Lo storytelling, nuova frontiera del copywriting

Storytelling

Questo è un guest post scritto da Cristiana Tumedei.

Negli ultimi tempi si sta assistendo al consolidarsi di un fenomeno piuttosto significativo nell’ambito del copywriting. Mi riferisco allo storytelling, l’arte di saper far parlare un’azienda e/o un prodotto a partire dalla sua storia.

Una peculiare disciplina che trae origine dalla scrittura creativa, ma che oggi trova declinazioni produttive anche nell’ambito della comunicazione e della pubblicità. Uno strumento nelle mani del copywriter per avvicinare l’azienda cliente al suo target di interesse, costruendo una relazione fatta di storie, emozioni e stimoli.

Lo Storytelling, una definizione

Dare una definizione credibile ed esaustiva di storytelling non è affatto semplice. In realtà, possiamo dire si tratti di una particolare tecnica di narrazione che mira a raccontare una storia, con l’obiettivo di coinvolgere e stimolare i destinatari, creando empatia.

Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che fa leva il copywriter. Infatti, sembra che la narrazione abbia un effetto più incisivo sulla memoria dell’uditore, perché capace di generare emozioni che aiutano a stimolare il ricordo degli eventi raccontati. Un insieme di collegamenti che mette in moto le funzioni mnemoniche, spingendo l’utente a creare una propria esperienza personale di quanto letto.

L’impiego della narrativa nel comparto della comunicazione rappresenta un vero e proprio strumento nelle mani dell’azienda, che da essa pone le basi per la creazione di un percorso volto alla definizione di un rapporto stimolante e coinvolgente con il suo target di riferimento. Per questo motivo, lo storytelling ben si presta ad un impiego strategico in ambito comunicativo e pubblicitario.

5 motivi per cui lo storytelling fa bene alla comunicazione

Considerando la rilevanza ed il ruolo decisivo dello storytelling nella comunicazione, ho pensato di individuare 5 motivi per cui raccontare è utile alle aziende. Scopriamoli insieme!

Lo storytelling fa bene alla comunicazione perché:

  1. Rende più comprensibile l’azienda e/o il prodotto di cui stiamo parlando. Questo accade perché, attraverso la narrazione, il copywriter è in grado di far emergere tutti quegli aspetti più coinvolgenti ed emozionanti. Quelli, cioè, che la comunicazione istituzionale classica non riuscirebbe mai a far trapelare. L’importante è che il narratore riesca ad immedesimarsi nel target di riferimento, raccontando ciò che più può stimolarlo e trascinare.
  2. Avvicina l’azienda e/o il prodotto al lettore. Questo è l’effetto più evidente dello storytelling. Come abbiamo detto, infatti, narrare crea empatia. Il lettore può riconoscersi nella storia raccontata ed immedesimarsi in essa. Così, l’azienda diventa meno lontana e distaccata, ed il lettore finisce per sentirsi coinvolto da questo scambio di esperienze.
  3. Crea un legame tra l’azienda e/o prodotto ed il lettore. Questo accade come diretta conseguenza dell’empatia. Infatti, lo storytelling in campo comunicativo non si limita unicamente alla narrazione, al mero racconto della storia di un’azienda. In realtà, uno dei suoi scopi principali è proprio quello di spingere il lettore ad intraprendere un dialogo, ad interagire con l’azienda stessa. In questo modo, l’utente non sarà solo il semplice destinatario del racconto, ma un protagonista attivo nella creazione di uno scambio reciprocamente proficuo e vantaggioso.
  4. Permette di costruire fiducia. Proprio in virtù del punto precedente, lo storytelling è in grado non solo di instaurare un dialogo tra azienda e lettore, ma anche di consolidarlo nel tempo. Elemento che concorre alla creazione di un rapporto di fiducia reciproca, in cui il lettore si sente libero di relazionarsi all’azienda perché certo di ottenere attenzione e risposte.
  5. È una tecnica comunicativa vincente. Non bisogna dimenticare mai che lo scopo di un copywriter è quello di trovare le parole più adatte per far emergere l’azienda e/o il prodotto cliente. In questo senso, lo storytelling è un valido aiuto in quanto permette di costruire un’immagine del cliente tridimensionale, viva ed attiva. È un po’ come se si operasse una sorta di personalizzazione dell’attività di comunicazione. Rendendo più umana e tangibile l’azienda la avviciniamo ai lettori, che decidono di aprirsi maggiormente perché stimolati dalla fiducia percepita. Una strategia comunicativa vincente che permette di ottenere consensi attraverso l’instaurazione di un legame empatico animato e produttivo.

Conclusioni

È chiaro, quindi, che lo storytelling offre vantaggi notevoli e misurabili alle aziende che intendono fare della comunicazione l’occasione per confrontarsi direttamente con il proprio target, intessendo una relazione che sappia essere vantaggiosa e sincera. In questo senso, il copywriter, o il narratore, diventa una figura imprescindibile chiamata a costruire un racconto che sappia stupire il pubblico, senza cadere nella banalità, narrando esclusivamente una storia realistica ed autentica.

La guest blogger

Mi chiamo Cristiana Tumedei e di mestiere faccio la copywriter. Ogni giorno cerco di raccontare i miei clienti impiegando le parole giuste, trasformando le loro idee in concetti comprensibili ed accattivanti. Interessata al web marketing e alla comunicazione, dal mio blog QuiCopy cerco di approfondire questi temi con l’intento di creare un punto di incontro per tutti gli appassionati del settore.

Publicato in In evidenza, Web copywriting - 6 febbraio 2013 - 13 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • KINGO 6 febbraio 2013 at 09:53

    Ciao Cristiana, non so se ho capito bene, ma ad esempio quelle pubblicità che di tanto in tanto compaiono in televisione in cui ti mostrano vedere la storia di come è nato un certo prodotto (tipo CocaCola, birra Moretti, Fiat 500 ecc), si basano su questo principio?

    • Cristiana Tumedei 6 febbraio 2013 at 10:30

      Ciao KINGO,
      In linea generale possiamo dire di sì. Hai presente quegli spot che mirano a raccontarti un marchio, rendendolo più umano, quelli che ti raccontano come è nato o come si lavora all’interno dell’azienda che lo produce? Ecco, questa è la versione televisiva dello storytelling.
      Non sempre i risultati sono all’altezza delle aspettative e, anzi, a volte si ottiene l’effetto contrario: quello di dare un’immagine troppo patinata del prodotto, quasi falsata.
      Gli esempi sono moltissimi, anche sul cartaceo e sul web, che si presta maggiormente alla costruzione di una relazione interattiva e diretta con gli utenti.

  • KINGO 6 febbraio 2013 at 10:41

    Un tempo, quando non c’era il web e le tecniche di comunicazione non erano così sviluppate come oggi, le aziende proponevano dei “sorteggi fra i clienti” i cui vincitori ottenavano un biglietto per la classica visita alla fabbrica…
    Talvolta c’erano delle convenzioni anche con le scuole e con le parrocchie, che organizzavano gite nelle varie aziende.
    Ovviamente, oggi grazie ad Internet è tutto molto più immediato e questa pratica sta sparendo

    • Cristiana Tumedei 6 febbraio 2013 at 10:49

      È vero, anche quelle erano tecniche per avvicinare il pubblico all’azienda, così da fargliela conoscere dall’interno. Ecco, probabilmente il potenziale dello storytelling nel comparto pubblicitario sta proprio nel fatto che consente la costruzione di una relazione immediata.
      Inoltre, con l’avvento dei social media si ha la possibilità di rivolgersi all’azienda per porre domande, dialogando istantaneamente – o quasi – con essa.
      In questo senso, credo che lo storytelling aiuti a costruire un legame e a consolidare un rapporto di fiducia, altrimenti difficile da creare.

  • KINGO 6 febbraio 2013 at 11:00

    Va bene, ma a questo punto mi chiedo:
    Quanto lo storyteller è un cronista, e quanto è un romanziere?
    In altre parole, quanto è lecito stravolgere la realtà nel presentare un’azienda?
    Ad esempio, supponi di dover pubblicizzare un’azienda che produce in un paese asiatico sfruttando il lavoro minorile. Se, come dici tu, “si ha la possibilità di rivolgersi all’azienda per porre domande, dialogando istantaneamente – o quasi – con essa”, come risponderesti ad un cliente, o ad un membro di un’associazione dei consumatori, se ti fanno una domanda diretta su questo argomento?
    Non so, forse è per questo che molte grandi aziende preferiscono rimanere nell’aulico anonimato e non hanno, ad esempio, un rappresentante su Facebook…

    • Cristiana Tumedei 6 febbraio 2013 at 11:17

      Vedi KINGO, il punto è proprio questo: affinché lo storytelling sia efficace non si deve stravolgere la realtà nel presentare un’azienda o un prodotto, anzi! Questa tecnica è utile solo se impiegata in modo sincero e, certamente, funzionale.
      Mi spiego: raccontare nel comparto pubblicitario significa utilizzare tecniche narrative che sappiano emozionare il destinatario, ponendo l’accento sulla valorizzazione dei contenuti. In sostanza, si tratta di un’operazione complessa proprio perché mira a dare una rappresentazione fedele della realtà, attraverso pratiche narrative che sappiamo generare empatia.
      Il discorso relativo al dialogo diretto con le aziende, che oggi è possibile grazie ai social media, è diverso. Probabilmente, l’azienda che sfrutta il lavoro minorile per la sua produzione non sarà così disponibile nel confrontarsi con gli utenti sul web, dove non esiste – o quasi – alcuna forma di censura. Personalmente, mai curerei le social media relations per un’azienda del genere, ma poniamo un caso meno “estremo”. Se gestissi il profilo Facebook di un’azienda di abbigliamento e un utente mi facesse notare che per la realizzazione di un capo è stata utilizzata la tecnica della sabbiatura (una tecnica da condannare perché piuttosto pericolosa per la salute di chi la realizza), non eviterei il confronto.
      Anche nel caso di critiche credo che sarebbe bene considerare l’opinione dell’utente, per migliorare la relazione con esso e stimolare la creazione della fiducia.
      Poi, dici bene tu: non tutte le grandi aziende sono disposte a costruire un dialogo ed è proprio in questo caso che lo storytelling perde tutta la sua efficacia, rimanendo una bella pratica fine a se stessa!

  • Lucia Donati 6 febbraio 2013 at 13:45

    Bel post. I punti che hai elencato sono condivisibili.

  • [...] in Italia si parla spesso di storytelling come tecnica di copywriting vincente, in quanto l’emozione suscitata dal racconto di una [...]

  • Valentina Bertani 22 febbraio 2013 at 14:03

    Interessantissimo questo post!

  • [...] Continua a leggere Lo storytelling, nuova frontiera del copywriting. [...]

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