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Che cosa ho imparato dal mio blog

6 verità assolute sul mondo del blogging

6 verità assolute sul mondo del blogging

Manca poco al mio decennale nella blogosfera e non ho ancora pensato a cosa fare. Questʼanno, poi, doppio anniversario: saranno anche 5 anni di Penna blu. Nessuna festa, comunque, niente pasticcini, niente bevute. Oddio, una birra, per queste due occasioni, me la berrò di certo e alla vostra salute, anche.

Però, anche se non sono ancora arrivato a quei due traguardi, a forza di scrivere per i blog – i vari blog aperti – ma soprattutto per Penna blu, lʼunico rimasto e in cui abbia scritto tanto, penso di aver imparato molto.

Non credo sia finita qui. Non lo è di sicuro. Se Penna blu continuerà a pubblicare nei prossimi anni, ci sarà tanto altro da imparare. Chi vuol migliorare impara sempre qualcosa di nuovo.

E così ho voluto elencare le cose principali imparate in questi anni, che sono in pratica delle verità. Forse “assolute” è esagerato, ma è un aggettivo che funziona sempre. Però forse non è esagerato per niente. Ditemelo voi dopo averle lette.

Creare contenuti è dannatamente difficile

Più articoli a settimana pubblichi nel blog e più diventa complicato trovare idee interessanti. Ma anche se ne pubblichi solo uno, quellʼunico post settimanale deve essere buono, non dozzinale.

Secondo me il numero di post a settimana deve sempre avere come elemento dominante la qualità. Se scegliamo 7 articoli a settimana, quei sette devono essere di qualità. Non possiamo giustificarci dicendo “su sette i lettori possono trovarne anche due o tre non buoni”, perché nessuno ci obbliga a pubblicarne sette.

Un tempo il mio calendario editoriale aveva la settimana piena, poi ho diminuito per la nascita di un secondo blog. In realtà non è stato soltanto quello il motivo, perché ho preferito puntare di più sulla qualità. Avevo già iniziato eliminando alcune rubriche che, a pensarci adesso dopo tanto tempo, mi vergogno quasi di aver pubblicato.

Creare contenuti per il blog è difficile, me ne rendo conto ogni volta che voglio trovare qualche argomento di cui scrivere. Ho un file chiamato “Idee per post” che ne contiene 88. In un altro file ne ho 82. Cʼè una cartella con i file di post che ho deciso di non scrivere: ne contiene 108. Un altro file contiene 158 idee. E in totale siamo arrivati a 436 idee. Quante diventeranno post?

Non lo so, forse le ultime trovate. Più leggo quelle vecchie e più non mi viene in mente nulla da scrivere. Forse sʼè perso lʼattimo, chissà?

Però, se un post non piace prima a me, allora non mi va di scriverlo né di pubblicarlo.

Accontentare tutti è impossibile

Un blogger deve scrivere principalmente di ciò che ama. Nullʼaltro. Per me è questo il modo migliore per fare blogging, per creare contenuti interessanti. Se perdiamo di vista questa “regola”, il blog si trasforma in qualcosa di estraneo e dubito che potrà avere successo.

Questo ci porta a scrivere articoli che non tutti apprezzeranno. Ma è anche vero che accade in ogni blog. Qualcuno, qui, non apprezza i post sul Fantastico, perché non ama quel genere. In un periodo ho scritto articoli sul Fantastico con una certa frequenza, poi ho smesso per un motivo preciso: a me piace molto quel genere, è il mio preferito, ma questo non è un blog sul Fantastico.

Tuttavia ho in mente di scrivere ancora post su quel tema e qualche lettore dovrà saltare la lettura. Pazienza. Non si può accontentare tutti, non si deve nemmeno farlo, perché un blogger deve sentirsi libero, prima di tutto.

A me non piacciono tutti i post che vengono pubblicati nei blog che seguo, ma non me ne faccio un problema e continuo a seguire quei blog.

Cambiare, evolversi è un passo costante e obbligato

Quante volte è cambiato Penna blu? Ho perso il conto. Però è cambiato e cambierà ancora. Non parlo solo del numero delle pubblicazioni e del linguaggio, ma anche dei contenuti.

Il blogger sente di avere delle esigenze oggi che ieri non aveva. E domani ne avrà altre. La colpa è anche dei lettori, sì è anche colpa vostra se Penna blu è cambiato e se altri blog che seguite sono cambiati e cambieranno. Ma va bene così.

Il blog rappresenta lʼevoluzione del blogger, deve rappresentare anzi quellʼevoluzione. Le persone cambiano, cambiano le idee, si matura, si riflette su altro, si pone attenzione là dove un tempo cʼera indifferenza.

Esporsi, sempre, significa essere veri e reali

Che non significa raccontare tutti i fatti della vita privata. Ma come possiamo avvicinare i lettori se non ci facciamo conoscere almeno un poʼ? Se abbiamo paura a dire ciò che pensiamo?

Io sono per la piena libertà di parola delle persone. Se qualcosa mi dà fastidio – entro i temi del blog – voglio sentirmi libero di dirla. Il blog serve anche a questo. Che poi a qualcuno crei problemi, è un altro discorso. Ma è un discorso che a me non interessa.

Quando ho parlato dei libri peggiori che ho letto, ce nʼera qualcuno considerato “cult”, ma io sono andato dritto per la mia strada: se non mʼè piaciuto, cʼè poco da fare. Un lettore ha commentato dicendo di non seguire più il mio blog a causa di quel post. Beh, pazienza, gli ho risposto a tono, perché non sopporto certe prese di posizione. Manco avessi espresso delle idee politiche.

A me non piace dare il classico colpo al cerchio e alla botte: se se lo merita solo il cerchio, lo do al cerchio e basta.

Chi si espone è una persona reale. Il lettore la inquadra subito. Che non possa piacere a tutti non ha importanza: nessuno piace a tutti. Io apprezzo chi si espone, apprezzo gli autori “maledetti”, quelli che vanno avanti per la loro strada, che se ne fregano delle convenzioni e di scontentare la massa, di essere etichettati.

Diversificare i contenuti aiuta la creatività

Se qui parlassi solo di scrittura, non so per quanto potrei andare avanti. Alla fine i post strettamente inerenti alla scrittura sono un terzo di quelli pubblicati nel blog. Quindi avrei chiuso da un pezzo.

Come ho detto in un altro articolo, il blog migliore per uno scrittore è un blog orizzontale. Ma questa forse è una regola generale. Anche lʼorizzontalità dei contenuti rientra nel concetto di nicchia: temi affini sono una nicchia.

Diversificare gli argomenti del blog ci permette di spaziare in vari temi, appunto, quindi impieghiamo la mente a pensare in modo differente, a trovare soluzioni in vari ambiti.

E poi non dimentichiamo che argomenti correlati possono far nascere articoli: se parlo di un problema dellʼeditoria, ecco che può scattare un post sugli scrittori, sulla scrittura, sulla lettura, ecc.

Usare un linguaggio informale velocizza la scrittura

Se siamo troppo gessati, rigidi, accademici, è più difficile scrivere. Adesso riesco a essere più veloce proprio perché mi metto a scrivere come se stessi parlando. Ok, non è propriamente vero, però mi sembra che il linguaggio sia più… umano.

In alcuni blog viene istintivo scrivere in modo freddo e distaccato, specialmente se si sta spiegando qualcosa, come in una guida, in un tutorial. Ma penso che si possa spiegare qualsiasi cosa, anche la fisica quantistica, usando un linguaggio vicino al lettore.

Scrivere in modo informale non velocizza solamente la creazione dei post, ma anche la lettura e la comprensione da parte dei lettori.

Queste sono le mie sei verità assolute. E voi che cosa avete imparato scrivendo nei vostri blog?

22 Commenti

  1. Banshee Miller
    21 luglio 2015 alle 07:59 Rispondi

    Verità assoluta ma proprio assoluta è l’ultima, quella sull’informalità della scrittura. Concordo in pieno, ed è anche la più importante e fondamentale.

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2015 alle 13:30 Rispondi

      Sì, possiamo considerarla come la più importante di tutte.

  2. Chiara
    21 luglio 2015 alle 09:22 Rispondi

    Cit: “Chi si espone è una persona reale. Il lettore la inquadra subito. Che non possa piacere a tutti non ha importanza: nessuno piace a tutti. Io apprezzo chi si espone, apprezzo gli autori “maledetti”, quelli che vanno avanti per la loro strada, che se ne fregano delle convenzioni e di scontentare la massa, di essere etichettati”: sante parole!
    Io credo che ogni scrittore sia a modo suo un outsider: se vedessimo e percepissimo ciò che tutti vedono e percepiscono non avremmo niente di nuovo da dire, un minimo di dissenso secondo me è necessario. Uno scrittore deve andare dritto per la propria strada senza essere schiavizzato dal politically correct, altrimenti non esisterebbe l’arte.

    Per quel che riguarda l’informalità della scrittura, sono assolutamente d’accordo, però non credo sia direttamente proporzionale alla sintesi. Io sono informale (l’eccesso di formalità mi urta anche nel quotidiano) e ogni tanto scrivo anche qualche parolaccia, però sono prolissa. Me ne sono resa conto proprio ieri, quando ho riletto alcuni post: avrei potuto dire le stesse cose usando un 10% di parole in meno, e credo che mi eserciterò su questo, farà bene anche al mio romanzo.

    D’accordo anche sul fatto che non tutti gli articoli possono piacere a tutti, e non dobbiamo preoccuparci di questo: se un lettore è fisso, vuol dire che ne apprezza comunque la maggior parte. è giusto quindi che tu continua a scrivere articoli sul fantastico, così come è giusto che io continui a scrivere quelli spirituali… magari non mi entusiasmano come altri, ma li leggo comunque. è pur sempre un modo per conoscere un argomento nuovo, situato al di fuori dalla mia zona di comfort. :)

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2015 alle 13:35 Rispondi

      Vero, il dissenso serve e io dissento sempre e comunque :D
      Il cosiddetto politically correct mi dà proprio il voltastomaco.
      Non parlavo di sintesi, ma solo di velocità. Sì, tu sei un po’ prolissa, è vero, ma è una cosa che ho riscontrato sempre nelle donne che scrivono :D
      Ah, allora sei tu che non ami il fantastico! Ti toccherà subirne altri 3 entro settembre.

      • Chiara
        21 luglio 2015 alle 13:54 Rispondi

        Non li subisco: li leggo sempre volentieri, perché comunque aiutano a saperne un po’ di più. Però non ho i parametri adatti per poterli commentare, quindi taccio. :)
        Io credo che la prolissità sia giustificata solo quando necessaria. Io spesso abbondo in parole pur potendone usare meno, ed è un aspetto su cui intendo lavorare.

        • Daniele Imperi
          21 luglio 2015 alle 14:01 Rispondi

          Se taci, ti capisco, capita anche a me quando leggo articoli in cui non so proprio che dire, o perché sono temi che non conosco o perché non mi interessano proprio.

  3. Alice
    21 luglio 2015 alle 10:06 Rispondi

    …hai detto delle sacrosante verità…
    credo che, in particolar modo il fatto di non poter accontentare tutti, sia un fatto inesplicabile!

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2015 alle 13:36 Rispondi

      Sì, non penso che una persona provi interesse per l’intero archivio di un blog…

  4. LiveALive
    21 luglio 2015 alle 11:08 Rispondi

    A me, più che sul fantastico, piacerebbe leggere qualcosa sul fantascientifico. Ne necessito perché c’è un progetto che mi porto dietro da anni.
    Si può parlare di qualsiasi cosa in modo colloquiale (esistono anche libri sulla fisica dei buchi neri scritti in modo comico), ma anche essere accademici in tutto. Mah, a me, quando scrivo qualcosa di espositivo, sembra più semplice usare un ragionamento a punti, una strutturazione accademica (con “a punti” intendo proprio la struttura delle frasi: concetto, punto, concetto, punto…), ma l’importante è dire tutto in modo chiaro.

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2015 alle 13:37 Rispondi

      Sulla fantascienza vorrei scrivere qualcos’altro, in effetti, vediamo se metto a fuoco qualche idea che ho.
      Io ho letto un libro sulle realtà parallele scritto in modo molto semplice.

  5. Ferruccio
    21 luglio 2015 alle 13:37 Rispondi

    Un blogger deve scrivere principalmente di ciò che ama. Nullʼaltro. Per me è questo il modo migliore per fare blogging, per creare contenuti interessanti.

    Anche per me questo è il motore principale. Con questo principio si migliora giorno dopo giorno

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2015 alle 13:38 Rispondi

      Sono d’accordo. Ma questo punto lo metto proprio alla base del blogging.

  6. Francesco Magnani
    21 luglio 2015 alle 17:22 Rispondi

    È vero, scrivere contenuti di qualità è dannatamente difficile, è un impegno.
    All’inizio della mia avventura, mai avrei pensato di scrivere così tanti articoli con una certa costanza e sicuramente è dovuto al fatto che anche io spazio con gli argomenti. Tutt’ora sto imparando a scrivere fregandomene del giudizio, perché ho capito che, esporsi aumenta la credibilità.
    Se sono migliorato un grazie va anche a te e Penna Blu ;)

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2015 alle 18:17 Rispondi

      Mi fa piacere :D
      Fai bene, fregatene e vai avanti. Lo capirai da solo, poi, se stai andando nella giusta direzione.

  7. Marco
    21 luglio 2015 alle 17:39 Rispondi

    Credo di dover lavorare ancora sul linguaggio informale: posso e devo fare di meglio. E anche sull’espormi di più, ma non mi va molto, anche se credo che sia evidente che cosa penso, e come la penso.
    Però mi dico che dovrei fare di più anche per “agganciare” altri lettori. Vedremo…

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2015 alle 18:19 Rispondi

      Esporsi non significa mettere in piazza i propri fatti personali :)
      Sul linguaggio hai ragione, non è formale il tuo, ma neanche tanto sciolto, secondo me.

  8. Diego Ricci
    21 luglio 2015 alle 18:45 Rispondi

    Ciao Daniele,
    è sempre coinvolgente leggerti. Mi sei stato utile in tante occasioni e la tua forza e determinazione, che emergono da come scrivi, mi hanno stimolato a provarci. E’ vero: più scrivi e più impari, o così almeno dovrebbe essere. Le riletture ad alta voce mi stanno aiutando tanto a sfrondare per andare al sodo. Per farmi capire. Questo credo sia un obiettivo basilare mentre quello principale è emozionare e coinvolgere, prima di tutto se stessi.

    • Daniele Imperi
      22 luglio 2015 alle 08:08 Rispondi

      Ciao Diego, grazie.
      Hai detto bene: così dovrebbe essere :)
      Non vale per tutti questo metodo. La lettura ad alta voce non riesco ancora a farla, ma prima o poi proverò.

  9. Fabrizio
    22 luglio 2015 alle 23:49 Rispondi

    È poco tempo che ho un blog, meno di un anno, per cui non é che abbia ancora imparato quel granchè.
    Comunque noto che i miei primi post erano piú “densi” di contenuti, forse cercavo di mettermi un pò in mostra. Ora li “delimito” di piú, anche perché, altrimenti, brucio contenuti che potrebbero essere alla base di un nuovo post.
    Insomma, cerco di economizzare un pò…. del resto sono di Genova…

    • Daniele Imperi
      23 luglio 2015 alle 07:46 Rispondi

      Ciao Fabrizio, benvenuto nel blog.
      Mettere più informazioni del necessario in un post non è utile, specialmente nel tuo caso, quando puoi approfondire il discorso con altri articoli.

  10. Riccardo
    25 luglio 2015 alle 23:04 Rispondi

    Ciao!
    Hai detto sicuramente delle cose giustissime, soprattutto sullo stile sella scrittura, anche se la fisica quantistica (cosa che studio, ahimè) non credo si possa spiegare come se stessi scrivendo questo post :D diciamo che è molto complicato anche per me, poi, scrivere, influenzato infatti da quello stile di scrittura.
    Infatti, ho aperto da poco un blog per cercare di disintossicarmi, se questa è la parola giusta.
    Un abbraccio! :)

    • Daniele Imperi
      27 luglio 2015 alle 07:26 Rispondi

      La fisica quantistica è stata un’esagerazione, ma ho letto un libro di Brian Greene, La realtà nascosta, e è stata una lettura abbastanza veloce, anche se, non avendo una base di Fisica, alcuni concetti non mi erano chiari. Però usava un linguaggio molto chiaro, ma non si rivolgeva a chi era digiuno di Fisica. Il succo del discorso è che al linguaggio usato è legata gran parte del successo di un blog.

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