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Come misurare il valore dei contenuti

Valore dei contenuti
State creando contenuti per il vostro blog, giusto? Siete liberi professionisti, siete aziende e volete emergere sui motori di ricerca e costruirvi una rete di contatti. Ma quanto vale ciò che create e pubblicate? E quanto vale ciò che leggete altrove?

Non sto parlando di soldi, ovviamente. Quelli arriveranno se avrete scritto contenuti di qualità, perché ci sono dei criteri da rispettare quando si creano contenuti per il web. Parlo invece dell’effettivo valore per gli utenti, i destinatari della vostra comunicazione online.

Perché analizzare il valore dei contenuti?

Per migliorare la strategia di content marketing. Tempo fa, nel mio blog Penna blu, avevo iniziato a pubblicare una serie di post su come scrivere contenuti per ogni tipologia di blog. Erano previsti 10 articoli e dopo 8 ho lasciato perdere, ma avrei dovuto farlo prima. Perché?

  1. I post hanno ricevuto pochissimi commenti, anche zero qualche volta.
  2. I post hanno ricevuto scarsissime condivisioni, diciamo pure nessuna.
  3. I post erano troppo tecnici per il mio pubblico.

E qui possiamo capire come un contenuto debba rispondere a precise esigenze dei lettori cui è rivolto.

I contenuti nel web hanno due pesi e due misure

Sì, proprio così. O, almeno, è quello che noto ogni giorno. Mi capita molto spesso di leggere articoli brevissimi, pieni di ovvietà e banalità, anche con errori di italiano e punteggiatura, che ricevono un apprezzamento scandalosamente elevato.

Perché questi contenuti sono condivisi così tanto dai lettori?

Perché nel web esistono due tipi di blogger:

  1. i guru o, come molti preferiscono chiamarli oggi, gli influencer
  2. tutti gli altri

È quasi una battaglia persa in partenza. Dico quasi, perché nulla è certo nel web, non esiste una legge in questo senso. È però una battaglia durissima. Ho letto alcuni articoli ben scritti, che offrivano spunti di riflessione unici e anche fuori dal coro, che non hanno avuto seguito.

Perché questi articoli restano nell’ombra?

Perché non c’è un nome dietro a quei contenuti. Chiamatelo brand, se volete, ma i lettori sono più propensi a condividere – e quindi a ritenere più validi e degni di attenzione – i contenuti creati da nomi consolidati.

Tutto questo discorso a cosa serve? A cercare di capire come valutare un contenuto, al di là, quindi, della persona che lo ha creato e pubblicato.

Come misurare la qualità e l’utilità dei contenuti

Io uso due metriche: una puramente numerica (oggettiva) e un’altra sperimentale (soggettiva). Nella prima mi baso su ciò che vedo macroscopicamente, che mi dà quindi un’idea generale su quanto possa essere stato apprezzato il contenuto pubblicato. Nella seconda, invece, mi baso su un’analisi più profonda e accurata, ma che reputo più attendibile.

Perché la prima è oggettiva e la seconda soggettiva? Perché la prima è visibile a chiunque, o quasi, ma comunque è rappresentata da dati numerici che possono essere visti e forniti, mentre la seconda è più personale e non quantificabile, ma per me ha un’affidabilità maggiore.

Analisi numerica

  • Visite ottenute nel blog in un giorno specifico: non posso avere questo dato su altri blog, ma quando ho pubblicato articoli che hanno avuto successo, quel giorno le visite del blog sono aumentate. È un dato che ho riscontrato sempre. Da cosa dipende? Sicuramente dal tam tam che si genera con continue condivisioni sui vari social media. Possiamo chiamarlo passaparola.
  • Visualizzazione della pagina: su Google Analytics possiamo vedere quante letture ha avuto un nostro post. Alla voce “Comportamento/Contenuti del sito/Tutte le pagine” leggete quante volte è stata visualizzata una pagina. In questo blog il post che è stato più letto è la guida alla scrittura per il web.
  • Numero di commenti: se un post riceve tanti commenti, ha fatto presa sui lettori. Ha creato uno stimolo alla discussione. Il mio articolo sulla scrittura online ha avuto più commenti, finora, se escludo il primo post del blog. E devo escluderlo, perché è stata una novità e ha ricevuto parecchie condivisioni, ma quel numero non può rappresentare un dato attendibile sulla qualità e il valore del contenuto.
  • Numero di condivisioni: quante volte quell’articolo è stato condiviso sui vari social media. La mia guida (nel momento in cui sto scrivendo) ha avuto 55 retweet, 57+ su Google Plus, 24 Mi piace su Facebook e 21 condivisioni su Linkedin. Non posso sapere, però, se tutti questi numeri corrispondono ad altrettante letture.

Analisi realistica

  • Analisi del contenuto: com’è scritto quell’articolo? Sì, io guardo anche la proprietà del linguaggio (non lo stile, ché è personale), la grammatica – non ancora presa in considerazione da tutti – e che cosa comunica il post. Spesso, come ho detto prima, leggo fuffa, chiacchiere attorno a concetti fritti e rifritti. Un buon contenuto deve dire ciò che non è stato ancora detto. Ciò che non piace a molti, anche, offrire quindi prospettive diverse e contrarie alle opinioni del momento.
  • Esperienza di lettura: sono soddisfatto dopo la lettura? Sono riuscito a leggere il testo velocemente? Sono riuscito a comprenderlo subito? Un post è comunicazione, non dimentichiamolo mai. Non facciamo pensare il lettore. Facciamolo leggere. Pensare verrà dopo, ma ne parlo nel punto successivo.
  • Esperienza formativa: quanto ho guadagnato da quella lettura? Chi legge i miei blog ha notato come cito spesso altri blogger. Perché? I motivi sono due: mi hanno ispirato l’articolo che ho scritto o mi hanno fornito risorse utili che voglio condividere. Mi hanno, quindi, insegnato qualcosa.
  • Autore del contenuto: se è il classico guru, sono sicuro al 90% che non mi darà nulla di buono il suo post, a meno che non si chiami Chris Brogan o Neil Patel. Prevenuto? No, è esperienza. Ma ho scritto 90, non 100%. A me non interessa il nome dell’autore in sé, ma chi è nel suo campo, cosa fa, quali sono le sue competenze. Se poi non è famoso, a me non importa.
  • Qualità dei commenti: la discussione è importante. I commenti devono alimentarla. Ma sta anche al blogger incentivare questa discussione. Proprio dai commenti ho avuto l’opportunità di scrivere diversi articoli.
  • Interazioni sui social media: non condivisioni, quindi, ma risposte, discussioni su Twitter, su Google+, ecc. L’interazione porta il vostro contenuto a un livello più alto.
  • Link ricevuti: quando ho parlato di come l’ebook sia importante in una strategia di content marketing, ho accennato ai tantissimi link ricevuti al post della segnalazione della mia guida a WordPress. Significa che ne hanno parlato in molti. Questo è un dato prezioso – e non solo dal punto di vista SEO – ma perché altre persone hanno creato contenuti per parlare di altri contenuti. Sì, proprio di quelli nostri.
  • Contatti aumentati sui social media: ho visto persone seguirmi su Twitter dopo aver trovato e condiviso un mio post e questa è stata anche una grande soddisfazione.

Quando è valido un contenuto, secondo voi?

Come misurate il valore dei contenuti che leggete online e di quelli che create? Su quali analisi vi basate?

6 Commenti

  1. Francesco Magnani
    16 aprile 2014 alle 14:58 Rispondi

    Ciao Daniele, mi piace la tua analisi dettagliata.

    All’inizio seguivo la massa e condividevo a ruota libera, poi, con il tempo, ho imparato a riconoscere i contenuti di qualità ed ho avuto modo di conoscere tanti blog meno conosciuti, ma non per questo meno importanti. Grazie ai social ho stretto nuovi contatti e amicizie.

    Per quanto riguarda i contenuti creati da me, a volte, affronto tematiche note, ma sempre personalizzate ed altre volte azzardo, sviluppando post originali che vanno un po’ contro corrente. Ovviamente, quest’ultimi, non sempre ottengono molte interazioni, ma sono sicuro che con il tempo la qualità e la costanza verranno premiate.

    • Daniele
      16 aprile 2014 alle 15:02 Rispondi

      Ciao Francesco,

      grazie.

      Anche per me, più o meno, è stato lo stesso. Col tempo ho imparato a riconoscere quali siti e blog potevano essermi utili.

      Sul numero di condivisioni non fare affidamento più di tanto: può significare tante cose, non per forza che il tuo post non è stato apprezzato.

  2. Sandro
    18 aprile 2014 alle 17:38 Rispondi

    Detto da uno che si affaccia ora sul mondo dei blog, mi sembra un ottimo articolo, utile e originale. Come in generale tutto il blog.

    • Daniele
      18 aprile 2014 alle 17:46 Rispondi

      Ciao Sandro, grazie e benvenuto nel blog :)

      Ne stai per aprire uno tuo?

  3. Sandro
    18 aprile 2014 alle 22:23 Rispondi

    Beh sì, sono un linux user interessato al webdesign oltre che gattofilo. E creare qualche contenuto utile nato dalle mie peregrinazioni sul web. Sono arrivato qui proprio per la tua guida wordpress ( che spero sia ancora attuale per le nuove versioni ). Anche se poi per l’istallazione sullo spazio ifelino.com ( One.com ) non ho dovuto far altro che un paio di click di mouse per istallare e rendere operativo wordpress, credo che personalizzarlo è tutt’altra cosa e avrò bisogno di studiarci parecchio. Credo di essere capitato nel posto giusto.
    Articoli dai titoli chiari, si leggono d’un fiato e non sono scritti ( o almeno non mi sembrano visto che sono utili ) giusto per posizionare il blog su ricerche chiave…del tipo “tutti i segreti per..” e poi dentro non ci trovi quasi nulla.

    • Daniele
      19 aprile 2014 alle 07:31 Rispondi

      La guida a WordPress devo riscriverla da capo e magari, ora che è uscita la versione 3.9, mi deciderò a fare.

      No, non scrivo mai per posizionare il blog, anche se ovviamente devo posizionarlo. Quando mi vengono idee su quel genere di contenuti, quelli appunto su alcune ricerche particolari, valuto bene se posso dire davvero qualcosa di utile.

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