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Come scrivere narrativa di genere

Il mio percorso per scrivere storie dei miei generi narrativi preferiti

Come scrivere narrativa di genere

La narrativa di genere esige un approccio diverso rispetto al resto della narrativa. Ogni autore ha seguito un proprio percorso.

Da quando ho scelto la mia strada nella scrittura creativa, da quando, cioè, ho capito che tipo di narrativa volessi scrivere, ho sentito una maggiore libertà d’espressione e anche una maggiore scioltezza, sia nell’inventare storie sia nel portarle a termine.

Non ho certo risolto tutti i miei problemi né colmato ogni lacuna. Ma capire la propria strada, per un autore, facilita il suo lavoro. Non significa capire di cosa parlare nelle proprie storie, ma capire come narrare i temi che si amano.

A me interessa ormai da tempo essere/diventare un autore di genere. Non certo legato a un unico genere letterario, ma spaziare fra quelli che mi attirano, mescolarli fra loro, anche.

Gli errori degli inizi

Quando ho cominciato a scrivere storie di genere – era un racconto fantasy, ormai andato perduto, credo (e per fortuna) – non sapevo nulla di questa letteratura, avevo anche pochissime letture alle spalle, perché vivevo nel mio periodo di non-lettore.

E quindi commisi parecchi errori, sia in quel racconto sia nei successivi racconti e nei romanzi che ho provato a scrivere e che mai ho concluso.

Man mano che le mie letture aumentavano, man mano che mi trasformavo da non-lettore in lettore forte, sono riuscito a comprendere ciò che prima mi sfuggiva, mi era estraneo. Tanto che, guardandomi indietro e rivedendo tutto il percorso – che ancora dura e ancora durerà – posso riconoscere una sorta di percorso, che avrei voluto compiere tanti anni fa.

La scelta del genere narrativo

C’è chi dice che sia il genere letterario a scegliere l’autore e non viceversa. Secondo me è come la storia del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno: alla fine dici la stessa cosa, ma in modo diverso.

Che sia stato il genere narrativo a scegliermi o io a scegliere di leggere e scrivere solo narrativa di genere non ha molta importanza. Sarebbe più corretto dire che io – come altri autori e lettori come – ho trovato nella letteratura di genere un ambiente più consono di altri. Tutto qui.

Tanto per fare un esempio estremo, non riuscirei a scrivere una storia in cui debba accennare a Facebook, agli smartphone, a Twitter, ecc. E, a dirla tutta, anche leggere la parola Facebook in un romanzo quasi mi infastidisce.

Non c’è bisogno di scomodare la psicologia: ho un rifiuto per certe tecnologie e mi sento estraneo all’Italia di oggi (almeno a quella del XXI secolo), quindi preferisco andare altrove nelle mie scritture e nelle mie letture.

Mi ha scelto la narrativa di genere? Forse sì. Se la vediamo come un’entità senziente, ecco che la sentiamo dire: “Ehi, Daniele, vieni qui, sei fra amici!”.

E io ho accettato l’invito.

Leggere narrativa di genere

Se guardo alle letture fatte nel 2018, ho letto più letteratura di genere che altro (i 3 generi in testa sono western, poliziesco e fantascienza). Ma credo che sia così ogni anno.

Osservando l’elenco dei libri letti (sì, io tengo una lista dei libri che leggo), la narrativa di genere compare praticamente subito: al 15° libro letto, con La Spada di Shannara di Terry Brooks. Le letture precedenti erano solo classici.

La fantascienza appare più tardi nelle mie letture, con Le uova fatali di Michail Afanas’evič Bulgakov, di cui avevo visto lo sceneggiato in TV.

Leggere narrativa di genere è stato ovviamente il primo passo necessario per imparare a scriverla e a conoscerla. Un altro errore commesso fu fossilizzarmi su un solo autore. A quel tempo mi piaceva Brooks e mi sentii “spaesato” a leggere altri autori fantasy.

Eppure ci sono lettori (spero non anche scrittori) che, all’interno di un genere, leggono solo un autore.

  • C’è chi dice di leggere solo Tolkien e non vuole leggere altro fantasy: ma Tolkien è morto da tempo e non credo che si possano ripescare all’infinito nuovi inediti.
  • C’è chi legge solo Poe e non vuole leggere altri horror: idem come sopra, ma senza gli inediti.

Ho letto Poe, m’è piaciuto e mi piace ancora. Poi ho letto Lovecraft. Altro genio, ma diversissimo. Poi ho letto King, idem.

Ho letto molta fantascienza di Asimov e di Philip K. Dick. E poi di altri autori. E altra ne leggerò. Stessa cosa con i polizieschi e i thriller. E ogni volta scopro nuovi mondi e nuovi stili e nuovi modi di tessere le storie.

La fossilizzazione è l’opposto dell’evoluzione.

A quale pubblico rivolgersi

Chi scrive narrativa di genere deve decidere a quali lettori comunicare. Altro esempio estremo: un autore di fantascienza che scriva solo di space opera (Guerre Stellari, per capirci) non sarà mai letto da chi non ama quel tipo di fantascienza.

Ecco perché sono nati i sottogeneri letterari: per accontentare i lettori e per dare agli autori un modo per differenziarsi e per stimolare di più la loro creatività.

Ma il pubblico non è diviso soltanto per gusti e per “sottogusti”, ma anche per età: se scrivo fantascienza per adulti, quelle storie non possono andar bene per gli adolescenti.

E da qualche anno impazza infatti la cosiddetta letteratura young adult, ennesimo e inutile inglesismo per dire letteratura per ragazzi. Ne ho letta e ho preferito mille volte la buona, vecchia letteratura per ragazzi, quella diventata ormai parte dei classici (Salgari, Verne, Stevenson, Twain, ecc.).

Non scrivo per ragazzi, ma mi piacerebbe farlo. Ho anche qualche idea appuntata qui e là su carta e nella mente.

Conoscere i canoni dei generi narrativi

Il termine “canone” viene dal greco antico e significava bastone dritto di canna, regolo, usato dagli artigiani. Da qui il significato è stato esteso a regola, forma e modello.

In narrativa si parla di canone per raccogliere un insieme di elementi rappresentativi di un preciso genere letterario. Inizialmente si è parlato di canone riferendosi alle storie originali di Sherlock Holmes, quelle scritte quindi da Conan Doyle, perché ne apparvero – e ne appaiono ancora oggi – di apocrife.

I canoni danno riconoscibilità ai generi narrativi, permettono ai lettori di identificarli subito. A fine lettura, specialmente, il lettore sa se ha davvero letto un romanzo appartenente al genere di cui si dichiara far parte.

Il romance ha sempre il lieto fine e, all’inverso, se un romanzo non ha il lieto fine, non è un romance. Babette Brown

Avevo letto che esiste un canone particolare nel giallo, secondo cui il lettore, al pari dell’investigatore, deve conoscere tutti gli indizi e tutte le prove, quindi anche il lettore può risolvere il giallo che sta leggendo.

Le avventure di Sherlock Holmes, infatti, non sono gialli, ma polizieschi.

Creare un mondo

Chi vuole scrivere narrativa di genere deve rimboccarsi le maniche e creare il mondo in cui ambientare le sue storie. E questa è forse la parte più difficile (e la più divertente) perché non basta inventare nomi di luoghi e personaggi, ma anche – e soprattutto – stabilire delle regole.

Ne Il Signore degli Anelli Gandalf usava la magia, ma Frodo no, tanto per fare un esempio banale. Banale, ma non troppo, perché Tolkien fa capire per quale motivo Gandalf può usare la magia e un semplice Hobbit no.

Il mondo e le sue regole danno credibilità alla storia. E se l’autore è bravo, il lettore non deve neanche sospendere la sua incredibilità.

Come scrivete (se scrivete) narrativa di genere?

Anche per voi c’è stato lo stesso percorso per scrivere racconti e romanzi di genere?

31 Commenti

  1. Nuccio
    7 febbraio 2019 alle 08:03 Rispondi

    A mio parere nessuno scrive scegliendo il tipo di genere in cui essere incluso. Altrimenti limiterebbe la propria fantasia. I generi sono affibbiati dai lettori e dalla critica successiva. L’atto inventivo deve essere libero e liberatorio per l’autore. Così l’intendo. Ciao.

    • Daniele Imperi
      7 febbraio 2019 alle 11:22 Rispondi

      Sì, ho letto da qualche parte che i generi sono stati stabiliti, più che dai lettori, per catalogare i libri.
      Qualche volta ho scritto senza pensare o scegliere il genere narrativo, ma diciamo che storia e genere mi vengono in mente accoppiati.

  2. Barbara
    7 febbraio 2019 alle 08:24 Rispondi

    Percorso simile ma mon uguale. Ho sempre letto, non tantissimo e in un periodo di scarsa salute molto poco. Ho provato a scrivere qualcosa di semi-serio alle superiori, ma non mi convinceva. Ho scritto qualcosa di decente durante l’università, ed è lì che mi sono resa conto che, sebbene le idee in testa fossero perfette, mancava un po’ di tecnica (perché nei “canoni” ci sono anche certi tempi e modi del genere: nel giallo l’assassino lo scopri alla fine, oppure lo sai subito ma bisogna acchiapparlo; nel romance c’è il lieto fine, ma ovviamente la storia non può essere lineare sennò diventa noiosa… ora direi che non conoscevo il significato dei “conflitti” dei personaggi). Quindi mi sono ributtata in lettura e studio. Non credo scriverò mai di fantascienza perché non sembra alla mia portata (nonostante mi piaccia eh, ho visto tutte le serie di Star Trek, o forse proprio perché mi piace), però ho scritto qualcosa di simil-giallo e l’ho trovato più divertente di quel che credevo. Con tante scuse a zia Agatha Christie.

    • Daniele Imperi
      7 febbraio 2019 alle 11:24 Rispondi

      Anche io alle superiori ho scritto qualcosa di semi-serio.
      Forse nel giallo classico l’assassino si scopre solo alla fine, mentre nel più generico poliziesco o thriller si può anche sapere subito.
      Il giallo lo trovo difficile da scrivere, ma mi piacerebbe farlo. Dopo aver letto tutti i romanzi della Christie e di Simenon, però :)

  3. Maria Teresa Steri
    7 febbraio 2019 alle 13:27 Rispondi

    Il mio percorso è stato che non avevo idea del genere che stavo scrivendo, ma scoprire che tutto era collocabile in un genere è stato importante per me. Credo anzi che prendere coscienza del tipo di storie a cui ci sentiamo affini sia una tappa fondamentale per chi scrive. Per via dei “canoni” di cui hai detto, soprattutto. Poi non è affatto vero, come si pensa, che inserire un romanzo in un genere sia limitante, anzi direi che avere una sorta di cornice nella quale racchiudere gli eventi ha i suoi vantaggi. E chi vuole scrivere storie di un certo genere e non ne ha mai lette (o lette poche) per me si vede subito, soprattutto dagli stereotipi che fioccano.

    • Daniele Imperi
      7 febbraio 2019 alle 15:17 Rispondi

      No, non è limitante. Specialmente se ti senti, appunto, affine a certe storie.
      Forse è limitante la narrativa di non-genere, perché non puoi oltrepassare certi confini.

      • von Moltke
        8 febbraio 2019 alle 21:48 Rispondi

        Bellissima definizione: limitante è la narrativa non di genere. Non si può inventare granché, e si resta ristretti negli angusti limiti delle psicologizzazioni e delle nevrosi.

  4. Annalisa
    7 febbraio 2019 alle 16:31 Rispondi

    Bell’articolo, anch’io scrivo principalmente storie “di genere” e non concordo con alcune opinioni lette qua e là nel web che vorrebbero eliminare i generi in quanto etichette limitanti, e promuovere l’eclettismo… Ma non è così, ognuno ha le sue inclinazioni e il genere serve per trovare quello che più aggrada.
    Detto ciò, anch’io amo molto la fantascienza. E l’avventura. Poi ho scoperto che molte mie trame afferiscono a un ibrido chiamato “science fantasy”, o almeno a un filone di esso. E niente, mi sono persa in un bellissimo mondo di generi, sottogeneri, ibridi e filoni tutto ramificato e con le proprie regole. Certe volte fantastico su quale genere si possa ancora creare nel futuro (potrebbe essere la trama di un nuovo libro di fantascienza :D )
    Il problema è che non ho letture d’elezione per questo genere, perché quello che leggo è più fantascienza/thriller/avventura/narrativa generale. Ci sono capitata dentro io per indole: da piccola amavo il fantastico, la magia; mescolandoli all’amore per la scienza (e la fantascienza) subentrato durante la crescita ecco lo “science fantasy” :D
    Quindi boh, chissà se funzionerà!

    • Daniele Imperi
      7 febbraio 2019 alle 16:53 Rispondi

      Grazie. Sarà molto difficile, se non impossibile, eliminare i generi letterari :)
      Conosco solo di nome la “science fantasy”. Forse alcuni romanzi di Terry Brooks potrebbero ricadere in questo sottogenere.
      Che autori hai letto di questo genere?

      • Annalisa
        7 febbraio 2019 alle 21:03 Rispondi

        Eh, purtroppo nulla, perché è appunto un genere in cui mi sono ritrovata a posteriori e che tra l’altro non mi pare nemmeno così diffuso. Credo che ci sia qualcosa sulla falsariga dei supereroi della Marvel…
        Non ho mai letto romanzi di Terry Brooks in quanto li ho sempre ritenuti troppo fantasy per i miei gusti, ma potrei approfondire, grazie della dritta!

        • Daniele Imperi
          8 febbraio 2019 alle 08:07 Rispondi

          I primi romanzi di Brooks sono fantasy, ma alcune trilogie o tetralogie sono science fantasy, anche se parte della saga di Shannara.

  5. Mariele Rosina
    7 febbraio 2019 alle 18:57 Rispondi

    Sono d’accordo con quanto hai detto sui generi e sottogeneri. Per quanto riguarda la sci-fy credo di aver scritto un romanzo di questo genere basato su un’ipotesi scientifica attendibile che, per quanto improbabile, non è impossibile.

    • Daniele Imperi
      7 febbraio 2019 alle 19:39 Rispondi

      Ciao Mariele, benvenuta nel blog. Anche se è un’ipotesi scientifica, è sempre fantascienza. Di che ipotesi si tratta?

  6. Mariele Rosina
    7 febbraio 2019 alle 22:11 Rispondi

    Certo, è sempre fantascienza, è stato catalogato come sottogenere fanta genetica perché ha a che fare con le mutazioni. Ed è proprio sul fondamento scientifico reale (faccio riferimento lavori presi dalla recente letteratura scientifica) che si snoda una storia d’amore intessuta di conflitti e disperazione.

    • Daniele Imperi
      8 febbraio 2019 alle 08:03 Rispondi

      La fantagenetica non l’avevo mai sentita. Però opere come L’isola del Dottor Moreau di H. G. Wells o Jurassic Park di Michael Crichton fanno parte di quel tipo di fantascienza.

  7. von Moltke
    7 febbraio 2019 alle 22:29 Rispondi

    Pare che sai quando sfondare una porta aperta… Io pure leggo, e scrivo, di genere. E di certi generi più che di altri. La suddivisione in generi è un tema su cui abbiamo già parlato, e si è già detto come un genere non ne escluda un altro e persino un classico possa essere, in tutto o in parte, riconducibile ad un genere. Sono arrivato alla scrittura grazie alle insistenze di un amico, e ad un’idea che mi tornava costantemente in testa da anni. Essendo una fantasticheria, era ovvio che ne venisse fuori un fantastico-apocalittico, Poi ho scritto avvicinandomi sempre più a generi ben definiti. Un primo thriller storico, un secondo, e ora un romanzo di fantascienza. Mi piacerebbe scrivere di fantasy, ma non ho letto mai nulla del genere, e quindi evito. Poi detesto particolarmente tutto quello che viene pubblicato recentemente come “narrativa non di genere”, che trovo una maniera molto chic di scrivere in modo noioso facendo finta di essere un classico. I Classici sono pochi, e generalmente riconosciuti già in vita (ci sono eccezioni, ma, appunto, sono eccezioni), quindi dai “non di genere” me ne tengo alla larga, salvo quando me li regalano e mi tocca almeno abbordarli per dire perché non mi sono piaciuti.
    Come te, ho dovuto leggere davvero parecchio, negli stessi generi, per capire dove sarei andato a parare con maggior successo. E anche per capire cosa NON avrei scritto, pur avendone letto e apprezzato molto. Lovecraft e Poe sono due esempi che non seguirò perché non me ne ritengo capace, ad esempio.

    • Daniele Imperi
      8 febbraio 2019 alle 08:06 Rispondi

      Sì, molti classici fanno parte di precisi generi letterari, come i romanzi d’avventura di Salgari e Verne, per esempio.
      Ho in programma un articolo sulla cosiddetta “narrativa non di genere”.
      Vero, leggere e scrivere ti fa soprattutto capire cosa NON vorresti mai scrivere :)

  8. Nuccio
    8 febbraio 2019 alle 08:37 Rispondi

    Dalla lettura degli altri commenti si evince l’insicurezza insita in chi scrive di riconoscersi in un “genere”. Quindi si torna a quel che credo. Ovvero, nessuno può affermare, aprioristicamente, di dedicarsi a un genere ed escludere altri. Tutto deriva dalla maturazione della psiche e dall’ attitudine che lentamente si evidenzia.

    • Daniele Imperi
      8 febbraio 2019 alle 08:59 Rispondi

      Di sicuro c’è chi si dedica a un solo genere. In quel caso allora la scrittura diventa limitante.
      A me i confini stanno stretti, l’unica cosa che escludo è che non voglio dedicarmi a un solo genere.

      • Nuccio
        8 febbraio 2019 alle 09:18 Rispondi

        Quando si è avuto successo in un genere diventa essenziale sfruttare la gallina dalle uova d’oro. Altrimenti è diabolico 🤣

        • Daniele Imperi
          8 febbraio 2019 alle 09:22 Rispondi

          Forse è anche per questo che JK Rowling scrive polizieschi col nome di Robert Galbraith.

  9. Grazia Gironella
    10 febbraio 2019 alle 09:54 Rispondi

    Non ho ancora una risposta alla domanda “cosa voglio scrivere?”. Da un po’ rifletto sugli svantaggi, senza ansia, perché credo che al primo posto resti la semplice voglia di scrivere – una banalità troppo minacciata. I due prossimi romanzi, per esempio, di cui il primo di prossima pubblicazione in self, saranno YA (brutto, ma “romanzi per ragazzi” fa pensare a un pubblico più giovane), mentre la storia che sto scrivendo ora è per adulti, o magari NA (new adults, che sono sicura ti piacerà). Mi verranno dietro i lettori di Goran in queste imprese? Riuscirò a conquistarne di nuovi? Spero entrambe le cose, ma niente va dato per scontato, perciò l’argomento del tuo post mi tocca da vicino. Visto che hai accennato agli western, hai qualche consiglio? Leggo in inglese, perciò la lingua non è un problema.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2019 alle 12:41 Rispondi

      La voglia di scrivere è sempre la più importante. Di che tratta il secondo romanzo?
      Bella domanda quella che fai: se i prossimi romanzi sono molto diversi dal primo, c’è questo pericolo?
      In realtà no, se hanno apprezzato come scrivi.
      Riguardo al genere Western, ho sentito parlar bene di “Warlock” di Oakley Hall, che ho comprato, ma ancora non letto.
      Mi sono piaciuti i racconti in “A Ovest di Dodge” di Louis L’Amour. E mi piace come scrive Elmore Leonard.

      • Grazia Gironella
        10 febbraio 2019 alle 18:02 Rispondi

        Il romanzo, che uscirà a marzo-aprile è la storia, priva di sfumature sovrannaturali – lo dico perché per me è cosa rara – di Veronica, una ragazza che lotta per liberarsi dal contesto familiare problematico in cui è cresciuta, e nel farlo si trova ad affrontare non solo la dura realtà, ma anche un pericolo imprevisto. Grazie dei consigli western. :)

  10. Giuliana
    11 febbraio 2019 alle 08:07 Rispondi

    Se devo essere sincera senza riserve, io non ho ancora capito qual è il “mio genere”. Me ne piace più di uno e non so scegliere, né so come fare per capire qual è quello predominante. Forse è per quello che combino poco, e che inizio tanto per finire nulla.

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2019 alle 08:12 Rispondi

      Non devi per forza scegliere. Io non sono fissato con un genere solo, ma sono fissato per la narrativa di genere… in generale :)
      In me predomina di sicuro la fantascienza, a seguire il fantasy.
      Quindi, più che capire quale genere sia predominante, cerca di capire quale storia, di quelle che hai iniziato o hai in progetto, ti coinvolge di più.

    • Corrado S. Magro
      11 febbraio 2019 alle 21:19 Rispondi

      Il palmares per il “tanto iniziato e nulla finito” è sicuramente mio: alla data attuale, da anni, 7 (sette) romanzi che non seguono lo stesso filone/genere, alcuni ben avanzati ma nessuno finito. Una “tortura” appropriata a un pasticcione che salta da palo in frasca.

      • Daniele Imperi
        12 febbraio 2019 alle 08:33 Rispondi

        Eh, no, così non va :D
        Scegli quello che ti identifica di più, che vorresti come opera prima, e finiscilo.

      • von Moltke
        13 febbraio 2019 alle 21:59 Rispondi

        Certo, anche a me vengono idee per nuovi romanzi che non vedo l’ora di iniziare mentre ne sto ancora scrivendo un altro. Mordo il freno, ma per fortuna non lascio a mezzo quello già a buon punto. Perché poi, come sempre, quando finisco, già me ne è venuto in mente un terzo che è poi quello successivo. E le idee restano in un cassetto del cervello (e del computer) dove, chissà, andrò a ripescarle quando sarà il loro momento.
        Perché sono le storie che mi trovano, e non io che le invento.

  11. Corrado S. Magro
    11 febbraio 2019 alle 21:09 Rispondi

    Qual’è il tuo genere? Quale preferisci leggere? Su quale genere preferisci esprimerti? Sono domande alle quali non so dare una risposta. Riesco anche a pensare a un ibrido intriso del più crudo realismo che si coniughi con il fantasy assurdo. Tutto dipende dalla capacità di rendere l’illogico logico, l’assurdo, reale e umano. Bravo chi ci riesce. Indizi in Cervantes ce ne sono tanti. Misurarsi con tale scelta e un impresa che mi affascina ma di Cervantes ce ne sta uno solo.

    • Daniele Imperi
      12 febbraio 2019 alle 08:32 Rispondi

      Anche l’ibrido è un genere, alla fine. Magari la tua strada è quella.

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