Scrivere è comunicare

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Scrivere è un atto di superbia

Leone

La figura dello scrittore ha da sempre affascinato il pubblico. Scrivere un romanzo o unʼopera di saggistica era visto come unʼimpresa per pochi. Lo scrittore poteva vantarsi di essere a un livello superiore agli altri.

In un certo senso oggi è ancora così, almeno per qualcuno. Spesso vedo profili sociali in cui la parola “scrittore” o “autrice” è affiancata al nome, come se scrivere su Facebook “Daniele Imperi Scrittore” mi facesse appartenere di diritto a quella categoria o facesse di me un vero scrittore.

È unʼetichetta attaccata a forza al nome, sbandierata ai quattro venti, che vuole creare una sorta di distacco fra lʼindividuo-scrittore e gli altri. Questa è almeno la sensazione che ho io.

Scrivere è pura creazione

Si parla tanto, oggi, di avere un poʼ di umiltà quando si scrive un libro, di accettare i consigli dellʼeditor se migliorano il nostro manoscritto, di accettare le critiche dei lettori. Questo discorso vale nella letteratura come nel blogging.

Umiltà non significa, in questi casi, considerarsi inferiori agli altri, abbassare la testa e dire sissignore. Significa soltanto comprendere i propri limiti per scrivere in modo migliore.

Scrivere.

Che cosa nasconde in realtà questa parola? È un verbo di azione, questo è chiaro. Scrivere significa creare unʼopera letteraria dal nulla. Prima sul foglio bianco non cʼera niente, un momento dopo è pieno di parole, di frasi di senso compiuto che raccontano una storia.

Da una tabula rasa abbiamo creato un foglio narrante. Abbiamo fatto in modo che il lettore viva le nostre parole, entri nel mondo di cui abbiamo spalancato le porte.

Si chiama, in fondo, scrittura creativa: perché è nellʼatto del creare che si manifesta, che assume forma e sostanza.

Lo scrittore non è più creatura, ma creatore. Un tempo la superbia era un peccato capitale, perché allontanava lʼuomo dal suo dio. Ma chi scrive e crea non è a sua volta dio della sua opera, della sua creatura?

Scrivere è un atto di superbia

È possibile creare unʼopera letteraria senza essere superbi?

Non credo che sia possibile. Per scrivere un libro bisogna assumersi non solo la responsabilità della qualità dellʼopera, ma anche e soprattutto fare propria la capacità di scriverlo.

Tutti sono capaci di dire che bisogna avere organizzazione per scrivere un libro, che si parte da unʼidea buona, che si crea una scaletta e poi le schede dei personaggi, i dialoghi, la struttura a 3 atti, la coerenza, lo stile di scrittura e via dicendo. Ma quanti dicono che tutte queste cose, tutta questa nomenclatura letteraria non serve assolutamente a nulla se manca la determinazione?

Il primo a credere nella storia, nel suo libro, nella sua opera letteraria deve essere lo scrittore: se non ci crede lui, come potrà crederci il suo potenziale pubblico? Questo è un pensiero condiviso da molti.

Ma cosa nasconde questo pensiero?

Nasconde la superbia. Scrivere un libro deve essere un atto di superbia.

È lʼindividuo che, non ancora scrittore, ne assume le fattezze, si impossessa delle capacità e delle abilità dello scrittore e scrive.

Come potrà riuscire a portare a termine la sua opera se dentro di sé non cʼè quel sentimento di superbia che lo spinge ad andare avanti, a lottare contro il blocco, contro il vuoto creativo, contro lʼinsicurezza del futuro?

Scrivere è un atto di superbia

Lo ribadisco. La speranza non esiste, perché ha il colore e il sapore dellʼillusione. Con la speranza non si va avanti, non si scrive un libro. Non si superano gli ostacoli, non si risolvono i problemi.

È con la superbia che si può progredire. Nessun conquistatore è riuscito nelle sue imprese se non fosse stato superbo. Non vʼera umiltà in quegli animi, né speranza. Cʼera superbia: unʼautostima profonda, radicata, che ha portato a risultati concreti.

Scrivere è un atto di superbia perché scrivendo siamo oltre gli altri, al di sopra della massa, della media, di chi fruisce le opere e non può crearle. Non va visto come un sentimento negativo, perché è rivolto verso il proprio io e non a danno degli altri. Semmai a loro favore.

La superbia nella scrittura è la spinta che porta lʼautore a scrivere e terminare la sua opera, a dispetto di tutto ciò che attorno è contro di lui. Va vista come il motore portante, perché elimina le sue insicurezze e le sue paure, ne accentua la determinazione e il desiderio.

Che cosa è scrivere per voi? Siete della stessa idea?

43 Commenti

  1. silvia algerino
    14 maggio 2015 alle 07:18 Rispondi

    Ma, secondo me, non è vera e propria superbia. O almeno dipende da che cosa si intende per superbia. Io credo che si tratti più che altro di giusta autostima, nel saper accogliere le proprie capacità di raccontare il mondo.
    Io ho sempre scritto tanto, ma ho sempre tenuto gelosamente i miei scritti in un cassetto, quasi come se avessi paura che non interessasse a nessuno ciò che scrivevo. Poi ho capito che, se in tutte quelle parole ce ne fosse stata anche solo una utile a far riflettere o a far immedesimare il lettore, era un peccato evitare che ciò succedesse per le mie paure.

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2015 alle 13:31 Rispondi

      Non la intendo in senso negativo, non in questo post, almeno. Secondo me deve bisogna avere qualcosa in più oltre all’autostima. Le paure frenano la scrittura, sempre.

  2. Marco
    14 maggio 2015 alle 07:44 Rispondi

    Sono abbastanza d’accordo, ma sostituirei “superbia” con “presunzione” (ma forse possono andare a braccetto). Dopo Tolstoj o Cormac McCarthy, per quale ragione scrivere? Non basta quello che già dicono costoro? No, non basta. Si potrebbe dire: “Però io ho modeste ambizioni”. Bubbole. Se si scrive e si pubblica, non si hanno mai modeste ambizioni.

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2015 alle 13:32 Rispondi

      Superbia e presunzione possono andare insieme, è vero. Se scrivi per pubblicare, hai ragione, non hai modeste ambizioni. Non ne hai magari per diventare come i due autori citati, ma punti sempre in alto.

  3. Banshee Miller
    14 maggio 2015 alle 08:04 Rispondi

    Proprio così. Magari uno mentre scrive non ha ben in mente questi concetti, ma se si ferma a riflettere, sì. Non può che essere così. I due utenti qui sopra storcono in naso di fronte al termine superbia. In effetti è, culturalmente, un termine negativo, perciò getta un’ombra negativa su tutta la faccenda. Presunzione, come dice Marco forse è più indicato, ma superbia, se spiegato come hai fatto va altrettanto bene.
    Molto bella l’immagine dello scrittore come dio dell’universo che crea.

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2015 alle 13:35 Rispondi

      Hai colto in pieno quello che volevo dire nel post.

  4. Chiara
    14 maggio 2015 alle 08:42 Rispondi

    Questo post mi ha fatto venire in mente un concetto presente in diversi volumi di auto-aiuto: il “vivere come se”.
    Dal momento che la mente forgia la realtà sulla base delle proprie convinzioni, il nostro modo di pensare deve essere adeguato all’obiettivo che ci siamo prefissi, altrimenti diventa impossibile da raggiungere. i nostri comportamenti si plasmano sulla base di ciò che riteniamo vero.
    Non si può pensare di dimagrire, se si ragiona da grassi. Come si comporta una persona magra? Ha tutte quelle merendine nel frigo? Si ingozza di schifezze tutto il giorno? No, ovviamente. Una persona magra, che sa di essere magra, compirà azioni in linea con questa convinzione.
    Stesso principio vale, secondo me, per chi vuole diventare scrittore: occorre che impari a ragionare come se fosse già un autore di best-seller, che pianifichi il suo lavoro, che abbia costanza e disciplina… se si comporta come se fosse un hobby, rimarrà un hobby.
    C’è superbia in questo modo di pensare?
    Sicuramente sì, ma è utile per far sì che i miei propositi non rimangano parole vuote.

    • LiveALive
      14 maggio 2015 alle 13:03 Rispondi

      Ma se io so di essere magro posso permettermi di mangiare due pizze in una serata. Penso conti di più la motivazione interna: infatti ho deciso di perdere 35 kili solo quando ho deciso che volevo una ragazza XD Credo che anche per scrivere ci sia bisogno di una motivazione di questo tipo: credersi un grande autore può aiutare l’autostima, ma in giro vedo così tanti pessimi scrittori pieni di autostima…

      • Daniele Imperi
        14 maggio 2015 alle 13:39 Rispondi

        La motivazione interna conta, è vero. Per uno scrittore potrebbe essere quella di vedere il suo romanzo divenuto un film a Hollywood.

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2015 alle 13:38 Rispondi

      L’esempio della persona magra calza a pennello. Il grasso che vuole dimagrire non potrà riuscire nel suo progetto se continua a ragionare come una persona grassa, perché continuerà a sbagliare e ad allontanarsi dal suo obiettivo. Anche tu hai colto in pieno il senso del post.

  5. Virginia
    14 maggio 2015 alle 08:50 Rispondi

    Secondo me invece l’autore non e’ superbo. Altrimenti non finirebbe mai un libro! Uno che e’ superbo ha per definizione un’ esagerata stima di se, per questo motivo, secondo me, non si impegnerà mai abbastanza per finire un libro, non ne ha bisogno, il suo ego e’ già (tristemente) soddisfatto. Come spesso dici tu nei tuoi post, per scrivere un libro ci vuole un grandissimo lavoro, costanza, dedizione oltre che la volontà di comunicare un’idea di base che ci e’ cara, forse. Scrivere un libro e’ una prova di forza che un superbo non può affrontare, e perché mai dovrebbe, lui e’ già il meglio del meglio! E poi uno scrittore non può essere paragonato ad un conquistatore, per conquistare chi? Conquistare cosa? Anzi per me e’ l’opposto, non si scrive per conquistare ne per possedere, ma semmai per condividere.

    • Chiara
      14 maggio 2015 alle 12:26 Rispondi

      Non sono d’accordo: le persone superbe spesso hanno un gran desiderio di dimostrare agli altri ciò che sanno fare. Sono loro a impegnarsi maggiormente: tengono molto al ricoscimento sociale

      • Renato
        14 maggio 2015 alle 12:37 Rispondi

        Superbia: Esagerata stima di sé e dei propri meriti (reali o presunti), che si manifesta esteriormente con un atteggiamento altezzoso e sprezzante e con un ostentato senso di superiorità nei confronti degli altri. (Treccani.it, tre secondi di ricerca).
        Che c’entra uno così con gli scrittori?

        • Daniele Imperi
          14 maggio 2015 alle 13:43 Rispondi

          Non intendo superbia in quel senso. Nel post ho spiegato cosa voglio dire con essere suberbi nella scrittura. Io non ho neanche minimamente quelle caratteristiche.

      • Virginia
        14 maggio 2015 alle 12:40 Rispondi

        Ma in realtà una persona superba si sente GİA’ meglio degli altri, si sente migliore, si sente al di sopra…Non deve dimostrare nulla, dal suo punto di vista. Ma perche’ uno deve sentirsi meglio degli altri per essere scrittore? Io non lo credo, caso mai uno deve essere una spugna di sensibilità ed umanità, deve essere capace di immedesimarsi nei panni altrui. Operazione assai difficile se si guardano le cose e le persone dall’alto verso basso.

        • Daniele Imperi
          14 maggio 2015 alle 13:45 Rispondi

          Non è quello che ho scritto nel post. Lo scrittore, più degli altri forse, è sensibile. Siamo d’accordo. Deve per me scattare il lato superbo per spronarlo a scrivere un libro e metterlo in pubblicazione. Non significa guardare gli altri dall’alto verso il basso.

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2015 alle 13:42 Rispondi

      Ciao Virginia, benvenuta nel blog.
      Non credo che un superbo non finirebbe un libro.
      Anche se il superbo è il meglio del meglio, lo vuole e lo deve dimostrare.
      Lo scrittore conquista i lettori, il pubblico. Conquista il mercato editoriale, le classifiche di vendita.

      • Virginia
        14 maggio 2015 alle 15:09 Rispondi

        Chi e’ superbo non e’ il meglio del meglio ma pensa solo di esserlo, e a mio avviso raramente questo combacia anche con la realtà. Inoltre uno scrittore non dovrebbe scrivere un libro pensando a ‘conquistare i lettori, il pubblico, il mercato…’ ma cercando di soddisfare la voglia che ha di divulgare una storia, conoscenza o altro. Non c’e’ bisogno di essere il migliore, la vera necessita’ sta nell’autenticità e diversità. Non esiste un migliore nell’arte, ma punti di vista o esigenze differenti.

        • Daniele Imperi
          14 maggio 2015 alle 15:33 Rispondi

          Certo, prima di tutto devi scrivere un libro perché ne hai voglia, hai una storia dentro e vuoi raccontarla, ma poi come la vendi? Devi spronarti a essere il migliore, ma solo per raggiungere un bel traguardo.

  6. Renato
    14 maggio 2015 alle 09:46 Rispondi

    Non sono d’accordo. Per me scrivere è fatica e umiltà.
    Fatica perché si scrive per essere capiti, e per essere capiti bisogna prima di tutto sapere con esattezza quello che vogliamo dire. Bisogna quindi essere spietati e sinceri con se stessi. E fatica perché bisogna mettersi sempre dalla parte del lettore, mentre di solito siamo abituati a sentirci noi al centro dell’attenzione, e se non veniamo capiti è perché sono loro a non capire.
    Umiltà perché nessuno di noi scriverà mai qualcosa di nuovo, tutto è già stato scritto, semmai è possibile trovare il nostro modo per dire le cose, trovare il coraggio di scrivere quello che pensiamo veramente. E umiltà perché nessuno di noi ha da insegnare qualcosa agli altri, anzi, il vero segreto della scrittura è saper ascoltare.
    Ma caro Daniele, se con superbia intendessi invece il desiderio di scrivere davvero un buon libro, allora sono d’accordo. Non basta aver pubblicato un libro per essere uno scrittore e, allo stesso tempo, si può benissimo essere uno scrittore anche senza aver pubblicato un libro. Puntare in alto, leggere roba vera, coltivare se stessi. E questo, almeno per me, si riesce a fare solo con fatica e umiltà.

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2015 alle 13:47 Rispondi

      Certo, dal punto di vista fisico è fatica, da quello del miglioramento è anche umiltà.
      Per superbia intendevo proprio quello che hai capito. Credo che molti si siano fermati al titolo del post, senza leggerlo :)

  7. Ferruccio
    14 maggio 2015 alle 13:09 Rispondi

    Per me uno scrittore è un umile megalomane.

    • Banshee Miller
      14 maggio 2015 alle 13:28 Rispondi

      Man mano che leggevo i commenti pensavo “no, adesso deve fare un’aggiunta a quello già detto”, invece mi hai tolto le parole da sotto le dita.
      La superbia di cui parla Daniele nell’articolo non è sbruffonaggine, soltanto una indispensabile presunzione, nel senso di presumere, di essere bravi. Senza non faremmo niente.

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2015 alle 13:47 Rispondi

      Bravo, hai riassunto alla perfezione lo spirito del post :)

  8. LiveALive
    14 maggio 2015 alle 13:55 Rispondi

    La creazione rimane prerogativa divina, gli esseri umani al massimo si possono limitare a rielaborare e ricombinare. L’esistenza del “a priori” non è mai stata dimostrata proprio perché, con tutta probabilità, non esiste. Il pensiero stesso si fonda sull’esperienza dei sensi, il linguaggio stesso è imitazione (e le parole non ce le siamo inventati, sono combinazioni di suoni già naturalmente esistenti).
    Superbia… Scrittori superbi ce ne sono: D’Annunzio diceva che l’Italia ha avuto tre poeti, cioè Petrarca Leopardi e D’Annunzio; Aldo Busi dice di essere l’unico scrittore del Novecento, nonché il più grande scrittore dal tempo di Petrarca. Credo, ugualmente, che se uno sogna di fare lo scrittore invece dello scaricatore di porto è perché lo scrittore rappresenta qualcosa per lui, rappresenta una figura positiva, un ideale di successo, di superiorità sugli altri… Questo sì. Ma, in fondo, chi direbbe “no, a me non piacerebbe essere un genio”?
    Però ci sono vari motori per creare. Dimostrare di essere migliori degli altri? Dimostrate ciò che si riesce a fare? Vincere la lotta con la materia narrativa come Michelangelo col marmo? Va bene, ma c’è anche chi crea solo per divertirsi, chi per migliorarsi, chi per ricordare, chi per innovare…

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2015 alle 14:14 Rispondi

      Per chi è ateo non essitono prerogative divine. Busi è meglio che stia zitto.
      Non credo che vuoi fare lo scrittore perché quella figura è per te un ideale, ma perché senti e sai che hai qualcosa da dire.

      • Renato
        14 maggio 2015 alle 15:03 Rispondi

        Quasi tutti i grandi scrittori sono presuntuosi e superbi, ma ci sono in giro anche tanti presuntuosi e superbi che si credono scrittori. Io non so se sono uno scrittore, certo non voglio appartenere alla seconda categoria.

      • LiveALive
        14 maggio 2015 alle 22:17 Rispondi

        Allora prerogativa naturale: solo un evento come il big bang può creare qualcosa. Ma il discorso non cambia: i prodotti, come noi esseri umani, non possono creare cose dal nulla.

  9. Tenar
    14 maggio 2015 alle 15:46 Rispondi

    Io ho sempre chiamato quella che tu chiami superbia testardaggine e responsabilità. Io ho delle responsabilità verso le mie storie e i miei personaggi: raccontarli nel miglior modo possibile. Del resto, secondo me “ogni cosa che vale la pena di essere fatta, vale la pena di essere fatta bene”. Quindi, se voglio scrivere e penso che ne valga la pena, allora che sia fatto bene! Poi c’è la testardaggine che mi porta a cercare sempre il miglior risultato possibile per quelle circostanze. Non vincerò mai il nobel. Non entrerò mai nella storia della letteratura. Ma se ho la possibilità di scrivere libri che possono non sfigurare in libreria perché non provare a prendere quell’obiettivo?
    È superbia? Non so. Certo, una persona equilibrata, soddisfatta al 100% della propria vita non ha bisogno di dimostrare niente a nessuno, non gareggia, non si mette in mostra, ma credo che sia una condizione piuttosto rara. In generale, quasi tutti vogliono dimostrare di essere bravi in quel che fanno e, quindi, essere apprezzati. Vale per il meccanico, per il pasticcere e per lo scrittore.

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2015 alle 16:09 Rispondi

      Concordo: se devi scrivere un libro, allora scrivilo bene. Credo anche io che sia una condizione rara essere soddisfatti in tutto.
      Il superbo non gareggia, ma primeggia e per primeggiare deve fare e deve farlo meglio degli altri: ecco cosa volevo dire :)

  10. Marina
    14 maggio 2015 alle 16:19 Rispondi

    Sì, il termine superbia non si sposa mai con accezioni positive, però si coglie chiaramente il significato che hai voluto dargli tu in questo post e dico che è vero, la superbia, la presunzione, il presumere di essere bravi, come ha già detto bene qualcuno, sono delle molle indispensabili che controbilanciano ogni insicurezza, fanno da contraltare a tutte quelle paturnie che lo scrittore elabora quando pensa alla sorte che farà ciò che ha scritto. Superbia e insicurezza non si contraddicono perché io posso avere coscienza delle mie qualità (sempre migliorabili, questo è ovvio) e far dipendere da questa convinzione il desiderio di scrivere qualcosa che possa essere letto da tutti; poi la mia insicurezza discenderà dal timore delle critiche, dei giudizi, forse, subentra in una fase successiva.

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2015 alle 16:33 Rispondi

      Esattamente: va vista proprio come una molla contro l’insicurezza. Mai come un sentirsi insuperabili, al di sopra degli altri o privi di lacune e senza bisogno di miglioramento.

  11. Maria Grazia
    16 maggio 2015 alle 09:09 Rispondi

    Mentre leggevo il post pensavo: curioso e significativo che Daniele usi una parola antica, biblica, “superbia”, invece di quella contemporanea di “autostima” (Che poi andando avanti a leggere ho trovato scritta una volta, a conferma del mio pensiero). Anche la stupenda testa di leone della foto iniziale mi ricorda la foto molto carina, abusatissima sugli innumerevoli siti e blog di autostima, del gattino che si specchia e vede un leone.
    E dai commenti mi sembra che, per quanto oggi il senso del peccato non esista praticamente piu’ (la maggior parte degli adolescenti ignora il signiificato di “peccato”, parola sostituita da “trasgressione” che pero’ e’ molto piu’ soft e ha una connotazione spesso addirittura positiva).
    Mi e’ venuto in mente che Omero (che sia realmente esistito o no) fosse cieco perche’ e’stato punito dagli dei per la sua ubris, la superbia.

  12. Maria Grazia
    16 maggio 2015 alle 09:15 Rispondi

    Scusami, il mio commento e’ pasticciato perche’nella parte centrale manca un pezzo. Ho scritto sul mio cellulare, che e’ tutt’altro che superbo..;)

    • enri
      18 maggio 2015 alle 17:28 Rispondi

      A propò pigrizia… nell’ultimo mese avrò acceso il PC due o tre volte. Ho gli occhi lucidi e le dita Anch’io satellitare (questo mi propone android per “anchilosate”… no comment). Mi sono detto… massima mobilità… ciapa lì, tiè :-). Aloha ^^

  13. enri
    18 maggio 2015 alle 09:57 Rispondi

    Per me non è superbia, ma capacità, perseveranza e abnegazione. Ritengo invece che sia più importante l’umiltà del suo contrario, unita ad altre qualità. Lo scrittore principiante o recidivo a volte pecca di superbia, magari si pone su una posizione superiore rispetto al lettore, o comincia a fare la morale… e se io inizio un libro così, di solito neanche lo finisco.

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 11:52 Rispondi

      Sull’umiltà siamo d’accordo, ma io la intendo come accettazione dei propri limiti e come voglia di migliorare.

  14. Seme Nero
    19 maggio 2015 alle 13:42 Rispondi

    Mi ripeto spesso, e me ne sono convinto da quando ho cominciato a scrivere, che se fossi stato più ambizioso, di conseguenza più superbo, adesso sarei molto più soddisfatto di me stesso, se non nei risultati ottenuti almeno nella consapevolezza di avere dato il massimo. Sono stato una persona molto pigra e, per quanto sia migliorato, spesso mi guardo allo specchio rimproverandomi. Ma la scrittura, la voglia di creare qualcosa di mio, la consapevolezza di riuscire a migliorare, mi stanno dando una grande carica. Superbia e umiltà devono saper coesistere nello scrittore, in un equilibrio difficile, certo, ma se raggiunto capace di dare enormi risultati.

    • Daniele Imperi
      19 maggio 2015 alle 13:47 Rispondi

      Anche io nella scrittura sono stato molto pigro e continuo a esserlo. Penso anche io che bisogna trovare quell’equilibrio fra superbia e umiltà.

  15. Francesca Lia
    20 maggio 2015 alle 16:35 Rispondi

    Sì, penso anche io che scrivere sia un atto di superbia.
    Avevo letto tanti anni fa un saggio critico su Tolkien in cui si tracciava un parallelo tra Iluvatar che crea il mondo, l’attività letteraria di Tolkien e la sua fede cristiana. In pratica Tolkien riteneva la scrittura una specie di “creazione di serie B” rispetto alla creazione divina, e lo scrittore una specie di imitatore di Dio.
    Penso che il giusto equilibrio tra superbia e umiltà sia capire che si può e si deve migliorare, e che quindi cambiare idea, abitudini, stile ecc. ecc. può alimentare la nostra superbia molto più che rimanere immutabili.

    • Daniele Imperi
      20 maggio 2015 alle 17:32 Rispondi

      Tolkien aveva ragione, secondo me. Ma non considero la scrittura una creazione di serie B.

  16. delia
    26 maggio 2015 alle 23:24 Rispondi

    Ho capito cosa intendi, la parola superbia non è adatta, viene fraintesa, ma io condivido e so di avere questa spinta dentro di me, e di avere una superbia nascosta che nella vita quotidiana non tiro fuori, e in realtà non ci terrei neanche a tirarla fuori. E’ come se tale superbia avesse una vita propria dentro di noi, e può tranquillizzarsi solo se la domiamo scrivendo.
    Si vede anche nello stile del post: parlando di questo sentimento, hai assunto un tono diverso dal solito, non so se studiato o meno, secondo me spontaneo.
    E’ quella simil-superbia, il motivo per cui sento la necessità di scrivere, sì, con me ci hai preso.

    • Daniele Imperi
      27 maggio 2015 alle 08:20 Rispondi

      Sì, il tono a pensarci bene è un po’ diverso dal solito, ma non è stato studiato, hai ragione, è spontaneo, ho scritto il post di getto, senza progettarlo prima come faccio sempre. Mi fa piacere che hai capito il senso del post :)

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