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Traduzioni e revisione: che rapporto difficile

Questo è un guest post scritto da Sara Lo Giudice.

RevisioneVi è mai capitato di leggere un libro di qualche autore straniero e di perdere il piacere della lettura per via di banali errori grammaticali, evitabili refusi e frasi stridenti? Vi è capitato di notare incongruenze spazio-temporali? Ebbene sapete a cosa è dovuto tutto questo? All’assenza della revisione.

La revisione è la buona, vecchia rilettura tanto cara alle nostre maestre.

Quando si traduce un romanzo o un testo qualunque, non bisogna consegnare la “brutta copia” all’editore, si deve redigere la bella e consegnare quella; l’occasionale errore di stampa o battitura è accettabile e anche comprensibile, ma in alcuni casi l’occasionalità diventa frequenza, quasi costanza ed è allora che insorge il problema.

Ci sono tante giustificazioni dietro cui il traduttore si può nascondere per non svolgere questa operazione: compensi esigui, tempi di consegna coercitivi, la speranza che qualcuno provvederà prima di mandarlo in stampa, ma è suo dovere professionale revisionare il proprio lavoro prima di inviarlo alla casa editrice e, se non lo fa, manca di rispetto al lettore e a se stesso.

Tuttavia, se la qualità di alcuni dei volumi che giungono sugli scaffali delle librerie è scadente non è tutta colpa di chi ha tradotto, perché se questi si deve impegnare a consegnare un’opera il più possibile priva di refusi ed errori, l’editore, a sua volta, ha il dovere ancora più importante di sottoporre quanto ricevuto dal traduttore a un buon editor e a un valido correttore di bozze. Figure professionali il cui compito è di ripulire i testi prima di mandarli in stampa, accertandosi che siano corretti, fedeli all’originale e di gradevole lettura.

Io sono fortunata a poter leggere il testo in lingua originale, ma chi non ha questa possibilità è obbligato a subire gli errori, le imprecisioni e persino i travisamenti che non dovrebbero esserci, come per esempio un’età sbagliata di un personaggio, o l’eliminazione di un intero capoverso per ragioni totalmente sconosciute; magari traducendo l’occhio è corso più avanti involontariamente (può succedere, a me capita quando ho gli occhi stanchi), ma il fatto che in libreria il romanzo sia giunto privo di quel capoverso significa che quel testo ha saltato almeno due fasi di lavorazione: la revisione da parte del traduttore e quella da parte dell’editor e non è accettabile, perché il risultato finale è straniante per il lettore che si trova dover tentare di capire le conclusioni tratte dall’autore senza avere a disposizione le spiegazioni che l’autore aveva fornito.

In conclusione, vorrei solo dire che la traduzione è considerata “opera dell’ingegno e dell’intelletto”, quindi alla stregua dell’opera d’arte stessa perché non basta riportare nella nostra lingua quanto scritto dall’autore, bisogna rispettare lo stile e il ritmo del testo originale e, al tempo stesso, adattarlo in modo che risulti ben scritto e facilmente fruibile per il lettore italiano; pertanto se noi traduttori siamo scrittori dobbiamo impegnarci a consegnare un’opera ben scritta e il più possibile corretta, ma è compito della casa editrice (che ci mette il proprio nome e la propria reputazione) verificare che l’opera rispetti questi canoni e deve intervenire laddove così non fosse.

L’Italia è un popolo di lettori oltre che di artisti e di viaggiatori, rendiamo la lettura il più piacevole possibile!

La guest blogger

Sara Lo Giudice: laureata in Scienze Linguistiche e Letterature Straniere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ho svolto diversi lavori dettati dal mero bisogno di vile denaro, prima di dedicarmi a tempo pieno all’attività di traduttrice dall’inglese all’italiano e di mamma. Ho appena tradotto il mio primo romanzo: “Vampire Kisses-Sangue Reale” per la Renoir Comics e mi sto adoperando affinché questa carriera diventi permanente.

Vivo in un piccolo comune alle porte dell’Ossola: Ornavasso (VB).

Il mio blog è www.traduzionilogiudice.blogspot.com

8 Commenti

  1. Sergio Cima
    25 gennaio 2012 alle 11:15 Rispondi

    Un popolo di lettori che si ostina a non voler imparare a leggere – non dico a parlare – almeno l’inglese, complice una scuola senza identità.

  2. Salomon Xeno
    25 gennaio 2012 alle 14:47 Rispondi

    Guarda, ho di recente pubblicato la prima di tre traduzioni sul mio blog e mi sono scontrato, pur nella semplicità dell’opera, in alcuni ostacoli non da poco!
    Mi incuriosisce un aspetto. Come hai detto, la traduzione deve rispettare lo stile e il ritmo del testo originale. Per essere fedeli all’autore, bisogna conoscerlo. Che tipo di preparazione precede la traduzione di uno scritto?

  3. Sara Lo Giudice
    26 gennaio 2012 alle 12:53 Rispondi

    Salomon Xeno,

    Un requisito necessario, a mio parere, è la lettura per intero del testo che ci si accinge a tradurre prima di iniziare la traduzione. Non ci si dovrebbe mai mettere al lavoro prima di aver fatto un “sopralluogo”. Poi nel tempo libero ci si può documentare sull’autore, sul suo background, in modo da avere una visione più chiara del suo stile. La nostra conoscenza della sua e della nostra lingua, poi, faranno il resto.

    Ciao.

  4. Sofia Stella
    26 gennaio 2012 alle 16:58 Rispondi

    A me una volta è capitato di leggere un libro in cui mancava un intero capitolo. Svista del traduttore, dell’editore o dello stampatore?
    @Sara:

    Sara Lo Giudice: Salomon Xeno,
    Un requisito necessario, a mio parere, è la lettura per intero del testo che ci si accinge a tradurre prima di iniziare la traduzione. Non ci si dovrebbe mai mettere al lavoro prima di aver fatto un “sopralluogo”. Poi nel tempo libero ci si può documentare sull’autore, sul suo background, in modo da avere una visione più chiara del suo stile. La nostra conoscenza della sua e della nostra lingua, poi, faranno il resto.Ciao.    

    Ottimo consiglio! Lo terrò a mente. :-)

  5. Romina
    26 gennaio 2012 alle 22:17 Rispondi

    Non mi sono mai occupata di traduzioni, anche perché le miei conoscenze delle lingue non sarebbero tali da portare a buoni esiti (capisco i testi in inglese e francese, ma, da lì a tradurli a beneficio di altri, il passo è lungo). Comunque una buona revisione, da parte dello scrittore prima e dell’editor poi, sono indispensabili per la buona riuscita di ogni libro!

  6. Traduzioni e revisione: che rapporto difficile | Scrivere e leggere libri | Scoop.it
    30 gennaio 2012 alle 14:35 Rispondi

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  7. Il meglio di Penna blu – Gennaio 2012
    3 febbraio 2012 alle 12:04 Rispondi

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    31 dicembre 2012 alle 09:37 Rispondi

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