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L’agonia dell’Universo

Un racconto di 300 parole

L’uomo osservava al telescopio l’opaca luce degli astri senza nome. Si mostravano a lui a fatica, distanti incalcolabili anni luce. Eppure qualcosa si mosse fra le lenti dello strumento. Un guizzo, un movimento fugace di luce e ombra.

Scostò gli occhi e osservò il cielo notturno, nel silenzio della stanza. Ciò che vide lasciò in lui solo inquietudine e angoscia. Era una sensazione che lo pervase mente e corpo. Improvvisa e senza spiegazione. Tornò a guardare nel telescopio, ma una sorta di abbandono lo colse e dovette allontanare lo sguardo.

Non riusciva a comprendere appieno cosa stesse accadendo. Forse la stanchezza di ore trascorse a fissare la notte e le sue luci, perché soltanto durante le ore della luna nuova è possibile osservare il vero volto della luce siderale, lassù negli infiniti spazi dell’universo. E all’uomo che osa azzardare lo sguardo oltre il livido chiarore è dato conoscere il segreto della vita celata negli abissi caotici del firmamento. Questo sapeva l’uomo.

Quando tornò alle sue osservazioni, cercò di vincere lo sconforto che ancora una volta si stava impadronendo delle sue forze e della sua volontà. E allora finalmente comprese.

Nel silenzio dell’osservatorio l’uomo pianse, e fu come se ogni scintilla di vita svanisse dal suo corpo, liberata da un’intensa disperazione.

Tutto il dolore dell’universo, l’immensa sofferenza che cresceva da ere impensabili, era racchiuso in quei puntini luminosi, così distanti e remoti. Mai alcuno, prima di lui, aveva compreso appieno il reale significato di quella fitta luminosità che trapuntava il cielo. E adesso quella repentina e dolorosa verità lo aveva preso e colpito nel profondo del cuore e dell’animo.

Era l’agonia dell’universo, disumane urla che provenivano dagli infiniti spazi siderali, di cui le stelle rappresentavano lacrime di follia e tormento e baciavano ora quel corpo muto e immoto che l’aveva compiante.

6 Commenti

  1. Frank Spada
    25 settembre 2011 alle 11:05 Rispondi

    Post scriptum – Ma una ventata di neutrini trapassò ogni visione e quel corpo ricominciò a parlare, e annuciò che la burla non era terminata, e prese a ridere riportando l’Uomo in vita.  

    Bel Racconto, Daniele!

  2. Daniele Imperi
    25 settembre 2011 alle 18:39 Rispondi

    Grazie, Frank :)

  3. Lisa Corradini
    25 settembre 2011 alle 19:04 Rispondi

    Più che un racconto, sembra poesia! Veramente bello!

     

  4. Daniele Imperi
    25 settembre 2011 alle 19:23 Rispondi

    Addirittura poesia? Grazie :)

  5. Lucia Donati
    5 maggio 2012 alle 16:51 Rispondi

    Secondo me hai espresso bene l’interiorità dell’uomo che, comprendendo in essenza la sofferenza di altro da sé, in questo caso, dell’universo, la sente sulla propria pelle. In questo racconto riesci a colpire al cuore il lettore, soprattutto nel finale.

  6. Daniele Imperi
    5 maggio 2012 alle 18:59 Rispondi

    Grazie :)

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