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La visualizzazione creativa al servizio della scrittura

Visualizzazione creativaQuesto è un guest post scritto da Chiara Solerio.

Buongiorno a tutti, cari lettori di Penna Blu.

Utilizzerò lo spazio virtuale che Daniele mi ha gentilmente riservato per parlarvi della tecnica di auto-aiuto conosciuta come “visualizzazione creativa” e di come essa possa aiutare la nostra scrittura.

Cos’è la visualizzazione creativa?

La visualizzazione creativa è una tecnica spirituale e psicologica basata sull’immaginazione. È stata introdotta inizialmente dai teorici del “pensiero positivo” e successivamente adottata, in diversi settori, da numerosi life-coach. Si tratta però di un’arte molto antica, rintracciabile anche nel buddismo, utilizzata per favorire il raggiungimento di uno stato meditativo.

Quali sono i principi alla base della visualizzazione creativa?

Quando la volontà e l’immaginazione sono in conflitto, la seconda tende a prevalere. Si creano così dei freni inibitori che ostacolano il raggiungimento degli obiettivi.

Ad esempio, se una persona desidera dimagrire ma continua a creare nella propria mente un’immagine di sé sovrappeso, sarà molto difficile per lei riuscire a tornare in forma.

Tutto ciò che pensiamo tende ad alimentare delle convinzioni che, a loro volta, condizionano il nostro modo di comportarci. Il pensiero è materia: può potenziarci oppure debilitarci. A noi la scelta.

La nostra mente inconscia ha difficoltà a distinguere ciò che è visualizzato da ciò che è reale, quindi le reazioni emotive di fronte ad un’immagine sono le stesse che si proverebbero vivendo la medesima esperienza in prima persona. Per questo motivo ci spaventiamo davanti ad un film dell’orrore, ci rilassiamo con la foto di un’isola esotica e diventiamo affamati pensando al nostro piatto preferito. Allo stesso modo, se ci visualizziamo in un desiderato momento di gloria, la mente tende a pilotare il nostro agire, conducendoci in quella direzione.

Tutto ciò che dobbiamo fare, quindi, è allineare la nostra volontà al nostro pensiero e fare in modo che camminino a braccetto. In caso contrario, rischiamo di finire fuori strada.

Per arrivare a ciò, occorre compiere tre passi fondamentali:

  1. definire un obiettivo
  2. allineare la nostra immaginazione a tale obiettivo
  3. passare all’azione

Se volontà e pensiero non camminano a braccetto, rischiamo di finire fuori strada. Ora, un piccolo esercizio per capire meglio.

L’obiettivo è quello di portare il braccio destro il più possibile dietro la testa.

Provate a farlo senza visualizzarlo: stendete il braccio verso l’altro e poi spingetelo alle vostre spalle.

Prendete mentalmente nota del punto in cui siete riusciti ad arrivare. Bene: ora, chiudete gli occhi per qualche istante e visualizzatevi mentre ripetete il gesto. Focalizzatevi su voi stessi. Rappresentate mentalmente la scena.

Una volta tornati a momento presente, ripete la medesima azione. Se il compito è stato fatto bene, molto probabilmente il braccio ha avuto un’estensione maggiore rispetto alla prima volta.

In quali settori è applicata la visualizzazione creativa?

La visualizzazione creativa è applicata soprattutto in ambito sportivo: sono molti ormai gli allenatori che ne fanno ricorso per preparare i propri atleti.

Alcuni medici la utilizzano per accelerare i processi di guarigione dei propri pazienti. Inoltre, è utilizzata dai life-coach per aiutare le persone a migliorare la propria autostima, consolidare nuove abitudini o vincere particolari fobie.

Ciascuno di noi se ne può servire per stimolare determinate emozioni e sentirsi meglio nei momenti di difficoltà. Quando una persona è particolarmente stressata, ad esempio, può visualizzarsi sul lettino di un massaggiatore thailandese e ritrovare dentro di sé una sensazione di armonia e di pace interiore. Io la uso soprattutto quando sono molto arrabbiata: mi immagino mentre abbraccio la persona con cui ho litigato. Non sempre mi passa subito, ma sicuramente qualcosa si muove.

In quale modo la visualizzazione creativa può aiutare gli scrittori?

Ogni scrittore può fare ricorso a questa tecnica per raggiungere svariati scopi. Ciascuno può scegliere autonomamente quali immagini creare. Possono essere realistiche, oppure molto fantasiose. L’importante è che siano abbastanza forti da orientare i nostri comportamenti verso la meta desiderata. Io vi propongo qualche esempio: utilizzatelo come meglio credete.

a) Superare alcuni limiti tecnici o personali

Hai un problema con le scene di violenza? Immaginati mentre ne scrivi una, percepisci la tua mano che si muove sulla tastiera con estrema sicurezza. Visualizzati come uno scrittore di thriller alla Jo Nesbo e cerca di divertirti il più possibile mentre lo fai.

Usi sempre le stesse parole e vorresti ampliare il tuo vocabolario? Figurati come un dizionario vivente, chiedi alla tua mente di ideare termini sempre nuovi.

Devi presentare il tuo libro davanti ad una platea di persone e non ti senti in grado di parlare in pubblico? Immaginati sicuro davanti al microfono, mentre decanti la tua opera con il piglio deciso del presidente Obama.

b) Maturare un giusto livello di autostima

Visualizza un lettore importante – il professore di italiano del liceo o uno scrittore famoso – mentre legge il nostro romanzo e ci recensisce positivamente.

Immaginati mentre scrivi fiumi di pagine, con buona pace di quel blocco dello scrittore che ti paralizza, alimentando in te la sensazione di non essere abbastanza.

c) Raggiungere i propri obiettivi

Siediti mentalmente sulla poltrona di un editore. Esponi il tuo libro con sicurezza. Percepisci il contatto con la sua pelle, mentre ti stringe la mano. Segui con lo sguardo le linee della tua firma sul contratto.

Oppure fai come me: sto scrivendo il mio primo romanzo e a volte temo di non riuscire a finirlo. Chiudo gli occhi e vedo la sua copertina. Il titolo scritto a caratteri cubitali. I caratteri impressi su pagine che profumano di nuovo.

d) Vincere le proprie paure

Hai un appuntamento con un editore e ti senti terrorizzato? Pensa a lui in una situazione imbarazzante, ad esempio mentre si trova in bagno. Credimi: funziona. Quando sarai di fronte a lui, ti verrà da ridere (non farlo in modo vistoso, mi raccomando) e ti sentirai molto più sciolto.

Temi che non riuscirai mai a finire quella scena così ostica? Segui le indicazioni che propongo nel paragrafo successivo.

In quale modo la visualizzazione creativa può aiutare la stesura delle scene?

Questo è un metodo che ho inventato io, muovendomi all’inizio in modo un po’ improvvisato e rocambolesco per poi imparare a padroneggiarlo.

Conoscendo bene la tecnica di cui vi sto parlando, mi sono detta “proviamo, mal che vada non serve a niente”. Invece serve eccome: ormai da diversi mesi mi appoggio alla visualizzazione per scrivere meglio alcuni brani che mi stanno particolarmente a cuore.

Se il presupposto di questa tecnica è che ogni cosa immaginata diventa reale a livello inconscio, immaginate quanto può essere utile percepire ciò che dobbiamo scrivere come se stesse accadendo veramente.

La visualizzazione consente non solo di progettare una scena a livello tecnico, ma fornisce al lettore un’enorme possibilità: quella di viverla nel profondo. Le conseguenze di ciò sulla nostra scrittura sono potentissime.

Se riusciamo ad immaginare l’ambientazione in ogni minimo dettaglio, i personaggi che si muovono come se fossero su un palcoscenico, le loro parole, le emozioni che provano sperimentandole come se fossero le nostre… beh… posso dire con certezza che la scena finisce per scriversi da sola molto prima che ci sediamo al pc. Tutti questi elementi prendono vita nella nostra mente. Diventano incredibilmente concreti e reali.

Come si svolge la visualizzazione creativa?

Passiamo ora al lato pratico.

Per visualizzare è opportuno trovarsi in un contesto tranquillo ed in solitudine. Le ore maggiormente consigliate per questa pratica sono le 6:00, le 12:00, le 18:00 e mezzanotte. Tuttavia, lo si può fare in qualunque momento del giorno. Alcuni coach consigliano di non farlo subito dopo mangiato, perché la mente ha più difficoltà a mantenere l’attenzione.

Per chi è alle prime armi, esistono delle guide audio (purtroppo non ne ho ancora trovata nessuna specifica sulla scrittura) reperibili gratuitamente su youtube e siti specifici. Diversamente, si possono utilizzare musiche rilassanti. Quelle per la meditazione ed il reiki vanno benissimo.

Occorre essere seduti con la schiena dritta o sdraiati in posizione supina. Le mani vanno appoggiate alle cosce (se si è seduti) oppure stese vicino al corpo.

Il tempo ideale da dedicare alla visualizzazione è di un quarto d’ora. All’inizio, tuttavia, è meglio iniziare con un tempo un po’ più breve. Il timer a forma di pomodoro di cui parlava Daniele qualche giorno fa può essere posizionato su cinque o dieci minuti. Meglio in ogni caso non superare i venti: la mente non riesce a focalizzarsi troppo a lungo e si rischia di disperdere energia.

È possibile fare più sessioni nel corso della giornata, se il tempo a disposizione lo consente.

Avvertenze

Molti pseudo-guru utilizzano le tecniche di visualizzazione per alimentare false illusioni. Fanno credere alle persone che basti immaginare il milione di euro e subito comparirà nelle loro tasche. Intanto, guadagnano fior di quattrini sulle debolezze altrui.

In realtà, le cose funzionano diversamente. Se si vuole utilizzare questa tecnica per scardinare una convinzione limitante o raggiungere un obiettivo concreto, occorre lavorarci con la massima costanza. Purtroppo le energie non operano in modo meccanico e la mente va disciplinata ed allenata, proprio come il corpo.

Rimango a disposizione, nella sezione dedicata ai commenti, per ogni eventuale richiesta di chiarimento.

La guest blogger

Mi chiamo Chiara Solerio e scrivo da sempre. Ho lavorato come giornalista e come copywriter. Da poco, dopo anni di silenzio, mi sono riavvicinata alla narrativa. Ho in cantiere la partecipazione ad alcuni concorsi e sto scrivendo il mio primo romanzo. Sono appassionata di psicologia e cerco di metterla al servizio delle mie opere. Il mio blog è Appunti a margine.

40 Commenti

  1. Seme Nero
    13 ottobre 2014 alle 06:19 Rispondi

    Assomiglia molto a una tecnica che uso io quando ripenso a momenti che ho vissuto che ancora mi mettono ansia. Visto che non riesco a dimenticare cerco di rivivere quei momenti, ma consciamente guido le immagini nella mia mente in modo da comportarmi in modo diverso. Si può dire che inganno me stesso, o forse che mi faccio ragionare, ma per quanto incredibile funziona! Sono sicuro che la visualizzazione creativa possa rivelarsi una gran buona risorsa!

  2. Chiara
    13 ottobre 2014 alle 08:37 Rispondi

    Conosco anche la tecnica di cui parli: ha lo scopo di far sì che determinate situazioni possano creare emozioni diverse. Funziona perché la mente risponde a determinati stimoli. Sono tecniche che ci aiutano a guidare la nostra mente facendo in modo che essa non ci domini. Le filosofie orientali le usano molto spesso come riferimento. In fondo, si tratta di una vera e propria meditazione :)

  3. Claudia
    13 ottobre 2014 alle 09:02 Rispondi

    Post davvero interessante, utile per chi come me ha dei blocchi che a volte sembrano muri, anzi, dighe.
    Ma la diga in questione, una volta scalata, ne nasconderà un’altra ancora più alta.
    “La vera essenza dell’uomo è la volontà” diceva Schopenhauer e su questo concordo. Se non hai volontà di raggiungere il tuo obbiettivo non c’è immaginazione che tenga. ;)

    • Chiara
      13 ottobre 2014 alle 09:04 Rispondi

      Esattamente: la visualizzazione è una tecnica che si pone al servizio della volontà e la aiuta ad orientarsi verso la propria meta, ma non può per nessun motivo sostituirsi ad essa.
      è un po’ come andare dallo psicologo: lui può darti tutti i consigli del mondo, ma se tu non vuoi cambiare non servono a niente :D

  4. Claudia
    13 ottobre 2014 alle 09:04 Rispondi

    Signore! Obiettivo.

    • Chiara
      13 ottobre 2014 alle 09:05 Rispondi

      Si può dire sia obiettivo che obbiettivo… a me però piace più la prima :)

  5. Claudia
    13 ottobre 2014 alle 09:12 Rispondi

    Sì, anch’io ho sempre usato la prima :)

  6. LiveALive
    13 ottobre 2014 alle 09:15 Rispondi

    Immagino che per diventare Tolstoj non mi basti immaginare di esserlo, ma vabbe’… La visualizzazione delle scene può essere utile, ma non credo di avere la pazienza di aspettare quindici minuti: preferisco immaginarla un attimo e poi mettermi a scriverla: in genere riesco comunque a beccare i giusti particolari. Almeno ci riuscivo, visto che sono sei mesi che non scrivo…

    • Salvatore
      13 ottobre 2014 alle 09:37 Rispondi

      Io lo faccio mentre scrivo, contemporaneamente. Non trovo che sia difficile, anzi. Trovo invece che sia molto proficuo e divertente.

    • Chiara
      13 ottobre 2014 alle 10:08 Rispondi

      Forse non hai letto l’articolo fino in fondo, in quanto nelle “avvertenze” mettevo in evidenza proprio il fatto che la visualizzazione non è una bacchetta magica, come molti pseudo-guru vogliono far credere, ma uno strumento che, messo al servizio della volontà, può aiutarci a raggiungere i risultati attesi. Qualunque situazione, prima di diventare reale, nasce dalla mente. Non esiste un romanzo se non c’è un’idea alla base. Allo stesso modo, non possiamo pretendere di raggiungere un obiettivo se la mente non ci crede abbastanza.

      • LiveALive
        13 ottobre 2014 alle 12:15 Rispondi

        Certo che l’ho letto fino in fondo, e se non ricordo male l’hai detto anche in mezzo. Ma l’ho ripetuto, qual è il problema? XD
        In sincerità sono sempre scettico riguardo posizioni che fanno la mente più forte di quello che è. L’effetto placebo esiste, questo non vuol dire che basti pensare di non avere il tumore per farlo sparire. Forse però basta pensare di essere arrabbiati per arrabbiarsi davvero : questo da piccolo mi capitava spesso XD
        Ugualmente qui, immaginarsi come un grande scrittore può aiutare a sentirsi più sicuri di se, ma non credo possa migliorare il proprio livello di scrittura. Ugualmente, in mezzo dici che se sembra di essere troppo ripetitivi si può immaginare di essere un vocabolario umano per spingere il cervello a cercare sempre termini nuovi. Può funzionare? Limitatamente: se i termini non li sai, non li sai, non è che te li inventi. Forse più spingerti a inventarti qualche neologismo o a pescare una parola poco usata, ma se sei ripetitivo perché non hai vocabolario non è che te lo crea.

        Ogni azione deve partire prima dalla volontà di compierla, ma dire che ogni situazione prima di divenire reale parte dalla mente è al limite del solipsismo: spero sia solo un’espressione poco riuscita, se no sembra che una sedia esista solo quando la concepisco. XD
        Premesso questo, invero credo che si possano raggiungere risultati anche se non ci si crede più di tanto, tramite altri motori. La paura è un ottimo motore: Einstein ha risolto l’equazione relativa alla relatività generale perché aveva paura che altri matematici lo facessero prima di lui (aveva reso pubblico il problema prima di completarlo).
        In sincerità, credo che il motore principale che mi spinge ad agire è “non ce la farò mai”: proprio perché credo di essere inferiore a qualsiasi altro devo impegnarmi di più degli altri e lavorare più di loro. Certo, è uno specchio per allodole, nel senso che non è il “non ce la farò mai” che porta a “allora tanto vale non pensarci”; il mio porta a un “proviamoci lo stesso” che però non diventa mai “forse ce la posso fare”.

        • Chiara
          13 ottobre 2014 alle 12:29 Rispondi

          Le persone funzionano in maniera diversa: dirmi “non ce la farò mai” è per me il modo migliore per appendere la tastiera al chiodo (se l’autocompiacimento masochista vale per la scrittura, altrimenti può essere esteso a qualunque principio) e prendermi a scudisciate sulla schiena. La visualizzazione, invece, mi dà quel giusto livello di positività necessario per portare avanti i miei progetti. Ognuno ha il suo metodo: c’è chi si fa una canna e chi visualizza.

          Perché immaginarti come un vocabolario umano ti porta ad imparare nuove parole? Beh, non certo perché te le fa spuntare come funghi nel cervello. Semplicemente spinge la tua mente ad andarle a cercare, una volta terminato l’esercizio. Come nell’esempio del braccio, le persone tendono ad agire sulla base degli stimoli ricevuti.

          Se la mia mente non concepisce l’esistenza di una sedia (perché magari non la vede) essa non esiste della MIA realtà. Allo stesso modo, se uno non concepisce, a livello mentale, l’esistenza di un sé stesso scrittore come potrebbe questo ideale essere trasposto a livello concreto? :)

          • LiveALive
            13 ottobre 2014 alle 20:48

            Mah, se uno si immagina come un dizionario umanio, come detto, potrebbe impegnarsi di più nel cercare parole più originali. In questo senso, finito l’esercizio, andrà a cercarle. Non credo, però, che andrà a prendere il dizionario perché si è immaginato come Tacito 2000; intendo dire che poteva farlo anche senza visualizzazione, e anzi sarebbe meglio, prima di immaginarsi come dizionario umano, aprire un dizionario dei sinonimi.
            Riguardo lo stimolare il cervello a pescare termini poco usati che già conosce, invece, credo possa funzionare, ma non so se funziona proprio grazie alla visualizzazione. Intendo dire che credo che potrei decidere di scrivere in una data maniera anche senza creare una immaginazione che mi aiuta a scrivere in quel modo. Devo concepire lo stile naturalmente, e sapere quello che devo fare, ma non necessariamente creare una visualizzazione affine.

            Come ci insegna il nuovo realismo, la sedia esiste indipendentemente dalla tua realtà. Tu al massimo puoi analizzare la realtà, non crearla. Ciò nonostante, ci sono certe teorie curiose in merito, come il biocentrismo: ci portiamo la realtà dietro come una tartaruga con il guscio. Poi c’è la possibilità che siano le misurazioni a creare la realtà: ognuno crea la sua realtà perché ognuno fa le sue misurazioni. Forse in questo universo esisto solo io è tu sei solo una mia proiezione.

            A proposito della visualizzazione, forse faccio qualcosa di simile, che per me sono delle specie di esperimenti mentali. Mi è capitato tempo fa, vedendo la foto di un certo autore, di sentire un certo “sapore”, e di pensare che quel l’autore doveva necessariamente scrivere in una data maniera di cui io sentivo il sapore, ma non riuscivo a definirlo chiaramente. Eppure mi pareva quasi di vedere delle sue pagine, e di leggere delle frasi… E io, quelle frasi, credo di poterle scrivere.

        • Andre
          13 ottobre 2014 alle 16:51 Rispondi

          Si chiamano “fattori bioumorali” e qualunque medico, anche il più impreparato, li conosce. Li conoscono già gli studenti di medicina dell’ultimo anno. In ogni ospedale c’è un’ampia letteratura medica in proposito. La cosa che impedisce di utilizzarli con metodo è che ancora non si è in grado di attivarli a comando, e così (per riprendere il tuo esempio) c’è chi dal tumore guarisce più velocemente (rispondendo meglio e più velocemente alle cure) e chi invece purtroppo no.

  7. Salvatore
    13 ottobre 2014 alle 09:34 Rispondi

    Sono uno scrittore. Sono uno scrittore. Sono uno scrittore… secondo me è più proficuo scoprire come convincere gli altri che tu, proprio tu, sei uno scrittore. :P

    Bell’articolo Chiara. Ho sempre usato – inconsciamente – la visualizzazione creativa per scrivere. Mi riesce in automatico. Forse vale per tutti. Non ho mai pensato, però, di farlo anche per raggiungere altri scopi o per superare dei limiti mentali. Ci proverò sicuramente. :)

    • Chiara
      13 ottobre 2014 alle 10:11 Rispondi

      Scusa Salvatore, prima per errore ho risposto a te invece che a LiveAlive!
      Comunque la tecnica delle affermazioni positive appartiene alla stessa scuola della visualizzazione: nascono entrambe dagli studi sul potere del pensiero positivo. Per questo motivo, sono entrambi molto utile.
      Le affermazioni le uso soprattutto quando sono in macchina!

  8. Fabio Amadei
    13 ottobre 2014 alle 09:43 Rispondi

    Sono tecniche che si usano anche nella vendita. Prepari nella tua mente l’approccio con il cliente, immagini le sue obiezioni o perplessità e costruisci le tue contromosse. Mi è piaciuto molto quando parli di calarsi nell’ambientazione. Questo è un sistema, diciamo naturale, di entrare direttamente nella storia e nei personaggi. Immedesimarsi nella loro personalità e creare delle situazioni originali che sono frutto della mente unica e prodigiosa di ognuno di noi.

    • Chiara
      13 ottobre 2014 alle 10:15 Rispondi

      La PNL è una “branca” del pensiero positivo utilizzata soprattutto nella vendita e si basa sui medesimi principi: la disciplina mentale è fondamentale per ottenere dei risultati. A me non piace molto perché piegata a logiche di profitto, mentre il pensiero positivo è maggiormente finalizzato alla crescita personale.

      I nostri personaggi nascono dalla nostra anima e, anche quelli più distanti, fanno parte di noi e della nostra personalità. Per questo motivo, sentirsi un tutt’uno con loro ci consente di riappropriarci di una parte di noi stessi per poi farla scorrere sulla pagina, libera e sincera :)

  9. wawos
    13 ottobre 2014 alle 10:55 Rispondi

    Post delizioso di Chiara. Anche per me, come Salvatore, la visualizzazione creativa è di default. Per quanto riguarda le tecniche di rilassamento legate alle filosofie orientali, dico che funzionano (pratico quelle legate al Taoismo nell’ambito della pratica del Taji Chi) ma bisogna sgombrare la mente da tutti i problemi che quotidianamente ci “affliggono”: solo così riesco a sentirmi realmente leggero. Scusate il piccolo fuori campo.

    • Chiara
      13 ottobre 2014 alle 13:47 Rispondi

      Tu conoscerai sicuramente il detto “la mente mente”, ed è questo il principio della visualizzazione (così come del tai-chi e delle altre pratiche orientali): sospendendo il mentale ci sia apre ad un universo di infinite possibilità :)

  10. Alessandro Cassano
    13 ottobre 2014 alle 11:09 Rispondi

    Ciao Chiara,
    leggerti è sempre piacevolissimo. Detto questo, e superato un senso di tristezza nell’accostare (creativamente, eh!) la filosofia buddhista al “raggiungimento dell’obiettivo”, ammetto che l’argomento è molto interessante. Rilassarsi e liberare la mente per aprirsi alla creatività. C’è chi lo faceva con le droghe, per fortuna. Dico “per fortuna” perché altrimenti oggi non conosceremmo i Pink Floyd o i Black Sabbath.
    PS: non sarà mica che il primo passo, la scelta più saggia per aprirsi alla creatività, sia il liberarsi dal computer? :P

    • Chiara
      13 ottobre 2014 alle 13:46 Rispondi

      In realtà il buddhismo sostiene che avere un obiettivo è una forma di illuminazione, se esso non è legato a motivazioni avide, in quanto rappresenta la volontà dell’individuo di assolvere al proprio scopo sulla terra. :)
      A parte questo, sono contenta che tu abbia gradito il mio post!

  11. animadicarta
    13 ottobre 2014 alle 11:20 Rispondi

    Bel post, Chiara! Ho sobbalzato leggendo il titolo perché sto scrivendo un post affine che andrà domani. Naturalmente ti citerò, visto che offri un ottimo approfondimento su quello che volevo dire :)
    Io uso tantissimo la visualizzazione per creare le mie scene, è uno strumento molto potente.

    • Chiara
      13 ottobre 2014 alle 13:48 Rispondi

      Grazie in anticipo per la citazione, allora! :)
      Noi comunque ci sentiamo in altri frangenti!

  12. MikiMoz
    13 ottobre 2014 alle 13:24 Rispondi

    Per fortuna io sono molto materiale e concreto.
    E il mio milione di euro sono la banconota da 10 sul comodino: ma mi sta bene così, non ho limiti^^

    Moz-

  13. Chiara
    13 ottobre 2014 alle 13:49 Rispondi

    Spiritualità e concretezza vanno a braccetto. Ciascuna non può vivere senza l’altra. Sono due dimensioni dell’uomo che si bilanciano perfettamente :)

  14. Gianluigi
    13 ottobre 2014 alle 15:12 Rispondi

    La visualizzazione è davvero magnifica: la conoscevo già, ma non avevo pensato a un risvolto pratico nella scrittura. Credo che la userò spesso, magari anche per lo studio. Per quanto riguarda l’ispirazione invece? È sempre il solito problema per me.

    • Chiara
      14 ottobre 2014 alle 08:46 Rispondi

      Vedrai che visualizzando migliorerà anche l’ispirazione perché una volta sospesi i limiti del mentale le tue idee prenderanno autonomamente vita. è incredibile: è come se si nutrano da sole :)

  15. Grazia Gironella
    13 ottobre 2014 alle 16:38 Rispondi

    Non sapevo che si chiamasse visualizzazione creativa, ma per scrivere la uso da sempre, come credo molti altri. Mi vedo il film della scena, in parte con gli occhi del personaggio dal cui punto di vista sto raccontando, in parte come se lo osservassi. Pur non avendo provato ad applicare la tecnica in altre situazioni, non stento a credere che la visualizzazione creativa modifichi la realtà, ovviamente entro certi limiti, che però non sono così immediatamente definibili. Quella che noi chiamiamo realtà, considerandola “una cosa che è”, è in gran parte creata dalle aspettative, dai timori, dall’atteggiamento che abbiamo nei suoi confronti. Se noi siamo diversi, anche la realtà è diversa. E’ un po’ come quando abbiamo litigato con qualcuno e siamo convinti di avere perfettamente ragione, poi ascoltiamo il punto di vista dell’altro e il quadro che emerge ci lascia di stucco: è come se raccontasse una storia diversa! Sembra persino che abbia ragione… ma allora, la “realtà” qual è? Ciò che viene tagliato fuori dalle nostre idee e dai nostri comportamenti non esiste; ma se cambiamo quelle idee e quei comportamenti, la fetta di realtà che avevamo “cancellato” torna a esistere, in tutti i sensi. So quasi niente di psicologia, perciò questo è solo un parere umano, privo di basi scientifiche, che per me non esauriscono affatto la realtà, comunque. Grazie dell’interessante articolo!

    • Chiara
      14 ottobre 2014 alle 08:50 Rispondi

      La tua riflessione mostra molto bene come noi siamo limitati da ciò che conosciamo e che riteniamo vero. La visualizzazione creativa, pertanto, ha proprio lo scopo di alimentare e nutrire convinzioni nuove che possano trasportarci oltre i limiti del già noto. Ad esempio, io l’ho utilizzata molto quando avevo difficoltà a trovare lavoro, per rafforzare la fiducia nel fatto che l’avrei trovato presto. E così è stato. Che poi non mi piaccia, è un altro discorso ;)
      Visualizzare le scene forse è una cosa che molti scrittori fanno di default, ma unendo questo metodo alla meditazione dedicandogli un tempo che vada oltre il chiudere gli occhi per qualche minuto si possono ottenere risultati veramente validi. Direi quasi eccezionali! Purtroppo non sempre il tempo a disposizione lo consente…

  16. Andre
    13 ottobre 2014 alle 17:00 Rispondi

    “In realtà, le cose funzionano diversamente. Se si vuole utilizzare questa tecnica per scardinare una convinzione limitante o raggiungere un obiettivo concreto, occorre lavorarci con la massima costanza. Purtroppo le energie non operano in modo meccanico e la mente va disciplinata ed allenata, proprio come il corpo.”
    No, non basta pensarci.
    Ma non si chiama “visualizzazione creativa” che però non è una definizione scorretta, anzi forse una delle migliori.
    La tecnica è stata codificata tra la fine degli anni 40 e la prima metà degli anni 50 del secolo scorso.

    Detto questo: Brava Chiara!

    • Chiara
      14 ottobre 2014 alle 08:50 Rispondi

      Non sapevo che questa tecnica avesse anche altri nomi.
      Se ti va, parlane un po’ :)

  17. Tenar
    13 ottobre 2014 alle 17:14 Rispondi

    Conoscevo l’esistenza di queste tecniche, ma non avevo mai pensato ad applicarle alla scrittura. In effetti ci sono scene che mi creano particolari ansie da “non sono brava a scriverle”, la prossima volta, magari proverò a seguire i tuoi consigli, Chiara. Come dici tu, possono solo far bene, male di certo no

    • Chiara
      14 ottobre 2014 alle 08:51 Rispondi

      Brava! Fammi poi sapere com’è andata e, se hai bisogno di delucidazioni, scrivimi pure :)

  18. Chiara
    14 ottobre 2014 alle 08:44 Rispondi

    L’obiezione del “dizionario umano” che tu poni è sacrosanta, ma occorre tenere in considerazione che al di là dell’esempio piegato secondo la mia volontà, spesso la gente utilizza la visualizzazione per supportare se stessa con problemi e limitazioni ben più complesse della semplice mancanza di parole. Il principio base è che la mente si orienta sulla base dei principi dell’immagine, ed agisce di conseguenza.
    Mi sembra assurdo che tu cerchi di confutare un metodo che ha portato risultati non solo a me ma, come si può leggere, anche ad altri lettori. Con la psicologia, e me ne rendo quotidianamente contro, spesso ci si muove nell’ottica del “credere/non credere” dimentichi del fatto che ormai è una scienza e, in quanto tale, tende a basarsi su evidenze oggettive :)

    • LiveALive
      14 ottobre 2014 alle 09:24 Rispondi

      Si dice che di scienza in quanto tale esiste solo la matematica, ed è vero. In realtà, la neurologia ha già dimostrato che è impossibile creare un unico modello di funzionamento del cervello in quanto, anche senza contare psicologia, carattere e simili le differenze strutturali fisiche possono portare due cervelli, davanti allo stesso stimolo, ad avere reazioni diverse (nel mio articolo sulla neuroestetica trovi anche il nome del saggio che ne parla).

      L’evidenza oggettiva sarebbe che per tanti lettori funziona? E quando ho detto che non può funzionare? Per tutti i post ti ho detto che può aiutare per determinati obiettivi.
      Io comunque non vedo una tecnica che molti dicono funzioni; al limite vedo molte persone che affermano il suo funzionamento, e cioè persone che si convincono che essa funzioni senza conferma da una prova esterna e oggettiva.

      Perché pensi che io voglia confutare il metodo? Ti ho detto i limiti entro i quali funziona, e oltre i quali oggettivamente non funziona più.

      • Chiara
        14 ottobre 2014 alle 09:34 Rispondi

        Ogni scienza può essere confutata da modelli di riferimento più evoluti, ma ciò non significa che i parametri utilizzati in precedenza siano sbagliati a priori.
        Forse le tue obiezioni mi hanno fatto intendere che non credi nella validità di questo metodo. Chiedo scusa se ho capito male. Ho fatto riferimento ai lettori perché li abbiamo qui, davanti agli occhi. In realtà le persone che usano la visualizzazione sono molte di più!

  19. sara
    11 gennaio 2015 alle 19:25 Rispondi

    ciao Chiara anche se non c’entra nulla vorrei chiederti se la visualizzazione creativa può essere utile anche per migliorare la propria vita sentimentale..

    • Chiara
      13 gennaio 2015 alle 14:15 Rispondi

      Certamente può esserlo perché aiuta ad aumentare la fiducia in se stessi, però è ovvio che non puoi pilotare la volontà degli altri. :)

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