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Il test di Bechdel e l’importanza delle donne in una storia

Test di Bechdel

Non conoscevo questo test. Ne ho letto nel post di Tenar “Le nostre storie e il test di Bechdel” e così ho voluto riflettere sulla questione, perché già da quella lettura unʼidea aveva cominciato a girarmi per la testa.

Ma arriviamoci pian piano.

Ho voluto analizzare i racconti pubblicati nel blog – non tutti, ho scartato i racconti bonsai – per vedere quante storie pubblicate avessero passato quel test. Ho anche analizzato i libri letti negli ultimi 3 anni.

Ma che cosʼè questo test?

Le 3 regole del test di Bechdel

Come ho appreso dal post di Tenar e letto nel sito del test, si tratta di 3 elementi che devono essere presenti in una storia affinché sia data importanza alla donna – in realtà si parla di film, ma il discorso si allarga anche alla narrativa.

  1. Ci devono essere almeno due donne non anonime: quindi non vale la tabaccaia che vende le sigarette al protagonista o la poliziotta che gli chiede la patente.
  2. Quelle donne devono parlare tra loro: non vale quindi la moglie del protagonista che appare in scena soltanto quando cʼè appunto il protagonista.
  3. Non devono parlare di un uomo: quindi non vale che la moglie del protagonista parli del marito con sua sorella o che la maestra si lamenti del bambino protagonista con sua madre, ecc.

Se mancano questi 3 elementi, secondo la fumettista americana Alison Bechdel, la storia e lʼautore non danno importanza alla donna.

Quante storie lette negli ultimi 3 anni superano il test di Bechdel

Su 75 romanzi letti fra il 2013 e il 2015 soltanto 7 soddisfano i requisiti del test di Bechdel:

  1. Divergent di Veronica Roth
  2. Insurgent, idem
  3. Allegiant, idem
  4. Un gelido inverno di Daniel Woodrell
  5. Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley
  6. Mondo senza fine di Ken Follett
  7. Il bizzarro incidente del tempo rubato di Rachel Joyce

Nella trilogia di Veronica Roth ci sono tanti personaggi, con un buon bilanciamento fra uomini e donne. La protagonista parla con la madre e con alcune ragazze nel primo romanzo e con altre ragazze e donne nei 2 successivi. E non parlano sempre e solo di uomini.

Un gelido inverno ha una ragazza per protagonista, che parla con la sorellina, la madre e alcune befane che la gonfiano di botte. Parlano anche di un uomo (il padre della protagonista), ma non solo.

Le nebbie di Avalon è scritto da una femminista e in chiave femminista, quindi la donna ha unʼimportanza maggiore dellʼuomo in questo romanzo.

Mondo senza fine, seguito de I pilastri della Terra, è una storia colossale con tanti personaggi. Cʼè un convento di monache, quindi donne non anonime che parlano fra loro e di tutto.

Il bizzarro incidente del tempo rubato è un bellissimo romanzo mainstream che, sebbene raccontato dal punto di vista di un bambino, ha per argomento sua madre (il titolo originale è Perfect, riferito alla donna). Madre che parla con unʼamica e non di uomini, non solo almeno.

Sono pochi 7 romanzi su 75? Beh, io non faccio testo, poiché ho letture che in genere differiscono dai gusti femminili.

Quante mie storie passano il test di Bechdel

Ho analizzato gli ultimi 44 racconti pubblicati nel blog – gli altri sono brevissime storie, quasi tutte di 300 parole – e soltanto 2 passano il test: “Il vuoto intorno” e “Miss Gliss”.

Il romanzo di fantascienza che sto scrivendo passa quel test. Da non crederci. E il racconto che ho finito da poco e devo revisionare e che venderò in self-publishing passa anchʼesso il test di Bechdel, anche se per un soffio.

La validità del test di Bechdel

Come scritto anche da Tenar nel suo post, il test di Bechdel non dimostra la validità di una storia, ma soltanto quanta importanza sia stata data alle donne in una storia. Qui, però, bisogna fare delle precisazioni.

Se guardiamo lʼelenco dei libri che ho letto negli ultimi 3 anni, su 7 romanzi ben 5 sono scritti da donne, che più spesso degli uomini puntato lʼattenzione sulla donna. Il romanzo di Woodrell ha una ragazza come protagonista, che si trova a dover parlare con le donne della comunità montana in cui vive. Ovvio che una storia così passi quel test. Il romanzo di Ken Follett parla della vita attorno a una cattedrale medievale, quindi anche in questo caso è facile avere i requisiti per soddisfare il test di Bechdel.

Storie scritte da donne superano il test più facilmente, secondo me. Ho finito da pochi giorni Lʼisola dei segreti (Bright Young Things) di Scarlett Thomas, che ha per protagonisti 3 ragazzi e 3 ragazze – sospetto che lʼautrice abbia preso ispirazione da Sei personaggi in cerca dʼautore. E quel romanzo supera il test.

Quello che il test di Bechdel – e di conseguenza la Bechdel stessa – non contempla è lʼintenzione dellʼautore: non ha voluto o non ha potuto dare importanza alla donna?

Nel film The Revenant – dal romanzo omonimo Revenant di Michael Punke – non cʼera quasi nessuna donna. Ne ricordo un paio, due native americane. Non cʼera lʼintenzione di non dare spazio alla donna. Semplicemente non lo richiedeva la situazione. Nel film The Hateful Eight di Tarantino, invece, quel test viene soddisfatto, perché la situazione lo richiedeva.

Nel romanzo The Martian cʼerano due donne (una era il capitano) nellʼequipaggio che molla il botanico su Marte e, se non ricordo male, hanno anche parlato fra loro.

Gravity non passa il test, ma come potrebbe? Il film ha solo 3 protagonisti, uno dei quali muore subito. Il resto viene trovato morto. Rimangono lui e lei e è lei a salvarsi. Beh, al diavolo il test di Bechdel in questo caso, credo che in quel film sia stata data unʼenorme importanza alla donna.

Il test di Bechdel non è valido per gli scopi che si prefigge perché non tiene conto né delle intenzioni degli autori né delle situazioni narrate.

Ora si potrebbe anche scrivere qualche riflessione sul fatto che gli autori scrivono più comunemente di uomini e le autrici di donne – con le dovute eccezioni. Chi ha voglia di farlo?

53 Commenti

  1. Grilloz
    15 febbraio 2016 alle 08:53 Rispondi

    Se la storia è narrate in prima persona e il protagonista è maschile è molto difficile che passi gli ultimi due test, a meno che il protagonista non si metta ad origliare.
    Sinceramente lo trovo abbastanza inutile, un autore non può forzzare una storia per renderla politically correct. Oltre tutto è fuorviante, prendi ad esempio una storia che parli della prima donna soldato ad andare in una certa missione, non passerà il secondo e il terzo test eppure sarà una storia incentrata sulla donna, oppure considera il lungometraggio animato di Cenerentola della Disney, passa abilmente tutti i tre test eppure è considerato un film fortemente sessista.
    Onetsamente penso che la sotria sia la storia e che i pensieri dell’autore sono un’altra cosa.

    • Daniele Imperi
      15 febbraio 2016 alle 13:17 Rispondi

      In quel caso mi pare impossibile che lo passi. Però, come dici, può riportare un dialogo fra donne.
      Sono d’accordo sul non forzare la storia.
      Non sapevo che Cenerentola fosse sessista…
      Comunque gli esempi sono validi, come il mio su Gravity.

  2. Cristina
    15 febbraio 2016 alle 09:19 Rispondi

    Proprio la scorsa settimana ho finito “Mondo senza fine” di Ken Follett. Secondo me l’ambiente di un monastero femminile è l’ideale affinché le donne non parlino sempre di uomini tra loro, o dei propri figli (che sono uomini in miniatura). Purtroppo però la realtà storica è diversa, quindi, anche nell’ambito di questo romanzo, se ti sposti dall’ambiente del monastero, le donne tra loro – che sono tante – parlano spesso e volentieri dei loro uomini.

    Secondo me il punto cruciale del test è proprio il numero 3, cioè degli argomenti delle donne.
    I miei romanzi passano il test solo per 1 e 2, ma solo per un pelo, e prendono un bruttissimo punteggio nel 3! :-) Magari sono una scrittrice anomala in quel senso, ma a me interessano molto i personaggi maschili, anche perché avevano più margine di manovra delle donne.

    • Daniele Imperi
      15 febbraio 2016 alle 13:21 Rispondi

      Io penso che sia difficile per un uomo parlare di argomenti da donna. Io non saprei davvero cosa scrivere. Le storie di donne che ho apprezzato molto sono state quelle tipo Un gelido inverno e Dolore Clairborne, donne che devono cavarsela da sé ma che non parlano di argomenti da donne. E infatti sono scritti da 2 uomini.
      Tu che scrivi storico non puoi passare quel test, infatti :)

      • Monia
        15 febbraio 2016 alle 16:39 Rispondi

        Io qui già ci vedo un post su personaggi femminili con “argomenti da donne” (che in realtà un po’ fatico a identificare, sinceramente) e personaggi maschili.
        Un bel post con imPennate di genio creativo su come rendere al meglio un personaggio di un determinato sesso (anche se un personaggio è, salvo precise intenzioni dell’autore o sue spiccate scarse capacità, molto più del sesso a cui appartiene).

        • Daniele Imperi
          15 febbraio 2016 alle 17:10 Rispondi

          Ci starebbe bene, ma non saprei proprio che scrivere, specialmente sull’altro sesso :)

          • Monia
            15 febbraio 2016 alle 19:24

            Ma hai un sacco di Pennine oltremare con cui fare qualcosa a quattro mani, casomai! Orsù, orso!

  3. LaLeggivendola
    15 febbraio 2016 alle 10:25 Rispondi

    Penso che “importanza alla donna” sia fuorviante. Piuttosto direi “rilevanza” o “presenza”.
    Non è che il Bechdel test sia perfetto, né pretende di esserlo. Però i risultati sono molto indicativi del contesto in cui viviamo, a un livello cui di solito non si fa minimamente caso, perché è così che siamo abituati. Considerando una situazione 50/50, è abbastanza assurdo che solo una parte infinitesimale della produzione mediale passi un test in cui tutto ciò che è richiesto è che ci siano due personaggi femminili che parlino di qualcos’altro rispetto al protagonista. E’ verissimo che alcuni film che non lo passano non possono comunque dirsi “bocciati”, per questioni di trama, di personaggi, di contesto, etc. Verissimo.
    Però penso sia erroneo pensare di dover tenere conto delle intenzioni dell’autore. Sono pochissimi gli autori che decidono attivamente e consapevolmente di raccontare situazioni in cui le donne non esistono se non in funzione degli altri personaggi; perché dovrebbero? Avere una visione del mondo, influenzata e rinforzata dai media, non vuol dire avvalorarla. Però nel momento in cui ci si rende conto che questa visione del mondo potrebbe essere poco egualitaria, ecco, è apprezzabile quando qualcuno cerca di fare qualcosa a riguardo.

    • Daniele Imperi
      15 febbraio 2016 alle 14:37 Rispondi

      Pare strano anche a me che uno di propostito escluda le donne in una storia.

      • LaLeggivendola
        15 febbraio 2016 alle 19:22 Rispondi

        Infatti il punto non è quello che si dice di proposito, ma quello che si esprime dando le cose per scontate. Si dà per scontato un certo contesto, perché è quello che conosciamo e che ci viene naturale riprodurre. E’ un contesto prevalentemente maschile, c’è poco da fare. Il mondo dei media è creato da uomini che pensano e riproducono un modo fatto per gli uomini. E spesso non è una cosa voluta, è solo che viene naturale così.
        Il fatto che non ci sia intenzionalità dietro, non significa che sia giusto. Più si nega il problema, più lo si rinforza e via dicendo.

        • Tenar
          15 febbraio 2016 alle 20:05 Rispondi

          Assolutamente d’accordo

  4. Tenar
    15 febbraio 2016 alle 11:48 Rispondi

    Forse è il caso di precisare una cosa, questo test non nasce che da una battuta in un fumetto. Quindi non ha né scopo né si prefigge qualcosa. Non c’è dietro alcun ragionamento scientifico. Vale solo a titolo di curiosità. Tuttavia è curioso come così poche storie lo superino. Ci sono motivi storici, motivi interni alla storia, certo. Però in quasi tutti i romanzi scritti da donne ci sono scene con due uomini che parlano dei fatti loro, molto meno il contrario. Molte donne finiscono per scrivere romanzi finiscono o per essere bollate come “autrici romance” oppure per focalizzarsi su personaggi maschili. Questa cosa mi ha dato da pensare. Non ne ho tratto grandi conclusioni e certo non mi metterò a scrivere o a leggere solo storie che superino il test, ma ci farò più attenzione, questo è certo.

    • Gabriele Mercati
      15 febbraio 2016 alle 12:44 Rispondi

      Come detto nel mio commento generale che sia scientifico o così, così se viene dal mondo anglosassone è Vangelo….smettiamola di guardare gli altri e non facciamoci infinocchiare. La letteratura in primis appartiene al mondo classico a Dante e discendenti. Tutti gli altri hanno copiato e con arroganza si sono imposti non perché siano più bravi (Attenzione con questo non voglio dire che io sono bravo, anzi sono solo un asino.. Però mi piace analizzare i fenomeni e poi fare le mie osservazioni, che piacciono o non piacciono….)
      In sintesi non facciamoci prendere dalle “American Cacchiate …..”
      Ciao. Gabriele

    • Daniele Imperi
      15 febbraio 2016 alle 14:39 Rispondi

      C’è da chiedersi allora perché anche le scrittrici preferiscano dare poco spazio alle donne. Non credo sia per vendere di più.

      • Tenar
        15 febbraio 2016 alle 20:05 Rispondi

        A volte proprio per vedere. La storia dell’editoria è piena di donne che hanno pubblicato un pseudonimo maschile o senza segnalare il proprio nome, solo con l’iniziale puntata, consigliate da solerti editori. Del resto è stato ribadito anche in tempi recentissimi che molti uomini non leggono a prescindere libri scritte da donne, perché non vogliono incappare in “tematiche da donna”, quali che siano…

        • Daniele Imperi
          16 febbraio 2016 alle 08:35 Rispondi

          La Rowling ha dovuto pubblicare in quel modo.
          Io leggo le scrittrici, anzi una la sto leggendo in questi giorni, Julianna Baggott, e dopo aver letto un romanzo di un’altra scrittrice, Scarlett Thomas.
          Comunque mi hai dato l’idea per approfondire il discorso.

  5. Federica
    15 febbraio 2016 alle 12:30 Rispondi

    Da un lato, diciamo che si scrive (o si tende a scrivere) su quello che si conosce meglio e rispetto a cui si ha una maggiore disponibilità di informazioni dirette. Quindi, ad un autore, con buona probabilità, richiede minor sforzo lo scrivere di uomini e ad un’autrice di donne. E, ad entrambi, a pensarli l’una dipendente dall’altro.
    Dall’altro lato, però, che sia uomo o donna, bisogna comunque costruire la psicologia di ogni personaggio, che in buona parte influisce sulle sue azioni. E, allora, perché un autore non dovrebbe mettere in scena diversi personaggi femminili, legandoli alla storia e allo svolgimento degli eventi, e svincolarli dall’essere solo in relazione ad una controparte maschile? E perché, a sua volta, un’autrice non dovrebbe fare altrettanto con i personaggi maschili?
    Credo che la “soluzione” stia nel fatto che chi scrive deve sapersi lasciar sorprendere. Non pensare secondo i soliti schemi o argomenti, ma spaziare nella varietà dei punti di vista. Saper cercare e osservare la realtà in profondità, ragionarci sopra e riportarla seguendo lo stile posseduto nei propri immaginati mondi di carta.
    Ps: adesso mi hai messo curiosità! Quando ho un po’ di tempo mi vado a leggere i tuoi «Il vuoto intorno» e «Miss Gliss».

    • Daniele Imperi
      15 febbraio 2016 alle 14:43 Rispondi

      Infatti io non potrei mai scrivere del mondo delle donne, non lo conosco bene al punto da poter entrare nel vivo dei sentimenti e delle emozioni che può provare una donna. Si può fare, certo, ma sottoponendo la trama e i dialoghi e il resto ad alcune lettrici in modo da rendere credibile tutto.

      • LaLeggivendola
        17 febbraio 2016 alle 10:53 Rispondi

        Dio quant’è difficile decidere dove intervenire xD
        Mi intrufolo per denotare che non dovrebbe essere così difficile. Magari per un uomo potrebbe essere arduo raccontare della giornata di una donna estremamente stereotipata. O magari può essere difficile riprodurre, che so, dialoghi molto intimi sulla maternità, putiamo caso. Ma oltre a quello è curioso che ci siano difficoltà. Voglio dire, cambia di sesso un tuo personaggio che conosci molto bene, e noterai che non è cambiato poi granché. La questione “argomenti da donne” o “argomenti da uomini” è una roba che mi perplime un po’.
        Forse è indicativo del contesto analizzato dal Bechdel Test proprio il fatto che noi donzelle sappiamo benissimo come rappresentare un personaggio maschile, proprio perché il punto di vista delle narrazioni che ci circondano è maschile.

        • Daniele Imperi
          17 febbraio 2016 alle 11:09 Rispondi

          Esistono argomenti da uomini e argomenti da donne. Lo vedo ogni giorno. Quando sento parlare mia madre e mie sorelle, mi annoio. Certo, abbiamo anche temi in comune. Lo stesso discorso quando sento alcune amiche che parlano fra loro.

        • Federica
          17 febbraio 2016 alle 11:17 Rispondi

          Ehm…non intendevo dire che tutti gli autori o tutte le autrici possono “sempre” creare, magari pure alla perfezione, personaggi che non sono del proprio stesso sesso (infatti ho posto la mia opinione in forma di domanda).
          Ad alcuni può riuscire con successo, soprattutto con alcuni generi letterari. Tutto qua.

  6. Gabriele Mercati
    15 febbraio 2016 alle 12:33 Rispondi

    Preg.mo Daniele ti seguo e spesso riesco a leggere con attenzione i tuoi post. Altre volte il tempo mi manca o non vi trovo interessi, anche perché non riesco a comprendere come tu faccia ad essere così prolifico. Le tue giornate devo essere almeno di 48 ore. Con tutte le cose che ho da fare a me ne servirebbero 72 almeno… Ciance a parte penso che questo sia uno dei soliti test o una delle solite teorie che in modo cattivo ho battezzato come “American Cacchiate…”
    Aldilà di questo a prima vista penso che i 3 romanzi da me scritti e pubblicati (“Pandemia” si classificò nel 2012 al secondo posto nel concorso “il libro nel cassetto”. Total porcheria non era..penso). In questo romanzo le donne ci sono e come. Esse vengono valorizzate come parte attiva nello svolgimento dell’azione, parte attiva nei rapporti coi maschi. parte attiva nei bisticci fra donne. Ma anche parte offesa quando subiscono violenze e stupri da parte di maschi e anche di altre donne (che classifico cagne viziose…..).
    In “Matilda una donna moderna vissuta nel medioevo” le donne sono protagoniste alla pari dei maschi. Quindi aldilà della stessa “Matilda” eroina senza macchia e senza paura, vi sono altre coprotagoniste che hanno un ruolo di primo piano. A mio avviso non è importante che queste siano madri, sorelle, mogli, governanti, concubine e/o che parlino dei loro problemi famigliari. O ancora che, abbiano subito vergognosi soprusi. Quello che conta è che hanno un ruolo e questo le tiene in ampia considerazione…..
    Non voglio dimenticare neppure il terzo pubblicato (si parla dei drammi di una ragazza venduta con prostituta e di un imprenditore fallito) o di quelli che a breve pubblicherò come Editore (sia miei che di altri autori). Però mi fermo un quanto non vorrei che tu pensassi che uso le tue pagine per farmi pubblicità occulta…non proprio occulta….direi…
    Quindi a mio avviso in un romanzo, tranne specifici temi, è importante che le donne vi siano e che abbiano un ruolo di primo piano, ma non fasciamoci la testa, perché qualche femmmmminista esasperata si inventa nuove teorie……..tanto per apparire….o perché qualcuno abbocchi.
    Appena avrò un minuto voglio anch’io produrre una nuova teoria spacciandola per U.S.A. pubblicarla sui social e attendere in quanti vengono ad abbeverarsi.
    CMQ ciao e buon lavoro. Gabriele

    • Daniele Imperi
      15 febbraio 2016 alle 14:46 Rispondi

      Il test di Bechdel per me è un estremismo, e infatti l’ha tirato fuori una femminista. Come tutti i vocaboli cambiati o perfino quel ridicolo asterisco a fine parola.

  7. Salvatore
    15 febbraio 2016 alle 13:25 Rispondi

    Come scrivevo nel post di Antonella: «io scrivo storie di donne per le donne, pensa se non dovessi passare il test…». XD

    • Daniele Imperi
      15 febbraio 2016 alle 14:46 Rispondi

      Non so proprio come ci riesci. Non saprei farlo, nè a dire la verità mi interessa saperlo fare :)

      • Salvatore
        16 febbraio 2016 alle 09:24 Rispondi

        Peccato. Le donne sanno essere lettrici attente, intelligenti, appassionate, fedeli… pericolose. Decisamente, quello dello scrittore per donne, è un mestiere per uomini duri. :P

        • Daniele Imperi
          16 febbraio 2016 alle 09:41 Rispondi

          Ma falla finita :D
          Tu sei furbo, altro che uomini duri :P

  8. Moira
    15 febbraio 2016 alle 13:38 Rispondi

    Io credo che per ognuno di noi,e parlo senza distinzione di sessi ,la via più semplice viene considerata la migliore.
    Per quanto noi donne vantiamo spesso,con evidente presunzione,la conoscenza nei confronti del sesso opposto,credo,anzi ne sono sicura,che entrambi gli emisferi cerebrali abbiano affascinanti sfumature e la curiosità di comprendere e ascoltare sia un arte,sempre.
    Spesso per la fretta e per il caos del tempo che fugge è più facile o comodo criticare e giudicare il prossimo,uomo o donna che sia,senza concederci attimi di riflessione e provare ad entrare nelle menti altrui,immedesimarsi in un comportamento o in un atteggiamento e pensare a cosa faremmo al posto loro.
    Una donna immagina come potrebbe comportarsi nel corpo di un altra donna e un uomo lo stesso,diventa così più facile scrivere o raccontarci attraverso il nostro stesso sesso.
    Quante volte sarà capitato che un uomo che sta avendo uno scambio di opinioni con una donna chieda ad un altra,la sorella o un amica come si comporterebbe o cosa direbbe se fosse quella donna e lo stesso vale al contrario.
    Io penso che un autrice che scrive di un uomo abbia bisogno di un uomo che l’aiuti in questo e viceversa.

    • Daniele Imperi
      15 febbraio 2016 alle 14:48 Rispondi

      Sì, hai ragione, io chiederei consigli a delle lettrici su come ho caratterizzato un personaggio femminile, così allo stesso modo deve fare una scrittrice se vuole scrivere di un uomo.

  9. Tiziano
    15 febbraio 2016 alle 15:07 Rispondi

    Sembrano un po’ le quote rosa della letteratura, quelle di Bechdel. Come hai spiegato tu con l’esempio di Gravity, non funzionano. Un tipico perbenismo che affligge la società di oggi, e fin qui nulla di strano, proprio come non trovo nulla di strano se autori scrivono di uomini e autrici di donne. Come ha detto più volte la giapponese Banana Yoshimoto, nelle storie, spesso(O almeno nel suo caso) gli autori mettono elementi della propria vita. Lo stesso Murakami, quando inizia a scrivere, non sa mai che cosa uscirà fuori, oggi stesso, dal suo estro. Dunque gli autori hanno spesso protagonisti del loro sesso perché riescono ad entrare di più e maggiormente in maniera realistica mentre scrivono.

    • Daniele Imperi
      15 febbraio 2016 alle 15:10 Rispondi

      Le quote rosa ci sta bene come paragone :)
      Anche per me è come dici, io posso immaginare bene il comportamento che ho in certe situazioni e avrei in altre, ma non saprei immaginarlo altrettanto bene per una donna.

    • Tenar
      15 febbraio 2016 alle 20:14 Rispondi

      Credo che sia solo uno spunto di riflessione. Ricordiamoci che non viene da una petizione di autrici, ma da una battuta di un fumetto e va preso con la leggerezza che merita, non come una questione di stato.
      Va detto, però, che non è questione di protagonisti, ma solo di presenza. Di attenzione data nella storia ai personaggi (anche secondari) femminili. Ci sono storie in cui sarebbe ben difficile inserirne. Altri in cui, forse, un po’ più di attenzione all’universo femminile potrebbe giovare.

      • Daniele Imperi
        16 febbraio 2016 alle 08:39 Rispondi

        Sì, anche secondo me ci sono storie in cui per forza non puoi far superare quel test e altre in cui avresti potuto fare qualcosa in più per superarlo, ma la mia domanda è: siamo (noi uomini autori) tutti in grado di fare questo?

        • Tenar
          16 febbraio 2016 alle 17:30 Rispondi

          Considerato che, come detto prima, molte donne hanno scritto sotto pseudonimo o senza mettere in evidenza il nome per passarsi per uomini, con trame piene di uomini, non vedo perché gli uomini debbano essere spaventati dal cimentarsi con una storia molto femminile.

          • Daniele Imperi
            16 febbraio 2016 alle 17:37

            Sì, hai ragione. Comunque la prossima settimana sarai citata nuovamente :)

  10. Poli72
    15 febbraio 2016 alle 20:10 Rispondi

    Questione di realismo .Il mondo e’ fatto di donne e uomini ,quindi a meno che non si scrivano storie molto particolari ,come Robinson Crusoe o L’uomo di Marte per citare alcuni esempi, ambedue i sessi sono importanti e presenti in tutte le stratificazioni ed in tutti i ruoli sociali.
    Un autore ,che nella sua storia , faccia pesantemente risaltare un sesso a sfavore dell’altro si da la classica zappata nei piedi.Se puo’ essere ragionevole pensare che un lettore preferisce storie dove il protagonista principale e molti dei secondari siano del suo stesso sesso ,il ragionamento e’ viceversa valido per le lettrici . I dati di mercato, inequivocabili , vedono le donne come lettrici di gran lunga piu’ numerose e assidue dei maschi .Le donne oggi sono arrivate dappertutto,anche la’ dove, storicamente, non erano mai state ammesse surclassando spesso e volentieri il sesso opposto.A mio parere ,le regole della Benchdel sono da tenere sempre bene a mente.

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2016 alle 08:38 Rispondi

      Credo che il rischio sia proprio di voler scrivere, per alcune autrici, libri in cui ci sia la situazione contraria, ossia che non passino un ipotetico test di Bechdel al maschile. Nulla in contrario, ma un conto che venga naturale e un altro che si forzi questa cosa.
      Però hai detto bene, ci sono più lettrici che lettori e la maggior parte dei libri non passa quel test, dunque anche alle donne questa cosa non disturba.

  11. Elisa
    15 febbraio 2016 alle 21:55 Rispondi

    ho vinto il 2° premio ad un concorso letterario locale con un racconto che superava pienamente il test. Non conoscevo questo test e leggendo il tuo post ci sono piacevolemente rimasta… :)

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2016 alle 08:44 Rispondi

      Bene :)
      Di che parlava il racconto?

      • Elisa
        16 febbraio 2016 alle 13:23 Rispondi

        Valtellina. Anni 50-60 circa. E’ la storia di una giovane che si innamora di un giocoliere proveniente dall’est, lui se ne va lasciandole un figlio in grembo e lei perde il senno.
        Troppo stringato come riassunto e pessimo come sinossi. A quanto pare come scrittrice di racconti sono meglio… ;)

        • Daniele Imperi
          16 febbraio 2016 alle 13:29 Rispondi

          Come mai hai scelto la Valtellina? Venerdì partitò proprio per quelle parti :)

          • Elisa
            17 febbraio 2016 alle 13:51

            E che vai a fare? Vacanza?
            L’ho scelta un po’ per caso ma avevo in testa un’idea ben precisa: ambientarlo al nord (dove sono nata e vivo) ma non nella mia provincia perchè sarebbe stato troppo autoreferenziale e forse un po’ banale. Intendimi… Ambientarlo dove vivo non sarebbe stato banale fortiori, ma non volevo ci fossero riferimenti temporali e geografici precisi, tanto più legati al “mondo” dei giurati (ti ricordo che è un concorso locale). Al contrario volevo creare un’ambientazione sospesa nello spazio e nel tempo per far passare il messaggio, le emozioni, l’atmosfera misto noir/thriller/dramma di cui è permeato il racconto (almeno era nelle intenzioni ;) ). Volevo una comunità contadina dalla vita semplice, scandita dal sorgere e dal tramontare del sole, dedita al lavoro e devota alla chiesa, piccola e un po’ pettegola. Che tuttavia rimanesse sullo sfondo per mettere in primo piano il dramma della protagonista, che di quella comunità faceva parte ma che allo stesso tempo se ne allontanava a causa del dramma interiore. Volevo un elemento di rottura in quella comunità circondata aìdai monti e l’ho trovato nei giocolieri venuti dall’est. Gli zingari.
            La Valtellina e l’epoca li ho scritti per te perchè volevo darti delle indicazioni e perchè sono una pessima “sinnossista”; in realtà non sono assolutamente citati nello scritto.

          • Daniele Imperi
            17 febbraio 2016 alle 13:58

            Sì, vado a farmi un fine settimana sulla neve da amici :)
            Neanche io comunque ambienterei storie nei posti in cui ho vissuto. Quando l’ho fatto, ho modificato i nomi dei paesi.

  12. Nani
    17 febbraio 2016 alle 05:34 Rispondi

    Sinceramente trovo abbastanza insulsa la questione.
    Sara’ che io apprezzo piu’ la scrittura maschile che quella famminile, anche se poi sono una grande appassionata di scrittrici femminili quali Jane Austen, George Elliot, e … e poi non me ne vengono altre :D
    Amo la loro scrittura cristallina che si intuisce essere diversa da quella tipica di un uomo, ma non si capisce che e’ di donna. Nel senso che le donne tendono ad offuscare la lente con cui guardano il mondo con le loro pippe mentali: amore-passione-empatia, prima di tutto. E poi con questa eterna battaglia per dichiarare che siamo uguali agli uomini, in tutto e per tutto. No, non siamo uguali agli uomini, per fortuna. E non voglio gli stessi diritti degli uomini. Ne voglio di altri, di diversi, perche’ sono diversa da loro. Non voglio lavorare 12 ore al giorno per dimostrare di essere uguale e poi dover anche subirmi la casa e i pargoli, le mie cosette ogni mese e le i********** varie dovute a suocere e cognate (per dire: cose che agli uomini non toccano). E non voglio dovermi forzare a scrivere dialoghi tra donne solo per rispetto alle donne che si sentono ingiustamente diseguali agli uomini.
    Io non scrivo di donne. Tutte le mie donne sono fondamentali nello sviluppo della storia, ma non parlano mai direttamente, figuriamoci se perdono tempo a chiacchierare tra loro di cose che non influenzano i protagonisti. E onestamente mi da’ anche noia sentire che dovrei sforzarmi di piu’, o che gli uomini dovrebbero farlo, per dare piu’ spazio alla donna pensante. La donna pensante e’ anche quella che non si fa infinocchiare dalle propagande anti-maschiliste, cosa che rovina, in qualche modo, il rapporto sano e costruttivo che uomo e donna devono costruire per imparare ad aiutarsi mutualmente e quotidianamente.
    E dopo questo pippone semi-serio, vi dico che anche se sembro inviperita contro il mio stesso sesso, non lo sono. :D Sono semplicemente stanca di essere manipolata da una parte e dall’altra: dai retta alle femministe o dai retta ai maschilisti, alla fine c’e’ sempre una lotta tra i due sessi che invece di portare del positivo, distrugge i ponti. Onestamente, se la storia e’ bella, i protagonisti possono essere pure tutti porci: il mio godimento non ne risulta inficiato. O no? ;)

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2016 alle 08:36 Rispondi

      Sono d’accordo in tutto :)
      Il femminismo non l’ho mai sopportato, perché alla fine è un estremismo come il maschilismo.
      I romanzi che ho letto che superavano questo test, e che mi sono piaciuti, non avevano forzature, e i dialoghi fra donne non erano i classici dialoghi fra donne che annoiano un uomo.
      Per me questo test, anche se non ha nulla di valido e viene da un fumetto, porta soltanto a una forzatura nella trama e nella narrazione, quindi non ne nasceranno storie naturali.

      • Shade
        20 febbraio 2016 alle 13:53 Rispondi

        Ciao Daniele, post e commenti interessanti!
        Mettere sullo stesso piano femminismo e maschilismo mi pare un po’ eccessivo. Il femminismo, al netto di certe derive e degenerazioni, nasce come movimento per l’emancipazione delle donne – che, tanto per fare il solito esempio eclatante, in Italia non potevano votare fino al 1946 (e in Svizzera, se non sbaglio, addirittura fino agli anni ’70). Il maschilismo è invece la volontà di mantenere lo status quo di subordinazione delle donne rispetto agli uomini. Quindi, almeno negli intenti originari, di differenza ne passa fra le due cose!
        Tornando al tema dell’importanza dei personaggi femminili in una storia secondo la Bechdel, non avevo mai riflettuto su questo aspetto. Pensandoci, devo andare molto indietro nella memoria per ricordare un libro che superasse il test di Bedchel, ma era classificato come “chick lit”… In futuro ci farò caso, ma certo l’eventuale bocciatura al test non condizionerà il mio apprezzamento di un libro! A proposito di letteratura e sessismo linguistico… come lo vedi “personaggia”? :-D :-D :-D (scherzo, ovviamente!)
        Ciao!

        • Daniele Imperi
          23 febbraio 2016 alle 08:09 Rispondi

          Ciao Shade, benvenuta nel blog. Sì, all’inizio il femminismo era come dici tu, ma adesso secondo me è diventato un estremismo e non lo sopporto minimamente.
          Sta’ tranquilla, che un giorno qualcuno se ne uscirà anche con “personaggia” :)

          • SHADE
            23 febbraio 2016 alle 12:14

            Ciao Daniele, grazie. Sì, le estremizzazioni fanno sempre antipatia e finiscono per vanificare e ridicolizzare anche gli intenti più nobili.
            “Personaggia” è possibile che qualcuno lo tiri fuori prima o poi, ma non si può proprio sentire! :-S

    • Federica
      17 febbraio 2016 alle 10:29 Rispondi

      Ciao Nani,
      hai ragione quando dici che uomini e donne devono imparare ad aiutarsi e a collaborare in modo costruttivo e che rende più difficile farlo quando si continua a categorizzare per contrapposizioni.
      Ho conosciuto femministe che, dietro l’intenzione di difendere le donne, in realtà imponevano (o meglio volevano imporre) alle altre la loro opinione e il loro punto di vista teorico come verità assoluta e poi nella quotidianità dipendevano in tutto e per tutto dagli uomini e dai loro giudizi.
      Ho conosciuto uomini che a me hanno detto: «Ah, ma lei non ha bambinetti o cose del genere a casa??». Ma ho conosciuto anche uomini e ne conosco tuttora con cui mi confronto e scambio opinioni. E con cui… c’è “empatia”, nel senso che nella sostanza mi capiscono e che io capisco loro, anche quando partiamo da punti di vista e distanze diverse. Si può imparare sempre gli uni dagli altri, con rispetto e intelligenza.
      Non mi piace, invece, essere guardata con aria di sufficienza o in tralice e come un’appestata dalle donne che sono sposate e hanno dei figli, come se a essere da sole ci fossero solo vantaggi e mai nessuna preoccupazione né difficoltà o, più banalmente, se non discetto scrupolosamente di argomenti come lo smalto per unghie, i tacchi a spillo e lo shatush come se si trattasse dei massimi sistemi filosofici! Ci vorrebbe un po’ più di equilibrio (i problemi li abbiamo tutti) e capacità di venirsi incontro pure tra donne.
      Ma per queste questioni i test non bastano di certo ;-)

  13. Nani
    17 febbraio 2016 alle 12:22 Rispondi

    Ciao, Federica.
    Questo delle donne che dovrebbero venirsi incontro di piu’ e’ un argomento interessante. Noi siamo sempre in competizione, non solo con gli uomini, ma soprattutto tra noi. E su argomenti che di competizione non avrebbero proprio bisogno. Perche’? E chi lo sa?
    A ben guardare, come dici anche tu, anche il mondo dei nostri interessi sembra meno ampio che non quello di un uomo. Senza generalizzare, perche’ conosco donne di grande cultura e curiosita’, come anche uomini interessati solo a calcio e motori, mi capita piu’ spesso di parlare di argomenti di ampio respiro (storia, letteratura, filosofia, religione, cultura generale, politica) con uomini che non con donne. Noi, forse, siamo troppo prese dalla nostra realta’ quotidiana per occuparci di altro. Piu’ pratiche, dimentichiamo, o forse non ci interessa poi tanto, di andare oltre, a curiosare altrove. Forse per questo non mi fido molto delle scrittrici.
    In ogni caso, mi sento di ribadirlo: la vita delle single E’ molto piu’ semplice di quella delle donne con figli. (SCHERZO SCHERZO SCHERZO!!!! :D Non tornerei a quel periodo nemmeno morta, a dir la verita’, anche se la mancanza di liberta’, adesso che ne ho due, di pargole, si fa sentire e come!)

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2016 alle 12:33 Rispondi

      La prossima settimana esce un post proprio su ciò che scrivono le donne nei romanzi, così ti dimostro che di qualche scrittrice ti puoi fidare :)

    • Federica
      17 febbraio 2016 alle 14:19 Rispondi

      Grazie Nani per la tua risposta :-D
      Con i miei amici, in effetti, parlo molto di cultura e politica, letteratura e pittura.
      Con due anche di macchine e motori, perché sanno della mia passione per le 4 ruote!!!
      Guardo poca tv, però se vedo qualche trasmissione di rally oppure capito su D-max mentre c’è “Affari a quattro ruote” non ci sono per nessuno…. E dai miei due meccanici ci sguazzo come un pesce argentato!!! Dici che è grave? ;-)
      Ciao & buona giornata!!

  14. Nani
    18 febbraio 2016 alle 03:26 Rispondi

    Si’, Fede, e’ graveeee!!!! :D

    Per Daniele: guarda che lo so che ci sono donne in gamba che scrivono cose mirabili, meglio di molti uomini. :) Il problema e’ che sono diffidente di natura… :)

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