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22 nuovi modi per inventare storie

22 nuovi modi per inventare storieNel febbraio 2012 ho pubblicato 7 esercizi di scrittura creativa e a gennaio 2014 12 nuovi esercizi per scrivere storie. A distanza di un anno ho deciso di proporre ulteriori idee per scrivere racconti o romanzi o anche solo per fare un puro esercizio di scrittura.

Anche se io ho smesso da tempo di scrivere per esercitarmi – ora preferisco scrivere per completare una storia e pubblicarla nel blog o proporre a un editore o per sperimentare il self-publishing – molti sentono il bisogno di fare esercizi di scrittura.

Ma qualsiasi sia il motivo per cui volete scrivere, in questo post potete trovare ventidue idee da sfruttare per le vostre storie.

Scrivere storie da storie esistenti

Un primo gruppo di esercizi parte da storie che abbiamo già scritto o che hanno creato altri. Non è detto che partendo da una storia esistente il lavoro sia più facile.

  1. Cambiare obiettivo: passare da una storia per adulti a una storia per bambini e viceversa. Cambia il linguaggio, innanzitutto, cambia lo stile e cambieranno anche alcune parti della storia.
  2. Cambiare tipologia: passare da un racconto lungo a un racconto bonsai. Un esercizio per allenarsi nella sintesi. Anche l’inverso può essere utile, prendere un racconto breve, magari di 300 parole, e trasformarlo in un racconto di 10.000.
  3. Cambiare genere narrativo: passare da un racconto horror a uno drammatico, oppure da una storia di fantascienza a un racconto storico. Come cambierà la storia? E quanto della storia saremo costretti a modificare?
  4. Cambiare protagonista: prendere un personaggio a caso e imperniate la stessa storia su quel personaggio. Agli ostacoli del precedente protagonista reagirà in modo differente, dando vita a una nuova storia.
  5. Scrivere il racconto di un film o di un fumetto: questo è un esercizio che mi piace fare da tempo. Film e storie a fumetti partono da un soggetto, più o meno dettagliato in funzione del soggettista/sceneggiatore e anche della difficoltà della storia. Prendere un film o un fumetto a caso e raccontare quella stessa storia sotto forma di racconto può essere stimolante. E neanche tanto difficile, visto che abbiamo la trama, i dialoghi e i personaggi.
  6. Trasformare un dramma teatrale in un racconto: un dramma può essere quasi considerato come un fumetto senza immagini, se ci pensate bene. C’è una breve descrizione della scena e poi sono tutti dialoghi. E se romanzassimo l’Amleto?
  7. Trasformare un poema in un romanzo: lo stesso discorso vale per poemi come l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, la Divina Commedia e altri. Qui il discorso si fa serio e difficile e anche molto impegnativo. Chi se la sente?
  8. Scrivere un racconto classico in chiave moderna: nulla di originale, quindi, ma i classici sono tantissimi e la scelta è vasta. Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde ambientato nei giorni nostri come verrebbe? E un Sandokan moderno? E un Tarzan?
  9. Rivisitare una favola: lo ha fatto anni fa Walter Moers scrivendo Ensel e Krete, rivisitando cioè Hänsel e Gretel dei fratelli Grimm. Non è stato, secondo me, il romanzo più riuscito di Moers, ma non era male. Quale favola o fiaba vi attira da rivisitare?

Scrivere storie per cambiare il mondo

La scrittura è anche impegnata. Ma quanto può fare uno scrittore, specialmente se sconosciuto, per cambiare in meglio qualcosa nel pianeta? Non lo so, ma se ognuno facesse la sua piccola parte magari qualcosa cambierebbe davvero. Ecco allora sette idee per storie con un preciso messaggio, anzi con un preciso intento.

  1. Nuovo ordine mondiale: immaginare il pianeta Terra completamente stravolto dal punto di vista politico. Nella fantascienza si legge spesso dei vari imperi galattici, ma non credo che sia l’unica soluzione da contemplare.
  2. Nuovo governo nazionale: siete stufi del nostro governo? Scrivete una storia mettendo al potere chi davvero desiderate. E speriamo sia la volta buona.
  3. Problemi ambientali: tempo fa ho parlato dell’ecopunk, un sottogenere della fantascienza. Si tratta di storie per cambiare la realtà odierna, in cui si parla di ecologia e energie alternative.
  4. Salvaguardia delle specie animali e vegetali: ogni tanto mi viene in mente una storia di fantascienza in cui mostrare una Terra disabitata dalla specie umana – trasferita in altri pianeti colonizzati o terraformati – e trasformata in un immenso parco naturale. Resterà un sogno, ma almeno con la scrittura potrà essere realizzato.
  5. Make poverty history”: il più grande movimento anti-povertà esiste davvero e il motto è davvero geniale, “Rendi la povertà storia”. Pura fantascienza? Sta a voi scrittori scoprirlo.
  6. Un mondo accessibile: ovvero a misura dei disabili. Le barriere architettoniche esistono ancora. Potrebbe essere interessante scrivere una storia immaginando soluzioni che rendano la vita dei disabili più confortevole.
  7. Impegno sociale: una storia da scrivere a vostra scelta su un tema sociale a cui tenete particolarmente. Io ho in mente un romanzo breve sugli anziani, per esempio. E voi?

Scrivere storie per distruggere il mondo

Se prima lo scrittore metteva la sua arte al servizio del prossimo e dell’ambiente, adesso invece la visione è pessimista. Sulle storie apocalittiche è stato scritto tanto. Il mondo è stato rovinato e la specie umana decimata per colpa di una serie di minacce come virus, freddo, caldo, guerre, energia nucleare, alieni, meteoriti, zombi.

Non pensate che sia ora di trovare altre minacce? Io ne ho scovate tre e almeno due sono esistenti.

  1. Sovrappopolamento: Harry Harrison l’ha usato nel romanzo Largo! Largo!, ma parlava di New York. Il sovrappopolamento però riguarda tutto il nostro pianeta. Siamo diventati troppi, oltre 6 miliardi di persone. Che cosa accadrà quando saremo il doppio? E quando arriveremo a cento miliardi di abitanti? Le risorse sono sempre quelle…
  2. Sterilità: il problema contrario. E se la specie umana diventasse pian piano sterile?
  3. Fomo: ovvero “Fear Of Missing Out”, la malattia del nuovo millennio. È la paura di perdere qualsiasi notifica o discussione sui social media, la mania di avere lo smartphone sempre in mano, quella di camminare (e anche guidare…) guardando il cellulare e quella ancora più fastidiosa di guardarlo ogni 5 minuti al cinema. Se non controlliamo tutto saremo tagliati fuori. Ci vorrebbe una storia densa per far riflettere questi casi patologici.

Scrivere storie d’avventura

La sana, classica e intramontabile avventura alla Salgari e Verne. Esiste ancora? E non parlatemi di Clive Cussler né di Wilbur Smith. Vi do tre idee su argomenti che a me piacciono tantissimo.

  1. Alla scoperta di un’isola misteriosa: scrivere una storia sulla scoperta di nuove terre, magari davvero un’isola (idea non originale, certo) o una foresta sperduta o un villaggio nascosto chissà dove o perfino uno stato ben celato nell’entroterra europeo.
  2. I viaggi di Darwin: una storia in cui si scoprono nuove specie animali o vegetali che rivoluzionano la realtà odierna.
  3. Civiltà misteriose: che ne dite di un racconto che tratta del ritrovamento di strani manufatti non appartenenti a nessuna delle civiltà conosciute? O delle rovine di una città sepolta in qualche deserto?

Quale di queste 22 idee vi attira di più? O avete già scritto qualcosa del genere? Farete qualcuno di questi esercizi di scrittura?

37 Commenti

  1. franco battaglia
    6 gennaio 2015 alle 09:32 Rispondi

    Il punto sul sovrappopolamento mi ha ispirato mentre leggevo..e tirerò fuori una qualcosina subito che già mi embriona allegramente in testa.. per la sterilità mi hai fatto venire in mente il film I figli degli uomini, capolavoro di Cuaron (quello di Gravity) che ti consiglio vivamente…

    • Daniele Imperi
      6 gennaio 2015 alle 09:39 Rispondi

      Bene, allora mi leggerò il tuo racconto :)
      Non conosco quel film, vedrò di rimediarlo.

  2. Alessia Savi
    6 gennaio 2015 alle 09:44 Rispondi

    Ciao Dani!
    Spunti molto interessanti sai? Innanzi tutto il filone “Storie scritte da altre storie” sono semplicemente fanfictions, per cui di materiale qui ce ne sarebbe moltissimo. E se la storia di Jeky non fosse finita così? O se fosse ambientata nella NY del Proibizionismo? Con le fanfictions hai mille possibilità di scrittura se scegli un what if o un alternatvive universe rispetto a quello di base. Di fatto, ho lavorato per anni sulle storie che hai proposto tu: ho scritto favole in chiave dark/horror, ho scritto il sequel di Oceano Maree, storie dedicate a personaggi secondari e vari finali alternativi di Harry Potter e decine di altre. Non amo invece implicazioni politiche in o leggo. Nel senso che qui è palese uno scopo di denuncia sociale, con una morale imposta al lettore che io non trovo corretto proporre. Ma è questione di gusti. Delle storie che hai proposto quella che mi alletta maggiormente è quella dell’isola segreta. Ci ho ragionato spesso su una storia del genere, sai? Mi piacerebbe scrivere qualcosa del genere, ma per quest’anno ho già fatto i miei buoni propositi (^^)
    Tu quale di queste storie scriveresti?

    • Daniele Imperi
      6 gennaio 2015 alle 09:59 Rispondi

      Ciao Alessia, grazie.
      Delle fanfiction volevo parlarne in un post che rimando da tempo.
      Sulla morale imposta al lettore mi trovi in parte d’accordo. Dipende da come la proponi. Ovvio che quando un autore scrive, dentro le sue storie c’è parte di sé e delle sue ideologie. Hanno parlato molto di come la saga di Harry Potter e anche Il signore degli anelli volessero far passare certi messaggi – che a me non sono arrivati per niente.
      Delle idee proposte a me attirano solo le ultime 3 sezioni, ma nel mio elenco di storie da scrivere nessuna appartiene a queste.

      • Alessia Savi
        6 gennaio 2015 alle 22:03 Rispondi

        Sì, nemmeno a me sono arrivati certi messaggi da Harry Potter. E il fatto che la Rowling abbia speso troppe parole postume sui messaggi, a me ha dato anche fastidio. Come lettore, mi sono sentita fare la morale da un’autrice che, a mio avviso, doveva raccontare MEGLIO ciò che aveva da dire, se dovevano passare alcuni tipi di messaggi. Sono abbastanza convinta che il la narrativa fatta per educare non abbia più senso di esistere. Funzionava in un’altra epoca, con un altro pubblico. Alla centesima serie/film/romanzo sugli zombie, chi ci crede più che sotto si nasconde il messaggio contro il capitalismo e il consumismo ideato da Romero? Diciamo che se il messaggio arriva meglio, ma non deve essere forzato, né una storia deve essere scritta con questa funzione. Non è più clima ottocentesco per la narrativa.
        Aspetto il tuo post sulle fanfictions: qualcosa mi dice che la vediamo in modo molto, molto diverso!

        • Daniele Imperi
          7 gennaio 2015 alle 07:57 Rispondi

          Ah, era quello il messaggio del film sugli zombi? Io non sapevo neanche ci fosse stato un messaggio dietro. E non ho letto le spiegazioni della Rowling.
          Il post contiene anche le fanfiction, non sarà solo su quelle.

          • Alessia Savi
            10 gennaio 2015 alle 20:39

            Ahahahah! In realtà, se me l’avessero chiesto, non ci sarei mai arrivata nemmeno io. Mi sento molto stupida in questi frangenti =/
            Ma, sai, la Rowling parlava di essere contraria al bullismo (ma va), che uno dei personaggi era creato sulla base di una sua nemica di scuola (bashing sul personaggio, ovviamente) e che gli Inferi erano stati ispirati dalle immagini dell’Olocausto. Io sono convinta che di un romanzo non debba essere spiegato il messaggio che ci sta dietro. Il lettore deve avere la libertà di leggere e vederci ciò che più desidera, come se si affacciasse a una finestra. Può dare su un cortile o sul mondo.

  3. LiveALive
    6 gennaio 2015 alle 11:25 Rispondi

    Ti confesso che ho sempre voluto riscrivere un testo famoso, reinventandone la storia. In fondo, non abbiamo un mare di versioni della storia di Faust? Di Ifigenia? Di Don Giovanni? Confrontarsi con queste storie vuol dire confrontarsi con tutta la Letteratura Occidentale.
    Ma ho anche voluto spesso trasformare il tipo di testo: perché non scrivere un romanzo su Amleto? Ma i poemi soprattutto! Tempo fa avevo in mente un progetto di scrittura collettiva: prendere un poema, e ognuno trasforma in capitolo di romanzo un canto. Ma poi è saltato tutto, e in fondo, per quanto sia lavoro monumentale, è cosa che si può fare da soli.

    • Daniele Imperi
      6 gennaio 2015 alle 11:36 Rispondi

      Piacerebbe anche a me riscrivere un poema o un dramma sotto forma di racconto. E sono d’accordo che è meglio farlo da soli, altrimenti ci sarebbe anche confusione di stili e linguaggi.

  4. Tenar
    6 gennaio 2015 alle 11:47 Rispondi

    Negli anni credo di aver provato più o meno tutti questi esercizi (ottimi, complimenti per averne elencati così tanti e così interessanti!). Forse mi mancano alcuni racconti della serie “cambiare/distruggere il mondo” perché la fantascienza distropica non è troppo nelle mie corde.
    A breve pubblicherò sul blog un racconto in tre parti che è una riscrittura moderna di miti greci (credo che valga per i punti 6/7/8)

    • Daniele Imperi
      6 gennaio 2015 alle 11:50 Rispondi

      Grazie.
      Le storie apocalittiche o quasi in effetti non piacciono a tutti. Vorrei riuscire a provare qualcuna di queste idee. Vedremo. Intanto attendo il tuo racconto :)

  5. Grazia Gironella
    6 gennaio 2015 alle 18:09 Rispondi

    Interessante questo post! Hai proposto spunti migliori di quelli che ho trovato in tanti manuali di scrittura. Io però non faccio esercizi da… sempre! Non perché mi sento brava, ma perché da quando ho iniziato a scrivere ho sempre avuto racconti o romanzi in corso d’opera, e mi sembra che questo sia l’esercizio migliore per me. In altre circostanze sfrutterei volentieri i tuoi suggerimenti. :)

    • Daniele Imperi
      6 gennaio 2015 alle 19:13 Rispondi

      Grazie :)
      Che genere di esercizi hai trovato nei manuali?
      Questi sono utili per chi, appunto, vuole solo esercitarsi e sperimentare, non per chi ha in corso un’opera. Ma direi che vanno bene anche per chi vuole scrivere un libro sfruttando una delle idee.

      • Grazia Gironella
        6 gennaio 2015 alle 19:44 Rispondi

        E’ vero, da questi spunti puoi far nascere anche un romanzo. Per gli esercizi dovrei andare a spulciare tra i vari manuali, perché non avendoli mai fatti non li ricordo. So per certo che leggendoli li trovavo deludenti, mentre il tuo post mi è sembrato utile. Se ne trovo qualcuno ti dico, tanto per farti qualche esempio.

        • Daniele Imperi
          6 gennaio 2015 alle 20:10 Rispondi

          Hai letto “Minuti scritti” di Annamaria Testa? Non credo che troverai banali quegli esercizi, a me uno mi ha bloccato per 3 settimane :D

          • Grazia Gironella
            6 gennaio 2015 alle 20:27

            In pratica ho solo manuali inglesi e americani, perché il loro approccio mi piace di più. “Minuti scritti” lo consiglieresti, a parte l’esercizio ostico? Magari ci faccio un pensierino.

        • Daniele Imperi
          7 gennaio 2015 alle 07:54 Rispondi

          Sì, a me “Minuti scritti” è stato utile, fa fare esercizi strani e apparentemente facili, ma poi scopri subito che non lo sono. Hai anche del tempo a disposizione, in base all’esercizio, qualche volta 5 minuti, altre mezzora.

  6. Marina
    6 gennaio 2015 alle 19:11 Rispondi

    Ti svelo un piccolo segreto: tempo fa ho scritto una raccolta di racconti la cui forza, a mio avviso, era nella struttura che avevo concepito per la stessa: otto storie autonome che, tuttavia, viste nel loro insieme, era come se fossero capitoli di un’unica vicenda. Belli i racconti, però di scarso potenziale editoriale, visto che il genere “racconto” non sembra essere all’altezza di grandi produzioni letterarie (io non lo credo, ma mi accorgo che è così di fatto). Allora, ispirata dal successo ottenuto da un libro che ha vinto il Premio Campiello, qualche anno fa, “Acciaio”, ho deciso (le tematiche affrontate nei racconti mi sembravano tipiche di quel tipo di concorso) di trasformare la raccolta in un romanzo: ho così creato dei ponti fra un racconto e l’altro, dato un margine più ampio ai personaggi per esprimersi, esteso dialoghi ed ambientazioni per dare vita ad una storia ad una voce soltanto. Risultato? Ho cestinato l’intero lavoro e la morale che ne ho tratto è che non bisogna snaturare un orientamento letterario per andare incontro a mode o a modi facili per ottenere probabili successi. Quei racconti hanno un senso se letti con il ritmo che ho dato loro. La raccolta è ancora dentro il cassetto. Chissà che un giorno non mi decida a farle prendere aria! :)

    • Daniele Imperi
      6 gennaio 2015 alle 19:15 Rispondi

      La struttura mi sembra interessante e penso anche io che sia meglio lasciarli in forma di racconto che farne un romanzo. Ma questo non può essere preso come regola, dipende da caso a caso.

  7. LiveALive
    6 gennaio 2015 alle 21:20 Rispondi

    Grazia Gironella, io di manuali inglesi e americani ne ho letti a vagonate. è vero che i manuali italiani a volte tendono ad essere più “astratti”, ed è un approccio che magari non piace (anche l’approccio americano, però, rischia di chiudere la mente: bisogna fare attenzione); però ce ne sono comunque di validi. Quelli di Franco Forte e di P. Massai li trovi anche su Google books: ripetono sempre le stesse cose all’infinito, ma il loro approccio è buono. Il Ricettario di Mozzi, assieme al nuovo l’Officina della Parola, poi, sono capisaldi: per certi aspetti, io li trovo migliori dei manuali americani: scendono meno nel dettaglio della frase, è vero, però ritengo la loro visione più vicina alla realtà della scrittura.

    • Grazia Gironella
      6 gennaio 2015 alle 22:59 Rispondi

      Di Franco Forte ho letto solo “Il prontuario dello scrittore”, che non è proprio un manuale di scrittura. Io non credo che esistano manuali giusti e manuali sbagliati, ma manuali adatti o meno adatti alla singola persona, quindi il mio è un parere del tutto personale. Mi piace l’approccio “yes, you can” molto più dell’approccio un po’ snob (ma qui normale) di chi preferisce usare nomi come correlativo oggettivo o narratore extradiegetico anziché termini semplici e alla portata di tutti. I concetti espressi sono gli stessi, alla fine; è sul modo di esprimerli che i manuali si differenziano. Mi segno comunque il Ricettario e l’Officina della Parola. Non si può mai dire!

      • LiveALive
        8 gennaio 2015 alle 08:52 Rispondi

        Io sono di quelli che usano i termini difficili? XD Certo, un manuale è una cosa, un saggio di teoria letteraria un altro: lì i termini tecnici li usano tutti perché così si scrive un saggio. …però in quanto a scelta dei termini io il trovo tutti uguali XD certo, uno può scriverti”narratore omodiegetico!”, oppure “narratore nel cervello del personaggio”, ma in tal caso a me paiono gli italiani quelli che semplificano.

        • Grazia Gironella
          8 gennaio 2015 alle 09:35 Rispondi

          Non conoscendoti, non so se tu sia tipo da paroloni oppure no. Le preferenze sono un fatto del tutto personale. Per me le parole in un saggio o in un testo tecnico servono a veicolare delle idee, perciò più chiaramente le veicolano, meglio svolgono la loro funzione. In narrativa, naturalmente, si fanno ragionamenti diversi. Come dico, ognuno fa bene a scegliere ciò che gli si adatta o che lo stimola positivamente. Scegliere in altro modo mi pare controproducente.

  8. Riccardo McOtter
    7 gennaio 2015 alle 14:52 Rispondi

    Qualche buono spunto c’è…ma avrei evitato i cliché (civiltà misteriose?) e altri consigli che mi hanno lasciato basito (passare da un racconto horror a uno drammatico?), nel qual caso i 22 consigli sarebbero diventati una dozzina. Meglio pochi ma buoni, no? ;)

    • Daniele Imperi
      7 gennaio 2015 alle 15:22 Rispondi

      Il post è sugli esercizi di scrittura, quindi non ha importanza che ci sia qualche cliché. Perché ti ha lasciato basito passare da un racconto horror a uno drammatico?

  9. Riccardo McOtter
    7 gennaio 2015 alle 15:38 Rispondi

    Non vedo come scrivere di un’isola deserta e altri cliché possa definirsi “esercizio”.
    Esercizio di cosa,esattamente? Non mi sembra certo un utile stimolo alla creatività – tutt’altro – né tantomeno un modo per affinare la tecnica. Riguardo la storia del passare da un racconto horror a uno drammatico, occorrerebbe un post di venti pagine per argomentare…a cominciare dalla considerazione che non è certo un “esercizio” da consigliare a un esordiente che a stento è in grado di padroneggiare un genere, figurati passare da uno all’altro.

    • Daniele Imperi
      7 gennaio 2015 alle 15:56 Rispondi

      Dipende dalla storia che scrivi, secondo me. A te non sembra interessante né utile, per qualcun altro lo sarà.
      L’esordiente ha bisogno di fare esercizi: se mai prova, mai migliorerà. L’esercizio serve a quello.

      • Grazia Gironella
        7 gennaio 2015 alle 16:31 Rispondi

        Credo che gli esercizi – anche quelli più strani – abbiano senso in quanto pretesti per rendere duttile la scrittura e indirizzarla dove vuoi. Scrivere racconti a tema, oppure restare entro un certo numero di battute (magari limitatissimo), è come correre a zig-zag tra i paletti. Per creare belle storie non ne hai affatto bisogno, ma ti insegna a indirizzare la fantasia e a sfruttare i limiti anziché schivarli. Fa parte anche questo delle abilità dello scrittore. I limiti possono anche essere connaturati alla storia che stai scrivendo, invece che imposti dall’esercizio.

  10. Dario
    8 gennaio 2015 alle 12:14 Rispondi

    È molto interessante l’idea di rivisitare storie già esistenti. Un esercizio che probabilmente proverò, prendendo spunto da questi suggerimenti.

    Detto ciò, personalmente credo il primo esercizio di scrittura sia la lettura, che ci di sperimentare i vari generi, di imparare a riconoscerne le caratteristiche peculiari, rendendoci quindi padroni della scrittura intesa come evocazione, oltre che da un punto di vista tecnico (ossia grammaticale).

    Poi, idea che ho maturato al liceo nel tentativo di scrivere qualcosa di originale e che non sembrasse una triste riproposta di idee ed immagini abusate, per scrivere bisogna guardare a se stessi, essere spettatori della nostra immaginazione più incorrotta e dei nostri sentimenti più autentici, anche se non del tutto in linea col sentire e pensare comuni.

    Una delle immagini più belle che la letteratura offra dello scrittore è quella tracciata da Thomas Mann nel “Tonio Kröger”. La cito in questo commento perché credo sia un valido spunto di riflessione per chiunque scriva e si senta uno scrittore.

    Grazie per queste idee :)

    • Daniele Imperi
      8 gennaio 2015 alle 13:09 Rispondi

      Sono d’accordo sull’idea che hai maturato. Funziona, a patto che si riesca davvero a metterla in pratica. Non tutti vogliono esporsi a quel modo. Ma è così che si dovrebbe scrivere.
      “Tonio Kröger” è una delle letture che devo fare, Mann mi piace molto.

  11. LiveALive
    8 gennaio 2015 alle 13:15 Rispondi

    Non è il cliché in sé il male, quanto il modo in cui si combinano e strutturano i vali elementi. Un esercizio su un cliché può essere stimolante, perché costringe a modificare gli elementi di contorno per rendere la cosa interessante. Prima ho citato l’ultimo libro di Mozzi: ecco, lì c’è anche una parte dedicata ai cliché, e dove si fa giustamente notare che un autore esperto può comunque sfruttarli se sa come fare.
    Più che passare da un genere all’altro (che effettivamente può essere cosa difficile e macchinosa), mi ha sempre divertito privare a fondere due generi, anche molto distanti: che succede se fondiamo il romanzo gotico con la spy story? Proviamo, è un esperimento mentale, ma chissà che non venga fuori qualcosa.
    …forse sarebbe interessante, la prossima volta, dividere gli esercizi per livello, oppure creare esercizi specifici per “allenare” determinate abilità.

  12. Renato Raia
    11 gennaio 2015 alle 00:03 Rispondi

    Alcune delle riscritture mi attraggono…

  13. Dylan Secchi
    9 marzo 2015 alle 16:46 Rispondi

    Buongiorno (o magari anche buonasera o buona notte dipende dal momento in cui leggete questo commenti). Sono nuovo di qui, ho scoperto questo sito solo due o tre giorni fa e lo trovo molto interessante. Riguardo a scrivere racconti ispirati ai tuoi 22 punti non so, ci penserò sù, però sto scrivendo un romanzo molto simile alla storia consigliata al punto 10 della tua lista. Si svolge nel 2036 e immagina un mondo sconvolto da una guerra mondiale da poco finita. La geografia del mondo è sconvolta, per esempio la Russia, sconfitta in guerra, è sotto occupazione da parte degli Stati Uniti e l’ ONU ha perso potere e in pratica è schiava degli USA. Secondo te, che hai sicuramente più esperienza di me, un romanzo così potrebbe essere una buona idea?

    • Daniele Imperi
      9 marzo 2015 alle 16:57 Rispondi

      Ciao Dylan, benvenuto nel blog.
      Non so dirti se quell’idea possa essere buona o meno. Di certo sembra credibile, vista la potenza degli USA. Giovedì parlerò comunque proprio delle idee, spiegando quelle che ritengo veramente valide o, meglio, dicendo quali fattori considerare per capire se la nostra idea possa diventare una storia.

  14. sara
    3 maggio 2016 alle 07:09 Rispondi

    Mi interessa molto il cambio del protagonista…mi piacerebbe che facessi anche una sorta di tutorial su come riempire i buchi che a volte si creano nelle storie….a volte mi capita di sapere l’inizio della storia e il finale ma non sapere proprio cosa metterci in mezzo e sopratutto quali domande porsi perché la storia sia logica e abbia un senso.
    ad esempio se io metto che nella mia storia gli animali iniziano a modernizzarsi la domanda che mi pongo è che influenza avranno? cosa succederà? ma se non me e pongo non saprò mai che dovrò dare un senso anche alle minuscolo cose che aggiungo in una storia

    • sara
      3 maggio 2016 alle 07:12 Rispondi

      scusa gli errori di grammatica ho scritto un po velocemente xD

    • Daniele Imperi
      3 maggio 2016 alle 09:35 Rispondi

      Ciao Sara, benvenuta nel blog. Quello che sta nel mezzo deve uscire dalla tua fantasia. Hai detto che ti poni delle domande, ora devi dare una risposta. Ti aiuta poi scrivere la trama della storia, così saprai cosa mettere nel mezzo.

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