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World building: come creare un mondo immaginario

World building

Forse l’errore più grande che può commettere uno scrittore fantasy o di fantascienza al suo primo romanzo è limitarsi a creare una buona trama e poi mettersi a scrivere la sua prima opera, sperando di sfondare nel mondo della letteratura di genere.

Una storia – una qualsiasi storia, anche un romanzo storico, un thriller, un western, perfino un mainstream – non è fatta solo di trama e buoni personaggi, ma anche e soprattutto di una ben definita ambientazione.

Nel creare l’ambientazione per la sua storia lo scrittore si fa scenografo, ma anche storico e geografo, perfino topografo in alcuni casi. E ancora filosofo, teologo, biologo.

Non voglio certo dire che un autore di genere, e non, debba laurearsi in tutto lo scibile umano prima di poter scrivere il suo primo romanzo. Voglio solo dire che per la narrativa di genere, più che per tutta la restante, un autore deve creare da zero il suo mondo immaginario: deve pensare al cosiddetto world building.

Il fascino del world building

La creazione di un mondo irreale, favolistico – o della classica “galassia lontana lontana” – rallenta sicuramente la stesura del romanzo, perché in questa fase non stiamo scrivendo nulla, ma stiamo “soltanto” ponendo le basi per la nostra futura storia.

Se una storia si fonda su una struttura solida, una storia di genere si fonda anche su una solida ambientazione. Altrimenti, pian piano che procediamo nella stesura, potrebbe crollarci tutto addosso da un momento all’altro.

Il world building, però, ha il suo fascino: l’autore sta creando un mondo, è un dio che, in ben più di sette giorni, crea dal nulla una realtà che prima non esisteva, un pianeta Terra alternativo o un altro pianeta simile al nostro ma con un’umanità che, sebbene identica a noi, non è quella cui apparteniamo.

Restare indifferenti a questo fascino ci farà scrivere una storia incompleta, piena di incongruenze, di lacune anche. Il world building è parte integrante della documentazione.

Come creare un mondo immaginario?

Per il mio romanzo di fantascienza “R.” ho dovuto creare un mondo post-apocalittico, inserire le vicende in una precisa nazione, creare un nuovo ordine mondiale, inventare una società. Ora mi è tutto chiaro, anche se ho spedito la trama a Serena, l’esperta di midpoint, perché non ero sicuro che il mio romanzo avesse questo “momento centrale”.

Mai avere fretta nel world building: ho dovuto rivedere alcuni aspetti della storia, perché erano sorti dubbi sulla mia società, che ho dovuto risolvere, risalendo indietro nel tempo. Quando?

Agli antefatti, naturalmente.

Gli antefatti: ovvero, scrivere la storia del mondo

Mentre lavoravo al progetto “R.”, m’è venuto in mente un suo seguito e così ogni tanto ho preso appunti per quella storia. Poi, mannaggia a me, ho “completato” la trilogia prendendo appunti per il terzo capitolo.

In realtà, invece, quel terzo capitolo mi ha in un certo senso facilitato le cose, perché non è un seguito, bensì ciò che chiamano “prequel”: tutto ciò che è accaduto sulla Terra e che ha portato alla situazione descritta in “R.”.

È come se avessi scritto la trama del terzo volume della trilogia per poterne scrivere il primo. Anzi, è proprio così che è andata. A me servivano quegli antefatti, altrimenti nella mia storia ci sarebbero state troppe lacune, troppi impedimenti, troppe incertezze.

Il futuro non è altro che una conseguenza del passato. Non può esistere un futuro se non c’è un evento passato. E il presente, come sappiamo, non esiste, poiché non ne abbiamo coscienza.

Dunque, per scrivere una buona storia di fantascienza occorre scriverne prima gli eventi trascorsi.

Ma questo vale anche per il fantasy. Ricordo ancora alcuni brani de La Spada di Shannara: il druido Allanon racconta ai protagonisti cos’era accaduto nel passato (500 anni prima, se non ricordo male).

Forse non useremo mai nella nostra storia tutto il passato che inventiamo, tuttavia ci sarà utile per narrare i fatti di quella storia.

Come funziona la società?

Finora ho letto 15 romanzi di Philip K. Dick, un autore che ogni amante della fantascienza dovrebbe leggere (e anche chi non ama questo genere, visto che ha scritto anche mainstream).

Ogni volta resto meravigliato dalla cura con cui ha creato i suoi futuri, sempre in qualche modo distopici. I suoi romanzi sono sempre brevi, almeno quelli che ho letto finora, al massimo sulle 300 pagine. Ma in poche pagine il lettore ha già un’idea di come funzioni quella società.

A Dick basta poco per fare entrare il lettore nel suo mondo immaginario: la carica ricoperta da un personaggio, poche battute in un dialogo. Ma non so quanto lavoro ci sia stato dietro le quinte per arrivare a quel “poco”.

La nostra vita è fortemente condizionata dalla società e dalla politica. Dunque, anche la vita dei nostri personaggi dev’essere condizionata dalla società fittizia e dall’altrettanto fittizia politica.

Una nazione, per funzionare, deve avere un sistema politico. Un’organizzazione gerarchica dei poteri. Leggi e regole di vita. Usi e costumi e tradizioni e religioni.

Dobbiamo inventare anche una religione? Direi di sì: la religione è nata con l’uomo, è impensabile che in un futuro, per quanto lontano, scompaia del tutto. Sto leggendo Il gioco dell’angelo di Carlos Ruiz Zafón e uno dei personaggi scopre una grande verità: tutte le religioni si somigliano, cambiano solo i miti e il modo di raccontarli.

Lavorare sul linguaggio

Il linguaggio è una delle mie fissazioni nella scrittura creativa. Per “R.” ho creato una serie di parole nuove, necessarie per esprimere determinati concetti di quella società. Ho preso in prestito termini da altre lingue e per la precisione:

  • svedese
  • tedesco
  • ungherese
  • frisone
  • ceco
  • islandese
  • gaelico
  • greco antico

Le ho scelte in base al suono, alla leggibilità e anche al gusto personale. Prendevo il termine di riferimento italiano e cercavo una sua traduzione. Se non trovavo una “bella” parola, allora sceglievo un sinonimo.

Specialmente nei romanzi di genere come fantasy e fantascienza il linguaggio riveste un’estrema importanza. Se l’autore inventa nuovi mondi, è impensabile che non esistano nuovi linguaggi. E nuovi modi di parlare.

Ma è un discorso che vale anche per il genere western e storico in generale. E per un mainstream ambientato nei nostri giorni.

La parte del linguaggio nel world building è quella che preferisco – assieme alla realizzazione grafica della mappa, che vedremo fra poco – perché ho sempre amato inventare parole, anche se passo per un “purista della lingua”.

Disegnare la mappa del mondo

Nel suo blog «Malichar» Andrea Venturo ha mostrato la mappa delle terre inventate per la sua storia, realizzata al computer. Ne è venuta fuori una bella carta geografica dei luoghi. Vi consiglio di leggere quel post, che sarà molto utile a chi non sa disegnare.
Kirezia
Io preferisco ancora le mappe disegnate a mano. Ricordo le Quattro Terre disegnate dai fratelli Hildebrandt per La Spada di Shannara o anche quella realizzata per Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin.

Mi piace unire il disegno a mano alla colorazione al computer, anche se per “R.” sto disegnando la mappa dei luoghi solo con Illustrator: una città (anzi, una città-fabbrica) coi suoi dintorni.

Qual è l’utilità della mappa? Facilitare il lavoro di narrazione all’autore. Con una mappa – anche per un romanzo realistico – possiamo calcolare le distanze, far muovere con precisione i nostri personaggi, sapere sempre dove si trovano.

Qualche volta ho trovato le cartine dei luoghi anche nei romanzi ambientati nei giorni nostri, come ne Il nostro tragico universo di Scarlett Thomas. Ce n’è una in Revenant di Michael Punke, che mostra il percorso fatto da Hugh Glass.

Mappe e cartine mi hanno sempre affascinato. Ho iniziato a leggere le carte topografiche a 14 anni quando ero uno scout, le ho studiate e lette di nuovo alla facoltà di Scienze Geologiche 6 anni dopo e dopo altrettanti anni come allievo ufficiale alla Scuola di Artiglieria.

Ho imparato l’importanza della scala: le carte topografiche (o, meglio, le “tavolette”) hanno una scala 1:25.000, questo significa che 1 centimetro sulla carta corrisponde a 250 metri sul terreno. Perché vi dico questo? Perché quando realizzerete la vostra mappa, dovrete considerare la scala di riduzione: dovete sapere esattamente a quanti chilometri corrisponde un centimetro della vostra mappa.

Le appendici tolkieniane

Nell’opera Il Signore degli Anelli ce ne sono ben 6:

  1. Annali dei Re e Governatori
  2. Il calcolo degli anni
  3. Alberi genealogici
  4. Calendario della Contea valido per tutti gli anni
  5. Scrittura e pronunzia
  6. Popoli e lingue della Terza Era

Ma quello era Tolkien, non un comune mortale come noi. M’è piaciuto molto leggerle, è stato come continuare ancora la storia, come se il romanzo non fosse finito del tutto.

Non dobbiamo certo emulare Tolkien, non dobbiamo attaccare appendici a ogni nostro romanzo, tuttavia quanto sarebbe utile scriverle per comprendere appieno il mondo che abbiamo creato?

Le appendici ci permettono di approfondire eventi, concetti, luoghi, oggetti e tutto ciò che ci potrà servire nella nostra storia.

Quando avevo inventato una mini serie a fumetti (mai realizzata) su una Chicago anni ’20 (era un poliziesco umoristico), avevo iniziato a prendere appunti sul mitra Thompson (ricordate quello dei gangster, con il caricatore rotondo?) e sulla Ford Modello T (molto comune a quell’epoca). Erano due delle mie appendici, una sorta di saggi che mi avrebbero permesso di conoscere benissimo due degli oggetti che i miei personaggi avrebbero usato.

Il world building vale solo per la narrativa di genere?

No, e se avete letto attentamente questo post, l’avrete capito. Ogni genere letterario ha bisogno del suo world building, anche una storia ambientata ai giorni nostri. Creare un mondo – o ricreare un mondo – significa soltanto mettere nero su bianco la nostra documentazione.

Avere uno schema ben chiaro dei luoghi in cui si svolgono le vicende del nostro romanzo ci evita di perderci nella storia stessa, di non cadere in contraddizione, di scrivere una storia che funzioni.

Domanda finale: come state creando i vostri mondi immaginari e non?

80 Commenti

  1. Marco
    19 gennaio 2017 alle 07:55 Rispondi

    Tolkien era un genio. Io non mi metterei mai a costruire un mondo come ha fatto lui o come fanno gli scrittori di quel genere letterario. Io ho il vantaggio di scrivere racconti, ambientati ai nostri giorni, e la faccenda è abbastanza semplificata. Per il romanzo che vorrei scrivere, be’: è ambientato ai nostri giorni e in luoghi a due passi da me. Da questo punto di vista non ci dovrebbero essere grosse difficoltà…

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2017 alle 12:41 Rispondi

      Sì, se scrivi storie di oggi, il lavoro è più semplice. Io non saprei che scrivere di ambientato a due passi da me: ho la stazione Termini :D

      • Grilloz
        19 gennaio 2017 alle 12:45 Rispondi

        Ma sai quante storie potresti ambientare in quella stazione?

        • Daniele Imperi
          19 gennaio 2017 alle 13:01 Rispondi

          Ma sai quanto mi annoierebbe scriverle? :D

          • Grilloz
            19 gennaio 2017 alle 13:04 Rispondi

            Pensa che c’è chi ha ambientato un distopico post-apocalittico nella metropolitan di Mosca :P

            • Daniele Imperi
              19 gennaio 2017 alle 13:25 Rispondi

              La metropolitana di Mosca mi sembra abbia più fascino: là fa freddo, nevica di brutto e un post-apocalittico lo vedo bene :D
              Chi è l’autore?

          • Grilloz
            19 gennaio 2017 alle 13:36 Rispondi

            https://it.wikipedia.org/wiki/Metro_2033_(romanzo)
            Però non l’ho letto, quindi non ti so dire come sia

        • Federico
          19 gennaio 2017 alle 15:57 Rispondi

          Del progetto Metro 2033 Universe ho letto Le radici del cielo di Tullio Avoledo. Il libro è talmente brutto che ho paura di leggere il Metro 2033 originale! Tra l’altro è uscito lo scorso settembre il terzo capitolo (Metro 2035). Come appassionato del post apocalittico dovrei leggerli, ma il romanzo di Avoledo mi ha proprio scoraggiato.

          • Grilloz
            19 gennaio 2017 alle 15:58 Rispondi

            Infatti sono dubbioso :P

          • Daniele Imperi
            19 gennaio 2017 alle 17:49 Rispondi

            Ah, be’, dopo questa premessa, mi sa che manco ci provo :D

  2. Grilloz
    19 gennaio 2017 alle 09:28 Rispondi

    Figurati che io avevo imparato a scrivere in Quenya :D
    Al giorno d’oggi un buon posto per le appendici potrebbe essere un sito web o una pagina social dedicata, soprattutto nel casodi una saga.

    Tra I creatori di mondi citerei Farmer e Vance, davvero geniali e originali in questo e sto giusto leggendo ora il terzo dei canti di Hyperion di Simmons, anche lui ha saputo creare un grande universe narrative.

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2017 alle 12:44 Rispondi

      Anche una mia amica, siete proprio fissati :D
      Sì, non è male l’idea di inserire le appendici nel sito del libro. O magari di farle scaricare come ebook gratis.
      Non ho letto Farmer e Vance. Di Simmons ho Drood e mi sa che me lo sparo quest’anno.

      • Grilloz
        19 gennaio 2017 alle 12:47 Rispondi

        Poi sono un po’ guarito, beh, non del tutto :P
        Farmer può sembrare forse un po’ datato oggi, in ogni caso sono entrambi dei classici ;)

        • Daniele Imperi
          19 gennaio 2017 alle 13:02 Rispondi

          Darò un’occhiata a quello che hanno scritto, allora :)

  3. Salvatore
    19 gennaio 2017 alle 09:42 Rispondi

    Io di fantasy ne ho letta moltissima da ragazzo; quasi per nulla da adulto. C’è un solo autore che davvero mi piace, se parliamo di questo genere. Un autore che ti fa sospirare ogni maledetta uscita. Il suo nome, ma forse lo conosci, è Patrick Rothfuss. Nel caso ci legga, vorrei dirgli una cosa: ***! Per essere più chiari: sit your ass down and write!

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2017 alle 12:48 Rispondi

      Come mai hai abbandonato il fantasy? Un po’ anche io, a dire la verità, anche se oggi inizio a rileggermi (credo per la terza volta…) La spada di Shannara, ne sentivo nostalgia :D
      Patrick Rothfuss lo conosco di nome, ma non l’ho ancora letto. Magari ci faccio un pensiero.

      • Salvatore
        19 gennaio 2017 alle 12:51 Rispondi

        Te lo consiglio, a me piace molto. Ho smesso di leggere fantasy perché ne ho letta troppa, e alla fine mi è venuta a noia. :)

        • Daniele Imperi
          19 gennaio 2017 alle 13:02 Rispondi

          Io anche, più o meno, c’è stato un periodo in cui ho letto solo fantasy, e adesso la centellino :)

  4. Andrea
    19 gennaio 2017 alle 09:54 Rispondi

    Questo post capita a pennello:
    Al momento mi trovo in una delle brevi ma innumerevoli pause che mi prendo dalla mia opera “Fantasy”. (L’ho messo tra virgolette perché non possiede nulla del Fantasy più o meno classico, se non un mondo immaginario).
    Ho cominciato per divertimento, eppure, man mano che vado avanti incontro difficoltà di ogni tipo, tra cui quelle che hai elencato tu. Alcune sono stimolanti e divertenti, ma altre bloccano una normale stesura del testo. Possiedo molte insicurezze oggi, e non riesco a capire se il mio lavoro proceda credibilmente e coerentemente bene. Cosa che origina in gran parte dal non trovare uno straccio di lettore beta o amico che abbia letto almeno qualche libro, che sia disposto a leggere ciò che ho scritto.
    Altre insicurezze poi, nascono dal fatto che questa storia, almeno da come lo progettata, renderebbe meglio in forma animata, poi in fumetto e infine in romanzo. Ma dato che non ho contatti col mondo dell’animazione, non sono uno sceneggiatore e il disegno è una delle mie peggiori abilità (se così si può chiamare), ho dovuto ripiegare sul romanzo. Anche se non mi considero uno scrittore.
    Ma allora perché lo faccio? Perché voglio scrivere una cosa che io vorrei leggere, e se nessuno la scrive me la scrivo da solo :)
    E credo che questo sia un punto a favore per un probabile successo dell’opera: concentrarsi in un determinato argomento mai approfondito prima. Tutti i miei dubbi però sono nel farlo bene.
    Cambiando discorso, ho proprio voglia di leggere “R”, non sai dirmi quando sarà disponibile? So che è una domanda sciocca ma non si sa mai che tu abbia le idee chiare. Articolo molto utile, specialmente per me :)

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2017 alle 12:51 Rispondi

      Quali difficoltà ti bloccano?
      Scriversi da solo una storie che si vorrebbe leggere è una bella idea :D
      Grazie per voler leggere “R.”, ma al momento non saprei proprio né quando sarà finito né tanto meno quando sarà pubblicato e come :)

      • Andrea
        19 gennaio 2017 alle 13:58 Rispondi

        Hehehe, immaginavo.
        Comunque le difficoltà sono varie, sai meglio di me che bisogna creare qualsiasi cosa: la conformazione del mondo naturale con tutto ciò che concerne, la struttura della società, che riguarda gli stati, gli usi, i costumi, le relazioni, il cibo, la comunicazione ecc.
        Per ovviare al troppo lavoro, o se si decide di non voler apportare modifiche, si possono lasciare alcuni di questi settori come sono nella realtà. Ma se si eccede troppo il desiderio di evasione del lettore non viene completamente appagato.
        La difficoltà quindi è rivoluzionare buona parte delle normali logiche del mondo d’oggi. Inoltre c’è ne altre a livello di dialoghi, e di conoscenza dei vocaboli, ma quelle sono più personali.

        • Daniele Imperi
          19 gennaio 2017 alle 14:07 Rispondi

          Be’, sì, di lavoro ce ne sta parecchio. Puoi tralasciare qualcosa, ma prima o poi nella storia ti troverai ad affrontare quelle lacune.

    • Enrico D'Ursi
      19 gennaio 2017 alle 20:19 Rispondi

      Esattamente il motivo per cui ho iniziato a scrivere! :) Le storie che leggevo non mi soddisfacevano fino in fondo.

      • Daniele Imperi
        20 gennaio 2017 alle 08:11 Rispondi

        Ciao Enrico, benvenuto nel blog. Non ti soddisfacevano per colpa dell’ambientazione?

        • Enrico
          20 gennaio 2017 alle 10:14 Rispondi

          Alle volte si! mi è capitato di essere coinvolto nel mondo creato dall’autore al punto da volerne approfondire alcuni aspetti. Mi rendo conto che sia più complicato inserire queste informazioni all’interno della storia in maniera funzionale. Magari le appendici potrebbero essere una soluzione. Però la maggior insoddisfazione mi capita nelle scene di lotta dove spesso trovo scontri, anche tra personaggi principali, ridotti a poche righe vaghe.

          • Daniele Imperi
            20 gennaio 2017 alle 10:38 Rispondi

            Le scene di lotta sono difficili da descrivere. A me sono piaciute quelle di George Martin e Bernard Cornwell.

  5. Amanda Melling
    19 gennaio 2017 alle 10:05 Rispondi

    Non ho mai letto Tolkien, però ho vissuto nel Burren e conosciuto un suo allievo della scuola, con cui aveva un rapporto particolare, e mi ha spiegato che il mondo di Tolkien è nato proprio nel Burren. Infatti vicino a casa mia avevano creato la società Tolkeniana dove vendevano all’asta anche suoi libri speciali numerati. Devo dire che il luogo si prestava bene alla costruzione di un mondo simile, ma non condivido in pieno il tuo punto di vista. Ora sto scrivendo un romanzo fantasy e anche un po’ fantascientifico per adolescenti, ma chiudo gli occhi e entro nel mondo, poi lo descrivo. Se lo “costruissi”, significherebbe che non esiste, invece esiste, devo solo raccontarlo. Dal mio punto di vista la narrazione non può crollare, perché si tratta di un mondo parallelo.

    • Andrea
      19 gennaio 2017 alle 10:18 Rispondi

      Ciao, anche io faccio come te, entro nel mondo e lo descrivo. Anche se prima di cominciare a farlo, ho dedicato molte ore di costruzione sia immaginaria che pratica (mappe, appunti ecc.).
      Tuttavia man mano che si procede in un mondo immaginario, capita prima o poi a ogni autore di rischiare di prendere troppo dall’usuale, dal mondo in cui viviamo, così da rendere noioso e banale il mondo che si vuole raccontare. O si rischia di copiare inconsciamente i soliti cliché del genere. O almeno, è ciò che riscontro nella mia esperienza. Anche io sto scrivendo un romanzo, se così si può dire, Fantasy/fantascientifico. Il tuo di che parla? Se ti senti di descriverlo in qualche riga

      • Amanda Melling
        19 gennaio 2017 alle 10:58 Rispondi

        Parla di un luogo dove la gente non muore, e il protagonista deve scoprire perché. Di più non posso dire :)

        • Andrea
          19 gennaio 2017 alle 12:17 Rispondi

          Ah, bello. Sembra “Le intermittenze della morte” di Saramago.
          Buon lavoro :)

          • Amanda Melling
            19 gennaio 2017 alle 12:41 Rispondi

            Ho visto la trama del libro che citi. No, in realtà è in mix adolescenziale tra il film The spring del 2000 e The lake del 1998. Sono una grande amante delle comunità di pazzi, ed è tanto tempo che voglio scrivere un romanzo di questo genere. Ma tendo a spaziare in modo veramente ampio. Ad esempio, contemporaneamente, sto scrivendo un ricettario mediterraneo in inglese e sto cercando di piazzare un romanzo filosofico alla Coelho. Non riesco a rimanere nello stesso genere a lungo :)

      • Daniele Imperi
        19 gennaio 2017 alle 12:57 Rispondi

        Credo sia normale prendere dall’usuale, purtroppo in questo siamo limitati. Noi viviamo pur sempre nella nostra realtà.

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2017 alle 12:56 Rispondi

      Ho visto ora delle foto e sembra un bel posto.
      Perché se costruissi il mondo, non esisterebbe? Non ho capito cosa vuoi dire.

      • Amanda Melling
        19 gennaio 2017 alle 13:32 Rispondi

        Perché costruendo un mondo di fantasia, non si scrivono buoni libri. È la parte razionale che lo fa, come a scuola. I bravi scrittori viaggiano tra i mondi cone gli sciamani, quello che raccontano esiste in un mondo parallelo. Ti faccio un esempio banale: recentemente la scienza ha scoperto che i colori producono delle vivrazioni a effetto onde. Hanno provato ad immaginare come mostrarle ad un pubblico ipotetico, ed è venuta fuori la tecnica pittorica di Vincent van Gogh. Nel senso che lui non ha inventato una tecnica pittorica, era un pazzo con una parte del cervello che riusciva a vedere le onde delle vibrazioni. Tolkien non ha inventato niente, ha visto tutto e l’ha raccontato.

        • Daniele Imperi
          19 gennaio 2017 alle 14:05 Rispondi

          Mmm… mi pare un po’ esagerato dire che Tolkien non abbia inventato niente :)
          La tua definizione di mondi immaginari va bene come definizione filosofica, ma se vuoi scrivere un fantasy, allora devi metterti a progettare quel mondo, altrimenti crollerà tutto.

          • Amanda Melling
            19 gennaio 2017 alle 14:16 Rispondi

            Te lo saprò dire quando è finito. In genere un romanzo mi occupa un paio di mesi, ma questa discussione oggi mi ha fatto venire in mente una genialata assurda che devo assolutamente scrivere subito. Sto già mettendo giù l’indice. :)

            • Daniele Imperi
              19 gennaio 2017 alle 14:30 Rispondi

              Un paio di mesi soltanto?
              Parlaci della genialata :)

  6. Roberto
    19 gennaio 2017 alle 10:32 Rispondi

    Eh le mappe… Ho adorato quelle di Tolkien e mi affascinano in generale… studiarle, perdermi nelle loro profondità, viaggiare assieme ai personaggi visualizzando i loro medesimi passi.
    Per il mio romanzo, senza averci pensato su (davvero), parto proprio da una mappa (sotterranea) nella mia Roma: una antica e una moderna. Per cui i calcoli in scala sono d’obbligo.
    Il mio approccio alle cose è istintuale, ma poi approfondisco (è questo il bello… non sapere dove si va a finire).

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2017 alle 12:59 Rispondi

      Allora, se non l’hai fatto, dovresti fare un giro nella Roma sotterranea ;)

  7. Nuccio
    19 gennaio 2017 alle 12:06 Rispondi

    Ma in fondo, scrivere non significa inventare? Anche su di un fatto di cronaca si può costruire un mondo di bugie, cioè di fantasie. Figuriamoci se ci costruiamo un pianeta ovale o rettangolare. Saluti a Tutti.

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2017 alle 12:59 Rispondi

      Sì, scrivere è inventare, e si inventa infatti anche quando si scrivono storie reali.

  8. Andrea Torti
    19 gennaio 2017 alle 12:43 Rispondi

    Per un appassionato di Storia come me, antefatti e genealogie sono un sogno!

    Un po’ più complesso il discorso per le Lingue (da una parte è giusto e inevitabile trarre ispirazione dagli idiomi già esistenti, dall’altra non si vuole creare un pastiche troppo evidente), e soprattutto per la Geografia – che un mio insegnante chiamava “la Cenerentola delle materie” :)

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2017 alle 13:00 Rispondi

      Difficile riuscire a ripetere ciò che fatto Tolkien con le lingue :)

  9. Gustavo Woltmann
    19 gennaio 2017 alle 15:06 Rispondi

    sto scrivicchiando qualcosa di molto meno complesso.. il fantasy non è il genere che leggo principalmente ma tutto questo è veramente affascinante!

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2017 alle 17:48 Rispondi

      Che cosa scrivi?

  10. Enrico
    19 gennaio 2017 alle 16:37 Rispondi

    Ciao Daniele, ho scoperto il tuo blog da un po’ e lo considero una miniera di utili informazioni. Da archeologo aspirante scrittore ritengo tutto ciò che è venuto prima fondamentale per comprendere al meglio gli eventi successivi. Quindi creare storie, tradizioni, religioni o eventi che hanno plasmato il mondo in cui si svolge la storia contribuisce a renderlo vivo. Le mappe poi credo siano uno strumento utilissimo sia per lo scrittore, così non perde mai la bussola, che per il coinvolgimento del lettore. Nei romanzi che allegano le mappe ogni volta che c’è un cambio di location vado a vedere gli spostamenti fatti dai personaggi, eventuali cambiamenti geomorfologici e così via.

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2017 alle 17:51 Rispondi

      Ciao Enrico, benvenuto nel blog. Se tornassi indietro, mi prenderei una laurea in archeologia :)
      Prima di leggere un romanzo fantasy, controllo sempre se c’è la mappa. Pensa che quando uscì “Il magico regno di Landover” di Terry Brooks, la mappa me la disegnai io e la infilai nel libro. Controllo anche io i vari spostamenti dei personaggi sulle mappe :)

  11. Mirko
    20 gennaio 2017 alle 09:16 Rispondi

    Ciao Daniele, quando scrivo di solito, creo dei luoghi che mi permettano di conoscere il mondo che sto inventando, delineo i personaggi di cui ho bisogno etc..
    E’ un’ottima idea, pensare ad un passato per il mondo che si vuole creare. E’ un bacino di informazioni preziose.

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2017 alle 09:49 Rispondi

      Ciao Mirko, scrivi anche tu fantasy e fantascienza?

      • Mirko
        20 gennaio 2017 alle 10:25 Rispondi

        Ciao Daniele, sì, qualche volta mi diverto a farlo.

  12. Chiara (Appunti a Margine)
    20 gennaio 2017 alle 10:47 Rispondi

    Premetto che non sono un’appassionata di fantasy (come si è sempre saputo) ma trovo molto affascinante il mondo immaginario creato da Oda nel manga One Piece, con isole in parte ispirate a città esistenti. :)

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2017 alle 10:54 Rispondi

      One Piece l’ho sentito nominare, ma io non sono un amante dei Manga :P

  13. Elena
    20 gennaio 2017 alle 12:08 Rispondi

    Non sono una grande esperta di romanzi fantasy ma ho letto tutto Tolkien e sono d’accordo con Marco, è un genio. Tutte le serie televisive che in questo periodo stanno andando per la maggiore a mio giudizio pescano generosamente nella trama, nella cosmogonia, nell’ambientazione e nei personaggi che lui ha creato.
    Di quei tomi ho particolarmente apprezzato proprio le mappe, che mi hanno fatto sentire definitivamente parte del racconto. Mi sono sempre immaginata che lui avesse addirittura generato un plastico per organizzare la sua storia. Senza dubbio è stato un grande Architetto

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2017 alle 12:34 Rispondi

      Eh, sì, molta letteratura ha attinto dalle opere di Tolkien :)

  14. Barbara
    20 gennaio 2017 alle 16:49 Rispondi

    Tolkien ha creato un mondo straordinario, che sopravviverà nei secoli a molti altre saghe fantasy che in qualche modo lo scopiazzano. Che l’abbia progettato minuziosamente o che l’abbia semplicemente raccontato per come lo vedeva, sempre è stato creato dalla sua mente e dalle sue vaste conoscenze.
    Le appendici le ho lette quando ho scoperto che lì era contenuto il seguito delle vite di Arwen e Aragorn, che hanno regnato per lungo tempo, seppure mortali.

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2017 alle 17:12 Rispondi

      Le opere di Tolkien io le considero dei classici :)
      Un mondo come quello non puoi descriverlo di getto.

  15. Paola Carlotto
    20 gennaio 2017 alle 18:21 Rispondi

    IO rispetto il modo di pensare altrui, ma non lo so il genere fantastico non mi prende, perché?
    Il massimo del “fantastico” per me è IL PICCOLO PRINCIPE!!
    Adoro i classici, non riesco a leggere neanche i romanzi ambientati ai giorni nostri, adoro il teatro del novecento… sono grave???

    • Daniele Imperi
      21 gennaio 2017 alle 08:22 Rispondi

      Da più parti mi hanno consigliato di leggere Il piccolo principe. L’ho letto, ma a me quella storia non ha comunicato proprio nulla e vedendo il film in TV mi ci sono addormentato varie volte…
      Non sei grave, non è obbligatorio apprezzare il fantastico e i classici sono sempre migliori dei romanzi moderni :)

  16. Grazia Gironella
    21 gennaio 2017 alle 18:36 Rispondi

    Condivido tutto quello che hai detto su questo argomento importante. Nel mio primo romanzo fantasy proprio questo è stato il mio errore principale: pensare che si potesse tratteggiare sommariamente il mondo della storia, puntando soprattutto sui personaggi e sulla trama. In realtà personaggi ed eventi nascono e si sviluppano soltanto nel loro specifico contesto; se il contesto resta vago, anche loro saranno più sfocati. Nel fantasy questo aspetto è fondamentale, in altri generi dipende dall’ambientazione, che può essere più o meno determinante.

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2017 alle 08:19 Rispondi

      Sì, hai ragione, personaggi e trama non bastano nel fantasy, come anche nella fantascienza. L’ambientazione è parte integrante della storia e determina anche la vita e le azioni dei personaggi.

  17. luisa
    21 gennaio 2017 alle 21:22 Rispondi

    Non sono incuriosita dal fantasy , però quando sarà pubblicato “R” vorrei leggerlo
    Luoghi in cui si svolgono le vicende?
    Mi sono divertita dando risalto ai luoghi, accenni sulle città dove i personaggi “si muovono” ,fanno parte del reale, mentre per gli ambienti chiusi, ovvero l’interno delle abitazioni e locali ho giocato di fantasia,non tanto come una macchina da presa bensì descrivendo soprattutto le sensazioni provate dei personaggi.
    Una cosa ancora non ho deciso: il tono, all’inizio del manoscritto ho citato una storiella- barzelletta attinente all’argomento, essendo l’argomento “tosto” vorrei (ma non so se ci riesco) dare un tono più leggero quasi comico, del resto la comicità non nasce dalla tragedia? Vedi i film di Stanlio e Ollio
    Hai già scritto qualcosa riguardo al “tono”?

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2017 alle 08:22 Rispondi

      Grazie per l’interesse :)
      I luoghi si svolgono in una Europa del futuro, dove non è più riconoscibile l’ambiente odierno.
      Non ho scritto nulla riguardo al tono. Ma non ho capito bene cosa intendi.

      • luisa
        22 gennaio 2017 alle 18:31 Rispondi

        Europa del futuro, chissà che qualcuno non prenda spunti dal tuo libro per creare “un futuro”.
        Per “tono” intendo quando i fatti sono seri renderli leggeri, quando sono drammatici renderli un pò comici, ecc. un pò come nella recitazione, a secondo del tono o intonazione della voce trasmetti un messaggio o un altro.
        Vi è un altro termine che descrive il “tono”?

        • Daniele Imperi
          23 gennaio 2017 alle 08:07 Rispondi

          Oddio , mi auguro di no :D
          Ma perché vorresti cambiare tono?

  18. Fulvio
    22 gennaio 2017 alle 10:52 Rispondi

    Ho iniziato a leggere le carte topografiche a 14 anni quando ero uno scout… e dopo altrettanti anni come allievo ufficiale alla Scuola di Artiglieria…
    Anche io!

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2017 alle 11:01 Rispondi

      Caro collega :D
      Che corso hai fatto? Io il 149°.

  19. Fulvio
    22 gennaio 2017 alle 15:46 Rispondi

    No Daniele, io ho fatto l’accademia e poi il corso tecnico applicativo a Bracciano. Artiglieria semovente. Poi ovviamente ci sono tornato varie volte nel corso del tempo. Mio fratello invece ha fatto il 121° a Cesano…Fante!

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2017 alle 15:51 Rispondi

      Ero anche io nel Semovente.

  20. Sabrina
    22 gennaio 2017 alle 15:48 Rispondi

    Bellissimo. Inventare il mondo è parte più bella del romanzo. Sto lavorando a una trilogia ambientata in un universo distopico futuristico e mi sto divertendo un sacco a creare le fondamenta. Inoltre, visto che il mio romanzo vuole ispirarsi anche ad alcuni fatti storicamente accaduti, il lavoro è doppio. Credo che la ricerca e lo studio siano fondamentali non solo per creare il mondo ma anche per padroneggiare ogni aspetto della storia, il modo di pensare e di vivere dei personaggi e rendere il tutto realistico. Ed è una cosa enorme! Nel mio caso si tratta di conoscere storia, scienza, sociologia, geografia, perfino filosofia e letteratura, dato che vorrei ricreare un’intera cultura nuova che abbia però riferimenti storici del nostro tempo. Troppo ambizioso? Probabilmente. Irrealizzabile? Forse no. Ma non credo di star perdendo tempo. Studiare con cognizione di causa, oltre ad accrescere la mia grande sete di conoscenza, può solo che migliorare la mia scrittura.

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2017 alle 15:53 Rispondi

      Grazie. Sì, in effetti il tuo diventerà un enorme lavoro, ma è comunque bello :)

  21. Fulvio
    22 gennaio 2017 alle 17:53 Rispondi

    I corazzati, indubitabilmente i più tosti!

  22. Renato Mite
    23 gennaio 2017 alle 14:29 Rispondi

    Io sto cominciando ad abbozzare una mappa per il mio racconto “La consegna” proprio perché devo valutare distanze e tempi di percorrenza. Per il momento è solo uno dei tanti appunti, ma quando l’ebook sarà finito forse ci ripenso e la metto in bella, potrebbe essere d’aiuto anche ai lettori.

    • Daniele Imperi
      23 gennaio 2017 alle 15:14 Rispondi

      La mappa è anche un valore aggiunto :)

  23. Alessandro
    23 gennaio 2017 alle 17:37 Rispondi

    Bellissimo post, come sempre ben strutturato e ricco di spunti interessanti. Molto utile per chi si appresta a creare una sua ambientazione, a prescindere dal genere. Ognuno ha bisogno del suo world building, non solo fantasy e fantascienza. In un romanzo storico, ad esempio, in cui si presuppone che l’ambientazione non sia immaginaria ma basata su luoghi e fatti reali, il world building avviene attraverso la documentazione e la ricerca.
    Approfitto dell’occasione per farti un grande in bocca al lupo per i tuoi progetti letterari e non dopo la riduzione delle pubblicazioni settimanali sul blog.

    • Daniele Imperi
      23 gennaio 2017 alle 17:41 Rispondi

      Grazie. Hai ragione, anche nel romanzo storico serve il world building, perché comunque devi ricostruire – e non costruire – un mondo passato.
      Grazie anche per gli auguri :)

  24. Andrew Next
    26 gennaio 2017 alle 16:45 Rispondi

    Ohhh adesso mi spiego il picco di visite sulla pagina della mappa!
    Sono onorato di sapere che ti è utile ^__^

    Lo scopo della mappa è proprio quello. Nel romanzo che ora è tra le amorevoli braccia di WalkAbout sperando che gli piaccia, il protagonista si spostava con una mandria di 200 cavalli da un capo all’altro di quella mappa solo che prima di disegnarla avevo stimato il viaggio in una quindicina di giorni, poi fatti i conti grazie agli esagoni che consentono di “Misurare” facilmente le distanze anche su percorsi contorti questo tempo si è dimezzato, circa. La cosa mi ha permesso di enfatizzare un altro aspetto del viaggio: la fase successiva che porta il protagonista nel cuore dell’azione, attraverso un territorio ostile chiamato Le Brulle (The Barrens e chi vuol cogliere colga) e che richiede, per una distanza pari a 1/4 di quella precedente, ben cinque-sei giorni e sotto pesante scorta armata.
    Di questi conti, nella storia, non c’è praticamente traccia se non un’indicazione sommaria, ma senza un solido background avrei “tirato a indovinare”, creato incongruenze sugli spostamenti e concentrato la scrittura in punti inefficaci alla narrazione. Nel progetto iniziale avrei voluto raccontare anche della prima settimana di viaggio, ma… che gliene importa a chi legge che nella prima settimana di viaggio va tutto bene? Due righe e una carrellata di nomi di città di pianura bastano e avanzano e via, da 580.000 battute si comincia a tagliare un po’.

    Senza contare che una mappa diventa una fonte di ispirazione per altre storie. Con quelle che mi sono venute in mente mentre disegnavo questa… se vivrò abbastanza a lungo per raccontarle tutte arriverò a 100 anni di sicuro ^___^

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2017 alle 16:54 Rispondi

      Buono a sapersi per il picco di visite :D
      Io non ho ancora capito perché gli esagoni facilitano quei calcoli.
      Nella mia mappa volevo invece creare un reticolo a maglie quadrate, ogni lato di 1 km, come nelle tavolette topografiche.
      I calcoli vanno fatti, altrimenti trovi lettori come me che se li fanno mentre leggono :D
      Vero che la mappa ti fa venire in mente altre storie! Se vedessi la mappa – e mappette annesse – che avevo disegnato per uno dei miei fantasy…

      • Andrew Next
        26 gennaio 2017 alle 20:34 Rispondi

        Perché con gli esagoni è più facile… mmmh… ok, allora: prendi un quadrato ABCD di lato l e chiama E il punto in cui si intersecano le diagonali. Per andare da A a C hai due percorsi: AB+BC=2l e AC,= l^0,5 (l*radice di 2). Se hai un reticolo di quadrati, ogni volta che passi per la diagonale hai l^0,5 invece di l e calcolare le distanze diventa complicato per quel valore l che devi moltiplicare per 1,141 (radice di due approssimata al terzo decimale).

        Prendi un bell’alveare di esagoni ABCDEF di lato l e chiama il centro di intersezioni delle diagonali maggiori G. Hai davanti una figura molto particolare. Sono sei triangoli equilateri di raggio l e hai una marea di percorsi di lunghezza l, 2l, 3l, e 4l . Ogni diagonale maggiore è lunga 2l, andare da A a D ha come possibili percorsi AD = 2l, o AB+BC+CD=3l oppure AB+BG+GC+CD=4l in casi particolari, vuoi per la presenza di ostacoli o altri elementi naturali puoi arrivare a considerare percorsi anche più intricati. Di solito mi fermo ai percorsi fino a 3l e tanto basta. L’esagono permette di tassellare lo spazio in modo più maneggevole del quadrato. Il limite è dato dall’apotema, vale a dire la metà della distanza “BF” che invece è l*sin(60) se ricordo bene… è un pelino più complicato, ma si fa.

  25. Daniele Imperi
    27 gennaio 2017 alle 08:23 Rispondi

    Fermo, ché già mi sono perso. ABCD sono i vertici del quadrato, a quanto ho capito. No, troppo complicato per me. Preferisco la classica topografia. Faccio una mappa in scala e mi basta misurare i cm per sapere quanti km sono.

  26. Tiade
    2 novembre 2017 alle 10:21 Rispondi

    Il mio mondo “immaginario” ce l’ho sotto i piedi, neglio occhi e nella memoria.

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