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Come scrivere una trama

TramaLa trama è oltre l’idea. È lo sviluppo dell’idea. È quel testo che vi permette di poter dire “ho una storia”. Perché l’idea non basta. Ho una cartella piena di idee nel computer, racconti e romanzi che vorrei scrivere, ma sono idee, proposte di titoli con qualche appunto, nulla più.

Ma una trama è differente. Perché la trama è la storia, in fondo. È il punto di partenza per la stesura del romanzo. Tutto quello che viene prima è solo preparazione, documentazione, progettazione.

Il primo passo

Quando ho avuto l’idea per il mio romanzo fantasy – una delle ultime idee – ho cominciato a lavorare sulla trama, ma per parecchio tempo è rimasto solo un abbozzo incompleto. L’idea era chiara, ma non bastava, perché le mie idee sono del tipo “Un uomo vive su una zolla di terra fluttuante in un mare di melma negli ultimi giorni della fine del mondo” (Grumi).

Questa è un’idea. Punto. Non una trama. Su quell’idea devo costruire una trama e tirare fuori una storia. Anche se la frase che ho scritto rappresenta il succo della trama, la risposta alla domanda “di che parla il racconto?”

Dall’idea alle domande

Nata l’idea bisogna porsi una serie di domande. E grazie a quelle domande vedremo crescere pian piano la storia. Questa è almeno la mia esperienza nella costruzione di una trama.

È proprio iniziando con questa serie di domande che sono riuscito a portare avanti la trama del mio fantasy. Dal momento che più volte ho abusato de I promessi sposi per fare degli esempi, continuerò con questo romanzo.

Qual è l’idea del romanzo? Un matrimonio fra due popolani viene impedito da un signorotto del paese che si è invaghito della fanciulla. Non è solo l’idea, è anche la risposta alla fatidica domanda “di che parla il libro?”

Come avrei costruito la trama se fossi stato Manzoni? Rispondendo a una serie di domande, lasciando le risposte più forti e credibili e buttando quelle più deboli.

Come viene impedito il matrimonio fra Renzo e Lucia?

  1. Il signorotto corrompe il fidanzato della ragazza: soluzione debole, perché il fidanzato è onesto e seriamente innamorato. Inoltre il romanzo finirebbe al secondo capitolo.
  2. Il signorotto uccide il fidanzato: soluzione più forte, Don Rodrigo non rischia la galera, ma il romanzo finisce sempre al secondo capitolo.
  3. Il signorotto minaccia il prete, con discrezione ma con decisione: soluzione interessante, perché mette nei guai il prete, non coinvolge direttamente la coppia e innesca una serie di eventi. Il romanzo ha un bel po’ di capitoli assicurati.

Come si difenderanno i fidanzati dal sopruso?

  1. Renzo sfida a duello Don Rodrigo: soluzione debole, è solo un ragazzo di buona famiglia e resterebbe ucciso subito. Il romanzo finirebbe al terzo capitolo.
  2. Renzo mette incinta Lucia: soluzione impossibile, Lucia è timorata di Dio e non commetterebbe mai un simile peccato. Il romanzo finirebbe sempre al terzo capitolo.
  3. Renzo si rivolge a un avvocato: soluzione più credibile. Renzo si allontana dalla fidanzata e questo permette allo scrittore di farle capitare qualcosa, va in una città e questo permette allo scrittore di fargli capitare qualcosa. Capitoli su capitoli assicurati e coinvolgimento del lettore anche.

Vedete come procede la trama ponendosi semplicemente delle domande? È tutto lì il segreto, secondo me. O, almeno per me, funziona. Io ho proposto solo tre domande per volta, ma più ne ponete e meglio è. Avrete un quadro più ampio delle possibilità della storia e avrete allenato il cervello a trovare soluzioni.

Le vostre trame

Come scrivete le trame delle vostre storie? Siete d’accordo col mio metodo?

34 Commenti

  1. morena
    2 ottobre 2012 alle 09:24 Rispondi

    sono d’accordo. credo sia un buon metodo. all’inizio c’è la situazione, poi ci si domanda come reagiranno i nostri eroi

    • Daniele Imperi
      2 ottobre 2012 alle 12:59 Rispondi

      Almeno credo che funzioni, poi ovviamente ognuno ha i propri metodi.

      • Marco B.
        28 novembre 2012 alle 20:04 Rispondi

        Da quanto ho dedotto, tu Daniele usi un processo che si potrebbe definire lineare orizzontale: fatto = possibili sviluppi = scelta della via più piacevole/idonea = altro fatto e così via.
        Interessante, non ho mai applicato questo metodo. io ne uso uno che potrei definire verticale, a “zoom”.
        Parto dal “piccolo”, l’idea, per passare ad una trama essenziale, ma già sviluppata per intero, per poi arrivare al “grande” ovvero alla scrittura all’intero romanzo. L’intero processo, a differenza del tuo metodo, prevede di avere, a mente, già da subito l’intera storia esclusi i particolari che verranno aggiunti alla fine. Questo metodo, che mi è venuto spontaneo, mi facilita la creazione di interconnessioni a qualsiasi livello della storia ed ogni approfondimento tiene già conto del finale e dell’intero sviluppo della trama, evita spiacevoli “rami secchi” che potrebbero crearsi e fa germogliare quelli più utili.

        • Daniele Imperi
          28 novembre 2012 alle 20:39 Rispondi

          Non avevo mai pensato a questo processo orizzontale :)
          Interessante anche il tuo metodo, lo sperimenterò ;)

  2. Alessandro C.
    2 ottobre 2012 alle 14:02 Rispondi

    io, dando uno sguardo alla scontatezza delle trame dei racconti che in genere trionfano nei concorsi letterari, ho messo su un provocatorio “generatore” di trame.
    Il metodo che proponi è senza dubbio valido. Resta il fatto che il passaggio dall’idea alla trama ponga il lettore in una crisi, e a volte per uscirne non resta che lavorare a fondo sui personaggi e lasciare che siano loro a muoversi intorno al problema/premessa sul quale si vuole basare la storia.

  3. Lucia Donati
    2 ottobre 2012 alle 14:32 Rispondi

    Si, l’idea delle domande da porsi è buona. Ho scritto un articolo sulle domande (una ventina) che si pone il lettore (invece dell’autore) di fronte ad un romanzo, post che apparirà nei prossimi giorni

  4. Daniele Imperi
    2 ottobre 2012 alle 16:55 Rispondi

    Alessandro C.

    Non sentirti tirato in ballo dalle “punzecchiate” rivolte ai blog sulla scrittura, perchè sono un fan del tuo blog e ti seguo con molta attenzione :)

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    Questo lo dici per farmi stare calmo, vero? :D

  5. Salomon Xeno
    2 ottobre 2012 alle 22:28 Rispondi

    “Questa è un’idea. Punto. Non una trama.”
    Sacrosanto.

  6. Carlo
    2 ottobre 2012 alle 22:46 Rispondi

    Credo che ci sia un’idea che funge da germe. poi il seme diventa pianta, arricchendosi di sviluppo, personaggi, situazioni. E le successive revisioni, soprattutto le prime due o tre, fanno il resto.

  7. Romina Tamerici
    4 ottobre 2012 alle 12:59 Rispondi

    Domande, domande e ancora domande… e capitoli assicurati!
    Un po’ lo faccio anch’io, ma non credo scriverò mai un librone della mole de “I promessi sposi”.

  8. Romina Tamerici
    4 ottobre 2012 alle 13:54 Rispondi

    Oh, non intendevo questo! Solo che non amo scrivere libri molto lunghi. Mi trovo meglio con i romanzi brevi. Poi chissà!

  9. Ryo
    9 agosto 2013 alle 13:57 Rispondi

    Di sicuro è un ottimo metodo, ma per metterlo pratica può essere difficile. Pianificare la trama a tavolino non mi è mai riuscito, almeno non a lungo termine, anche perché poi idee nuove possono determinare un cambio di rotta.
    L’ideale sarebbe lavorare come descrivi; io purtroppo non sono capace. Diciamo che ho un’idea di massima su quello che dovrà succedere ma anche che ogni momento è buono per smentirmi :-)

  10. cartatraccia
    14 agosto 2013 alle 13:09 Rispondi

    E’ un modo magnifico per evitare buchi di trama; maledizione, se ci avessi pensato prima :(

  11. Cristian M.
    3 settembre 2013 alle 16:36 Rispondi

    Salve.
    Premetto che sono un neofita alle prese col suo primo romanzo (o presunto tale XD).
    Mi sembra un po’ “ingabbiante” porsi domande e risposte a priori. Io preferisco buttare giù una serie di pochi punti chiave, che possiamo chiamare “eventi”, e alcuni punti chiave opposti (“contro-eventi”) che i personaggi ignorano. Il lettore quindi si aspetta una storia lineare (evento A -> evento B), mentre la reale trama sarà sempre inattesa (evento A -> contro-evento B).
    Poi il contro-evento può distanziarsi poco dall’evento (es. Tizio esce di casa vs. Tizio esce di casa, ma senza chiavi dell’auto), oppure totalmente imprevedibili (es. per estremi: Tizio esce di casa, ma gli viene un infarto e muore). Ovviamente poi non tutti gli eventi hanno i suoi contro.
    Il modo in cui si arriva da A a B è determinato poi dal carattere del personaggio e da come interagiscono fra di loro. E a me questo piace farlo scrivendo, avendo un’idea generale del carattere, ma senza formalizzarlo.
    O no?

    • Daniele Imperi
      3 settembre 2013 alle 17:08 Rispondi

      Ciao Cristian, benvenuto nel blog.

      In realtà, se è vero che io mi pongo delle domande, è anche vero che tu scrivi già le risposte :D

      Io mi chiedo: che succede a Tizio quando esce di casa?
      Tu invece decidi: Tizio esce di casa, ma senza chiavi dell’auto.

      Direi che sono due approcci forse simili per delineare una trama. Nel romanzo che sto progettando ho creato una bozza di trama, che segue più o meno il tuo metodo: stabilisco cosa succede senza pormi domande.
      Ma è una bozza, senza intreccio poi. Mi serve solo per avere una panoramica dell’intera storia.

      Poi dovrò pormi delle domande per renderla più interessante o creare eventi e contro-eventi. Quella dei contro-eventi è una strategia buona, perché una storia è fatta anche di incidenti di percorso, altrimenti non ci sarebbe storia.

      Non c’è una regola fissa per lavorare. Se ti trovi bene a tracciare appena il carattere del personaggio, allora procedi così.

  12. monia
    13 gennaio 2014 alle 21:03 Rispondi

    …non ho mai scritto,ma voglio imparae…
    voglio provare a mettere su carta tutti i miei sogni…

  13. Daniele Fosi
    4 gennaio 2016 alle 21:35 Rispondi

    Ho scorso tutta una serie di post del tuo blog, questo in particolare lo trovo illuminante.

    • Daniele Imperi
      5 gennaio 2016 alle 09:51 Rispondi

      Grazie, spero ti sia utile.

  14. Francesca
    15 gennaio 2016 alle 12:56 Rispondi

    Ogni tanto torno a questa pagina per fare tesoro dei tuoi consigli pratici sul realizzare una trama.
    E’ da quando avevo 14 anni che tento di scribacchiare storie. Prima mi limitavo a farlo sui diari o su fogli di quaderno, poi con l’era informatica ho conosciuto le gioie del pacchetto word.
    Ho sempre avuto molte idee mai portate alla luce, sconfinate in diverse cartelle del pc, ma ora che ho un’idea ben delineata nella mia mente non riesco a farla emergere. Dentro la mia testa è tutto chiaro, i personaggi hanno voce e comportamenti propri, spesso non riesco a studiare perché mi sovviene un pensiero o uno scenario, e devo subito trascriverlo sennò fugge via.
    Forse non ci credo abbastanza o forse ho solo paura di mettere fine a una storia, tuttavia, ogni articolo che scrivi per me è una rivelazione.
    Un abbraccio.

    • Daniele Imperi
      15 gennaio 2016 alle 13:03 Rispondi

      Ciao Francesca, benvenuta nel blog.
      Quindi non riesci a trasformare quell’idea in trama? Hai provato con le domande?

  15. Andrew Next
    6 maggio 2016 alle 18:05 Rispondi

    …argh, ho provato tante volte, ma proprio non funziona. In compenso io ho un archivio di sessioni di gioco di ruolo lungo più di 20 anni.
    20 e passa anni durante i quali ho impersonato e fatto impersonare ai miei amici centinaia di personaggi differenti: jedi, vampiri, ladri, maghi, draghi e anche cartoni animati. Abbiamo scatenato l’immaginazione ovunque, letteralmente.
    Creare una trama per un romanzo non è molto diverso dal crearne una per una seduta di giochi di ruolo, sebbene in quest’ultimo caso si è aiutati parecchio dalla fantasia dei giocatori.
    Un ruoli determinante, secondo la mia esperienza, lo gioca l’ambientazione: tanto meglio questa è nota al game-master (il narratore) tanto più efficace sarà la sua capacità di coinvolgere i lettori.

    A.

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2016 alle 05:26 Rispondi

      Vero, è la stessa cosa creare una trama per un romanzo o per un gioco di ruolo. Perché dici che non funziona scrivere la trama? Se è questo che intendevi.

  16. Luca
    31 dicembre 2016 alle 03:23 Rispondi

    Se posso dare la mia opinione su ciò che penso della scrittura, che forse riassume semplicemente ciò che hai spiegato più volte, è che a volte basta semplicemente trovare il modo migliore per far emergere ciò che abbiamo già dentro e comunicarlo al mondo. Non credo ci sia un metodo standard per scrivere o una regala da seguire. A me piace buttar giù tutto ciò che mi viene in mente senza fermarmi per la stesura della prima pagina e da lì iniziare a “comporre”. Grazie a tutti.

    • Daniele Imperi
      31 dicembre 2016 alle 08:26 Rispondi

      Ciao Luca, benvenuto nel blog. Buttare giù ciò che hai dentro fa senz’altro bene, ma per creare una buona storia non è sufficiente.

  17. Luca
    3 gennaio 2017 alle 01:31 Rispondi

    Ciao e grazie per l’accoglienza. Ho letto il tuo blog e apprezzo molto i tuoi consigli. Ho in mente una storia e vorrei parlarne con qualcuno. Pensi sia possibile dare un occhiata?
    Grazie anticipatamente

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