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È davvero necessario tagliare?

tagli-storia

È opinione comune di molti che in una storia bisogna tagliare tutto il superfluo. Anche qualche scrittore famoso – che ora non ricordo – sostiene la stessa cosa. Un romanzo come Gargantua e Pantagruele oggi non sarebbe mai stato pubblicato nella forma che conosciamo. Delle sue quasi 900 pagine sarebbe rimasta una metà, forse.

C’è molto materiale superfluo in quella storia, ma sono convinto che dopo i tagli editoriali della mentalità odierna quel romanzo non avrebbe avuto la stessa bellezza che possiede oggi. È come se Rabelais si fosse divertito a scrivere capitoli su capitoli sulle scene più inutili, come il cinquantaseiesimo del Libro primo, che narra di “Come erano vestiti i religiosi e le religiose dell’abbazia di Thelème”.

È anche vero che i capitoli del Gargantua e Pantagruele di rado superano le due o tre pagine, ma alcuni solo apparentemente inutili. Ho scritto in corsivo perché, secondo me, man mano che leggo quei capitoli “inutili” non mi sembrano più tali.

Aggiungere colore alla storia

Assieme all’opera di Rabelais sto leggendo anche Roderick Duddle di Michele Mari. Un’altra storia che qualcuno avrebbe sicuramente tagliuzzato qui e là. Ci sono continue intromissioni del narratore, ma che in realtà non sono intromissioni: è soltanto il metodo di narrazione scelto da Mari per quella storia.

Ogni tanto c’è qualche piccola divagazione, qualche parentesi che per un attimo mi fa pensare “questo brano avrebbe potuto essere tagliato”, ma è solo un attimo, arriva e poi scompare, perché quella è la storia che Mari ha scelto di raccontare e la racconta come compiace a lui.

Alcuni brani sia del Gargantua e Pantagruele sia del Roderick Duddle di Mari danno colore alla storia, la rendono più completa, in un certo senso, permettono al lettore di entrare più facilmente nel mondo che gli autori hanno creato, di conoscerlo e figurarselo meglio.

Evitare di allungare il brodo

Un errore che può capitare è dilungarsi troppo, creare magari qualche sottotrama tanto per allungare la storia, aumentare il numero di pagine e giustificare così la creazione di un libro. Ma in Rabelais non ho avuto questa sensazione come non c’è stata in Mari né in altri autori di cui ho letto libri corposi – il Roderick Duddle sfiora le 500 pagine, quindi non è un romanzo breve.

Ne I pilastri della terra, però, di cui ho già scritto, io avrei fatto parecchi tagli su quelle 1000 e passa pagine, in pratica tutto ciò che potrebbe essere definito infodump, anche se non tutti saranno d’accordo con quest’affermazione.

Dettagli su dettagli di architettura sono completamente inutili e hanno rallentato la mia lettura, oltre ad avermi annoiato.

Ridurre la storia all’osso è davvero funzionale?

Mentre sto scrivendo la storia per il self-publishing, fra continue interruzioni e blocchi di vario genere, mi sono accorto di aver scritto finora quasi 130 pagine di romanzo ridotto al succo. E così non va bene. La revisione sarà un duro lavoro.

Questo non significa che introdurrò infodump o capitoli inutili – i capitoli, nel mio caso, sono necessariamente decisi a priori – ma che brani relativi al mondo – ai mondi! – che ho immaginato sono da inserire.

Non credo quindi che bisogna per forza ridurre la storia all’osso, altrimenti rischiamo di pubblicare una trama con un po’ di decorazione. E il piacere della lettura – e della scrittura – va a farsi friggere.

Cosa vuol leggere il lettore?

Davvero il lettore di oggi, pur con tutta questa fretta che si ritrova addosso senza motivo, vuole romanzi striminziti di 100 pagine? A me, a dire la verità, più un romanzo è breve e meno mi dà affidamento. Quando vedo tomi che superano le 1000 pagine, io sono attratto di più.

Certo, ci sono lettori forti, che non si spaventano davanti a simili volumi, e altri lettori che invece preferiscono la sicurezza e la velocità delle 100 paginette. Con questo non voglio dire che ogni romanzo necessiti di 1000 pagine per essere scritto, ma che le 100 pagine non siano tali a causa di uno scrittore e di un editor “Mani di forbici”.

È davvero necessario tagliare?

Per me no. Taglierò dove riterrò necessario. E parlerò con l’editor di altri eventuali tagli. E per voi? Quando e come tagliate?

33 Commenti

  1. LiveALive
    24 settembre 2014 alle 08:24 Rispondi

    È vero, spesso i tomi grossi fanno dire “oh, questo deve essere un lavoro importante!”. A volte è vero, ma anche nelle botti piccole c’è il vino buono: basti vedere La Strada di McCarthy. In fondo un mio professore diceva che 800 pagine le scrive o chi ha molto da dire, o chi non ha nulla da dire.

    Lo scrittore ha sicuramente diritto a narrare la storia come gli pare meglio, ma attenzione a non giustificare così ogni più sciagurata scelta. Scegliere di usare l’alfabeto greco per una banale storia d’amore sarà anche una scelta consapevole, ma non una gran scelta XD

    No, io non credo affatto che sia necessario tagliare tutto il superfluo. Meglio: prima bisogna decidere cosa, in relazione al nostro scopo, è superfluo. Se Anna Karenina fosse lsa storia di Anna Karenina, allora 2/3 del libro si potevano tagliare. Evidentemente lo scopo non è davvero quello, ma quello dichiarato nell’incipit.
    C’era un autore che consigliava di non tagliare il superfluo on modo ossessivo, perché al lettore piace anche sapere certe cose al di fuori della vicenda principale. È vero, per me è così. Per esempio, mi piace dare una occhiata alla vita quotidiana del mondo, così come mi piace sapere come sono andati i preparativi prima della festa. L’importante, secondo me, è sapere quando fermarsi.

    I brani puramente espositivo riguardo al proprio mondo non mi dispiacciono, ma bisogna stare attenti! Molte volte sono semplicemente inutili. Ammettiamo per esempio di voler dire che nel nostro mondo ci sono le suore orsoline, addestrate nella preghiera dagli orsi bruni. Se è una cosa importante, prima o poi ci sarà una scena dove compaiono queste suore. Avessimo inserito il brano espositivo, avremmo creato una ripetizione di concetti.

    • Daniele Imperi
      24 settembre 2014 alle 14:45 Rispondi

      Sì, vero, anche nelle botti piccole c’è del buono.

      E anche a me piacere leggere qualcosa al di fuori della storia, se ben scritta e comunque funzionale.

  2. Carlo A.
    24 settembre 2014 alle 08:59 Rispondi

    Personalmente sono per il taglio necessario.
    Chi decide di acquistare un romanzo, come minimo si aspetta un libro di almeno 200/300 pagine, che tutto sommato si riescono a gestire agevolmente. Diversamente chi acquista un ebook a 0,99€ si aspetta una storia di poche decine di pagine al massimo. Per quanto riguarda invece i tomi da 1.000 pagine, è sempre in agguato la variabile “noia del lettore”: per come sono fatto se inizio un libro, devo assolutamente finirlo, anche se non è di mio gradimento; proprio per questo sono molto più selettivo su questo tipo di romanzi.

    Come libro d’esordio, credo che la lunghezza debba essere un compromesso con il lettore, una sorta di presentazione dell’autore che incontra la fiducia di chi legge. Di conseguenza sul tagliare il superfluo, sull’abbattimento degli infodump & co., sì sono assolutamente d’accordo, ma ovviamente con le dovute riflessioni del caso.

    • Daniele Imperi
      24 settembre 2014 alle 14:46 Rispondi

      Vero, la noia nei grossi tomi è dietro l’angolo. Io invece ho deciso che non voglio star male quando leggo, quindi se proprio non digerisco il romanzo, lascio perdere.

  3. Chiara
    24 settembre 2014 alle 09:40 Rispondi

    Da lettrice, anche io preferisco i “tomi” rispetto ad una storiella striminzita che non mi lascia nemmeno il tempo di immergermi completamente nella narrazione.
    La storia che sto scrivendo, secondo me sarà abbastanza “spessa”: a 400 pagine arriverò sicuramente. Forse anche di più. Copre un lasso di tempo davvero molto ampio (circa 15 anni), ci sono molti personaggi e succede di tutto: è normale che il volume aumenti. Anche io credo che dovrò tagliare molto in alcuni punti ed approfondire in altri.
    Ovviamente sarà un lavoro certosino: occorre selezionare fatti ed eventi che spingano avanti la narrazione senza appesantirla, e che siano in grado di alimentare un tutto armonico, privo di informazioni superflue o, viceversa, di brani che potrebbero essere approfonditi.
    In generale, tendo a condensare un sacco di informazioni nei primi capitoli e, successivamente, sono costretta a ridistribuirle. Oppure se un capitolo mi coinvolge scrivo tantissimo: proprio ieri mi sono accorta di aver dedicato 30 pagine ad un solo evento. Però non ho paura di tagliare. Anzi: mi piace farlo . Adoro osservare in che modo, dal marasma e dalla confusione, possa venir fuori qualcosa di bello ed ordinato.

    • Daniele Imperi
      24 settembre 2014 alle 14:48 Rispondi

      La mia credo almeno 300, credo.

      E dovrò fare anche io un lavoro di selezione in revisione. 30 pagine per un evento? Voi donne siete sempre prolisse :D

      • Chiara
        24 settembre 2014 alle 15:37 Rispondi

        Va beh ma è un evento molto importante ed il protagonista rischia di non arrivare in tempo :D :D :D
        p.s. comunque sì: sono prolissa!

  4. salvatore
    24 settembre 2014 alle 11:10 Rispondi

    Era Stephen King, nel suo celebre On Writing, ad affermare che nella revisione bisognerebbe (anzi, si deve!) tagliare il 20%. In pratica a fine revisione il manoscritto deve essere più snello, e non di poco. Cura dimagrante. Quello che non è chiaro è se l’indicazione valga per tutti o solo per lui. Nel senso che se so di essere un narratore particolarmente ciarliero allora l’idea di tagliare il 20% in revisione ha un senso. Ma se sono minimalista già di mio davvero devo tagliare ancora? Ognuno faccia i conti a casa propria.
    Per quanto riguarda i libri da 100 pagine, be’, ho già detto la mia recensendo: “Una mutevole verità” di Carofiglio. Non mi piacciono i romanzi troppo brevi, non sanno di niente. Ma i romanzi inutilmente troppo lunghi (sottolineo inutilmente) forse sono peggio. Fanno perdere un sacco di tempo per niente…

    • Daniele Imperi
      24 settembre 2014 alle 14:51 Rispondi

      Sì, mi ricordo di quanto disse King. Ma non credo si possa stabilire a priori una percentuale universale.

      Sulla brevità dipende. Se leggi Le uova fatali di Bulgakov, troverai un romanzo brevissimo, ma godibile. Anche Metamorfosi di Kafka è breve, ma vale.

  5. Giovanna
    24 settembre 2014 alle 11:25 Rispondi

    Concordo pienamente con quanto scritto da Daniele. Ci sono opere straordinarie come Guerra e Pace per le quali soltanto l’idea di togliere questa o quella parte è impensabile. Il fatto è che questa idea di “taglio” è, a mio avviso, figlia dell’aspetto economico che ha oggi la lettura, l’editore deve vendere e quindi deve tener conto dei potenziali lettori che di fronte a un romanzo come “Le perizie” di Gaddis se la fanno sotto dalla paura. Che tristezza.

    • Daniele Imperi
      24 settembre 2014 alle 14:57 Rispondi

      Anche per me è una questione economica. Non conoscevo Le perizie, sembra interessante però. L’hai letto?

  6. MikiMoz
    24 settembre 2014 alle 11:42 Rispondi

    Non il superfluo come storia, ma tagliare il superfluo dalle righe. Le parole in più.
    Per quanto riguarda la storia, dipende anche dal romanzo e da quale tecnicamente sia la volontà dello scrittore :)

    Moz-

    • Giovanna
      24 settembre 2014 alle 11:59 Rispondi

      Chi decide quali parole sono in più? Mi viene in mente un film su Mozart di tanti anni fa in cui i detrattori del musicista gli rimproverano di usare “troppe note”, al che lui ribatte: “Mi dite voi quali devo togliere?”

      • LiveALive
        24 settembre 2014 alle 14:26 Rispondi

        L’aneddoto è reale, ma io lo sapevo in modo diverso. “troppe note, mio caro Mozart!”, “non una di troppo, sire”.
        Il punto è che se sei Mozart puoi fare quello che ti pare perché sai quello che stai facendo, ma qui nessuno è Mozart.
        Ad esempio ci sono i classici pleonasmi “uscire fuori” e “alzarsi in piedi”. In genere però è vero che non basta tagliare, perché certe frasi ottengono dalle parole certe sfumature, suoni e ritmi che inversione più concisa perderebbero. L’importante è tenere l’effetto sotto controllo, e usare solo ciò che è utile per tale effetto.

    • Daniele Imperi
      24 settembre 2014 alle 14:58 Rispondi

      Sulle parole in più siamo d’accordo. E anche sulla tecnica.

  7. Alessandro
    24 settembre 2014 alle 12:22 Rispondi

    Secondo me, in fase di revisione, il lavoro di cesello è d’obbligo. Quando scriviamo di getto tendiamo a dilungarci sui dettagli e a far parlare troppo e male i personaggi.

  8. Luciano Dal Pont
    24 settembre 2014 alle 14:49 Rispondi

    L’argomento è complesso, ma i generale ritengo che si debba trovare il giusto equilibrio, e la valutazione va fatta caso per caso, romanzo per romanzo, non credo si possa generalizzare. Il mio romanzo d’esordio ha 98 pagine, è quindi un romanzo breve, ma in questo caso non potrebbe essere diversamente, la storia in sé non potrebbe essere sviluppata in un numero maggiore di pagine senza incorrere in infodump o in allungamenti del brodo di vario tipo. Bisogna anche tenere conto del fatto che esso è nato da un breve racconto di 4 pagine e mezza che avevo scritto in precedenza, e che poi ho allungato, arricchito e sviluppato in una storia con una sua connotazione precisa. Ma più lungo di così non poteva venire. Qui, in effetti, più che tagliare, ho aggiunto, anche se non ho aggiunto nulla che fosse fine a se stesso. Quello che sto scrivendo adesso, invece, sarà molto più lungo, prevedo almeno 350 – 400 pagine, e già al punto in cui sono arrivato ora devo fare dei tagli, anche se non sono ancora arrivato alla fine della storia e alcune parti sono ancora in prima stesura, altre in seconda e… si, lo so, ho un metodo di lavoro un po’ incasinato, ma va be’… per il resto, come dicevo, bisogna valutare caso per caso. Ad esempio, a me Stephen King piace moltissimo, eppure trovo che in alcuni casi si sia lasciato andare a un arricchimento del brodo che forse, con tutto il rispetto e l’ammirazione che ho per il Maestro, si poteva evitare. It ha più di 1200 pagine, a me è piaciuto, ma credo che si potrebbe riscrivere benissimo in 700 – 800 pagine senza nulla togliere all’intensità della storia. Non nego che, sebbene, come ripeto, mi sia piaciuto nel suo complesso, in alcune parti mi sono annoiato.

    • Daniele Imperi
      24 settembre 2014 alle 15:01 Rispondi

      Su Stephen King penso la stessa cosa. Ho avuto quella sensazione leggendo Le notti di Salem.

      • LiveALive
        24 settembre 2014 alle 17:56 Rispondi

        Quasi tutti i romanzi lunghi di King potrebbero perdere un terzo o anche più delle pagine senza problemi. Però bisogna vedere anche come sono strutturati i testi: un testo come la Recherche potrebbe anche essere considerato come tremila pagine di informazioni inutili, ma dipende anche come lo vedi: non sempre le informazioni vengono dal contenuto, a volte vengono anche dalla struttura, dalla forma, eccetera.

  9. Eva
    24 settembre 2014 alle 16:55 Rispondi

    Senz’altro si deve tagliare con criterio. Io ho la tendenza ad essere sintetica e più di una persona che ha letto i miei racconti mi ha detto che avrei dovuto svilupparli di più, quindi nella revisione io dovrei aggiungere, non tagliare; ma per aggiungere bisogna avere qualcosa da dire o una buona capacità narrativa.
    A me è capitato di spaventarmi e scoraggiarmi nel vedere un libro troppo spesso, specialmente se si tratta di un thriller. Infatti quando ho visto quante pagine aveva il primo libro di Larsson ho deciso di non leggerlo.
    Mi capita anche di vedere libri che mi sembrano troppo sottili, ad esempio “Nel mare ci sono i coccodrilli”, che ho letto recentemente, l’ho trovato perfetto nel suo contesto ma mi sarebbe piaciuto leggere e sapere molto di più.
    Tagliare le spiegazioni di architettura ne “I pilastri della Terra”? Ma la costruzione è l’argomento cardine del romanzo! Non mi pare ci sia molto da tagliare e non è un romanzo che mi abbia spaventata o annoiata per la sua lunghezza.

    • Daniele Imperi
      24 settembre 2014 alle 17:38 Rispondi

      Io mi trovo nel caso di aggiungere nell’ebook che sto scrivendo. E hai ragione che la cosa richieda parecchia fantasia e anche capacità, altrimenti rischi di aggiungere roba inutile.

      Sì, la costruzione sarà anche l’elemento cardine, come evento, non certo come sfoggio di nomenclatura… ho trovato quelle parti noiose e inutili.

    • LiveALive
      24 settembre 2014 alle 17:52 Rispondi

      Infatti se ci pensi gli scrittori più giovani hanno spesso paura di non riuscire a scrivere più di dieci pagine, perché riassumono troppo. Poi arriva la paura contraria: quella di scrivere troppe cose inutili solo perché si ha paura di scrivere poco XD alla fine la cosa migliore è dare a ogni storia il giusto spazio, siano dieci pagine siano diecimila.
      Considera comunque che anche la sintesi estrema può essere uno stile. A tal proposito, leggi “cavalleria rusticana” di Verga.

  10. Lisa Agosti
    24 settembre 2014 alle 18:32 Rispondi

    Anch’io sono troppo criptica e devo sempre aggiungere anziché tagliare. La mia prima stesura assomiglia a un screenplay: il narratore parla al presente, i dialoghi diretti non specificano chi sta dicendo cosa, e si dà solo una vaga idea di dove il tutto stia accadendo. Tendo a saltare scene intere di come si sia arrivati da un punto all’altro, perché sarebbero noiose da scrivere… la revisione non è divertente :(

    • Daniele Imperi
      24 settembre 2014 alle 18:43 Rispondi

      Lisa, che combini? :D
      Magari la tua strada è davvero quella della sceneggiatrice cinematografica :)

  11. franco zoccheddu
    24 settembre 2014 alle 20:11 Rispondi

    Per me tagliare è una necessità: quando scrivo di getto tendo a esagerare, per poi rendermi conto puntualmente di quanto superfluo potevo invece evitare. Penso che sia un problema soggettivo, non generale.

    • Daniele Imperi
      24 settembre 2014 alle 20:50 Rispondi

      Sì, penso anche io sia soggettivo. Quando ho revisionato i miei racconti, ho fatto pochissimi tagli. Ma bisogna poi vedere quanto mi farà tagliare l’editor…

  12. Grazia Gironella
    24 settembre 2014 alle 21:53 Rispondi

    Hai proprio ragione, nella scrittura non puoi dire in modo troppo netto “questo sì” e “questo no”, ci devi aggiungere un “in generale”. Alla fine dipende dal singolo caso e dalla bravura dell’autore. Certo la tendenza è verso la sintesi e forse anche la fretta, ma non necessariamente l’autore deve farla sua.

  13. Claudia
    27 settembre 2014 alle 19:42 Rispondi

    A volte si, a volte no. Ci sono parti che a volte salterei volentieri ma non lo faccio solo per paura di perdermi qualcosa.

    Non credo che il numero di tagli dipenda dal numero di pagine. Alcuni libri da 1000 pagine sono perfetti così come sono e nonostante la mole consistente, sono da leggere tutti d’un fiato. Alcuni di 100 paginette meriterebbero una bella revisione e a questo punto dico: perché è stato pubblicato se è tutto superfluo?

    Tagliare è giusto, ma solo quando necessario. Altrimenti come hai detto tu tante opere non sarebbero quello che oggi sono.

    Personalmente leggendo L’insostenibile leggerezza dell’essere, tanto osannato da alcuni, avrei preso un paio di forbici in mano e rimosso tante parti decisamente noiose e a mio avviso pure inutili. Apprezzo gli interventi “esterni” dello scrittore rispetto al filone principale, ma devono avere un senso e non annoiare con discorsi inutili. In questo libro ne ho trovati parecchi. (So che in pochi concorderanno con me, ma è la mia opinione :-) )

    A presto!

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2014 alle 08:01 Rispondi

      A me infatti la storia della percentuale di cui parla King non sembra logica.

      Io ho abbandonato L’insostenibile leggerezza dell’essere dopo 20 pagine, mi pare :D
      Fosse per me avrei tagliato dalla prima all’ultima parola di quel libro.

  14. Claudia
    29 settembre 2014 alle 08:07 Rispondi

    ahahahaha io non sono così drastica con lui poverino, ma di certo neanch’io lo elogio come fanno in molti ;-) A volte i libri vengono reputati dei capolavori solo perché qualcuno prima gli ha definiti tali.

    A presto!

  15. Nordlys
    27 ottobre 2014 alle 22:49 Rispondi

    Io credo che tagliare serve invece, specie per riordinare le idee.
    Si taglia il superfluo e quando si riscrive, si approfondisce ciò che è utile ai fini della trama, pertanto resta comunque impossibile trovarsi con una storia ridotta all’osso.

    • Daniele Imperi
      28 ottobre 2014 alle 08:08 Rispondi

      Certo, è impossibile che uno riesca a tagliare più del dovuto.

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