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Ultima ora

Un racconto di 300 parole

Scivola via la mia ultima ora, in questo deserto che è divenuta la mia vita. Camminare per le strade è una sofferenza troppo dura da sopportare, che si somma a tutti gli altri mali che flagellano la mia anima, ormai ridotta a un sussurro di speranza. Desolazione, malinconia, insofferenza, apatia, indifferenza… questo è ciò che son divenuto negli anni, nel fluire del tempo.

A mano a mano che mi chiudevo in me stesso, tutti gli altri hanno cominciato a evitarmi, svanivano dalla mia mente proprio come da un dipinto svaniscono le figure, finché più nulla è possibile riconoscere, finché ogni restauro sarà vano.

Scrivo queste parole affinché resti qualcosa di me, mentre il resto si consuma nel dolore e nell’angoscia di un’esistenza futile. Le forze mi abbandonano, lentamente, sfuggono via come questi minuti, come acqua da un freddo metallo.

Nel silenzio che mi avvolge, ripenso a quello che sto lasciando e vedo solo il nulla. Questa è la mia vita e questo è ciò che resterà: nulla. Uscirò di scena senza rumore, come un attore finito, come chi abbia vissuto dietro le quinte della realtà. Passerà molto tempo prima che mi scoprano, prima che qualcuno trovi i resti del mio corpo senz’anima, prima che qualcuno associ le mie spoglie informi a un nome.

La mano trema, la penna cade sul bianco della carta. È dunque questa la dipartita? È dunque questo il sapore del trapasso? In questa estrema solitudine trovo la forza per guardare oltre. Oltre la scintilla che mi diede vita, ora spenta come un fuoco abbandonato. Adesso, finalmente, so. Era questo il traguardo cui dovevo ambire sin dall’inizio, senza perdere tempo a cullarmi nella vanità dell’esistenza. Conosco soltanto adesso il nome del dono più grande che ho ricevuto, che le mie stesse mani mi hanno dato.

È Morte.

8 Commenti

  1. Michela
    22 maggio 2011 alle 07:58 Rispondi

    …sì …buongiorno pure a te -.-

    per la cronaca, giornata bellissima ieri :)

  2. luigi leonardi
    22 maggio 2011 alle 13:14 Rispondi

    E’ un brano di eccezionale sintesi esistenziale. Un inequivocabile squarcio che racchiude in sé i significati nichilistici della “Nausea” di Sartre, oltre alla visione del fine ultimo dell’esistenza: l’essere-per-la morte. Impressionante.

  3. Daniele Imperi
    22 maggio 2011 alle 18:28 Rispondi

    @Michela: ho cercato di mettercela tutta per renderlo angosciante :P
    Poi mi racconti meglio via email.

    @Luigi: grazie mille, questo complimento va incorniciato :)

  4. Leonardo Boselli
    24 maggio 2011 alle 16:03 Rispondi

    Bel racconto esistenziale/nichilista.
    Mi chiedevo se c’è un motivo per la scelta del limite di 300 caratteri, come in altri corti della serie, oppure se è un caso.
    Se ne pubblicassi l’incipit sul mio blog di incipit http://sicincipit.blogspot.com … beh, ci starebbe tutto ;)

  5. Daniele Imperi
    24 maggio 2011 alle 16:30 Rispondi

    Grazie Leo :)

    I racconti di 300 parole (non caratteri :) ) che inserisco nel blog facevano parte di una raccolta che stavo preparando, che conteneva appunto racconti di 300 parole precise. Una specie di sfida con me stesso :)
    Ne ho scritti oltre 70, anche se alcuni saranno utilizzati come “trame” da sviluppare.

  6. Leonardo Boselli
    25 maggio 2011 alle 13:27 Rispondi

    Beh, un racconto in trecento parole è una bella sfida. Nonostante il limite ti riescono piuttosto bene. Ci proverò anch’io!

  7. Daniele Imperi
    25 maggio 2011 alle 14:21 Rispondi

    Facci vedere come lavora un instant writer ;)

  8. Leonardo Boselli
    26 maggio 2011 alle 12:35 Rispondi

    In realtà si tratterebbe di uno short writer ;)

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