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Gli strumenti per la scrittura

Gli strumenti per la scrittura

Non avrei mai pensato di scrivere questo articolo, se non me lo avesse chiesto un lettore per email. Gli ho risposto che ci avrei riflettuto, poi ho buttato giù qualche appunto e mi sono messo a scrivere.

Ho lasciato andare le dita sulla tastiera, ho liberato la mente, che ha ripercorso quasi tutta la mia vita. Non so quanto sarà utile questo post, forse è stato solo una scusa per rivangare il passato, per parlare di un pezzo della mia vita, per farlo rivivere, per polemizzare contro la realtà odierna.

Quando non esisteva il computer

In casa mia il computer è entrato fra il 1995 e il 1996. Serviva a mia sorella per scrivere la tesi. Prima non ne ho mai sentito il bisogno e non ricordo, ora, se mi incuriosisse o meno. Ma pian piano iniziai a usarlo (ricordo però che, prima di acquistarlo, non riuscivo a capire il concetto di “mouse”).

Io non appartengo alla generazione del digitale. Quando sono nato, lʼuomo doveva ancora sbarcare sulla Luna. Da bambini giocavamo con soldatini e macchinette (le bambine con bambole e Barbie o con le cucine in miniatura), con il Forte (se lo ricorda qualcuno?), a guerra con le armi finte. Tutto questo ora appartiene al passato e i ragazzini di oggi, forse, neanche sanno che quel passato è esistito.

Da questo punto di vista forse sono fortunato, perché riesco a stare benissimo senza computer, mentre in giro vedo gente malata, schiava di smartphone e connessioni internet.

Quando non esisteva il computer, io scrivevo a mano. Usavo quaderni allʼinizio, poi i tabulati che mi rimediava mio padre: erano stampati solo da un lato e dietro potevo scriverci. Ne ho ancora una caterva.

Quando non esisteva il computer, io mi documentavo sullʼenciclopedia UTET e su I Quindici. A volte sul dizionario Zingarelli. Non avevo altro, non cʼera altro.

Quando i computer non si erano ancora impossessati delle persone, per scrivere si usava carta e penna. A quel tempo, ricordo, io non impiegavo molto a scrivere, non avevo distrazioni, sul tavolo cʼero solo io, con i libri di scuola o universitari e carta e penna per accogliere i miei sogni letterari.

Ricordo con molta nostalgia quei tempi, tanto che ho spesso voglia di mandare al diavolo il mondo digitale e tornare indietro a carta e penna. Alla buona scrittura senza distrazioni, alla scrittura vera, viva e genuina, quella senza Ctrl+Z per annullare, quella senza Ctrl+V per incollare, quella che ti costringeva a tirare linee e a riscrivere tutto.

Il computer è lo strumento più veloce per scrivere?

Per me no. Il computer mi distrae. Nel computer cʼè il web, sempre a portata di mano. Dʼaccordo, si può disattivare la connessione, ma chi si ricorda di farlo? Io mai.

E poi ci sono programmi di ogni tipo per scrivere, tanti che neanche ne ricordo i nomi. Ogni tanto qualcuno ne parla, ne elogia i vantaggi, ne consiglia lʼuso.

Io però mi domando: gente come Dante Alighieri e Alessandro Manzoni che strumenti avevano per scrivere quelle opere che ancora oggi sono lette? Avevano la carta e pennino e calamaio, sicuramente.

Ok, la tecnologia va avanti, ma resto dellʼidea che, se quei semplici strumenti sono bastati per scrivere dei capolavori eterni, significa che altro non serve per scrivere.

Da poco è giunta la notizia che in Finlandia non si insegnerà più nelle scuole la scrittura a mano. Mi meraviglia che questa decisione sia nata in un paese così allʼavanguardia. Stanno per creare generazioni di incapaci. Non puoi fare affidamento sugli strumenti digitali, perché non sono indipendenti come carta e penna, ma sono legati allʼelettricità.

Se viene meno lʼenergia, quelle persone non sapranno comunicare per iscritto. Saranno dipendenti da una tastiera.

Che cosa uso per scrivere, oggi

Prendo appunti a mano, con carta da riciclo e penna Bic o, qualche volta, una matita. Non riesco a prendere appunti diversamente. Odio scrivere con lo smartphone, le mie dita colpiscono almeno due tasti e questo causa errori e rallenta la mia scrittura.

Scrivo, purtroppo, al computer, usando Writer di OpenOffice. Lo uso da anni e mi sono abituato così. Per prendete appunti uso invece il retro delle tante fatture degli ordini online e il retro dei fogli del calendario. Ho una pila di circa 15 centimetri di carta da riciclo. Oggi sono questi i miei strumenti per scrivere, ma domani?

Lʼideale sarebbe poter isolarsi, prendere un computer su cui non è installato nulla eccetto un programma di scrittura. Zero distrazioni. Cellulare lontano, stanza schermata contro il mondo digitale.

Qual è lo strumento ideale per scrivere?

Non ne ho idea, dovete trovarlo da voi. Il mio resta e resterà per sempre carta e penna. Sono un nostalgico, sono un uomo dei tempi andati, non mi ritrovo con tutta questa (invadente) tecnologia (inutile, per la maggior parte).

Credo che la situazione sia sfuggita di mano. La gente non può più fare a meno di essere connessa, di scrivere idiozie sui social (sì, penso che sui social ci sia appena un 10%, forse meno, di materiale utile e interessante, il resto è autocelebrazione e spazzatura), di scoprire sempre più strumenti innovativi per scrivere e organizzare le idee.

Che cosa ha prodotto tutta questa innovazione? Quale grande nome della letteratura ha creato? Quale scrittore dellʼOlimpo letterario?

Ve lo dico io: nessuno.

Ci sarà un motivo, non credete?

96 Commenti

  1. Kinsy
    7 maggio 2015 alle 06:23 Rispondi

    Anche se sono nata dopo lo sbarco sulla luna, scrivo ancora con carta e penna. Mi concentro di più. O forse è solo un modo per prendere le distanze da sette ore e mezza passate di filato davanti al computer a scrivere mail e lettere per lavoro.
    Le ricerche, invece, sono più “moderne”; in questo internet aiuta molto. Però il dizionario della lingua italiana e il dizionario dei sinonimi e dei contrari li ho sempre a portata di mano. Anche al lavoro, dove abbiamo un dizionario in dotazione, che prima si trovava nella “area comune” e che da un paio di anni staziona fissa nel mio ufficio e nessuno si è accorto della sua sparizione!

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 13:28 Rispondi

      Brava: è un modo per staccare gli occhi dallo schermo, che non fa bene alla vista.
      Concordo sulle ricerche. Per problemi di spazio, non ho sulla scrivania ora il dizionario, ma preferisco anche io consultare quello cartaceo.

  2. Serena
    7 maggio 2015 alle 07:30 Rispondi

    Io nella borsa ho un astuccio con matita, gomma, biro e pennarelli colorati, e un quadernino per gli appunti. Però ho anche il Kindle, il PC e lo Smartphone, che mi hanno cambiato la vita. In meglio. Se sono in ufficio uso la carta per liste, appunti e quant’altro, ma in ufficio ci sto pochissimo. Sempre in giro. Senza digitale sarei perduta.
    Se l’era digitale ha creato capolavori immortali non lo sappiamo ora, lo sapremo tra anni. Di certo ha creato tante cose belle e godibili.
    Gli strumenti sono solo strumenti, quello che importa è chi li usa e in che modo. Quindi stavolta no, non ti seguo. Strano leggere queste cose da te! XD
    Io amo Scrivener, mi ha davvero cambiato la vita e continuo a sentire persone che la pensano come me. Non tornerei alla carta, non mi voglio così male, ma ovviamente questo vale solo per me.
    (e l’uso dei social è un altro argomento ancora)

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 13:31 Rispondi

      Cavolo, ma che borsa ti porti in giro? O.O
      L’era digitale però esiste già da un po’ di tempo, non da ieri.
      È vero che gli strumenti sono solo strumenti, ma il problema è che la massa li usa male. Che ci trovi di strano che abbia scritto queste cose? :)
      Sono uno molto all’antica, io.
      Su Scrivener continuo a essere scettico.

  3. barbara
    7 maggio 2015 alle 07:34 Rispondi

    Io sono nata nel 1991 ma le mie idee non si distanziano troppo dalle tue. Le micro vibrazioni sulle dita quando digiti parole dallo smathphone non possono competere con il profumo della carta. Ci sarebbe poi da introdurre tutto un discorso sulla salvaguardia dell’ambiente rispetto ad un consumo inferiore di carta grazie agli ebook e alla tecnologia ma è dura… è come mettere al confronto un film impresso sulla pellicola ed uno in hard disk.. ciò che va perso è l’identità, l’unicità. Non esiste più nulla di autentico.

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 13:32 Rispondi

      Si può sempre creare carta senza distruggere le foreste. Ma riciclare carta, come faccio, è un po’ come salvaguardare l’ambiente e consumarne meno.
      Credo anche io che con il digitale non ci sia più nulla di veramente autentico, a iniziare dalle fotografie.

  4. LaLeggivendola
    7 maggio 2015 alle 08:47 Rispondi

    In casa mia il computer è entrato presto, perché mia madre si interessava di tecnologia. La cosa triste è che per comprarlo ha barattato il vecchio Amiga, per il quale avevamo dato via il Commodor64 T__T
    Però ci sono voluti anni perché capissi che volendo potevo usarlo pure per scrivere, fino alle medie ho riempito quaderni pure io. Fogli protocollo soprattutto, storie di una ventina di pagine. E le finivo, dannazione.
    Mi perplime la decisione della Finlandia, spero ci ripensino. Che poi a forza di scrivere soltanto al computer mi rendo conto di quanto ora mi riesca difficile scrivere a mano. Ho una calligrafia orribile, mi fanno subito male le dita, stringo troppo la penna… mah.
    Ogni tanto ci penso, a quanto sarebbe bello imboscarsi in un posto desolato e sconosciutissimo, col computer ma senza connessione.

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 13:34 Rispondi

      Quelli sono ora pezzi da museo :)
      Ho usato qualche foglio protocollo per copiare in bella i racconti.
      A scrivere sempre al pc perdi la manualità, è normale. Ecco perché mi circondo di carta e penna.
      Un giorno vorrei provare a scrivere un racconto breve con pennino e calamaio.

  5. Ivano Landi
    7 maggio 2015 alle 08:58 Rispondi

    Io ancora oggi la prima stesura di tutto quel che scrivo la faccio con carta e penna, solo dopo trasferisco tutto sul pc dove comincio il lavoro di revisione. La revisione con il computer ha vantaggi innegabili: ricordo ancora le acrobazie che dovevo fare con la macchina da scrivere per districarmi tra diecimila segni per foglio.
    Anch’io sono molto contento di appartenere a una generazione nata senza tecnologia. Nel primo anno delle elementari non usavamo neanche la penna a sfera, ma scrivevamo con pennino e calamaio.
    La televisione l’ho vista per la prima volta a sei anni e il Forte eccome se me lo ricordo :D

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 13:38 Rispondi

      Fai bene, devo riuscire a farlo anche io.
      Pennino e calamaio? Ma allora sei più grande di me :)
      Io in prima elementare con la matita, ricordo, poi siamo passati alla penna a sfera.
      A casa mia la TV è entrata nel 1970. Il Forte prima o poi me lo compro in qualche negozio di antiquariato, ché io da bambino distruggevo ogni giocattolo :D

      • Ivano Landi
        7 maggio 2015 alle 15:04 Rispondi

        Confermo: sono più grande io!
        Forse anche di altezza (193 cm) :D

        • Daniele Imperi
          7 maggio 2015 alle 16:04 Rispondi

          Sì, di 20 cm :D

      • Alessandro
        20 maggio 2017 alle 15:29 Rispondi

        Sono uno studente universitario di 22 anni , la tecnologia la uso poco sopratutto perché non riesco a scrivere in altro modo se non con una biro e un buon quaderno quando prendo appunti di studio ,se invece scrivo i miei pensieri le mie idee etc utilizzo il mio fidato Moleskine senza il quale non esco di casa e dal quale non mi separerei per nulla al mondo

        • Daniele Imperi
          20 maggio 2017 alle 15:34 Rispondi

          Ciao Alessandro, benvenuto nel blog. I Moleskine mi piacciono, ma costano troppo, altrimenti me ne comprerei a pacchi :)

  6. Ivano Landi
    7 maggio 2015 alle 09:02 Rispondi

    P.S. Il discorso sulla prima stesura su carta non vale per il blog. Il blog lo concepisco come legato per sua natura alla realtà virtuale e lì scrivo direttamente su schermo senza passare dalla carta.

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 13:38 Rispondi

      Ah, certo, anche io i post li scrivo al computer, ma su Writer.

  7. Chiara
    7 maggio 2015 alle 09:09 Rispondi

    Io sono un po’ più giovane di te, ma anche io giocavo con le barbie e con le cucine di plastica! :-D

    Anche io ho avuto il computer nel 1995, all’età di 14 anni, tant’è che tutti i miei tentativi di romanzo sono stati scritti con questo strumento. Però non disdegno, né disdegnavo, la scrittura a mano. Da adolescente avevo dei quaderni su cui scrivevo poesie, avevo tanti diari e – nei tempi dell’università – è giunta la moleskine, con cui giravo per Milano, per prendere appunti.

    Sul mio pc ho istallato YWriter, ma non l’ho mai usato perché anche io mi trovo benissimo con Writer di Open Office e – paradossalmente – anche con Excel, che utilizzo per la scaletta. Ho creato un file che riporta su ogni riga il “titolo” che ho dato alla scena (e che la riassume) e nelle colonne l’obiettivo della scena, l’ambientazione, il punto di vista e i personaggi. Questo mi consente di avere una panoramica generale del mio lavoro e di ciò che sto facendo. Posso inoltre spostare le righe con relativa facilità, per capire dove stia meglio una determinata scena. Insomma, è una gran comodità.

    Per gli appunti uso una moleskine, che mi piace chiamare “il mio zibaldone” e che porto sempre con me. Lo so che costa tanto (questa l’ho pagata circa 15 euro) però mi dura circa un anno, non si rovina mai, e mi piace vederle tutte in fila nella libreria, è come se parlassero della mia vita. :)

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 13:41 Rispondi

      Qui credo siano pochi a essere meno giovani di me :)
      Excel a me risulta invece pesante da usare. Devo trovare un modo per avere una panoramica delle storie.
      15 per un anno si può anche fare, poco più di un euro al mese. Online però trovi un tutorial su come costruirne una ;)

      • Chiara
        8 maggio 2015 alle 14:43 Rispondi

        Peccato che io sia completamente incapace con tutti i lavori manuali :D

  8. ombretta
    7 maggio 2015 alle 09:11 Rispondi

    Buongiorno Daniele! Non posso che condividere ogni parola da te scritta in questo post. E mi ricorda di aver avuto infinite discussioni con amici che scrivono tutto sugli smartphone, dalla lista della spesa ai promemoria di lavoro! Uso la penna, sempre, e conservo fogli riciclati sui quali poter annotare di tutto (qualcuno lo metto pure in borsa, non si sa mai!). Il digitale è di sicuro utile per pubblicare le mie considerazioni, come adesso per esempio, ma la carta e la penna mi fanno sentire libera e leggera.

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 13:43 Rispondi

      Ciao Ombretta, lo smartphone per me è una tortura, uso raramente il Memo, altrimenti potrei ovviare registrando a voce le idee che mi vengono.

  9. Renato
    7 maggio 2015 alle 09:12 Rispondi

    Ho scritto il mio primo romanzo tutto e solo al computer. Solo un paio di volte, per banali ragioni logistiche (non avevo il computer con me) ho buttato giù un paio di capitoli sul quaderno. Perché ho fatto così, non lo so.
    Ora sto scrivendo la prosecuzione del romanzo e, per ragioni altrettanto misteriose, riesco a farlo solo a mano, rigorosamente a matita, riempiendo in modo incontrollabile pagine e pagine di quaderno. Poi copio tutto al PC.
    Non penso vi sia il mezzo giusto o migliore per scrivere una storia. Penso che ciascuna storia contenga in sé in qualche modo la modalità con cui va scritta che, una volta trovata, va semplicemente seguita.
    Anche io ho letto la notizia della Finlandia, non sono all’avanguardia, sono solo stupidi. Lassù fa molto freddo, ed evidentemente talvolta i neuroni si irrigidiscono.

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 13:47 Rispondi

      A matita? Mi pare che Mauro Corona scriva i suoi libri a matita sui quaderni.
      Più che la storia, credo sia la persona che deve trovare il metodo giusto.

      • Renato
        7 maggio 2015 alle 17:13 Rispondi

        Sì, ho ereditato da mio padre la passione per le matite, e mi fa sentire simile a lui. Uso una Faber Castell Grip Plus verde da 15 euro con mina morbida da 0,7. Imbratta un po’ i fogli ma scorre che è un piacere. Ormai è il prolungamento dei miei pensieri.
        Mauro Corona è un soggetto incredibile, un po’ tetro ma decisamente affascinante.

        • Daniele Imperi
          7 maggio 2015 alle 17:39 Rispondi

          Io sono legato alle matite classiche, che tempero con una lama. Un tempo usavo i portamina, ma poi li ho trovati un po’ scomodi. Ora solo penne Bic e matite.

      • ciro
        10 marzo 2016 alle 17:35 Rispondi

        Veramente anche Simenon, nabokov ed Heminghway scrivevano a matita.

        • Daniele Imperi
          11 marzo 2016 alle 11:03 Rispondi

          Ciao Ciro, benvenuto nel blog. Però sembra più innaturale che lo faccia uno scrittore di questa epoca, non trovi?

          • ciro
            12 marzo 2016 alle 07:10 Rispondi

            Sì, certo; anche per me. Non a caso sono un patito della stilografica e della scrittura a mano. Complimenti per il blog.

  10. Gloutchov
    7 maggio 2015 alle 09:20 Rispondi

    Come te, vengo dal carta e penna. I miei primi racconti li ho scritti su una ‘moleskine’ non ufficiale (sai quei notes che costano poco e son praticamente uguali a quelli originai?). Ho cominciato a scrivere su computer con Wordstar per MSDOS. Word l’ho provato, e abbandonato quando ho scoperto i suoi atavici problemi con file molto grandi. OpenOffice non mi ha mai attirato, la sua interfaccia, per quanto uguale a quella dei primi Word, mi pare troppo ostica. Oggi uso Pages, ho un Mac, e mi trovo molto bene grazie a iCloud, che mi permette di scrivere praticamente ovunque, tramite iPad, iPhone, il Mac, ed eventualmente via browser da un qualunque PC che ho a disposizione.

    Però questi non sono tool specifici per la scrittura. Prima di passare a Pages (per la praticità di utilizzo, più che per le funzioni che offre), ero affezionatissimo a Scrivener. Si tratta di un programma per scrittori, pensato e sviluppato da scrittori. Interfaccia pulita, schede per le ambientazioni e i personaggi, testo scritto con suddivisione in capitoli (così da poterli rimescolare per cambiarne l’ordine, e scoprire se l’effetto narrativo è migliore), la possibilità di costruire una struttura ad albero, e scrivere le parti del racconto semplicemente cliccando su ogni componente della struttura, di fare ricerche sul web e linkarle direttamente alle schede che ho descritto prima, e molto altro.
    A romanzo costruito lo si esporta come fosse un file di testo unico.
    Unica pecca, forse, è che il file esportato può essere salvato solo in RTF e HTML (per lo meno così faceva la mia vecchia versione).
    Ancora oggi credo sia davvero un ottimo prodotto, e se non fosse che – a causa dei miei impegni – ho bisogno di un editor da usare comodamente in mobilità, non l’averi abbandonato.

    • Serena
      7 maggio 2015 alle 11:57 Rispondi

      A oggi, Scrivener esporta in doc, docx, odt, htm, xhtml, ps, fdx, epub, mobi, mmd, fodt, opml, tex.

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 13:49 Rispondi

      Anche io ho delle moleskine non ufficiali.
      Con Writer mi trovo bene, meglio che con Word, e poi è gratis a differenza del pacchetto Office.

  11. Banshee Miller
    7 maggio 2015 alle 09:23 Rispondi

    Tutto va gestito con equilibrio. Troppo non va bene, mai. Al momento, se guardo la società, il termine “troppo” è quello che mi viene in mente per primo. Troppo inquinamento, troppo stress, troppa fretta, troppa frenesia, troppe macchine, troppi telefoni, troppe cose finte ed inutili, troppi vestiti, troppe schifezze da mangiare, troppe palestre, troppi centri estetici, troppo “nulla” da tutte le parti. Questo non vuol dire però che la tecnologia sia negativa in assoluto. La tecnologia spesso aiuta, semplifica, e quando è così ben venga, con equilibrio però. Peccato invece che d’equilibrio non ce ne sia più, e tutto diventa una corsa verso la follia.
    Per il fatto di quanti grandi autori siano nati in questa epoca è presto per dirlo. La situazione è degenerata da pochi anni, anche se per forza i semi sono stati piantati molto prima, e magari ci sarà qualcuno che riuscirà ed emergere e trarre ispirazione anche da questo disastro.

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 13:51 Rispondi

      Hai ragione: oggi c’è troppo di… nulla, in definitiva. Nulla di valido né utile.
      Non dico che la tecnologia sia negativa in assoluto, ma alcuni oggetti li trovo davvero inutili. L’equilibrio è andato a farsi friggere da tempo.
      Sui grandi autori dell’era digitale vedremo, forse è presto per dirlo, ma forse no.

  12. Ferruccio
    7 maggio 2015 alle 09:47 Rispondi

    Ho parlato tante volte anche io sul mio blog di questa tematica. Ho scritto un romanzo su quaderni a quadretti. Ogni quaderno era un capitolo. Matite e gomme come aiuto.
    Ora prendo appunti su un notes, ma scrivo regolarmente a computer, a mano non sono più capace. Solo computer però e videoscrittura. Niente smartphone e messaggeria.

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 13:53 Rispondi

      Un quaderno per capitolo? Io avevo calcolato che una pagina stampata erano più o meno 3 pagine di quaderno (avevo ricopiato una pagina de La spada di Shannara per calcolarlo), così mi regolavo sulla lunghezza dei miei racconti.
      A mano non sei più capace? Male, Ferru, molto male :D

  13. Tania
    7 maggio 2015 alle 10:20 Rispondi

    Io sono nata negli anni ’90, ma uso il computer solo come “bella copia”: porto sempre con me un quadernino, e in caso ne sia sprovvista mi arrangio con il retro di volantini, fotocopie e altri fogli volanti. Se un’idea mi coglie all’improvviso sono capace di annotarla sul tovagliolino del bar o su un fazzoletto, in mancanza d’altro (con grande ilarità di chi ha il coraggio di starmi vicino). Dopo ricopio tutto in formato digitale, aggiustando il testo e il formato.
    Prediligo sempre carta e biro, come la chiamava mio nonno, che mi ha insegnato l’amore per la lettura senza il quale non avrei mai cominciato a scrivere.

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 13:55 Rispondi

      Ciao Tania, benvenuta nel blog.
      Io ho usato anche i biglietti dell’autobus :)
      Anche io la chiamavo biro la penna, almeno quando andavo a scuola.

      • Ivano Landi
        7 maggio 2015 alle 15:01 Rispondi

        Biro è il nome dell’inventore, che poi ha finito per essere usato anche per l’oggetto.

  14. LiveALive
    7 maggio 2015 alle 10:29 Rispondi

    Io sono nato il 7 giugno 1993 alle 6,10 (un lunedì caldo-umido, e c’era il sole), all’ospedale di Motta di Livenza, nella stessa stanza dove è morto Italo Svevo (questo l’ho inventato: all’epoca l’ospedale era da un’altra parte; ma sono sicuro che il suo spirito si aggiri ancora per i reparti).
    Il computer credo di averlo scoperto tra i 3 e i 6 anni, non ricordo esattamente quando. All’inizio lo usavo solo per Paint e per “Base Terra”, un programma giocoso (ma non era un gioco) che permetteva di studiare i rudimenti dell’astrologia e della Storia. Poi ho scoperto internet, che usavo solo per i siti dei Pokémon fino ai 12 anni, quando ho iniziato a frequentare forum di videogiochi (il primo era dedicato ad Animal Crossing).
    A scuola naturalmente mi hanno insegnato a scrivere (e mi pare strano che in Finlandia vogliano insegnare direttamente a scrivere al pc: e se devi prendere un appunto per strada e il cellulare è scarico? Probabilmente ipotizzano che leggendo e scrivendo al pc poi la scrittura a mano venga da sé). Alle elementari c’era un armadietto con dei libri. Ogni mese dovevamo obbligatoriamente prenderne uno nuovo e leggerlo. Chi ne leggeva di più riportandoli prima a fine anno vinceva una torta (poi si è scoperto che la torta era una bugia: non c’era alcun premio). Io però leggevo molto a fatica: non mi entusiasmava proprio. Di mio, in quel periodo, leggevo solo Geronimo Stilton.
    Ho iniziato a leggere volontariamente e cin piacere solo a 18 anni, comprando Il Conte di Montecristo dopo aver visto l’anime Gankutsuou. L’esigenza della scrittura è arrivata poco dopo, e naturalmente ho sempre usato il pc. Proprio per questo però quelle volte che devo scrivere a mano faccio più attenzione.
    E allora ti dico questo: scrivere a computer ha innegabili vantaggi, puoi fare infinite correzioni, spostare con nulla pezzi di testo mantenendo sempre tutto ordinato, usare strumenti d’aiuto di ogni tipo (anche il web può essere utile per la scrittura, se si sa usarlo senza distrarsi); però ci sono pure eccellentissimi motivi per non usarlo, il computer. Anzitutto, hai detto le distrazioni. È vero. Jonathan Franzen (e ti faccio notare che Le Correzioni è considerato da molti il miglior libro degli ultimi 15 anni) è stato accusato, come Tolstoj, di antiprogressismo perché ha detto semplicemente che non si può scrivere un buon libro se ogni quarto d’ora vai a vederti i video coi gattini. Come negarlo?
    Ma c’è anche un altro motivo: il dover riflettere sulle parole. John Irving scrive tuttora con carta e penna. Perché? Perché così è più lento, ha più tempo per pensare alla frase che scrive, e viene più perfetta. Lui scrive una pagina sì e una no, così può usare quella vuota per indicare le correzioni. Un tempo faceva tutto a matita, così poteva cancellare e riscrivere all’infinito, ma è dovuto passare alla penna stilografica, più pesante, perché si stava distruggendo la mano. Irving non ha foga, non ha paura del tempo: ha riscritto interi libri più volte solo per inserire una piccola modifica alla trama. Inutile dire che il dover proprio riscrivere tutto fa riflettere più profondamente su tutto il testo, e così si apportano cambiamenti profondi su cui una semplice rilettura sorvolerebbe.
    Molti grandi scrittori invece hanno usato la macchina da scrivere. McCarthy ci ha rinunciato da poco. In un certo senso è una via di mezzo, perché velocizza la scrittura ma ti costringe comunque a riscrivere.
    Poi certo, ci sono anche scrittori a cui il pc sarebbe piaciuto molto. Uno è sicuramente Kerouac: lui usava la scrittura automatica, e cercava sempre modi per scrivere più velocemente, per lasciare le parole pure senza farle passare per l’anticamera della ragione.
    Io però non credo che sia il medium a fare lo scrittore. Può influenzare, ma poco: l’importante è come si lavora con la testa.

    • LiveALive
      7 maggio 2015 alle 10:42 Rispondi

      Alcune cose sparse che ho dimenticato:
      – anche io ho una calligrafia orribile, e mi fanno subito male le mani…
      – i dizionari online sono utili, così come enciclopedie e altri siti d’informazioni. Però, anche qui, ci sono ottimi motivi per fare riferimento al cartaceo. È vero che Wikipedia è più ricca e corretta di ogni enciclopedia cartacea; ma la sua correttezza da dove arriva? Da che classe di informazioni? Molte persone “che ne sanno” mi hanno confermato che la correttezza di Wikipedia sta nelle informazioni generali, mentre in campo specialistico cala bruscamente: per quello è meglio rivolgersi ad altri siti dedicati, o a enciclopedie cartacee.
      – io uso e ho sempre usato l’editor di Word, e con quello vecchio mi trovavo meglio. Ywriter non mi piace. Scrivener non lo so: ciò che mi permette di fare sono abituato a ricrearlo con altri mezzi. Pure, schemi e schede non li faccio mai: non sono nel mio metodo, ci ho provato ma non mi aiuta. Posso privarlo comunque.

      • Daniele Imperi
        7 maggio 2015 alle 14:02 Rispondi

        Chi dice che Wikipedia è più corretta delle enciclopedie cartacee? I dizionari online li uso per velocizzare, ma sono più completi i cartacei.

        • LiveALive
          7 maggio 2015 alle 14:12 Rispondi

          C’era una ricerca di qualche università, basata su dei campioni… Magari la ritrovo…

    • LiveALive
      7 maggio 2015 alle 10:46 Rispondi

      E comunque io sono malato di internet! Sono sempre con lo Smartphone in mano! Controllo Facebook ogni quarto d’ora. Fino a pochi mesi va chattavo con una più-che-amica DICIOTTO ore al giorno (non che non facessi nient’altro, che stessi 18 ore al giorno davanti allo schermo XD). …e poi mi vengono i periodi da: al diavolo tutta questa tecnologia, io vado a vivere nella foresta. E così sto qualche tempo senza tv e ipad e internet sul pc.

      • Daniele Imperi
        7 maggio 2015 alle 14:00 Rispondi

        Beh, ma è normale che alla fine se ne abbia la nausea. Ecco perché tutto questo social e tutta questa rete vanno moderati.

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 14:00 Rispondi

      La scrittura a mano non può venire da sé, la prova ne è la fatica che hai fatto a scuola per imparare a usare la penna e riuscire a scrivere belle lettere.
      Franzen ha ragione.
      Ottimo il metodo di Irving, mi sa che lo metterò in pratica. Ma è vero che alla fine rifletti di più sulle parole che devi scrivere.

  15. Salvatore
    7 maggio 2015 alle 11:01 Rispondi

    Anch’io sono nato nell’era precedente al digitale, anche se nel mio caso l’uomo sulla luna era già sbarcato da un pezzo. Il computer l’ho avuto nel ’93 se non ricordo male; forse un po’ più tardi… Windows ’95 doveva ancora uscire e usavo un vecchio (già all’epoca) 386, senza scheda matematica (si chiama così?), con sopra Windows 3.0… L’antivirus era un soldatino con fucile in spalla ed elmetto. Sorrideva; all’epoca gli antivirus sorridevano ancora.

    Oggi uso un Mac e sono felicissimo di non scrivere a mano. A mano sono lento, impacciato, distratto. Con il computer non mi distraggo per nulla invece. E non stacco mai la connessione internet. Su internet ci vado se voglio andarci, altrimenti la connessione sta lì, buona, in attesa. Odio gli smartphone invece; creano distanza fra le persone. E hanno un schermo troppo piccolo perché sia davvero sensato il loro uso.

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 14:04 Rispondi

      Vedi? Ognuno ha le sue distrazioni, ma su questo torneremo più in là. Sullo smartphone hai ragione: non capisco come si faccia a navigare con quello schermo così piccolo.

  16. Rita
    7 maggio 2015 alle 11:58 Rispondi

    Ho avuto il primo pc a 26 anni, la tesi triennale l’ho scritta usando i pc della biblioteca dell’università.
    Prima, carta e penna.
    Ogni tanto prendevo in prestito la vecchia Olivetti di mia mamma, la usava per le fatture.
    Mi piacciono i social però é vero, la scrittura su smartphone é scomoda e quando mi innervosisco prendo carta e penna, la mia scrivania é un caos e, a volte, un po’ mi vergogno del tempo che perdo per scrivere qualcosa.
    Prima lo scrivo in brutta, poi lo ricopio in bella e, infine, lo riporto su pc.
    Mi sembra di metterci più cura e ingegno…

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 14:07 Rispondi

      Ciao Rita, benvenuta nel blog.
      La tesi di mio padre, scritta a penna, è stata battuta a macchina da mia padre. Ma era il 1963 :)
      Mia madre ha ancora la sua Olivetti… quella in ghisa che pesa un quintale… L’ho usata da piccolo per soddisfare le mie manie giornalistiche.

  17. Danilo (IlFabbricanteDiSpade)
    7 maggio 2015 alle 12:43 Rispondi

    Adoro scrivere a mano, non ho mai perso l’abitudine. Considero il pc e la tecnologia strumenti per semplificarmi la vita; periodicamente, finiscono col complicarmela e io stacco tutto. Mi esilio, ritrovo me stesso e riparto.
    I finlandesi sono pazzi anche solo a pensare di non insegnare a scrivere a mano ai bambini e se fosse vero sarebbe un segnale pericolosissimo per decine di motivi, la maggior parte dei quali non sono neanche di mia competenza. Mi piace così tanto la calligrafia che ne ammiro gli stili, le origini nelle diverse culture (comprese quelle orientali) e mi ci perdo molto spesso…
    L’ispirazione, per fortuna, me la danno ancora SOLO carta, penna e matita.
    La gomma, la cerco sempre dopo.

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 14:10 Rispondi

      Spesso la complicano anche a me la vita :)
      Pensa che io volevo fare un corso per scrivere in gotico su pergamena. Adoro le pagine miniate e prima o poi vorrei crearne una.

      • Danilo (IlFabbricanteDiSpade)
        7 maggio 2015 alle 14:55 Rispondi

        Anche io adoro le miniature! Difatti avevo trovato un corso simile (sarà lo stesso?) ma poi l’intento s’è perso nei meandri della mia burocrazia mentale :)

        • Daniele Imperi
          7 maggio 2015 alle 16:01 Rispondi

          Io lo avevo trovato in via degli Scipioni, a Roma, costo 200 euro o più.

  18. Tenar
    7 maggio 2015 alle 14:40 Rispondi

    Pur insegnando non sento tutta questa poesia nella scrittura a mano. Sono dislessica e il mio rapporto con la scrittura è cambiato del tutto con l’arrivo del computer. Prima inventavo storie, ma l’idea di metterle su carta, con uno sforzo manuale che non mi è mai stato congeniale nonostante l’ovvia abitudine dovuta allo studio, la frustrazione di accorgersi ogni due minuti di aver sbagliato e dover cancellare, l’incapacità pratica di gestire un foglio in maniera ordinata mi facevano passare del tutto la voglia di scrivere. Con la tastiera del computer è cambiato tutto, le dita correvano anche per ore senza fatica alcuna, correggere e riscrivere era un attimo e finalmente c’era nel foglio quell’ordine che nella mia mente esisteva, ma che non riuscivo mai a rendere vero su carta. Per questo, anche da docente, sono possibilista sulla scrittura solo al computer. La scrittura a mano è una competenza che va appresa, ma insistere oltre a un tot in alcuni casi (il mio in primis) mi sembra un’inutile sofferenza.
    Oggi, quindi, scrivo prevalentemente al computer. Ho il Mc e uso Pages per comodità. A volte prendo appunti a mano, ma lo faccio sempre meno. Quando scrivo metto della musica di fondo e il mondo esterno, per me, smette di esistere.

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2015 alle 14:46 Rispondi

      Per chi ha il tuo problema, allora ok. Non sapevo che cambiasse qualcosa con la tastiera. Però non per questo bisogna abolirla nelle scuole.

      • Tenar
        7 maggio 2015 alle 20:40 Rispondi

        Neppure imporla come un bene assoluto. L’importante è scrivere e leggere, non come o su che supporto.

        • Daniele Imperi
          8 maggio 2015 alle 08:28 Rispondi

          Non è questione di imporre, ma di insegnare. Non puoi affidare la scrittura soltanto alla tecnologia. Non solo quei bambini perderanno la manualità, ma saranno svantaggiati rispetto a quelli che sanno scrivere a mano.

  19. Grazia Gironella
    7 maggio 2015 alle 20:21 Rispondi

    Considero un privilegio poter scrivere al PC, usando Word. La velocità con cui posso modificare ciò che scrivo è impagabile, e mi permette di non soffermarmi a pensare mentre cerco la fluidità. Pigra come sono, se dovessi farlo a mano ci penserei su dieci giorni prima di scrivere una frase, solo per il rischio di doverla riscrivere. Gli appunti, però, sono il regno della scrittura a mano, sempre su carta riciclata e penne colorate. Sento che mi serve il gesto, mi serve vedere la mia grafia che si svolge sul foglio. Farà ridere, ma per me è fondamentale. Non sono mai stata tentata di fare brainstorming o prendere appunti al PC.

    • Daniele Imperi
      8 maggio 2015 alle 08:25 Rispondi

      Sulla velocità di modifica siamo d’accordo, non si può negare. Prima come scrivevi? A mano anche tu, più o meno abbiamo la stessa età, credo. Come scrivevi a mano? Non eri veloce?
      Prendere appunti al pc è pazzesco, anche secondo me. Sei più veloce a mano, in quel caso.

      • Grazia Gironella
        8 maggio 2015 alle 09:55 Rispondi

        Veloce sì, ma niente di paragonabile. Fino a tirare una riga e riscrivere non sarebbe neanche male, ma quando si devono spostare parti della frase e vedere com’è il risultato, sul foglio avresti un pasticcio di frecce e righe, con parole sopra e sotto, mentre su Word (o chi per lui) hai una visione pulita. La pagina Word, poi, simula meglio l’effetto libro stampato. A me questo aiuta molto.

        • Daniele Imperi
          8 maggio 2015 alle 09:57 Rispondi

          Sì, per gli spostamenti e l’effetto stampato hai ragione. Io mi ero fatto battere a macchina i primi racconti dalla mia ragazza, proprio per vedere quell’effetto :)

  20. Lisa Agosti
    8 maggio 2015 alle 02:07 Rispondi

    A me piace sia carta e penna che il computer. Scrivo diari da sempre e ancora oggi taglio e incollo i biglietti aerei e l’ingresso a musei e concerti che vedo. Non c’è foto che tenga, per me quelli sono ricordi indelebili e non terrei mai un diario digitale.
    Per il resto, specialmente per il romanzo, uso Scrivener e compilo in Word, e sono grata di non dover tirare una riga su ogni frasi che riscrivo. Sono velocissima a battere i tasti e riesco a parlare con una persona guardandola, mentre continuo a scrivere senza fare neanche un errore di battitura, forse perché da bambina suonavo il pianoforte. Questo mi permette di mettere nero su bianco i pensieri prima che scompaiano dalla mia flebile memoria, quindi ben venga il computer!

    • Daniele Imperi
      8 maggio 2015 alle 08:26 Rispondi

      Un bel modo per ricordare gli eventi incollare i biglietti sul diario :)
      Non sono così bravo a digitare sulla tastiera. Anche io riesco a scrivere senza guardare, ma non resisto per molte parole di seguito.

  21. LiveALive
    8 maggio 2015 alle 09:38 Rispondi

    Oh Daniele, ma non è che sai come mai non vedo più aggiornarsi la pagina di Facebook?

    • Daniele Imperi
      8 maggio 2015 alle 09:46 Rispondi

      Sì, la pagina purtroppo è morta. Si aggiornava in automatico grazie all’app RSS Graffiti, che dal 30 aprile non è più disponibile. Io non sono più su Facebook, quindi non posso più fare in modo che si aggiorni in altro modo. Ergo: addio alla pagina fan su FB. Devo ricordarmi di togliere il link dal blog.

  22. emmek66
    8 maggio 2015 alle 11:00 Rispondi

    Anch’io sono nato prima dello sbarco sulla Luna (basta vedere il numerino al termine del mio nickname) e ho visto tardissimo i computer (come raccontato nelle mie prime storie, ho cominciato a usare tali aggeggi al Politecnico, ma la mia tesi è stata scritta con una macchina da scrivere, per l’orrore del relatore, famoso per mettersi “a giocare” con wordstar e le tesi dei laureandi computer-dotati…)
    Anche la mia “attività letteraria” ha risentito di tale situazione: ho decine di diari e vecchi quadernoni ad anelli (quelli in formato A4 con la copertina in cartoncino rigido decorato e i fogli che dopo un po’ cominciavano a staccarsi dato che sovente si strappavano dietro ai fori e via di scotch per rattopparli…) dove ogni spazio sufficientemente bianco è stato adeguatamente riempito dai miei scarabocchi realizzati con le varie penne biro che usavo, ma anche a matita ovviamente… Peccato solo che attualmente tali pagine siano diversamente-bianche e l’inchiostro sia diversamente-leggibile, ma qualcosa si capisce ancora: il mio primo romanzetto è stato recuperato in simili condizioni, qualche anno fa, da mia sorella che lo ha salvato ed eternato per i posteri con il suo computer.

    Attualmente, per quanto non mi faccia problemi a usare sempre supporti cartacei (di qualsiasi natura possiate immaginare) e apparecchiature capaci di trasferire inchiostri vari (e di varia natura) sui suddetti supporti cartacei di cui sopra, so che alla fine, per poterci capire qualcosa in mezzo ai miei geroglifici, è necessario che il tutto finisca al più presto nelle fauci di Writer e nei meandri del mio disco.

    • Daniele Imperi
      8 maggio 2015 alle 11:37 Rispondi

      Siamo coetanei, allora :)
      Anche se prendo appunti su carta, ogni tanto, anche per eliminare la quantità di carta che si accumula sulla scrivania, metto ordine a quelle idee e le trasferisco su file.

  23. Anna
    8 maggio 2015 alle 15:56 Rispondi

    Io non amo scrivere con il computer, preferisco farlo a mano e curare la calligrafia. Nelle parole scritte in un foglio di carta o su un quaderno vi è una musicalità che sprigiona la forza, la spiritualità e la coscienza dello scrittore. È un conoscerlo in maniera più profonda. Leggere, dunque, un libro stampato è come leggerlo a metà.

    • Daniele Imperi
      8 maggio 2015 alle 16:07 Rispondi

      La calligrafia andrebbe curata di più, oggi, altrimenti si va a perdere una vera forma d’arte.

  24. Marina
    8 maggio 2015 alle 18:42 Rispondi

    Ho idea che siamo vicini di età, caro Daniele! I fortini, i soldatini (puro antiquariato oggi), ma poi hai citato un pezzo storico che io conservo ancora nella stanza dei miei figli (che una volta hanno provato a sbarazzarsene non ti dico con quanto sdegno!): i mitici “quindici” (adoravo il n.14: “fare e costruire”).
    Pensa che io ho battuto la mia tesi con la macchina da scrivere e poi mi sono affidata ad un esperto esterno per la stesura al computer! Sono una fan sfegatata della penna, scrivere di pugno ha un altro sapore, anche se, certo, la tecnologia serve e aiuta; devo dire che, ormai, nemmeno di questa potrei fare a meno!

    • Daniele Imperi
      9 maggio 2015 alle 07:30 Rispondi

      De I Quindici ne ho due copie, tutte ben conservate. Il 14 era anche il mio preferito. Forse un giorno ci creo un post. Ne ha parlato anche Ivano Landi nel suo blog.

  25. Riccardo
    8 maggio 2015 alle 18:52 Rispondi

    Ciao!

    Ti ringrazio molto dell’articolo, mi è stato molto utile. Io sono ancora alla ricerca dello strumento perfetto. Ho provato a scrivere a mano anche per la scrittura creativa dopo tanto tempo di tastiera e non mi sono trovato male. Credo che mi ci vorranno ancora un po’ di tentativi, ma poi troverò anche io lo strumento giusto!

    • Daniele Imperi
      9 maggio 2015 alle 07:32 Rispondi

      Ciao, grazie a te per l’idea. Come vedi, ha avuto successo :)
      L’unica cosa da fare è provare, alla fine troverai lo strumento che si adatta meglio a te. Comunque sia, però, ricorda che a un editore dovrai inviare un dattiloscritto, quindi un file o la stampa di un testo battuto al computer.

  26. Francesca Lia
    12 maggio 2015 alle 23:34 Rispondi

    Mi dispiace che non producano più netbook piccolini e dalle prestazioni imbarazzanti. Non ci mettevo dentro niente tranne la musica, e non lo collegavo a internet. La tastiera seguiva i miei pensieri alla velocità della luce. Erano il mio strumento di scrittura perfetto.
    Adesso mi arrangio col portatile e combatto quotidianamente per non farmi distrarre.
    In parallelo tengo un “diario di bordo” cataceo dove prendo appunti scrivendo sia in stampatello minuscolo, sia nel mio lentissimo corsivo ottocentesco. Cerco di far collaborare i due modi di scrivere, perchè ho bisogno di tutti e due(/tre).
    Se un nuovo Dante esista o no, probabilmente lo scopriranno tra qualche secolo. Il progresso scientifico lascia inalterate molte cose, per esempio la felicità delle persone o la loro bontà. E anche la qualità dei prodotti artistici.

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2015 alle 08:12 Rispondi

      Non fanno pù i netbook? Brutta cosa, per viaggiare mi avrebbero fatto comodo. Non so se mi troverei bene con un tablet.
      Anche il mio corsivo è andato a farsi un po’ svolazzante, anziché modernizzarsi.
      Non sono molto sicuro che il progresso scientifico lasci inalterato tutto quello che citi… anzi, per come la vedo la qualità di tutto si è abbassata molto.

  27. Ryo
    13 maggio 2015 alle 14:09 Rispondi

    Anche per me ha precedenza la scrittura a mano. Preferisco la matita, la bic a 4 colori (uno sballo :D ) o la penna stilografica. Inoltre è importantissimo per costringersi a una prima riscrittura al PC, cosa che purtroppo chi scrive direttamente via digitale spesso non fa.
    Da ragazzino avevo una macchina da scrivere (a dire il vero ce l’ho ancora) ma non l’ho usata molto. Però è bello usarla (per lo più per gioco)!

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2015 alle 14:20 Rispondi

      La stilografica mi è sempre piaciuta. Pensa che ho rispolverato pennini e china per disegnare. Manca la voglia :D
      Io l’ho usata per gioco, da ragazzino, per creare una mia rivista che ancora ho da qualche parte.

  28. francesca
    15 maggio 2015 alle 18:22 Rispondi

    carta e penna secondo me sono intramontabili!!

    • Daniele Imperi
      15 maggio 2015 alle 18:32 Rispondi

      Ciao Francesca, benvenuta nel blog.
      Carta e penna non hanno poi bisogno di elettricità e funzionano sempre :)

  29. francesca romana piconi
    17 maggio 2015 alle 10:00 Rispondi

    la penna bic quanti dolci ricordi, anche per me scrivere a mano libera è la migliore soluzione mi piace lo scorrere della penna sul foglio, l’odore dell’inchiostro ed ogni volta che si gira una pagina scritta fitta fitta mi piace sentire quel leggero fruscio che produce. Si nostalgica è dir poco…
    grazie daniele per il tuo lavoro, leggere i tuoi post è sempre un piacere

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 07:53 Rispondi

      Le penne Bic ancora esistono, ne ho comprate un bel po’ tempo fa. Vorrei riprovare a scrivere narrativa a mano, magari è la volta buona che velocizzo la mia scrittura.

  30. Lisa Agosti
    27 maggio 2015 alle 18:24 Rispondi

    Ieri ho conosciuto una ragazza finlandese e le ho chiesto perché mai il suo Paese abbia deciso di non insegnare più la scrittura a mano. Mi ha spiegato che finora sono state insegnate due calligrafie: il corsivo elegante e il “texting” (non so come si dica in italiano), che è quello che si impara nelle scuole anglosassoni, quello con cui sto scrivendo, per intenderci.
    D’ora in poi le scuole insegneranno solo una calligrafia, ma i bambini di sicuro continueranno a imparare a scrivere.
    Ho pensato: “meno male”!

    • Daniele Imperi
      28 maggio 2015 alle 07:57 Rispondi

      Texting? Mai sentito. Intendi digitare al cellulare?
      Quella non può chiamarsi calligrafia, però. È solo videoscrittura.
      In che modo i bambini continueranno a imparare a scrivere? Non a scuola, a questo punto.

      • Lisa Agosti
        28 maggio 2015 alle 18:16 Rispondi

        Scriveranno a mano come sempre, ma impareranno solo un tipo di calligrafia anziché due. In Italia impariamo solo il corsivo, la “A” minuscola per esempio si scrive in modo diverso da come la insegnano all’estero, cioè “a”. Il texting è la calligrafia che i computer hanno adottato, cioè quella che leggi: abcdefghi eccetera. In Finlandia le imparavano tutt’è due, d’ora in poi ne impareranno solo una. Non è vero che le scuole non insegneranno più a scrivere a mano, a quanto dice questa ragazza finlandese che ho conosciuto.

        • Daniele Imperi
          29 maggio 2015 alle 08:07 Rispondi

          Come al solito le notizie fanno acqua da tutte le parti…
          Il texting è allora quello che noi chiamiamo stampatello, ma a differenza di come facciamo noi, che lo usiamo soltanto in maiuscolo, loro lo usano anche in minuscolo.
          Forse la notizia corretta è che non impareranno a scrivere in corsivo. Mi domando comunque perché. È più veloce e naturale il corsivo dello stampatello.

          • Lisa Agosti
            29 maggio 2015 alle 20:15 Rispondi

            Ecco, bravo, sei riuscito a spiegarlo meglio di me. Il corsivo è più veloce anche per me, ma forse è una questione di abitudine. Lo stampatello è più internazionale.

  31. Erin Wings
    3 giugno 2015 alle 17:03 Rispondi

    Molto interessante questo post! Io penso che sia importante saper scrivere a mano, anche per la cultura e per ricordare come faceva una volta. Poi mi sembra assurdo non scrivere più a mano…
    ma è anche giusto che le prossime generazioni imparino a usare velocemente la tastiera anche dalle scuole. Insomma, io direi che non bisognerebbe abbandonare la scrittura a mano, che ha molto fascino rispetto a una vuota tastiera. Però, per chi, come me, pasticcia troppo quando scrive a penna, molto meglio un pc. Poi dipende anche dall’uso che si deve fare, no? ;)
    Un saluto :)

    • Daniele Imperi
      3 giugno 2015 alle 17:08 Rispondi

      Grazie :)
      Non so se sia davvero necessario insegnare a scuola l’uso della tastiera: in fondo oggi c’è un computer in ogni casa. Io ho imparato da solo e in poco tempo.
      La scrittura a mano è senz’altro più affascinante, ma anche personale.

  32. Erin Wings
    3 giugno 2015 alle 17:14 Rispondi

    Io ho avuto tanta difficoltà ad imparare l’uso della tastiera… ero fin troppo lenta. Però, sì, come fare a meno di una penna e un foglio bianco? :) sono davvero intramontabili… io scrivo soprattutto a computer, perché è più ordinato e permette di cancellare più facilmente e spostare pezzi, ma ogni tanto prendo in mano una penna e scrivo sul mio quadernetto.
    Bellissimo post, mi ha fatto pensare…
    Alla prossima :)

  33. Giulio F.
    6 agosto 2015 alle 21:47 Rispondi

    Questa volta non sono completamente d’accordo con te. Certo, smettere di insegnare la scrittura a mano nelle scuole è una stupidaggine, di questo te ne do atto. Immagina anche solo le reazioni se venisse proposta una cosa del genere in Italia. Io però, se non per prendere brevi appunti, non penso che riuscirei a tornare a carta e penna. Il computer ti regala una semplicità impareggiabile: hai le lettere davanti a te, devi solo premerle una dopo l’altra e concentrarti sulla tua storia. Anche l’organizzazione delle idee, delle scalette, dei capitoli, delle schede personaggio ecc. si è semplificata tantissimo con l’avvento del pc. Ma poi, dai! Vuoi mettere la comodità di cercare la documetazione sul web e poter prendere appunti su ciò che scopri, sui nomi da usare, sulle ambientazioni degli scenari semplicemente cambiando schermata?

    • Giulio F.
      6 agosto 2015 alle 21:52 Rispondi

      Dire che “si stava meglio quando si stava peggio” è semplice, ma se una persona vuole davvero avere delle agevolazioni come quelle che può offrire il Mondo 2.0, allora deve imparare ad usare gli strumenti di oggi. Se non lo fa, è soltanto per pigrizia. Comunque, mi rendo conto che possa essere davvero dura cambiare abitudini. Quello che volevo dire è solo che se ci si impegna e si impara per bene come usarlo, il computer può rivelarsi uno strumento sensazionale.

    • Daniele Imperi
      7 agosto 2015 alle 07:24 Rispondi

      Sì, è vero che hai le lettere davanti a te, ma impieghi più tempo per cercarle e digitarle – senza contare gli sbagli – che a scrivere a mano, a meno che tu non sia un dattilografo.
      Documentazione: attenzione a ciò che si trova nel web. Bisogna saper distinguere le fonti sicure.

  34. Viola
    4 agosto 2016 alle 16:51 Rispondi

    Salve, mi rendo conto di essere leggermente in ritardo per lasciare questo commento, ma ho deciso di scriverlo comunque perché l’argomento mi interessa molto.
    A differenza della maggior parte di chi ha scritto i commenti precedenti al mio (se non di tutti), io vado ancora a scuola: fra poco più di un mese comincerà il mio quarto anno al liceo classico. Nonostante sia nata nel pieno dell’era tecnologica e faccia quindi parte dei “nativi digitali”, io amo scrivere a mano, tanto che nel tempo libero mi piace praticare calligrafia e collezionare pennini, inchiostri o carte particolari e per la scrittura a mano di tutti i giorni utilizzo una penna stilografica.
    Come molti in questo blog reputo che la tecnologia possa sì agevolare molti aspetti della vita quotidiana, ma che non debba dominarci la vita, rendendoci schiavi di social, connessioni internet etc.
    È da quando ero piccola che mi piace scrivere storie e ho anche provato a scrivere qualche romanzo, anche se nessuno di essi mi ha mai convinta abbastanza da spingermi a completarlo. La maggior parte di questi sono stati scritti al computer, perché la prima esperienza di scrittura a mano per poi dattilografare di volta in volta i capitoli mi era risultata molto noiosa, visto che questa operazione non mi agevolava più di tanto nella revisione.
    Mi piacerebbe però scrivere a mano il prossimo romanzo che ho in programma di scrivere e che, a differenza degli altri, sembrerebbe convincermi davvero.
    Il mio dilemma è questo: se lo scrivo al computer è indubbiamente più comodo condividerlo con gli amici o eventualmente in futuro stamparlo, ma scritto a mano è decisamente più piacevole.
    Probabilmente, visto che non ho intenzione di condividere questo testo con nessuno finché non sarà ultimato, lo scriverò a mano e poi nel caso mi dedicherò con pazienza alla copiatura, ma reputo comunque fastidioso l’obbligo di una scelta che in entrambi i modi mi risulta drastica.
    Spero di non aver annoiato nessuno con un commento tanto lungo (non era previsto).
    A presto, Viola

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2016 alle 17:19 Rispondi

      Ciao Viola, benvenuta nel blog. Io ho una bella collezione di pennini, credo ormai una quarantina, ma li uso per disegnare. Da poco ho comprato quello che usava Schulz per disegnare i Peanuts (ovviamente non lo stesso suo pennino).
      La penna stilografica m’è sempre piaciuta, ne ho qualcuna e volevo ricaricarla per scriverci.
      Scrivo a mano i racconti solo se non ho il pc con me, altrimenti scrivo al computer.
      Scrivere un intero romanzo a mano è un lavoro lungo, vedi quindi se ti conviene :)
      Comunque sia non stai rinunciando alla scrittura a mano, né lo sto facendo io scrivendo al pc, perché tanto prendo gli appunti e progetto le storie scrivendo sempre a mano.

  35. Megalis
    18 aprile 2017 alle 15:56 Rispondi

    Lavoro nel campo dell’informatica perciò la tastiera è diventata l’estensione delle mie dita anche quando la uso per scrivere altro. A scuola dovrebbero, prima di ogni cosa, insegnare a utilizzare
    il computer in modo consapevole affinché si riveli uno strumento e non una dipendenza.

    • Daniele Imperi
      18 aprile 2017 alle 16:03 Rispondi

      Prima di ogni cosa? Non prima di scrivere a mano, però :)

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