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Perché non è possibile vivere di scrittura

100 euro

Finora ci sono stati molti dibattiti su questo argomento: è possibile per uno scrittore vivere dei libri che scrive, vivere di narrativa? A me è sempre sembrato impossibile e così ho voluto considerare ogni aspetto che potrebbe fare della scrittura creativa un lavoro a tempo pieno.

Prima di parlare però della possibilità o meno di vivere scrivendo romanzi, dobbiamo rispondere a unʼaltra domanda, cruciale per la riuscita dellʼimpresa.

Quanto guadagnare per vivere di scrittura?

Con quale stipendio medio mensile si può vivere oggi dignitosamente?

Dipende da tanti fattori, ovviamente, perché dobbiamo considerare lʼaffitto o il mutuo (che varia in funzione della città e dei paesi di provincia), la presenza di altre entrate in casa (moglie, marito, genitori), ecc. Ma poniamo una sola persona, che voglia vivere in città.

Secondo me – smentitemi pure – come minimo dovrebbe guadagnare 1200 euro al mese.

Se ne partono magari dalle 400 alle 600 per lʼaffitto, senza contare tasse varie, servizi, cibo. Secondo una ricerca i single spendono sui 300 euro al mese solo per il cibo. Mi sembra un poʼ esagerato, ma possiamo anche considerarne solo 200. Tra affitto e cibo se ne vanno i 2/3 dello stipendio. Partono altre 100 euro per luce, gas, acqua e telefono? E poi ci sono condominio, mondezza, spese non previste. Siamo quasi al limite della sopravvivenza.

Quanto si guadagna pubblicando con un editore?

Non è facile rispondere a questa domanda, perché i fattori da prendere in esame non sono pochi. Ogni editore ti dà una percentuale sulle vendite, che può variare dal 5 al 10%, secondo quanto si legge in giro.

Questo significa che se il tuo romanzo sarà pubblicato al costo di 16 euro – prendiamolo come prezzo medio, ma ci sono editori che lo vendono anche a 10 – e ponendo una percentuale media su ogni copia venduta del 7%, il guadagno è di 1,12 euro lordi a copia.

Se riesci a vendere 500 copie – che per un autore esordiente sono tantissime – ti porti a casa 560 euro lordi. E basta, non 560 euro lordi al mese. Ma se anche ne vendessi 1000, ti metteresti in sacca 1120 euro lordi e basta.

Ma noi abbiamo detto che per vivere dignitosamente ce ne servono 1200 e fissi, anche.

Domanda da un milione di euro: quanti romanzi dobbiamo scrivere e pubblicare per raggiungere quella cifra?

Risposta: vedi verso 9, Canto III dellʼInferno, Divina Commedia.

Altre (lecite) considerazioni sullʼeditoria classica

Faccio un breve elenco.

  • I tempi lunghi dellʼeditoria: non è una polemica, ma una semplice constatazione. È così e fine del discorso. Se anche riuscissimo a scrivere due romanzi allʼanno, dovremmo fare i conti con quei tempi di risposta e con nessuna certezza di pubblicazione.
  • I tempi tecnici della scrittura: siamo seri, che genere di romanzi possiamo scrivere per produrne due allʼanno? Quelli per Harmony? Avevo letto che una delle autrici riusciva a scriverne perfino uno al mese. Non ne dubito.
  • Lʼetà chʼavanza inesorabile: io ci penso ogni giorno, non so voi. Non sono più giovane, non ho più 20 anni, mi sto avvicinando al mezzo secolo – anche se sto studiando un modo per evitarlo. Non voglio dire che non ho forze per scrivere o per creare, anzi, le idee arrivano. Voglio dire che ormai non ho più speranze per poter vivere da scrittore e ai colpi di scena non ho mai creduto.

Non facciamo gli esempi del solito Stephen King – non ha iniziato in questʼepoca a fare lo scrittore, ma tantissimo tempo fa, non è italiano, ma americano, ha scritto non so più quanti romanzi, mentre noi non ci avviciniamo alla sua produzione neanche col telescopio. Idem per gente come Lansdale.

Ok, la Rowling è diventata famosa e ricchissima. Ma quanti scrittori esistono al mondo come lei?

Il succo del discorso è che non possiamo prendere come esempio i grandi successi degli altri, ma soltanto la nostra realtà.

Quanto si guadagna pubblicando in self-publishing?

Qualcuno dice che è meglio scegliere il self-publishing perché le royalty sono molto più alte. È vero, se pubblichi su Amazon cedendole lʼesclusiva la percentuale è del 70%, ma vendendo il tuo ebook a un prezzo che varia fra i 2,99 e i 9,99 euro (fonte: Requisiti dei Prezzi di Listino di Amazon).

Dal momento che nessuno ci conosce – o, meglio, ci conosciamo soltanto fra di noi e siamo pochi – proviamo a vendere il nostro ebook a 2,99 euro, per ottenere 2,093 euro lordi a copia. Sì, lordi, perché viene applicata una ritenuta del 4%, quindi prendiamo 2,00928 euro a copia venduta. Ma soltanto se abbiamo lʼISBN, altrimenti lʼaliquota è del 22%, che ci fa scendere il nostro guadagno a 1,63254 euro.

ISBN o no? Leggendo le tariffe sul sito ISBN, per chi si autopubblica il costo per un ISBN è di 80 euro+IVA (tempo fa, ricordo, con 60 euro ne prendevi 10), a cui va aggiunta la tassa di iscrizione di 30 euro+IVA. Lʼebook che vendiamo a 2,99 euro ci è già costato 110 euro+IVA. E dobbiamo pensare ancora alle spese di editing, impaginazione e copertina.

Lasciamo perdere lʼISBN e facciamoci tassare da Amazon per guadagnare 1,63 euro a copia. Stessa domanda fatta per la pubblicazione con editore: quante copie venderemo? Non solo siamo sempre sconosciuti, ma siamo anche autopubblicati, quindi non “leggibili” dalla massa, perché non percepiti come autori fidati, di qualità, a differenza di chi pubblica con un marchio alle spalle.

Non fatemi il discorso che a voi la massa non interessa, perché qui stiamo parlando di vivere con gli ebook pubblicati. Vendiamo 300 copie? Ok, intaschiamo circa 490 euro. E basta, come prima.

Altre (lecite) considerazioni sul self-publishing

Quanti ebook allʼanno possiamo scrivere e pubblicare? Ragazzi, stiamo parlando di creare dei prodotti di qualità, non possiamo vendere a 2,99 euro un raccontino di 10 pagine, ma un romanzo di 2-300 pagine minimo.

Se da una parte il self-publishing non richiede i tempi lunghi di risposta dellʼeditoria tradizionale, dallʼaltra la produzione di ebook di qualità richiede comunque tempo, non solo quello tecnico per scrivere.

Perché non è possibile vivere di scrittura

Perché un prodotto commerciale come il libro non si crea dal nulla, ma richiede sforzi ingenti e un autore non può metterne in atto una produzione continua e periodica che possa garantirgli un sostentamento.

Uno stipendio di 1200 euro mensili. Fissi, ferie comprese.

Queste le mie considerazioni, confutabili quanto volete. E se mi domandate “e tu perché allora vuoi pubblicare?”, vi rispondo così: per la gloria.

116 Commenti

  1. Kinsy
    16 giugno 2015 alle 06:32 Rispondi

    Giuste, quanto amare considerazioni. Infatti anche autori del calibro di Camilleri o Ammaniti, seppur famosissimi e con vendite ben superiori a quelle da te ipotizzate, per fare cassa hanno venduto i diritti dei loro romanzi al cinema e alla televisione. Se vedi chi vive di scrittura è perché oltre ai romanzi scrive articoli per giornali o fa altri lavori. Insomma, la scrittura, ahimè, rimane relegata a “secondo lavoro”.

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 13:26 Rispondi

      Qui in Italia sicuramente. Camilleri aveva iniziato come regista, ha insegnato, insomma non si è limitato alla narrativa.

    • Poli72
      21 giugno 2015 alle 02:03 Rispondi

      Non so’ Ammaniti, ma Camilleri vai tranquillo che non stinca ad arrivare a fine mese.A differenza di migliaia di pensionati nelle nostre citta’ non va certo a rovitare nelle rimanenze del mercato ortofrutticolo!

  2. Serena
    16 giugno 2015 alle 07:24 Rispondi

    Vivere di scrittura non vuol dire vivere di copie vendute e basta, soprattutto se scrivi non-fiction. Ma comunque no, non è possibile, e le cose sono cambiate – in peggio – anche nei mercati più grandi del nostro. Ci scriverò su anch’io a breve, quindi non mi dilungo.

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 13:27 Rispondi

      Qui parlavo di fiction, di narrativa. Se sono cambiate le cose all’estero non so, ma noi scriviamo in italiano e quante probabilità abbiamo di essere tradotti?

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 13:28 Rispondi

      Non so se lo prenderò, ho letto l’anteprima e mi sembra il solito libro markettaro e persuasivo.

  3. Briccioledinfo
    16 giugno 2015 alle 08:00 Rispondi

    Non credo sia possibile, a meno che non capiti il colpo di fortuna, pressochè impossibile!
    Così comè impossibile vivere dignitosamente con qualsiasi altra forma artistica.
    Troppi “sei bravo” e pochi riscontri reali. Troppe le persone che pretendono ai minimi costi e troppo sfruttamento nel caso si decida di lavorare per terzi….
    Ma in un mondo tecnologicamente egoista, non ci si può aspettare niente di diverso ;)

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 13:29 Rispondi

      Sì, penso anche io che ci voglia il colpo di fortuna.
      Perché dici mondo tecnologicamente egoista?

      • Briccioledinfo
        16 giugno 2015 alle 17:44 Rispondi

        Siamo una società tecnologicamente avanzata, sempre più velocemente si fanno passi che quando ero piccolaerano sogni, fantasienza e non scienza, ma ciò ha portato l’eessere umano a isolarsi, a essere un numero che ha un unico scopo, puntare sul sicuro, difficilmente si punta su ciò che è veramente bello o ben fatto. Guardati in giro, libri, quadri,show, musica,… cosa vedi?
        Io vedo tanta spazzattura (perdonatemi), pochi veri scrittori e pochi veri artisti. Va avanti solo ciò che fa scalpore subito, ciò che è condivisibile in massa. Unico problema? Oggi sei un Dio, domani sei nessuno.
        Perchè l’utente si stanca subito, si ha subito la necessità i cambiamenti, di nuove cose, di nuove emozioni.
        Pensi veramente che social, web, non influenzino queste scelte?

        • Daniele Imperi
          16 giugno 2015 alle 17:47 Rispondi

          Sì, da questo punto di vista hai ragione. Oggi c’è l’impressione di essere in contatto con tutti, ma alla fine sei più solo di prima. Il “tutto facile e veloce” ha portato, come dici, a stancarci presto di ogni novità, che poi tanto novità non sono.

          • Briccioledinfo
            16 giugno 2015 alle 17:59 Rispondi

            Non sono novità, ma non sono neanche bravura! L’ultimo esempio ne è “50 sfumature di grigio”, milioni di copie e tanto businness, per poi cosa per un libro incentrato sulla voglia di osare che penso rispecchi l’animo di tutti quegli utenti che per paura non osano ma si proteggono dietro a un pc e a un falso nick.
            Vuoi diventar qualcuno devi osare, uscire fuori dagli schemi, essere l’innovazione del futuro, colui che stimola e che aiuta gli altri a uscire fuori dagli schemi. Forse, e ripeto forse, riusciresti a vivere come scrittore o come artista.

  4. Martin Rua
    16 giugno 2015 alle 08:00 Rispondi

    Caro Daniele,
    qua ci vogliono dei seri distinguo e secondo me sei partito dalla premessa sbagliata. Vendere 500 copie è NON vendere. E’ togliersi lo sfizio. Se vuoi parlare di vivere – o meglio, vivacchiare – di scrittura, non devi parlare di meno di 5000/7000 copie vendute a romanzo. E sono poche con le percentuali che si guadagnano. Te lo dice uno che quella cifra l’ha superata (ricordo a tutti che io ho la fortuna di essere un autore pubblicato), ma che ancora fa anche un altro lavoro perché solo con i libri (e con quelle copie vendute) ancora non ce la farebbe.
    Inoltre, se il tuo romanzo lo auto-pubblichi su Amazon e va bene, questo può fare la differenza: il romanzo che poi ho pubblicato con Newton Compton è stato prima su Amazon alla ridicola cifra di euro 0,99 (quindi diritti percepiti 30%). Sono arrivato però a vendere anche 3000 copie in un mese. Fai due calcoli, ci potevo quasi vivere.
    Quindi no, non è impossibile. Ma ci deve essere il concorso di vari fattori. E un po’ di fortuna, certo.
    Ma è ovvio che tutto quello che ho appena detto non ha valore se stiamo ancora parlando di inviare il manoscritto, aspettare, rosicare, ecc.
    Io parlo di una fase già avanzata: self-publishing o editore tradizionale.

    La tua ultima considerazione poi è a sua volta discutibile, se mi permetti (ma è il mio bieco punto di vista): scrivere per la gloria è piacevole quanto vuoi tu, ma alla fine (almeno per me) è motivo di frustrazione. Perché magari raggiungi un buon livello (confortato da commenti di chi ne capisce) e ti domandi “cavolo, perché non io?!”.
    E allora? E allora uno deve provarci con tutte le sue forze, come sto facendo io, che ho intenzione di fare di questo il mio mestiere e ci riuscirò.
    Nonostante abbia quasi 40 anni suonati.
    Un abbraccio.

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 13:34 Rispondi

      La premessa non è sbagliata, secondo me, perché sono in molti a dire che per un esordiente 500 copie vendute sono anche tante.
      Ma se anche il tuo primo romanzo vendesse 5000/7000 copie, sono sempre una tantum, non continuative.
      Per vivere hai bisogno di un’entrata fissa e decente al mese.
      Come hai appunto detto, tu hai superato quella cifra ma devi fare un altro lavoro.
      3000 copie al mese, fisse, sono una cosa. 3000 copie in un mese e l’altro chissà è un’altra cosa.
      Fin qui, mi pare che sia impossibile :)
      La fase avanzata necessita di una fase iniziale.
      Scrivere per la gloria per me significa pubblicare libri, ma senza vendere raggiungendo il minimo per poterci vivere.
      Ti auguro di riuscirci, io sto per finire i miei 40 – il decennio, intendo – e non mi faccio più nessuna illusione (vista anche la lentezza con cui scrivo).

  5. Banshee Miller
    16 giugno 2015 alle 08:33 Rispondi

    Messo come lo metti tu il discorso non fa una piega. L’unica scappatoia, oltre il colpo di fortuna o casi particolari, è abbassare il livello delle pretese. Per esempio, non vivere in città, vivere in piccoli paesi, piccole case, certo avere una casa di proprietà aiuterebbe molto, no guardaroba rifatto una volta al mese, no sballo serale, no viaggi, no macchinone, no telefono nuovo ogni sei mesi, no aggeggi tecnologici inutili, non buttare metà della roba da mangiare che si compra ma comperarne la metà, non puoi credere quanto si può risparmiare con qualche rinuncia. In questo modo si potrebbe dimezzare la cifra, se non di più, e se con l’impegno si aumentano le vendite, o s’arrotonda in qualche altro modo, sempre in campo letterario (editing? traduzioni?)
    Qualcuno con cui ho fatto questo discorso m’ha detto che così non è vivere. Ovvio che ognuno deve sapere cosa vuole e cosa è importante per lui.

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 13:36 Rispondi

      Non vedo come si possa mettere il discorso in altro modo :)
      Io vorrei vivere in campagna, infatti, ma non solo per una questione di spese, ma perché odio la città.
      Guardaroba? Io mi compro calzoni e scarpe quando rischio di uscire in mutande e scalzo :D
      Ci credo che si risparmia con le rinuncie, specie su quelle cose inutili. L’unico mio sfizio sono i libri.

  6. Mr Tozzo
    16 giugno 2015 alle 08:40 Rispondi

    Con la cultura non si mangia ma i libri più venduti sono quelli di cucina.

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 13:36 Rispondi

      Forse perché scritti da famose presentatrici?

  7. Cristina
    16 giugno 2015 alle 09:07 Rispondi

    Concordo su tutto quello che dici, e te lo dice una che scrive da sempre in tutte le sue forme (self-publishing e pubblicato da casa editrice), e che ha già superato (anche se di poco) il mezzo secolo!

    Oltretutto scrivo un genere che richiede moltissimo tempo per la documentazione e la revisione, e non è assolutamente possibile sfornare un romanzo all’anno, e tanto meno uno al mese, a meno di non scrivere trenta paginette, spacciandolo come romanzo, e abbassare la qualità. L’alternativa è avere un ghost writer, ma non avrei i soldi per pagarlo, e mi priverei del piacere della scrittura, che è davvero un piacere.

    Siccome – per grazia ricevuta – al momento non vivo dei miei romanzi, ma di un lavoro che oltretutto mi piace, chi me lo fa fare?

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 13:57 Rispondi

      Puoi sfornare un romanzo all’anno se scrivi come Bernard Cornwell: lui è scrittore a tempo pieno, quindi ha tutto il tempo per farlo :)
      I ghost writer neanche li prendo in considerazione.

      • Cristina
        17 giugno 2015 alle 14:36 Rispondi

        Beato Cornwell che ci riesce!

        A proposito, ho letto settimana scorsa il mio primo Cornwell: “Il re d’inverno” della saga Excalibur. Mi è piaciuto perché scrive in modo semplice e ironico nello stesso tempo. I suoi druidi che sputazzano per proteggersi dagli spiriti maligni, con mantelli pulciosi e lunghe barbe incolte mi hanno messo di buonumore, tanto è vero che ridevo da sola in metropolitana! :-)

        • Daniele Imperi
          17 giugno 2015 alle 15:14 Rispondi

          Bello quel romanzo, è stato il primo di Cornwell che ho letto. Ho preferito più quelli sul medioevo che sulle guerre napoleoniche. Poi c’è Stonehenge che fra i miei preferiti.

  8. Chiara
    16 giugno 2015 alle 09:17 Rispondi

    Vivere di scrittura e di libri non significa necessariamente vivere di narrativa. Poter scrivere i miei libri, e magari per qualche giornale o sito internet, fare editing e crearmi, mettendo insieme tutte queste cose, uno stipendio pari a quello che ho adesso sarebbe già la perfezione assoluta. Nel momento in cui fai un lavoro che non ti dà alcuna soddisfazione e gratificazione, a parte quelle 4 cifre a fine mese, senti di esserti venduto al sistema.

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 14:00 Rispondi

      A scrivere per i siti non guadagni nulla, credimi. E l’editing non è scrittura. Ma dubito che riuscirai a avere uno stipendo mettendo quelle 3 cose insieme.
      Non credo che fare un lavoro senza soddisfazioni significhi vendersi al sistema. Quale sistema, poi? Un lavoro devi farlo per campare, altrimenti c’è il barbonaggio.

      • Chiara
        17 giugno 2015 alle 09:31 Rispondi

        L’editing mi consentirebbe di restare nel mondo dei libri e della letteratura. Ciò che faccio ora, invece, è su un altro pianeta. In fondo sto buttando la mia laurea nel cesso. Anche per questo vorrei cambiare

        • Daniele Imperi
          17 giugno 2015 alle 09:41 Rispondi

          Ah, in quel caso ok. Io devo ancora capire su cosa sono portato, so solo che tutto quello che ho provato a me non interessa né soddisfa più.

  9. LiveALive
    16 giugno 2015 alle 09:53 Rispondi

    1200 – mi dicono! – è lo stipendio medio, quindi teoricamente superiore al minimo. Ma determinare il “minimo” è cosa difficile. In Italia la soglia di povertà dovrebbe essere circa 1000 euro, ma dipende, perché, almeno fino a pochi anni fa, con due figli era 1600 e passa. C’è poi una soglia di miseria (e finché sei povero, ma non misero, puoi sopravvivere), ma ci sono opinioni contrastanti. Non mi ricordo più dove avevo letto che secondo la banca mondiale finché guadagni 50 euro al mese puoi sopravvivere. Ma non ne sono sicuro (anche perché deve per forza cambiare da paese a paese, secondo me).
    Farai la casa nuova con la scrittura è cosa che si possono permettere solo grandi scrittori internazionali (a meno che tu non la voglia costruire con le copie altrimenti destinate al macero). Sì, oltre ai guadagni sulle vendite, c’è l’anticipo che spesso è molto sostanzioso (se non ricordo male – mi corriggerete – l’anticipo per il primo romanzo di King era stato di 50’000 dollari. Ma di norma credo sia molto meno, sui 10’000). Con questo puoi andare avanti per un po’, ma lo scrittore rimane per molto tempo improduttivo: chi vuole sfornare un romanzo al mese? Non credo che qualcuno che ama la scrittura voglia davvero ridurla a un lavoro così.
    Se si può sopravvivere di scrittura, di sicuro non si può sopravvivere di narrativa. E comunque anche mettendo assieme tutte le “attività scrittorie” (giornalismo, scrivere testi per una azienda, fare il ghostwriter…) non credo sia così facile, se non si ha stabilità. Certo si può lavorare comunque nel mondo letterario: occuparsi di rubriche, lavorare in biblioteche, lavorare nell’editoria, insegnare letteratura, essere ricercatori in filologia… Bisogna ampliare il campo, scegliere una via – anche di studi – specifica, ma, tutto sommato, può comunque soddisfare.

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 14:02 Rispondi

      Con 50 euro al mese sopravvivi? Ma dove? In qualche villaggio del centro Africa, forse.
      L’anticipo non lo danno a tutti.
      Ampliare il campo non significa vivere di scrittura, di romanzi pubblicati.

  10. Marco Amato
    16 giugno 2015 alle 09:53 Rispondi

    Io come ben sai non sono d’accordo. La parola impossibile la uso in genere per le cose impossibili tipo fare un salto e sbarcare sulla Luna. Per il resto la giusta parola è difficile.

    Parlo di Self Publishing. La matematica non è un’opinione. Se qualcuno vuole vivere di scrittura deve vendere almeno 5 mila copie l’anno con un margine di profitto di 3€. Ovvero al prezzo di copertina di 4,99€. Prezzo che ha la sua giusta dignità se il romanzo ne vale la pena.

    Se raggiungi le 10 mila copie l’anno hai anche un reddito da benestante.

    La cosa buona è che queste quantità non è detto che le devi vendere con un libro. E non è detto che devi riuscirci all’esordio. Pubblica regolarmente, crea i lettori che ti apprezzano e a poco a poco costruisci il tuo futuro. Negli Stati Uniti gli Indie spesso ci riescono avviando serialità tipo trilogie o polizieschi col personaggio che si ripete in itinere. Dici che è impossibile scrivere un romanzo l’anno. Ma è una contraddizione. Se vivi di scrittura, quello è il tuo mestiere e hai 24 ore al giorno per scrivere. Dedica 8 ore al giorno come un lavoro sindacale e vediamo se con la giusta fantasia e una buona tecnica non si riescono a scrivere anche due/tre romanzi l’anno.

    Serena nel suo post precedente parlava di piattaforme. Una buona piattaforma è quella che riesce a fidelizzare il lettore. Il lettore deve iscriversi alle tue pagine social o deve lasciare la sua mail per ulteriori news. Così quando pubblicherai il romanzo successivo, non dovrai ripartire da zero, ma avrai uno zoccolo duro di lettori che darà impulso al romanzo appena pubblicato.

    Se ci si vuol dar da fare, i percorsi, anche complicati, si costruiscono. Se non ci si crede abbastanza o nemmeno un po’, per esperienza non si andrà da nessuna parte.

    Mi dirai che in Italia è impossibile anche vendere mille copie di un ebook. Io ti dico che i numeri potenziali ci sono. È difficile, ma prima o poi qualche scrittore in gamba (o fortunato) ci riuscirà.

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 14:05 Rispondi

      Come fai a vendere 5000 copie l’anno di un romanzo che hai scritto? 5000 copie fisse. Quanti autori italiani emergenti ci riescono?
      “Se” vivi di scrittura, allora il tempo per scrivere un romanzo l’anno c’è. Altrimenti devi avere prima un altro lavoro e quindi il tempo per scriverne uno l’anno non c’è.

    • eleo
      18 luglio 2016 alle 13:10 Rispondi

      Marco Amato sono pienamente d’accordo con te.
      Il fatto che sia difficile non implica necessariamente che sia impossibile, e anzi, secondo la mia modesta opinione, questa strada “in salita” fa in modo che sia il vero talento ad emergere tra i migliaia di banali pseudo scrittori ed imitatori delle idee altrui.
      Basta con questa mentalità all’italiana di partire sconfitti in partenza, di scoraggiarsi e scoraggiare gli altri, iniziamo piuttosto a reagire, a cambiare le cose, a rimboccarci le maniche per raggiungere i nostri obiettivi.
      E smettiamola di dare la colpa di tutto al nostro paese, la Rowling ci sarebbe riuscita anche qui perchè con la giusta dose di determinazione e grinta il talento emerge, prima o poi.

  11. Riccardo Esposito
    16 giugno 2015 alle 09:54 Rispondi

    Ok, difficile vivere con la pubblicazione del prodotto libro. Però io vivo con la scrittura: scrivo e pubblico articoli per i blog dei miei clienti. Ho iniziato a guadagnare di più diversificando, ovvero affiancando alla scrittura anche la formazione e la vendita di prodotti (tipo libri, webinar…).

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 14:06 Rispondi

      Se trovi clienti giusti, e tanti, allora ti crei uno stipendio scrivendo articoli per blog. Ma parlando di romanzi, no.

  12. Salvatore
    16 giugno 2015 alle 10:00 Rispondi

    Bisognerebbe sforzarsi di non guardare sempre verso l’alto, cioè verso gli esempi di successo, ma anche verso il basso, cioè tutta quella massa di scrittori che, pur pubblicando e vendendo, rimangono al di sotto delle 10.000 copie a romanzo. Rispondere alla tua domanda è semplice quindi: se rientri nella categoria dei 10/20 scrittori al mondo che vendono milioni di copie (King, Murakami, Rowling, Martin, ecc.) allora con la narrativa non solo puoi vivere, ma puoi fare anche il nababbo; se rientri nei 50/100 scrittori al mondo che hanno venduto, sommando tutti i loro romanzi, uno o due milioni di copie (Camilleri, Baricco, ecc.), allora forse di narrativa ci vivi, soprattutto se sei poi bravo a investire e far fruttare i guadagni; tutti gli altri di narrativa non vivono. Le stime sono da prendere con le molle, naturalmente.

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 14:09 Rispondi

      Non guardo verso l’alto, ma neanche in basso. Perché stiamo parlando pur sempre di autori che hanno iniziato presto a pubblicare e in altri tempi e non in Italia.

  13. Silvia Algerino
    16 giugno 2015 alle 10:33 Rispondi

    Credo che siano rarissimi i casi, anche tra gli scrittori più famosi, di scrittori che fanno solo gli scrittori. Ma scrivere, come giustamente dice Riccardo Esposito, non vuol dire necessariamente solo pubblicare libri. Anche perché avere l’obbligo di scrivere per mangiare, secondo me, uccide l’inventiva e l’ispirazione.
    Ci sono molti altri lavori collegati alla scrittura, tipo l’insegnamento, non solo di materie umanistiche, ma anche scrittura creativa, tipo il giornalismo etc etc.
    Io, per esempio, scrivo testi per i siti web e, anche se non tutti gli argomenti mi appassionano, anche quello è un utile esercizio per poi scrivere i miei racconti.

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 14:12 Rispondi

      Se estendiamo il campo della scrittura, è un conto. Ma io ho parlato di vivere scrivendo romanzi, che per qualcuno resta ancora un sogno possibile e per me no.

  14. Ferruccio
    16 giugno 2015 alle 11:03 Rispondi

    Penso che per vivere solo con i libri pubblicati bisogna essere un “personaggio” o essere in grado di crearsi una grande fortuna

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 14:13 Rispondi

      Vincere al superenalotto e avere di che vivere abbastanza per passare il tempo a scrivere :)

      • Ferruccio
        16 giugno 2015 alle 16:38 Rispondi

        No, non volevo dirla in maniera così dozzinale. Vivere con la scrittura è una cosa elitaria e non è alla portata di tutti, ma credo sia sempre stato così. Ne ho parlato anche io in un post qualche mese fa di questa questione. Bisogna farsi conoscere

        • Daniele Imperi
          16 giugno 2015 alle 17:08 Rispondi

          Sì, è sempre stato così, è vero. E non vedo perché dovrebbe cambiare.

  15. animadicarta
    16 giugno 2015 alle 13:37 Rispondi

    Un discorso molto realistico, che condivido. I casi di chi può vivere scrivendo narrativa sono rari e pensare il contrario significa non fare i conti con la realtà. D’altra parte sta diventando difficile anche vivere di scrittura in generale.
    Comunque, io sono interessata al tuo metodo per evitare di arrivare al mezzo secolo… Voglio sapere tutto :)

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 14:15 Rispondi

      Oh, meno male qualcuno che condivide :)
      Vero, anche vivere di scrittura in generale è diventato complicato. Devo mandare un ennesimo preventivo, ma immagino già la risposta.
      Se trovo quel metodo, ti avviso :D

  16. Marina
    16 giugno 2015 alle 14:41 Rispondi

    Sì, sono per la gloria anch’io! ;)

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 14:44 Rispondi

      Bene, siamo in due :)

  17. Michele Scarparo
    16 giugno 2015 alle 14:41 Rispondi

    Sullo stato di solvenza dell’editoria inutile parlare. Anche di quanti libri si vendono. Si può dire quello che si vuole ed è giusto crederci anche a dispetto dei santi, ma io sto alle parole di Paolo Zardi, arrivato nella dozzina dello Strega – mica cotiche -, in questa intervista di Giovanni Turi:
    https://giovannituri.wordpress.com/2015/06/03/xxi-secolo-di-paolo-zardi-loutsider-del-premio-strega/

    “[Scrivere] era un sogno, un’utopia talmente irrealizzabile che assunse, effettivamente, il sapore di una provocazione, perché di libri, lo sanno tutti, non si campa, e io “tengo famiglia”. Il mondo nel quale vivo, che è quello dell’informatica, delle soluzioni per grandi aziende, ha molti difetti – tra i più evidenti, la centralità del profitto, e una caparbia refrattarietà a ogni infiltrazione della cultura – ma ha un grosso innegabile pregio: paga.”

    E se lo dice lui…

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 14:47 Rispondi

      Non ho capito, sinceramente… quindi avvalora quello che ho scritto: lui ha un altro lavoro, che paga, e non campa coi libri?

      • Michele Scarparo
        16 giugno 2015 alle 14:53 Rispondi

        Esatto: non ci campa lui, nella dozzina dello Strega. Figuriamoci gli altri!

        • Daniele Imperi
          16 giugno 2015 alle 14:54 Rispondi

          Bisognerebbe vedere, magari chiedere, se quelli che hanno vinto lo Strega ci campano.

  18. MikiMoz
    16 giugno 2015 alle 14:45 Rispondi

    Già, è proprio così.
    Per la gloria, che poi forse è anche tutto.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 14:51 Rispondi

      Esatto, anche per me lo è. Non ho mai desiderato scrivere per soldi.

  19. Luciano Dal Pont
    16 giugno 2015 alle 13:55 Rispondi

    Io credo che con i ragionamenti troppo pragmatici e razionali non si va da nessuna parte. Hai il sogno di diventare uno scrittore affermato e famoso? Allora credici fino in fondo, getta il cuore oltre l’ostacolo, fregatene dei numeri e delle statistiche, manda a quel paese tutti quelli che ti dicono che devi restare con i piedi per terra, e fai di tutto per realizzare quel tuo sogno. Se poi non ci riuscirai, be’, almeno potrai dire di averci provato e non avrai quei rimpianti che invece ti resteranno sempre dentro se avrai rinunciato in partenza. Come dice una nota canzone, uno su mille ce la fa. Io credo che nel caso della scrittura ce la faccia non uno su mille ma uno su diecimila, e sono ottimista, ma perché io non posso essere quell’uno? Ragazzi, meno pragmatismo, meno ragionamento, meno saggezza, e più follia. E come dice il mitico Erasmo da Rotterdam, il cuore ha sempre ragione.

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 14:16 Rispondi

      Quei ragionamenti però sono la realtà dei fatti.
      Non ho il tempo, non più almeno, per diventare uno scrittore affermato. Avrei dovuto pensarci prima.

      • LiveALive
        16 giugno 2015 alle 14:19 Rispondi

        Ci sono autori che hanno iniziato anche molto tardi, però! Ci sono autori entrati nella storia per aver scritto un solo romanzo. Se c’è la qualità, non serve sfornare decine di romanzi.

        • Daniele Imperi
          16 giugno 2015 alle 14:23 Rispondi

          Sì, quello è vero, ma credo che sia ancora più raro e difficile. Puoi scrivere un romanzo a 60 anni che sbanchi tutto e vendi anche i diritti al cinema. Ma siamo sempre su qualcosa di molto improbabile.

    • Serena
      17 giugno 2015 alle 09:31 Rispondi

      “L’unico modo per non invecchiare è morire giovani ” TIE’ *FA ENORME SCONGIURO CON ENTRAMBE LE MANI* Ragazzi e ragazze (di una volta), rassegnamoci. E godiamocela, perché non so voi ma io sono molto più felice adesso che a vent’anni :D

  20. Luciano Dal Pont
    16 giugno 2015 alle 14:44 Rispondi

    Io compirò 59 anni il prossimo settembre, ma non per questo mi pongo dei limiti. L’età anagrafica per me non è un limite, semmai lo è quella spirituale, ma spiritualmente io mi sento un giovane trentenne. Io sostengo che la giovinezza e la vecchiaia non siano altro che stati mentali che dipendono dalla percezione che ciascuno di noi ha di se stesso. Si comincia a invecchiare quando si comincia a sentirsi vecchi, e a pensare e a ragionare come tali, e si comincia a morire un poco quando permettiamo ai nostri sogni di morire dentro di noi. E sostengo che i sogni sono irrealizzabili solo quando noi stessi crediamo siano tali, e so che gli ostacoli più impervi che possiamo incontrare sulla strada della loro realizzazione sono quelli che noi stessi edifichiamo dentro di noi, nella nostra mente. Lo scorso anno ho pubblicato il mio primo romanzo e ora sto terminando il secondo, ma intanto sto già lavorando al terzo e ho già l’idea per il quarto… ma forse la mia forma mentale è un tantino diversa da quella della maggior parte della gente, io ho sempre vissuto così, all’avventura, rifuggendo dalla saggezza e dalla razionalità, inseguendo i miei sogni e, ciò che più conta, alla fine realizzandoli quasi sempre, anche se poi a volte le cose non sono andate come avrei davvero voluto, e intendo continuare così…

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 14:51 Rispondi

      Anche io mi sento giovane, ma più vai avanti e meno ti resta da vivere, questo è innegabile. Quindi restano anche pochi libri da scrivere e pubblicare e le probabilità di camparci si assottigliano sempre più.
      La vecchiaia è anche e soprattutto uno stato fisico. Uno stato che limita enormemente le possibilità di una persona.
      Da come scrivi, io allora sono già bello e morto e sepolto da un pezzo :D
      Io invece non sono mai riuscito a realizzare i miei sogni, quindi permettimi un sano e invincibile pessimismo :)

  21. Erin Wings
    16 giugno 2015 alle 16:42 Rispondi

    Condivido, ovviamente. Brutto pensarci, ma è così. Non si può vivere di narrativa, o almeno è quasi impossibile. Io ancora cerco di capire a quale lavoro potrei avvicinarmi che sia affine alla scrittura.
    Mi sa che abbiamo una passione da ricchi :) .
    E allora speriamo sì di vincere al superenalotto!
    comunque penso che siamo in tre ;) . Sono per la gloria anch’io. Forse è l’unica cosa che ci resta.

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 17:09 Rispondi

      Sì, brutto e triste, ma è la realtà. Benvenuta nel club della gloria, allora :D

  22. gabriele
    16 giugno 2015 alle 17:17 Rispondi

    Condividi il giudizio sulla impossiblità pratica di diventare scrittori.

    Ho solo un dubbio: per avere 1200€ netti non si dovrebbe guadagnare molto più per via delle tasse ? Che tipo di tassazione ci sarebbe ?

    • Daniele Imperi
      16 giugno 2015 alle 17:31 Rispondi

      Sì, credo che le royaltiy dell’editoria siano comunque al lordo, ma la ritenuta forse è del 20%.

  23. pierluigi tamanini
    16 giugno 2015 alle 18:39 Rispondi

    Ho letto con estremo interesse l’articolo e i commenti.
    Trovo ogni punto di vista interessante. Ringrazio chi ha citato il mio libro “Come diventare uno scrittore indie”. In quell’ebook spiegò la mia storia personale con l’editoria tradizionale e con il self pub. Poi passo in rassegna dei metodi che mi hanno fatto passare (con gli stessi libri) da 6€ al mese a 500€ al mese, solo su Amazon. Concordo, è difficile vivere di scrittura, ma tutt’altro che impossibile. Sul mio sito spiego come intraprendere la carriera di scrittore indipendente nella maniera più corretta.

    • Daniele Imperi
      17 giugno 2015 alle 08:04 Rispondi

      Ciao Pierluigi, benvenuto nel blog.
      500 euro al mese fisse ogni mese? Anche così non basta per vivere. Sono tutti romanzi, poi?

      • pierluigi tamanini
        17 giugno 2015 alle 11:27 Rispondi

        Grazie per avermi accolto sul tuo blog!
        L’apice sono stati 500€, ora siamo costantemente tra 200 e 300€. Si tratta di 4 romanzi, una favola per adulti e un paio di saggi. Chiaro che scrivere una saga o una serie sarebbe l’idea più “giusta” per vivere di scrittura, ma ognuno deve scrivere ciò che ama e con i suoi tempi. Ripeto, nel libro e sul mio sito spiego come – a lungo termine – si possa scrivere di scrittura, ma per farlo è necessario diventare “imprenditori di se stessi”…
        Se volete scaricare l’ebook gratis, eccolo:
        https://store.kobobooks.com/it-IT/ebook/come-diventare-uno-scrittore-indie
        Mi farebbe piacere sapere che ne pensi tu, Daniele!

  24. Francesco
    16 giugno 2015 alle 19:43 Rispondi

    Però siamo sinceri: personalmente credo che il 5-10% delle vendite sia troppo poco per gli autori.
    Senza scrittori le case editrici non potrebbero esistere, capisco che loro devono investire e sostenere tanti costi e rischi d’impresa, però rimano del presupposto che sia un percentuale troppo scarsa… almeno un 30% credo sia più adeguato.

    • Daniele Imperi
      17 giugno 2015 alle 08:08 Rispondi

      Ciao Francesco, benvenuto nel blog.
      Nessuno ti dà di più. Ho letto che Stephen King prende il 26%, ma parliamo di un autore americano che vende milioni di copie e in tutto il mondo. Se un editore italiano dà il 30% a un autore emergente, dopo poco sarebbe costretto a chiudere bottega.

  25. Tenar
    16 giugno 2015 alle 20:47 Rispondi

    Più ci penso e più arrivo alla conclusione che non me ne frega niente di vivere di scrittura.
    Scrivo per essere letta, questo vuol dire pubblicare e, dato che sono contraria a schiavitù e sfruttamento, farmi pagare. Con i primi soldi arrivati dalla scrittura, il premio di un concorso, ho comprato un paio di stivali che, sebbene ormai vetusti, conservo con orgoglio. Insomma, ben venga ogni guadagno.
    Però il fatto di avere un’altra entrata, anche nel caso che i miei più folli sogni si avverino, mi renderebbe più libera nei confronti degli editori. Col cavolo che mi farei obbligare a scrivere due/tre romanzi l’anno per campare! E poi il mio lavoro non solo mi piace, ma mi tiene in contatto col mondo reale. Trovo molti scrittori professionisti autoreferenziali, chiusi nella loro torre, dove una critica o un concorso nazionale diventano questioni vitali.
    Avendo a disposizione il genio della lampada, chiederei sì il successo letterario, ma anche di diventare prof di ruolo. Al massimo potrei optare per il part-time.

    • Daniele Imperi
      17 giugno 2015 alle 08:12 Rispondi

      In effetti, neanche a me frega nulla di vivere scrivendo :)
      Quel genere di scrittore che citi non piace neanche a me, ma non mi dispiacerebbe starmene chiuso per conto mio a leggere e scrivere ogni giorno.

  26. Luciano Dal Pont
    16 giugno 2015 alle 20:44 Rispondi

    Certo è innegabile che l’avanzare dell’età anagrafica ci espone a contrarre più facilmente acciacchi e malattie limitanti e accorcia sempre più la residua aspettativa di durata della vita, tuttavia finché la salute rimane a livelli quantomeno accettabili, lo spirito può fare miracoli. E’ scientificamente provato che c’è una stretta correlazione tra psiche e fisico, per cui si invecchia più rapidamente a livello fisico proprio quando si comincia a invecchiare mentalmente, e questo processo perverso in me non è ancora iniziato. Ovvio che per provare ad affermarmi non ho più davanti a me lo stesso tempo che ha un ragazzo di 25 o 30 anni, del quale tuttavia conservo lo stesso spirito. E non è detto che per campare di scrittura serva pubblicare 40 o 50 libri, ne possono bastare 10 o 15, cosa ancora fattibile per uno della mia età, dando per scontata, ovviamente, un’aspettativa di vita nella media, e se poi almeno 2 o 3 di questi, o persino uno solo, facesse il classico botto, ecco che non solo posso vivere di scrittura, ma mi posso persino arricchire… ;-) Sogni? Certo, assolutamente si, io sono un sognatore e me ne vanto, ma, come ho scritto nel mio commento più sopra, i sogni si avverano se ci si crede veramente e fino in fondo e se ci si sbatte per poterli realizzare, certo non si avverano se ci si limita a stare fermi e ad aspettare la manna dal cielo o, peggio ancora, se siamo noi i primi a non crederci.
    Comunque, sarò felice di smentire con i fatti i tanti pessimistici commenti che ho letto oggi :-)
    Alla grande!

    • Daniele Imperi
      17 giugno 2015 alle 08:10 Rispondi

      Neanche con me è ancora iniziato quel processo. Hai ragione che bastano anche 10 libri, forse pure uno solo che fa il botto, ma parliamo sempre di scarse probabilità.

  27. Luciano Dal Pont
    17 giugno 2015 alle 13:46 Rispondi

    Assolutamente nemmeno a me piacerebbe essere obbligato dall’editore a scrivere due o tre romanzi all’anno per guadagnarmi da vivere, non è certo quello il modello di scrittore a cui mi ispiro, quello è uno scrittore mediocre che magari riesce anche a vendere discretamente ma, appunto, per poter mettere insieme un stipendio decente ha bisogno di puntare sulla quantità anziché sulla qualità. Io non ce la farei, non è nelle mie corde. Io aspiro a scrivere non più di un romanzo all’anno in media. Ovvio che per vivere di scrittura, e per vivere bene, è necessario che quei romanzi abbiano tutti un buon successo, o che almeno uno di essi abbia un successo enorme… Okay, okay, lo so, sono un sognatore… ;-)

    • Daniele Imperi
      17 giugno 2015 alle 15:06 Rispondi

      Neanche io ruscirei a scrivere a comando o per obbligo. A quel punto salterebbe la qualità, per forza.

    • Poli72
      18 giugno 2015 alle 20:50 Rispondi

      Ma caro mio ,se l’editore ti da un un bell’anticipo ,che fai gli sbatti le banconote in faccia e lo mandi a quel paese? Se scrivere e’ per te un lavoro ,saprai bene che lavoro dal latino significa impegno ,fatica ,rottura di palle ,sudore .La qualita’ di un’opera proviene dall’impegno e dal tempo che ad essa si dedica ,o no’!

      • Daniele Imperi
        19 giugno 2015 alle 08:06 Rispondi

        A parte che nessun editore ti darebbe un bell’anticipo, ma poi se non hai idee, che scrivi?
        Appunto: se parli di qualità e di impegno, allora non puoi parlare di scrivere romanzi come una catena di montaggio.

  28. Poli72
    18 giugno 2015 alle 20:45 Rispondi

    Caro Imperi .Ricordo un articolo su questo blog dell’anno scorso in cui si parlava di Clive Cussler.Scrittore dallo stile scialbo e dalle trame banali ,si diceva.I dati di fatto sono pero’ i seguenti :15 milioni di copie vendute in carriera.Diritti cinematografici incassati per alcune sue opere diventate film.Definito ampiamente dalla critica “Maestro dell’avventura”.Coi romanzi e’ diventato miliardario.Idem Michel Crichton ,idem Wilbur Smith ,idem in questi anni E. L. James con”50 sfumature di grigio” autori che faranno senz’altro storgere il naso a molti puristi della letteratura. .Allora bisogna distinguere su si vuol rimanere dei poveri illustri letterati che non vendono un Kaiser oppure degli sciatti e scontati scribacchini che affogano nei miliardi.Se permetti preferirei la seconda via ,spernacchiando in faccia a tutti gli invidiosi
    che provano a scrivere la grande opera ,ma non producono mai nulla.Questi autori hanno molto da insegnare ,sanno cosa vuole la massa informe dei lettori moderni e costruiscono il prodotto con lo stile piu semplice possibile.Non solo mangiano ,ma nuotano nel lusso con la scrittura.Saro’ anche deviato mentalmente ,ma propendo piu’ per seguire le lezioni di chi ha avuto successo di chi invece propina consigli e opinioni ,ma non ha materialmente i titoli per definirsi scrittore o romanziere. PS: spero che ci siano le palle per accettare le critiche e pubblicare il mio post!

    • Daniele Imperi
      19 giugno 2015 alle 08:14 Rispondi

      Di Clive Cussler ho letto solo un romanzo e quel romanzo mi è sembrato scialbo e banale. Quindi non sono interessato a leggere altro di lui. I dati, poi, si riferiscono a un autore americano che, come puoi immaginare, scrive in inglese, quindi può vendere in tutto il pianeta, a differenza di noi italiani. Per quanto riguarda i diritti cinematografici, parliamo sempre degli USA, non dell’Italia, quindi la differenza di quattrini intascati è abissale. Idem per gli altri 3 autori che citi.
      Non capisco la parte sull’invidia: io non invidio nessuno, qui nel post ho messo in chiaro che in Italia non è possibile lavorare come romanziere e tu metti in mezzo autori americani.
      Quegli autori non hanno nulla da insegnare a noi italiani, perché appunto sono americani: siamo due realtà differenti, due mercati editoriali differenti, ma soprattutto abbiamo due pubblici differenti: loro l’intero pianeta, noi soltanto l’Italia.

      • Poli72
        19 giugno 2015 alle 12:59 Rispondi

        L’invidia non era riferita a Te .Il post nemmeno lontanamente vuole essere mirato a qualcuno in particolare.Anzi,hai tutto il mio rispetto perche accetti critiche con atteggiamento costruttivo.Cio’ che amareggia e’ il dilagante pessimismo che pervade questo paese .Sono dati di fatto, obbietteranno molti ! Concordo che il mercato italiano e’ piccolo,gli italiani leggono poco e ultimamente hanno, oltretutto, pochi denari in tasca.
        Saro’ un povero illuso ,ma sono convinto che una buona storia avra’ sempre mercato , se e’ accattivante verra’ tradotta e vendera’ anche all’estero!
        Il punto e’ allora imparare a scrivere per il mercato globale.Questa e’ la vera sfida se vogliamo mangiare con quello che mettiamo nero su bianco.Trame semplici,stile semplice,ambientazione internazionale potrebbero essere il punto di partenza.E da chi imparare ? Ma da quegli autori che hanno venduto in tutto il mondo milioni di libri, penso io.
        Cussler e’ uno di questi.Adesso e’ vecchio e da qualche anno ha venduto il nome ,questo molti lo sanno.Non e’ piu lui che scrive .Leggiti Sahara una delle sue opere “giovanili” e dimmi poi che ne pensi.

  29. Lisa Agosti
    19 giugno 2015 alle 10:16 Rispondi

    Quando ho cominciato a leggere questo post ho pensato “Scommetto che ci sono cento commenti” e infatti manca poco. La questione dei soldi riguarda tutti, tranne alcuni giovani studenti che ancora prendono la paghetta (beati loro) e che non devono far quadrare i conti a fine mese.
    Non ho mai nemmeno sognato di mantenermi con la scrittura, ma questi dati sono spaventosi. Lo scoglio più grande è che un libro, per quanto bello, può vendere bene quando esce, ma poi non rende più, a meno che venga tradotto in altre lingue o diventi l’idea per un film. Uno scrittore quindi deve sempre avere nuove idee e assicurarsi che siano più buone dell’ultima, o verrà criticato e dimenticato. Considerando che tutti usiamo la nostra idea migliore per il primo libro, non sarà facile.
    Detto questo, concordo con Daniele che essere pubblicati per la gloria ha il suo perché. A me piacerebbe poter dire un giorno “Ho pubblicato un romanzo di viaggi e con gli introiti mi sono comprata non una, ma ben due biro BIC!”

    • Daniele Imperi
      19 giugno 2015 alle 10:35 Rispondi

      Quando scrivi di certi temi, scatta la voglia di commentare :D
      Solo io da ragazzo non ho mai preso alcuna paghetta?
      Hai detto una cosa esatta: puoi fare il botto con un romanzo, ma dopo due anni quel romanzo continuerà a vendere ancora tanto?
      E è giusta anche la considerazione sull’essere criticati e dimenticati: questo va messo in conto perché può farti perdere lettori e quindi soldi.

  30. Grazia Gironella
    19 giugno 2015 alle 22:28 Rispondi

    D’accordo con te, non ci si vive, salvo vero successo (che qui avrebbe comunque cifre ridotte). Ho sempre fatto un conto grossolano di un euro a libro, perciò ne hai da vendere… e con l’autopubblicazione, dopo il battage pubblicitario iniziale che ti fai, non credo si metta in moto un meccanismo per cui continui a vendere. Devi continuare ad autopromuoverti, o sei fermo.

    • Daniele Imperi
      20 giugno 2015 alle 07:33 Rispondi

      Hai ragione su tutto. Molti pensano che col self-pubblishing possano guadagnare tanto da viverci. Ma anche se hai royalty più alte, alla fine poco cambia.

  31. pierluigi tamanini
    20 giugno 2015 alle 08:11 Rispondi

    Io vedo che i miei libri continuano a vendere con costanza…c’è stato un picco ma ora le vendite sono piuttosto costanti, assolutamente senza auto-promuovermi. Sarò una eccezione, però credo che se uno fa le cose bene, alla lunga c’è la può fare.

    • Daniele Imperi
      22 giugno 2015 alle 07:59 Rispondi

      Definisci vendere con costanza: tanto da viverci o farti intravedere una rendita?

      • pierluigi tamanini
        22 giugno 2015 alle 08:04 Rispondi

        Già ho fornito i dati in precedenza. Intravedo pure di viverci, ma solo se avessi la possibilità di scrivere con costanza almeno 3 ore al giorno… Perdonami, ma tu non monetizzi per niente con i tuoi blog?

        • Daniele Imperi
          22 giugno 2015 alle 08:28 Rispondi

          No, non monetizzo. Ma ho un solo blog, comunque, questo. Inoltre qui parlavo di monetizzare coi romanzi, non con la scrittura in generale.

  32. pierluigi tamanini
    20 giugno 2015 alle 08:13 Rispondi

    Errata corrige: “ce la può fare”.. ‘Sti cellulari… :-)

    • Poli72
      20 giugno 2015 alle 15:23 Rispondi

      La penso come Te.Americano o italiano o congolese tu sia, se scrivi una buona storia ce la puoi fare .E’ con questo spirito che devi partire e produrre ,altrimenti ti deprimi.Se pensi di essere uno che spreca il suo tempo cercando di svuotare il mare col fatidico secchiello sei finito,le energie ri abbandonano,la spinta interiore che ti dovrebbe sostenere svanisce.Ritorni a pensare che tu non potrai mai essere uno scrittore professionista,solo il dilettante che a tempo perso prova a battere qualcosa alla tastiera.Fondamentale come anche Daniele Imperi giustamente scriveva in un suo post e’ avere la convinzione mentale di avere una buona storia e darci dotto per trasformarla in paragrafi e capitoli giorno per giorno.Provarci c****! Con tutta la pazza convinzione che si puo’ avere.Sono certo che su 100 italiani che lavorassero veramente dedicando tutta la propria energia e passione in positivo,almeno uno riuscirebbe ad emergere a livello mondiale.In fin dei conti tutti leggiamo e analizziamo ogni giorno bestseller .Sfido chiunque ad affermare che tutti gli autori o tutte le scrittrici che hanno venduto milioni di copie americane o meno siano dei geni letterari irraggiungibili .E.L.James docet.

      • Grazia Gironella
        20 giugno 2015 alle 20:48 Rispondi

        Posso quotare questo tuo commento sul mio blog? Forse non hai detto niente di strano, ma mi è piaciuto come lo hai detto. :) Se vuoi darmi il tuo nome vero, bene, sennò uso il nickname. (Scusa, Daniele, non sapevo come chiederglielo! :)

        • Poli72
          21 giugno 2015 alle 01:47 Rispondi

          Quota pure ,ma non ho detto nulla di straordinario cara Grazia.Mi chiamo Paolo ,40 anni ,mi piace leggere ,ho diverse idee in testa.Come milioni di altre persone lotto da 20 anni tutti i giorni per portare a casa il necessario per cibo e bollette. Adesso mi trovo in una situazione particolare : figlio grande ,separazione improvvisa,single,qualche risparmio da parte.Ho un po’ di tempo extra da dedicare a tutte quelle storie che mi sono frullate per anni nel cervello ,ma che non ho mai avuto ne tempo ,ne energia per trasformare in romanzi .
          Ora ci voglio provare!
          Sara’ forse il classico buco nell’acqua .Pero’ voglio farlo nel modo piu’ pragmatico possibile.Intendo seguire un modus operandi basato su quelli che sono, secondo me, i punti di forza dei grandi scrittori di respiro internazionale.
          -Generi preferiti azione ,avventura ,storico.
          -Trame lineari e facilmente assimilabili dal lettore.
          -Pochi e ben caratterizzati personaggi.
          -Linguaggio il piu’ possibile semplice e privo di virtuosismi o parole difficili.
          -Ambientazioni internazionali.
          -Poco spazio alle riflessioni interiori e divagazioni inutili dalla storiline.
          Soprattutto pero’ poche, se mi perdoni il termine ,” seghe mentali ” su stile , perfezionismo etc.
          Ho buttato via pagine e pagine di storie abbozzate cercando di imitare lo stile di autori come Cornwell B. , Child Lee,etc.
          Ognuno ha il suo stile punto e basta ! Scriviamo la storia che ci piace narrare in una prima allegra stesura. Quando lo scheletro sara’ abbastanza forte da reggersi in piedi aggiungeremo muscoli,pelle,perfezioneremo togliendo grasso ed inestetismi della cellulite dedicandoci progressivamente ad una sempre allegra chirurgia estetica progressiva.Gurderemo allora pieni d’amore la nostra creazione come fece dott. Frankenstein.Potrebbe benissimo essere un mostro che solo a noi piace.
          Mai dimenticarsi pero’ di dare il nostro meglio e di farlo con consapevole allegria e piacere.
          Creare e’ bello!
          Come in qualsiasi attivita’ imprenditoriale o libero professionale nessuno vi garantira’ mai risultati economici certi.
          Dovete tenere a mente, pero’ che nella vostra attivita’ avete investito solo tempo e nemmeno un euro.
          Non ci sono partite iva da aprire,affitti di locali,fornitori da pagare,commercialista,scadenze fiscali,trattative con avvoltoi chiamati banche,etc.
          In piu’ la vostra clientela non e’ limitata ai 500 residenti del quartiere o ai 70.000 passaggi auto davanti alla Vs vetrina.
          Oggi bisogna pensare in grande !
          Diamine state scrivendo per raggiungere centiania di milioni di potenziali lettori in tutto il globo, senza tirar fuori di tasca un euro .Se vi pare poco!?!?

          • Grazia Gironella
            21 giugno 2015 alle 09:29 Rispondi

            Non hai detto niente di straordinario, è vero; anzi, leggendo gli altri commenti noto che molti sono in sintonia con te, e quoterei pure loro. Mi sembrava soltanto che ci avessi messo una buona energia. La cosa interessante, ragionando di questo argomento, è che si tratta di decidere cosa far pesare di più sui piatti di una bilancia… non funzionante. Si può tenere alti i propri obiettivi, ma la realtà di cui parlava Daniele sempre realtà resta, perciò? Scelgo la via che mi viene dal mio maestro di yoga: ricordare che l’equilibrio non è mai uno stato, ma la compresenza di due tensioni opposte che si contrastano in ogni momento. Oggi vince l’ambizione, domani il puro piacere di scrivere, dopodomani vedremo. Ricordando, come dici, che quello che si ottiene facendo una cosa che piace e senza spendere un euro è comunque una voce in attivo. :)

          • Grazia Gironella
            21 giugno 2015 alle 09:30 Rispondi

            “Si possono tenere alti i propri obiettivi”… vabbè.

  33. pierluigi tamanini
    21 giugno 2015 alle 09:38 Rispondi

    Daniele, ma davvero uno come te che scrive (e bene) su più blog tutti i giorni, non riesce a monetizzare?
    Ti giuro che pensavo vivessi di scrittura… Penna blu è uno dei migliori blog italiani sulla scrittura, come è possibile che non ci vivi? Hai provato con le affiliazioni? (Oppure sei contrario?)
    Sono davvero curioso in quanto il mio progetto (basta cliccare sopra sul mio nome) è quello di insegnare i ferri del mestiere del self-publishing e – ovviamente – provare a guadagnarci qualcosina…
    Fammi sapere e… cmq complimenti per quello che fai e come lo fai!

    • Daniele Imperi
      22 giugno 2015 alle 08:03 Rispondi

      Non scrivo su più blog tutti i giorni, scrivo qui e solo 4 giorni a settimana. Nel post comunque parlo di vivere scrivendo romanzi, non scrivendo di tutto.
      Le affiliazioni funzionano se hai decine di migliaia di visite al giorno, altrimenti arrivano spiccioli.

  34. Marco Amato
    21 giugno 2015 alle 12:04 Rispondi

    Al di là di come la si pensi, questa discussione è molto interessante, perché pare che si fronteggino due opinioni contrapposte. I possibilisti tra qui io, Luciano dal Pont, e il passionario Poli72, che a me piace molto (chiedo scusa se mi scordo qualcuno) e poi circa tutti gli altri che in maniera oggettiva e realistica negano la possibilità.

    Quindi, Daniele, i visto che sei quasi a 100 commenti, vediamo se riusciamo a sfondarne il muro, aggiungendo una considerazione che ho elaborato proprio leggendo i commenti di questo post.

    Una breve premessa. Nei blog Usa questa discussione nemmeno ci sarebbe stata, perché lì è evidente che si può vivere di scrittura. Al massimo le discussioni ruoterebbero sul come riuscirci.

    Seconda breve premessa. A mio giudizio molti non colgono il significato di rottura dirompente del self publishing. Perché sempre a mio giudizio, il dato Usa che tra i libri venduti da Amazon, gli autori indie guadagnino più royalty degli autori appartenenti alle big five (cioè i 5 grandi editori americani che schierano King, Patterson, e compagnia bella) mi pare un dato obiettivamente straordinario. Inimmaginabile in un era pre self.

    Ma veniamo al punto di questo commento.

    Mi son fatto persuaso (come direbbe il mio conterraneo Montalbano) che la differenza tra noi e gli Stati Uniti non è data dalla diversità (pur enorme) del mercato. Ma dalla mentalità italiana contro mentalità Usa.

    Dai noi il concetto di Self, di autore indipendente, non viene colto nella sua portata perché siamo la nazione che ha nella sua profondità sociale la cultura del posto fisso.

    Viceversa, nella cultura americana, primeggia ovunque, e si vede nei curriculum di chi emerge, la cultura del Self Made Man.

    Da noi la maggior parte degli scrittori o aspiranti tali propende per l’editore perché è quella figura di riferimento rassicurante, rappresenta il posto fisso. Sappiamo che l’editore è di gran lunga lontano dal posto fisso, ma ci culla la sensazione che ci sia qualcuno sopra di noi che ci guida, ci veglia, si prodiga affinché noi possiamo campare (di soldi non tanto) ma almeno di gloria.

    Io come individuo sono sempre stato proiettato a cavarmela da solo. Non ho mai fatto un curriculum e quando ho avuto le crisi finanziarie nei miei lavori, semplicemente ho cercato il modo per avviare un’altra attività. Non mi reputo migliore di altri, s’intende, ma ho questa natura, questo spirito di rimboccarmi le maniche e puntare a testa bassa, anche con sacrifici enormi, per ottenere i miei risultati. Son fatto così, e nel self riscontro la mia natura, per questo ne sono così attratto e propenso.

    Ma ci mancherebbe. Il mio tono non è polemico nei confronti di chi dice di non si può vivere di scrittura. Io ho il massimo rispetto nei confronti dell’opinione di tutti. Io non so se riuscirò in questo obiettivo, perché metto nel conto che potrei essere scarso nello scrivere o nel creare storie avvincenti. Però dato che seguo i blog di molti dei blogger che qui hanno commentato, ho un grande dispiacere nel vedere tanti potenziali bravi scrittori, che a mio giudizio potrebbero farcela, vederli così arrendevoli, senza la determinazione necessaria per comprendere che la storia dell’editoria è radicalmente cambiata.

    • pierluigi tamanini
      21 giugno 2015 alle 12:47 Rispondi

      Marco, concordo in tutto e non posso che dirti: “Ce la faremo!”

      • Marco Amato
        21 giugno 2015 alle 13:47 Rispondi

        Ciao Pierluigi, io non penso però che sia una gara. Ognuno ha le sue idee e un suo percorso. Secondo me l’unica discriminante in gioco si chiama opportunità dei tempi. La modernità offre strumenti che prima non esistevano o erano impensabili. Quest’opportunità si può cogliere o meno.

        In tal senso mi ricordo un episodio significativo quando ero giovane. Potevano avere poco più di 10 anni. Quindi fra il 1987 o ’88. Eravamo ospiti da amici di famiglia. E lì vidi il figlio dei proprietari, un ragazzo poco più che trentenne che ci portò in garage. Il garage era pieno di scatoloni. Ne aprì uno e ci fece vedere una nuova tecnologia appena inventata in Giappone. Erano telefoni cellulari. Allora erano grandi più di un Ipad e molto spessi. Lui con entusiasmo ci diceva che era la tecnologia del futuro. Un prodotto che tutto il mondo avrebbe richiesto.

        I grandi, i suoi genitori, i miei, altri amici, lo prendevano per pazzo e anzi, lo irridevano. Il ragionamento comune era: che senso ha portarsi un telefono dietro? Spendere dei soldi per comprarlo quando: se uno deve telefonare può farlo tranquillamente da casa, dal lavoro, o da una cabina telefonica. I grandi concordavano che era un affare senza testa.

        Quel povero ragazzo aveva speso una fortuna di prodotti. Probabilmente era il primo in Italia, o uno dei primi ad aver importato cellulari. È facile intuire che a quei tempi non ne vendette e il suo progetto fallì miseramente.

        Eppure ciascuno di noi ha potuto constatare che solo pochi anni dopo, i telefoni cellulari avrebbero rivoluzionato il mondo. Cos’era mancato a quel ragazzo visionario? I tempi. L’opportunità dei tempi.

    • Grazia Gironella
      21 giugno 2015 alle 13:36 Rispondi

      Perché arrendevoli? Chi continua a scrivere ci crede, o userebbe diversamente il suo tempo. Osservare la realtà serve, perché sul lungo termine l’entusiasmo non basta. Fino a quando non ci si butta nella mischia, l’unico motore è la propria convinzione di farcela alla faccia di tutto, e va benissimo. Nel lungo termine, però, si deve imparare a convivere con alcune consapevolezze scomode, e amare la scrittura abbastanza per proseguire. La riuscita non è certo impossibile, ma il mondo non si fa da parte solo perché lo carichi a testa bassa. Sei comunque uno dei tanti, e l’impresa è un’Impresa con la maiuscola per tanti motivi. Per questo non mi rattristerei per gli autori che sbuffano e si sentono frustrati, ma continuano a scrivere da anni. Se sai guardare in faccia i fatti e non buttare tutto dalla finestra, rispetto! Quanto all’autopubblicazione, mi domando se anche negli Stati Uniti ci sia una percentuale così alta di gente che autopubblica orrori. E’ un problema non da poco.

      • Marco Amato
        21 giugno 2015 alle 14:57 Rispondi

        Ciao Grazia, sono uno dei tuoi lettori, anche se non ho mai avuto il piacere di commentare. Sono un po’ pigro in tal senso. E anzi, penso che sto approfittando troppo del blog di Daniele, quindi tra un po’ mi taccio. ;

        Quel che dici è giusto. Certo che tu ci credi. Emerge solo un po’ di arrendevolezza sulle possibilità di successo.

        Ma se posso dirti una mia opinione sincera, io credo che tu sia brava a scrivere. Molto brava. Il tuo romanzo l’ho visionato e meriterebbe senza dubbio di stare anche in ottime case editrici. E non è un’esagerazione visto quel che pubblicano anche editori blasonati. Ma purtroppo non ci sei perché il mercato editoriale funziona un po’ a casaccio. È complicato. Emergere è difficile e spesso ci vuole fortuna o magari che il manoscritto passi fra le mani delle persone giuste.

        Quindi se c’è qualcuno che merita, fra i tanti blogger che conosco, quella sei tu. Io il tuo romanzo lo vedrei anche bene in self publishing. L’unica cosa che gli manca è una promozione di qualità che lo faccia conoscere a un minimo di potenziali lettori per generare il meccanismo del passaparola. E non parlo del best seller da decine di migliaia di copie. Ma un pubblico di qualche migliaio la tua storia lo potrebbe tranquillamente ambire. Ci vale, mancano solo gli strumenti giusti. Quindi in bocca al lupo.

        Riguardo agli orrori del self è l’argomento di difesa dei grandi editori americani. Ma lì, nel mercato inglese, si è sviluppato un circolo virtuoso che ha fatto comprendere agli autori che solo attraverso la qualità ci si può affermare.

        E se qualcuno mi dice che non pubblica nel self in Italia per non accomunarsi agli orrori, io rispondo che al livello promozionale è tanto meglio che vi siano orrori. Ai tempi delle scuole, il mio istituto era quasi interamente maschile. Le ragazze che non erano belle, ma diciamo carine, in tanta penuria venivano ammirate come se fossero Venere. Cosa significa? Che un romanzo in self di qualità, in mezzo a tanti orrori, non solo non si confonde, ma si distingue.

        Per la serie: hai visto quante porcherie ci sono. Sì le ho viste. Ma hai notato quello che invece è fatto veramente bene? Eh sì, quello è fatto bene, ma chi è l’autore?

        Da ogni impedimento si può trarre una leva di opportunità.

        • Grazia Gironella
          21 giugno 2015 alle 16:12 Rispondi

          Grazie per avere espresso un’opinione così incoraggiante sul mio romanzo. Sono convinta anch’io che potrebbe dare qualche soddisfazione se autopubblicato, ma al momento resta in stand-by per vari motivi. In futuro, chissà. Non escludo affatto di autopubblicare io stessa, se non riesco a fare arrivare i miei testi nelle librerie tramite editoria tradizionale, ma mi è difficile considerarla come prima opzione quando io stessa ignoro in toto gli autori autopubblicati, a meno che non mi siano consigliati da amici. Sulla tua frase finale, comunque, sono pienamente d’accordo. Grazie per lo scambio!

      • Daniele Imperi
        22 giugno 2015 alle 08:16 Rispondi

        Infatti non volevo dare una sensazione di arrendevolezza, ma solo di consapevolezza. Io continuo a scrivere, che ci possa campare o meno non importa.

    • Daniele Imperi
      22 giugno 2015 alle 08:06 Rispondi

      Certo, anche la mentalità conta molto.
      Ma noi comunque viviamo qui, in Italia, e scriviamo in italiano. Quindi è con questa realtà che dobbiamo scontrarci. E questa realtà non prevede di certo che tu possa campare scrivendo romanzi e vendendoli in self-publishing. Non ora, almeno, non nell’immediato futuro.

  35. Poli72
    21 giugno 2015 alle 23:16 Rispondi

    Campagna Toscana 1464
    Le piante di grano erano ormai alte e forti al punto giusto.Sotto il torrido sole di Luglio un gruppo di braccianti muniti di falcione ci dava sotto con la mietitura.Erano in tre e la distesa di spighe da tagliare si perdeva a vista d’occhio .Un gran lavoraccio penso’ Nanni, il piu’ vecchio. Si fermo’ un attimo appoggiandosi al manico del falcione.Esausto e madido di sudore torno’ sul ciglio dello sterrato che tagliava a meta’ la distesa per bere un sorso d’acqua .Cerco’ l‘otre che aveva nascosto al fresco sotto un cespuglio di ginestri .Udi’ l’urlo di una donna in lontananza sulla sinistra.Aguzzo’ la vista e rimase ad osservare il ragazzo.Poverino penso’.Ecco che che ne combina un’altra delle sue.La minuscola figura arrancava su una gigantesca montagna di letame trascinando con se quelle che da lontano parevano dei vecchi stracci tesi fra alcuni bastoni di legno.Giunto sulla sommita’ si lancio’ giu per la discesa tenendo quel suo bizzarro artifizio sulle spalle e finendo con la faccia nella m**** di bue.Nanni era tanto preso dalle stranezze del giovane da non accorgersi che alle sue spalle stava giungendo una massaia .
    -Riverisco ,ser Nanni- disse la comare ,che era tanto bassa quanto larga .
    Arrancava ciondolando sotto il peso di un cesto di vimini pieno di fichi che teneva con straordianarie doti di equilibrio sul capo.
    -Monna Fiorenza ,I miei rispetti- Il vecchio bracciante si scappello’ in segno di rispetto asciugando il sudore della fronte con la manica del camicione.
    -Non vi avevo vista ,mi ero fissato a guardare il nipote di messer Antonio.Laggiu’ vicino al casale-
    -Ehh… brutta faccenda povera gente.- sospiro’ la massaia-Sua madre si sgola e si da pena per addrizzarlo ma quello e’ duro come un mulo.In pese dicono che e’ strambo, non e’ sano di testa.-
    Si udirono di nuovo le grida lontane della stessa donna .
    -Mannaggia i grulli! Che disgrazia. – sospiro’ il vecchio.
    La massaia agito’ una mano per enfatizzare .
    -Pensate che ha insisto per lavorare tutta una settimana da messer Papino il pellaio e quando c’era da riscuoter la paga non volle alcun denaro ma si prese due vecchie pelli puzzolenti e tarlate.-
    -E che ci fece con codeste pellacce?- chiese il vecchio Nanni incuriosito.
    -Eccolo la,’ non lo vedete.L’ho incontrato pocanzi io stessa mentre andava alle stalle .Mi ha detto che ha costruito due ali e voleva andare a volare.- la donna comincio a sogghignare-il povero Leonardino e’ convinto che l’omo puo volare come l’uccelli.-
    Nanni rimase senza parole .
    il sole si era fatto nel frattempo rosso e basso sul fondo, preannunciando la fine di un’ altro giorno nelle campagne di Vinci.

  36. Samantha
    28 giugno 2015 alle 08:58 Rispondi

    Per la gloria….la risposta migliore. Tempo fa risposi: Per essere ricca e famosa. Ho tolto presto il ricca ma concedetemi almeno il famosa almeno una cena gratis da qualche parte la rimedio e abbatto un po’ di costi dalle spese Mangiare sopraelencate. ;D

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2015 alle 08:01 Rispondi

      Ciao Samantha, benvenuta nel blog. Famosi senza soldi, quindi :)

  37. Samantha
    30 giugno 2015 alle 10:19 Rispondi

    Grazie, bel blog. Parto dal famosa poi prima o poi i soldi quelli giusti e meritati arriveranno. Spero, mi auguro, mi sto impegnando per…

  38. Angelo F
    15 luglio 2015 alle 17:15 Rispondi

    Ciao Daniele.

    Triste ma vero. Forse non è impossibile, ma certo difficile. E non sono sicuro che sarebbe soddisfacente. Bisognerebbe iniziare giovani, diversificare la scrittura (scrivere romanzi, ma anche articoli e, perché no, sceneggiature per fumetti, per la tv o il cinema e tenere corsi…).
    Insomma si diventa dei liberi professionisti che devono guadagnare e quindi “devono” scrivere e farlo secondo i dettami del mercato. E questo me lo confermava un importante sceneggiatore di fumetti con cui ero in “corrispondenza” via mail, tempo fa.

    E allora forse è meglio farlo nel tempo libero, seppure limitato. Fred Vargas per esempio ha un lavoro che non ha nulla a che fare con la scrittura. Durante i periodi lavorativi si limita a pensare al prossimo romanzo, selezionare le idee e articolarle. Durante le ferie estive scrive la prima bozza e in quelle di Natale e Pasqua rivede il tutto…

    • Daniele Imperi
      15 luglio 2015 alle 17:24 Rispondi

      Ciao Angelo, anche per me bisognerebbe iniziare da giovani. Nel tempo libero va bene, con la consapevolezza che non ci campi.

  39. Paola
    28 luglio 2015 alle 21:44 Rispondi

    Molti anni fa, alla fine degli anni ’90, quando io ho iniziato a scrivere, guadagnavo molto dalla scrittura perché ero tra quelle non numerose persone che scrivevano storie su piattaforma interattiva. Con la fine dei CD-Rom questo tipo di scrittura non esiste più, chiaramente ho iniziato altri generi di scrittura dalla sceneggiatura al romanzo per ragazzi, ma non è più così facile vendere e quindi guadagnare.

    • Daniele Imperi
      29 luglio 2015 alle 07:44 Rispondi

      Ciao Paola, benvenuta nel blog.
      Se sei riuscita a guadagnare bene con la narrativa, direi che sei stata fortunata :)

  40. Gio
    17 luglio 2016 alle 04:45 Rispondi

    Sono parzialmente in disaccordo con quanto sopra. Corretto se ti rivolgi all’editoria tradizionale, se invece sei disposto a scrivere in chiave Seo per il web e ne mastichi di social media marketing le cose cambiano radicalmente, te lo assicuro. E un ghostwriter raggiunge facilmente 100k l’anno, anche se è una vita di inferno a zero soddisfazioni e dodici ore di lavoro minimo sette su sette.

    • Daniele Imperi
      18 luglio 2016 alle 08:15 Rispondi

      Ciao Gio, benvenuto nel blog. Io parlavo di narrativa. Non credo comunque che in Italia un ghostwriter possa guadagnare tutti quei soldi.

  41. Gio
    19 luglio 2016 alle 15:04 Rispondi

    Scusami, mi appassiona l’argomento e sono entrato a gamba tesa- Gio, piacere. Te lo assicuro, il problema è raggiungere il circolo opportuno. Personalmente non ho mai superato 10k di introiti in quel modo, esistono una varietà di writers in grado di fare infinitamente di più. Considera che per molti testi strettamente commerciali (120 pagine di fuffa e spazzatura fiction) Si arriva a pagare anche 1000 euro a prodotto, rinunciando ai diritti d’autore sullo stesso (in teoria il diritto sarebbe inalienabile, ma pazienza). Ti parlo della mia esperienza personale: Ho buone capacità ma sono sicuramente meno dotato di moltissime altre penne che invece non guadagnano un centesimo. Posso assicurarti che facendo le cose nel modo giusto e diversificando le fonti di reddito (ne esistono più di quante pensi e se sei in grado di operare nel mercato statunitense puoi tranquillamente pensare non solo di vivere ma di arricchirtici) – Sto scrivendo un blog a questo proposito, daró tutte le informazioni che possiedo gratuitamente. Questa nuova tipologia di mercato crea tanto più lavoro quanti più scrittori vi lavorano. È un mondo nuovo che qui sembra non esistere e per il quale sarei felice di fare da apripista. Mi spiego in breve.

    Un autore, con la corretta impostazione che spiegheró, puó guadagnare mediamente.

    -100 euro al mese di traffico adsense sul suo sito
    – 100 euro al mese di rotalties kindle
    – Fare ghostwriting di alcuni prodotti commerciali per il nostro o l’altrui mercato : 1.000 euro a pezzo e ti assicuro che non bisogna essere delle cime
    -Rendita passiva da blog di micronicchia: 100 euro al mese ciascuno, mediamente. Più ne hai meglio è. Unico requisito tecnico con la piattaforma che suggerisco è scrivere in italiano corretto e lavorare duramente per mesi all’impostazione.
    -Scrittura di articoli conto terzi, 5 euro per 200 parole, giusto per arrotondare.

    Questo è a sommi capi il mio portafogli ma si puó osare molto, MOLTO altro.
    Sarei un bugiardo se ti dicessi che sorseggio un cocktail sulla spiaggia, mi faccio un mazzo tanto e ho anche un classico lavoro otto ore al giorno :)

    • Daniele Imperi
      19 luglio 2016 alle 15:17 Rispondi

      Ma chi è che paga 1000 euro per una storia di 120 pagine?
      Per operare nel mercato USA devi saper scrivere in inglese come scriverebbe un americano. E scrivere narrativa in inglese significa conoscere la lingua come un nativo.

      Traffico adsense: per guadagnare 100 euro al mese (ma con quali parole chiave?) devi avere un altissimo numero di visite. E non lo ottieni con pochi anni, tanto più con articoli di nicchia.

      Royalties Kindle: per guadagnare 100 euro al mese, vendendo un ebook a 1 euro, devi vendere ogni mese circa 150 copie. Se sei agli inizi, sono numeri che ti scordi.

      Ghostwriting di alcuni prodotti commerciali: in quel caso credo si tratti di copywriting. Idem come sopra: chi ti paga? E con la lingua inglese come fai?

      Rendita passiva da blog di micronicchia: cosa sarebbe?

      200 parole a 5 euro è almeno la metà di quanto chiedo io. Sei sottopagato.

  42. Gio
    19 luglio 2016 alle 16:59 Rispondi

    È vero che sono sottopagato, ma è altrettanto vero che non sono al tuo livello con la lingua, la mia paga mi va benissimo considerando che scrivo gli articoli con un software vocale mentre mi occupo di altro e poi li correggo con calma – per rispondere alle tue domande dovrei linkarti articoli che neppure ho pronti ma saró super sintetico:
    A spendere 1.000 euro per un prodotto mediocre sono i marketer americani che hanno migliaia di prodotti su kindle e vendono molto bene sul suolo italiano. Oltre Kindle esiste il mercato degli infoprodotti. Comprano e vendono infoprodotti su piattaforme come commission junction e clickbank, prodotti da settanta euro l’uno che noi ci compriamo più o meno volentieri, le occasioni sono infinite ma hanno tutte un denominatore comune, il fatto che l’investimento arrivi sempre dal mercato usa, saturissimo e che vede una nuova frontiera qui da noi. Vera o illusoria che sia, pagano senza fare storie e si possono spuntare cifre ben superiori a quelle che spunto io. Bisogna andare a caccia di questi signori nei forum di settore e presentarsi loro come professionisti. 100 copie al giorno sono numeri troppo alti. Dai sette in su è il prezzo giusto, e lavori con decine di testi. Molti vendono un pezzo la settimana, pazienza. Seo al top e quantità e quella cifra si fa ridendo e scherzando. Quanto ai blog di micronicchia, spiegati velocemente (Ma sto preparando un articolo di 5k parole a riguardo) –
    1-Selezioni keyword profittevoli
    2-acquisti un dominio vecchio di almeno sei mesi con reputazione precedente positiva
    3-Acquisti tonnellate di backlinks
    4-Crei un private blog network per farti da servatoio illimitato di link
    5-Scrivi 300 brevi articoli sul tema (min 500 parole)
    6-tema premium su wp e le solote tecniche di marketing
    7-Centinaia di euro al mese a prova di incapace

    Quanto ai microblog, io sono un pivello e cu guadagno poche centinaia di euro, marketers più in gamba arrivano facilmente oltre il migliaio. A sito.
    Fatto sta che sono in grado di raggiungere quel risultato e spiegare ad altri come farlo senza basi tecniche e con investimento minimo di hosting.

    Certo non è la massima espressione letteraria, ma una volta costruito ti permette di incassare mentre scrivi quel che ami. Che è quello che vogliamo tutti.

    Mi sono espresso male: Il mercato è nostrano, sono i soldi ad essere americani (qualche volta anche russi o cinesi)

  43. Cristiano Camaur
    22 agosto 2016 alle 16:35 Rispondi

    Ciao, sono d’accordo su tutto quello che hai detto e forse questo discorso vale per ogni professione freelance oggi come oggi. Penso che la tecnologia vada sfruttata più che si può, per lo meno dovrebbe farlo chi intende “provarci” seriamente, cercando però, a mio avviso, di superare i limiti della categoria dello scrittore “classico”. Non so ancora bene come, sto cercando di capirlo, di monitorare le mosse degli utenti giorno dopo giorno per “adeguarmi” e proporre i miei contenuti nella maniera più fruibile e intuitiva secondo i canoni tecnologici attuali.

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