Il valore delle recensioni

Il valore delle recensioni
Come considerate le recensioni ai vostri #ebook?

Parlando con un’amica, Francesca del blog The Omega Outpost, ci siamo scambiati qualche parere sulle recensioni delle opere di autori emergenti e da lì m’è venuta l’idea di scrivere questo post. È chiaro a tutti che in alcuni casi c’è gente che stronca un romanzo che magari merita attenzione, così come ne viene lodato un altro che magari ha tantissime lacune.

Chiediamoci prima di tutto: chi scrive le recensioni? D’accordo, sono i lettori. E ogni lettore giudica dall’alto della sua cultura e delle sue opinioni. Sono esseri umani a scrivere quelle recensioni e non rappresentano certo la verità assoluta.

Possiamo classificare le recensioni in 3 gruppi:

  1. autori che hanno deciso di leggersi e recensirsi a vicenda
  2. lettori che leggono e recensiscono
  3. scrittori che leggono e recensiscono

Queste recensioni hanno, per molti, valori differenti. E anche per me, ma solo in un caso.

Scambio di recensioni

Equivale allo scambio link: quale sarebbe il valore aggiunto? Nessuno. No, non credo che accetterò mai di fare uno scambio di recensioni. Lo dico tranquillamente: se scrivi una storia d’amore, io non la leggo, così come se scrivi di un argomento che a me non piace. Tu, ovviamente, sei libero di non leggere me e buona pace per tutti.

A me piacciono le recensioni naturali e qualche volta ho trovato chi ha recensito alcuni miei racconti. Due lettori, finora, che hanno sì apprezzato, ma anche criticato qualcosa. A me ha fatto piacere, ancor più per il fatto che le ho scoperte per caso.

Ma, davvero, che senso ha scambiarsi le recensioni? Che informazioni stiamo dando ai lettori? L’unico scambio che reputo valido e veramente utile è scambiarsi le letture: ti leggo e ti dico cosa per me non va, considerando che sono un signor nessuno e non un editor affermato.

Recensioni di lettori comuni

Le più valide, perché rappresentano i nostri clienti-lettori. Le più valide perché spontanee. Ovvio che ci può scappare il troll di turno, il ragazzino che non ha capito nulla della nostra opera e spara a zero dandoci degli scarabocchia-carta. Ma quello è da mettere in conto.

Quello che dico sempre è: una volta che scegliamo di pubblicare, anche sul blog, ci stiamo mettendo alla mercé del pubblico. Siamo davvero pronti per questo? Sicuro? Non è questione di timidezza, ma di maturità: due cose ben diverse.

Lo dico in tutta sincerità: appena pubblicherò quel benedetto ebook – sono a pagina 40 e ho appena finito i 5/39° della storia – io non vedo l’ora di ricevere una recensione, anche se negativa. Significa che qualcuno ha comprato e letto il mio ebook.

Recensioni di scrittori

Valide come le altre. Tanto non mi leggerà mica Stephen King o Andrea Camilleri o Umberto Eco, no? Se mi leggerà qualcuno di voi che scrive, per me sarà sempre un lettore. Hanno più valore secondo voi quelle recensioni, solo perché sono state scritte da altri scrittori? E perché?

Certo, i complimenti dai colleghi fanno piacere, perché sanno più degli altri cosa significa scrivere, sono sulla stessa nostra barca. Ma perché devono avere più valore di un comune lettore?

Recensioni a 5 stelle

Prima di comprare un libro su Amazon, do un’occhiata alle recensioni. Amazon è furba, mette in risalto solo quelle a 5 stelle, ma io vado prima a leggermi quelle a una stella. Poi anche le altre. Che significa questo? Che i lettori sono lettori, appunto, esseri umani che leggono e esprimono la loro opinione.

Se a me quel libro interessa, lo compro, nonostante ci siano recensioni a 1 o a 2 stelle. Se invece non mi convince, non saranno certo 20 recensioni a 5 stelle a spingermi all’acquisto.

Recensioni di amici e conoscenti

Quanto potranno essere spontanee, secondo voi? Mi spiego: riuscireste a scrivere una recensione negativa di un ebook di un autore che conoscete e con cui magari interagite ogni giorno nei rispettivi blog e profili sociali? Non rispondete di sì, ché non ci credo.

Però dovete farlo. È un vostro dovere, proprio così. Se davvero avete stima di quella persona, allora non potete certo prenderla in giro valorizzandone un’opera che, secondo voi, è carente per vari aspetti. Come fate, poi, a guardarla ancora in faccia?

Che valore date alle recensioni?

Quelle scritte e scambiate, quelle dei lettori comuni, quelle degli scrittori e, infine, quelle di gente che conoscete: potete fare una sorta di classifica di gradimento?

Categoria postPublicato in Editoria - Data post10 maggio 2014 - Commenti27 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Francesca 10 maggio 2014 at 06:29

    Che onore essere citata! #^_^#

    Sono d’accordo con quanto dici, come già abbiamo avuto modo di discorrere via mail.
    Mi sentirei una lettrice “disonesta” se non dicessi il mio parere (che rimane un gusto personale, non una verità assoluta) sincero su ciò che leggo.
    Questo vale anche per quanto pubblicato da persone che conosco: o dico liberamente ciò che penso, oppure piuttosto sto zitta (e magari ne parlo in privato con la persona in questione). :)

    • Daniele Imperi 10 maggio 2014 at 07:48

      Beh mi hai dato tu l’idea, quindi la citazione era dovuta :)
      A me non interessa se un amico scrive una brutta recensione su un mio libro. Anzi ne apprezzo l’onestà.

  • franco battaglia 10 maggio 2014 at 07:04

    Credo sia tutto molto discrezionale e soggettivo (come su tripadvisor.. tanto per fare un paragone mooolto irriverente…). A maggior ragione per un libro (ma vale anche per un racconto, un articolo, un post), che è un prodotto soggettivo come pochi altri (cinema ad esempio). La recensione rispecchia proprie personali aspettative e gusti, chi se la becca ovviamente deve spulciare dall’affetto quelle delle persone che bene o male sono in rapporti più o meno stretti con lui, e io farei a meno anche di quelle professionistiche di chi legge a pagina 7, 21 e 84 e poi, se non scatta il feeling, frulla il libro nel dimenticatoio. Sfronda sfronda rimane la recensione di un tizio che ti ha letto casualmente sul blog, gli sei diventato vagamente simpatico, ti ci sei, forse, pure intrattenuto con qualche formale scambio di mail ed opinione, e che ora, col cuoremuscolo in mano (scevro da qualsivoglia condizionamento), ti esorta senza fronzoli ad una decisa variazione di mestiere.

    • Daniele Imperi 10 maggio 2014 at 08:27

      Bisogna capire, come dicono molti, che il giudizio su un’opera è appunto sull’opera e non sulla persona.

  • ferruccio 10 maggio 2014 at 08:18

    Dal mio punto di vista non sono veritiere, tieni presente che a volte si compra un ebook solo perché ci si sente in dovere con l’amico

    • Daniele Imperi 10 maggio 2014 at 08:25

      Non vorrei mai che un amico comprasse e leggesse un mio romanzo solo per “dovere amicale”. Io non lo faccio e lo dico apertamente.

  • ferruccio 10 maggio 2014 at 08:19

    dimenticavo, io nel mio caso specifico mi limito a segnalare ebook, nelle recensioni dubito che sarei completamente onesto

    • Daniele Imperi 10 maggio 2014 at 08:25

      Sbagli, Ferru :)
      Devi esserlo, specialmente se sai che l’autore vuole che tu sia così.

      • ferruccio 10 maggio 2014 at 09:04

        Lo so che sbaglio e infatti è una scelta che ho fatto quella di non recensire. almeno pubblicamente

  • Salvatore 10 maggio 2014 at 10:33

    Di recensioni non ho alcuna esperienza. Invece apprezzo le critiche, soprattutto quelle spassionate. Ad esempio, mi è capitato di inserire alcuni racconti – esercizi di scrittura – in un forum letterario e di venire sia apprezzato, sia criticato. Tutto è utile. Anche la critica fatta con distrazione, anche la critica fatta con invidia, anche la critica fatta perché il lettore sentiva il bisogno di criticare qualcuno, a casaccio. Perché l’insieme ti da una visione. Non il singolo commento, ma l’insieme dei pareri.
    A proposito, davvero sei interessato a leggere e criticare – tempo permettendo – qualche racconto? Perché ti riempio la casella mail! :)

    • Daniele Imperi 10 maggio 2014 at 17:33

      Sui forum puoi trovare gente in gamba.
      Non ho mai detto che sono disposto a leggere e criticare! Non ne ho proprio il tempo :D

  • helenia 10 maggio 2014 at 11:55

    Coomplimenti a Francesca e a Daniele !! ;)

  • MikiMoz 10 maggio 2014 at 13:02

    Il problema è che una recensione tiene sempre conto -come dici- del bagaglio culturale e del gusto personale di ognuno.
    Le recensioni che valgono incodizionatamente sono quelle che stroncano un’opera quando questa presenta effettive lacune o, per dire, strafalcioni grammaticali :)

    Moz-

  • GiD 10 maggio 2014 at 13:35

    L’opinione dei lettori è di certo quella più importante, però c’è da dire che la recensione di uno scrittore dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) avere il valore aggiunto della competenza.
    Se uno storia funziona funziona, c’è poco da discutere, ma se una storia non va, se un romanzo ha delle lacune, allora la recensione dello scrittore diventa, se ben fatta, più utile di quella del lettore.
    Il lettore ti dirà che la prima parte del romanzo è noiosa. Lo scrittore, se davvero lo è, ti dirà perché la prima parte del romanzo è noiosa.

    Ovviamente dipende tutto dal tipo di recensione e dal tipo di scrittore che ti recensisce, ma sono comunque convinto che il giudizio di un addetto ai lavori abbia un’utilità diversa rispetto a quello di un semplice lettore. Magari non direi che “vale di più” (ché detto così suona malissimo), però è innegabile che lo scrittore veda cose che il semplice lettore non vede.

    P.S.
    Io con “scrittore” intendo chiunque si occupi di scrittura, non importa se e con chi abbia pubblicato.

  • Enzo 10 maggio 2014 at 14:52

    Ciao Daniele,
    il parere di qualcuno è sempre impetuoso. Lo paragonerei a un “pugno”; riceverne uno fa sempre male, no?
    Ma poi si impara molto da quel “cazzotto”. Ci s’ impara a difendersi, a parare i colpi e a mettersi al sicuro da altri pugni.Non credi?

  • Lisa Agosti 10 maggio 2014 at 18:23

    A me piace editare romanzi, anche se non sono del genere che scrivo. Imparo più dagli errori degli altri che dai miei perché li vedo più chiaramente, essendone distaccata. Per quanto riguarda recensire gli amici, la mia totale assenza di doti diplomatiche per una volta non è un difetto ma una virtù, e già tre libri che ho aiutato ad editare sono stati accettati da case editrici!
    Un aneddoto recente e veloce: la madre dell’autore commenta: “Mi è piaciuto molto il tuo libro, tesoro, peccato che negli anni ’50 non ci fosse l’amniocentesi quindi come faceva la madre a sapere che avrebbe avuto un maschio?” della serie: come distruggere una trama in trenta secondi!

    • Daniele Imperi 11 maggio 2014 at 07:04

      Vedi quanto è importante la documentazione? Io controllo sempre se gli oggetti che metto nelle storie esistono nell’epoca che ho scelto.

  • Fabio Amadei 10 maggio 2014 at 19:43

    Secondo me e’ sempre un problema di onestà . Quando esprimiamo un giudizio e lo facciamo con lo spirito di aiutare il nostro collega – lettore , va sempre a buon fine e chi lo riceve ne fa tesoro, anche se sono critiche o stroncature. Diamo una mano a correggere il tiro, a farlo riflettere e a fare meglio e bene. Con lo stesso lavoro o con un lavoro futuro.

    • Daniele Imperi 11 maggio 2014 at 07:09

      In effetti penso che una recensione negativa ti possa aiutare nelle prossime opere che scriverai. Ma quanti lo capiscono?

  • Grazia Gironella 10 maggio 2014 at 21:24

    Lettori comuni forever, per conto mio; se poi postano la loro opinione anche su Goodreads, aNobii o Amazon, meglio.
    Il problema della recensione fatta a un amico è molto reale. Non faccio scambi di recensioni, perciò di solito ne sono fuori, ma capita ugualmente che io acquisti il libro di qualcuno che conosco, magari per dargli una mano, senza neanche l’intenzione di leggerlo se il genere non mi piace. Se però lo leggo e non mi piace, non me la sento di scrivere finte lodi (un trattamento che spero anche di non ricevere!), perciò in quei casi scelgo il silenzio. Non passa inosservato, naturalmente, ma è l’unico compromesso che trovo accettabile.

    • Daniele Imperi 11 maggio 2014 at 07:13

      Sì, se le recensioni appaiono in giro è un bene. Neanche io potrei fare l’ipocrita, quindi al massimo non scrivo nulla.
      Ma tanto non scrivo più da tempo recensioni, quindi il problema non si pone.

  • Kinsy 14 maggio 2014 at 08:46

    Condivido: il commentatore migliore è il lettore comune, che ha letto la storia solo per il gusto di farlo e non per scambio di favori o per smontare un collega scrittore. Sì, hai capito bene. E’ già capitato che quei scrittori che non sono ancora riusciti a pubblicare, leggano i propri colleghi più fortunati con lo scopo di denigrarli e smontare le loro opere, solo per pura invidia.
    Ma ben vengano, però, le critiche costruttive! Utilissime, quasi essenziali per uno scrittore con la “s” maiuscola!

    • Daniele Imperi 14 maggio 2014 at 12:56

      Certi lettori credo però si riconoscano subito… l’invidia ha le gambe lunghe.

  • LiveALive 17 maggio 2014 at 13:30

    Ciao Daniele!
    Io credo che se si prende il testo come opera estetica, non può esistere una recensione oggettiva. Un giudizio estetico infatti deve necessariamente mettere alla sua base un canone, o comunque un postulato; ma diversi lettori hanno diverse esigenze, e quindi anche diverse aspettative e diversi desideri. Ci sono alcuni (come i critici della Scuola di Chicago) che ritengono che sia possibile determinare dei criteri per dare un giudizio oggettivo. Io però credo che, per il lettore comune, la cosa migliore sia trovare dei recensori che hanno gusti e desideri simili ai propri: non ha senso seguire un recensore che crede che il contenuto debba stare al di sopra dello stile se il tuo scrittore preferito è Proust, così come non ha senso seguire un recensore che ti fa le analisi stilistiche se tu non vuoi altro che una storia di Dumas. Per l’autore, invece, qualsiasi parere è utile: basta che poi sappia usare la sua sensibilità per capire quale critica rispecchia anche la sua volontà, e quale invece non può condividere.

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