Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Blogging: come trovare la propria voce

Voce blog

Per quanto riguarda il blogging, un disastro. Sia il mio che quello del Laboratorio. In particolare per quanto riguarda il mio non riesco a trovare una voce. Mi sembra tutto già visto, già letto e anche riletto altrove. Serena Bianca De Matteis in Scrittura e blogging: tempo di bilanci.

Se come essere umani siamo tutti diversi, come blogger rischiamo di essere tutti uguali. Mi capita di trovare blog e di non riuscire a identificarne il blogger, la persona che ci scrive, di non vedere differenze rispetto a tanti altri blog sugli stessi temi.

E quei blog per me diventano invisibili, si perdono nella blogosfera, nel guazzabuglio di contenuti che ogni giorno nascono per essere sepolti da altri, nuovi contenuti. E quei blogger sono come ombre fra altre ombre, passano inosservati, presenti o meno per me non fa differenza.

Un vero blogger deve essere una voce fuori dal coro o quanto meno deve sforzarsi di esserlo, perché dei canti corali non sappiamo che farcene. A noi serve una voce che si innalzi sopra altre voci, che le sovrasti e si renda distinta e unica.

Il contenuto al di là del contenuto

Noi possiamo parlare all’infinito di come creare contenuti di qualità, originali, contenuti utili ai lettori, efficaci ma, andando al sodo, al pubblico non servono soltanto i contenuti, serve anche l’esposizione dei contenuti stessi.

C’è un contenuto che va ben oltre il contenuto: è la voce del blogger, è la penna che scrive, la tastiera che fa apparire le parole sullo schermo. Quella voce è il pensiero del blogger, il pensiero di una persona che ragiona e riflette, che lavora dall’altra parte dello schermo. In ciò che scrive c’è la sua anima, c’è se stesso, c’è la sua intimità.

Se pensate che bastino i moderni strumenti per creare buoni contenuti, se pensate che sia sufficiente conoscere le tecniche della scrittura online, i concetti della SEO e del web marketing per vincere la concorrenza, allora state sbagliando tutto, secondo me. Tutto questo è pura tecnica. È come dire che per recitare in un film bisogna solo conoscere a memoria il copione.

Parliamo tanto di quanto sia importante scrivere un buon titolo, della piramide invertita, di una buona formattazione, dei magici plugin per WordPress per ottimizzare alla perfezione i nostri post e poi non sappiamo parlare alle persone, che dovrebbe essere la cosa più facile al mondo, perché è quello che facciamo ogni giorno da quando siamo nati, eppure non ce l’ha insegnato nessuno.

Il blog siamo noi

Se volete aprire un blog per restarvene rinchiusi al sicuro dentro voi stessi, allora è inutile aprirlo, risparmiatevi la fatica, risparmiatevi ore di lavoro di ricerca e scrittura. Risparmiate ai lettori, alle persone, altre copie di quello che hanno già visto, già letto e anche riletto altrove.

Io non credo che chi apra un blog non sappia di che parlare, come non credo che chi non lo apre sia sicuro di non trovare idee. Io credo invece che manchi la voglia, il coraggio di esporsi, di raccontarsi, di mettersi in mostra, inteso qui come apparire a un pubblico.

Se abbiamo una passione, tendiamo a parlarne con chi la condividiamo, tendiamo a riflettere su quella passione, a porci dei dubbi, a trovare certezze, a risolvere problemi, a aiutare, perfino, chi è in difficoltà.

Se tutto questo non è blogging, allora il blogging non esiste.

Connettersi al lettore

Online si parla anche di empatia come di un’altra magica parola che ci fa guadagnare punti nei nostri lettori. Ma non c’è empatia se non c’è prima connessione. E non c’è connessione se manca l’immedesimazione del blogger nel suo pubblico.

L’empatia è un processo di intimo trasporto che ci fa dimenticare totalmente gli scopi professionali e i lati tecnici del blog e ci avvicina al lettore e avvicina il lettore a noi. Ma prima di tutto questo deve esserci la volontà del blogger, della persona che scrive.

Esserci, sempre

Non esistono guide per trovare la propria voce, perché ognuno ne ha una. Siamo tutti diversi, lo sappiamo, però sembra così difficile dimostrarlo. La tendenza è fare quello che fanno gli altri, come se fosse la cosa più corretta da fare, come se non esistessero alternative, altre soluzioni.

Creare contenuti diventa sempre più complicato perché si sbaglia approccio, si guarda all’esterno e mai all’interno di noi, dove realmente si generano i contenuti, che non sono altro che i nostri pensieri, le nostre opinioni, le nostre competenze, ma anche i nostri errori e i nostri dubbi.

Trovare la propria voce significa esserci. Essere nel blog come persona prima che come blogger, che non è un’entità astratta, una qualifica, ma solo uno status. Esserci per gli altri, perché il blog è aperto al pubblico. Esserci per rispondere delle proprie azioni, della parola scritta.

Trovare la propria voce significa solo essere se stessi e non altri.

44 Commenti

  1. Serena
    20 gennaio 2015 alle 07:19 Rispondi

    Solo questo: grazie.

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2015 alle 13:29 Rispondi

      Ti ho chiarito le idee, almeno? :)

  2. robadaself
    20 gennaio 2015 alle 08:04 Rispondi

    il problema, quando ti esponi e lo fai con una voce diversa e “sferzante”, è che diventi facile bersaglio di critiche e insulti personali, che nulla hanno a vedere con i tuoi contenuti.

    • Salvatore
      20 gennaio 2015 alle 11:41 Rispondi

      A me non è mai capitato di essere oggetto di critiche, soprattutto di critiche immotivate, da quando scrivo un blog… Davvero c’è tutta sta fila di gente pronta a criticare, o è solo una paura?

      • Daniele Imperi
        20 gennaio 2015 alle 13:31 Rispondi

        Mah, quando ti esponi è vero che rischi di essere criticato aspramente. A me hanno criticato con toni forti e anche “risentiti” alcuni miei post sulla grammatica…

      • robadaself
        20 gennaio 2015 alle 13:46 Rispondi

        Mi è stato detto che sono invidiosa, cattiva, che non ho una vita, che chi si fa i c**** suoi campa cent’anni, che un libro non si giudica dall’incipit e bisogna leggerlo tutto per recensirlo, che la mia recensione si incentrava solo sulle vendite (non è che stavo parlando di un libro che non avevo letto?). E tutto questo su un blog che non è un blog letterario che pubblica recensioni di libri, ma un blog che si occupa di qualità di libri autopubblicati. Non recensisco i libri di cui parlo, perché non li leggo, ne commento solo degli estratti.
        E forse questo si riallaccia al fatto che tutti i blog sono echi di blog già letti: tutti si aspettano di leggere le stesse cose (nel mio caso recensioni di libri). Se leggono altro (nel mio caso giudizi sulla grammatica di stralci di testo) cercano di riportarti nel già letto (il classico blog letterario che pubblica recensioni).

        • Daniele Imperi
          20 gennaio 2015 alle 14:18 Rispondi

          Nel tuo caso dovevi aspettartele quelle critiche :)
          Stessa cosa che è successa al blog Obbrobbrio, ha ricevuto insulti pesanti quando ha recensito opere autopubblicate.
          In questi casi il problema è diverso: c’è l’autore, immaturo, che scambia il giudizio alla sua opera con un insulto alla sua persona. Non potete farci nulla. Non siete voi a preoccuparvi, ma gli autori, che non danno certo una buona immagine di sé.

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2015 alle 13:30 Rispondi

      Dipende, non trovi? Io non ho una voce sferzante, eppure mi sono arrivate critiche pesanti. I lettori sono di tanti tipi, ma non vedo comunque il problema. Alle critiche puoi rispondere, se costruttive. Gli insulti lasciano il tempo che trovano.

      • Salvatore
        20 gennaio 2015 alle 14:16 Rispondi

        Sinceramente non l’avrei mai detto. Strano che finora, curiosando sul tuo blog, non ci abbia incappato. Per quanto riguarda le critiche, anche quelle può crudeli, c’è solo una cosa da fare: sbattersene. ;)

        • Daniele Imperi
          20 gennaio 2015 alle 14:23 Rispondi

          In alcuni casi non ho approvato i commenti, se erano anonimi o se erano critiche senza senso, come “saccente” e simili, insomma se non spiegavano le motivazioni. Ma altri li ho approvati, la maggior parte. L’ultimo lo trovi quando ho parlato del libro scritto in 4 mesi, non erano insulti, però, né critiche pesanti.

  3. Grazia Gironella
    20 gennaio 2015 alle 08:54 Rispondi

    Ottimo, ottimo post. Tocchi un problema molto reale, che qualunque blogger arriva a porsi, se non molla prima. E’ facile dire che siamo unici, e lo siamo. Crederci davvero, e capire come esprimerlo, è tutta un’altra cosa. Paradossalmente si trova la propria voce dimenticando se stessi. “L’empatia è un processo di intimo trasporto che ci fa dimenticare totalmente gli scopi professionali e i lati tecnici del blog e ci avvicina al lettore e avvicina il lettore a noi.” E’ proprio così. Forse mi discosto in parte dalla tua visione quando dici che bisogna essere una voce fuori dal coro. Secondo me puoi anche essere una voce nel coro, ma sincera e con qualcosa da dire. Dopo sono i lettori a dimostrarti se ciò che dici interessa oppure no, e perché. Se invece si cerca un pulpito per parlarsi addosso, beh, allora davvero meglio trovare un’altra occupazione.

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2015 alle 13:34 Rispondi

      Grazie :)
      Vero, capire come esprimere chi siamo e cosa sappiamo fare non è facile. Sincerità e contenuti utili non possono mancare.

  4. Marco Amato
    20 gennaio 2015 alle 09:29 Rispondi

    Io seguo pochi blog oltre al tuo. Non saranno più di 7/8. Primo perché non avrei tempo per seguirne di più, secondo perché appunto è difficile trovare voci originali, non scontate e banali. Io da lettore non sono alla ricerca del semplice intrattenimento, ma sono alla ricerca di una voce/blog che mi accresca, mi ponga punti di vista inattesi, mi stimoli, mi insegni qualcosa che non so, mi contraddica nelle mie convinzioni, che mostri e faccia trasparire una capacità e un vissuto che ne valga la pena. Il mio tempo è prezioso, quindi scelgo solo il meglio che reputo opportuno. Ad esempio, mi piace cogliere i tuoi spunti di scrittura creativa, perché in te, come in pochi altri colgo un substrato e una profondità di temi, molto stimolanti. Ma altri blogger, aspiranti scrittori, parlano di scrittura creativa senza avere il giusto spessore. Magari hanno appena letto qualche regoletta sui manuali, seguito qualche blog a tema e pensano d’essere in grado di dispensare consigli nemmeno avessero vinto il Nobel. Non riescono a insegnarti nulla. Per fare il blogger in tal senso, occorre una profondità di campo. E mi spiace contraddire chi si ostina a dire che oggi il blogging è per tutti. Come ogni capacità e propensione nella vita, richiede passione, competenza e intuito, talenti che non nascono dal nulla. Si può imparare, certo. Ma occorre avere una spiccata propensione naturale per poter emergere sulla massa.

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2015 alle 13:36 Rispondi

      Grazie.
      Cerco anche io le stesse cose nei blog. Mi è capitato di trovare i blog cui accenni e si vedeva chiaramente che ciò che scrivevano non veniva da loro.

  5. Banshee Miller
    20 gennaio 2015 alle 10:01 Rispondi

    Di certo un post del genere invoglio molto un eterno indeciso come me. Mi sa che sono lì lì per decidermi. Se farò il grande passo, un po’ sarà anche merito tuo.

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2015 alle 13:36 Rispondi

      Bene, mi fa piacere :)

  6. Pades
    20 gennaio 2015 alle 10:35 Rispondi

    Ho letto il post una prima volta, in velocità. Arrivato alla fine ho sentito la necessità di rileggerlo, perché ho capito che contiene un messaggio molto vero che cambierà il mio rapporto con il blogging. Ho messo anche a fuoco il motivo per cui il tuo blog, Daniele, mi piace molto ed è uno dei pochi che seguo veramente. Grande post.

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2015 alle 13:37 Rispondi

      Grazie :)
      Stai quindi per aprire un tuo blog?

      • PADES
        21 gennaio 2015 alle 10:42 Rispondi

        Ne ho già due in pista, ma per il momento non mi soddisfano.

  7. LiveALive
    20 gennaio 2015 alle 10:43 Rispondi

    È un argomento importante che potrebbe essere espanso. E naturalmente si potrebbero cercare anche dei principi da mettere in comune con la voce di un testo narrativo (sia essa la voce di un narratore o di un personaggio, non cambia).
    Un blog dovrebbe attirare, secondo ne, più che altro per i contenuti. La voce in sé non è un fattore di qualità. Ciò nonostante la voce può avere due effetti importanti. Il primo è un effetto banalmente estetico: è più stimolante seguire un blog che scrive post in modo originale piuttosto che uno che li scrive come un libretto di istruzioni. Il secondo è l’effetto retorico: cioè, direi, la capacità non solo di comunicare informazioni (funzione referenziale), ma anche di emozionare (funzione emotiva) e di convincere (funzione conativa).
    Esiste una retorica buona per tutte le stagioni? I principi dei più grandi retori della classicità, Demostene e Cicerone, sono ancora validi? (cfr. Prose della volgar lingua, di Bembo) In realtà no: ogni tempo ha le sue tendenze, ogni persona ha i suoi modi di convincere e convincersi, emozionare ed emozionarsi. La questione non è trovare un principio assoluto, ma capire come riuscire a farsi sentire da quello specifico pubblico a cui ci riferiamo; e soprattutto come far sentire quello che davvero noi vogliamo, e non quello che vogliono far sentire gli altri.
    Come si dice nella prefazione all’officina della parola, allora, la questione non è imparare la retorica in senso generale, ma trovare la propria retorica, e cioè trovare un proprio modo di essere comunicativi. Che è come dire: trovare la propria voce.
    Come fare allora per trovarla? Naturalmente facendosi tante domande, leggere i testi altrui chiedendosi sempre “che emozione mi dà questo passaggio, e cosa la causa?”, e poi scrivere i propri testi chiedendosi sempre “come devo fare per trasmettere davvero ciò che voglio? Quali stilemi è meglio usare e quali evitare?” Perché quando si parla di “voce” uno si aspetta qualcosa di naturale, che vien da sé. Dopo un po’ verrà anche da sé, ma comunque, per capirsi e ricercare, dell’intelletto non si può fare a meno.

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2015 alle 13:40 Rispondi

      I contenuti non bastano, secondo me, perché potresti prenderli altrove, tradurli, quindi non pubblicare nulla di tuo.
      L’effetto estetico, come lo chiami, fa molta differenza, come anche l’effetto retorico. L’esposizione dei fatti conta come i fatti stessi.

  8. Salvatore
    20 gennaio 2015 alle 11:39 Rispondi

    Io non credo di avere una voce indistinguibile, anzi. Come ho fatto per trovare la mia? Bho! Cerco solo di dire cose che mi interessa dire, nel mondo in cui mi viene spontaneo farlo… :P
    Detto fra noi, questa storia della voce (così come in narrativa) mi sembra tanto una fuffa… un po’ come il blocco dello scrittore: esiste (il problema) solo se ci credi. ;)

    • LiveALive
      20 gennaio 2015 alle 12:41 Rispondi

      Fino a un certo punto però. Diciamo che qui voce è praticamente sinonimo di stile, una serie di stilemi applicati più o meno consciamente che distinguono il tuo testo dagli altri in modo evidente. Non direi, insomma, che Dumas e Proust sono confondibili XD l’essere inconfondibili, però, NON è pregio in sé: su questo non c’è dubbio.

      • Salvatore
        20 gennaio 2015 alle 14:22 Rispondi

        L’essere inconfondibili non è pregio in sé, questo è vero, allo stesso tempo ciò che ti rende inconfondibile (quell’insieme di stilemi di cui parli) può essere proprio quello che ti fa apprezzare dal lettore. :)

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2015 alle 13:41 Rispondi

      Beh, secondo me ce l’hai, non hai peli sulla lingua, sei spontaneo e questo conta.
      Quindi stai dicendo che ho scritto fuffa in questo post? :D

      • Salvatore
        20 gennaio 2015 alle 14:20 Rispondi

        Sto dicendo che hai scritto un bel post, altrimenti non lo commenterei, ma che se prendi due persone, le metti a fianco e gli fai scrivere un testo sullo stesso tema… verranno fuori due testi completamente diversi. Certo, sui contenuti. Non solo però, anche nel modo di esprimersi. Quel modo di esprimersi è la fatidica “voce”. Ognuno ha la sua e la usa senza neanche farci caso, ma la usa. A meno che non si pensi di avere un problema… In questo senso… hai scritto fuffa! ;)

        • Daniele Imperi
          20 gennaio 2015 alle 14:25 Rispondi

          Sì, ognuno ha la sua voce, certo, ma tra i due ce ne sarà uno che farà più presa, non solo sul contenuto, ma anche nell’esposizione.

  9. Claudia
    20 gennaio 2015 alle 13:17 Rispondi

    Ecco perché sono approdata su questo blog, non è uguale agli altri ;)
    Manca il coraggio di esporsi? Di mettersi in mostra?
    Centro! Colpita e affondata.

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2015 alle 13:42 Rispondi

      Grazie :)
      Allora devi trovare questo coraggio.

  10. Fabio Amadei
    20 gennaio 2015 alle 13:56 Rispondi

    Sincerità condita da buone argomentazioni è il sale per fare un ottimo blog, e tu, caro Daniele, ci riesci benissimo.
    Non capisco come possano arrivarti delle stroncature sulla grammatica. Ho letto qualcosa sul tuo blog e mi sembrava fatto molto bene: chiaro, esauriente e puntuale come sempre.
    Ci sono persone che amano la polemica, a prescindere.

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2015 alle 14:20 Rispondi

      Grazie :)
      Le critiche erano sui post che parlavano di grammatica, non sui miei testi. Mi hanno dato del saccente, eppure quei post sono scritti con un linguaggio ironico.

  11. KatyLo
    20 gennaio 2015 alle 14:28 Rispondi

    Ciao Daniele, condivido appieno quanto hai scritto. Il tuo blog è fra i pochi che seguo e, fra questi, l’unico in cui lascio commenti. Se sei riuscito a spingere fuori dal guscio una come me, timida sia nella vita reale sia dietro lo schermo di un computer, è proprio grazie al tuo essere te stesso e al saperti “connettere” con i tuoi lettori. Grazie! :)

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2015 alle 16:01 Rispondi

      Grazie :)
      Ma dietro un computer non dovrebbe essere più facile parlare?

  12. MikiMoz
    20 gennaio 2015 alle 16:20 Rispondi

    La vedo ovviamente come te.
    Ma non è che molti blog risultano anonimi perché la persona stessa che li gestisce è anonima? Sul web come nella vita.
    Non è una critica, né un’accusa… molti sono anonimi nella comunicazione… :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2015 alle 16:27 Rispondi

      Sì, certo, se non riesci a mostrarti, a comunicare al meglio, alla fine risulti anonimo, uno fra tanti, che passa inosservato.

  13. Lisa Agosti
    20 gennaio 2015 alle 18:35 Rispondi

    Mi è piaciuto molto questo post, e anche i commenti mi sono stati utili a capire cosa cercano i lettori in un blog. Grazie.
    Credo che scriverò un post con le mie impressioni, citando ovviamente Penna Blu :)

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2015 alle 19:33 Rispondi

      Grazie a te :)
      Aspetto il tuo post, allora.

  14. maurap
    20 gennaio 2015 alle 19:01 Rispondi

    Leggerti è sempre utile Daniele, dai tuoi post si apprende molto. Purtroppo però dopo letture come quella di oggi, capita di abbattermi e di sentire una vocina dentro che urla: “Ma chi te lo fa fare?” Sì, perché il blogging è faticoso, stanca la mente e il cuore. Domani spero di trovare ancora la forza di scrivere qualcosa. Ciao :)

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2015 alle 19:36 Rispondi

      Grazie :)
      Per rispondere alla domanda “Ma chi te lo fa fare?” devi elencare tutte le cose piacevoli che ti porta il blog. Senza, adesso, sarebbe la stessa la tua vita? O ti mancherebbe qualcosa?

  15. Chiara
    21 gennaio 2015 alle 11:10 Rispondi

    Sono assolutamente d’accordo con te. Pensa che avevo in mente di scrivere un post analogo, perché sono un po’ stufa dell’autoreferenzialità di molti blogger, che usano le proprie finestre virtuali per elencare principi di SEO come se si trattasse di una lista della spesa. Ci credi se ti dico che non mi sono mai occupata di queste cose? Le conosco a grandi linee, metto i tag e suddivido in paragrafi (giusto per fare degli esempi) quasi in automatico, ma non ci rimugino troppo.
    Per il mio blog la promozione è stata pari a 0, eppure è andato bene fin da subito. Cerco di essere autentica e di scrivere post liberi e sinceri. Penso che questo paghi molto.
    Vorrei far sì che la mia pagina trasmetta calore a chi la legge, e che questo calore arrivi agli altri.

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2015 alle 07:54 Rispondi

      A dire la verità neanche io ci faccio tanta attenzione, preferisco scrivere in modo più naturale. A me la scrittura per il web è stata sempre naturale, ho sempre inserito i vari elementi al posto giusto, ma mai col vero intento di arrivare in prima pagina, altirmenti sarebbe stato troppo innaturale, impersonale.

  16. Alfredo
    25 gennaio 2015 alle 20:05 Rispondi

    Bello questo post, uno dei più interessanti che abbia letto su come scrivere post per il blog.
    In questi giorni, leggendo l’ennesimo articolo fotocopia su seo, titolo, suddivisione dell’articolo, ecc., mi domandavo se tutto questo ha così grande importanza. Sicuramente in parte si ma se poi non riesci a trasmettere quello che hai dentro, e trasmetterlo “così come sei”, il tuo post avrà poco eco. Per il mio piccolo blog scrivo in modo spontaneo, o almeno cerco, come quando parlo con una persona viso viso. Il mio stile sicuramente risulta ‘da manuale delle istruzioni’, sia per l’argomenti che tratto e sia per il mio percorso formativo (tecnico), ma quello sono io. Chi mi conosce sa che sono quello, altrimenti sarei finto, di plastica.

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2015 alle 08:01 Rispondi

      Grazie :)
      Sì, in parte ha importanza, perché i motori di ricerca leggono e interpretano il testo in un certo modo, quindi bisogna scrivere in modo che sia i motori sia i lettori capiscano. Però è altrettanto vero, appunto, che scrivendo devi trasmettere ciò che sei.
      In alcuni blog, come il tuo, quello stile magari è più consono, ma puoi sempre renderlo più umano. Però, se quello se davvero tu, allora va bene così.

  17. Marisa
    24 febbraio 2015 alle 16:37 Rispondi

    I consigli degli altri sono sempre ben accetti, anche quando si tratta di osservazioni negative purché esposte con rispetto, perché lo scrittore che vuole pubblicare la sua opera deve proporsi, non imporsi. Chi offende intenzionalmente va commiserato: è evidente che non ha argomenti validi a sostegno delle sue parole e si serve dei mezzucci tipici degli invidiosi e dei mediocri. Non è la mia opinione, è oggettivamente così.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.