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«Ti sono vicina»

Un racconto di 300 parole

Le ultime parole che Lara aveva sussurrato a Matteo, prima di morire, furono “Ti sono vicina”. Poi aveva smesso di respirare, di lottare contro la morte, di graffiare il volto del marito che la stava strangolando. Le mani erano ricadute inerti, la bocca e gli occhi erano rimasti spalancati, nella tremenda maschera del trapasso.

Matteo aveva lasciato la gola della donna, coi segni evidenti della pressione delle dita sulla pelle arrossata e gonfia. Ansimava. Erano stati minuti duri, lunghi. Lara aveva resistito parecchio, dimostrando un notevole attaccamento alla vita. Nel suo sguardo era apparso dapprima un estremo stupore, poi consapevolezza e infine odio. Ma mai paura. Lara non aveva avuto paura. Strano, pensò Matteo. E poi quella frase, “Ti sono vicina”. Che cosa aveva voluto dire?

Accantonò quei pensieri. Adesso doveva far sparire il suo cadavere. Da un cassetto prese una grossa busta di plastica e infilò dentro il corpo senza vita di sua moglie. Usò dello spago per chiudere il sacco strettamente. Poi lo trasportò fino all’auto. Il buio e l’isolamento della casa nascosero i suoi movimenti.

Guidò nella notte per alcuni chilometri, fino a una zona in aperta campagna, dove ampi canali pullulavano di zanzare e l’acqua maleodorante ristagnava. Poi, sollevando quel macabro fagotto, entrò nell’acqua melmosa, spingendosi fino al centro del canale.

Scivolò più volte e più volte il corpo di Lara rischiò di cadergli dalle braccia. Infilò le mani nello spago per fare maggior presa e continuò a camminare nell’acqua, che gli arrivava ora al petto. Scivolò ancora sul letto del fossato, ma questa volta perse l’equilibrio, sbilanciandosi all’indietro. Il peso che trasportava contribuì alla spinta e Matteo cadde, andando giù. Tentò di liberare le mani dallo spago, ma non ci riuscì. Il corpo infagottato lo teneva in fondo.

Ti sono vicina, ricordò prima di annegare.

8 Commenti

  1. Michela
    26 giugno 2011 alle 09:28 Rispondi

    Mi fai una rabbia, ne scrivi uno dietro l’altro. Che palle, io passo le serate a guardare la schermata di Q10 con la faccia minacciosa e basta.

    Comunque, senti, di respirare aveva smesso da un pezzo Lara prima di morire, e non era in grado di sussurrare niente, ti conviene cambiare modalità di ammazzamento.

    Carino però :)

  2. Daniele Imperi
    26 giugno 2011 alle 18:09 Rispondi

    Grazie, ma questi racconti sono pronti da tempo :P
    Li ho solo riletti e corretti.

    Che sarebbe “Q10”?

    Riguardo a Lara: lei sussurra quelle parole quando capisce che sta per morire, poi non ha più forza e smette di respirare.

  3. Michela
    27 giugno 2011 alle 02:06 Rispondi

    http://www.baara.com/q10/
    Q10 è un editor per scrivere: è semplicissimo, per esempio non ti fa le formattazioni col grassetto e il corsivo, ma ha varie caratteristiche carine.
    La migliore è che ti evita qualsiasi distrazione, siete solo tu e lui :)
    La schermata occupa tutto il monitor, non vedi nemmeno la barra di stato. È una favola per chi tende a essere dispersivo.

  4. Paola P
    27 giugno 2011 alle 12:27 Rispondi

    Concordo con Michela. :)
    Bravo :)

  5. Daniele Imperi
    27 giugno 2011 alle 12:32 Rispondi

    Grazie :)

  6. Mauro
    30 giugno 2011 alle 17:42 Rispondi

    Daniele:

    lei sussurra quelle parole quando capisce che sta per morire, poi non ha più forza e smette di respirare

    Il problema credo che sia che – correggetemi se sbaglio – nel soffocamento prima si sviene, poi si muore; quindi, se lei smette di respirare e subito lui smette di strangolarla allora è svenuta, non morta.

  7. Daniele Imperi
    30 giugno 2011 alle 22:08 Rispondi

    Sì, ok Mauro ma:

    Le ultime parole che Lara aveva sussurrato a Matteo, prima di morire, furono “Ti sono vicina”. Poi aveva smesso di respirare, di lottare contro la morte,

    io ho tralasciato il resto, non ho scritto dopo quanto tempo che ha parlato è morta. Quindi potrebbe aver parlato, essere svenuta e poi morta :)

  8. Mauro
    30 giugno 2011 alle 22:42 Rispondi

    Vero, però l’impressione del testo – almeno, l’impressione che ha dato a me – è che l’abbia lasciata appena lei è svenuta: “Poi aveva smesso di respirare” mi ha dato l’impressione di una cosa avvenuta poco dopo, al massimo una manciata di secondi.

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