Quando la storia è protagonista

Quando la storia è protagonista
Sono veramente i personaggi i protagonisti delle vostre storie?

A essere protagonista di un racconto breve è la storia stessa, che deve essere incisiva e senza fronzoli. Attilio Nania su Comprimari e comparse nel Fantastico.

È stato interessante quel commento, perché non avevo mai pensato alla storia come protagonista della storia stessa. Ho scritto tanti racconti bonsai, di quelli da 300 parole o anche meno, diverse decine, e in effetti mi sono sempre concentrato sulla storia e mai sui personaggi.

Ma questo discorso potrebbe valere anche per ogni tipo di storia, romanzi compresi. Seguitemi nelle mie riflessioni.

La lotta fra Bene e Male nel Fantasy

Il Fantasy classico, quello alla Tolkien e alla Terry Brooks, specialmente, vede in fondo un tema principale: il Male che cerca di sopraffare il Bene e il Bene che combatte per vincerlo.

Ovviamente ci sono dei protagonisti nei romanzi fantasy, magari il ragazzo sprovveduto di campagna o il cavaliere senza macchia e senza paura. Ma siamo sicuri che questi personaggi non siano solo delle pedine in funzione della storia stessa?

In questi romanzi l’autore ha voluto lanciare un preciso messaggio: il Bene trionfa sul Male, anche se mai definitivamente. Protagonisti e personaggi hanno un ruolo, certo, ma ciò che conta è la storia in sé.

La storia protagonista ne Le Cronache del ghiaccio e del fuoco

Martin ha creato una struttura particolare per i suoi romanzi: esistono davvero dei protagonisti? Ho detto più volte che ogni capitolo è narrato col punto di vista di uno dei tanti personaggi. Ci sono svariati personaggi principali e tantissimi comprimari nelle storie.

Che cosa possiamo dedurre? Che Le Cronache del ghiaccio e del fuoco sono la storia dei Sette Regni. Punto. Nessun vero protagonista, ma tanti personaggi con ruoli differenti.

Stephen King parte da una situazione

Quando ho letto la sua autobiografia, On Writing, ho potuto scoprire tantissimi aneddoti e segreti da uno scrittore che sa come scrivere. King confessò nel suo libro di partire sempre da una situazione per scrivere una storia.

Che significa? Ma è il famoso binomio fantastico di Gianni Rodari! Possiamo ancora parlare di protagonista in questo caso? Non è più corretto parlare di storia e basta?

Il vero protagonista non esiste?

Sì, esiste eccome. Il protagonista nasce quando è lui direttamente a creare la storia e non viceversa. Parlo dei romanzi biografici. Se scrivo la storia di Giuseppe Garibaldi, è lui il protagonista. È lui che ha fatto la storia e ha fatto Storia.

Forse il protagonista è una persona reale. Forse quello che noi scegliamo come protagonista è solo una scusa per raccontare la nostra storia. Una pedina, come ho detto prima. Uno strumento per arrivare a un fine.

Raccontami una storia…

È questo che diciamo e che sentiamo dire. Il “C’era una volta un Re” o, come ben sappiamo, “C’era una volta un pezzo di legno”…

Ma se mettiamo in mezzo Pinocchio, allora non possiamo ancora sostenere che la storia sia protagonista, perché è Pinocchio che ha creato la sua storia.

… ma la storia è del personaggio!

Se avete letto Le mille e una notte, saprete che la povera Sherazad raccontava ogni notte una storia diversa. C’è la storia del pescatore, la storia di Zobeide, la storia del barbiere e tante altre storie. Ci sono storie, appunto.

Io ho letto, per ora, il primo dei due volumi di quella grandissima opera e posso dirvi che non ricordo i personaggi, ma le storie. Alcuni nomi sono ormai entrati nella nostra mente da anni, come Aladino e Sindbad, ma per il resto io ricordo le storie e basta.

Storia e protagonista: un cane che morde la sua coda?

Che ne pensate? Ripensandoci bene, vi è capitato di aver scritto un racconto o perfino un romanzo in cui fosse la storia a essere protagonista e non un personaggio?

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post15 aprile 2014 - Commenti9 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Ivano Landi 15 aprile 2014 at 12:14

    Io a differenza di King parto sicuramente dal personaggio… la situazione gli si crea intorno man mano che lui/lei muove i suoi passi.

    • Daniele Imperi 15 aprile 2014 at 12:16

      E come fai a fargli muovere quei passi?

      • Ivano Landi 15 aprile 2014 at 12:40

        In genere tutto inizia con una decisione interiore del protagonista che decide di mutare la sua situazione di vita. La sua azione genera di riflesso un mutamento e così via.

  • Tenar 15 aprile 2014 at 15:17

    Mettere prima la storia o prima i personaggi credo che sia una questione di sensibilità personale. Per me ogni storia è sempre la storia di qualcuno e spesso i personaggi nascono prima della vicenda, ma credo che possa funzionare benissimo anche il contrario

  • Attilio Nania 16 aprile 2014 at 12:20

    Per quel che riguarda i romanzi, o a maggior ragione le saghe, è difficile trovarne del tipo in cui la storia è la vera protagonista, perché con tante pagine a disposizione, il lettore finisce per affezionarsi a un personaggio in particolare. Ovviamente ci sono casi in cui è vero il contrario (ad esempio, tu hai parlato dei libri di Martin), ma sono casi abbastanza rari e tra l’altro sono di solito opere di grande successo.
    Riguardo ai racconti, lì la protagonista e sempre la storia, e più è corto il racconto più questo è vero.

    Poi, ci sono diversi casi specifici da analizzare. I libri di Poirot sono famosi per le avvincenti e intricate trame dei casi su cui il detective si trova a indagare, o per la figura stessa di Poirot? Io direi che sono famosi per le trame, eppure noi ricordiamo maggiormente la figura del Detective belga coi baffoni e con l’accento francese, quindi il protagonista è lui a tutti gli effetti. Lo stesso vale per Sherlock Holmes, per Miss Marple e in generale per quasi tutti i gialli.
    Se poi guardiamo il cinema (che è sempre un ottimo modello da cui prendere spunto), lì predominano i personalismi, ma in due diverse forme. Ad esempio, se io penso a Silvester stallone, non mi viene in mente un personaggio preciso. Una cosa è parlare di Rambo, mentre ben altro è parlare di Roky. Dunque, paragonando Stallone a uno scrittore e i suoi film a dei libri, si può dire che in Rambo quel che conta non è la storia, ma solo il personaggio di Rambo.
    Se invece prendiamo ad esempio i film di Steven Segal, non c’è un personaggio preciso che viene in mente. I personaggi di Segal sono tutti anonimi e poco importanti, mentre al contrario c’è un modello di trama è ricorrente in tutti i suoi film. Pensando a Steven Segal non mi viene in mente nessun personaggio preciso, bensì il tipo di storia d’azione all’americana con un macho superforte che va contro i cattivi e spacca tutto. Ecco, nei fim di Segal si può dire che e vera protagonista è la storia.

    • Daniele Imperi 16 aprile 2014 at 16:09

      Anche perché nel caso di Rambo e Rocky non è che ci siano queste grandi trame :D

      Su Seagal – di cui credo di aver visto un solo film – a me non vengono in mente le storie, come non ne ricordo su Chuck Norris. Lì c’è sempre lo stesso personaggio con la stessa storia sciapa.

      Se vogliamo chiamarla storia – che comunque storia è, perché ne ha tutte le caratteristiche – allora sì: è la storia la protagonista. Tu vedi Seagal perché sai che avrai quella storia e non altre.

      Ma io ho continuato a leggere Sherlock Holmes e Tarzan perché sapevo che mi avrebbero dato storie che mi piacevano. In quei casi chi è il protagonista?

  • Grazia Gironella 17 aprile 2014 at 16:14

    Che la storia nasca dai personaggi è vero, e lo dicono in molti; ma a me non vengono mai in mente personaggi da soli, senza una situazione problematica già appiccicata. Io parto così: il protagonista e un guaio da risolvere. Da lì sviluppo il resto.

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