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La libertà delle strutture narrative

Quando lo scrittore esce dagli schematismi

La libertà delle strutture narrative

Quando ho elencato le diverse forme di narrazione, lo scorso anno, abbiamo visto che esistono molti modi per raccontare una storia. In quel post abbiamo letto di spin-off, fanfiction, crossover, narrazioni gemelle, remake, parodie, ecc.

Allo stesso modo, nel post sui 10 romanzi che si discostano da veri e propri generi letterari, abbiamo avuto un’idea di quanto sia impossibile, a volte, includere una storia in precisi confini di genere, sia perché al suo interno convivono più generi sia perché quella storia potrebbe essere scritta inserendola in qualsiasi genere narrativo.

Un autore potrebbe usare la fantascienza per scrivere il suo romanzo filosofico o psicologico o il fantasy per un romanzo di formazione o il post-apocalittico per un romanzo sociale e così via.

Il genere letterario può quindi diventare solo una scusa per parlare di altro, una sorta di maschera per raccontare una storia lanciando un messaggio personale. O semplicemente ci si affida al genere che si ritiene più adatto a parlare di quell’argomento.

Gli schematismi non sono necessari

Da parecchio tempo mi sono andati un po’ a noia i romanzi con un’impostazione classica: capitolo 1, capitolo 2, ecc. Sembra naturale nominare i capitoli usando i numeri, però penso che ogni storia debba essere narrata e strutturata secondo il metodo più adatto, scegliendo la struttura che la valorizzi.

Non che non legga romanzi con una struttura classica, sia chiaro, anzi la maggior parte dei romanzi che leggo ha la solita impostazione. Ma quando trovo storie con strutture narrative che si discostano dal consueto, le leggo più volentieri, anche perché stimolano la mia creatività.

Oggi credo sia molto importante che un autore abbandoni gli schematismi, che trovi nuovi modi di narrare, che trovi anzi il metodo migliore per raccontare la sua storia.

Prendersi più libertà nella narrazione e stimolare il lettore a una lettura meno consueta dà alla letteratura una nuova vita, e migliora anche l’esperienza stessa di lettura.

Le narrazioni miste

Ship of TheseusTempo fa ho parlato del romanzo Ship of Theseus di V.M. Straka, quello che ho definito “il libro che non è un libro”. Non fa parte forse di nessuna delle 22 tipologie di narrazione che avevo elencato.

In quel libro c’è una narrazione principale: il romanzo, pubblicato in un volume da biblioteca e scritto da un autore misterioso. Il romanzo è una duplice finzione, perché non esiste nessuno Straka, un po’ come ha fatto il nostro Manzoni con I promessi sposi, e tanti altri autori con i rispettivi romanzi.

Nel libro troviamo altre due narrazioni: appunti e note a margine scritti da 2 lettori, che indagano su questo romanzo e sul suo autore. Ma c’è di più: perché in mezzo al libro ci sono oggetti, come foto, cartoline, fogli protocollo, che portano la narrazione a più livelli. Come ho scritto nel post, quello era un libro che dovevo possedere.

The Explorers GuildDa poco ho comprato un altro romanzo che dovevo possedere: The Explorers Guild – Volume One di Jon Baird e Kevin Costner, illustrato da Rick Ross.

Che cosa ha di speciale? È un’altra narrazione mista: romanzo e fumetto insieme. Quasi 800 pagine di testi alternati a vignette e tavole a fumetti, talvolta anche mute. E interludi in bianco e nero che ricordano i film muti di un tempo.

Il team-up

Nel fumetto si parla di team-up quando personaggi di serie diverse si incontrano. Per esempio una storia di Batman in cui compare Superman. Non sono sicuro che si possa definire un team-up anche in narrativa, anche se in alcuni romanzi di David Mitchell ci sono personaggi che poi incontriamo in altre storie.

  • In 9 gradi di libertà (Ghostwritten, 1999) compaiono Denholme Cavendish, Timothy Cavendish e Luisa Rey che ritroviamo qualche anno più tardi ne L’atlante delle nuvole (Cloud Atlas, 2004).
  • In 9 gradi di libertà appare anche un adulto Neal Brose, che conosceremo ragazzino in A casa di Dio (Black Swan Green, 2006).
  • In A casa di Dio si accenna a Robert Frobisher e Vyvyan Ayrs, a cui sarà dato spazio ne L’atlante delle nuvole.
  • Luisa Rey tornerà anche ne Le ore invisibili (The Bone Clocks, 2014).

Il tipo di narrazione di Cloud Atlas mi ha ispirato i racconti “Il Sanatorio delle Coincidenze Esagerate”, “Cacciatori di nuvole” (in questi due ho usato il team-up) e “Lo sconosciuto degli abissi”.

Ma anche Jules Verne aveva usato il team-up: ne L’isola misteriosa troviamo il Capitano Nemo, conosciuto in 20.000 leghe sotto i mari.

La libertà delle strutture narrative

Questa grande libertà nella struttura narrativa di un romanzo porta l’autore a cimentarsi in una narrazione a cui non è abituato, a differenziarsi dagli altri autori, a proporsi come un’innovazione nella letteratura.

Ma da un lato spiazza il lettore medio, che è abitudinario e preferisce sicuramente una lettura più lineare e collaudata. La scelta ultima spetta comunque all’autore e mi auguro di trovare nuove sorprese nei prossimi romanzi che leggerò.

Quanto siete disposti ad allontanarvi dai soliti schemi narrativi come lettori e come scrittori? Avete mai letto e scritto qualcosa che si discosta dai soliti schemi?

23 Commenti

  1. grilloz
    12 maggio 2016 alle 08:29 Rispondi

    Che bello ricevere di nuovo la newsletter :)
    Come lettore sono apertissimo a nuovi schemi, anzi, ne sono affascinato :) Come scrittore, ecco, lì bisogna avere l’idea buona, non è mica da tutti ;)

    Sul team-up Stephen King ha fatto qualcosa di enorme (non per niente lui è il Re) collegando fra loro tutti i suoi romanzi, prova a dare un’occhiata qui:
    http://tessiedesigncompany.blogspot.de/2013/05/the-stephen-king-universe-flowchart.html

    Un altra idea bella che ho trovato è quella di Palahniuk in Rabbia, che è in pratica costituito da una serie di interviste a vari personaggi che hanno avuto rapporti col protagonista (che in pratica non compare mai se non attraverso il racconto di altri, racconto che non sempre è coerente e veritiero come ogni racconto che si rispetti ;) )

    • Daniele Imperi
      12 maggio 2016 alle 12:34 Rispondi

      L’hai ricevuta alle 8, mi hanno fatto cambiare data, ma spero di poterla inviare di nuovo alle 6.
      Sì, come scrittore devi avere l’idea buona. Devo dire che a me viene quasi naturale, quando ho l’idea di un romanzo, pensare alla struttura più adatta e a uscire dai soliti schemi.
      Non sapevo di King, ho visto quel post e è grandioso il lavoro di collegamento che ha fatto.
      Interessante anche l’idea di Palahniuk.

  2. Salvatore
    12 maggio 2016 alle 08:52 Rispondi

    «Oggi credo sia molto importante che un autore abbandoni gli schematismi, che trovi nuovi modi di narrare, che trovi anzi il metodo migliore per raccontare la sua storia» – finalmente lo sento dire sempre più spesso e sempre da più fonti, forse siamo vicini a una rivoluzione di gusto persino qui in Italia. ;)

    • Daniele Imperi
      12 maggio 2016 alle 12:34 Rispondi

      Forse sono gli autori nuovi che vogliono questa rivoluzione :D

  3. PADES
    12 maggio 2016 alle 12:37 Rispondi

    Come lettore, con me sfondi una porta aperta: i libri più sono strani più mi interessano. Come autore non disdegnerei neanche un libro che avesse parti scritte su carta e parti sul web, da trovare come in una caccia al tesoro (un esperimento simile fu fatto anni fa con il film “AI” Artificial intelligence, la cui ambientazione era sul web). Non fruibile da tutti, è vero, ma ormai i tempi sono maturi per storie multi-piattaforma postmoderne. :-)

    • Daniele Imperi
      12 maggio 2016 alle 12:44 Rispondi

      Allora dovrebbe piacerti il transmedia, che vede proprio una narrazione fruibile su più piattaforme.
      Il problema di un romanzo leggibile in parte su carta e in parte nel web è che non sempre puoi essere connesso e quindi rischi di non poter continuare la lettura.

      • PADES
        12 maggio 2016 alle 12:57 Rispondi

        Vero. E in più, visto lo sforzo che deve fare il lettore, la storia deve essere veramente valida.

  4. Gabriele
    12 maggio 2016 alle 16:12 Rispondi

    Ammetto un mio limite, ossia quello di avere preconcetti verso tutto quello che è un mix. Non solo per quanto riguarda libri ma anche in altri settori come ad esempio la musica, l’arte figurativa, il cinema ecc. Non lo so, sarà un mio limite, ma di solito quando mi trovo di fronte ad un’opera mista (come il primo esempio di libro che hai proposto tu) mi rimane addosso una sensazione strana, una sorta d’insoddisfazione mischiata a perplessità.
    Tutt’altro discorso invece per quanto riguarda il team-up. Ho letto il link su Stephen King e sono rimasto sbalordito. Quel tipo di approccio mi interessa, mi stimola e mi fa capire quanto lavoro ci possa essere dietro un lavoro solo apparentemente “naturale”.
    Forse hai ragione, gli schematismi non sono necessari ma nel corso dei secoli, se guardiamo la generalità delle lettura, diciamo che sono cambiate poche cose, i binari sono più o meno gli stessi (basta pensare alla struttura di un romanzo). Stesso discorso per il cinema. La musica forse un pelino di più. Discorso a parte andrebbe fatto per l’arte figurativa che, secondo me, tre tutte è quella che si è evoluta (o modificata) più di tutte.

    • Daniele Imperi
      12 maggio 2016 alle 16:29 Rispondi

      L’arte figurativa viene fruita dagli occhi, quindi forse è più facile accettarne l’evoluzione perché comunque resta immediata come arte. In letteratura e cinema le cose avvengono diversamente, quindi non so quanta evoluzione possa esserci.
      Sui preconcetti non discuto, perché anche io ne ho tanti :D

  5. Federico
    12 maggio 2016 alle 16:37 Rispondi

    Ma come Daniele, parli di strutture narrative fuori dagli schemi e non nomini nemmeno una delle idee più innovative degli anni ’80? Mi riferisco ai librogame, in cui la trama non è lineare ma viene “decisa” dal lettore :)
    Per chi non avesse mai avuto occasione di leggerne uno, cercate “I signori delle tenebre”, recentemente ripubblicato in edizione di pregio.

    • Daniele Imperi
      12 maggio 2016 alle 16:40 Rispondi

      Dei libro-game ho parlato qui: http://pennablu.it/forme-narrative/ :)
      Però credo sia un discorso diverso.
      A me comunque non hanno mai incuriosito, non so perché.

      • Federico
        12 maggio 2016 alle 16:45 Rispondi

        Perché sarebbe un discorso diverso?

        • Daniele Imperi
          12 maggio 2016 alle 16:52 Rispondi

          Perchè il libro-game è un tipo di narrazione, mentre qui parlo di struttura del romanzo. Suppongo che anche nei libri-game ci siano state le strutture classiche del romanzo, con le divisioni in capitoli.
          Il libro-game lo vedo come un modo di raccontare la storia, facendola decidere in parte al lettore, mentre negli esempi del post, nei 2 libri citati, c’è un discorso di livelli differenti di narrazione, nel primo c’è il romanzo e i messaggi lasciati dai lettori, nel secondo c’è il romanzo e il fumetto.

          • Federico
            12 maggio 2016 alle 17:00 Rispondi

            Allora devi proprio leggerne uno, nei librogame non esiste il concetto di capitolo :) In estrema sintesi, si tratta di un insieme di paragrafi collegati fra loro in una struttura a grafo. Il percorso viene deciso dal lettore. Possono esserci molti finali, anche molto diversi fra loro. Il titolo che ho citato sopra è piuttosto lineare ma ce ne sono di estremamente complessi.
            Poi ci sono varie serie di librogame, ciascuna con le proprie peculiarità e dedicate a diversi tipi di lettori.

  6. Renato
    13 maggio 2016 alle 09:47 Rispondi

    Sono d’accordo che non abbia più molto senso parlare di generi, anche se questi hanno tutti più o meno le loro regole e per un esordiente è bene all’inizio capirle a fondo e rispettarle. Poi, ma poi poi poi, potrà provare qualche sperimentazione. Naturalmente anche qui non inventerà niente di nuovo.
    Sul resto per me è solo questione di gusti. C’è chi si sente stimolato se deve “partecipare” attivamente alla storia, e chi invece preferisce “affidarsi” allo scrittore e lasciarsi condurre da lui attraverso la storia.
    C’è anche il rischio che dietro a strutture innovative si celi una pochezza di idee e di contenuti.
    Ma prendi la Trilogia della frontiera, più classico di così si muore, ma ci resti attaccato come la sella in groppa a un cavallo.

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2016 alle 10:36 Rispondi

      Anche per me è bene capire i generi letterari prima di mescolarli. Provare qualcosa di nuovo significa per me solo adattare la struttura alla storia che devo raccontare, quindi deve esserci prima una buona storia dietro.

  7. massimo della penna
    14 maggio 2016 alle 14:19 Rispondi

    Post molto bello e originale. Mi ha fatto anche sorridere un bel poco perchè nel mio primo (e per ora unico) romanzo ho usato una numerazione dei capitoli che è meta-narrazione… e perchè trovo difficile catalogare tale romanzo…

    • Daniele Imperi
      16 maggio 2016 alle 08:16 Rispondi

      Grazie Massimo e benvenuto nel blog. Puoi spiegarci com’è la numerazione dei capitoli?

  8. Mara Cristina Dall'Asen
    15 maggio 2016 alle 21:42 Rispondi

    Il vero problema è avere una buona idea e riuscire a sostenerla per tutto il romanzo.
    Ho letto da neanche un mese “S-La nave di Teseo” di Abrams e Dorst… che fatica. Ho voluto questo libro perchè è un capolavoro sotto il profilo estetico e mi intrigava l’idea. Io ho fatto la scelta di leggere tutto insieme subito, senza leggere prima il romanzo poi il resto perchè se lo hanno ideato così… è così che va letto. Io non sono proprio l’ultima arrivata per quel che riguarda la lettura, ma non è stato per niente facile. Un’esperienza di lettura diversa e interessante… unica pecca: che il romanzo vero e proprio non è assolutamente all’altezza dell’esperimento.

    • Daniele Imperi
      16 maggio 2016 alle 08:35 Rispondi

      Lo hai letto in italiano?
      Non ho però capito come andrebbe letto: prima il romanzo e poi torni indietro e leggi i vari appunti?
      Della trama anche io avevo sentito che non fosse una gran cosa.

      • Federico
        16 maggio 2016 alle 08:45 Rispondi

        Ci sono discussioni intere su come dovrebbe essere letto questo libro. Alla fine, secondo me, ciascuno lo leggere come preferisce ;)
        Io non l’ho comprato, magari lo farò in futuro. Confesso di temere fortemente che venga comprato più come “feticcio” che come libro.

        • Daniele Imperi
          16 maggio 2016 alle 08:51 Rispondi

          Se leggi prima il libro e poi gli appunti, rischi di non ricordarti più a cosa si riferiscono quegli appunti. Secondo me andrebbero letti insieme al libro.

  9. Mara Cristina Dall'Asen
    16 maggio 2016 alle 13:50 Rispondi

    L’ho letto in italiano, mai sarei riuscita in inglese! Certo è una cosa diversa dal leggere un libro classico, e secondo me non serve neanche leggere prima il romanzo e poi le note a lato o sotto, perchè le note si riferiscono a riletture diverse… perciò possono riguardare cose che non abbiamo ancora letto o che mai leggeremo in taluni casi. Sul mio blog ho scritto un piccolo articolo sul libro per chi fosse interessato. Ritengo comunque che valga la pena leggerlo e averlo.

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