Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Wilbur Smith: un autore che non rileggerò

Il destino del cacciatoreHo acquistato l’ultimo romanzo di Wilbur Smith, Il destino del cacciatore, a un’asta a favore di Telethon. Erano in palio diversi libri autografati. Oltre a quel volume, avevo tentato di assicurarmi anche un romanzo di Andrea Camilleri e uno in lingua originale di Len Deighton, che purtroppo non sono riuscito a prendere.

Ho comunque letto quel libro quasi subito, curioso della tanta fama dell’autore e appassionato di libri d’avventura. Finora, devo aggiungere, ho letto di questo genere letterario soltanto romanzi classificati ormai come “classici”, come alcuni episodi della saga dedicata a Tarzan di E.R. Burroughs e gli indimenticabili romanzi di E. Salgari.

Se da un lato la storia è ben strutturata, non ha pecche di alcun tipo, i personaggi sono ben riconoscibili e caratterizzati, lo stile di scrittura mi è sembrato piatto. Non mi ha comunicato nulla. Non ha lasciato segni né ricordi che possano tornarmi utili.

Se leggo un autore, non lo faccio soltanto per le belle storie che riesce a produrre, ma anche per il suo stile di scrittura. Dal momento che a me piace scrivere, un autore deve insegnarmi qualcosa. Dalla sua scrittura, da come costruisce frasi e periodi, io devo apprendere.

Quello che invece ho constatato dalla scrittura di Wilbur Smith, o almeno dalla traduzione che ne è stata fatta, è una sensazione pari a acqua che scivoli via da una superficie impermeabile. Non resta nulla. Non ho trovato elementi che mi possano permettere di riconoscere quell’autore fra tanti.

Di Wilbur Smith, quindi, non leggerò altro.

18 Commenti

  1. Domenico
    10 febbraio 2011 alle 15:26 Rispondi

    Di Wilbur Smith mi ha colpito molto la saga “Il settimo papiro”. Secondo me meritevole di considerazione. Concordo sulle altre considerazioni.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2011 alle 16:49 Rispondi

      Ciao Domenico,

      purtoppo (e per fortuna :) ) io ho letto solo questo romanzo.

  2. alberto collini
    24 marzo 2011 alle 11:23 Rispondi

    Un autore deve trasmettere emozioni,coinvolgerti con i personaggi,isolarti dal resto mentre lo leggi,e questo smith lo fà,anche se naturalmente qualche romanzo svetta sugli altri,leggerlo è una garanzia e per studiare ci sono gli “abbecedari”,ciao sig.Imperi da alberto.

    • Daniele Imperi
      24 marzo 2011 alle 11:34 Rispondi

      A me Wilbur Smith non ha trasmesso nessuna emozione. Non ho capito il riferimento agli abbecedari.

  3. pietro765
    6 novembre 2011 alle 16:17 Rispondi

    il libro che hai letto fa da collegamento a 2 saghe.ti consiglio di informarti meglio prima.. .-.

    • Daniele Imperi
      6 novembre 2011 alle 16:24 Rispondi

      Su cosa dovrei informarmi meglio? Sul fatto che non mi comunica nulla come scrittura?

  4. Miki
    7 novembre 2011 alle 13:40 Rispondi

    Anni fa ho cominciato a leggere uno dei suoi libri ma ammetto di averlo abbandonato dopo pochissime pagine, causa noia. L’avevo scelto perché ambientato nell’antico Egitto ma…niente, nonostante il mio interesse per l’argomento non sono riuscita a concludere la lettura!

  5. marta
    17 novembre 2011 alle 12:12 Rispondi

    Anch’io sono rimasta delusa da questo libro, ma posso assicurarvi che Wilbur Smith è un autore fantastico. Anni fa mi regalarono “Il dio del fiume”, per parecchi mesi non lo toccai perchè avevo già letto “Come il mare” e non mi aveva trasmesso niente. Un giorno mi capitò fra le mani quel libro che mi avevano regalato ed io avevo accantonato, decisi di tentarne la lettura. Oggi posso dire che “Il dio del fiume” è il libro più emozionante che io abbia mai letto, ho pianto e quando l’ho finito mi sentivo come se avessi perso qualcosa di molto importante. Ovviamente andai di corsa a comprare “I figli del Nilo”, molto bello, ma non ai livelli del primo. Altri suoi bellissimi libri che ho letto sono stati “Un’aquila nel cielo”, “Il destino del leone” e “La voce del tuono”. A mio modesto parere un autore non si deve giudicare da un solo libro, tutti hanno dei libri non riusciti, poi è soggettivo, ad esempio Zafon: “L’ombra del vento” e “Il gioco dellangelo” li ho trovati molto belli, altri suoi lavori un po’ meno. Provate a dare una seconda possibilità a Smith, non ve ne pentirete! Buona giornata a tutti

  6. Stefano sgarbi
    25 maggio 2015 alle 04:57 Rispondi

    Ciao daniele ,hai letto l’ultimo libro di una saga che inizia con il destino del leone nel lontano 1964 io li ho letti tutti se partivi dal primo sono convinto che cambi opinione su wilbur smith .

  7. Marco
    16 luglio 2015 alle 09:11 Rispondi

    Daniele, se ti reputi un così bravo lettore dovresti sapere che ci sono libri ben riusciti ed altri meno. Se Wilbur Smith è lo scrittore più letto in Italia, non credo che tutti quelli che hanno comprato suoi libri siano dei deficienti, forse sei tu che non sai apprezzare un buon libro. Potresti anche essere contrario alle idee politiche che l’autore trasmette attraverso il libro e per questo reputarlo un cattivo libro per motivi che non sono legati affatto al modo di scrivere dell’autore. E comunque, se tu l’avessi letto attentamente avresti notato una struttura ricorrente nei periodi tipica in ogni libro di Wilbur Smith.

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2015 alle 09:20 Rispondi

      Non mi reputo un bravo lettore. Inoltre non ho scritto che i lettori di Wilbur Smith sono dei deficienti. Dove ho parlato poi delle idee politiche dell’autore? Non le conosco né mi interessano. Forse sei tu che non hai letto con attenzione il mio post. Io ho scritto che il suo modo di scrivere non mi trasmette nulla. La storia che ho letto non mi è rimasta in testa, non ne conservo neanche una scena. Per questi motivi non leggerò altro di Wilbur Smith.

  8. Gian Carlo
    28 dicembre 2015 alle 23:46 Rispondi

    Ho iniziato a luggere Smith in sordina, era il libro che apre la saga dei Courteney in Africa dal titolo ” La sabbia infuocata” non mi coinvolgeva, tante’ che ne ho abbandonato la lettura per un buon tempo…..dopo averlo ripreso nuovamente, mi sono via via appassionato sempre piu’ e, da quel momento, ho letto di Smith tutto quello che è stato tradotto in italiano, tranne Il leone d’oro, che e’ l’ultimo in ordine di tempo. E che, conto di leggere a breve. Quindi credo che questo autore deve essere capito, e magari “digerito”, ma forse la cosa non e’ sempre cosi immediata come si vorrebbe.
    Probabilmente, con un pochino di umilta’ e di pazienza, si riuscirebbe ad apprezzare quello che a prima vista non appare, risparmiado apprezzamenti negativi che sinceramente a me sembrano immeritati.
    Del resto, le centinaia di milioni di lettori che Wilur Smith annovera nel mondo intero non fanno altro che confermarne la bravura. E se, come e legittimo, qualcuno non e’ del medesimo avviso, oltre ai numeri che non gli danno ragione, esiste anche il proverbio che dice “una rondine non fa primavera”.

    • Daniele Imperi
      29 dicembre 2015 alle 08:32 Rispondi

      Ciao Gian Carlo, benvenuto nel blog. Non c’entra nulla l’umiltà: se leggi un autore che non ti ha comunicato nulla, e che secondo te non aggiunge nulla di nuovo al genere avventuroso, smetti di leggerlo. Il fatto che abbia milioni di lettori non significa che debba per forza piacere a tutti.

  9. brazir
    3 febbraio 2016 alle 11:40 Rispondi

    Mi permetto una critica alla tua critica.
    Non penso che da un solo libro si possa definire un autore, specie se i vari libri sono collegati tra loro.
    E’ un po’ come leggere gli ultimi libri di Asimov senza sapere nulla del ciclo della fondazione o delle leggi della robotica.
    Inoltre non capisco l’accanimento nei confronti di chi la pensa in maniera diversa da te, se scrivi una recensione online e lasci la possibilità di commentare… devi anche sapere gestire le critiche.

    In ogni caso posso concordare con te che gli ultimi scritti sembrano più piatti, come fossero fatti da ghostwriters, ma ripeto, prima di giudicare un autore da un solo libro proverei a leggerne almeno un altro paio…

    • Daniele Imperi
      3 febbraio 2016 alle 11:55 Rispondi

      Ciao Brazir, benvenuto nel blog.
      Da una parte hai ragione, per conoscere un autore devi leggere diverse sue opere. Dall’altra però, se il primo romanzo che leggi non ti piace per niente, per me è inutile continuare.
      Quando ho letto Ubik di Dick, a me non è piaciuto, ma mi ha dato impressioni più positive di quello di Smith, e infatti ho continuato a leggere Dick.
      Riguardo alle critiche, mi sembra di averle gestite bene. Ho dato la possibilità di commentare e ho risposto con educazione a quelle critiche.

  10. salvatore lai
    21 aprile 2016 alle 19:51 Rispondi

    Daniele come mai non scrivi più su questo blog?

  11. salvatore lai
    21 aprile 2016 alle 19:57 Rispondi

    Scusa non avevo visto gli ultimi commenti.Comunque sono in accordo con te.Oggi sono andato al centro commerciale e in libreria ho dato uno scorcio ad un libro di Smith.Ho letto alcune righe e mi è sembrato qualora di già letto.Questi thriller si assomigliano tutti,ti prendono per lo stomaco ma a livello letterale sono tutti uguali.Niente di paragonabile a due pagine di Saramago…..

    • Daniele Imperi
      22 aprile 2016 alle 08:10 Rispondi

      Ciao Salvatore, benvenuto nel blog. Ora pubblico solo martedì e giovedì nel blog.
      Wilbur Smith però scrive avventura, non thriller. Ma il succo non cambia, è uno stile che a me non dice nulla.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.