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Storie da 10 centesimi

Storie da 10 centesimi

Un tempo andava di moda la cosiddetta letteratura da due soldi, ricordate? Le dime novel che apparvero nel 1860 negli Stati Uniti, i famosi racconti popolari. Oggi però vogliono parlare di unʼaltra letteratura da due soldi, unʼidea venuta leggendo la newsletter del copywriter Bob Bly.

Bly parla di Karl Smith, che scrive storie per 10 centesimi. La sua bio nel profilo Twitter parla chiaramente: “Tweet me a prompt and Iʼll write #10centstories”. E il suo sito «10 Cent Stories» anche: “Tiny Story Every Monday, Wednesday, and Friday”.

Questo suo progetto è iniziato nel settembre 2013 e al 7 febbraio 2016 Smith aveva accumulato 535 storie. La maggior parte, come dice Bly nella newsletter e come si evince dal sito di Smith, non supera la mezza pagina.

Storie da 10 centesimi, scritte a macchina mentre aspetti

Karl Smith

Karl Smith è seduto con una macchina da scrivere Montgomery Ward Model 22 e attende i suoi clienti. Qualcuno si avvicina, è curioso, e Karl chiede: “Vuoi una storia?”

“Costa davvero solo 10 centesimi?”, chiede il cliente.

“Sì, solo 10 centesimi. La scrivo su uno di questi fogli”, risponde Karl indicando una pila di fogli di cancelleria strappati a metà, “e te la porti via.”

A Karl basta un piccolo suggerimento, una situazione, un nome, un desiderio. Un uomo gli ha chiesto una storia su suo figlio, voleva che fosse lì con i genitori.

Chi è Karl Smith e come è nato questo suo progetto

Karl è al 4° anno di Biofisica allʼUniversità. Ma è anche un narratore. E lo è da parecchio tempo.

Ha lavorato come interprete storico a un campo di scout nel Nuovo Messico e là ha scoperto di essere molto bravo a raccontare storie. Arrivato a Rochester, ha messo in pratica questa sua creatività, scrivendo brevi racconti personalizzati per un dime, il decino, la moneta da 10 centesimi americana.

La polemica di Bob Bly contro Karl Smith

Ho sempre apprezzato gli articoli di Bly, nelle sue newsletter ci sono sempre ottimi spunti per chi ama scrivere. Allʼinizio gli avevo dato ragione, perché Bly, per questioni di spazio, aveva solo accennato a cosa facesse Karl Smith:

scrive brevi racconti personalizzati per la gente… per i quali chiede il generoso prezzo di 10 cent per storia. Non 10 cent a parola, 10 cent PER STORIA.

In quel momento ho pensato anche io che si stesse svendendo. Bly dice che Karl impiega 10 minuti a scriverne una, quindi il suo guadagno scrivendo racconti è di 60 centesimi lʼora, mostrando così agli altri che il suo tempo e il suo talento abbiano poco valore.

Il giusto prezzo della narrativa

Secondo Bob Bly scrivere brevi racconti per 10 centesimi significa far passare il messaggio che la scrittura sia un talento senza valore, per il quale non devi essere pagato. Come ho detto, gli avevo dato ragione, ma poi ho cambiato idea.

E lʼho cambiata dopo aver letto alcuni articoli su questo progetto e aver visitato il sito di Karl.

Secondo me Karl Smith non svende il suo talento. E non credo che i suoi clienti pensino che la scrittura, costando così poco, non valga nulla. Altrimenti la storiella di mezza pagina se la sarebbero scritta da sé. E poi pensateci, quanti scrittori sarebbero in grado di scrivere storie personalizzate in quel modo?

Quella di Karl è unʼidea che trovo bellissima, una cosa che io non riuscirei mai a fare. Qualcuno ricorderà il mio meme “Dimmi che storia scrivere”. Comʼè andato a finire? Che non ho scritto nessuna storia.

Immaginarmi seduto in mezzo alla strada o, come fa periodicamente Karl, in un museo a scrivere a macchina un racconto suggeritomi da qualcuno, là sotto gli occhi di tutti, per me è impensabile.

Quelle storie da 10 centesimi, per come la vedo io, dimostrano lʼesatto contrario di ciò che ha scritto Bly. Da una parte capisco la sua polemica, è un copywriter con decenni di esperienza e svariate migliaia di testi scritti. Per lui la scrittura è fonte di guadagno, e guadagna perché è bravo e ha studiato e lavorato molto.

Ma Bly non ha contestualizzato le storie da 10 centesimi. Nella newsletter ha detto che Karl prende molto meno del salario minimo previsto per scrivere, che è di 7 dollari e 25 lʼora. Quindi quelle storie avrebbero dovuto costare 1 dollaro e 20 lʼuna.

Ma chi le avrebbe comprate? Non incuriosisce lo slogan scelto da Karl “Storie da 10 centesimi, scritte a macchina mentre aspetti”?

Quello, per me, è il giusto prezzo per quel tipo di narrativa, scritto e consumato in un contesto preciso.

E dallʼidea di Smith penso che possano nascere tante altre idee da mettere in pratica. Che ne pensate?

48 Commenti

  1. ombretta
    16 febbraio 2016 alle 07:03 Rispondi

    Se Karl Smith riesce davvero a scrivere in così poco tempo una storia (dato che ancora stento a crederci) e su commissione, per me è geniale! Potrebbero nascere delle iniziative simili, certo, magari mettendo insieme un gruppo di 2-3 autori…se mi chiedessero una storia estemporanea di tematica bellica o erotica rimarrei col foglio bianco! Peccato solo che questo tipo di occupazione in Italia non funzionerebbe, nel giro di cinque minuti verrebbe qualcuno a controllare se ci paghi le tasse.

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2016 alle 11:54 Rispondi

      Devi considerare quanto sono brevi. Una volta in un giorno – e non ho scritto per tutto il giorno – ho scritto 5 racconti di 300 parole l’uno.
      In Italia anche per me non funzionerebbe. Prova a immagine uno di noi seduto per strada a qualche fiera a scrivere storie. Arriverebbe subito un vigile urbano a farlo sbaraccare. :D

      • Walter Lazzarin
        1 marzo 2016 alle 14:46 Rispondi

        Ciao Daniele, complimenti per il blog.
        Una delle tue follower mi ha citato, perciò ne approfitto per raccontarti che progetto sto portando avanti, anche per rispondere al tuo commento.
        Dal 12 ottobre scorso sto girando l’Italia con la mia macchina da scrivere, mi posiziono lungo le strade o nelle piazze e compongo dei tautogrammi, che regalo ai passanti; a chi è interessato vendo pure il mio terzo libro (Il drago non si droga) che è il vero protagonista di questo progetto “Scrittore per strada”.
        I vigili ogni tanto sono venuti a chiedermi cosa combino, e tutti anziché multarmi mi hanno regalato un sorriso.
        Ci sono città e/o quartieri più difficili, ma in generale questo paese nasconde ancora tanti lettori. Alcuni magari potenziali.
        Se ci inventiamo qualcosa di carino, qualcuno disposto a spendere tempo e denaro per una storia, per fortuna, ancora lo si trova.

        • Daniele Imperi
          1 marzo 2016 alle 15:49 Rispondi

          Ciao Walter, benvenuto nel blog.
          Il tuo progetto è un po’ simile a quello di Karl, magari potresti contattarlo :)
          Non avevo dubbi che i vigili fossero venuti a chiederti cosa facevi, se stavi negli USA ti avrebbero lasciato in pace, sicuro.
          Sta portando risultati questa tua iniziativa?

          • Walter Lazzarin
            1 marzo 2016 alle 16:03

            Ma anch’io sono stato lasciato in pace!
            I vigili, giustamente, volevano solo capire chi era e cosa faceva quel ragazzo che occupava il suolo pubblico senza permessi. Nessuno di loro mi ha mai chiesto di spostarmi.
            “Scrittore per strada” va bene, ci sono giorni un po’ difficili (oggi per esempio qui a Bari piove), ma mediaticamente non posso lamentarmi.
            Più persone hanno preso il mio libro perché piacevolmente sorpresi dal progetto, confessando di non leggere da anni; la mia speranza è di avere recuperato alcuni ex lettori. In qualche caso so già di esserci riuscito. Non male come conquista, no?

        • Barbara
          1 marzo 2016 alle 16:09 Rispondi

          I miei complimenti! Ci vuole davvero coraggio e spirito d’avventura, un vero viaggiatore! E orgogliosa di sapere che questa iniziativa parte dal Veneto!
          Ho spidocchiato il tuo sito ed il dove trovarti: Rovigo e dintorni comprende anche Padova? Il Prato in primavera, col primo sole, è un’ottima piazza, piena di studenti! ;)

          • Walter Lazzarin
            1 marzo 2016 alle 16:16

            Ciao Barbara,
            a Padova sarò di certo il 12 aprile, non so però ancora luogo e ora. Sarà all’interno di un evento studentesco.
            (pensa che da Padova è partito tutto: la prima presentazione del mio Drago l’ho fatta durante la scorsa Fiera delle Parole!)

  2. Moira
    16 febbraio 2016 alle 08:16 Rispondi

    Trovo sia un idea meravigliosa,secondo me i 10 centesimi catturano l’attenzione di tutti o quasi,almeno coloro che non guardano solo avanti ma si guardano attorno.
    Trovo che sia un vero autore,uno scrittore di talento per riuscire a catturare il momento e formulare in poco tempo una storia e magari chi lo aspetta avrà modo di riflettere e poi pensate ogni storia è personale e quindi è preziosa e forse potrebbe venire voglia di lasciare qualche centesimo in più .

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2016 alle 12:32 Rispondi

      Anche secondo me i 10 centesimi catturano molto l’attenzione.
      Scrivere in mezzo a una strada comporta una grande capacità di concentrazione, poi.

      • Nuccio
        17 febbraio 2016 alle 15:59 Rispondi

        è in strada che si hanno le più felici ispirazioni!

        • Daniele Imperi
          17 febbraio 2016 alle 16:38 Rispondi

          Dici? A me non ispira molto la strada piena di gente :)

  3. Seme Nero
    16 febbraio 2016 alle 08:16 Rispondi

    Posto il rispetto dovuto ai professionisti e al lavoro che fanno, mi pare che alcune persone dimentichino che la scrittura va oltre il valore monetario. Bly si lamenta perché qualcuno chiede un obolo per qualcosa che molto probabilmente farebbe anche gratis (sul serio pensa che Karl ci campi o anche solo ci guadagni?), ma si rende conto che quel che fa Karl è molto di più? È diffondere cultura, fantasia, amore per la lettura. Ci guadagna pure Bly, anche se ci sputa sopra.

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2016 alle 12:35 Rispondi

      Bly ha fatto un sacco di soldi come copywriter, stando a quanto dice.
      Ma hai ragione, la scrittura non è solo moneta, guadagno. E hai ragione anche sul fatto che stia diffondendo cultura. Sai che passa parola che avrà generato?

  4. sandra
    16 febbraio 2016 alle 08:28 Rispondi

    Geniale. Altro che il marketing di certi self pubblicati!

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2016 alle 12:35 Rispondi

      Adesso ci racconti del marketing di certi self pubblicati :D

  5. Monia
    16 febbraio 2016 alle 09:20 Rispondi

    Ok, il post è molto interessante e il commento di Ombretta proprio stimolante.
    Troppi stimoli, davvero troppi stimoli.
    Se avrò qualche idea strampalata sarà tutta colpa vostra.

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2016 alle 12:36 Rispondi

      Ti vedremo sulle strade del centro di Catania seduta a scrivere storie per nuovi Calamisti? :D

      • ombretta
        16 febbraio 2016 alle 13:46 Rispondi

        Se stai a Catania potrei raggiungerti facilmente…vivo ad Augusta!

      • Monia
        16 febbraio 2016 alle 17:56 Rispondi

        Storie come volantini di Scientology per arruolare nuove leve <3
        Chissà dove converrebbe mettersi.
        In una sala d'attesa?
        Alle fermate degli autobus?
        In spiaggia?
        Nei bar coi tavolini fuori dove magari vanno a fare gli aperitivi quelli che ancora non sono fidanzatini ma magari vorrebbero diventarlo (o, quantomeno, lo vorrebbe uno dei due) e allora almeno uno dei due potrebbe avere interesse a commissionare una storia?

        Qualche tempo fa mi era venuto in mente che quando siamo annoiati/in attesa (che poi, in qualche modo, spesso siamo annoiati/in attesa per molto più tempo di quello che sarebbe ragionevole esserlo) possiamo ritrovarci a leggere QUALSIASI COSA.
        Insomma, è un servizio indispensabile: dobbiamo fornire un'alternativa in punta di penna, ragazzi.

        P.S. Ciao Ombretta, sì, io sono di Catania!

        • Daniele Imperi
          16 febbraio 2016 alle 18:00 Rispondi

          Sì, può essere un’idea per un servizio: Storie contro la noia.
          Comincia tu, che noi ti seguiamo a ruota :D
          Vedo bene la spiaggia e i tavolini dei bar.

  6. Salvatore
    16 febbraio 2016 alle 09:39 Rispondi

    Anch’io penso che la scrittura abbia un prezzo e che svenderla non faccia gioco alla categoria. Poi penso ai racconti che alcune volte postiamo nel blog: e vero che non sono personalizzati, ma è anche vero che i lettori non ce li pagano. Recentemente Stephen King ha venduto un suo racconto a un ragazzo di Vercelli (mi pare che fosse Vercelli, comunque un comune tra il Piemonte e la Lombardia), perché il ragazzo voleva trasformarlo in una sceneggiatura per un cortometraggio. Sai quanto ha dovuto sborsare questo ragazzotto italiano che ha avuto la sfrontatezza di chiedere una cosa del genere al King scrivendogli direttamente una mail? Un dollaro. Hai capito bene: il King gli ha venduto i diritti di sfruttamento di un suo racconto (un racconto minore, d’accordo) per un solo dollaro. Nonostante questo si confida che il valore della narrativa del King non sia destinata a deprezzarsi nel breve periodo. Il punto non è scrivere per poco prezzo, ma farsi pagare sempre. Voglio dire, il King avrebbe anche potuto donarli i diritti di sfruttamento. Certamente un dollaro non gli cambia la vita. Eppure ha voluto essere pagato; pochissimo rispetto a quanto guadagna di solito, solo una formalità, ma pagato! I miei racconti per il blog sono gratuiti, mi servono per sperimentare e osservare la reazione dei lettori; ma quelli che mando in giro… decisamente no.

  7. Barbara
    16 febbraio 2016 alle 09:45 Rispondi

    Beh, ci sono scarpe da 5 euro e scarpe da 500 euro. Potremmo disquisire a lungo sulla produzione asiatica, sulla mancanza di qualità, sui trattamenti tossici, sul lavoro minorile. Come pure ci sarebbe da dire sul potere del marketing che spara scarpe di mero costo di produzione di 50 euro ad uno zero di più, se non oltre, con la sola apposizione di una firma.
    E’ il mercato, (baby) Bly!
    Per capire la qualità di quelle 535 storie dovremmo averle tutte insieme. Vedere se effettivamente sono tagliate su misura o se qualche concetto è riciclato e qualche frase ricorre in più di una storia. Ma i 10 centesimi non sono esattamente il pagamento per la storia, quanto per l’emozione di avere in mano qualcosa di (apparentemente) personalizzato, unico.
    Ad un prezzo parecchio scontato, stracciato, per saltare agli occhi di qualche migliaio di persone sui social nel giro di 3 anni (investimento parecchio lungo che pochi sono disposti a fare).
    D’altro canto, non mi sembra nemmeno un’idea nuova. Vedesi il film Prima dell’alba, 1995, con Ethan Hawke e Julie Delpy, scena della poesia. Lungo il Danubio incrociano un artista di strada (barbone mi sembra esagerato) che gli chiede una parola. Poi prenderà quella parola, ne farà una poesia, e se quella poesia avrà cambiato la loro vita, potranno offrirgli in cambio quel che gli pare. Molto romantico, ma investimento decisamente rischioso.
    Scrivere storie in 10 minuti si può. Un mese fa un’amica era in ospedale per un intervento. Ogni sera le mandavo via mail un “volo pindarico”, testo brevissimo, il più lungo 60 righe, molto dialogo, prima persona, tinta rosa-comico (i modi più strampalati per incontrare il suo attore preferito, diciamo così). Lei si farebbe ricoverare un’altra volta, ma nessuno di quei testi è pubblicabile.

  8. Daniele Imperi
    16 febbraio 2016 alle 12:49 Rispondi

    Vero, i 10 centesimi sono una specie di valore simbolico.
    Interessante anche la storia della poesia.
    Magari neanche le storie di Karl sono pubblicabili.

  9. sandra
    16 febbraio 2016 alle 13:05 Rispondi

    Io non metterai mai in vendita le mie opere gratis, che poi quindi vendita non è. Non mi attirano neppure i 99 cent per un tempo superiore all’offerta del giorno di Amazon, quello è svendersi. I racconti sul blog a fruizione gratuita non sono qualitativamente inferiori, almeno i miei, di altri che ho pubblicato, ma è un marketing soft: leggi questo gratuitamente, se ti piace puoi comprare qualche romanzo. Questo il messaggio che voglio dare. Il marketing che m’infastidisce è il martellamento tipo goccia del rubinetto a sfinimento. E magari il libro deve pure ancora esssere terminato.

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2016 alle 13:07 Rispondi

      Io martellamento è insopportabile, ogni tanto ne becco qualcuno su Twitter. C’è gente che invia tweet solo per promuovere i suoi libri.
      Secondo me i racconti gratis del blog sono marketing, perché stai dimostrando ciò che sai scrivere.

  10. Federica
    16 febbraio 2016 alle 13:55 Rispondi

    Davvero interessante. Non conoscevo la storia di Karl. Grazie per averne parlato :-)
    Mi ricorda i poeti di strada, che regalano le loro liriche ai passanti o si accontentano di un’offerta libera. Qualche anno fa, a Venezia, a un poeta di origine sarda che donava (quindi: gratuitamente) le sue poesie agli abitanti della città e ai turisti furono sequestrati i foglietti che aveva con sé e rischiò anche di essere multato dai vigili (ligi al regolamento comunale). Si scatenò la solita polemica tra le autorità politiche e, alla fine, non mi ricordo più chi si scusò col poeta per quanto era accaduto.
    Quei foglietti volevano essere un simbolo di amore per l’arte, la scrittura, la bellezza e hanno rischiato di trasformarsi in una multa!
    A me, circa 12/13 anni fa, nella mia città, capitò che una ragazza mi offrisse un suo disegno, uno schizzo a pennarello, semplice ma molto bello, che da qualche parte conservo ancora. Mi chiese in cambio solo qualcosa «per mangiare».

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2016 alle 14:28 Rispondi

      Come vedi in Italia è impensabile fare iniziative come quella di Karl :)

      • Federica
        16 febbraio 2016 alle 15:32 Rispondi

        Sai che, dopo che ho inviato il commento, m’è venuto un dubbio? Ora, il volto del ragazzo e il titolo del libro di cui ho letto sul giornale non mi paiono gli stessi che ho visto dalla ricerca su internet, però c’è un ragazzo, Walter Lazzarin, che, partito da Roma, sta ora girando per le strade d’Italia per promuovere il suo libro. Si siede per terra e batte su una Olivetti tautogrammi da regalare ai passanti.
        A lui l’impresa sta riuscendo. Coraggioso.

        • Daniele Imperi
          16 febbraio 2016 alle 15:48 Rispondi

          Parli di Karl? Non ho capito quale ragazzo e titolo del libro non ti sembrano gli stessi…

          • Federica
            16 febbraio 2016 alle 16:11

            Ecco, manco mi sono spiegata, oggi sto messa proprio male!
            No, quando mi sono chiesta se in Italia c’erano iniziative paragonabili a quella di Karl, mi sono venute in mente solo quelle dei poeti. Dopo, inviato il commento, mi sono ricordata di aver letto qualcosa di simile in cronaca locale (quella relativa alla mia città e provincia) a proposito di uno scrittore. Io ricordavo uno scrittore di Adria che aveva intenzione di girare l’Italia e ho cercato su internet e ho trovato il tipo che ho menzionato (che però non è di Adria, stando a quel che vedo). Però non mi sembra lo stesso di cui avevo letto. Ricordo un’altra foto, non mi coincidono le fisionomie.
            Quindi: o ricordo male e ce n’è uno solo, o sono due persone diverse e ho sovrapposto i fatti oppure era un’iniziativa simile, che però non è partita o ha fatto poca strada.
            Ecco, ora non so se mi sono spiegata……. O se ho fatto più confusione che chiarezza…..
            Abbi pazienza…. A volte do per implicite cose che proprio non lo sono. Non me ne sono resa conto, pensando a più cose in contemporanea. Scusami.

        • Walter Lazzarin
          29 febbraio 2016 alle 16:18 Rispondi

          Ciao Federica, sono io!
          Sono di Rovigo, non di Adria, e il mio progetto si chiama “Scrittore per strada”; non so se in Italia ci siano altri che stiano portando avanti un’idea analoga alla mia.
          In ogni caso, grazie per avermi citato,

          Walter Lazzarin (Scrittore per strada)

          • Federica
            1 marzo 2016 alle 10:49

            Ciao Walter!!!
            Ancora oggi mi chiedo chi fosse lo scrittore adriese di cui ho letto: non lo scoprirò mai!
            Comunque, hai avuto una bella idea, era più che giusto citarla e non posso che ribadire che sei stato coraggioso davvero!!
            E, poi, tieni alto l’onore della città, il che non è poco :-D

      • Federica
        16 febbraio 2016 alle 15:35 Rispondi

        Porta pazienza, ho ripetuto due volte nel commento ragazzo, invece di mettere scrittore.

  11. Danilo (IlFabbricanteDiSpade)
    16 febbraio 2016 alle 15:42 Rispondi

    Trovo questa iniziativa geniale. Qui non si tratta di concorrenza sleale, ma di qualcosa che ha un obiettivo totalmente diverso. Nessuno andrà mai a chiedere a Smith il genere di storie che chiederebbe a Bly, è un modo nuovo di diffondere l’amore per il racconto. Come detto qui sopra da altri, non credo che questa idea sia pensata fonte esclusiva di guadagno e se qualcuno si sente davvero defraudato da Smith, può sempre sedersi accanto a lui, con un’altra sedia ed un’altra macchina da scrivere per provare in prima persona se è in grado di fare ciò che fa lui :)

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2016 alle 15:50 Rispondi

      Vero, è una questione di obiettivi.
      L’idea di sedersi accanto a lui per provare a fare lo stesso non è male, ma non so quanti accoglierebbero la sfida :D

  12. Tenar
    16 febbraio 2016 alle 17:34 Rispondi

    Penso che sia una bellissima idea e che il prezzo sia poetico e evocativo. Se poi vogliamo proprio monetizzare, questo giovane autore si sta creando una fama e un seguito che potrò sfruttare in seguito. Tra tanti modi per crearsi un pubblico questo è geniale e simpatico.
    Purtroppo io sono dislessica, spesso faccio errori di battitura e devo correggere più volte il testo, quindi non potrei mai scrivere direttamente a macchina, se no quasi quasi ci farei un pensiero…

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2016 alle 17:40 Rispondi

      Giusto, ormai ha fatto parlare di sé e non faticherà a trovare un pubblico se pubblicherà a pagamento.
      Io non sono dislessico, ma faccio comunque errori di battitura al computer. Con la macchina da scrivere non ci scrivo da tanti anni, ma a quel tempo usavo solo un paio di dita, quindi è impossibile anche per me :)

  13. Ivano Landi
    16 febbraio 2016 alle 18:57 Rispondi

    Mi ricorda un po’ i mezzotints di Henry Miller. Quando lo scrittore faceva la fame, negli anni ’20, scriveva dei brevi componimenti (max 250 parole), uno la settimana. Poi li stampava in proprio su un singolo foglio di carta colorata, in tirature di 100-200 copie, e andava a venderli per la strada o porta a porta.

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2016 alle 08:23 Rispondi

      Che tempi. Adesso non funzionerebbe mai, specialmente qui.

  14. Marina
    16 febbraio 2016 alle 19:52 Rispondi

    È bellissima l’idea, bellissimo anche il cartello pubblicitario, ma ciò che mi affascina veramente è la capacità straordinaria di inventare storie sul momento, costruite velocemente attorno a una parola suggerita. Io che sto ore a modificare pensieri e idee sulla pagina che non mi sembrano mai buoni.
    Ecco, questo per me è talento.

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2016 alle 08:24 Rispondi

      Sì, infatti la cosa più bella è come riesca a scrivere così tante storie e in quel modo.

  15. Poli72
    16 febbraio 2016 alle 20:12 Rispondi

    Roba da cinesi , direbbe qualcuno.Roba da cojones dico io.Tempo e perizia per redigere valanghe di racconti che con ogni probabilita’ venderanno una misera copia cadauno.Se davvero c’e’ tutta quella voglia di scrivere e quel talento perche’ non produrre un’antologia e proporla a qualche editore o autopubblicarla.Poi, scrivere a macchina oggi e’ come utilizzare un’auto a carbone dei primi del ‘900 ed immettersi sull’A1 ,un’assurdita’ colossale ,col pc tagli,cancelli,copi,incolli tutto e dove vuoi,il tuo lavoro ne esce sempre lindo e pulito.Piu’ che un vero scrittore professionista ,questo signore mi appare un artista di strada , bravo,senza dubbio,ma con oggettivi limiti .

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2016 alle 08:26 Rispondi

      Vendono infatti solo una copia l’uno… sono brevi racconti scritti per il cliente che glieli chiede. Non vengono stampati né distribuiti.
      Usa la macchina da scrivere perché per lui è comoda, dove l’attacca la spina per strada? La batterie dei portatili dura 2 ore scarse. E la macchina da scrivere ha un fascino diverso e attrae.
      Certo che ha dei limiti, ma va visto tutto in quel preciso contesto.

  16. la mori
    16 febbraio 2016 alle 23:29 Rispondi

    Non conoscevo questo ragazzo e non conoscevo questa storia. E’ un’idea che mi ha fatto subito simpatia: è originale, e ha dalla sua la capacità di incuriosire, attirare e interessare gente; magari anche persone che di solito non leggono e non si sono mai interessate più di tanto alla scrittura. Capisco anche il punto di vista della critica, e di chi scrive per professione, ma penso che questo tipo di iniziativa abbia un contesto, un pubblico e una progettualità del tutto differenti e non concorrenziali con Bob Bly. La macchina da scrivere poi la trovo una piccola chicca: un oggetto del passato per un’idea innovativa, un mezzo per creare una situazione da racconto mentre si scrive un racconto. In contesto artistico si potrebbe definire una performance artistica. Insomma mi piace! A molti probabilmente non piacerà.. De gustibus..

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2016 alle 08:29 Rispondi

      Sì, hai ragione, non è un’attività che possa fare concorrenza a qualcuno. Ha voluto riproporre la figura dello scrittore di un tempo con la macchina da scrivere. Con un pc non avrebbe suscitato la stessa curiosità.

  17. Romina Tamerici
    16 marzo 2016 alle 09:52 Rispondi

    Gli esseri umani hanno bisogno di storie… mi piace l’idea di quest’uomo di offrirle quasi gratuitamente.

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