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L’ultima scelta

Un racconto drammatico di 300 parole

Era stata una giornata lunga, interminabili file al municipio e infine dal medico, che non gli aveva dato buone notizie sulla sua salute. Il cancro, che da due anni teneva sotto controllo, si era esteso.

Adesso se ne stava in coda nella farmacia vicino casa. Era pomeriggio inoltrato e doveva ancora rincasare. La fila sembrava non voler scorrere, colpa della nuova farmacista che si dilungava coi clienti. Era oltre mezz’ora che aspettava il proprio turno e cominciava a dare segni di nervosismo.

Dieci minuti dopo urlò alla donna di darsi una mossa, ma lei fece finta di non aver sentito. Così l’uomo decise di andare al bancone. Le intimò di sbrigarsi, insultandola, sotto lo sguardo spaventato degli altri avventori. La farmacista prese il telefono e disse che avrebbe chiamato la polizia, ma non fece in tempo a comporre il numero.

Fra le grida della gente, l’uomo aveva scavalcato il banco e colpito la donna con una serie di pugni in testa, sempre più forti. La donna stramazzò al suolo, col viso devastato, mentre i clienti, urlando, si accalcarono all’uscita per fuggire.

Non tutti riuscirono a mettersi in salvo. Accecato dalla follia, l’uomo ne afferrò qualcuno alle spalle, sbattendolo contro la vetrata. Poi si dileguò.

I morti accertati furono quattro, più altre tre persone ferite abbastanza gravemente. La polizia era sulle tracce dell’assassino, che alcuni testimoni avevano visto infilarsi in un palazzo più avanti.

E fu proprio là che due squadre lo trovarono, seduto sul cornicione dell’edificio, a oltre trenta metri dal suolo.

Quando il capitano cercò di parlargli, tentando di avvicinarsi, l’uomo salì sul parapetto. «Non c’è più nulla che possa fare per me, capitano». Poi pianse, silenziosamente, lacrime amare che scesero sul viso stanco, in una sorta di ultima resa. «Mi resta solo una scelta» disse, gettandosi nel vuoto.

2 Commenti

  1. Romina
    27 novembre 2011 alle 10:02 Rispondi

    Non so perché, ma mi immaginavo che “l’ultima scelta” fosse la decisione di suicidarsi… certo non avevo previsto i 4 morti e i feriti! Ecco dove porta a volte la disperazione!

  2. luigi leonardi
    28 novembre 2011 alle 13:35 Rispondi

    L’amarezza della vita, le disillusioni, e magari le angherie subite accelerano la nostra capacità di reazione.
    Il terrore, poi, della morte può annientare ogni morale e l’istinto di sopravvivenza.
    E’ una ribellione, una rivoluzione dallo stato di mansuetudine. Incontrollabile.

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