Cosa può imparare uno scrittore da Tarantino

Cosa può imparare uno scrittore da Quentin Tarantino

Quentin Tarantino è un nome che tutti conoscono. Ogni volta che esce un suo film c’è grande attesa e non credo ci siano state delusioni, almeno non da parte mia. C’è da chiedersi perché e non penso che basti dire “perché è bravo”.

Bisogna andare più a fondo, ma in questo blog non si parla di cinema, non di cinema strettamente, se non legato alla scrittura creativa. Quentin Tarantino può insegnare molto agli scrittori. Vediamo come.

Osare

Quentin Tarantino osa. In ogni suo film c’è sempre qualcosa che va oltre gli schemi, c’è quell’esagerazione che non stona, quell’assurdo che si amalgama perfettamente nel contesto, quella creatività senza freni che sa catturare lo spettatore.

Lo scrittore deve imparare a osare. Sono convinto che molti autori siano in un certo senso frenati, come se alcuni tabù blocchino la loro fantasia, inibiscano la loro scrittura. Mentre un autore deve essere una voce fuori dal coro, proprio come Quentin Tarantino: deve distinguersi, senza scadere nel banale o nel volgare, deve emergere, senza schiacciare gli altri, senza snobbismo.

Stupire

Quentin Tarantino stupisce. Ricordo i due bei film di Kill Bill, che vidi al cinema in quella che chiamano “maratona”, ossia uno di fila all’altro. Inserire un cartone animato in mezzo alla storia stupisce. Ricordo anche Dal tramonto all’alba, film in cui il primo tempo e il secondo differiscono al punto da apparire come due distinte storie e questo stupisce.

Lo scrittore deve stupire i suoi lettori. Questo non significa inserire scene o personaggi a caso. Quentin Tarantino non ha fatto questo. Significa saper creare scene o personaggi che riescano a meravigliare per la loro particolarità, per la loro unicità: questo è il segreto. Inserire all’interno della storia qualcosa di veramente unico, ma che si sposa bene con il contesto, che non appaia fuori luogo.

Nel film Django gli occhiali da sole di Django stupiscono: ma per chi ha visto il film è un particolare che si adatta bene alla storia e al personaggio.

Divertire

Quentin Tarantino diverte. Non manca mai il divertimento puro, non solo in termini di risate, quando si vede un suo film. Kill Bill diverte. Bastardi senza gloria diverte. Django diverte. Perfino Le iene diverte. C’è intrattenimento, ma anche qualcosa che lascia il segno nello spettatore. Quentin Tarantino viene ricordato facilmente.

Lo scrittore deve divertire il suo pubblico. Le storie che scrive non devono essere piatte, ma contenere scene, personaggi che divertono il lettore, che gli fanno provare emozioni positive, scene e personaggi che si fanno amare e ricordare. E in quel modo il lettore si ricorderà dell’autore.

Quentin Tarantino vi piace?

Pensate anche voi che Quentin Tarantino possa insegnarvi qualcosa nella scrittura?

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post11 marzo 2013 - Commenti10 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Cristiana Tumedei 11 marzo 2013 at 08:56

    Quentin Tarantino è uno dei miei registi preferiti per due ragioni principali: fotografia e dialoghi. Due elementi dei suoi film mai banali o scontati, che penso possano servire da esempio anche per chi si occupa di scrittura.

    Dal punto di vista della fotografia Tarantino è capace di osservare la scena attraverso angolazioni e sfumature insolite, coinvolgenti. Ecco, credo che anche uno scrittore dovrebbe cercare di raccontare le sue storie proponendo punti di vista inusuali, alternativi e d’effetto.

    Per quanto concerne i dialoghi, invece, che dire? I personaggi di Tarantino si concretizzano anche attraverso la loro voce. I dialoghi sono sempre veri, palpabili e ricercati. Anche ad occhi chiusi è possibile riconoscere un suo film solo ascoltando i protagonisti. Un esempio su tutti sono i primi minuti di Gridhouse – A prova di morte. Non sono solo i termini utilizzati, ma il colore della voce, l’intonazione, la ricercatezza delle espressioni a decretarne il successo, secondo me. Così, anche uno scrittore dovrebbe rendere i suoi personaggi riconoscibili e tangibili: senza sottovalutare nessun dettaglio, sforzandosi di trasformarli in esseri credibili e, allo stesso tempo, comprensibili nonostante le loro ambiguità.

  • Il Moro 11 marzo 2013 at 13:02

    Tarantino è sicuramente un grande regista, capace di stupire e divertire. Il suo difetto, seconto me, è che ogni tanto si autoincensa, dilatando eccessivamente alcuni tempi (nei dialoghi, nelle inquadrature fisse) che sono il suo “marchio di fabbrica” ma che possono risultare noiosi se eccessivi. Comunque sono perfettamente d’accordo con te sul fatto che la sua visione della regia e della scenegiatura di un film può insegnare molto a uno scrittore.

    • Daniele Imperi 11 marzo 2013 at 13:20

      Vero, alcune volte insiste troppo su una scena o su un dialogo, ma appunto è il suo stile.

  • Immature Karl 11 marzo 2013 at 14:30

    La cosa più importante, secondo me, è osare. Distruggere le barriere preimposte, andare oltre. Anche se si crea qualcosa sopra le righe, anche se si esagera: osando sempre di più, a mano a mano si arriva a quello che è il proprio stile. Non ha senso scrivere solo metà di quello che si ha in testa perché l’altra metà farebbe storcere il naso a molti per contenuto. Se si trova anche solo un lettore disposto ad applaudire per quella metà, allora vale metterla nero su bianco (o bite su bite?).

    • Daniele Imperi 11 marzo 2013 at 15:08

      Osare è infatti un verbo che dovrebbero fare proprio tutti gli scrittori. Se proprio non ti piace quello che uno scrive e vuole scrivere, leggi altro. Ma uno scrittore deve osare.

  • Alessandro C. 11 marzo 2013 at 17:06

    Secondo me il punto di forza del cinema di Tarantino è costituito dai dialoghi. Quello che apre “Bastardi senza gloria”, con Waltz che paragona gli ebrei ai ratti, o quelli che avvengono durante la lunga cena in “Django unchained” sono solo recenti esempi di abile maestria cinematografica nel dire A parlando di B.
    Situazioni di tensione che durano a lungo, finali del tutto inaspettati.

  • Giordana 13 marzo 2013 at 15:26

    Quello che più mi stupisce di Tarantino è il suo soffermarsi su dialoghi e situazioni tranquillamente adattabili al quotidiano, per quanto possano apparire fuori luogo o eccessive, al punto da sfiorare il demenziale per quanto vengono marcate. Si tratta di una particolarità che adoro (indimenticabile la sequenza iniziale de “Le Iene” relative alla mancia alla cameriera in quello che sarebbe il preludio a una rapina). Secondo me si tratta di una particolare molto realistico, spesso evitato in quanto non verosimile (ti pare che un gruppo di malviventi prima di iniziare una rapina si metta a discutere di una mancia davanti un caffé?) senza considerare che è la realtà stessa a non essere quasi mai verosimile e che con questo espediente si riesce molto bene a delineare il carattere dei personaggi e anche a dare un tono alla storia.

    • Daniele Imperi 13 marzo 2013 at 15:49

      Bella la scena del caffè e della mancia :)
      Secondo me quelle scene danno davvero un senso di realismo alla storia.

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