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Traduzione creativa

traduzione-creativa

Più di una volta ho scritto articoli contro le traduzioni dei romanzi stranieri, avendo trovato parecchi errori. Anzi, ho inaugurato Penna blu proprio con un post su questo argomento, in quel caso era su ambigue ripetizioni nella traduzione.

Dopo un mese e mezzo sono tornato allʼattacco, perché nel romanzo di Lansdale In fondo alla palude era emerso qualcosa di strano. Da bravo Sherlock Holmes ho indagato, scoprendo che il traduttore in un passo aveva omesso il nome del personaggio e inserito uno strumento che non cʼera. Unʼoscura traduzione, davvero.

La mia battaglia contro la mala traduzione non era finita qui, perché a gennaio dellʼanno successivo (siamo nel 2011) scovo un caso pietoso, come ho voluto – e dovuto – chiamarlo: in un romanzo di Jack London, Prima di Adamo, la creatività del traduttore non ha avuto limiti.

La storia si ripete, diceva il buon Machiavelli e qui, di machiavelliche traduzioni, ne troviamo tante.

Traduzione creativa in Cloud Atlas/Lʼatlante delle nuvole

Certe volte sbagliare ripaga. Ho acquistato questo romanzo subito dopo aver visto il film ma, per disattenzione, ho preso la versione originale inglese. Me ne sono accorto quando mʼè arrivato a casa il libro.

Pazienza, ho detto, è colpa mia, non certo di Amazon. Purtroppo non è facile leggerlo in lingua originale, così ho comprato la versione italiana, edita da Frassinelli. Se potete, evitatela.

Mi sono accorto subito che cʼera qualcosa che non andava. La prima storia, Il diario dal Pacifico di Adam Ewing, viene interrotta prima del dovuto e non dove dovrebbe. Quella storia è appunto un diario, ma lʼeditore interrompe a metà uno dei giorni, per riprenderlo alla fine.

Il romanzo è formato da sei storie connesse, di cui solo la 6° ha una parte unica, mentre le altre ne hanno due. Quindi la seconda parte di quella prima storia si legge dopo la 6°.

Ma questo è il minimo. Avendo a disposizione le due versioni ho potuto scoprire quel fatto, ma un giorno, di recente, mi sono messo a controllare la traduzione. E qui arriva il bello. Ma voglio che ve ne accorgiate da soli, leggete lʼincipit della quinta storia, Il Verbo di Sonmi-451, in inglese originale e la sua traduzione creativa in italiano.

Cloud Atlas

On behalf of my ministry, thank you for agreeing to this final interview. Please remember, this isnʼt an interrogation, or a trial. Your version of the truth is the only that matters.

Lʼatlante delle nuvole

Gli storici del futuro apprezzeranno il tuo contributo in futuro, Sonmi-451. Noi archivisti ti ringraziamo fin da ora. Forse la nostra gratitudine non significa granché, ma farò del mio meglio per realizzare qualunque tuo ultimo desiderio, purché rientri nelle mie possibilità. Questo aggeggio dʼargento a forma di uovo si chiama Verbo. Registra sia lʼimmagine del volto, sia le parole. Quando avremo finito, verrà archiviato presso il Ministero dei Testamenti. Non è un interrogatorio, ricordati, né un processo. Ciò che conta è la tua versione della verità.

Fatto? Ora vorrei sapere dove i due traduttori (sì, ce ne sono voluti due per quel romanzo…) hanno trovato in quelle due righe “Sonmi-451”, un “aggeggio dʼargento”, il “Verbo”, il “Ministero dei Testamenti” e tutte le altre cose che hanno ficcato in quella traduzione.

Dove?

Per non parlare della ripetizione che neanche un bambino avrebbe fatto: “Gli storici del futuro apprezzeranno il tuo contributo in futuro”.

Se leggete le recensioni su Amazon, troverete un altro lettore che ha fatto presente lʼoscena traduzione fatta per quel romanzo, con pure invenzioni dei traduttori, là dove non ce nʼera assolutamente bisogno.

E qui nessuno dica che la lingua inglese deve essere adattata allʼitaliano, che il traduttore deve interpretare, perché in quel caso il traduttore si è permesso di riscrivere dei pezzi, modificando gli intenti dellʼautore.

Frassinelli dovrebbe restituire i soldi spesi per quel libro e mandare le copie al macero. E affidare una nuova traduzione a un traduttore professionista, che sappia come tradurre e come rendere una traduzione fedele alla lingua originale, perché in quel caso non aveva alcun motivo logico di inventare di sana pianta dei pezzi.

Io mi fermo qui, ché la bile mʼè già salita ai livelli di guardia.

20 Commenti

  1. Seme Nero
    29 luglio 2015 alle 06:06 Rispondi

    Secondo te segnalare alla casa editrice dell’autore e all’autore stesso (quando possibile; se fosse morto sarebbe magari un attimino complicato) queste anomalie porterebbe qualche risultato?
    Te l’immagini una casa editrice che propone: “segnalateci refusi o errori di traduzione, nuova copia corretta in omaggio” o, perché no, un contributo.
    Correttore di traduzioni. Non sarebbe male come lavoro…

    • Daniele Imperi
      29 luglio 2015 alle 13:31 Rispondi

      Alla Frassinelli avevo segnalato l’errore di impaginazione della prima storia e non mi hanno mai risposto.
      La tua proposta di dare in omaggio le copie corrette non è male, ma chi l’accoglie?

  2. Marco
    29 luglio 2015 alle 07:53 Rispondi

    Io ho scritto a proposito della traduzione de “Il conte di Montecristo” dove un intero capitolo è stato riscritto (quello dell’esecuzione: nell’originale viene utilizzata la “mazzolatura”, nella traduzione italiana la ghigliottina). Ma anche altra parti sono state rimaneggiate, e solo di recente è possibile leggere quel libro come lo ha scritto Dumas. E a quanto so, nei gialli di Mondadori, quelli di Ellery Queen, le descrizioni erano tagliate perché troppo lunghe. Di esempi del genere credo che ce ne siano parecchi, purtroppo…

    • LiveALive
      29 luglio 2015 alle 09:39 Rispondi

      Lo conosco molto bene il libro di Dumas. Non è stato riscritto tutto il capitolo: in originale c’era un paragrafo dove descriveva la mazzuolata, paragrafo tagliato e sostituito con una singola frase descrizione di una meno violenta impiccagione. Poi ci sono tante altre variazioni, come un passaggio in cui Montecristo si appella a Satana, che è stato tagliato. All’epoca volevo farci pure io una traduzione, perché è scandaloso che per più di un secolo non se ne sia preoccupato nessuno…

    • Daniele Imperi
      29 luglio 2015 alle 13:33 Rispondi

      Che edizione hai? Io una del 2005, ma è una ristampa di quella Rizzoli del 1998.

      • LiveALive
        29 luglio 2015 alle 15:33 Rispondi

        …di che? Del Montecristo, per quanto ne so, la prima edizione integrale, e tuttora la migliore per me, è quella pubblicata da Donzelli nel 2010.

  3. Ivano Landi
    29 luglio 2015 alle 09:35 Rispondi

    Sarebbe utile un comitato di controllo sulle traduzioni che accogliesse le segnalazioni dei lettori, come accade per altri settori. Servirebbe anche a sfoltire il panorama troppo affollato dei traduttori, che spesso sono amici degli amici.
    Un tempo – ma forse ancora oggi, dovrei controllare – ogni anno veniva premiato il miglior traduttore. L’ultimo nome che ricordo, negli anni ’80, è quello di Ervino Pocar.

    • LiveALive
      29 luglio 2015 alle 09:43 Rispondi

      Ci sono un sacco di premi per le traduzioni.
      Il problema è che all’estero una traduzione viene pagata il giusto, cioè enormemente di più che da noi (all’estero tradurre la Recherche permette praticamente di non fare altro per il resto della vita). Certi editori in particolare, come Newton Compton (nonostante abbia provato a riabilitarsi con delle nuove traduzioni del Don Chisciotte – brutta – e dell’Ulisse – perfettissima) li pagano particolarmente poco, e capisci come ciò spinga verso lavori sbrigativi, degni della paga che si riceve.

    • Daniele Imperi
      29 luglio 2015 alle 13:34 Rispondi

      Il comitato si potrebbe pure fare, ma il problema è che quasi nessuna casa editrice gli darà retta.

  4. Chiara
    29 luglio 2015 alle 10:03 Rispondi

    Sarà che fra le mansioni che svolgo nel mio ufficio c’è anche la gestione dei reclami dei clienti, a cui rispondo con la massima disponibilità, io manderei una bella segnalazione a chi di dovere. Non mi sono mai fatta scrupoli a rimandare indietro un piatto al ristorante se non rispecchiava la mia ordinazione né, tanto meno, a inveire contro gli errori in un libro. Il mio blog pullula di critiche, e il post di domani sulle letture che sto facendo in questo periodo non sarà politically correct. ;)

    • Daniele Imperi
      29 luglio 2015 alle 13:35 Rispondi

      Il grande editore non risponde se vuoi intervistarli, figurati se gli vuoi criticare i libri che pubblica :D

      • Chiara
        30 luglio 2015 alle 10:21 Rispondi

        Dopo una campagna di boicottaggio sul web vedi come risponde! :D

  5. LiveALive
    29 luglio 2015 alle 10:03 Rispondi

    Oltre a quello che ho detto commentando gli altri interventi, aggiungo che, secondo me, si tratta di una operazione successiva alla traduzione, quelli che metti in luce. Ho controllato i curriculum dei due traduttori, hanno dell’esperienza e mi pare strana una cosa del genere. Credo che qualcuno, in zona marketing, abbia pensato che per il pubblico di massa italiano certi artifici, come cominciare in medias res senza descrizioni ambientali, erano troppo complessi (…davvero?), e che il pubblico degenere avrebbe potuto non apprezzare. Così, qua e là, hanno modificato a scopo commerciale.

    • Daniele Imperi
      29 luglio 2015 alle 13:36 Rispondi

      Non so come avvenga nel caso delle traduzioni, se c’è editing o altro. Ma un traduttore non dovrebbe permettere che una sua buona traduzione venga modificata da altri.

  6. animadicarta
    29 luglio 2015 alle 14:39 Rispondi

    Pazzesco. Purtroppo il problema dei traduttori fantasiosi esiste anche nella saggistica, e lì secondo me è anche più grave che qualcuno si permetta di “interpretare” o fare aggiunte. Sono d’accordo con chi ha detto che certe cose andrebbero segnalate. In un mondo ideale sarebbe un contributo da apprezzare…

    • Daniele Imperi
      29 luglio 2015 alle 14:41 Rispondi

      Sì, nei saggi è più grave. Segnalare, per me, non serve a niente. Eviterò quella casa editrice in futuro.

  7. Poli72
    29 luglio 2015 alle 16:02 Rispondi

    Traduttore mal pagato,che ha lavorato con poca voglia,oppure traduttore “economico” di quelli che abbondano sul mercato.O addirittura traduttore narcisista , un po’ editor, che pretende di migliorare l’opera dello scrittore.
    Fatto sta che David Mitchell ha visto storpiare e deturpare il proprio lavoro.
    Non certo un caso isolato comunque ,per chi conosce un po’ l’inglese e si vuol divertire a scovare errori e “liberta’” di traduzione gli esempi sono tantissimi.
    Mi chiedo ……… e se lo scrittore che si fa tradurre, proponesse una piccola percentuale sulle vendite al traduttore!?
    Un fisso piu’ provvigione ,esattamente come si fa’ con gli agenti di commercio.
    Quello sarebbe spronato a lavorare doverosamente bene , in quanto dalla sua corretta e professionale traduzione potrebbe derivare una maggiore o minor vendita di quel prodotto.
    Magari e’ un’ assurdita’ .Mi e’ venuto in mente pensando al mio lavoro.

    • Daniele Imperi
      29 luglio 2015 alle 16:17 Rispondi

      Bisogna vedere perché sono state fatte quelle modifiche, magari sono testi rimaneggiati, come qualcuno ha suggerito qui. Ma se anche fosse, la figuraccia la fa il traduttore, perché c’è il suo nome nel libro.

  8. Poli72
    29 luglio 2015 alle 20:56 Rispondi

    Be, piu’ che rimaneggiati ,stravolti .
    La stessa frase:
    “On behalf of my ministry, thank you for agreeing to this final interview. Please remember, this isnʼt an interrogation, or a trial. Your version of the truth is the only that matters.”
    io ,che lungi dall’essere un traduttore professionista ,la interpreto piu’ o meno come :
    ” A nome del mio ministero,grazie per aver accettato quest’ ultimo incontro.Ti prego di notare che non e’ ne un’ interrogatorio formale , ne un processo.Cio’ che importa e’ conoscere la tua versione dei fatti.”
    sono stato poco letterale nel tradurre ,ho cercato pero’ di consevarne il senso.
    Adesso mi chiedo da dove diavolo sbuchi fuori tutta quella filippica che troviamo nella traduzione ufficiale del paragrafo suddetto?
    E’ allucinante!

  9. LiveALive
    20 agosto 2015 alle 00:23 Rispondi

    Per pura curiosità sono andato a vedermi come hanno tradotto all’estero alcuni classici della lingua italiana. Confermo che anche loro li stravolgono. Per esempio, in inglese il Piacere di d’Annunzio – tradotto “the child of pleasure”, rifacendosi alla edizione francese – inizia con dei paragrafi mutilati.

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