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Una trama inaspettata

Una trama inaspettata

Uno scrittore vincente deve avere, a parte l’abilità di fare magie con le parole, una sola e unica caratteristica: Deve fare in modo che la trama si sviluppi come mi aspetto, come la stragrande maggioranza dei lettori MEDI si aspetta. Viaggio dell’eroe + luoghi comuni che confermino le mie convinzioni. Stop! Nulla di più, nulla di meno. Michè Michè su Identikit di uno scrittore vincente

È davvero così per tutti i lettori? Eppure, proprio l’altro ieri, ho descritto una storia banale e scritta anche in modo superficiale, parlando del romanzo di Cussler Il Cacciatore. Io mi ritengo un lettore esigente, uno che rifiuta categoricamente la sospensione dell’incredulità, uno che ogni volta che legge un libro o guarda un film si mette a sindacare sulla credibilità o meno di alcune scene.

Non voglio, appunto, essere un lettore medio. Voglio una trama che si rispetti, che mi dia ciò che altre storie non mi danno, che si discosti da tutto il resto. Questo, in fondo, è anche il bello della lettura: leggere qualcosa di nuovo, entrare in mondi differenti, provare emozioni e sensazioni nuove.

Uno sguardo alle opere letterarie del passato

C’è stato un periodo, quando ho iniziato a leggere con costanza, in cui ho letto diversi classici e mai ho incontrato delle trame banali. Ogni libro che aprivo era una sorpresa. Ogni libro mi portava in un universo che non aveva il sapore del già visto, come accade oggi con la stragrande maggioranza dei romanzi.

Forse a quel tempo c’è stata una cura maggiore per la narrativa, c’è stata un’attenzione particolare al lettore o forse anche quegli autori scrivevano per se stessi, senza preoccuparsi di indagini di mercato, di dati statistici, di conoscere il loro pubblico.

Quanti romanzi di oggi resisteranno al peso dei secoli? Ben pochi. C’è da chiedersi perché. C’è da chiedersi che fine faranno, ma la risposta è semplice. Fra un secolo si leggeranno ancora Manzoni, Pirandello, Poe, Leopardi, Stevenson, Tolstoj, Dostoevskij, Conan Doyle, Dickens, Verga, ecc. E il motivo è uno: perché questi autori hanno creato qualcosa che non può tramontare né passare di moda.

Di romanzi scontati e trame banali

Ne è piena la letteratura, non trovate? Che cosa avrete da romanzi del genere? Quale piacere nella loro lettura? Che senso ha vedere un film, per esempio, se già se ne conosce tutta la trama e se ne indovina la fine? E per un libro è lo stesso: che leggo a fare se so tutto di quella storia?

Ho scritto più volte che vedo la lettura come uno studio: delle parole e la loro combinazione, dello stile di scrittura dell’autore, dell’intreccio e di tutto ciò che comporta la creazione di quel romanzo. Ma è anche puro piacere della storia, puro passatempo. Non gioco a scacchi con la sicurezza di vincere la partita, non avrebbe senso.

Sul viaggio dell’eroe

Che cosa intendiamo con questo? Non necessariamente il lungo viaggio di Frodo Baggins e della Compagnia dell’Anello. Il viaggio è anche metaforico, indica il cambiamento del protagonista, la sua trasformazione da uno stato iniziale, pre-storia, a uno finale, alla sua conclusione.

Se non c’è viaggio, non c’è storia. Ecco perché una storia si definisce tale se vale la pena raccontarla. Se non intravediamo, neanche lontanamente, quel viaggio, allora non abbiamo di fronte a noi alcuna storia.

Quindi ok per il viaggio dell’eroe, ma bocciati in pieno i luoghi comuni. È quell’aggettivo, comuni, a farmeli odiare. Ma bisognerebbe dedicare un articolo solo a questo aspetto della narrativa: come e quando inserire luoghi comuni nella storia.

Trama scontata o inaspettata?

Io sono per la seconda. E voi?

31 Commenti

  1. Alessandro Cassano
    20 agosto 2014 alle 11:18 Rispondi

    Vuoi o non vuoi, la varietà della trama è condizionata dal numero finito di situazioni possibili, come ampiamente dimostrato.
    Io focalizzerei maggiormente il discorso sulla premessa della storia. Cosa voglio comunicare? Il messaggio di fondo, la “morale della favola”, è davvero qualcosa di innovativo, sentito e personale? Oppure si tratta di una premessa già sfruttata (es. la guerra come male assoluto) ma che voglio riproporre affrontandola in modo inusuale?
    Se il messaggio che voglio trasmettere è del tipo “l’amore è bello”, e il soggetto è la relazione sentimentale tra un belloccio dagli occhi azzurri e una biondina da urlo, meglio lasciar perdere…

    • Daniele Imperi
      20 agosto 2014 alle 19:53 Rispondi

      Numero finito di situazioni? Questa non la sapevo.
      Certo, anche il messaggio ha una sua importanza.

  2. Salvatore Iaconis
    20 agosto 2014 alle 11:21 Rispondi

    Trama inaspettata e inconsueta, senza dubbio.

  3. nicoletta
    20 agosto 2014 alle 11:38 Rispondi

    Caro Daniele
    sono d’accordo con te sul desiderio di una trama inaspettata. Una trama in cui il personaggio subisce – o agisce – un cambiamento, una trasformazione. Anche se, a proposito di trama, ho sofferto molto leggere “Il viaggio dell’eroe” di Vogler perché mi sembra che rischi di rendere tutto meccanico e scontato, un po’ come dici tu nella prima ipotesi. Sono anche affascinata da quello che sta avvenendo in sceneggiatura, con la “distruzione” della storia a favore dell’amplificazione del presente e del personaggio, come avviene nei films di Sorrentino. Mi sembra che in fondo questo è anche quello che sostiene Cotroneo nel suo “Il sogno di scrivere”, ossia uno spezzettamento della storia a favore – adesso lo cito – dell’epifania.
    (Adesso vado a lavorare – ossia a scrivere quello che devo scrivere – il tuo blog è diventato una delle mie fonti di distrazione!)

  4. Manu
    20 agosto 2014 alle 12:05 Rispondi

    D’accordo al cento per cento. Ma che fare quando il banale vende e l’inaspettato no? Ci sono centinaia di film, sceneggiature, romanzi, basati tutti su stereotipi, scene già viste, trite e ritrite, eppure vendono ancora! A volte mi chiedo se alle persone piacciano perché le trovano “rassicuranti”. Mentre le novità, almeno all’inizio, hanno vita dura.

  5. Moonshade
    20 agosto 2014 alle 12:27 Rispondi

    Ciao!
    In genere sono per “trama inaspettata”: perchè ritengo che se si parte già con l’idea che non devi sorprendere i lettori ma rassicurarli stai sottovalutando la loro intelligenza. Tuttavia, l’inaspettato deve anche essere coerente con gli elementi e il messaggio che si vuole veicolare: se si rassicura con l’ennesima Compagnia dell’Anello si sta solo inanellando una serie di fatti, non cambiamenti, ci si appoggia su una serie di elementi condivisi creando l’equivalente del cinepanettone.
    Tuttavia ci sono casi in cui il trama scontata è preferibile; penso ad alcuni film che mi piacciono moltissimo (Pacific Rim, Epic!, Brave, Dragontrainer…) dove imbastire una trama semplice lasciando immaginare i colpi di scena ti permette di concentrarti su tutto l’apparato di costruzione del mondo. Anche il signore degli Anelli ha una trama semplice, in fondo, ma è tutto quello che ci ha ficcato dentro che fa la differenza.

    • Daniele Imperi
      20 agosto 2014 alle 20:00 Rispondi

      Sì vero, in alcuni casi si può avere una trama semplice, ma solo se riesci a costruire qualcosa di grande dentro.

  6. Giuliana
    20 agosto 2014 alle 13:51 Rispondi

    Dicono che la bravura di uno scrittore stia nel saper condurre il lettore là dove lui si aspetta, ma prendendo strade inaspettate. Ovvero: non conta tanto che il finale sia scontato o meno perché, come fa presente anche Alessandro, le situazioni possibili non sono infinite. Conta invece che il percorso, ovvero sia la trama, sia ricca di sorprese e prenda sentieri che il lettore non immaginava.
    Esempio pratico:
    1) Trama scontata: Anna si innamora di Marco, il padre di lei non vuole che i due stiano insieme, perciò Anna e Marco fuggono, ma poi si riappacificano con il padre di lei, che alla fine accetta Marco. E vissero tutti felici e contenti.
    2) Trama meno scontata: Anna si innamora di Marco, il padre di lei non vuole che i due stiano insieme, si scopre che una volta il papà di Anna frequentava la mamma di Marco e lo considerava come un figlio, si scopre poi che Marco anche se era piccolo se lo ricorda e infatti stava con Anna per vendicarsi dell’abbandono del padre, finisce comunque che Marco si innamora di Anna. E vissero tutti felici e contenti.
    Cioè: il “vissero felici e contenti” rimane, però cambia il modo in cui l’autore vi ha fatto arrivare il lettore…

    • Lisa Agosti
      20 agosto 2014 alle 17:54 Rispondi

      Brava Giuliana, sono d’accordo con te. Lo scrittore deve rispettare il patto col lettore che si stabilisce nelle prime trenta pagine, quindi se si parla di Anna e Marco non può comparire un licantropo marziano a pagina 230 né voglio che Anna venga assassinata nella doccia con venti coltellate descritte nel dettaglio. Allo stesso tempo non voglio capire a pagina 2 come finirà la storia e sarebbe bello imparare qualcosa di nuovo sulla via.

    • Daniele Imperi
      20 agosto 2014 alle 20:02 Rispondi

      Certo. Concordo, ma nell’esempio di lunedì era davvero tutto scontato. In quel caso fai meglio a non scrivere.

  7. Grazia Gironella
    20 agosto 2014 alle 13:57 Rispondi

    Ah no, non sono d’accordo. Leggendo non desidero essere stupita e schiaffeggiata a ogni pagina, ma nemmeno trovare un bel paio di pantofole comode. Non si può avere un misto delle due? Diciamo che piacere al lettore medio in questo modo, sanza infamia e sanza lodo, lo considero la base da cui partire. Ma partire si deve. O no?

  8. Edmond Dantes
    20 agosto 2014 alle 14:17 Rispondi

    Spesso, nello scrivere, aiuta la vita di tutti i giorni. Lo dice qualunque corso della tanto deprecata (spesso giustamente) scrittura creativa.
    La cronaca e le nostre esperienze personali, se ci pensate, non ricadono quasi mai nei canoni del viaggio dell’eroe, della prevedibilità e, ahimè, del lieto fine.
    Inoltre, sul discorso delle trame possibili “finite” vorrei citare due libri che ho letto di recente e che sono tutt’altro che usuali o prevedibili, a mio modesto parere.
    Il primo è L’Eleganza Del Riccio, romanzo brillante, profondo, introspettivo eccellentemente scritto e che non si incasella in nessuno schema riconoscibile.
    L’altro è Il Quinto Giorno. Sarà anche un blockbuster, e in alcuni punti può essere noioso, ma la tematica ecologista è secondo me tutta da esplorare (anche per la giusta sensibilità in materia di cui abbiamo bisogno).
    Non posso rivelare nulla sulla trama, per rispetto per chi volesse leggerli, ma credo siano due esempi meritevole di eccezione.

    • Daniele Imperi
      20 agosto 2014 alle 20:07 Rispondi

      Le nostre esperienze personali, però, non interessano a nessuno, a meno di non essere eclatanti.

  9. LiveALive
    20 agosto 2014 alle 14:29 Rispondi

    Una nota per i profani… Quando Daniele dice che non vuole la sospensione dell’incredulitá intende dire che non vuole essere lui ad accettare qualcosa di incredibile, ma deve essere il testo a farsi credere. Lo specifico perché l’uso comune del termine è un altro…

    Detto questo, a me la serie di Squadra Speciale Cobra 11 è sempre piaciuta: le scene sono ben girate, i finali di stagione hanno una gestione del climax perfetto, e certi episodi sono un thrill continuo. Ieri però mi sono venuti alcuni dubbi… Perché diavolo quando prendono quelle botte paurose non si apre l’airbag? Com’è che trovano sempre ‘ste rampe in giro?
    Ma non credo che questo mi renda “esigente”, credo solo che, a seconda delle esperienza che si fanno, ci sono cose che siamo disposti ad accettare senza farci domande ed altre no. Per esempio, tu Daniele ti lamenti se il drago ha l’articolazione delle ali sovrapposta alle scapole? È una cosa biologicamente irrealistica, ma se non studi anatomia non te ne accorgi.
    Ma ogni dubbio è legittimo? Non proprio. Per esempio, se uno mi scrive un romanzo dove la terra è al centro dell’universo e la luna è stata “vomitata” dal sole, sta scrivendo una canzata, no? Beh, bisognerebbe dirlo allo “scienziato” Crombette, visto che lui cedeva proprio che l’universo fosse così. Insomma, ciò che Einstein percepisce come credibile è percepito come falso e blasfemo da Crombette. Se Crombette percepisce la trama irreale quando il sole è al centro del sistema solare non è un problema della trama, perché per la maggioranza il sole è lì, poco da fare.

    Detto questo, passiamo al post…
    Le trame dei classici sono più originali? Diciamo che gli epigoni sono stati via via eliminati, ma non è solo questo. La letteratura “di genere” può essere fatta risalire al romanzo gotico, ma comunque i generi che leggiamo oggi si sono sviluppati soprattutto nel 900 (non considero i “generi” più antichi e generici come epico, commedia, tragedia, ecc). I generi seguono appunto delle idee di base perché chi lo compra quello cerca. Se i classici paiono più originali è appunto perché non avevano una base da rispettare.

    Ma Permettimi di approfondire un poco… Se uno si compra un romanzo giallo si aspetta che ci sia un qualche crimine con una persona che indaga. C’è addirittura il rischio di fare qualcosa di “troppo” originale, perché l’acquirente potrebbe rimanerne deluso. Il Nome della Rosa è un esempio: Eco ha detto di voler metter in chiaro le cose sin dalle prime pagine (con il gergo forbito e il ritmo lentissimo) proprio per non deludere quelli che si aspettavano un romanzo giallo: non sono loro i suoi lettori ideali.
    Non è solo una questione di mercato. È innegabile che ognuno con il tempo sviluppa una certa preferenza verso un dato stile e un dato contenuto. Magari non sarà preferenza assoluta, ma comunque l’esistenza di un “genere” gli permette di scegliere una categoria di libri senza preoccuparsi troppo. Senza una indicazione di questo tipo la cosa diventerebbe molto più casuale. Se uno va fuori di testa per Tolkien sa che può piacergli anche Brooks, ma se uno si trova davanti Macchiavelli, Voltaire, Doyle, Poe, Dostoevskij, D’Annunzio, Austen, McCarthy, Auster senza alcuna indicazione, come fa?

    Si cita Sorrentino. Non vorrei sembrare “intellettualoide”, ma a me piace questa distruzione della trama in favore di pure scene e pure epifanie. In realtà non è una cosa così fuori dal mondo come sembra: semplicemente, si cambia l’idea alla base della trama. L’idea della trama “classica” è che il bello stia nel disegno complessivo, e per farlo venire fuori è necessario che tra le scene ci sia un rapporto di causa-effetto. Una trama, ehm, chiamiamola “postmoderna”, invece, si basa sul bello che c’è nel frammento e nei collegamenti tra le scene: il bello cioè sta nel notare analogie, rimandi, accostamenti di idee, toni opposti, ecc… L’unico esempio così estremo che conosco però sono i vociani e il D’Annunzio notturno: oggi parliamo più di una via di mezzo. DeLillo e Pychon tendono al frammento, ma comunque un disegno complessivo c’è; in un film come La Grande Bellezza la scena ha valore di-per-sé, ma un meccanismo alla base che unisce il tutto c’è, una trama per quanto diluita c’è. E soprattutto, tutti hanno una “premise” che viene esposta in ogni scena, senza derive verso temi estranei.

    • Daniele Imperi
      20 agosto 2014 alle 20:12 Rispondi

      Sì hai detto bene: è un problema mio :)
      Riguardo alla trama, se c’è, devi sapere individuarla in due frasi al massimo. Altrimenti è una storia senza trama.

  10. Maria Grazia
    20 agosto 2014 alle 15:19 Rispondi

    Forse e’ il caso di non usare indifferentemente le parole “trama” e “storia”. Cosi’ e’ possibile accettare una trama “banale”, una delle (21? non ricordo bene il numero esatto delle trame codificate dai narratologi) trame possibili e pretendere, inscritta in essa una storia originale.
    La trama dei Promessi sposi, romanzo che tu, Daniele, hai portato ad esempio piu’ di una volta, non e’ quella scontata dell’amore contrastato da un cattivaccio? Con tanto di scontato lieto fine? Eppure la storia raccontata e’ originale, tutt’altro che scontati i personaggi.

    • Daniele Imperi
      20 agosto 2014 alle 20:15 Rispondi

      Trama e storia sono due cose diverse infatti.
      La trama dei Promessi sposi è un po’ più lunga di quanto dici :)

  11. Chiara
    20 agosto 2014 alle 16:08 Rispondi

    Per me la differenza tra uno scrittore vincente e uno perdente è che nel caso del primo, prima o poi rileggerò il suo libro.

    Non penso poi che si possa definire uno scrittore vincente solo come uno che soddisfa i gusti del pubblico: ci sono tanti fattori che ne determinano il successo: il periodo, il lancio pubblicitario, la qualità della storia, la qualità dello stile…e la mia impressione è che uno scrittore possa anche essere vincente sul breve periodo, con storie banali in cui il lettore trova quello che si aspetta, ma sul lungo periodo è tutt’altro a trionfare.
    Prendiamo Federico Moccia e Licia Troisi: niente originalità, pessimo stile di scrittura, il primo è stato lanciato dal tam tam dei lettori, la seconda ha avuto l’enorme supporto Mondadori…ma adesso quanto vendono?
    Prendiamo invece Anne Rice e George Martin: nel caso della prima i romanzi sui vampiri vengono ristampati ancora adesso, il secondo sta scrivendo una serie il cui successo non è limitato ai confini nazionali e nessuno dei due, mi sembra, soddisfa granché il lettore medio.
    Poi, tra le altre cose, per me uno scrittore che dà al pubblico quello che vuole, oltre ad essere pessimo, non esercita il mestiere della scrittura ma quello della prostituzione.

    • Daniele Imperi
      20 agosto 2014 alle 20:19 Rispondi

      È raro che io rilegga un libro. Per il resto concordo con quanto dici.

  12. Claudia
    21 agosto 2014 alle 01:12 Rispondi

    Per quanto mi riguarda, ovvio, “trama inaspettata”.
    Perché c’è qualcuno cui piace vincere facile? Be’, forse sì ma senza il gusto dell’aver vinto meritatamente.
    Il lettore deve essere conquistato pagina dopo pagina. Deve chiedersi alla fine di ogni capitolo <> e non <> (cito Premiata Ditta) ;)

  13. Claudia
    21 agosto 2014 alle 01:16 Rispondi

    Per quanto mi riguarda, ovvio, “trama inaspettata”.
    Perché c’è qualcuno cui piace vincere facile? Be’, forse sì ma senza il gusto dell’aver vinto meritatamente.
    Il lettore deve essere conquistato pagina dopo pagina. Deve chiedersi alla fine di ogni capitolo – E ora che succederà? – e non
    -Uhm… capito, l’assassino è quello con le scarpe gialle –
    (cito Premiata Ditta) ;)

    P.S. Problemi con il primo commento. L’ho inviato di nuovo :(

  14. GiD
    21 agosto 2014 alle 12:35 Rispondi

    Se devo fare una scelta netta, scelgo la trama inaspettata. Ovvio.

    Volendo spendere due parole in più sull’argomento, però, secondo me è anche una questione di target. Se sto scrivendo una storia d’amore adolescenziale per un pubblico di lettrici quindicenni, devo mettermi in testa che la storia seguirà determinati passaggi, passaggi che il mio target si aspetta e che sono fondamentali per il loro godimento della storia.
    La lettrice quindicenne vuole leggere dell’incontro col ragazzo strafigo, della rivalità con la smorfiosa di turno e dei problemi quotidiani con scuola e famiglia.
    Questo non vuol dire che i romanzi per quindicenni debbano avere tutti la stessa trama. Vuol dire solo che ci sono degli elementi ricorrenti che il lettore vuole ritrovare, e lo scrittore deve tener conto di questo. In fin dei conti lo scopo è sempre quello di scrivere una storia che intrattenga piacevolmente i lettori.

    Discorso a parte merita la scrittura per l’infanzia. In quel caso l’uso dei cliché e degli schemi narrativi noti è quasi un obbligo. I personaggi e le situazioni ricorrenti nelle diverse storie permettono ai piccoli lettori di presagire a grandi linee lo svolgimento della trama, svolgendo così un’azione rassicurante nei loro confronti.

    • Daniele Imperi
      21 agosto 2014 alle 17:40 Rispondi

      Hai ragione sui romanzi per quindicenni, ma non tutte le storie sono uguali e possono entrare in gioco anche altri elementi.

  15. La narrazione secondo Will Eisner
    8 settembre 2014 alle 05:01 Rispondi

    […] sorpresa del lettore avevo parlato quando ho scritto della trama inaspettata. È chiaro che su alcune storie il lettore sappia già cosa aspettarsi, come nel caso delle tante […]

  16. Lapo Ferrarese
    8 settembre 2014 alle 16:11 Rispondi

    Per quel che mi riguarda opto sempre e comunque per una “trama inaspettata”. Ma, aggiungo, che sia coerente con i dettagli seminati con cura lungo le pagine. Il bravo scrittore, secondo me, è quello che sa condurre per mano il lettore a ipotizzare un finale, per poi invece “virare” con abilità su un epilogo del tutto inaspettato, ma in linea con la trama e gli indizi seminati nella storia.
    Un esempio filmico per tutti: “I soliti sospetti”, un film che all’epoca mi colpì molto per come mi spiazzò nel finale.
    Ovviamente questo tipo di struttura si applica bene a thriller, noir, fantascienza, horror, fantastico, ecc.., un po’ meno (come qualcuno ha giustamente ravvisato nei commenti precedenti) a storie per adolescenti o saghe (tipo quelle vampiresche) o ancora a romanzi seriali che debbano seguire determinati standard per incontrare il favore di una fetta di pubblico che, appunto, si aspetta proprio quel tipo di storia.
    Una la considero narrativa originale, per il lettore che ama farsi sorprendere; l’altra una narrativa da “botteghino” che va sul sicuro su una determinata fascia di lettori tradizionalisti.
    Vanno bene entrambe, credo dipenda da cosa si cerca. Io preferisco essere sorpreso… :-)
    Saluti.

    • Daniele Imperi
      8 settembre 2014 alle 16:54 Rispondi

      Il finale dovrebbe essere proprio come dici: riuscirci è un’altra cosa.

      Sui seriali per forza bisogna agire diversamente, come nel fumetto, altrimenti non ci sarebbe la serialità :)

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