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3 citazioni sulla scrittura da Gianni Rodari

Citazioni Rosari

Leggendo La grammatica della fantasia di Rodari, che più volte ho citato in questo blog, ho trovato tre interessanti pensieri sulla scrittura, su cui è bene riflettere e discutere.

«Tutti gli usi della parola a tutti» mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.

Questo concetto, quello di dare l’uso della parola, scritta, a tutti, si applica bene al mondo di internet, più volte ostacolato da governi che ne temono le potenzialità. È d’altra parte un diritto inalienabile di ogni cittadino poter esprimersi, anche in forma scritta, come vuole.

L’ultima frase di Rodari è ancora più bella: “Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”. Non importa che chi scriva lo faccia bene, non importa che scriva un best seller o un articolo da prima pagina, è importante che possa scrivere.

Scrivere per non essere schiavo. Schiavo di cosa? Ci si potrebbe domandare. Del silenzio imposto. Del divieto illogico. Del diritto negato.

Una storia può nascere solo da un «binomio fantastico».

Ancora una volta torna il binomio della fantasia. Per Rodari è fondamentale per creare storie e ce lo dice con questa frase che sa di dogma, ma che dogma non è.

Il binomio fantastico va interpretato. Non è detto che i due elementi debbano necessariamente essere distanti nel tempo e nello spazio. Rodari ci dice che in una storia devono esistere due elementi che ne scatenino l’inizio.

Sta a chi scrive scegliere questi due elementi e la decisione di prenderli da mondi e contesti distanti fra loro risiede nell’impronta e nel genere che contraddistingueranno la storia.

Ogni oggetto, secondo la sua natura, offre appigli alla favola.

Potremmo definirlo monomio fantastico, un elemento solido che fa scattare il meccanismo della fantasia e innesca la narrazione favolistica. Rodari ha ragione anche in questo caso, per scrivere una favola serve sì la fantasia, ma questa fantasia può partire da un qualsiasi oggetto.

Pensate intensamente a un oggetto a caso, che avete vicino in questo momento. Io ho il mouse del computer, per esempio. Un oggetto inanimato, che a un certo punto si ribella e non vuol più saperne di essere collegato a una porta usb. Il filo è in fondo la sua lunga coda, che vorrebbe usare per altri scopi. Si stacca quindi dal computer e chiude la mia porta usb. Io sono costretto a usare i tasti e tutto diventa più lento e difficile. Il mouse è felice e comincia a scorrazzare per la camera, a saltare sui mobili, a mordicchiare tutto quello che incontra. Infine salta sul divano, proprio dove il gatto se ne sta placido a dormire. Lo osserva e non capisce che cosa sia quella specie di grosso pelouche grigio. Il gatto apre un occhio, poi un altro, infine si stira, tira fuori la lingua, sbadiglia. E comincia ad allungare il muso verso il mouse e ad annusare quello strano oggetto che gli si muove vicino. Infine capisce. È un topo!, esclama nella sua testa. In un attimo è in piedi sulle quattro zampe e prende a inseguire il povero mouse, che urlando fugge saltando di qua e di là. Non c’è posto nella stanza dove possa nascondersi e soltanto per un soffio riesce a spiccare un salto sulle mie gambe e poi sulla scrivania. Io non mi faccio sfuggire quell’occasione e attacco il filo – la coda! – alla porta usb. Il mouse accetta la sconfitta e si arrende, mentre il gatto miagola sconsolato sul pavimento, guardando in su come a dire «e tu da che parti stai?» Finalmente mi riapproprio del mio computer, convinto che mai più, in futuro, il mio mouse si ammutinerà e mi lascerà navigare in internet con un colpo di click.

Non ho pensato a ciò che scrivevo, ho solo preso il primo oggetto che avevo vicino e ho lasciato libera la fantasia. Che poi si sia liberato anche il mouse, è un altro paio di maniche.

2 Commenti

  1. Romina
    6 marzo 2012 alle 18:26 Rispondi

    Geniale! Ormai è risaputo che adoro “La grammatica della fantasia”, ma questo post è davvero bello! La storia del mouse è divertentissima e hai colto in pieno lo spirito di Rodari.
    La prima citazione mi ha fatto ripensare molto anche a Don Milani. Ottimo lavoro davvero!

  2. Daniele Imperi
    6 marzo 2012 alle 19:33 Rispondi

    Quel libro ci ha stregato! Grazie :)

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