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Allarme analfabetismo in Italia

Allarme analfabetismo in Italia

L’avete saputo? Ho sentito la notizia al telegiornale e la mattina dopo, nel web, c’erano diversi siti che la riportavano. 600 professori universitari hanno scritto al governo lamentando che gli studenti non conoscono l’italiano.

La scoperta dell’acqua calda. Soltanto adesso ve ne siete accorti? Sono anni che lo vedo, basta leggere ciò che gli italiani scrivono online (tutti gli italiani, non solo gli studenti universitari) – anzi, basta leggere come scrivono – nei loro blog o nei vari social network. E in mezzo a quelli c’è parecchia gente laureata.

Ho sentito un insegnante che si è visto contestare gli errori grammaticali che segnalava, perché quegli errori facevano parte della libertà d’opinione del ragazzo.

Ma siamo fuori di testa? Che c’entra la grammatica con la libertà di opinione? Forse qualcuno non conosce la differenza tra la forma e il contenuto.

E io che ci sto a fare qui? Ve la spiego subito!

La distinzione tra forma e contenuto

Al secondo liceo classico (quarto anno delle superiori per chi non lo sapesse) la mia insegnante di italiano e latino mi disse che i miei temi erano buoni per la forma ma scarsi per i contenuti (ma sono stati scarsi di contenuti fin dalle medie e tali sono restati fino all’esame di maturità).

La forma è la correttezza ortografica e grammaticale del testo, il contenuto sono i pensieri e le opinioni espressi nel testo.

Un romanzo, per capirci, deve avere buoni contenuti (ossia una bella storia, ben strutturata, interessante) e un’ottima forma (non deve contenere alcun errore grammaticale: ortografia, punteggiatura e sintassi devono essere corrette).

Correggere la forma di un tema non significa sopprimere le opinioni dello studente. Chi sostiene questo è un ignorante.

La grammatica, come la matematica, non è un’opinione.

“Nelle tesi di laurea errori da terza elementare”

Una tesi sgrammaticata va respinta. Ah, ma se poi qualche insegnante ha il coraggio (o gli “attributi”) per farlo, quante polemiche (se non perfino denunce) esploderanno? Perché ormai da tempo siamo diventati il paese che coccola chi sbaglia e punisce e ghettizza chi fa rispettare le regole.

Ricordo un episodio di quando frequentavo Geologia. Un professore respinse l’esame scritto a un tipo che conoscevo a causa dei gravissimi errori grammaticali. Questo ragazzo era bravo, credo si sia laureato entro i quattro anni previsti, ma era uno che chiedeva con quante “c” si scrivesse “cioccolata”.

Ha fatto bene quel professore a respingere in continuazione quegli esami scritti? Sì, per me ha fatto bene. Il ragazzo è stato promosso quando ha scritto in modo decente.

Non lamentatevi delle tesi sgrammaticate: respingetele e basta. Una tesi è uno studio che prova la conoscenza dello studente di un preciso argomento: dunque dev’essere scritto in modo comprensibile. Se è sgrammaticato, non è comprensibile.

Quali sono le cause di questo analfabetismo?

Qualcuno dice che questa situazione è iniziata negli anni ’70. Be’, io ho iniziato ad andare a scuola proprio all’inizio degli anni ’70 e non ricordo assolutamente una scarsa attenzione alla grammatica.

Alle scuole elementari, anzi, la suora lanciava delle gare e l’alunno vincitore avrebbe portato una bella medaglia attaccata al grembiule fino alla gara successiva. Erano gare di cultura e di verbi e io, modestamente, ho portato spesso quelle medaglie attaccate al grembiule. Bei tempi che furono. Alle superiori ho portato attaccato invece il marchio dell’asino…

Al liceo gli errori grammaticali erano segnalati nei temi e nessuno s’è mai permesso di contestare quei segni rossi.

Segnalare un errore di grammatica significa impartire una lezione. Se vuoi imparare e migliorare, accetti la correzione. Se vuoi restare un ciuccio, la contesti.

Ma ci si chiedeva quali fossero le cause di questo analfabetismo. Proviamo a trovarle insieme.

  • SMS e chat: con l’arrivo degli sms hanno iniziato a circolare brutture come “xché”, “tvb”, “ke”, ecc. Se queste brutture fossero restate nel terreno degli sms e delle chat, poco male. Il fatto è che si trovano anche al di fuori di quei terreni. Una volta preso il vizio, quel vizio ti resta attaccato addosso.
  • Facebook & Co.: alcuni – me compreso – danno la colpa ai social network. Ma davvero hanno la colpa dell’analfabetismo galoppante? Secondo me solo in parte. In parte perché chi ha iniziato a scrivere male su Facebook & Co., scriveva già male prima. Se poi qualcuno ha pensato bene di imitare e fare suoi gli strafalcioni letti in rete, allora la colpa non può essere addossata a Facebook. Zuckerberg dovrebbe apportare una modifica alla sua creatura, qualcosa del tipo: “Impossibile pubblicare il contenuto. Controllare la forma”. Ma ho paura delle reazioni. E delle defezioni.
  • Poche letture (serie): un tempo a sedici anni, forse anche meno, si leggevano il Don Chisciotte e Anna Karenina, adesso si leggono Twilight e Divergent. E tanti anni fa qualche genio propose di togliere I promessi sposi dalle scuole. Per metterci cosa? Mi confermate che si leggono ancora? O quel genio l’ha avuta vinta?
  • Genitori disattenti: qualcuno ha dato la colpa alle famiglie degli studenti, che non controllano. Non so, forse è così. Il problema è che online si leggono i testi scritti anche da quei genitori e se anch’essi scrivono in modo sgrammaticato, cosa devono controllare? Quis custodiet ipsos custodes?

Gli interventi del Governo

Gli insegnanti firmatari di quella lettera – assieme ad altre personalità della cultura – hanno chiesto un intervento al governo.

Dicono che il governo “non reagisce in modo appropriato” e che manca “una volontà politica adeguata alla gravità del problema”. Non voglio fare il solito polemico, ma un popolo ignorante si governa meglio.

Hanno così proposto delle continue verifiche per le scuole medie e superiori, come “dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva a mano”.

Spero che non sia stata tolta dalle scuole la scrittura a mano, come hanno fatto in Finlandia. Ditemi che c’è ancora.

Che farà il governo? Azzardo un’ipotesi: nulla.

Gli italiani non sanno l’italiano, ma conoscono l’inglese

Ecco una storia di ordinaria amministrazione.

Oggi ho avuto un meeting in una stupenda location per decidere i benefit da dare ai clienti: offerte low cost e all inclusive che troveranno negli store e anche contest da lanciare sui social.

Il mio speech verteva su come aumentare l’engagement e l’audience del nostro brand per battere i competitor. Sono una new entry, ma grazie a diversi workshop ho imparato le best practices e penso di avere sia il giusto know how sia le skill adatte per ingrandire la nostra community.

Oggi Facebook è un must e la nostra mission prevede una forte web presence, in cui unire contenuti testuali e visual da far leggere su ogni device, ma per fortuna il nostro ecommerce è customer friendly.

Dobbiamo diventare un’authority nel nostro campo, abbiamo un background che ce lo consente e la nostra vision ci dà le giuste guidelines da seguire. Ogni giorno dobbiamo conquistare follower e trasformare i prospect in clienti. Forse avvieremo anche una partnership con una startup. Domani ho infatti una call con uno dei founder per un planning da preparare.

Il prossimo step è diventare un digital strategist e il mio sogno si avvia così all’happy ending!

Bye bye, italiano.

120 Commenti

  1. Salvatore
    9 febbraio 2017 alle 07:26 Rispondi

    Ho parlato di analfabetismo funzionale giusto due o tre settimane fa sul mio blog. La cosa divertente della notizia che citi è che i professori sono professori universitari e si riferiscono a studenti universitari. Tornando indietro con la memoria, ormai a troppi anni fa, cioè a quando passai dalle superiori all’Università, facoltà di Lettere moderne, ricordo che rimasi impressionato dalla constatazione che non si facesse in alcun modo ricorso alla scrittura. Alle superiori i temi erano un’abitudine quasi quotidiana; all’università non veniva richiesto di scrivere, se non per la sola tesi finale. Tutti gli esami, almeno nella mia epoca, erano orali… Questo non può non influire: scrivere è un’abitudine da coltivare. Poi, in un’epoca relativista come quella in cui stiamo vivendo, dove non riusciamo più a distinguere la realtà dalla sua interpretazione, non mi stupisce affatto sapere dello studente che contesta al proprio insegnante le correzioni. Siamo alla follia.

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 13:27 Rispondi

      Riguardo agli esami forse dipende dalla facoltà. Io a Geologia avevo quasi tutti gli esami sia scritti sia orali.
      Però hai ragione, in una facoltà di Lettere si dovrebbe dare molto risalto alla scrittura. E sono anche d’accordo che vada coltivata, altrimenti perdi dimestichezza.

      • Salvatore
        9 febbraio 2017 alle 14:10 Rispondi

        È proprio questo il punto: si sarebbe portati a pensare che nella Facoltà di Lettere si faccia un ricorso intenso e alto alla scrittura… Ora magari le cose sono diverse.

  2. Grilloz
    9 febbraio 2017 alle 07:47 Rispondi

    Penso che le cause siano molteplici e che chat e facebook siano una cartina di tornasole.
    Ad esempio traduzioni approssiative dei film americani (ho sentito tanti di quei congiuntivi sbagliati…) ma il problema principale (e anche la sua oluzione) va ricercato nel mondo della scuola che è ormai allo sbando da troppi anni tra insegnanti precari, mancanza cronica di continuità didattica, selezione del corpo insegnante sulla base di graduatorie (chissà quanti insegnanti si sono laureati con tesi sgammaticate?)
    Quello che dovrebbero fare i genitori, più che controllare, dovrebbe essere non contestare gli insegnanti e difendere acriticamente i figli.

    • Grilloz
      9 febbraio 2017 alle 07:48 Rispondi

      P.S. ti facevo più giovane :D

      • Daniele Imperi
        9 febbraio 2017 alle 14:06 Rispondi

        Oh, bella, e quanto più giovane? :D

        • Grilloz
          9 febbraio 2017 alle 14:11 Rispondi

          Diciamo più o meno come me ;)

          • Daniele Imperi
            9 febbraio 2017 alle 14:49

            Ah, vuoi nascondere la tua età :)

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:06 Rispondi

      Sì, le cause sono tante, ma tutto parte ovviamente dalla scuola.
      C’è un vignetta che gira da tempo: prima i genitori litigavano al figlio che aveva preso un brutto voto, adesso invece litigano all’insegnante che l’ha dato :D

  3. Marco
    9 febbraio 2017 alle 07:49 Rispondi

    Si raccoglie quello che si è seminato per anni, anzi per decenni, a tutti i livelli. Soprattutto nella scuola. Adesso i nodi arrivano al pettine e non vedo una via d’uscita. E se anche ci fosse dubito che sarebbe percorsa.

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:07 Rispondi

      Neanche io vedo una via d’uscita, se non nell’autocritica e nella volontà personale di migliorare.

  4. Danilo (IlFabbricanteDiSpade)
    9 febbraio 2017 alle 08:05 Rispondi

    Assolutamente favorevole ai post respinti per errori di forma!
    Che dici, lanciamo una bella petizione? :)

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:08 Rispondi

      Sarebbe da lanciare sì :D

  5. Fulvio
    9 febbraio 2017 alle 08:54 Rispondi

    Stupendo! Mi hai regalato una risata e te ne sono grato…dopodiché non credo che la cosa sia così grave, né che sia nuova. Gli ignoranti, almeno dal dopoguerra in poi, ci sono sempre stati (la scuola dei miei genitori era un’altra cosa). Abitavo a Milano negli anni ’80-’90, la Milano da bere quindi, terreno di sfida di pubblicitari che già parlavano l’anglo-italiano che oggi tu canzoni. Tuttavia i miei figli, per esempio, leggono molto di più di quanto non facessi io alla loro età. Un po’ di ottimismo perdinci! Il mondo ne ha tanto bisogno.

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:09 Rispondi

      Non è nuova, certo. Anche la scuola dei miei genitori era un’altra cosa. Quando mio padre andava all’università, non si poteva rifiutare un voto, per esempio, e le bocciature facevano media.

  6. Ombretta
    9 febbraio 2017 alle 08:55 Rispondi

    Anche nella scuola elementare che frequentavo (negli anni ’80 però! ) le suore davano dei premi ai primi cinque della classe. Secondo me, se oggi si commettono tutti questi errori è solo colpa dei poco preparati insegnanti delle elementari. Le basi sono tutto, come quando si costruisce una casa. E come scrive Grillo manca anche la continuità didattica.

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:12 Rispondi

      Ah, quindi la storia dei premi è andata avanti per un po’ :)
      Non so se gli insegnanti delle elementari siano poco preparati, perché devono fare i conti con i programmi e i metodi di insegnamento imposti oggi e con la categoria dei genitori che preferisce contestare l’insegnante anziché accettare che i figli non studiano.
      PS: Attenta, Ombretta, qui commenta Grilloz, non Grillo :D

      • Ombretta
        9 febbraio 2017 alle 15:28 Rispondi

        Il t9 del mio cell non conosce Grilloz :)

  7. Silvia
    9 febbraio 2017 alle 09:10 Rispondi

    Sono d’accordo sostanzialmente con tutto ciò che scrivi, però, per quanto riguarda le cause di questa situazione do un’interpretazione diversa.
    Io credo semplicemente che il vero grave problema risieda nella mancanza di selezione scolastica. Mentre è aumentata l’età minima scolare dai 14 ai 16 anni e, per motivi economico-sociali, è aumentata anche la percentuale di persone che frequentano le scuole superiori e l’università (non c’è lavoro, tanto vale continuare a studiare), si è contemporaneamente abbassato il livello, pretendendo sempre meno dai ragazzi.
    Tempo fa andai a trovare una mia insegnante di Liceo e mi stupì quando disse: il livello si è drasticamente abbassato rispetto ai tuoi tempi, il problema è che i ragazzi fanno la stessa fatica che facevate voi.
    In effetti è ovvio: se pretendi sempre meno, allevi ragazzi meno abituati a studiare e a imparare, ma non gli rendi la vita più facile, semmai più difficile dopo. E il fatto è che non è colpa dei ragazzi, semmai di tutti noi che siamo più protettivi e più disponibili a dargli tutto facile.
    Poi ci sarebbe da dire due paroline sui programmi scolastici, quelli sì persino demenziali. Che non solo mettono in difficoltà i ragazzi, ma spesso anche gli insegnanti preparati.

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:15 Rispondi

      Secondo me è sbagliato stabilire un’età minima, perché tu potresti arrivare a 16 anni dopo aver ripetuto per anni e ti ritrovi a 16 con solo la prima media, magari.
      Vero che oggi si pretende sempre meno.
      Riguardo ai programmi hai ragione, ma anche i libri: io alle elementari avevo un solo libro, il Sussidiario. Adesso quanti ne hanno?

    • Fulvio
      9 febbraio 2017 alle 14:56 Rispondi

      Ancora una volta devo dissentire. Io ho due figli, 18 e 14 anni entrambi liceali. Per mie ragioni lavorative hanno cambiato parecchie volte scuola, mediamente due volte le elementari, due le medie, due il liceo. Scuole del nord e del centro Italia. Ebbene, studiano MOOOLTO più di me e dei miei compagni di allora (e io ho fatto il classico). Riguardo alla qualità media degli insegnanti, nella mia esperienza essa è peggiorata gradualmente dalle elementari al liceo. Quindi, almeno per me, il livello medio delle maestre era adeguato, mentre non lo è affatto quello dei professori di liceo.
      Quanto alla premialità come metodo educativo, sono d’accordo con quanto dicono molti di voi. In USA già molti anni fa esponevano la foto dell’impiegato del mese.

      • Daniele Imperi
        9 febbraio 2017 alle 14:59 Rispondi

        Non so quanto studino oggi, ma quando andavo al liceo io si studiava molto.
        Ho visto impreparati i miei insegnanti di medie e superiori, non tutti, certo, ma la maggior parte sì.

  8. Elena
    9 febbraio 2017 alle 09:31 Rispondi

    La scuola per me è la base portante di una società, il luogo in cui si formano le coscienze e si determina la qualità dell’essere prima persone e poi cittadini. Vedere negli ultimi 20 anni la distruzione della scuola come luogo di crescita per lasciar spazio alla scuola come luogo per prepararsi a produrre che ha generato queste mostruosità mi fa soffrire. Bambini che non sanno scrivere ma nemmeno leggere! Altro che universitari!
    Poco tempo fa Rai 2 ha messo in programmazione “Il collegio”. Per curiosità ho visto una puntata. Sono stata male, male davvero, quando ho sentito un ragazzo di 13-14 anni che non sapeva leggere un semplice brano.
    Hai detto la cosa più vera in assoluto e ti ringrazio per averlo fatto: “Non voglio fare il solito polemico, ma un popolo ignorante si governa meglio.”

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:22 Rispondi

      Ho qui la pagella di prima elementare di mio padre, anno 1945, ecco le materie:

      • Religione
      • Canto
      • Disegno
      • Bella scrittura
      • Lettura espressiva e recitazione
      • Lingua italiana
      • Aritmetica
      • Nozioni varie
      • Geografia
      • Storia
      • Scienze fisiche, naturali e igiene
      • Educazione fisica
      • Lavoro
      • Condotta

      Contesto il Canto :D
      Ma Bella scrittura e Lettura espressiva e recitazione io le reinserirei nelle scuole.

      • Elena
        9 febbraio 2017 alle 18:01 Rispondi

        Sbagli. Il canto affina le menti :)
        Comunque alla fine ho mandato a farsi benedire la programmazione e sul tema ho scritto anche io. Bisogna parlarne

        • Daniele Imperi
          10 febbraio 2017 alle 08:32 Rispondi

          Mi hai mai sentito cantare? :D
          Poi mi leggo il tuo post.

          • Elena
            10 febbraio 2017 alle 12:29

            Secondo me te la canti eccome tra i tuoi monti… Io lo faccio :)

          • Daniele Imperi
            10 febbraio 2017 alle 12:35

            No, no, su per i monti cammino in silenzio :D

  9. Federico
    9 febbraio 2017 alle 09:53 Rispondi

    Scusa Daniele ma non sono daccordo ke gli itagliani non sanno scrivere.

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:23 Rispondi

      Penzo di darti raggione.

  10. MikiMoz
    9 febbraio 2017 alle 10:01 Rispondi

    Io ho iniziato la scuola a fine anni ’80 e la grammatica ce la facevano uscire dalle orecchie.
    Certo, magari alcune regole oggi sono pure superate, ma ricordo che dovevamo scrivere bene, tecnicamente.
    PuLtroppo vedo in giro molta gente che ignora le più elementari nozioni…
    …solo che a 30 anni, ormai, è pure tardi per imparare :D

    Moz-

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:24 Rispondi

      Sì, sono anche le nozioni base a essere sconosciute (o disconosciute…)
      No, non credo che a 30 sia tardi :)

  11. Delia
    9 febbraio 2017 alle 10:16 Rispondi

    Purtroppo le cause di questa decadenza per me sono tante. Non sono solo i social, non sono solo le maestre che sorvolano troppo spesso sugli errori per la corsa verso lo svolgimento del programma, nè sono i genitori poco attenti alla crescita culturale del figlio. In generale, si premia sempre la superficialità rispetto all’approfondimento, in tutti gli ambiti, quindi si tende a dare più importanza a ciò che permette di apparire. E ahimè, la cultura non fa apparire più belli e più potenti ma solo più “pesanti” “noiosi”o “nerd”. L’inglese fa presa proprio perché immediato, scarno di regole, masticabile e soprattutto con un grande effetto “cool”.
    Che fare? Boh, intanto io punterei sulla formazione degli educatori e educatrici dei primi 10 anni di vita dei bambini…i risultati maggiori si ottengono in quel periodo, quindi una maestra che scrive “qual’è” o che non usa il congiuntivo inizia ad essere il primo seme della rovina.
    A cui purtroppo ne seguiranno altri…

    Io all’università (scientifica) correggevo errori ortografici e grammaticali degli appunti dei miei colleghi…suscitavo ilarità, ovviamente.
    Non c’era ancora nessun social!

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:26 Rispondi

      Concordo, è nei primi due cicli che si devono fare gli sforzi maggiori.
      I secchioni sono sempre stati mal visti :D

  12. Delia
    9 febbraio 2017 alle 10:22 Rispondi

    Aggiungo una curiosità: credo che solo in Italia i termini informatici si mantengano in inglese, per esempio in Spagna c’è l’apposita accademia che conia nuove parole spagnole per ogni necessità (per parole come file, desktop, mail, password…) Così come anche in Germania.
    Io ci vedo proprio una pigrizia di fondo molto “italiana”…

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:29 Rispondi

      Sono d’accordo. Ho studiato norvegese e anche in Norvegia usano parole loro, traducendo quelle inglesi.
      Per esempio “marketing” si dice “markedsføring”, ossia letteralmente “ciò che porta mercato, vendita”. E “social media” diventa “sosiale medier”.

  13. Andrea
    9 febbraio 2017 alle 11:00 Rispondi

    In base a questo ricordo benissimo un evento dei miei anni alle elementari. La maestra, senza alcuna remora, ci disse: “studiatevi tutti i verbi durante le vacanze estive, che avete tempo per farlo”.
    Chiaramente da buon bambino, non passai di certo l’estate sui libri.
    Tutt’oggi non riesco a capire come sia finito a scrivere non avendo mai studiato i verbi, specialmente in un’età in cui le informazioni vengono impresse maggiormente. Ma per questo motivo ho sempre delle insicurezze quando lo faccio, e la colpa di ciò non va affibbiata al bambino che preferiva giocare all’aria aperta, ma alla maestra incompetente.

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:31 Rispondi

      Quindi la tua maestra non vi ha insegnato i verbi, ma ve li faceva studiare a casa per conto vostro?

      • Andrea
        9 febbraio 2017 alle 23:20 Rispondi

        E già, è quello che è successo. Ma sai qual è il bello, da ciò che ricordo, nessuno è più tornato sull’argomento. Forse ci cambiarono l’insegnante, o forse, ora che ci penso, era l’anno che cambiai scuola. Fatto sta che a me i verbi nessuno li ha mai insegnati. Avrei potuto diventare l’erede di ECO e invece :) Rintraccerò e chiederò i danni all’insegnante :)

        • Daniele Imperi
          10 febbraio 2017 alle 08:34 Rispondi

          Be’, la insegnante di greco al terzo liceo insegnava così la Medea: “La prossima volta voglio i primi 100 versi tradotti” e così via per 1000 versi.
          Sì, dai, intenta una causa :D

  14. Bonaventura Di Bello
    9 febbraio 2017 alle 11:18 Rispondi

    Caro Daniele, la lingua italiana è una di quelle più bistrattate proprio da coloro che dovrebbero proteggerla e custodirla, invece in Italia si pecca sempre più spesso di ‘anglofilia’ nonostante, come tu stesso fai notare, la conoscenza delle lingua d’Albione sia poi la più scarsa di tutto il resto d’Europa e forse del mondo.
    Negli anni, ho notato come per esempio i termini informatici che in altri paesi europei venivano tradotti con vocaboli locali (tastiera, mouse, schermo) qui da noi conservavano il termine originale inglese, ma questo è il meno. Altri termini sono stati tradotti da cani (per. “save”, che in informatica ha il significato di “conservare”, è stato letteralmente tradotto con “salvare”) e altri ancora vengono mescolati in modo ignobile per conservare la parte anglosassone (il più famigerato è “cyber”, e non capisco perché dobbiamo parlare di “cyberspazio” o di “cyberbullismo” quando la parola “ciber” esiste già nella nostra lingua, e andrebbe affiancata ai termini italiani in questi casi come in altri).
    Questa la parentesi riguardo al rapporto con l’inglese, scusa lo sfogo.
    Non dimentichiamo, poi, come l’Italia sia al primo posto in Europa per analfabetismo funzionale (con una crescita esponenziale), che non ha direttamente a che fare con l’analfabetismo scolastico ma le cui conseguenze sono anche peggiori, e influiscono senz’altro anche sulla preparazione scolastica visto che comporta dei danni notevoli alla capacità di apprendimento.
    Nei fattori che hai elencato, infine, quali possibile cause e concause della sempre maggiore incapacità di scrivere in un italiano corretto, io metterei il fatto che i genitori delle nuove generazioni sono essi stessi ‘preda’ delle nuove tecnologie e delle nuove modalità di comunicare e “informarsi”, di conseguenza andrà sempre peggio.
    Non dimentichiamo che il cervello è dotato di neuroplasticità, ma lo stiamo sottoponendo a una ‘evoluzione’ (virgolette non casuali) forzata, ovvero un adattamento a nuove modalità e stimoli nella comunicazione mentre, per natura, avrebbe bisogno di secoli per potersi adattare in modo naturale e non soccombere, come sta facendo, a quest’eccesso di impulsi sensoriali e informazioni spesso inutili.
    Ultima nota: qualcuno ha notato come sempre più spesso si arrivi all’ora di dormire in condizioni pessime, a livello psico-fisico, e come i sogni siano spesso concitati e pieni di ‘cose da risolvere’ e i risvegli ci trovino altrettanto frequentemente quasi più stanchi di quando siamo andati a dormire?
    Considerate che il sonno e i sogni hanno da sempre il compito di “filtrare” tutte le informazioni inutili ed evitare il sovraccarico neuronale e sinaptico, e traetene le dovute conseguenze.

    • Kukuviza
      9 febbraio 2017 alle 13:15 Rispondi

      Sono d’accordo con quanto hai detto, mi permetto solo una osservazione: “save”, tra i vari significati, ha anche quello di “salvare”. Come lo avresti tradotto nell’ambito informatico?

      • Bonaventura Di Bello
        9 febbraio 2017 alle 14:25 Rispondi

        Con la traduzione ‘logica’ anziché letterale, “conservare” appunto. In francese mi pare abbiano usato ‘sauvegarde’ o qualcosa del genere (e i file si chiamano ‘fichiers’). Per capirci, in spagnolo quello che noi chiamo monitor si chiama ‘pantalla’, il mouse si chiama ‘raton’, i file ‘ficheros’, il backup ‘copia de seguridad’, e così via. Noi ci siamo ‘vergognati’ di chiamare il mouse ‘topo’, anzi ci abbiamo fatto delle barzellette quando qualcuno lo ha tradotto così nelle istruzioni, e abbiamo mantenuto quasi tutti gli altri termini in inglese, persino hardware e software. Ovvio che qualche termine in inglese è rimasto anche nelle altre lingue (per es. software in spagnolo, mentre hardware si dice hierramentas), ma la nostra ‘anglofilia’ non è vergognosa solo nel settore informatico, lo è anche nei termini quotidiani (weekend, meeting, call, ecc. come ha fatto notare anche Daniele). Basta ascoltare un TG per rendersene conto, del resto, nel modo di esprimersi dei cronisti o dei politici.

        • Kukuviza
          9 febbraio 2017 alle 14:34 Rispondi

          Sono sicuramente d’accordo sul fatto che l’inglese venga utilizzato malissimo e a sproposito, soprattutto quando ci sono le equivalenti parole in italiano. Però, in ambito informatico, nella maggior parte dei casi, non mi disturbano le parole inglesi.
          Sul “conservare” non so. Intanto “conserva” è più lungo di “salva” e se devi far stare la parola su un pulsante, quella breve è preferibile. Inoltre a me “conserva” fa pensare di più a “store”, cioè una archiviazione. Se tu hai un documento aperto e di tanto in tanto premi quel pulsante, stai di fatto salvando il documento più che conservarlo. Secondo me il verbo “salvare” non è sbagliato.

          • Bonaventura Di Bello
            9 febbraio 2017 alle 14:45

            KUKUVIZA i termini inglesi in informatica ti suonano familiari perché siamo stati ‘abituati’ a leggerli e ascoltarli sin dall’inizio. Sicuramente ai nostri ‘cugini’ europei, più attenti a proteggere e curare la loro lingua oltre che il loro Paese, ciò non è successo. Per quanto riguarda “salvare”, anche lì è questione di abitudine, e la lunghezza non c’entra assolutamente nulla (pensa al ‘sauvegarde’ dei francesi, per capirci). Nei corsi di informatica che ho tenuto in passato, ho sempre scherzato sul “salvare” proprio nel senso che ha menzionato Daniele: il file non sta mica affogando o precipitando, dobbiamo ‘archiviarlo’, quindi ‘conservarlo’, semplicemente. Come dicevo, è solo questione di ‘abitudine’, e noi italiani siamo particolarmente avvezzi ad essere ‘ammaestrati’, e poco a proteggere la nostra cultura e la nostra sovranità anche in campo linguistico.

        • Daniele Imperi
          9 febbraio 2017 alle 14:38 Rispondi

          I politici… era necessario avere il Ministero del Welfare? E il Jobs Act? E il “Salcavoloday”?

          • Bonaventura Di Bello
            9 febbraio 2017 alle 14:40

            E non parliamo del ‘trucchetto’ di assegnare alle ‘leggi furbe’ dei nomi inglesi o delle sigle per renderli più appetibili al popolo, come una di quelle che hai menzionato, appunto.

          • Kukuviza
            9 febbraio 2017 alle 14:59

            Non c’è più il pulsante per rispondere, abbiamo raggiunto un livello di annidamento eccessivo e comunque potremmo andare avanti all’infinito.
            Sì, ci ho pensato anche io che probabilmente sono abituata a quella parola e un’altra mi sembrerebbe strana ma comunque salvare qualcosa dalla sua sparizione non mi sembra così strano. Per quanto riguarda la lunghezza non credo di essere in torto. Quando si localizza un programma che ha una determinata interfaccia, uno dei problemi che sorgono è proprio quello del far stare le parole nella grafica del programma. Col tedesco sono sempre casini infatti.

          • Daniele Imperi
            9 febbraio 2017 alle 15:02

            Devo risolvere questo problema dell’annidamento, ma mi dimentico sempre :)
            Io trovo però più strano che si dica “file” e non che si usi “salva”.

          • Kukuviza
            9 febbraio 2017 alle 15:12

            In realtà il messaggio si è annidato al posto giusto.
            Mah, come si potrebbe tradurre ‘file’? ‘Documento’? Forse è troppo specifico, il documento mi fa pensare a un doc di testo, mentre un file è un oggetto di qualsiasi tipo. Ci ho pensato diverse volte e non saprei che parola usare in italiano.

          • Daniele Imperi
            9 febbraio 2017 alle 15:17

            Anche a me era venuto documento. Tradotto viene fuori archivio, ma noi per archivio intendiamo un nome collettivo. In norvegese hanno risolto con “file” che si legge così come lo vedi scritto :D

          • Kukuviza
            10 febbraio 2017 alle 10:15

            Ma quindi hanno norvegesizzato la parola inglese? In italiano mi sa che pronunciarla come si legge creerebbe un certo casino! Bisognerebbe coniare una nuova parola ed ecco perché dico che se non c’è un termine italiano corrispondente si può usare quello inglese. Anche in informatica, tutto sommato, non sono tantissimi i termini che non hanno l’equivalente italiano. E poi, i prestiti da una lingua all’altra ci sono sempre: basti pensare a tailleur, champagne, aplomb, igloo, kayak. Anche in inglese i termini legati alla musica sono italiani (“forte”, “piano”, “sonata” ecc).
            Invece è abominevole parlare come nel pezzo che hai scritto “Gli italiani non sanno l’italiano, ma conoscono l’inglese”. Sembra una satira invece è un linguaggio tristemente utilizzato.

          • Daniele Imperi
            10 febbraio 2017 alle 10:21

            Sì, hanno norvegesizzato la parola inglese. In effetti file possiamo dirlo, è difficile trovare un termine sensato.
            La mia voleva essere una satira, in quel pezzo, ma hai ragione: è così che si legge in tanti blog e si sente parlare…
            Prova a tradurre in inglese quel pezzo e a sostituire le parole inglesi che ho usato con quelle italiane e dimmi poi se non ti suona ridicolo.

          • Kukuviza
            10 febbraio 2017 alle 10:29

            Una cosa altamente ridicola, verrebbe fuori. Stile Totò e Peppino “Noio..volevam savoir”

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:36 Rispondi

      Mi sono sempre chiesto infatti perché si dovesse salvare un documento… forse dalla sua perdita? :)
      Giusta considerazione su cyber. Diciamo cibernetica e poi cyberbullismo, che è davvero cacofonico!
      D’accordo anche sull’eccesso di informazioni quasi sempre inutili che abbiamo oggi.
      Sul dormire hai ragione. Io da tempo ho deciso di spegnere il pc alle 18 e metto il cellulare in modalità aero alle 20, per riattivarlo 12 ore dopo.

      • Kukuviza
        9 febbraio 2017 alle 14:40 Rispondi

        Eh sì, il pericolo a cui è sottoposto un documento consiste proprio nella sua perdita! A meno che non sia un documento del piffero che era meglio non salvare dall’oblio…

  15. Lenny
    9 febbraio 2017 alle 11:29 Rispondi

    Ciao Daniele, ho condiviso il tuo post su Facebook :-)

    In ogni caso, credo sia meglio un genio che sbaglia la grammatica, di un idiota che scrive/parla perfettamente. Credo sia un piccolo problema di noi italiani, avendo vissuto all’estero.

    Guardiamo un sacco i dettagli e non l’elephant in the room…:-)

    Come disse il saggo, sono pienamente d’accordo a meta’ con te.

    Ciao!
    Lenny

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:40 Rispondi

      Ciao Lenny, grazie e benvenuto nel blog.
      Il problema è soprattutto degli italiani che restano in Italia.

      • Lenny
        10 febbraio 2017 alle 08:08 Rispondi

        Ciao Daniele, grazie! Diciamo che ogni tanto un po’ di pragmatismo in più non farebbe male.

        Ciao!

  16. Salomon Xeno
    9 febbraio 2017 alle 12:15 Rispondi

    Credo che SMS – chat dei social siano sullo stesso asse, che comporta un uso della lingua con sintassi semplificata (ma a volte non importa), con molte abbreviazioni e talvolta senza punteggiatura. Ma questo è anche un problema di percezione, poiché il punto, in chat, può essere percepito come “ostile”. Ma queste cose non costituiscono un problema di per sé, dato che sono strumenti che richiedono una scrittura rapida ed essenziale, altrimenti tanto varrebbe utilizzarne altri; il problema è quando, per lo più dopo la maturità, queste sono le uniche cose che si scrivono. L’altro aspetto, che citi giustamente anche tu, è che non leggendo nessun testo scritto bene si rischia di non essere mai esposti a qualcosa di diverso dagli stati Facebook. Mi ha poi colpito il riferimento alle tesi di laurea. Triste da dire, ma non in tutte le discipline questi elaborati sono scritti per essere letti. Nell’ambito scientifico, per esempio, viene dato molto peso al lavoro svolto ma pochissimo alla forma in cui viene esposto, salvo magari il riassunto. Immagino che per le discipline umanistiche la situazione sia migliore, però sulla base della mia esperienza nessuno ci dà alcun peso.

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:42 Rispondi

      Ma quasi sicuramente dopo la maturità le uniche cose che molti scrivono sono proprio i messaggi in chat.

  17. Brunilde
    9 febbraio 2017 alle 12:22 Rispondi

    Quando ero piccola ( all’epoca dei dinosauri ) in famiglia si parlava il dialetto.
    Però tutti gli adulti erano attentissimi a rivolgersi a me, unica bambina, in italiano, perchè la lingua italiana era considerata un valore e un orgoglio: parlare in italiano allora significava essere colti, essere migliori.
    Ora invece parlare e scrivere un italiano corretto è non più un valore, ma è qualcosa di vecchio, superato.
    Occorre essere smart e trendy ( ! ), usare termini mutuati da informatica, inglese, social.
    Dai dinosauri allo smartphone , qualche prezzo si deve pagare: anch’io scrivendo a mano mi trovo a scrivere x e non per.
    La mia sensazione è che non solo l’ignoranza sia diventata un fine da perseguire, per rendere le masse più malleabili, ma che in contemporanea ci sia una campagna di dileggio contro i presunti intellettuali, che hanno l’hobby della cultura, perdono tempo a coniugare verbi, e pretendono di sottrarsi al frastuono dei social e degli Hashtag# pensando con la propria testa.
    Io credo davvero che la liberà di pensiero e di coscienza passi anche attraverso l’uso corretto della lingua.

    • Kukuviza
      9 febbraio 2017 alle 13:22 Rispondi

      Ecco, sulla cosa del parlare ai bambini in italiano abbandonando il dialetto non mi trovi d’accordo. Secondo me, i dialetti e anche l’italiano corretto sono una ricchezza. Oggi l’italiano sta facendo la fine dei dialetti perchè l’inglese fa più internazionale, più figo e quant’altro.

      • Daniele Imperi
        9 febbraio 2017 alle 14:46 Rispondi

        Pensa che in Norvegia non ci sono solo due lingue norvegesi ufficiali, ma sono ufficiali anche i dialetti :)
        E trovi anche i cartelli scritti in dialetto e ognuno parla il suo…

        • Kukuviza
          9 febbraio 2017 alle 15:02 Rispondi

          Secondo me dovrebbe proprio essere così. Non sostituire qualcosa con qualcos’altro ma affiancare. Una volta il dialetto veniva visto come qualcosa di cui ci si doveva vergognare e poi c’era questa alquanto discutibile teoria che i bambini si sarebbero confusi, non avrebbero parlato bene. Ma se è proprio quando sei bambino che hai una maggiore facilità nell’imparare le lingue!

          • Daniele Imperi
            9 febbraio 2017 alle 15:04

            Sono d’accordo sull’affiancare, così si proteggono i dialetti che rischiano di sparire.
            Il figlio di un mio amico ha iniziato a parlare 3 lingue: abitando a Miami, parla inglese a scuola, italiano (anzi romanaccio) con il padre e spagnolo con la madre (e con gli ispanici di Miami).

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:45 Rispondi

      Ricordo la fatica per copiare degli appunti di una compagna di classe al liceo, erano pieni di parole come “oxa” per “opera”…
      Oggi se parli bene in italiano ti senti estraneo.

  18. Kukuviza
    9 febbraio 2017 alle 14:05 Rispondi

    Ho questa sensazione che a scuola si “perda” un sacco di tempo a studiare i dettagli delle cose senza avere una visione di insieme.
    A scienze i ragazzi imparano a memoria tutte le parti della cellula, o tutte le parti di una pianta e tutti i nomi di tutti i tipi di foglie però poi non sono in grado, ovviamente, di distinguere un albero da un altro.
    In geografia magari sanno quanti milioni di abitanti ha la Russia però poi non sanno dove sia.
    In italiano fanno 20.000 pagine di analisi grammaticale ma poi non sanno mettere quattro parole in croce per esprimere un concetto.
    Oltre ai problemi che avete evidenziato, secondo me c’è quindi anche questo: la mancanza delle basi. Ci si perde in cose che dovrebbero essere fatte, al limite, in un secondo momento oppure si dà troppa importanza a cose superflue tipo informatica, per dirne una.

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 14:48 Rispondi

      Ciao Kukuviza, benvenuta nel blog.
      Ecco, questa cosa di imparare a memoria ogni informazione dei vari paesi a me è sempre stata indigesta, tanto che oggi non ricordo quasi più nulla.
      L’analisi grammaticale andrebbe poi messa in pratica con temi e tesine e saggi da scrivere.

      • Kukuviza
        9 febbraio 2017 alle 15:07 Rispondi

        Grazie per il benvenuto. Anche se non scrivo libri o racconti nè credo lo farò mai, il blog è molto interessante.
        Sì, c’è questa mania degli schemi, delle schede a punti. I punti dei biscotti, mi verrebbe da dire! Che odio, niente di discorsivo o affascinante. Ecco, mentre sto ora scrivendo mi viene in mente che la lingua non viene vista come strumento, oltre che di comunicazione, anche di fascinazione. C’è gente che parla in modo ipnotizzante, un libro (anche di scuola) dovrebbe essere scritto in modo che sia anche piacevole da leggere.

        • Daniele Imperi
          9 febbraio 2017 alle 15:14 Rispondi

          Eppure scrivi bene, ho letto un tuo post e anche nei commenti scrivi correttamente :)
          Giusto, anche i libri di scuola, visto che sono obbligatori, dovrebbero essere scritti in modo coinvolgente. Sarebbe più piacevole studiare e di sicuro faresti meno fatica a imparare.

          • Kukuviza
            9 febbraio 2017 alle 15:36

            Beh grazie, ma in realtà cerco di scrivere chiaramente perchè mi sono accorta che quando scrivo (parlo) non chiaramente è perchè molto spesso sono i miei pensieri a non essere chiari.
            I commenti qui dentro li rileggo 40 volte, non posso sbagliare troppo proprio in questo blog! E infatti nel commento precedente ho messo il “né” con l’accento sbagliato.

  19. eli
    9 febbraio 2017 alle 14:45 Rispondi

    Condivido pienamente. “La grammatica, come la matematica, non è un’opinione” è una sacrosanta verità che purtroppo non tutti apprezzano!

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 15:23 Rispondi

      PS: grazie per avermi dedicato il tuo primo tweet :D

  20. Daniele Imperi
    9 febbraio 2017 alle 14:55 Rispondi

    La grammatica sta diventando una scelta, oggi.

  21. Roberto
    9 febbraio 2017 alle 16:12 Rispondi

    Gli insegnanti dovrebbero imparare a far amare la nostra lingua e, soprattutto, la grammatica… quanta meno cacofonia ci sarebbe in giro! :-)

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 16:20 Rispondi

      Non so se sia colpa degli insegnanti. Quando andavo a scuola io si parlava e scriveva in italiano, adesso ci si mettono anche i politici a usare troppo inglese e i giornalisti a parlare come semianalfabeti.

  22. Chiara (Appunti a Margine)
    9 febbraio 2017 alle 16:59 Rispondi

    Bellissimo post; analisi attenta e lucida.

    Mi hai fatto venire in mente lo scritto dell’esame di Storia del Cinema, sostenuto nel 2005. Si trattava di rispondere a una decina di domande di carattere storico e teorico (l’analisi dei contenuti si faceva all’orale) e c’erano circa tre ore di tempo. Il volume aveva 1000 pagine, ma lo scritto era suddiviso in due tronconi. Per farla breve, sulla bacheca, insieme ai risultati, la prof. pubblicò un avviso che sintetizzo in questo modo: “siete studenti di lettere, vi dovete vergognare, la prossima volta boccio chi scrive male”. Detto fatto: al secondo scritto, su cento studenti (tolti quelli bocciati nella prima tranche), risultammo promossi in quaranta al massimo. Comprendo che un esame così concentrato non dia il tempo di rileggere, però quando la grammatica la sai, i congiuntivi non li sbagli. La “bella copia” dovrebbe servire – ripeto: in un’università di lettere – a migliorare la forma, non a correggere errori da terza elementare.

    Quando erano usciti i primi cellulari, gli sms contavano circa 150 caratteri. Io avevo 18 anni e usavo le K o lePAROLEscritteCOSì perché sono sempre stata logorroica, e anche al verde: non volevo essere costretta a mandare due messaggi. Si trattava però di un’esigenza di carattere puramente pratico, e avevo l’attenuante dell’età adolescente. Ora non ci sono più scuse, in quando i messaggi non hanno più limiti, e non si può nemmeno tirare in ballo il risparmio di tempo: abbiamo dei telefoni che praticamente scrivono da soli, al punto che, se usi le K, non solo non risparmi tempo, ma addirittura lo perdi, perché il dizionario non riconosce la parola. Secondo me, in molti casi, non si tratta nemmeno di ignoranza, ma di menefreghismo puro, perché molte di queste persone conoscono la forma corretta, ma se ne fregano e non correggono l’errore.

    Aggiungo inoltre che all’incapacità di scrivere si aggiunge quella di non capire ciò che si legge. Le persone mi sembrano decisamente poco “smart”. Più volte mi è capitato di fare sul blog delle battute che non sono state colte (faccio presente che il nostro è un pubblico mediamente colto), oppure che degli esempi non venissero compresi. Inoltre, proprio ieri, sul gruppo di Facebook di Sanremo (Sanremo intesa come città, non come Festival: forse sai che io vivo lì…) hanno postato una foto sarcastica per commentare l’eliminazione di un cantante dalla gara. Si trattava di una finta recensione del Teatro Ariston su trip-Advisor: “sembra un garage”, e affini. Ma sai quanti si sono messi a discutere delle condizioni del teatro, invece di farsi una bella risata? Per non parlare di quelli che: “allora, al festival non ci venire”… mamma mia, che ansia! :D

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2017 alle 17:12 Rispondi

      Grazie :)
      Il 60% fatto fuori, percentuale troppo alta…
      Concordo con la bella copia: serve a ricopiare senza le normali cancellature e anche a sistemare la forma, ma se sai scrivere bene, scrivi bene anche la brutta.
      Anche io dico che perdi più tempo a inserire le K, che non siamo certi abituati a usare, che a scrivere “ch”!
      Facebook ha turato fuori l’ignoranza dalla specie Homo sapiens :D

  23. Chiara (Appunti a Margine)
    9 febbraio 2017 alle 17:15 Rispondi

    L’esercizio della scrittura di getto che ho proposto sul mio blog ha anche lo scopo di spingere le persone a scrivere non dico bene, ma almeno decentemente fin dalla prima stesura. La revisione è importantissima, però essere obbligati a non farla può dare la giusta strizza per impegnarsi al massimo. :D

  24. Alberto Della Rossa
    9 febbraio 2017 alle 17:42 Rispondi

    Il problema sono quasi sempre i genitori. Ne parlavo giusto l’altro giorno nello spogliatoio della piscina, con un professore di matematica che raccontava storie ai limiti della follia di genitori che mettono in discussione le valutazioni dei professori.

    A tal proposito riporto il post de “Il Polemista misterioso”, ricondivisione di un post di Luca Romano.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2017 alle 08:31 Rispondi

      Ho cancellato quel post, primo perché bisognerebbe sapere cosa ne pensa l’autore e poi, soprattutto, perché nessuno ha il diritto di fare rastrellamenti casa per casa e bruciare le tessere elettorali di chi è ignorante.

  25. Grazia Gironella
    9 febbraio 2017 alle 21:14 Rispondi

    Santo cielo, che quadretto… Anch’io ho iniziato le scuole negli anni ’70, e la grammatica si imparava, eccome. Non attribuirei una fetta di colpa al tipo di letture: anche su Divergent trovi un italiano corretto, più semplice e contemporaneo rispetto a quello dei classici, ma sempre italiano, salvo svarioni da parte del traduttore. Forse gli insegnanti hanno abbassato la guardia su questo aspetto, considerandolo non più fondamentale come un tempo, e la frettolosità-superficialità del nostro tempo hanno fatto il resto. E’ sicuramente un problema.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2017 alle 08:33 Rispondi

      Benvenuta in famiglia :D
      L’italiano di Divergent è corretto, certo, ma confronta quel testo con il primo romanzo di Thomas Wolfe e vedrai che differenza.

  26. Kukuviza
    10 febbraio 2017 alle 10:21 Rispondi

    Forse questo commento è come un cavolo a merenda, ma stavo pensando che non mi sembra che a scuola mi abbiano mai insegnato la questione degli accenti. Nello scrivere a mano io non scrivo un accento diverso in “è” e “perché”. Di questa cosa me ne sono accorta quando ho iniziato a scrivere al pc e il correttore mi segnalava la faccenda. Voi dove avete imparato gli accenti?

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2017 alle 10:23 Rispondi

      Io mi ricordo che alle elementari facevo una specie di sorriso per l’accento sulla “e” per scrivere “è”. Ma per scrivere “perché” non ricordo. Però ho ancora 3 quaderni di quell’epoca e oggi controllo :D

  27. foglie
    10 febbraio 2017 alle 13:18 Rispondi

    Buongiorno,
    sono un po’ intimidita a scrivere un commento al post, perchè temo di fare errori ortografici e grammaticali . Non sto schezando. Ho sempre avuto questo timore, ma ora sono paranoica. Questo perchè non ho avuto insegnanti capaci in tutto il mio percorso formativo e quindi credo di avere delle carenze. Alle elementari ho avuto tre insegnanti diverse in cinque anni, la prima mi ha insegnato a scrive, la seconda mi ha accompagnato fino alla quarta elementare, ma non ricordo nessun suo insegnamento in merito alla grammatica, la terza mi ha insegnato tutte le poche regole di grammatica che conosco, con tanto di quaderno delle regolette. L’insegnante delle medie sapeva soltanto segnare gli errori, ma non mi ha mai detto come potevo correggerli. Facevamo esercizi di grammatica, analisi logiche e del testo ma era una cosa molto marginale. Vi dico soltanto che avevo A in italiano e E o di D in grammatica. Non credo che potessi meritare una A se facevo errori di ortografia. Ma allora nessuno lo ha notato. Alle superiori ho scelto un istituto professionale. L’insegnante del biennio era giovane ai primi anni di insegnamento. Ci insegnava la materia con passione e senza che me ne accorgersi ho smesso di fare gli errori di ortografia. Ma le basi grammaticali non le ho, e temo di scrivere e parlare male e non rendermene conto. Il mio problema più grosso è sempre stato l’uso delle doppie, ma tutte le insegnanti che ho avuto non mi hanno mai spiegato come risolverlo. Io non distinguo il rafforzamento che viene fatto nel pronunciare le parole e quindi quando scrivo a volte mi sbaglio. Le insegnanti hanno detto che è dovuto al fatto che nella cadenza tipica del mio paese non è molto forte… Ora so’ che si può imparare a scrivere le parole con le doppie leggendo molto e utilizzando il vocabolario in caso di dubbio.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2017 alle 13:54 Rispondi

      Ciao e benvenuta nel blog.
      Di solito vengo preso per un cosiddetto “grammarnazi”, ma se uno fa qualche errore, non lo uccido :)

      Ti indico allora gli errori che ho trovato nel tuo commento:

      – perchè: si scrive con l’altro accento, perché
      – temo di fare errori ortografici e grammaticali . Lo spazio prima della punteggiatura non va messo, ma è successo solo qui, quindi penso sia un errore di battitura.
      schezando: errore di battitura
      – la prima mi ha insegnato a scrive: anche qui è di sicuro un errore di battitura.
      – Ora so’: so non vuole né apostrofi né accenti

      In generale non scrivi male, secondo me. Qui puoi trovare un po’ di articoli sulla grammatica: http://pennablu.it/grammatica-in-pillole/

      A in italiano? Ma hai studiato in America o in Italia sono spariti i voti e adesso si usano le lettere? :|

      • foglie
        10 febbraio 2017 alle 15:28 Rispondi

        Quando ho frequentato la terza media i voti erano con le lettere, ma era il primo anno, credo che poi siano tornati i numeri.

        • Daniele Imperi
          10 febbraio 2017 alle 15:31 Rispondi

          Questa mi mancava… alle medie io avevo i giudizi: Scarso, Insufficiente, Mediocre, Sufficiente, Buono, Ottimo e Eccellente, se non ricordo male. Meglio di quelle lettere americane…

      • Kukuviza
        11 febbraio 2017 alle 10:17 Rispondi

        Nel fantasy invece ci sono i grammarnazgul, che popolano gli incubi dei poveri hobbit illetterati…

        • Daniele Imperi
          11 febbraio 2017 alle 11:16 Rispondi

          I grammarnazgul mi mancavano, ma ho già visto in passato dei fanatici del fantasy…

  28. Elisa
    10 febbraio 2017 alle 13:22 Rispondi

    La ragione alla base di tutto va ricercata – penso – alle elementari (altrimenti detta scuola primaria). Mi chiedo: ma là dentro cosa fanno? Ai miei tempi si faceva solo italiano, matematica, storia e geografia. Qualche volta disegno con le tempere, ma quando pareva alla maestra. Si organizzavano delle piccole recite, ma non esistevano materie come canto, musica, ed. artistica, ecc… Erano momenti di relax che tutti (maestre comprese) si concedevano e favorivano le cosidette abilità sociali. Ma nulla era formalizzato tramite una disciplina.
    Ora, secondo me, i bambini fanno troppo. Giusto aver inserito l’ora di lingua straniera (in particolar modo l’inglese), non tutto il resto. Il risultato, secondo me, è che fanno di tutto… poco. Questo avviene in un’età come l’infanzia in cui l’essere umano dovrebbero assorbire il più possibile. E poi vengono i genitori… Anzi forse quelli vengono prima di tutto… Secondo me i principali cambiamenti (e danni) si devono agli anni ’90. A causa di Tangentopoli, la politica perse smalto e per farsi perdonare la stessa politica diede il lasciapassare a tante abitudini legate allo stile di vita dell’epoca. Negli anni ’90 si era ancora ricchi (o così si pensava), meno che negli anni ’80 ma si stava bene e si cercava di stare sempre meglio. E’ l’epoca dei genitori amici dei figli, del boom della chirurgia estetica, della morale slegata dalla religione, dei divorzi, della politica “amica” dei cittadini. C’era benessere diffuso, voglia di arricchirsi e assomigliare a quello più ricco di noi, era l’epoca dell’immagine. C’era gente che aveva la Porche e viveva in una piccola casetta alla periferia di qualche città di provincia. C’erano promotori finanziari che per far vedere che andava tutto bene si ciudevano in casa per una settimana fingendo di essee andati ai Caraibi. Ci si sposava col mito del benessere economico e dell’essere giovani per sempre. Ma questo, a dire il vero, era già cominciato negli anni ’80. Ora però stava dando i suoi frutti: con i divorzi… Era l’epoca dei suv. Volevamo far vedere che eravamo ricchi, invece ormai la coperta era corta (ma nessuno lo voleva ammettere). Poi è venuta la crisi dall’America che ha scoperchiato tutto. Ma sotto il coperchio il marcio c’era già.
    La scuola cosa c’entra in tutto ciò? C’entra perchè la politica ha fiutato i cambamenti sociali e… si è adeguata, come la TV. Ha permesso che alle elementari i bambini venissero “allevati” come piccoli campioni (del canto, della musica, dell’inglese, dell’arte) per venire incontro alla megalomania dei genitori, ma allo stesso tempo ha cercato di ridurre il “peso” di grammatica e matematica. Ma scusate… se la madre era in carriera o doveva andare in palestra con le amiche o doveva incontrarsi con l’amante il pomeriggio (mica poteva farlo di sera, diamine! Un po’ di comprensione…) doveva avere il pomeriggio libero… libero dai figli. Libero dall’insegnare loro i compiti (dettati, riassunti, penserini portano via tempo). Se ne liberavano portandoli a danza, palestra, calcio, pallacanestro, ecc… Anzi la politica si è inventata la scuola con apertura pomeridiana.
    Poi alle medie era troppo tardi per rimediare. E poi anche alle medie le madri erano troppo occupate (erano sempre quelle di prima, del resto).
    I figli in buona sostanza non dovevano disturbare. Dovevano invece diventare l’orgoglio dei loro genitori. Sempre troppo impegnati, assenti e freddi.
    Insegno in un istituto professionale e talvolta la grammatica e la sintassi dei nostri ragazzi lascia a desiderare, ma cosa possiamo fare? Bocciare metà classe? Alle superiori ci rendiamo conto che è impossibile rimediare.
    Sono solo le mie opinioni quelle espresse fino ad ora, non voglio essere disfattista o misogina (te la immagini una femminuccia misogina?), ma penso che i cambiamenti sociali abbiamo incino e non poco. Non credo invece che c’entrino moltissimo l’informatica e l’inglese.
    Ah… a proposito… spesso sento dire dai miei ragazzi (soprattutto quelli che disturbano e collezionano note) <a>. Questa frase è proprio di ieri. Conosco la madre del ragazzo (sono dello stesso paese), è borghesissima e italiana quanto il padre. Non ha amanti (per quanto ne so) ed è una virtuosa del canto corale in chiesa.
    Metiamoci in ginocchio e pregiamo… assieme a lei ;)

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2017 alle 14:18 Rispondi

      La mia famiglia non è mai stata ricca, manco negli anni 90 :D
      Se necessario, si boccia metà classe.
      La frase che hai scritto non è apparsa. Non usare i segni < o >, altrimenti quello che sta dentro viene scambiato per codice HTML e sparisce.

      • Elisa
        10 febbraio 2017 alle 14:42 Rispondi

        la frase cmq era ” non gliene frega niente di me”.
        Bocciare metà della classe significa creare malcontento. Creare malcontento significa genitori andare dal Preside. Genitori andati dal Preside significa che Preside venire da noi. Preside venuto da noi significa grandi lavate di capo (e altre amenità).
        Se anche il Preside non facesse nulla di ciò, la voce si spargerebbe (si spargerebbe voce che la nostra scuola boccia troppo). Se la voce si spargesse da un certo punto in poi ci sarebbe un calo degli studenti iscritti. Se ci fosse un calo degli studenti ad un certo punto la scuola chiuderebbe. Se la scuola chiudesse Preside, bidelli, impiegati (e professori) perderebbero il posto (o dovrebbero andare a lavorare lontano da casa).
        Ragion per cui noi ci laviamo il capo solo a casa nostra, il Preside sta in presidenza, i genitori a casa loro e i bocciati sono pochi.

        • Daniele Imperi
          10 febbraio 2017 alle 15:00 Rispondi

          Nel linguaggio colloquiale “non gliene frega niente di me” si sente spesso, anche se magari a scuola si dovrebbe parlare in modo corretto.
          Un finale apocalittico che quello che prospetti :)

          • Elisa
            10 febbraio 2017 alle 15:18

            non discuto la frase in sè, ma il contenuto fa riflettere. Non è la prima volta che la sento dire e mi fa male sentirla ogni volta. Io non sarei mai stata in grado di dirlo a mia madre. Ha e ha avuto altri difetti ma “mi stava a dietro” ;)

  29. Lucia Paolini
    10 febbraio 2017 alle 14:05 Rispondi

    – Ma mi spieghi una volta cos’è quest’altra formalità che s’ha a fare, come dice; e sarà subito fatta.
    – Sapete voi quanti siano gl’impedimenti dirimenti ?
    – Che vuol ch’io sappia d’impedimenti?
    – Error, conditio, votum, cognatio, crimen, cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas, si sis affinis,… – cominciava don Abbondio, contando sulla punta delle dita.
    – Si piglia gioco di me? – interruppe il giovine. – Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?
    – Dunque, se non sapete le cose, abbiate pazienza, e rimettetevi a chi le sa.

    Scusate la facile ironia, però questo è un po’ quello che penso dell’uso dell’inglese odierno. Per quanto riguarda l’analfabetismo, ho il dubbio che sia più un problema legato al fatto che ora vi è più facilità di scrittura e lettura. Prima scriveva chi sapeva scrivere, ora tutti possono aprire un blog. Nelle varie guide on line su “come guadagnare con un blog”, l’argomento “non è importante saper scrivere per guadagnare con un blog” la fa da padrone. Con questa affermazione faccio outing e ammetto di aver letto le varie guide, ma se preferite dico mea culpa chinando la testa. Naturalmente scherzo! Effettivamente mio nipote di dieci anni, scrive male, dove per male intendo che fa dei disegni astratti al posto delle lettere.Se gli dico qualche cosa mi risponde che la grafia non è importante, tanto oramai si scrive al computer. Mentre gli dico questo sento la voce di mia mamma, cioè sua nonna, che dice che anche i dottori scrivono male. Mi consolo pensando che forse diventerà un dottore e spero che scriva le ricette al computer e proprio mentre sto per abbandonare le speranze e lo immagino con un camice bianco, sento nuovamente sua nonna, cioè mia madre, che gli dice “chi non legge nella sua scrittura è un asino addirittura! domani quando mi vieni a trovare, se non scrivi i compiti bene ti metto a scrivere le lettere ad una ad una!” . Sorrido e spero che qualcuno si salvi da questo mare nuovo, salato esattamente come quello vecchio.
    Condivido l’ansia da prestazione “commento” e visto che siamo in vena di outing, ammetto di aver commentato in privato un po’ di volte prima di scrivere un commento pubblico. Per fortuna che Daniele ha avuto pazienza.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2017 alle 14:24 Rispondi

      La grafia non è importante? :|
      Se il bambino dice questo, qualcuno glielo ha messo in testa.
      I dottori hanno sempre scritto male, non so perché ma è così…
      Le ricette mi sa che oggi sono tutte create al computer.
      Ma dai, hai commentato in privato (cioè? Per finta?)?
      Ma che esagerate tutt’e due :D

      • Lucia Paolini
        10 febbraio 2017 alle 14:44 Rispondi

        Secondo il nipotastro, a scuola gli dicono che è più importante saper fare altre cose che non avere una bella grafia. Per fortuna sono abbastanza lontano dal mondo scolastico da non sapere quanto sia vera questa sua affermazione.Mi fa triste pensare sia così. Mi consolo pensando al “general nonna” che farà il possibile per dare una dignità a quelle povere maiuscole.
        Ebbene si Daniele, le nostre prime mail non era altro che ansia da prestazione, ma credevo di avertelo detto :-D Via, un po’ di ansia a me babbana la mette :-)

        • Daniele Imperi
          10 febbraio 2017 alle 15:02 Rispondi

          Ci credo se qualcuno gli ha detto è meglio saper fare altro.
          L’ansia da prestazione per commentare nel mio blog mi mancava davvero…
          Che impressione che faccio ai lettori :D

          • Lucia Paolini
            10 febbraio 2017 alle 15:08

            Direi positiva…se poi uno commenta ;-)

  30. Barbara
    10 febbraio 2017 alle 17:54 Rispondi

    Molti commenti già esprimono anche la mia opinione.
    Aggiungo: i professori che chiedono al Governo di intervenire mi fanno sorridere. Non è forse merito degli stessi professori che non stangano più come una volta se in giro ci sono più studenti (e persone già nel mondo del lavoro) che non sanno scrivere decentemente?
    Poi: posso anche capire che nel quotidiano un insegnante non voglia avere problemi e quindi chiude un occhio soprattutto con lo studente che ha genitori rompiscatole e ignoranti (ai miei tempi se facevi arrabbiare il professore, a casa venivi punito doppio! altro che correre al TAR….), ma che si eviti di bocciare perchè poi la scuola rischia di essere chiusa mi pare un’esagerazione. Ho parecchi insegnanti tra le mie amicizie (quasi tutti senza cattedra fissa) e una cosa del genere non gliel’ho mai sentita dire. Ne ho visto chiudere scuole negli ultimi 20 anni, se non per edifici senza agibilità.
    Ancora (mi sto dilungando): non capisco questa mania dei genitori di sentirsi oppressi dai compiti a casa dei figli. Ho sempre, sottolineo sempre, fatto i compiti da sola. Anche perchè era proprio ben difficile che mia madre e mio padre, entrambi con la quinta elementare, potessero aiutarmi alle medie, poi alle superiori, infine all’Università. Com’è che adesso non ci riescono più??
    Il Governo non darà nulla, sia perchè a un popolo di ignoranti gli fai credere quello che vuoi, sia perchè non mi pare che là dentro ci siano poi questi gran letterati…

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2017 alle 08:29 Rispondi

      Anche secondo me il rischio che chiuda la scuola a causa delle bocciature non c’è. Ricordo che alle medie promossero sempre un mio compagno di classe che faceva scena muta a ogni interrogazione, per poi bocciarlo all’esame di terza media. Ma perché non l’avete bocciato in prima? Che senso ha promuoverlo 3 anni e ammetterlo anche all’esame?

  31. Karl
    11 febbraio 2017 alle 03:39 Rispondi

    Ahahah, concordo in pieno! Soprattutto la fine… Fanno i fighi con l’inglese, purtroppo storpiano male la pronuncia e non sanno spiegare né comprendere il significato dell’italese(italiano+inglese). Per esempio: OUT. “Sei out!” loro interpretano “Sei in K.O.” significa “sei morto” loro, sapientoni, vedono troppo i film americani “il ring”. In realtà, significa: ” Sei fuori!”, è una frase sottintesa nei contesti diversi come “Sei fuori moda”, “Sei fuori di testa!” ed eccetera. Con l’italese è un’altra forma di analfabetismo digitale(l’ignoranza fa paura rispetto alla stupidità). Ti seguo e ti stimo molto. Continua così, Daniele! :)

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2017 alle 08:34 Rispondi

      Ciao Karl, grazie e benvenuto nel blog.
      Sull’inglese hai ragione, capita anche a me di trovare termini interpretati male da qualcuno.

  32. Cristina
    11 febbraio 2017 alle 07:52 Rispondi

    Condivido ogni pensiero del tuo post, Daniele!
    Sono anni che si lancia l’allarme sul fatto che gli studenti non sappiano più l’italiano. Secondo me la questione è iniziata lentamente negli anni ’80: ricordo di aver letto di ingegneri che presentavano tesi di laurea piene zeppe di errori. Mi dicevo: “D’accordo che è lavorerà in campo tecnico, ma TUTTI dovrebbero sapere l’italiano.” Poi c’è stata un’accelerazione con le mail, ma il vero colpo di grazia è stato dato con i nuovi mezzi di comunicazione come sms e social networks, più per i nativi digitali che per quelli della nostra generazione. Io ho la pagina Facebook, e cerco comunque di scrivere in un italiano corretto… un professore in pensione mi ha fatto addirittura i complimenti! A scuola non c’era più l’ora di bella calligrafia, ma ci massacravano con la grammatica e l’ortografia, e ben facevano. Ultimamente mi è capitato di leggere una corrispondenza ai tempi dell’ultima guerra, e persino gli illetterati aveva una scrittura stupenda. Questa permetteva al lettore di cogliere pensieri e sentimenti anche con errori grammaticali, scusabil in persone che dovevano andare a lavorare a tredici anni.

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2017 alle 08:33 Rispondi

      Grazie. Sono d’accordo che i social e le nuove tecnologie abbiano dato il colpo di grazia e non siano i veri responsabili di questa ignoranza.
      Io ho una cartolina spedita da un mio parente durante la Prima Guerra Mondiale: anche quella sembrava scritta da un letterato, eppure diceva: “Noi istruiti di terza elementare”…

  33. Nuccio
    11 febbraio 2017 alle 16:24 Rispondi

    Non darei la colpa ai mezzi (o attrezzi) di comunicazione. Se mai la darei alla ignobile abitudine e attitudine alla prosopopea. Scusate, ma mi ci metto in mezzo anch’io.

    • Daniele Imperi
      13 febbraio 2017 alle 08:29 Rispondi

      Concordo, ma solo sull’uso dell’inglese.

  34. Tenar
    13 febbraio 2017 alle 22:02 Rispondi

    Spezzo solo una lancia a favore del tuo collega studente, che probabilmente era dislessico. In quel caso, che ben conosco, essendolo anch’io, non c’è modo di imparare l’ortografia delle parole. Non c’è proprio modo. Ogni volta si spera in bene e nel buon cuore di chi correggerà il testo. Ci sono mille metodi compensativi e mille trucchi, ma la realtà è che io non so dire l’alfabeto nel giusto ordine.

    • Daniele Imperi
      14 febbraio 2017 alle 08:23 Rispondi

      Non so se fosse dislessico, ma magari semplicemente qualcuno lo ha portato fino all’università con certe carenze.

  35. luisa
    13 febbraio 2017 alle 22:04 Rispondi

    Per me che sono un pò autodidatta…è una festa… mi trovo a leggere scritti di laureati con errori elementari

    • Daniele Imperi
      14 febbraio 2017 alle 08:26 Rispondi

      Ne leggo parecchi anche io.

  36. Edy
    14 febbraio 2017 alle 07:49 Rispondi

    Concordo con quello che hai scritto, Daniele. E siccome sono principalmente una traduttrice, mi permetto di aggiungere una riflessione legata alla conoscenza dell’inglese. Ormai, molti libri, sono un ricettacolo di calchi. Ma la cosa che più mi fa rabbrividire, è la sistematica traduzione del passato remoto inglese con il passato remoto italiano anche nei flashback o nelle azioni ripetute. Alcuni traduttori si limitano a tradurre il simple past inglese con il passato remoto italiano anche dove noi, da un punto di vista logico, useremmo il trapassato prossimo o l’imperfetto. Ci stiamo facendo colonizzare anche sui tempi verbali. Non allargo il discorso, ma era solo per portare un altro esempio di come purtroppo una migliore (si fa per dire) conoscenza dell’inglese danneggi l’italiano. Ciao!

    • Daniele Imperi
      14 febbraio 2017 alle 08:28 Rispondi

      I tempi verbali inglese non li ricordo bene. Quindi da loro si usa lo stesso tempo anche per i flashback?

      • Edy
        14 febbraio 2017 alle 12:03 Rispondi

        Il tempo principale per il passato, in inglese è il past simple. Loro lo usano anche nei flashback. Di solito utilizzano un trapassato nelle prime occorrenze (a volte anche solo una) e poi passano al simple past come a dire “ok, con quel past perfect ti ho fatto capire che mi sto riferendo a un fatto precedente al tempo principale della narrazione, adesso che l’hai capito vado avanti con il simple past che è un tempo semplice e più scorrevole”. Ma in italiano noi da sempre usiamo il trapassato prossimo per i feedback. Anche per una, due pagine. E per indicare una scena ripetuta, l’inglese usa il would la prima volta, poi di solito usa il simple past. Difficilmente troviamo un periodo con he would…, he would…, and then he would… Loro dopo il primo, che indica l’azione ripetuta, vanno avanti con il simple past.
        Però ultimamente capita spesso di trovare in testi tradotti un flashback che parte con il trapassato prossimo e dopo una riga passa al passato remoto anche se magari è un flashback di un paragrafo, quindi neanche così pesante da sostenere. L’inglese è molto più piatto nell’uso dei tempi verbali. Noi abbiamo una bellissima profondità di tempi e purtroppo la stiamo un po’ perdendo.

  37. luisa
    14 febbraio 2017 alle 11:22 Rispondi

    La cosa divertente…? E’ che si tirano fuori parole in inglese senza conoscerne neanche il vero significato oltre che non ne conosciamo la lingua
    Di solito quando mi chiedono quante lingue conosco rispondo: l’italiano lo sto ancora imparando :-)
    cmq= comunque abbiamo a disposizione il web per i meno pigri consultiamolo

  38. Andrew Next
    19 febbraio 2017 alle 21:40 Rispondi

    Be’, ho sofferto nel leggere il testo “sulla lavagna” e il motivo è semplice: odio sbagliare. Odio gli errori e odio soprattutto dovermeli sciroppare… per cui odio me stesso ogni volta che rileggo qualche mia storia e mi accorgo che c’è ancora qualche errore.

    Il problema che segnali ha origini… antiche, almeno quanto il sottoscritto. Considera che il materiale umano che arriva all’università oggi ha iniziato il suo viaggio circa 15 anni prima e se a lamentarsi è chi legge una tesi infarcita di orrori vuol dire che a quel viaggio vanno aggiunti, come minimo, altri 4 anni. Facciamo venti anni, cifra tonda.
    Che è successo di così terribile nel 1997? Boh? Io avevo concluso da cinque anni il mio iter scolastico e da 1 anno avevo abbandonato definitivamente l’università.
    Ero felicemente al lavoro per mettere su casa… e tuttavia qualche scricchiolio l’avevo già sentito, ma non su internet: realtà ancora troppo “di nicchia”, almeno per l’italia.
    Il minuscolo è voluto.
    Aldilà dei racconti di mio padre (professore, ora in pensione) su quanto erano diventati ignoranti gli studenti, man mano che passavano gli anni, c’è una domanda che mi sono posto fin da quando sono entrato al liceo, nel 1985: ma c’è mai stato un anno, una manovra finanziaria, che non abbia visto tagli all’istruzione?

    L’italia è l’unico paese della CE che non investe nella scuola.

    Ecco svelato il “Perché” e come altri hanno fatto osservare, ecco i risultati di almeno 30 anni di politiche dissennate nei confronti di una istituzione fondamentale per il futuro di una nazione.

    • Daniele Imperi
      20 febbraio 2017 alle 08:25 Rispondi

      Della scuola parlano sempre tanto i politici, ma poi alla fin fine nessuno mai risolve nulla, se non peggiorando le cose.
      Non so quale sia il problema alla base, ma se dalle scuole escono ancora ignoranti, un problema c’è.

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