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L’urgenza narrativa

L'urgenza narrativa
Riuscire a tenere il lettore incollato al libro è il sogno di ogni scrittore

Che scriva un romanzo di 1000 pagine o un breve saggio, lo scrittore deve catturare l’attenzione del lettore all’inizio, deve dargli una valida ragione per quello sforzo – una ragione per continuare a leggere. Al mio corso di scrittura chiamo questa tecnica urgenza narrativa. Shawn Mihalik

Non so se sia corretto tradurre letteralmente narrative urgency, ma sinceramente, dopo aver chiesto anche in un valido forum, non ho trovato di meglio. Non credo, però, che sia così sbagliata come traduzione.

Se prendiamo l’etimologia, “urgenza” proviene da “urgere”, che ha anche il significato di “incalzare”. Una narrativa, dunque, uno stile di scrittura, che incalza.

Avete letto, credo, quel libro che non vi ha permesso di staccare gli occhi dalle pagine, che avete finito d’un fiato, divorato, che vi siete portato anche in bagno.

Nell’articolo di Mihalik era anche citata una frase di David Foster Wallace:

Il lavoro delle prime otto pagine è evitare che il lettore voglia gettare contro un muro il libro durante quelle prime otto pagine.

Io credo che questo sia il lavoro di tutte le pagine che compongono il libro. Ho abbandonato libri dopo 300 pagine e ne mancavano ancora 500, tanto per fare un esempio.

La forza dell’incipit

È la prima e unica cosa che leggo quando trovo un libro in libreria. Se sono fortunato, posso leggerne un estratto online, anche se sono ancora tanti gli editori che non lo mettono a disposizione.

Secondo me l’incipit resta la parte più importante del libro. Ovviamente dipende anche dal lettore, perché penso che fra chi legge e chi scrive scatti qualcosa, un collegamento inespresso che permette di apprezzare il libro.

Ognuno di noi recepisce l’incipit a modo suo, come tutta la scrittura di un autore. Però è anche vero che un incipit funzionale, magari in media res, un incipit che ti faccia subito entrare nel dramma della storia sia più incalzante, ti faccia porre la fatidica domanda “e adesso che succede?”

La trama che cattura

È la storia. Non c’è nulla da aggiungere, vi pare? Ora possiamo chiederci come riuscire a scrivere una trama veramente originale, a scrivere qualcosa di non letto altrove, ma credo sia impossibile, con tutto quello che è stato pubblicato in passato fino a ora, trovare qualcosa di veramente unico.

Forse, a volte, sono i dettagli che rendono la storia grandiosa. O il protagonista. O anche il ritmo.

Lo stile che inchioda

Ho letto alcuni passi di libri di nuovi autori, ma anche di autori conosciuti, che non mi hanno comunicato nulla. Lo stile di scrittura è comunicazione, deve creare empatia con il lettore.

Ma questo è personale, come la musica: ognuno ascolta la sua. Però credo anche che ci siano molti autori che scrivono senza passione, mettendo semplicemente le parole una dietro l’altra.

La forza dei personaggi

Nella storia confluiscono personaggi, anzi la creano. Domandarsi se sia il personaggio a creare la storia o la storia a fare i personaggi è come rispondere se sia nato prima l’uovo o la gallina.

Ma il punto è un altro, non credete? Il punto è: quanto simpatizzate per quei personaggi? Io ho abbandonato la lettura del fumetto bonelliano Julia perché ho idee opposte a quelle del personaggio. Lei vuole capire i criminali, io eliminarli.

Ricordo anche il film Arancia meccanica, o meglio ne ricordo i primi 20 minuti, ché poi ho lasciato perdere. Perché? Perché odiavo il protagonista. Volevo ammazzarlo e basta. Trovarmi al posto di quei disgraziati e dargliele di santa ragione.

Non è che Lester Ballard di Figlio di Dio di McCarthy sia invece da premiare, anzi. Siamo lì. Però, non so perché, io stavo dalla sua parte.

Il suono dei dialoghi

I dialoghi sono la musica del romanzo. Se ci pensate bene, sono l’unica parte del libro in cui possiamo “ascoltare” la storia. Il resto è silenzio.

Una volta li odiavo, adesso adoro scriverli. Ho anche in mente un piccolo dramma, che prima o poi scriverò.

Suoni. Voci. Musica. Il dialogo viene ascoltato dal lettore. È qui che lo scrittore deve mettere più forza alla sua urgenza narrativa.

Assorbire il lettore

Il lavoro delle prime otto pagine va portato avanti per tutte le seguenti. Non catturare l’attenzione del lettore, ma assorbirlo nella storia e nella scrittura. Senza fargli riprendere fiato.

Sarà il finale, finalmente, che lo farà uscire dall’apnea.

State coltivando la vostra urgenza narrativa? Se sì, in che modo?

22 Commenti

  1. helenia
    10 febbraio 2014 alle 08:19 Rispondi

    Bellissimo articolo!!! :)

  2. Michele Scarparo
    10 febbraio 2014 alle 08:31 Rispondi

    Complicatissimo… l’urgenza narrativa si fa in due: chi scrive e chi legge. È una cooperativa, anche se ci sono tecniche che “impediscono” a chi legge di staccare nei punti in cui ragionevolmente si potrebbe farlo. O meglio ci provano: se chi legge non si fa prendere, chi scrive può correre forte quanto vuole! ;)

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2014 alle 10:29 Rispondi

      Vero, in un certo senso si fa in 2, perché il lettore deve gradire quello stile.

  3. Ivano Landi
    10 febbraio 2014 alle 08:49 Rispondi

    Io non ho mai letto l’incipit di un libro prima di acquistarlo. Leggo le note di copertina, anche perché è lì che si trova di solito la frase clou, quella che restituisce lo spirito dell’opera. O leggo, al limite, una parte dell’introduzione. Ma forse io rappresento, in questo caso, l’eccezione alla regola.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2014 alle 10:31 Rispondi

      Secondo me le quarte di copertina dicono tutto e niente e spesso dicono troppo. Sono scritte solo per marketing.

  4. Tenar
    10 febbraio 2014 alle 10:50 Rispondi

    Tutto ineccepibile, il problema è metterlo in pratica!
    Sai, però, che io ho sempre usato “urgenza narrativa” con un’accezione del tutto diversa? Non saprei adesso indicarti chi per la prima volta me ne ha parlato in questi termini, ma ho sempre sentito usare l’espressione per indicare ciò che all’autore preme davvero raccontare. Non mi ero mai soffermata a pensare che l’urgenza narrativa non è solo l’urgenza dell’autore di narrare, ma anche l’urgenza del lettore di leggere!

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2014 alle 11:50 Rispondi

      Portebbe essere anche come dici, ma in inglese ha invece quel significato. Metterlo in pratica è difficile, come dici.

  5. Salvatore
    10 febbraio 2014 alle 11:53 Rispondi

    Non so cosa sia l’urgenza narrativa. Non saprei spiegarlo anche se da lettore mi è capitato di leggere d’un fiato un libro. Cosa c’era di diverso rispetto agli altri? Era scritto meglio? Aveva un maggiore spessore emozionale? Credo che la differenza la facesse quello che io, come lettore, recepivo. Sentivo una sinfonia mia con quelle parole, con la storia che narravano. Chissà quanti altri invece hanno gettato via quel libro dopo averlo sfogliato appena… Credo alla fine che l’urgenza narrativa non sia prerogativa dello scrittore, ma del lettore.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2014 alle 12:12 Rispondi

      Puoi benissimo aver ragione tu: è una questione di ricezione da parte del lettore.

  6. Luciano Dal Pont
    10 febbraio 2014 alle 12:02 Rispondi

    Sul fatto che l’urgenza narrativa dello scrittore debba essere finalizzata a creare altrettanta urgenza narrativa nel lettore non c’è il minimo dubbio, ed è proprio questa la parte più difficile dello scrivere, quella che rimane e si ripresenta ad ogni nuovo libro anche dopo che si è raggiunta una certa maturità artistica e si sono affinati sia la tecnica che il proprio stile personale. Da parte di chi legge, questa urgenza narrativa si deve manifestare fin da subito, fin dalle prime righe, ed ecco l’importanza fondamentale dell’incipit, che io leggo sempre prima di acquistare un libro (prediligo, sia come lettore che come scrittore, gli incipit in media res) ma poi si deve perpetuare durante tutto il dipanarsi della trama, sia attraverso i dialoghi sia durante le parti mostrate o raccontate; il lettore deve continuamente porsi le domande: e adesso che succede? e: come andrà a finire? e sono proprio queste le domande che lo terranno inchiodato al libro, e compito dello scrittore è esattamente quello di suscitare nel lettore queste stesse domande. Come scrittore, sto cercando ovviamente di coltivare e di sviluppare al massimo questa capacità di stimolare ad ogni pagina la curiosità del lettore ma non ho una tecnica precisa, a parte gli incipit sempre rigorosamente in media res; per il resto cerco, mentre scrivo, di immedesimarmi nella parte del lettore e provo a capire se in tale veste quello che sto leggendo mi appassionerebbe, mi terrebbe con gli occhi e la mente appiccicati al romanzo senza riuscire a staccare, solo che non è sempre così facile essere obiettivi fino in fondo quando si tratta di giudicare sé stessi e allora spesso faccio leggere i pezzi che scrivo a una persona di fiducia, un’amica che per me è una sorta di pre – editor, e faccio tesoro del suo giudizio. Il libro che sta per uscire è anche in parte opera sua, in questo senso :-)

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2014 alle 12:14 Rispondi

      La chiave è stimolare, ma entra in gioco sempre come il lettore accoglierà quello stimolo e se lo accoglierà.

      • Luciano Dal Pont
        10 febbraio 2014 alle 12:36 Rispondi

        E’ vero Daniele, sono d’accordo, e sono due le componenti che determinano ciò: una è esattamente la capacità dello scrittore di suscitare l’interesse e al curiosità del lettore, l’altra è rappresentata dai gusti personali di ogni singolo lettore. Quando queste due componenti s’incontrano e si amalgamano, il gioco è fatto.

  7. italese
    10 febbraio 2014 alle 12:09 Rispondi

    Questo articolo mi piace, anche perché ho cominciato scrivendo l’horror, che come genere fa ampio uso di tecniche per mantere il lettore incollato alle pagine.
    Ne impiegavo ampiamente di classiche, come il cliffhanger, anticipazioni di eventi spaventosi, e mettevo i personaggi in situazioni pericolose. Una volta ho scritto un personaggio con un’infermità alla gamba per poi metterlo in un inseguimento, ispirandomi al dottore de La Casa d’Inferno di Matheson.
    Queste tecniche però, con i dovuti accorgimenti, possono tranquillamente essere usate anche in altri generi: lo faccio anche nel fantasy.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2014 alle 12:19 Rispondi

      Grazie.
      Quelle tecniche si possono usare altrove, hai ragione, come anche interrompere la scena sul più bello e passare a un’altra.

  8. MikiMoz
    10 febbraio 2014 alle 13:12 Rispondi

    Io credo che comunque tutto dipenda dal gusto personale e anche dal momento magico. Mi spiego: magari faccio pulizie in casa, mi imbatto in un Harmony di mia zia. Leggo per cazzeggio tre righe e mi prende.
    E di certo non è questo gran capolavoro della letteratura mondiale.
    Succede anche questo.
    Calcolare troppo, forse, fa risultare troppo freddi. Io direi che l’istinto, nella scrittura, è sempre la prima cosa da usare.
    Anche perché non tutti i tuoi lavori (o anche solo post di blog) possono avere la stessa forza: hanno forze diverse, magari ugualmente potenti.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2014 alle 13:52 Rispondi

      Beh, se ti prende un Harmony, Miki, non stai messo bene :D
      Ok, seriamente: no, nessun calcolo, ovviamente, anche perché come faresti a calcolare una cosa del genere?

  9. Francesca
    11 febbraio 2014 alle 00:25 Rispondi

    Stavo pensando a questo argomento giusto negli ultimi giorni, sai :)? Concordo con tutto quello che è stato detto finora. A catturare il lettore può/deve essere un insieme di fattori, compresa la disponibilità del lettore (un po’ come due persone che decidono di approfondire la conoscenza solo se si “intendono” veramente). Credo che l’incipit vada rivisto per ultimo, quando l’autore ha alle spalle tutta la vicenda, ha respirato per bene l’aura, il ritmo, i temi dell’intera storia: probabilmente gli riuscirà più facile comprimere e presentare con forza e chiarezza tutto questo nell’incipit.

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2014 alle 08:01 Rispondi

      L’idea di rivedere l’incipit dopo la fine del romanzo è buona, la metterò in pratica :)

  10. Marti C.
    11 febbraio 2014 alle 11:27 Rispondi

    Articolo molto interessante, anche se molte volte i personaggi che mi affascinano maggiormente sono proprio quelli per cui non provo nessuna simpatia.

  11. La scrittura di Murakami
    12 febbraio 2014 alle 05:01 Rispondi

    […] lunedì scorso abbiamo parlato di quella che ho chiamato urgenza narrativa nella scrittura: la capacità di un autore di tenere il lettore concentrato sulle sue […]

  12. Poli72
    24 giugno 2015 alle 00:37 Rispondi

    Bravo ! Ottimi anche i link di approfondimento e ben piazzati.

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