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Attenzione all’uso delle parole

Uso della parola, quadro di MagritteQuando si scrive una storia bisogna misurare le parole. Se è vero che tutte le parole italiane fanno parte della lingua italiana, è anche – e soprattutto – vero che non tutte hanno la stessa età.

Ogni scrittore deve fare attenzione alle parole che usa, perché non tutte possono adattarsi alla storia che sta scrivendo. È quindi importante che, prima di usarne una, lo scrittore risponda a una serie di domande.

Quando è apparsa la parola nella lingua italiana?

In un racconto ambientato negli anni ’80 avevo usato la parola “metastasi”. Mi era però venuto il dubbio che fosse più recente e sono andato a controllare sul dizionario. La parola risale addirittura al 1665.

Non sarebbe stata corretta, quindi, in una storia ambientata nel 1300. Non esisteva a quel tempo il concetto di metastasi. Nel mio caso quel termine era una condizione di cui si parlava nel racconto, un concetto espresso dai personaggi della storia.

La parola è pronunciata dal narratore o dai personaggi?

In una storia è importante differenziare narratore e personaggi. Far pronunciare a un monaco del 1300 la parola “metastasi” sarebbe un errore grave. Ma se il narratore descrivesse l’Inquisizione come “una metastasi che non si arresta”, il discorso, secondo me, cambia.

La parola indica qualcosa che esiste, ma a cui non è stato ancora dato un nome. Un personaggio quindi non può pronunciarla, perché non la conosce, ma il narratore se ne può servire perché sta comunque descrivendo qualcosa di reale.

Diversamente sarebbe se il narratore dicesse “Il monaco fuggì dall’abbazia veloce come un aereo supersonico”. La stonatura è molto evidente. Nel 1300 non esistevano aerei supersonici.

La parola fa parte del mondo descritto o è usata come similitudine?

La questione si fa più delicata, perché potrebbe non risultare così facile la differenza. Nella frase su menzionata, in cui il narratore indicava l’Inquisizione come “una metastasi che non si arresta”, la parola è usata come semplice similitudine da parte del narratore.

Se invece il narratore avesse scritto: “Il monaco, visitando il novizio malato, riscontrò una metastasi estesa in tutto il corpo” , avrebbe commesso un errore. Il monaco, per quanto possa essere bravo come medico nel 1300, non potrebbe riscontrare qualcosa che esiste ma che nessuno ha ancora indicato con quel termine.

Il narratore è dei tempi moderni o di quelli narrati?

Altra differenza da mettere in conto. Finora ho parlato del narratore come della voce senza volto che descrive le scene e le azioni di una storia. Ma esistono casi in cui il narratore fa parte del mondo descritto.

Possiamo prendere come esempio le avventure di Sherlock Holmes, narrate da Watson. Oppure alcuni racconti di Poe e Lovecraft. In quei casi il lettore sa subito che la storia ci viene narrata da uno dei protagonisti.

La trilogia di Excalibur di Bernard Cornwell, ma anche altri suoi romanzi sul Medioevo, sono narrati in prima persona, come se il protagonista stesse scrivendo le sue memorie. In quei casi il vocabolario del narratore deve essere limitato a quello del periodo storico – e geografico, aggiungo – descritto nella storia.

Avete mai pensato alle situazioni che ho illustrato? Quanti si prendono il disturbo di controllare la data di nascita di una parola sul dizionario?

14 Commenti

  1. Romina
    30 novembre 2011 alle 10:28 Rispondi

    Bellissimo post! L’etimologia e la comparsa delle parole in una lingua sono fattori importantissimi. Il dizionario etimologico può essere di grande aiuto. Misono posta il problema quando ho scritto testi ambientati nel passato e soprattutto se narrati dal protagonista. Tutte le distinzioni che hai fatto sono più che doverose… potrebbero sembrare scontate ma spesso non lo sono. Ogni tanto è bene fare il punto della situazione. Grazie!

  2. Attenzione all’uso delle parole | Scrivere e leggere libri | Scoop.it
    30 novembre 2011 alle 10:54 Rispondi

    […] Attenzione all’uso delle parole […]

  3. Lisa Corradini
    30 novembre 2011 alle 19:17 Rispondi

    Ciao Daniele,

    in effetti non ci ho mai pensato. Non mi è ancora capitato di scrivere storie ambientate in epoche lontane.
    Al di là dell’etimologia della parola mi è però capitata una discussione tra narratore e personaggi sul forum del concorso I Pirati di Limana. Nel racconto mi sono servita di personaggi bambini descrivendoli con una voce narrante in terza persona.
    Mi è stato segnalato che alcune parole usate dal narratore erano troppo poetiche e anomale per essere utilizzate in quel tipo di racconto di bambini ma credo che la voce narrante sia libera di usare un linguaggio complesso lasciando al dialogo la forma di un linguaggio adolescenziale.

  4. Daniele Imperi
    30 novembre 2011 alle 19:25 Rispondi

    @Romina: grazie :)

    @Lisa: anche secondo me narratore e dialoghi sono testi differenti. Un bambino deve parlare in modo semplice. Se ti va di leggerlo, ho scritto un articolo su come far parlare i bambini nelle storie, ponendomi quel quesito.

  5. Il meglio di Penna blu – Novembre 2011
    1 dicembre 2011 alle 05:05 Rispondi

    […] a leggere Attenzione all’uso delle parole. Tweet Archiviato in Risorse il 1 dicembre 2011 – Aggiungi un […]

  6. Lisa Corradini
    1 dicembre 2011 alle 09:38 Rispondi

    @Daniele: letto, grazie.

  7. Lisa Corradini
    1 dicembre 2011 alle 09:40 Rispondi

    @Daniele: dimenticavo, ottima la scelta di Magritte, è uno tra i miei pittori preferiti.

  8. Daniele Imperi
    1 dicembre 2011 alle 09:49 Rispondi

    @Lisa: non ricordo più che ricerca ho fatto per trovare la giusta immagine, ma quella era la più azzeccata :D

  9. Come scrivere un racconto fantastico
    24 giugno 2013 alle 05:01 Rispondi

    […] La revisione anche ha avuto un buon peso: dopo la stesura ho dovuto sostituire alcune parole, tre mi pare, che risultavano anacronistiche. Se la storia è ambientata nel XVIII secolo, non posso usare una parola entrata nel dizionario nel 1960. Bisogna fare attenzione alle parole che si usano. […]

  10. mk66
    11 agosto 2014 alle 16:33 Rispondi

    Interessante.
    Questo tuo post, come molti altri, mi ha appena aiutato a evitare un gravissimo errore. Grazie :D

  11. mk66
    12 agosto 2014 alle 15:02 Rispondi

    Nel caso specifico, mi sono reso conto di aver usato termini gergali (provenienti dal mio lavoro) nell’ambito di un racconto che sto scrivendo (e che non ha nulla a che fare col mondo dell’ingegneria e dell’impiantistica)
    I termini li uso ogni giorno, quindi non mi sono nemmeno reso conto di averli inseriti nel testo del racconto, fino a quando ho letto questo tuo articolo e mi è venuto il dubbio, così ho corretto.

  12. Filippo Coppolino
    20 novembre 2014 alle 10:39 Rispondi

    Accidenti! E’ qualcosa su cui non avevo mai riflettuto.
    Condivido appieno i contenuti.

    Una curiosità: come è possibile riscontrare da quanto tempo una parola è usata?

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