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Uomini e donne nel Fantastico

Uomini e donne nel Fantastico
Genere maschilista o a favore delle pari opportunità?

No, non è un post-trash, questo, e con certi programmi TV non c’entra nulla. Non vuole essere neanche un post femminista, perché di sicuro io non lo sono. Però ho voluto ragionare sulle figure dell’uomo e della donna nel Fantastico perché, a pensarci bene, sembra un genere un po’ maschilista.

La mia non vuole essere certo una battaglia a favore dell’uno o dell’altra e trovo perfino ridicolo chi parla di “linguaggio sessista”. Forse dipende da un numero maggiore di scrittori di fantasy rispetto alle scrittrici? Io penso di sì.

Cosa c’entra? Beh, a me viene facile scrivere di un uomo, perché è qualcosa che mi appartiene. Ma vai a capire come ragiona una donna… non è così semplice per un uomo creare un personaggio femminile. Questa è la mia opinione, ovvio.

Ma ora vi lascio a una breve carrellata di opere e scrittori fantasy che ho letto, dove evidenzio il divario fra presenze maschili e femminili. Ne riparliamo nei commenti.

Il ruolo inesistente della donna in Tolkien

Non ho voluto appositamente documentarmi per scrivere questa parte del post, perché voglio che sia il più genuina possibile: deve riflettere ciò che mi è rimasto impresso dalla lettura dell’opera di Tolkien, ciò che ho percepito.

Ebbene, a parte Arwen e Galadriel io non ricordo donne ne Il Signore degli Anelli. È stata una saga tutta al maschile, la compagnia dell’anello era formata da soli uomini. Stesso discorso ne Lo hobbit.

Tutte le donne di Terry Brooks

Con la saga infinita di Shannara, invece, il ruolo della donna comincia a emergere. Nel primo volume, La spada di Shannara, c’erano soli uomini, è vero, a parte la donna che incontra Menion Leah, Shirl Ravenlock, episodio marginale.

Il secondo romanzo, Le Pietre Magiche di Shannara, vede invece una donna al centro della storia, Amberle Elessedil, e anche Eretria, che ritornerà in seguito. Così come il successivo, La canzone di Shannara, i cui protagonisti sono fratello e sorella (Brin Ohmsford), con quest’ultima dotata di poteri più grandi, a cui si aggiunge Kimber Boh.

Anche nel ciclo degli Eredi di Shannara c’è un buon rapporto uomo/donna. È anche vero che in questa tetralogia ci sono ben pochi personaggi. Le donne, che hanno parte attiva nella saga, sono Wren Elessedil e Viridiana.

Arriviamo alla trilogia Il viaggio della Jerle Shannara. Il primo libro, La strega di Ilse, è appunto incentrato su questa figura femminile (nella storia avrà una buona parte anche Rue Meridian). I successivi sono invece romanzi al maschile.

L’ultima trilogia che ho letto, Il Druido Supremo di Shannara, aveva un certo bilanciamento fra personaggi maschili e femminili. Mentre la trilogia del Verbo – che ho trovato noiosa e soprattutto ogni romanzo identico al successivo – ha per protagonista una donna.

La serie di Landover – valido, secondo me, solo il primo dei 5 romanzi – bilancia uomo e donna, ma non troppo.

Le donne sbiadite di Walter Moers

Anche questo autore, che scrive e disegna in modo impressionante, tende a creare opere “maschiliste”. A parte una croccamaura, Lara, in Rumo e i prodigi nell’oscurità, e Krete in Ensel e Krete, parodia della fiaba Hansel e Gretel, non troviamo personaggi femminili.

Le donne indimenticabili di George Martin

Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, nonostante sia un fantasy quasi classico – non troverete i soliti elfi e i troll, né i maghi dai poteri invincibili, né gli interminabili viaggi da Sud a Nord dell’eroe suo malgrado – riflettono il modo di vita del Medioevo.

Ho sempre visto questa saga come un viaggio nel tempo, il tempo buio dell’Età Oscura. C’è tanto del nostro Medioevo, anche se elementi tipici del Fantastico, sebbene introdotti nel modo più credibile possibile, sono ben presenti.

Ho amato il personaggio di Arya, la bambina che impugnava la spada Ago. Non sopporto la sorella Sansa – un nome che in italiano indica lo scarto della molitura delle olive – perché la tipica principessa debole che sogna il principe azzurro, anche se in seguito si è quasi riscattata ai miei occhi.

Ho odiato la regina Cersei, personaggio forte e decisivo. E ho parteggiato per Daenerys, la regina dei draghi. Simpatizzavo per Catelyn Stark, fino all’ultimo e… oltre.

Tutto questo per dire che, sì, ci sono poche donne nella saga di Martin, ma quelle presenti sono figure che non si dimenticano. È un gioco di troni e forse il Fantastico è solo una scusa per mettere in risalto ciò che hanno vissuto i nostri antenati, quando la donna, lo sappiamo, non è che avesse questa grande importanza.

La Rowling non ama le donne?

Sette libri per la saga di Harry Potter e che cosa troviamo? La figura femminile relegata nell’unico personaggio degno di spicco, Hermione Granger, del Trio Fantasticus (cit. per pochi intenditori) Harry, Hermione e Ron.

Ok, ce ne sono altre, come per esempio la professoressa Minerva McGonagall (ex McGranitt…), insegnante di trasfigurazione. Personaggio simpatico e anche decisivo, in alcuni casi. E poi? Ecco la sorella di Ron, Ginny Weasley… figura inconsistente, quasi un’ombra nei romanzi.

L’eterea Luna Lovegood somiglia alla Fukaeri di 1Q84: circondata da un’aura di mistero e con un linguaggio proprio, compare e scompare senza quasi lasciare traccia. Almeno la mangiamorte Bellatrix Lestrange è riuscita a colpire qualche bersaglio.

Queste oscure fanciulle di Philip Pullman

Sono tre i romanzi (La bussola d’oro, La lama sottile, Il cannocchiale d’ambra). La protagonista è Lyra Belacqua, una ragazzina particolare, che dovrà vedersela con la misteriosa Marisa Coulter. Trilogia un po’ insolita, secondo me, di cui ho letto solo il primo volume, ma che ho apprezzato.

Due figure femminili forti, su cui è incentrata la storia.

Uomini o donne nel Fantastico?

Ho analizzato solo sei autori, perché sono quelli che ho letto maggiormente. Cosa potete aggiungere su questo lato del fantasy? Avete avuto le stesse impressioni?

34 Commenti

  1. Grazia Gironella
    23 febbraio 2014 alle 11:48 Rispondi

    Secondo me la sproporzione esiste, anche se non mi infastidisce più di tanto. Il fatto è che non è per niente facile tratteggiare personaggi femminili attivi e alternativi che esaltino le doti femminili, invece di sembrare uomini con il reggiseno. Nel distopico va meglio, vedi Divergent o Hunger Games; però sono nella fascia Young Adults. Forse è un buon segno per il prossimo futuro.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2014 alle 10:20 Rispondi

      In effetti, quando mi è capitato di vedere personaggi femminili protagonisti, spesso erano molto maschili…

  2. MikiMoz
    23 febbraio 2014 alle 12:05 Rispondi

    Essendo spesso il fantastico un genere mutuato dallo pseudomedievale e barbarico, va da sé che si rivolge principalmente ad un pubblico maschile, almeno sottotraccia.
    Pertanto, mi aspetto di trovare un muscoloso spaccaculi vestito di mutande pelose piuttosto che una intera squadra di guerriere Sailor.

    Poi le cose si sono bilanciate, a seconda delle epoche e dei gusti.
    Negli anni ’80 ad esempio sorgevano le guerriere. Erano in minoranza ma non erano già più le Lois Lane o le Jane che si cacciavano ripetutamente nei guai.
    Anzi, erano pure cazzute.
    Ovviamente il mondo fantasy continua ad essere popolato da molti uomini e meno donne (a contendersi ruoli di rilievo), ma credo sia uno dei pilastri stessi del genere.

    Le donne ne ravvivano l’universo, e secondo me in un fantasy sono uno degli ingredienti magici da usare con intelligenza.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2014 alle 10:22 Rispondi

      A me le donne guerriere non sono mai piaciute, tolgono femmilità alla donna, secondo me. Un fantasy dovrebbe valorizzarla puntando sui suoi lati più originali e forti.

  3. Francesca
    23 febbraio 2014 alle 12:46 Rispondi

    Sono geneticamente una donna, scrivo fantastico e…nel mio ultimo lavoro,su 9 personaggi, solo 2 sono donne. Perchè? Discorso complesso che va dal personale al femministoide. 1) ho un generale ributto per l’immagine/il ruolo/le caratteristiche della donna così come sono trasmesse e date per scontate nella società, e quindi nella letteratura – se mi immedesimo in un personaggio, è quasi sicuro che non sarà una donna. 2) discorso collegato, o forse discorso a parte: non mi sento particolarmente “donna” e concepisco il genere come qualcosa di molto fluido. Conseguenza finale: che siano alieni, molto giovani o vattelapesca, i miei personaggi non hanno molto a che fare con solide caratterizzazioni di genere. All’inizio pensavo che fosse solo un problema. Adesso sto cominciando a pensare che si rivela un problema quando la mia storia necessita di un “uomo/donna al 100%”, ma per il resto è solo una naturale tendenza della mia scrittura, e dovrei imparare a sviluppare al meglio, invece che rifiutarla.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2014 alle 10:24 Rispondi

      Saranno pure date per scontate certe caratteristiche, ma tutte le donne che ho conosciuto, tranne rarissimi casi, non si discostano per nulla da ciò che trovo nei libri e nei film.

      • Francesca
        24 febbraio 2014 alle 14:43 Rispondi

        E’ un discorso forse un po’ filosofico, con cui si può concordare o meno :) ma credo che le persone siano fatte in un certo modo anche perchè viene loro insegnato che “per legge di natura devono” essere così, che è “normale”. Poi, la maggioranza della gente, entro queste regole sociali non scritte, ci si trova bene, ma non tutti (e sono tanti, anche se in minoranza). “Uomo” e “donna” (come genere, non come sesso) sono sia concetti determinati dal proprio contesto che identità psicologiche… poi che rapporto ci sia tra psicologia e società, purtroppo non lo so, anzi non ne ho idea (ma si esce un po’ dal seminato del post). Certo che, se il fantastico è uno specchio e “lente di ingrandimento” per il mondo reale, oltre che per “uomini” e “donne”, prima o poi spero che ci sia spazio per tutto il resto :)

  4. Moonshade
    23 febbraio 2014 alle 14:10 Rispondi

    Muaha *_* lo hai scritto davvero!
    Tutti gli esempi che hai fatto sono importanti perché sono tra i maggiori che sono sì, libri fantastici, ma “storicizzati” quasi tutti: si basano sull’astrazione di una data epoca storica e, come tale, le figure femminili al loro interno si muovono coerentemente alla loro società perché mr Tolkien, Martin & co hanno studiato tanto quel periodo storico. Eowyn è la classica donna/guerriera dei poemi epici, Cersei è la regina Lancaster della guerra delle due Rose, ma sono coerenti nell’immaginario storicheggiante.
    Tuttavia esiste anche una torma di romanzi “fantasy” che non si rifanno ad alcuna storicità, ma solo su luoghi comuni {Elfi con l’arco, nani con l’ascia, case a traliccio etc}. Quindi mi chiedo: ma se tanto è un mondo inventato che non ha voluto nessuno sforzo per crearlo, perché mantenere una struttura di società che già è presente ovunque, se non perché ti piace Galadriel e nel tuo scritto l’hai chiamata in un altro modo? Oltre che credere che sia un genere solo “per maschi” perché ci si deve aspettare guerrieri maschi è uno stereotipo vecchissimo; sono una ragazza, e leggo sia Howard sia la Bradley, io stessa ho personaggi di entrambi i generi e ci sono molte scrittrici, proprio come la Rowling, che hanno dovuto usare uno pseudonimo per lo stesso stereotipo: se il nome è di una donna, non vende (e in Harry Potter c’è una carrellata di stereotipi femminili), devi ‘sembrare’ un autore maschio. E’ un genere che ha la possibilità di liberare la fantasia e spezzare proprio questi stereotipi, quindi perché devo trovarmi o la dama tipo corte medievale, la madre o la red Sonja? Il medioevo dovrebbe essere usato solo da chi si è davvero documentato, non essere una dimensione ideale in cui un nano, un elfo, una sacerdotessa ed un paladino entrano in una taverna “perché il fantasy è così”.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2014 alle 10:27 Rispondi

      Forse è più facile rifarsi a una società conosciuta, che crearla da capo. Tu dici bene che non bisogna inserire i vari cliché, però uomo e donna sono differenti e comunque sia, a prescindere dal mondo che crei, certe caratteristiche e certi atteggiamenti/modi di fare vanno mantenuti.

  5. Ivano Landi
    23 febbraio 2014 alle 15:20 Rispondi

    Orsù! Risolleviamoci con la bella e crudele Ayesha dei libri di H. Rider Haggard!

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2014 alle 10:27 Rispondi

      Non la conosco :)

      • Ivano Landi
        24 febbraio 2014 alle 11:19 Rispondi

        “Lei, la donna eterna” e “Il ritorno di Ayesha” i due capitoli dell’epica fantasy di H.R. Haggard.

  6. Loredana Gasparri
    23 febbraio 2014 alle 17:01 Rispondi

    Una donna importante, per quanto fulminea, del Signore degli Anelli, fu Eowyn, la sorella di Eomer, nipote di Theoden di Rohan. All’inizio si caratterizza soprattutto per la passione non corrisposta per Aragorn, elemento che mi ha reso abbastanza insofferente. Tutto lì? Finalmente una donna umana dopo le elfe irraggiungibili di Lorien e di Gran Burrone, e questa si presenta subito come una ragazzina infatuata di chi non può avere? Queste sono state le mie prime impressioni. Smentite, e alla grande, quando Eowyn s’infila nell’armatura maschile da soldato e uccide, quasi ridendogli in faccia, il Signore dei Nazgul: “stai guardando una donna!” Mi sono spellata le mani d’applausi, per lei e per il colpo di genio di Tolkien che ha introdotto una figura forte sotto mentite spoglie di dama fredda e di corte. Non conosco ancora le donne di George Martin e di Pullman, ma è solo questione di tempo, e non ho un grandissimo ricordo di quelle di Shannara. Mordaci e contraddittorie quelle del ciclo arturiano rivisto dalla Zimmer Bradley: mi viene da pensare che tu non le abbia citate perché questo particolare argomento non rientra nel Fantasy vero e proprio…oppure non ti sono piaciute? Divertenti e attraenti anche le donne del ciclo di Dragonlance, forse qualcuna un po’ stereotipata: Kitiara la guerriera calcolatrice, votata al male e doppiogiochista, Laurana l’elfa splendente di bellezza e bontà, Dama Crysania, guaritrice un po’ presuntuosa costretta a ricredersi su alcune sue priorità. Credo che non sia facile tratteggiare una donna “fantasy” convincente, senza stamparla come una virago o una svenevole dama ottocentesca (e del tutto anacronistica e fuori luogo per la struttura fantasy), Christopher Paolini ci ha provato con Arya, l’elfa un po’ irritante amata da Eragorn, e addirittura con la sua dragonessa Saphira. Drago sì, ma pur sempre di sesso femminile…

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2014 alle 10:30 Rispondi

      Non ho citato la Zimmer Bradley perché ancora non ho letto nulla di lei.

  7. Davide Q.
    23 febbraio 2014 alle 18:09 Rispondi

    Be’, è questione anche dello società in cui viviamo: ancor oggi, la parità uomo-donna non è raggiunta, quindi è ovvio che nel fantasy la figura femminile sia di solito (ma non sempre -vedi le trilogie del Mondo Emerso) marginale.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2014 alle 10:31 Rispondi

      Sarà pure così, ma quando è una donna a scrivere, potrebbe far riscattare i personaggi femminili.

  8. italese
    23 febbraio 2014 alle 18:28 Rispondi

    Mah, quando ci fu il boom di Troisi il fantasy italiano si popolò di eroine. Non mi esprimo però sulla loro caratterizzazione, in generale il fantasy italiano descrive donne con caratteristiche mascoline (forza, perizia in combattimento) ma fisicamente giunoniche. Solo in Terra Ignota di Santoni ho trovato una protagonista che non fosse avvenente.
    Personalmente, nel romanzo fantasy che sto scrivendo, ci sono due donne protagoniste e (spero) ben delineate. Anche se sono uomo i commenti ricevuti dai pochi beta-reader sono stati buoni.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2014 alle 10:32 Rispondi

      Quel tipo di donna a me sembra davvero artefatto, poco convincente e assolutamente noioso.

  9. Tenar
    23 febbraio 2014 alle 20:56 Rispondi

    Eowyn avrà anche poche scene nel Signore degli Anelli, ma è una gran donna.
    Inoltre ci sono tantissime autrici di fantasy, a parte la Le Guin, che so non piacerti, M. Zimmer Bradley, Tanith Lee, Robin Hobb, Mary Stewart e McMaster Bujold sono tutte grandi autrici fantasy che hanno saputo creare grandi personaggi sia maschili che femminili (la Hobb e la McMaster Bujold sono ancora in attività le altre appartengono alla generazione precedenti). Ci sono poi autrici più recenti, che però conosco meno. In ogni caso almeno dagli anni ’70 le donne se la giocano alla pari nel fantasy, sia come autrici che come personaggi

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2014 alle 10:33 Rispondi

      Magari un giorno leggerò qualcuna di quelle autrici, prima però mi documento sulle loro opere.

    • Marcello
      25 febbraio 2014 alle 11:06 Rispondi

      Ti rispondo, perché questo argomento sollevato da Daniele mi piace parecchio.

      A mio parere Eowyn è un costrutto, un artefatto tirato fuori, ed edulcorato un sacco, dalle saghe sassoni e nordiche della letteratura. Non si comporta come una donna, né proprio proprio come un essere umano, quindi non possiamo giudicarla come “donna”.

      Gli altri scrittori/scrittrici che hai citato li conosco di nome, ma non li ho mai letti, tranne la Lee, di cui apprezzo la verosimiglianza dei suoi personaggi femminili con le donne che s’incontrano in giro.

      Saludos!

  10. Attilio Nania
    24 febbraio 2014 alle 10:12 Rispondi

    Forse dovresti leggere la saga di Packsenarrion, così ritroveresti tutti gli sterieotipi fantasy possibili e immaginabili, ma anche una buona protagonista femminile.
    Poi va beh, non ti dico di leggere la Troisi, lì ci sarebbe da ridere. Invece se dai un’occhiata ai libri di Terry Goodkin troverai una serie dipersonaggi femminili eccezionali (ve beh, tutte gnocche e stereotipate, ma che comunque si fanno ricordare).

    Infine, un appunto. Harry Potter NON è un maschio, è una femmina mascherata, e lo stesso vale per Draco Malfoy e per quasi tutti gli altri personaggi della Rowling. Non parlano da uomini, non provano emozioni prettamente maschili e in linea di massima sono personaggi universali.
    Non basta mettere la barba ad Hagrid o far sembrare Ron poco sensibile per renderli uomini.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2014 alle 10:35 Rispondi

      No, niente Troisi, non ho intenzione di leggerla, proprio non mi attira e non mi piace come persona, a quanto ho letto anni fa nel suo blog.

      Stereotipi? No, grazie, ne faccio volentieri a meno.

      Perché Harry Potter non sarebbe maschio?

      • Attilio Nania
        24 febbraio 2014 alle 16:05 Rispondi

        La Troisi scrive meglio di quel che si pensi, comunque. A me non piace e non spenderei mai soldi per comprare un suo libro, però da quel poco che ho letto del Mondo Emerso direi che se la cava. Il suo blog fa schifo, non giudicarla da quello. Secondo le classifiche di rating vale la metà di Pennablu, nonostante che lei sia un personaggio famoso.

        Su Harry Potter c’è poco da dire: non ho mai conosciuto nessuno che frigni quanto lui. Assomiglia un po’ a un ragazzo che conobbi qualche anno fa, e che comunque era gay.

    • Grazia Gironella
      24 febbraio 2014 alle 12:59 Rispondi

      E’ vero che i maschi che hai citato in Harry Potter non hanno le tipiche connotazioni maschili, ma nemmeno sembrano femminili, secondo me. Piuttosto sembrano esseri umani interi, vivaddio.

  11. Grazia Gironella
    24 febbraio 2014 alle 12:30 Rispondi

    La Troisi ha un grande merito: con il suo primo libro mi ha fatta iniziare a scrivere. Altri meriti non ne ho trovati (mooolto cattiva!) ;)

  12. Marcello
    25 febbraio 2014 alle 11:00 Rispondi

    Hai stimolato, con questo post, una sfida (vabbé uso ‘sta parola aziendale) e mi sono messo a scrivere un pezzo dove ho tentato di delineare una protagonista donna, di mezz’età con la pancia, che cerca di aiutare il marito nella pesca degli squali.
    Vediamo un po’.

    Ad ogni modo ritengo interessante la risposta di Francesca, che dice di essere geneticamente una donna, ma che quando scrive non riesce a vedere una “donna” protagonista.
    Io credo che questo sia un prodotto della nostra cultura sociale, che ha sempre sempre privilegiato il maschio in qualsiasi cosa, anche, ahimé, nelle forme d’arte. E’ così radicato nella nostra testa che “il protagonista sia un giovane uomo” (per dirne una) che anche Francesca (da quel che ho capito) immediatamente pensa, per le sue storie, all’uomo come protagonista.
    Faccenda simile vale per le persone di colore. Ergo, ho letto di scrittori neri che immaginavano bianchi i loro protagonisti, perché influenzati dalla storia culturale e sociale dell’Europa e degli Stati Uniti.

    Saludos!

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2014 alle 11:09 Rispondi

      Beh, ottima sfida, soprattutto per la panza della donna :D

      Al problema delle razze non avevo pensato… un’ipotesi però accettabile.

  13. Alessandro
    11 aprile 2014 alle 23:26 Rispondi

    A me non piace ne la donna indifesa ne letoina della troisi perché è troppo assurda, ma invecd preferisco una via di mezzo cioè sensib, che sappia combattere, ma che sappia stare al suo posto, cioè faccio un esempio se la donna sa uccidere un orco, non ha speranze contro un drago, ma l’uomo ha speranze contro entrambi

  14. Irenesar
    10 novembre 2014 alle 13:31 Rispondi

    Io ho letto e sto ancora leggendo Cronache del ghiaccio e del fuoco, saga che non finisce mai. Mi piace molto il fatto che Martin abbia, secondo me, una buona considerazione del genere femminile, perché ha personaggi femminili che funzionano davvero. C’è ne sono altri di rilevanti oltre a quelli che hai citato, come la coraggiosa Brienne (tanto per citarne una che mi è piaciuta), che avrà un ruolo abbastanza rilevante e non è la solita bella ragazza che piace a tutti. Per quanto riguarda Sansa, non mi è mai piaciuto il suo nome, ma il carattere lo giudico perfetto, perché lei è la tipica ragazzina “lady” che vuol essere perfetta e sogna, come molte ragazze della sua età, il principe azzurro. Poi, però, con tutto quello che le capita, matura e diventa una donna più simile a sua madre Catelyn. Secondo me è apprezzabile, perché dimostra come le difficoltà possono farti maturare in senso buono. Ed è bello che sua sorella Arya sia completamente diversa da lei. Poi, ovviamente, ognuno ha i suoi “gusti” anche in fatto di personaggi. Quelli di Martin sono molto ben riusciti e anche umani per quanto riguarda caratteri ed emozioni. Io sono la regina dei cliché letterari, perchè l’originalità, anche in fatto di creazione dei personaggi, non è il mio forte. Tendo, nonostante io sia una donna, a a scrivere dal punto di vista di personaggi maschili che spesso, penso, non vengono proprio bene. Però lo ritengo più stimolante, forse perché sono più attratta dagli uomini che dalle donne.

    • Daniele Imperi
      10 novembre 2014 alle 14:03 Rispondi

      Brienne mi piace molto. Il problema di creare personaggi del sesso opposto che funzioni bene c’è, perché ognuno ragiona col proprio sesso, alla fine.

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