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Il tema della storia

Il tema della storia

Non uscire mai dai binari della tua storia.

Un romanzo non è solo una storia, ma è anche un tema, perché se è vero che un libro racconta una storia, è ancor più vero che una storia racconta un tema, un argomento. Il tema definisce la storia e la storia diffonde il tema.

Quando leggiamo un romanzo e qualcuno ci chiede “di che parla?”, noi non rispondiamo raccontandogli la trama, ma la prima cosa che ci viene in mente: il tema della storia. Il romanzo potrebbe parlare dell’abbandono dei cani d’estate e quello è il tema della storia. La trama è un’altra.

Avere ben presente il tema del proprio romanzo facilita il lavoro. Introduce lo scrittore in un mondo ben preciso, su cui si dovrà documentare. Perché la documentazione prevede anche lo studio approfondito del tema scelto. Il tema, in fondo, richiede una preparazione dell’autore su ciò di cui dovrà narrare. Il tema rappresenta i binari da seguire per raccontare la storia.

Esempi di temi in romanzi di scrittori famosi

  • Al Polo Australe in velocipede di Emilio Salgari: il tema è il viaggio al Polo Sud.
  • I pilastri della Terra di Ken Follett: il tema è la costruzione di una cattedrale.
  • La ragazza della porta accanto di Jack Ketchum: il tema è la violenza sui minori.
  • In fondo alla palude di Joe R. Lansdale: il tema è il razzismo.
  • Figlio di Dio di Cormac McCarthy: il tema è la depravazione umana.
  • Metamorfosi di Franz Kafka: il tema è la trasformazione e la conseguente solitudine.
  • Incompreso di Florence Montgomery: il tema è l’incomprensione degli adulti verso i bambini.
  • Io sono leggenda di Richard Matheson: il tema è la distruzione dell’umanità a causa di un virus.
  • Frankenstein di Mary Wollstonecraft Shelley: il tema è la creazione di un uomo in laboratorio.
  • I promessi sposi di Alessandro Manzoni: il tema è un matrimonio ostacolato dai potenti di turno.

Riconoscete questi temi? Non rappresentano forse ciò che risponderete alla domanda “di che parla il libro che stai leggendo?” Ho ridotto al massimo il succo della storia, ma il tema generale è quello. Su quel tema generale lo scrittore lavorerà per creare la sua storia.

Focalizzare il tema: l’idea

L’idea per una storia non è forse il tema del romanzo? Prendiamo ancora come esempio I promessi sposi di Alessandro Manzoni e cerchiamo di scomporre il romanzo. Il tema è un matrimonio impedito da un signorotto. Su quel tema è stata costruita una storia. Se avessi voluto scrivere io quella storia mi sarei posto queste domande:

  1. come avvenivano i matrimoni nel XVII secolo?
  2. Che potere avevano i signorotti dell’epoca?
  3. Come potevano impedire un sacramento?
  4. Che autorità avevano i preti di quel tempo?
  5. Come poteva difendersi la gente comune?
  6. Chi poteva aiutarla al di fuori dell’autorità costituita?

Queste, almeno, sarebbero state le prime domande che mi sarebbero venute in mente. Perché sono domande che scaturiscono direttamente dal tema che ho scelto: un matrimonio impedito nel 1600. E quelle domande non fanno altro che indurmi a documentarmi, che spingermi ad approfondire il tema che ho scelto una volta che ho focalizzato nella mia mente l’idea.

Approfondire il tema: la nascita della storia

La risposta alle prime domande sul tema produce un effetto non indifferente: crea materiale. A mano a mano che lo scrittore riesce a rispondere a quelle domande, produrrà un insieme notevole di informazioni che gli serviranno per scrivere il romanzo.

Non solo ai fini della pura documentazione, ma anche per creare ostacoli sulla strada dei suoi personaggi. È materiale che genera altre idee e che fornisce soluzioni. Provate a rispondere voi a quella serie di domande e ad annotare tutto ciò che ne può venir fuori.

  1. Come avvenivano i matrimoni nel XVII secolo? Più o meno come oggi. C’è un prete che sposa la coppia (don Abbondio e Renzo e Lucia).
  2. Che potere avevano i signorotti dell’epoca? Tanto, al punto che uno di quelli, Don Rodrigo, può minacciare il prete coi suoi scagnozzi e impedire quel matrimonio. Fra l’altro, il tipo è protetto da un personaggio ancor più potente, l’Innominato.
  3. Come potevano impedire un sacramento? Con la semplice minaccia. Cosa può un misero prete di paese contro dei criminali?
  4. Che autorità avevano i preti di quel tempo? Ben poca, specialmente se sono codardi come Don Abbondio.
  5. Come poteva difendersi la gente comune? Andando dall’avvocato, come oggi. Ma se è un semplice Azzeccagarbugli poco potrà fare contro i potenti.
  6. Chi poteva aiutarla al di fuori dell’autorità costituita? Qualcun altro con un po’ di potere, come la monaca di Monza, per esempio.

Vedete quante informazioni sono state trovate? Sono tutti ostacoli e aiuti per i personaggi. Sono materiale per la storia. Rendono il romanzo vivo e dinamico e credibile e coinvolgente.

La risposta a ognuna di quelle domande, però, non costituisce la fine del lavoro, ma solo un altro inizio. Perché quelle risposte generano altre domande a cui lo scrittore dovrà rispondere.

  1. Se il prete si rifiuta di sposare una coppia, cosa succede?
  2. Perché avevano tutto quel potere i signorotti? Chi comandava nel 1600?
  3. Come gestivano i loro affari questi signorotti?
  4. Come accusavano eventuali denunce o tentativi di difesa?
  5. Com’era la gerarchia ecclesiastica a quel tempo?

Lo scrittore andrà sempre più a fondo del tema, perché sarà andato a fondo nel mondo che vuol rappresentare. Il tema (l’impedimento di un matrimonio italiano nel 1600) suggerisce un mondo da studiare e da capire.

La mia esperienza nella documentazione sul tema

Mentre iniziavo il lavoro di documentazione su uno dei due romanzi fantasy, sono riuscito a definire parte della storia, grazie a informazioni trovate su un libro. L’idea della storia non era molto chiara, anzi non lo era per niente, però c’era un abbozzo di tema. Su quel tema ho cominciato a prendere informazioni e su un libro ho finalmente trovato l’idea per l’ambientazione, sia storica sia geografica.

Si parlava di un evento, evento che ha scatenato la mia fantasia e mi ha permesso di centrare la storia. Ho preso informazioni su quell’evento, ma a parte tante chiacchiere di dettagliato c’è poco, ma stiamo pur parlando di un evento avvenuto diversi secoli fa.

È grazie quindi alla documentazione sul tema che ho potuto focalizzare l’idea per la mia storia. Adesso che ho in mente il periodo storico preciso, perfino il giorno e il mese e l’anno, e anche i luoghi, non mi resta che approfondire questi elementi per poter ricreare il mio mondo, decorandolo con la fantasia e la creatività.

Come avete gestito finora il tema delle vostre storie? Partite da un tema per scrivere un racconto e un romanzo? Che ne pensate delle mie osservazioni?

8 Commenti

  1. Marco
    19 settembre 2012 alle 07:44 Rispondi

    Nessun tema. I racconti partono con un’immagine, e poi vedo dove mi conducono. Non conosco quasi mai il finale, anzi non lo conosco proprio. Ma credo sia impossibile scrivere un romanzo senza un tema, si tratta di un altro mondo, dove sono in vigore leggi differenti.

    • Daniele Imperi
      19 settembre 2012 alle 08:29 Rispondi

      Per i racconti anche io nessun tema, a meno che non siano racconti lunghi. Per un romanzo il discorso è ovviamente diverso.

  2. Salomon Xeno
    19 settembre 2012 alle 10:43 Rispondi

    Ci sono due strade per arrivare al tema. La prima è quella che hai delineato, con un esempio molto chiaro. L’altra è di scrivere la prima stesura e rileggere, cercando di arrivare al tema. Durante la revisione, sarà la prima cosa che si farà emergere. Probabilmente questa strada è più adatta alla narrativa breve, mentre con un romanzo è bene avere già in mente quale sarà il tema trattato.

    • Daniele Imperi
      19 settembre 2012 alle 10:58 Rispondi

      Hai ragione, in un racconto si tende a definire prima la stesura, perché, come ha scritto Marco, parti da un’idea e non da un tema vero e proprio. In un romanzo credo sia meglio focalizzare il tema, oltre all’idea.

  3. Alessandro C.
    19 settembre 2012 alle 17:42 Rispondi

    Sottoscrivo e aggiungo che la mancata focalizzazione del tema è una delle cause principali di abbandono del romanzo a metà stesura (se non addirittura prima)

  4. Romina Tamerici
    20 settembre 2012 alle 09:37 Rispondi

    Di solito l’idea, anche per un romanzo, mi viene da un’immagine o da qualcosa di improvviso, però fino a che non ho chiari almeno il messaggio che voglio veicolare e la conclusione non comincio a scrivere. In un certo senso, alla luce di questo articolo, probabilmente il tempo di attesa tra l’idea lampo e la sua realizzazione lo passo alla ricerca di un tema e dei dettagli per renderlo credibile.

    • Daniele Imperi
      20 settembre 2012 alle 10:21 Rispondi

      La fine, in effetti, bisognerebbe averla ben chiara fin dall’inizio.

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