mio primo i****** da lettrice consapevole, quando arrivai all’ultima pagina e mi resi conto che ne volevo disperatamente ancora. Quello è l’amore consapevole, il primo non me lo ricordo perché ho iniziato a tre o quattro anni. A otto sconvolsi la mia maestra con un riassunto di Lettera a un bambino mai nato e, ora che ci penso, probabilmente ho un’ idiosincrasia per l’etichetta “libro per ragazzi”.
    Grazie per questo post. Quando l’Universo smetterà di mandare segnali contrari, magari riuscirò anch’io a scriverne uno, chè devo assolutamente rispondere meglio a questo tuo e agli altri.
    Vado a combattere la prima battaglia.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 13:44 Rispondi

      No, dopo che li ho letti non mi sono sembrati libri per ragazzi, non lo sono infatti, ma vengono sempre annoverati fra le letture da fare da ragazzi.

      Forse perché, in fondo, sono letture semplici. Aspetto di leggere il tuo post.

  5. Ivano Landi
    10 dicembre 2014 alle 09:19 Rispondi

    Ho già risposto a questa domanda nella serie di post che ho riunito sotto l’insegna “autobiobibliografia” e che sto pubblicando (a cadenza irregolare come tutte le mie serie) nel mio blog. Posso riassumere qui dicendo che non c’è stato in realtà un libro che mi abbia fatto innamorare della lettura perché ho cominciato a leggere sul serio appena ho potuto, cioè fin dai miei sei anni.
    Riguardo poi alla spada di Shannara l’ho letto quando è stato pubblicato in Italia. Avevo 18 o 19 anni e credo sia stato il maggior responsabile del mio blocco nella lettura del fantasy, tanto che non sono mai riuscito neanche ad aprire un libro di Tolkien.
    Almeno una cosa che ci accomuna però c’è: anch’io sto colmando pian piano le mie lacune, leggendo i classici della letteratura per ragazzi che non letto al momento dovuto.

  6. Dario
    10 dicembre 2014 alle 09:25 Rispondi

    Io sono sempre stato attratto dai libri, proprio come oggetti da osservare e sfogliare, meglio ancora se illustrati, come li preferivo da bambino. Il primo libro che ricordi era un librone vecchio e dall’odore stranissimo, nel quale erano raccolte diverse storie per fanciulli. Un altro libro a cui sono rimasto molto affezionato è “David Copperfield” di Dickens, che lessi a circa dodici anni. Romanzo enorme, impiegai più di un mese per terminarlo. Forse proprio per questo lungo tempo trascorso a portarmelo da una stanza all’altra nei momenti liberi sono rimasto poi così legato a quel libro.
    L’amore per la lettura credo che mi sia stato indotto dalla lettura stessa; non c’è un libro particolare che abbia svolto una funzione decisiva in questo senso.
    Infine, sin da piccolo ho sempre creduto che a scuola non avessero la minima idea di cosa fosse davvero la lettura. Un po’ presuntuosello, lo so…

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 13:49 Rispondi

      “David Copperfield” ce l’ho, ma ancora da leggere, come altri di Dickens.
      Diciamo che a scuola gli insegnanti sono legati sia ai programmi da seguire sia ai loro gusti personali, spesso discutibili.

  7. Banshee Miller
    10 dicembre 2014 alle 09:28 Rispondi

    Lo so, potrà sembrare molto strano, ma le coincidenze ci sono, a volte. Mentre leggevo il tuo pezzo m’è venuta la pelle d’oca. Incredibile, sembra la mia storia. E poi La spada di Shannara, oh, è successo esattamente la stessa cosa anche a me. Proprio con quel libro, regalatomi da mia zia Angela. Nella mia vita c’è il prima e il dopo La spada di Shannara. Dopo quel libro niente è stato come prima. Sono diventato un lettore, avevo quindici o sedici anni e La spada di Shannara mi ha aperto le porte di un mondo meraviglioso.
    Sono ancora scosso dalla coincidenza e dal ricordo. Pazzesco.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 13:53 Rispondi

      Coincidenza curiosa, davvero! :D
      Insomma, ce ne sono di libri che possono invogliare a leggere. Secondo me, forte ispirazione a Tolkien a parte, quel libro è scritto in modo da catturare il lettore, facendolo entrare in un modo fiabesco dove tutto sembra mistero.

      Non si capisce come siano governate quelle terre, se ci sia una forma di religione, se ci sono tradizioni e festività. Può benissimo essere una lacuna di Brooks, ma in me ha suscitato parecchia curiosità.

  8. Luciano Dal Pont
    10 dicembre 2014 alle 11:06 Rispondi

    Anch’io sono sempre stato – e sono tutt’ora – allergico alle regole, eppure al tempo della scuola ricordo che già leggevo con piacere. Le letture che rammento: Cuore, Moby Dick, Zanna Bianca, qualche brano qua e la de I promessi sposi, e altre che sfumano nella memoria; ricordo anche brani dell’Iliade e dell’Odissea, letti senza capirci assolutamente nulla ma poi spiegati dal professore di lettere, una sorta di Joe Lo Smilzo con una faccia da fuori di testa, autorevole e severo all’occorrenza, ma con un senso dell’umorismo e un gusto del paradosso fuori dal comune, istrionico, ironico, imprevedibile, a volte plateale, capace di profonde e dotte spiegazioni sui più reconditi significati di quei poemi ma altrettanto capace di glissare in modo evanescente su domande precise rivolte da noi studenti su particolari che a lui apparivano insignificanti e scontati, del tipo: “professore, ma chi è il nume?” e lui: “Il nume è… il nume!”. Del resto, a quel tempo già scrivevo racconti e poesie e i miei temi erano regolarmente i migliori non solo della classe ma di tutta la scuola. Va be’, concedetemi questa piccola presunzione, d’altra parte lettere era l’unica materia nella quale andassi bene, tutto il resto era un miserevole disastro. Volevo fare lo scrittore, ma poi prevalsero interessi più tecnici – corse automobilistiche – e la vita mi portò in direzioni diverse. Ma in realtà non ho mai smesso del tutto di scrivere e neppure di leggere, anche se alternavo periodi di full immersion ad altri di totale astensione letteraria. Fu nel 2003 che tornai a riesumare quel mio sogno di ragazzino. Ora sarò condannato alla fucilazione alla schiena citando uno scrittore recentemente scomparso che è sempre stato dileggiato dalla critica più raffinata e intellettuale, forse anche a ragione, non lo so, ma a che a me è sempre piaciuto, anche se solo relativamente ad alcuni romanzi, non a tutti, e mi riferisco a Giorgio Faletti. A quel tempo mi capitò per caso fra le mani il suo Io uccido, e quell’inizio del primo carnevale “L’uomo è uno e nessuno. Porta da anni la sua faccia appiccicata alla testa e la sua ombra cucita ai piedi e ancora non è riuscito a capire quale delle due pesa di più…” e quel che segue, da maniaco dell’incipit, mi catturò e lessi il libro in pochi giorni. Poi lessi anche quelli successivi – Fuori da un evidente destino è quello che mi è piaciuto di più – e in seguito, da pilota d’aerei e appassionato di volo, la mia attenzione fu catturata da Richard Bach, lo scrittore – pilota americano di cui ho letto tutto, e di cui citerò Un dono d’ali, Biplano, Illusioni, Nessun luogo è lontano, Niente per caso, Straniero alla Terra, Uno, Via dal nido, la serie Storie dei furetti e ovviamente il mitico Il gabbiano Jonathan Livingstone; nello stesso periodo lessi anche Il piccolo principe, di Saint-Exupery, dopodiché scoprii Stephen King e i suoi It, Misery, Il gioco di Gerald, Cose preziose e diversi altri… già, ma la domanda era: qual’è il romanzo che vi ha fatto amare i libri? Oddio… non lo so… forse non ce n’è uno in particolare, forse li ho sempre amati, a prescindere da un romanzo in particolare.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 13:59 Rispondi

      Ho 3 libri di Faletti, ma non ne ho ancora letto nessuno. Ho sentito di chi non l’ha apprezzato e di chi invece lo ama. Sempre questione di gusti.

  9. wawos
    10 dicembre 2014 alle 11:36 Rispondi

    Brevemente, al contrario della sua lunghezza di stampa, il via mi è stato dato dal romanzo “Tom Jones” di Fielding.

  10. Fabio Amadei
    10 dicembre 2014 alle 11:51 Rispondi

    A metà degli anni ’70 e ’80 ho letto di tutto: dalle poesie di Baudlere, ai romanzi di Kerouac, alle follie psichedeliche di Ginsberg e i racconti di Fante. In quegli anni andava forte Hesse. Ho spaziato da Sartre a Camus spaccandomi la testa con Kierkegaard. Kafka è stato quello che mi ha affascinato più di tutti, insieme a Dino Buzzati. Non contento, sono passato all’ assurdo e al nonsense con autori tipo Beckett, Queneau , Jonesco e Campanile.
    Nel mezzo ho letto molti gialli (mio padre ne leggeva molti).
    Manganelli l’ho scoperto di recente e le sue Centurie sono straordinarie per stile , originalità e per l’italiano scritto alla perfezione.
    Da ragazzo non ricordo bene le letture , ma ero colpito dai fumetti: blek macigno, capitan miki, tex e il mitico alan Ford. Una delle riviste culto era Totem del grandissimo Edika, disegnatore francese. In copertina era riportato la frase tormentone: “perché tanto odio?” Ancora adatto per i tempi che viviamo.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 14:33 Rispondi

      Anche tu con Centurie :)
      Non c’è quindi un libro particolare che ti ha fatto leggere con continuazione.

  11. gianni
    10 dicembre 2014 alle 12:17 Rispondi

    l giro del mondo di magellano, libro per ragazzi, su riscrittura del viaggio raccontato da pigafetta. faccio risalire all’epoca (i mei sette anni, un regalo per la prima comunione, la passione per la lettura e forse ai viaggi…poi sono seguiti l’odissea, l’iliade, ma qui gli anni sono già undici. poi il riassunto fatto per la terza media del libro il diario di anna frank…un libro che mi ha commosso ed in cui mi sono identificato, pur non essendo ebreo e maschio. forse erano i primi turbamenti di una vita appena sbocciata alla consapevolezza e subito stroncata…poi ricordo anche il primo libro che mi fece piangere una vita di Maupassant (sui 15 anni, ma non ho mai più riletto Maupassant…). mentre butto giù queste note mi viene in mente che sarebbe bello scrivere quando si è comicniato ad amare la lettura e poi cosa e come è diventata…idee balzane di un babyboomer cui pare l’unica cosa abbia imparato a fare nella vita con fortune altalenanti…ma questa è un’altra storia.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 14:43 Rispondi

      Non conosco quel libro. I libri sui viaggi hanno sempre fascino.

  12. Salvatore
    10 dicembre 2014 alle 12:26 Rispondi

    Io non ricordo quale sia stato il primo libro che ho letto, ero troppo piccolo. Inoltre, bisogna tener conto anche di quelli che ci leggevano i nostri genitori o solo quelli scelti da sé? Ad ogni modo, anche per me Shannara è stato uno dei primi che ricordi. Le Pietre di Shannara soprattutto, che è il secondo della prima trilogia. Mamma mia che ricordi. Quanto mi è piaciuto quel libro! Se lo rileggessi ora probabilmente lo troverei banale…

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 14:45 Rispondi

      A me non leggevano libri. Ma non credo valga farseli leggere. Per me, almeno. A me invece Le pietre magiche non è piaciuto granché, anche se era originale. Ho provato a rileggerlo, ma ho smesso. Sai che stanno producendo la serie in TV negli USA?

      • Salvatore
        10 dicembre 2014 alle 16:04 Rispondi

        No, davvero? Proprio su quella trilogia? Speriamo la traducano, mi piacerebbe vederla.

  13. franco zoccheddu
    10 dicembre 2014 alle 13:19 Rispondi

    “Il giro del mondo in 80 giorni”, “L’isola del tesoro”. Eterni, straordinari.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 14:49 Rispondi

      “Il giro del mondo in 80 giorni” lo sto leggendo proprio ora e è davvero bello. “L’isola del tesoro” l’ho letto tanti anni fa e mi è piaciuto molto.

  14. Tre domande interessanti per lettori e scrittori
    10 dicembre 2014 alle 13:38 Rispondi

    […] Il romanzo che mi ha fatto amare i libri […]

  15. Serena
    10 dicembre 2014 alle 13:44 Rispondi

    Rieccomi! C’è una cosina per te sul mio blog ;-) http://serenabiancadematteis.com/2014/12/10/tre-domande-interessanti-per-un-lettore-scrittore/
    Insomma, ho trovato un modo ;-)

  16. Marianna Montenero
    10 dicembre 2014 alle 19:03 Rispondi

    La saga di Shannara, mitica! Io sono arrivata al quinto di Terry Brooks, mi sono piaciuti tutti in egual misura prima di allontanarmi dall’universo fantasy. Avevo quindici anni, erano per me la perfezione, con quelle descrizioni che lasciavano niente e tutto alla fantasia. Cominciai ad esercitarmi a scrivere così: immaginando Allanon al centro di qualche nuova scena d’avventura. Libri che mi hanno davvero appassionata. Prima, verso i dieci anni, c’erano stati Piccole donne della Alcott ed E.T., conosciuto solo sulla carta e non al cinema. Grazie Daniele, per questo spunto al ricordo nostalgico… Ripensandoci la parte più bella della mia infanzia sono stati i libri.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 19:14 Rispondi

      Io ho continuato la saga di Shannara per un bel po’, ne ho letti 11 in tutto e acquistato un 12° ma in inglese.

      • Marianna Montenero
        10 dicembre 2014 alle 19:50 Rispondi

        Mamma mia! Sono fuori gara! Anni dopo anch’io ne comprai uno in inglese. Ormai però ero immersa per studio nei classici del romanzo inglese.

  17. Giuse
    10 dicembre 2014 alle 19:31 Rispondi

    Mamma mia, il tuo post mi costringerà a fare ordine nell’armadio e nella libreria :D
    Sono curiosa anch’io di riscoprire le mie vecchie letture.
    Mi ricordo che il libro il richiamo della foresta, zanna bianca il giardino segreto avevo un’edizione cartonata. Adoravo quelle copertine e insistevo sempre moltissimo per farmele comprare :D

    Scriverò un bel post o morirò nell’impresa (tra polvere e divagazioni varie U_U)

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 20:12 Rispondi

      Buona ricerca, allora :D
      E buon lavoro per portare a termine l’impresa!

      • Giuse Oliva
        5 febbraio 2015 alle 16:31 Rispondi

        Ciao Daniele! Ha distanza di qualche mese ho finalmente pubblicato il post di risposta :P

        Riordinare l’armadio, svuotarlo e riempirlo di nuovo è stata un’impresa… se ti stai chiedendo: “ma è un armadio, non ci sono i vestiti?” “Sì, ci sono, ma sono stretti in un angolino… tutto il resto è dedicato a libri, dipinti e sculture :P”

        • Daniele Imperi
          5 febbraio 2015 alle 17:10 Rispondi

          Bene, mi leggo a breve il tuo post, allora :)
          Anche io ho libri nell’armadio.

  18. Nani
    11 dicembre 2014 alle 02:25 Rispondi

    Ti ho fatto venire nostalgia delle sensazioni da lettore alle prime armi, non e’ vero? :D

    Per me, come gia’ sai, il testo folgorante fu Christine, di Stephen King. Non posso dire che sia stato il primo. Anche io avevo letto altro, ma quello era il testo giusto al momento giusto, la scintilla, la causa di ogni altra lettura seguente.

    Poi ci sono anche i libri che hanno scatenato la lettura di nuovi generi. Ad esempio, Orgoglio e Pregiudizio, che mi ha catapultato nel mondo della letteratura inglese ottocentesca (regency-vittoriana), o Gemmell, in quello del fantasy. O Dumas, nel romanzo storico…

    • Daniele Imperi
      11 dicembre 2014 alle 07:51 Rispondi

      Un po’ :)

      Ora che ci penso ho anche io libri che mi hanno fatto appassionare ad alcuni generi, come La strada di McCarthy per il post-apocalittico.

  19. anna
    11 dicembre 2014 alle 18:01 Rispondi

    Ho incominciato a leggere le favole a 8 anni, poi è arrivato Gian Burrasca, l’ incompreso, le piccole donne crescono, Oscar Wilde con il principe Felice e una serie di suoi racconti. Nelle medie ho scoperto con immenso piacere Bianca Pitzorno ( ho letto quasi tutti i suoi racconti), Sciascia e la Deledda. Ho interrotto la lettura nel momento in cui ho incominciato a lavorare. Adesso però sto recuperando nuovamento. Sto leggendo Frankenstein ed é bellissimo. Ho comprato qualche giorno fa Il giro del mondo in 80 giorni, Sherlock Holmes, l’ importanza di chiamarsi Ernesto di Oscar Wilde e la signora delle camelie di Dumas:):)

    • Daniele Imperi
      11 dicembre 2014 alle 18:40 Rispondi

      Frankenstein m’è piaciuto molto. E Il giro del mondo in 80 giorni lo sto leggendo ora :)
      Stai facendo anche un’incetta di classici.

  20. Mara Dall'Asen
    11 dicembre 2014 alle 23:46 Rispondi

    Io ho cominciato a leggere seriamente intorno ai 16 anni, mio fratello mi regalò “Alla ricerca degli dei solari” e io mi sono innamorata delle civiltà precolombiane, da lì ho letto tutto su Inca, Maya, Aztechi. Ma è con “la collina dei conigli” (libro che mi è rimasto sul cuore) che ho cominciato con i romanzi, prima classici di tutte le nazionalità e poi contemporanei. Il libro che mi ha segnato di più però è: “Il Conte di Montecristo”, 900 pagine che ti catturano in modo straordinario. Ciao Mara

    • Daniele Imperi
      12 dicembre 2014 alle 08:03 Rispondi

      “La collina dei conigli” è un bel romanzo, l’ho letto tanti anni fa, è di mia madre. Le regalai il seguito, La collina dei ricordi, ma non vale nemmeno un briciolo del primo.

      “Il Conte di Montecristo” devo leggerlo al più presto, mi manca, ma mi hanno detto che è molto bello. Tu sei una dei tanti :)

  21. Grazia Gironella
    12 dicembre 2014 alle 21:20 Rispondi

    Io non ho idea di quale libro mi abbia fatta appassionare alla lettura. Per quanto ricordo, ho sempre avuto un libro in mano. Voglio dirti che io sono una di quelli che ha amato la saga di Shannara, pur avendo già letto Tolkien. Non che mi sembrassero dello stesso livello, questo no; ma le somiglianze non mi hanno impedito di godermi la lettura. Pensando a te, non è stupendo che a farti amare la lettura sia stato soprattutto un fantasy, e nemmeno eccezionale (si dice)? Alla faccia della letteratura di serie B. :)

  22. Daniele Imperi
    13 dicembre 2014 alle 08:25 Rispondi

    Infatti, neanche a me la somiglianza, che ho visto solo dopo, perché ho letto Tolkien dopo Brooks, ha rovinato la lettura.
    Sì, è strano, ma non considero La spada di Shannara un fantasy di serie B.

  23. Kinsy
    13 dicembre 2014 alle 17:52 Rispondi

    Sinceramente non lo so. Da che ho memoria ho sempre avuto libri e fumetti tra le mani. Sempre stata una lettrice famelica! Il primo di cui ho ricordo (ma credo proprio non sia stato il primo…) è “Fiabe” di Richard Scarry, che ora ho passato alla libreria delle mie figlie. Ho letto molto della letteratura per ragazzi già nei primi anni delle elementari: Piccole Donne, I ragazzi della via Pal, Il mago di Oz…. Già alle medie ero passata a classici per adulti. Ora sono una lettrice esigente, sempre in cerca di qual libro che mi catturerà tra le sue pagine, ma non disdegno la rilettura dei classici per ragazzi: con la scusa di leggerne un pezzo alla volta alle bimbe la sera prima di dormire sto ripassando quelle magiche avventure che mi hanno fatto sognare da bambina e che ora mi riportano in quel mondo magico, che ho amato molto e che mi ha fatto diventare la lettrice che sono oggi!

    • Daniele Imperi
      13 dicembre 2014 alle 20:46 Rispondi

      Io ho iniziato coi fumetti, invece. Poi ho continuato con entrambi e adesso solo libri :)
      Con il tempo sono diventato anche io un lettore esigente.

  24. remigio
    17 dicembre 2014 alle 15:23 Rispondi

    Ci sono dei libri che, nonostante vengano considerati letture per bambini, in realtà vanno bene per tutte le età. Tra questi io metterei “Le avventure di Pinocchio”. Ebbene, ho letto per la prima volta questo libro all’età di 50 anni e mi ha dato una emozione straordinaria.

    • Daniele Imperi
      17 dicembre 2014 alle 15:28 Rispondi

      Ciao, Remigio, benvenuto nel blog.
      Anche io ho letto “Le avventure di Pinocchio” da adulto e concordo che è una lettura forse più da grandi che da piccoli. E anche a me è piaciuto molto.

  25. Lorenzo
    17 dicembre 2014 alle 22:15 Rispondi

    Forse non ci crederai, ma anche io ho cominciato la mia carriera di lettore con “La spada di Shannara”. Avrò avuto dodici o tredici anni quando mio padre mi regalò un cofanetto contenente i tre libri della trilogia. Lì per lì non mi entusiasmai tanto, perché ovviamente preferivo i videogiochi, anche se ogni tanto leggevo qualcosa (fu in quel periodo che lessi “Il gatto nero”, il quale mi segnò indelebilmente), ma di solito non superavo le due pagine perché mi annoiavo subito. Ricordo di aver provato a leggere “Ventimila leghe sotto i mari” e “Il giro del mondo in 80 giorni”, ma li accantonavo subito, poi li riprendevo per mollarli di nuovo. Rischiai di fare così anche con “La spada di Shannara”. Lessi il primo capitolo, cominciai il secondo ma abbandonai presto la lettura, non mi attirava più di tanto. Eppure deve essere scattato qualcosa, perché pochi giorni dopo mi costrinsi a riprenderlo e obbligai me stesso a finirlo. Ovviamente ce ne misi di tempo, ma mi piacque quella sensazione di essere riuscito a terminare un libro, forse addirittura più del piacere della lettura stessa. Poi iniziai il secondo e il terzo e così via, cominciai a rovistare per casa e a leggere quello che trovavo. La cosa divertente è che del contenuto dei romanzi di Brooks ricordo poco e niente, solo la sensazione di vivere, anche solo pochi minuti al giorno, in un mondo diverso.

  26. Francesca
    22 febbraio 2015 alle 18:16 Rispondi

    Vedi, Daniele, il problema del tuo blog é che é quasi impossibile sfuggire alla tentazione di rispondere ad ogni singolo pezzo.
    Il libro che mi ha fatto innamorare della lettura è stato ‘Boy’ di Roald Dahl. Un libro meraviglioso, coinvolgente e travolgente, soprattutto se hai undici anni. Finita la lettura ho continuato con Dahl per diversi mesi, esaurendo, o quasi, i suoi titoli. La biblioteca nel mio piccolo paesino era diventata il mio rifugio, ci andavo ogni sabato mattina e sono riuscita ad affezionarmi così tanto a quel luogo che terminata l’adolescenza vi ho portato tutti i libri che possedevo.
    Forse, in verità, ció che mi ha fatto davvero innamorare della lettura é stata una conbinazione perfetta tra un titolo e un luogo.

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2015 alle 07:57 Rispondi

      Ciao Francesca, grazie e benvenuta nel blog.
      Non conosco l’autore. Ma hai regalato tutti i tuoi libri alla biblioteca? Non potrei mai fare una cosa del genere.

      • Francesca
        23 febbraio 2015 alle 22:55 Rispondi

        Ho tenuto solo quelli a cui sono più affezionata. In fondo nella mia libreria un libro per ragazzi é un libro morto, sullo scaffale della biblioteca invece continua a vivere nella fantasia di qualche altro bambino.

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