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Per quali lettori scriviamo?

Per quali lettori scriviamo?
La figura del lettore ideale per uno scrittore

Eppure, se io dovessi scrivere, penso che un lettore ideale me lo immaginerei. Nani su Cosa deve offrire una storia

Voi avete un lettore ideale in mente quando iniziate a scrivere una storia? O scrivete senza pensare a un pubblico preciso? Quello che ha scritto Nani mi ha dato da pensare a un aspetto della scrittura che mi era sfuggito, anzi a cui non avevo mai dato importanza.

Eppure in molti campi della scrittura si dice che bisogna conoscere il proprio pubblico. Se devo scrivere un manuale, come abbiamo visto martedì, devo per forza sapere a chi è diretto, perché da quel lettore tipo dipende tutto il progetto del mio testo.

Esiste il lettore tipo?

È chiaro che se scrivo una storia dell’orrore, ho in mente un preciso lettore: uno che ama l’horror, che ha letto Stephen King, Poe, Lovecraft e chissà chi altro. Uno che anche al cinema guarda film dell’orrore.

Ma io ho citato tre autori che hanno scritto opere molto distanti una dall’altra. Forse in King c’è qualcosa di Lovecraft, ma secondo me tutti e tre hanno sondato differenti universi del terrore, hanno trovato differenti modi per spaventare.

Il lettore e la nicchia

Se ho in mente un lettore tipo per la mia storia dell’orrore e scelgo, per esempio, Poe, non c’è forse il rischio di scrivere qualcosa di già visto – oltre che non all’altezza di quanto già pubblicato? Certo che corriamo questo rischio.

Come l’hanno corso tutti quegli autori che hanno voluto scrivere per i fan de Il signore degli anelli, o per quelli della saga di Twilight o per quelli che vedono il mondo dell’eros a sfumature di grigio e così via.

Tutti questi autori, alla fine, non hanno voluto solo cavalcare un’onda che non gli apparteneva, ma hanno anzi voluto scrivere per i lettori di altri scrittori. Si sono voluti appropriare dei lettori di altri autori.

Questo è uno dei comandamenti della scrittura.

Senza lettore ideale avremo più originalità

Scegliamo pure il genere letterario. Scegliamolo, però, senza avere in mente uno scrittore rappresentativo di quel genere. Scegliamolo, soprattutto, senza avere in mente il lettore di quell’autore, perché non sarà mai il nostro. Potrebbe soltanto essere anche il nostro, ma sono due cose diverse.

Sentiamo dentro di noi la voglia di scrivere una storia horror, ok, scriviamola, ma scriviamo l’orrore come lo vediamo noi, altrimenti rischiamo di scriverlo come lo vede Stephen King e, anche se per moltissimi lo vede veramente bene, quello resta comunque il suo orrore e non il nostro.

A me piace il Fantastico, si è ormai capito, credo. E il mio P.U. – che procede, avete visto la barretta che è avanzata di una ‘nticchia? – si rivolge a quali lettori di Fantastico? Non lo so minimamente. Non è il solito fantasy, anzi io lo chiamo Fantastico perché di solito il termine fantasy viene usato con l’accezione di “storia piena di elfi e magie” e nel mio romanzo non ci sono elfi né magie di alcun tipo.

Se l’ebook venderà, scoprirò per quali lettori l’avrò scritto. E i lettori? Come sapranno se quello sarà un romanzo per loro? Leggendo la sinossi e le pagine di anteprima, ovviamente. Possono farsi un’idea. Possono capire se la storia riuscirà a prenderli, a incuriosirli, anzi.

Creare un pubblico di lettori

Non ho scritto a caso un articolo che mostra un parallelismo fra blogger e scrittori: con il blog accade la stessa e identica cosa. Man mano che il blog cresce, si viene a creare una comunità di lettori.

Ecco a cosa deve puntare uno scrittore: a conquistare quei lettori, a costruire la sua comunità. Ci sono autori che vengono letti e basta, a prescindere dal genere di storia che scrivono. Ormai hanno raggiunto una popolarità tale che il lettore apprezzerà qualsiasi romanzo decidano di pubblicare.

Casi rari quanto volete, ma pensate soltanto al concetto che va di moda oggi presso i markettari: il personal branding. Quegli autori ora non stanno più vendendo i loro libri, ma continuano a vendere il loro nome sulla copertina.

Non pensiamo al lettore ideale ma al lettore

Non date a ciò che ho scritto un significato negativo: non dev’esserlo per forza. Possiamo farci un nome – o almeno tentare di farcelo – e poi pubblicare fuffa, tanto vendiamo comunque, oppure possiamo farci un nome e continuare a stupire i lettori.

In fondo, è soltanto una questione di scelta. A me piace la seconda alternativa. E a voi?

E in più, ché è il tema del post: voi scrivete per un lettore ideale? O scrivete e basta?

29 Commenti

  1. Salvatore
    12 giugno 2014 alle 06:52 Rispondi

    Sono assolutamente incapace anche solo di immaginare il mio lettore ideale, ammesso che esista. Forse il trucco è scrivere per una persona che conosci e che corrisponda al targhet di riferimento.
    Visto che hai citato Stephen King, se non ricordo male il lettore ideale a cui pensa quando scrive è la moglie.

    • Daniele Imperi
      12 giugno 2014 alle 15:28 Rispondi

      Non sapevo che King scrivesse per la moglie, so che le fa leggere le sue storie.

      • LiveALive
        12 giugno 2014 alle 16:11 Rispondi

        Mi sono ricordato una cosa: Oscar Wilde scriveva per i suoi figli.

  2. Grazia Gironella
    12 giugno 2014 alle 08:08 Rispondi

    Non ho in mente un lettore ideale, quanto piuttosto una massa variegata con alcune caratteristiche comuni, come l’età o il sesso. Vedo questa massa in modo vago, perché definire troppo serve solo a legarsi; ma mi serve come riferimento

  3. Michele Scarparo
    12 giugno 2014 alle 08:41 Rispondi

    Per me è indispensabile sapere prima chi è il mio target: da questo dipende molto il tono e la voce della narrazione. Significa una scelta di parole. Significa anche su quali particolari concentrarmi.
    Non dipende da questo invece la storia in sé, perché la stessa trama si può raccontare in modi molto diversi.

    • Daniele Imperi
      12 giugno 2014 alle 15:30 Rispondi

      Io faccio questo discorso solo se devo scrivere una storia per bambini o ragazzi.
      Altrimenti scrivo per un pubblico adulto, diciamo dai 16 anni in poi. È il massimo che posso fare sul discorso del target di riferimento.

  4. LiveALive
    12 giugno 2014 alle 08:51 Rispondi

    Perché scegliere un lettore ideale? Semplicemente perché se si scrive solo sulla base del proprio gusto si creerà qualcosa che piace a sé stessi ma che non soddisfa gli altri. Se io scrivo un giallo, saranno gli appassionati di gialli a comprarmi, i quali si aspettano determinate cose (suspense, complessità logica, moventi interessanti) che magari non interessano all’appassionato di romanzi rosa.
    …ma generalmente non me ne sono mai interessato. Il punto è che io voglio realizzare il mio ideale estetico, non quello altrui; e questo implica anche che non può interessarmi vendere, o avere un completo assenso dagli altri. Ma uno con gusti simili ai nostri lo si trova sempre, spero…

    • Daniele Imperi
      12 giugno 2014 alle 15:31 Rispondi

      Ciò che scrivi deve piacere prima a te stesso: scrivi ciò che vorresti leggere.

      Come te, però, mi baso sui gusti letterari.

  5. Monia Papa
    12 giugno 2014 alle 09:26 Rispondi

    Pretendere di sapere a priori chi ci leggerà, credere di essere in grado di disegnare il profilo di un fantomatico lettore ideale, secondo me è come pensare di poter stabilire con certezza chi si innamorerà di noi.

    Possiamo forse decidere chi conquistare?

    No, non possiamo.

    Possiamo essere quello che siamo come autori (brandizzati, certo ;) ) e possiamo, conoscendo ciò che siamo, immaginare a chi potremo piacere.

    Ma i lettori possono sempre sorprenderci.

    Quindi… Esiste il lettore tipo?

    Secondo me in realtà no. Non è detto che chi compra un libro dell’orrore sia qualcuno che ha fatto dell’orrore il suo pane quotidiano.

    Credo che a volte l’errore che gli scrittori rischino di fare è considerare i lettori come dei personaggi monolitici, delle figure stereotipate. Ma è davvero così?

    Così come l’autore non dovrebbe ragionare a compartimenti stagni, e precludersi a priori la possibilità di esprimere la varietà del suo mondo saltando da un manuale a un’antologia di racconti per poi approdare, perché no, a un romanzo, allo stesso modo non dovrebbe aspettarsi che il lettore sia una sagoma fissa, incapace di apprezzare più di una nicchia.

    Penso che il “lettore tipo” sia in realtà in generale chi trova nel nostro modo di scrivere un modo per leggerci. Ma, dato che la nostra scrittura è una creatura complessa, lettori diversi potranno apprezzare di essa aspetti diversi.

    Vorrei concludere questo brevissimo commento dando un’interpretazione diversa alla frase “non desiderare i lettori d’altri”: perché no? Se noi potremmo rispondere meglio agli stessi bisogni a cui cerca di rispondere quell’autore perché non dovremmo desiderare il meglio per quei lettori? ;)

    • Daniele Imperi
      12 giugno 2014 alle 15:35 Rispondi

      La metafora con l’innamoramento è azzeccata :)

      Chi compra un libro dell’orrore è comunque uno a cui piace o magari prova a leggerlo per capire se gradisce il genere.
      Ma è più probabile che ami l’horror. Poi, ovvio, non è detto che legga solo horror. Io mi romperei a leggere solo un genere.

      Concordo poi che un lettore può benissimo apprezzare più di una nicchia coperta da uno stesso scrittore.

      A me piace Harry Harrison, che ha scritto storia alternativa, romanzi storici e fantascienza. E magari altro che non so.

      Quella frase sui lettori altrui io la volevo intendere che non bisogna scrivere fotocopie di altri scrittori, per accapparrarci i lettori che hanno reso quelle opere un successo.

  6. SAM.B
    12 giugno 2014 alle 11:36 Rispondi

    Non credo al lettore ideale, così come non credo a svariati altri “ideali” :)

    A dirla tutta, non mi sono mai nemmeno posta la questione del “lettore” in generale – probabilmente perché non ho una nicchia specifica: scrivo horror, fantasy, sto provando con la fantascienza, e perlopiù mescolo i generi.

    Come ha detto Monia “Non è detto che chi compra un libro dell’orrore sia qualcuno che ha fatto dell’orrore il suo pane quotidiano” e sono d’accordissimo, perché sono quel tipo di lettrice. E quel tipo di scrittrice. Per cui scrivo per chiunque vorrà leggermi.

    Magari sarà l’appassionato di horror o di fantascienza e storcerà il naso oppure lo terrà incollato alle pagine/all’e-reader. O magari sarà qualcuno che, come me, cerca qualcosa di insolito (tipo Zombie contro Supereroi). Potrebbe persino essere la lettrice di romanzi rosa che si scoprirà intrigata dal soprannaturale (così come io, lettrice di horror, ogni tanto resto folgorata da una storia d’amore).

    Chiunque sarà il mio lettore, al di là di quello che potrebbe essere il *suo*genere, se riuscirò a conquistarlo avrò fatto il colpaccio :)

    • Daniele Imperi
      12 giugno 2014 alle 15:37 Rispondi

      Brava: scrivo anche io per chiunque voglia leggermi.

      Però Zombie contro Batman no, eh? :D

  7. Tenar
    12 giugno 2014 alle 13:21 Rispondi

    A me invece figurarmi il lettore ideale aiuta tanto. Il primo lettore ideale sono io. Scrivo quello che vorrei leggere. Poi penso a un amico particolare (varia a seconda del racconto) e mi dico “bene, questo racconto è per x”. Se x è molto attento alla forma e alla musicalità del testo metterò lì un surplus di attenzione. Se x non sopporta sangue e violenza declinerò la trama in modo che eventuali momenti di questo tipo accadano fuori scena e così via.
    Nessuno sa qual è la persona a cui ho pensato.
    Insomma, la storia rimane quella che ho pensato, ma la scrittura varia un poco a seconda del lettore che ho in mente.
    Mi è anche capitato di lavorare al contrario (scrivere un racconto con un protagonista che stesse antipatico a x…).
    Tutto ciò non ha nulla a che vedere col lettore reale, semplicemente mi aiuta e mi diverte.

    • Daniele Imperi
      12 giugno 2014 alle 15:38 Rispondi

      Non riuscirei mai a scrivere in quel modo, mi terrebbe ingabbiato :)

      PS: hai ricevuto le mie 2 email?

      • Tenar
        12 giugno 2014 alle 17:07 Rispondi

        No! Oltre tutto non credo ci sia on-line un mio indirizzo mail valido (venivo inondata di spam)! Prova con un messaggio privato su fb (Antonella Mecenero). Oppure, aspetta, ti mando l’indirizzo!

        • Daniele Imperi
          12 giugno 2014 alle 19:36 Rispondi

          Non sono su Facebook e ti ho scritto dall’email che usi per commentare qui, ma che vedo solo io :)

          • Tenar
            13 giugno 2014 alle 15:28

            Non è arrivato niente ed è strano. Di solito gmail non crea problemi…

  8. Chiara
    12 giugno 2014 alle 14:00 Rispondi

    Ciao Daniele,

    nemmeno io ho l’abitudine di definire a priori il target delle mie opere, in particolare per quanto riguarda il mio romanzo. Certo, non credo sarà un prodotto generalista. Però non ho mai cercato di attirare come una calamita i lettori di autori dallo stile affine al mio, poiché penso che questo toglierebbe personalità al mio lavoro… forse, in sede di editing mi porrò delle domande. Al momento cerco di procedere, pur con il rischio che sia letto solo da mio marito e mia mamma (mio padre no: si stuferebbe).
    Per quanto riguarda il blog, io sono online da meno di un mese. Inizialmente, mi immaginavo un target di aspiranti scrittori come me (a proposito: grazie per aver chiarito la differenza con “esordiente” perché in un post ho fatto confusione) ai quali offrire qualche consiglio. Man mano che procedevo, mi sono resa conto di essere seguita da persone che hanno molta più esperienza di me… dunque, siccome penso di non aver nulla da insegnare a loro, ho spostato il focus sul mio lavoro, per condividere metodi e riflessioni. Magari in futuro aggiusterò nuovamente il tiro.

    Buon pomeriggio: non so dove tu viva, ma qui a Sanremo c’è un caldo umido che sfianca.

    • Daniele Imperi
      12 giugno 2014 alle 15:41 Rispondi

      Anche io ho dimiuito coi post sul copywriting, perché erano poco seguiti. Qui hanno sempre più apprezzato post su scrittura e editoria.

      Io sto a Roma: in Africa, quindi…

  9. Nani
    12 giugno 2014 alle 15:36 Rispondi

    Trovare le proprie parole stampate in prima riga fa un certo effetto. :D
    Pero’ dovrei forse fare una precisazione sul “mio” lettore ideale. Il lettore ideale, come lo intendo io, non e’ il lettore target.
    In qualche post fa si faceva il parallelo tra scrittore di romanzi e scrittore di blog. Io non sono scrittrice di romanzi, ma la voglia di scrivere un blog mi e’ venuta. E allora, la prima cosa che mi e’ saltata in mente e’ stata: a chi voglio parlare? Con chi mi piacerebbe condividere e che cosa condividere?
    La risposta poteva essere: esperienze di vita intorno al mondo;
    esperienze di madre; esperienze di lettura.
    Ed ecco che gia’ dalle prime scelte scarto gran parte del pubblico potenziale. Naturalmente, ad ognuno di questi pubblici corrisponde un codice, un modo per approcciarsi, un linguaggio, etc.
    Ho scelto di tuffarmi nella lettura. Cosa vuol dire, che il mio lettore di riferimento me lo immagino come uno che legge? Beh, un po’ misera, come definizione: tutti leggono. Allora diciamo che il mio lettore ideale deve essere un tipo speciale, perche’ non mi interessa fare numero, ma fare qualcosa che, almeno agli occhi di qualcuno, sia grazioso e divertente. E cosi’ ecco il mio lettore ideale, quello con cui parlo mentre scrivo i miei post: un lettore che riesca a seguire un minimo le mie circonvoluzioni di lettura (= a cui piacciano opere non solo alla Ken Follett, ma anche classici e, perche’ no? anche spunti di storia della letteratura belli e buoni); una persona che non si lasci intimorire dalle lingue (perche’ ogni tanto linko articoli di lingua diversa), uno che non sbadigli mentre gli faccio ascoltare la Gavotte di Rameau e che ci provi un gusto sottile nel seguire le traiettorie di slanci immaginativi non del tutto ortodossi (del tipo: Dumas e Poe si sono davvero incontrati a Parigi?). In piu’, siccome stiamo facendo salotto e io non sono una esperta di nulla, il tono che deve sopportare il mio povero lettore e’ tra il serio e il faceto.
    Ecco, questo e’ il lettore a cui mi indirizzo.
    A che mi serve figurarmi un lettore del genere (che poi e’ vero, Tenar, mi assomiglia!)?
    A mantenere il tono che io mi sono scelta, a ricordarmi cosa ci si aspetta da me e ad una coerenza che magari avvalora il tutto. Pensate se d’un tratto questo mio lettore mi ritrova a vedere pubblicata la ricetta per le torte di compleanno alla cioccolata delle bambine. E che ci azzecca? Cosa interessa al lettore che magari si aspetta di sentire su quale libro mi sono tuffata per dimenticare D’Annunzio?

    Per uno scrittore la cosa si fa ancora piu’ sfaccettata e divertente, secondo me. Se ho in mente il lettore tipo di Stephen King, naturalmente, da scrittore intelligente non cerco di rubare pubblico al maestro. Oddio, ci sono anche i pescecani, ma io, scrittore che non mira ai soldi, ma alla qualita’, prendo in considerazione il lettore target di Stephen King, lo trasformo in lettore ideale rendendolo un “personaggio” che devo riuscire a stupire. Non facile, visto quello a cui Stephen King lo ha abituato. Alla fine, Tenar lo ha detto prima di me: a volte si puo’ anche volere che il lettore ideale sia stravolto dalla narrazione, piu’ che compiaciuto. Perche’ il lettore ideale non e’ quello che si cerca di convincere a comprare, ma quello che lo scrittore prende come punto di riferimento per migliorare l’opera. Dire: mi rivolgo a chi mi vuole ascoltare e’ come dire: io la butto li’, lascio al caso cio’ che accadra’. E uno scrittore, uno che sa fare bene il suo mestiere, raramente lascia qualcosa al caso.
    Perdonate la lunghissimissima sproloquiata. E vi prego di tenere a mente che chi parla e’ solo una lettrice che ben poco sa delle dinamiche reali della scrittura.

    • Daniele Imperi
      12 giugno 2014 alle 15:46 Rispondi

      Finché le trovi qui e non in un mandato del Giudice puoi stare tranquilla :D

      Ho visto infatti che i tuoi post hanno un taglio originale, sia per il linguaggio sia per i temi.

      La coerenza, nel blogging come nella narrativa, va sempre mantenuta: proprio perché potresti spiazzare il lettore e anche perderlo.

      Il tuo ragionamento sul lettore tipo fila, però non concordo sulla parte di King: alla fine il rischio di fare una copia c’è, secondo me.

      • Nani
        13 giugno 2014 alle 02:25 Rispondi

        Eh, ma sta qui il talento vero, la bravura e anche l’arte! Nel non fare copie, ma aggiungere sempre qualcosa di proprio, possibilmente originale. :D
        Solo perche’ ci si concentra su situazioni gia’ viste, non vuol dire che non si possa dare qualcosa di qualitativamente alto al lettore. Quanti vampiri nella storia dell’umanita’! Pure Stephen King ci si e’ messo, senza nemmeno troppa originalita’. Eppure e’ riuscito a metterci molto di suo, quell’atmosfera, quell’odore che solo lui sa infilare in ogni sua opera. E adesso confesso che io leggo Stephen King proprio per ritrovare quell’odore, perche’ me lo sento molto familiare. Le trame? I colpi da maestro? A volte ci sono, a volte no. Ma come e’ normale che sia, per uno che pubblica come un dannato.
        L’idea, secondo me, e’ “apportare qualcosa di proprio”, non “inventare a tutti i costi”, perche’ se dovessimo pubblicare solo scrittori che inventano qualcosa di completamente originale distaccandosi dai predecessori, credo che noi lettori ci troveremmo davvero con poco materiale su cui speculare. :D

  10. Chiara
    13 giugno 2014 alle 09:04 Rispondi

    Stai nella città più bella del mondo ;)

    • Daniele Imperi
      13 giugno 2014 alle 09:05 Rispondi

      Pensa che non vedo l’ora di andarmene il più lontano possibile :)

  11. MikiMoz
    13 giugno 2014 alle 12:01 Rispondi

    Io scrivo per chi vuol divertirsi con me.

    Moz-

  12. Daniele Imperi
    13 giugno 2014 alle 15:32 Rispondi

    Tenar

    Non è arrivato niente ed è strano. Di solito gmail non crea problemi…

    Quindi, non avendomi risposto, non ti è arrivata la mia email in cui rispondevo alla tua :)

    Controlla lo spam, allora, magari le mie email finiscono lì…

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