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Che cosa scrivono le donne?

Il mito delle donne come autrici di storie per un pubblico femminile

Che cosa scrivono le donne?

Essere un’autrice oggi: che significa veramente? Strano che sia un uomo a scrivere un post del genere e a porsi questa domanda. L’idea però mi è venuta da un commento di Tenar al mio articolo sul test di Bechdel.

Davvero un’autrice scrive soltanto storie per lettrici?

Con questo post vorrei provare a sfatare il mito delle donne come autrici di romanzi per sole donne. Ok, non leggo molti libri di autrici, anche se alcune le seguo con molto interesse e pian piano mi sto leggendo ogni loro opera. Ma su questo torneremo più avanti.

Prima parliamo delle donne e dei pregiudizi sulle opere che possono scrivere. Sapete tutti che molte autrici hanno pubblicato con nomi d’arte, proprio per nascondere che fossero donne.

Autrici che si sono firmate con uno pseudonimo

La storia è piena di autrici che hanno pubblicato libri firmandosi con uno pseudonimo o usando nomi puntati e poi un cognome. Eccone qualcuna.

  • Louisa May Alcott: ha firmato Piccole donne col suo vero nome, ma a quel tempo, siamo nella metà dell’800, le autrici non erano tenute in gran considerazione, così la Alcott firma altre opere, di genere thriller gotico, con il nome di A.M. Barnard.
  • Mary Ann Evans: forse più conosciuta con il nome maschile di George Eliot. Voleva prendere le distanze dalle romanziere del tempo e assicurarsi che le sue opere fossero prese seriamente.
  • Charlotte Brontë: l’autrice di Jane Eyre, che inizialmente firmò i suoi libri col nome maschile di Currer Bell, sempre a causa dei pregiudizi dell’epoca.
  • Karen Blixen: autrice danese (La mia Africa), che ha firmato le sue opere col nome maschile di Isak Dinesen. Forse la Blixen usò lo pseudonimo perché proveniva da una famiglia molto conosciuta.
  • Nora Roberts: autrice di romanzi d’amore, ha voluto dedicarsi alla letteratura poliziesca e scelse lo pseudonimo maschile J. D. Robb per raggiungere nuovi gruppi di lettori, come ha scritto sul suo sito. Siamo davvero sicuri che sia questo il motivo?
  • Joanne Rowling: firma il suo Harry Potter con il nome di J.K. Rowling, proprio a causa del pregiudizio sulle autrici che scrivono fantasy.

Una donna scrive solo storie per donne?

Pseudonimi maschili per pubblicare, a causa dei pregiudizi. Ora, posso benissimo capire che nel XIX secolo ci fossero dei pregiudizi sulle donne e che si tendesse a pensare che un’autrice scrivesse solo di “tematiche da donna”, come ha scritto Tenar nel commento al post sul test di Bechdel. Ma che esistano ancora nel XXI secolo è assurdo.

Io sono un uomo pieno di pregiudizi, tutti derivati dall’esperienza personale. Ma devo dire che sulle autrici non ne ho mai avuti. Quando ho scoperto Harry Potter, era in offerta sul catalogo del Club degli Editori. Non c’era scritto che Rowling fosse un’autrice, ma non sono rimasto sorpreso quando mi è arrivato il libro.

Come accennavo prima, non leggo molti libri scritti da donne, ma non esiste un motivo preciso o, almeno, il motivo non è il pregiudizio.

Negli ultimi due anni questo è l’elenco delle scrittrici che sono apparse nelle mie letture, alcune delle quali con più di un’opera:

  1. Maile Meloy: romanzi fantasy (e spionaggio) per ragazzi (ma prima ha scritto parecchi romanzi per adulti). Alla faccia degli editori della Rowling che le hanno fatto modificare il nome. Forse gli americani sono più aperti degli inglesi.
  2. Veronica Roth: fantascienza distopica. Ehi, qui siamo nella fantascienza. Il regno degli uomini. Divergent è arrivato al cinema.
  3. Robert Galbraith (JK Rowling): poliziesco. Ci sono state un po’ di chiacchiere sulla scelta di questo pseudonimo maschile, ma la Rowling ha detto che voleva soltanto ricominciare la sua carriere di scrittrice da capo. E allora, mi domando io, perché scegliere Robert Galbraith e non Alice Galbraith?
  4. Scarlett Thomas: mainstream/generi non classificabili. Quest’autrice è un genio. Leggetela. Ho comprato tutti i romanzi che ha scritto tradotti in italiano. Mi manca il saggio sulla scrittura creativa, che prenderò in inglese. Non so come classificare quei generi. Che fine ha fatto Mr Y. dovrebbe essere fantascienza, anche un po’ particolare. Ricorda vagamente Matrix. Gli altri due che ho letto sono mainstream, penso, ma comunque nessuna tematica da donne.
  5. Ann Leckie: fantascienza. Stesso discorso fatto per la Roth. A me è piaciuto il primo romanzo, ma per niente il 2°, ma resta il fatto che ha scritto fantascienza.
  6. Rachel Joyce: mainstream. Ho già segnato su Amazon gli altri suoi romanzi. Il primo che ho letto, Il bizzarro incidente del tempo rubato, è un libro che m’è rimasto dentro.
  7. Marjorie Kinnan Rawlings: mainstream/classici. Autrice che amo. Scrisse Il cucciolo ed esordì con La luna nascosta, bellissimo romanzo sui distillatori clandestini. Pregiudizi? I suoi romanzi in copertina appaiono col suo nome completo.
  8. Nahoko Uehashi: fantasy. Ok, la protagonista è, appunto, una donna guerriera. Ma non ho notato tematiche femminili. C’è anche da dire che, non conoscendo minimamente la cultura giapponese, a me quel nome non diceva nulla sul sesso dell’autore.
  9. Lois Lowry: fantascienza distopica. Ha scritto una bella tetralogia, non ripetendosi mai nelle trame. Anche lei è finita al cinema.
  10. Marion Zimmer Bradley: fantasy. Ha scritto la serie su Avalon con intenti femministi e si nota. Ma a me Le nebbie di Avalon è piaciuto molto lo stesso e ho comprato il resto del ciclo.

In queste dieci autrici che ho letto possiamo trovare di tutto. Per me basta e avanza per affermare che le donne non scrivono necessariamente storie per sole donne.

Fonti

72 Commenti

  1. Grilloz
    23 febbraio 2016 alle 08:08 Rispondi

    Guarda, sto giusto leggendo un libro scritto da una donna che è tutt’altro che letteratura femminile, anzi :P
    Comunque proprio per via della famosa polemica del povero libraio ero andato a vedere le mie letture del 2015 è ho scoperto che il 20% erano scritti da donne (basandomi solo sugli ebook, perchè mi è venuto più facile, ma non penso che vari molto considerando anche i cartacei). Visto il tuo elenco ho fatto il mio, che vale solo per il 205 in ebook:
    Rossella Milone – racconti main stream
    Angelica Elisa Moranelli – Fantasy per ragazzi
    Pat Cadigan – cyberpunk
    Margaret Atwood – fantascienza distopica
    Barbara Fiorio – boh, forse urban fantasy? non saprei definirlo
    Giuliana Ricci – fantasy
    Comunque la cosa più interessante è che sono proprio le donne a non leggere le donne, quindi ad avere pregiudizi, visto che sono molte più le lettrici che i lettori. Questo stando alle statistiche, ma penso che ognuna o ognuno possa dire la sua.

    • sandra
      23 febbraio 2016 alle 08:27 Rispondi

      Barbara Fiorio: l’ho conosciuta! Brava e fortunata, ha una agente che si batte come dieci leoni!

      • Grilloz
        23 febbraio 2016 alle 12:53 Rispondi

        La conosco anch’io, brava, val la pena leggerla, e sicuramente ha fatto una bella strada.

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2016 alle 12:25 Rispondi

      Margaret Atwood mi incuriosiva, che hai letto?
      Le donne non leggono le donne: è strano, no?

      • Grilloz
        23 febbraio 2016 alle 12:55 Rispondi

        L’anno scorso ho letto il racconto dell’ancella, un distopico con tematiche femministe, proprio adesso sto leggendo l’ultimo degli uomini, postapocalittico e biopunk, direi, nel senso che parla di genetica. Quest’ultimo, come dicevo, è tutt’altro che femminile.

        • Daniele Imperi
          23 febbraio 2016 alle 13:01 Rispondi

          Se ci sono tematiche femministe, allora declino.
          Forse sono più interessato al postapocalittico.

          • Grilloz
            23 febbraio 2016 alle 13:52

            Immaginavo :P

      • Grilloz
        23 febbraio 2016 alle 12:57 Rispondi

        Sì, è strano, però anche leggendo alcuni commenti qui sotto, sembra proprio che le donne lettrici non vogliano essere identificate con la letteratura femminile, e ho anche la sensazione che ci sia un certo pregiudizio verso il rosa, come un po’ c’è verso la fantascienza e il fantasy. Alla fine sono sempre per la quinta legge di Pennac :P

        • Daniele Imperi
          23 febbraio 2016 alle 13:02 Rispondi

          Che cosa è la letteratura femminile? Quella scritta da donne o con tematiche femminili?

          • Grilloz
            23 febbraio 2016 alle 13:05

            Direi la seconda, ma aggiungici il pregiudizio diffuso che le donne scrivono letteratura femminile ed il gioco è fatto.

          • Amanda Melling
            23 febbraio 2016 alle 13:17

            Si ma anche dove le tematiche non sono femminili, le donne hanno uno stile d’approccio differente. Ad esclusione della politica, lì sembrano tutti uguali. Ad esempio, qualcuno ha mai notato che in medicina le donne sono più fredde e distaccate degli uomini? Non è sempre che le donne sono più melense, sono diverse e basta. Che male c’è nel genere rosa non l’ho mai capito. È puro svago, e l’amore è un argomento interessante. Eppure vedo anche a casa che mio marito guarda film d’azione e per le commedie romantiche che io adoro guardare 1000 volte storce il naso.

          • Daniele Imperi
            23 febbraio 2016 alle 13:47

            Dipende dalle donne. La mia dottoressa della mutua non è per niente fredda, anzi.
            Il rosa sarà pure svago, ma io non lo sopporto, mi annoiano le storie d’amore e l’amore come argomento non mi interessa minimamente. Lo vedo anche con mia madre e mie sorelle, che ogni settimana si vedono il film di Inga Lindström, che non vedrei neanche se mi pagassero.

          • Grilloz
            23 febbraio 2016 alle 13:55

            Al di la dei gusti personali, non vedo però perchè chi legge un certo genere debba essere discriminato perchè legge un genere “minore”. Dovremmo superare questo stereotipo per cui le storie d’amore sono adatte alla casalinga e i romanzi di fantasicenza al nerd. Secondo me ognuno deve essere libero di leggere ciò che gli piace (o di non leggerlo se non gli piace).

        • Nani
          24 febbraio 2016 alle 00:18 Rispondi

          Io ho un pregiudizio verso il rosa. Lo leggo, di tanto in tanto. Ultimamente ho letto due, no, tre romanzetti pubblicizzati come capolavori, con una sfilza di commenti positivi che non finiva piu’. Eh, si’, siccome parto prevenuta ;), i commenti me li leggo tutti. I titoli?
          I suoi occhi su di me di Aurora Belle e Easy di Tammara Webber. Poi un’altra, Marry in haste, classificata choc lit in regency era che non vale nemmeno la pena di ricordare l’autrice. Che dire? Easy si puo’ leggere con qualche riserva, gli altri sono spazzatura. Profondita’ dei personaggi? Forse sono stata sfigata io, ma non ne ho trovata un granche’. La storiella? Ecco, proprio una storiella, che nei primi due casi si regge su un belloccio tatuato pieno di complessi esistenziali e anche superdotato! Nel terzo, non mi esprimo, perche’ nemmeno l’ingenuita’ di un’adolescente alle prime letture riuscirebbe a trarci piu’ che un punto interrogativo sulla testa. Ma la mia considerazione sul rosa non nasce dalla qualita’ delle opere, che certo vale quel che vale, ma dall’esaltazione di tutti i commenti, e sono centinaia, delle lettrici. E’ lecito chiedersi se il mercato rosa sia di infima qualita’ quando le lettrici esaltano l’infima qualita’ dei “capolavori” primi in classifica? Ossia: se le lettrici chiedono ed apprezzano opere di scarso valore, come posso pretendere che il prodotto proposto sia di una qualita’ diversa da quella richiesta?
          Poi, naturalmente, ci saranno anche capolavori, ma come li trovo, io? Ecco, questo e’ molto peggio del self publishing casareccio, perche’ qui le case editrici ci sguazzano e pubblicano la prima ragazzina che si mette a fare i pensierini sul ragazzetto figo, e io, che mi fido del professionista che sceglie cosa pubblicare in base ad un valore presunto, ci rimango fregata al 99%.
          Da questo nasce la mia profonda diffidenza verso il genere rosa. Non che ogni tanto non ci provi. Del resto sono femminuccia, piace anche a me immergermi nelle storie d’amore a lieto fine. Ma, in genere, rimango davvero fredda ai commenti di donne che lodano altre donne. Almeno per il rosa.

          • Amanda Melling
            24 febbraio 2016 alle 00:23

            Beh, non per vantarmi, ma con la mia collana rosa credo di aver elevato il genere, anche se attualmente ho solo due titoli in catalogo, ma ne arriveranno presto altri tre. Ti sfido a giudicarli…

          • Nani
            24 febbraio 2016 alle 01:02

            Evvabbe’, se mi dici cosi’, mi tenti! :D

  2. sandra
    23 febbraio 2016 alle 08:30 Rispondi

    Aggiungo, non mi pare sia stata citata, Jennifer Egan, mainstream originali, La fortezza in particolare ha un taglio davvero maschile. I miei romanzi tutti pensano siano rosa perchè per comodità li etichettano così, forse pensano di vendere di più, la più bella definizione me l’ha data proprio Tenar “commedie sofisticate!” Grazie! E rosa non sono, piacciono anche a mio marito che odia il rosa in tutte le sfumature e ai miei amici maschi. E non possiamo non ricordare la recentemente scomparsa Harper Lee.

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2016 alle 12:27 Rispondi

      Non conosco Jennifer Egan. La commedia non è per forza rosa.
      Non sapevo fosse morta Harper Lee (sono stato fuori qualche giorno da venerdì), pensa che proprio la settimana scorsa ho ordinato “Il buio oltre la siepe” e m’è arrivato ieri.

  3. Chiara
    23 febbraio 2016 alle 08:42 Rispondi

    Non conto nemmeno il numero delle volte in cui qualche amico o parente mi ha domandato se stessi scrivendo un romanzo d’amore. La mia età, forse, rientra nel cliché: fossi stata sulla cinquantina probabilmente mi avrebbero domandato: “scrivi gialli o romanzi erotici stile cinquanta sfumature?” :D
    Il romanzo a cui sto lavorando è un mainstream piuttosto drammatico, che sto scrivendo con l’obiettivo di poter accontentare sia gli uomini sia le donne. Anche per questo motivo, quando ho deciso di abbandonare il proposito di scrivere una storia corale e scegliere un unico protagonista, fra i due personaggi che si contendevano lo scettro ho scelto “il maschio”. Un lettore spesso diffida da una storia scritta da una donna e con una protagonista femminile, mentre una lettrice è aperta a entrambe le possibilità.

    P.S. fra le autrici che hai citato, mi interessano quelle che scrivono mainstream perché non sono molto attratta dalla fantascienza e dal fantasy. Credo che darò un’occhiata.

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2016 alle 12:30 Rispondi

      Sì, forse anche l’età è complice dei pregiudizi :)
      Se ne avevi 15, stavi scrivendo un horror erotico coi vampiri.
      Quindi sei attratta da Scarlett Thomas e Rachel Joyce. Particolati entrambe, per me molto brave.

      • Chiara
        23 febbraio 2016 alle 15:40 Rispondi

        Ho messo in wish-list un romanzo di una e un romanzo dell’altra. Appena smaltisco qualche romanzo li compro. :)

        • Daniele Imperi
          23 febbraio 2016 alle 15:43 Rispondi

          Bene, fammi sapere se ti saranno piaciuti.

  4. Elisa
    23 febbraio 2016 alle 09:37 Rispondi

    Io leggo perlopiù donne (90% delle mie letture). Leggo fantasy (contemporaneo) e gialli, quindi non il rosa classico. In effetti apprezzo la trama rosa purché sia una sottotrama. Scrivendo (ho due storie in ballo), la trama rosa in una storia è una sottotrama, nell’altra è un accenno al fatto che alcuni personaggi hanno avuto dei trascorsi, ma di fatto serve ad aumentare il conflitto e a creare un po’ di background. In entrambi i casi la trama principale si occupa di altro.
    Preferisco le donne perché, di solito, lavorano meglio sui personaggi, mentre gli uomini lavorano meglio sulla trama. Dato che ai personaggi mi affeziono, finisco per preferire quelli creati dalle prime.

    Nell’elenco che hai fatto manca George Sand (donna anche lei all’anagrafe Aurore Dupin)

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2016 alle 12:33 Rispondi

      Forse è vero che le donne lavorano meglio sui personaggi. Se ripenso ai 10 libri che ho citato, c’è davvero una grande attenzione al personaggio.
      L’elenco delle donne che hanno usato lo pseudonimo non è completo.

  5. Maria Grazia
    23 febbraio 2016 alle 09:48 Rispondi

    Complimenti per la tua dichiarazione papale papale di essere pieno di pregiudizi, mi conferma che faccio bene a seguire il tuo blog.
    Per quanto riguarda le scrittrici, devo dire che io ho avuto qualche pregiudizio da bambina, nel senso che allora, escluso Piccole donneche ho adorato, i libri per quell’eta’ scritti da donne li trovavo melensi, pieni di pretese edificanti…bleah!
    Crescendo sono approdata a letture decisamente migliori e la distinzione tra scrittori maschi e femmine non l’ho mai fatta. Ci sono capolavori e schifezze in entrambe le due meta’ del cielo!

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2016 alle 12:35 Rispondi

      Perché anche tu sei piena di pregiudizi? :D
      Io scelgo il libro da comprare in base al genere e alla storia, se non conosco l’autore, o anche in base al fiuto che mi dice che quel libro mi piacerà.

  6. Loredana
    23 febbraio 2016 alle 10:36 Rispondi

    Ammetto che non faccio minimamente caso al sesso dell’autore, finché non leggo. Solo in quel momento riesco a dare un colore al nome, e al modo di scrivere. Tematiche per donne? A parte l’amore, non mi viene in mente altro. Per il resto, vedo che sono perfettamente in grado di scrivere su tutto, e di creare anche novità. E quando non ci riescono, falliscono esattamente come gli uomini. Il fantasy potrebbe anche non essere un genere da donna, ma vi assicuro che ne ho letti scritti da uomini che facevano piangere di desolazione.
    Grazie per i nomi, andrò a cercarli…

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2016 alle 12:37 Rispondi

      Quindi pensi che solo l’amore sia la tematica preferita dalle donne?

  7. Amanda Melling
    23 febbraio 2016 alle 10:54 Rispondi

    E qui ho qualcosa da dire. La scrittura ha un orientamento sessuale. Poi si può negare, soprattutto oggi che si vuole distruggere il genere sessuale per fingerci tutti uguali. Gli uomini descrivono per natura meglio le azioni e i pensieri nobili, le donne le sens-azioni, le riflessioni interiori sulla propria vita, famiglia o paure. Ci sono casi di non genere sessuale, ma dipende dall’orientamento della persona. Ovvero un uomo, se gay, può scrivere un bellissimo chick lit, una donna può scrivere di vita militare, se la sua personalità ha una vena maschile. Quindi rimangono generi letterari prettamente di donne o uomini, intesi completamente nel loro gender sessuale. Personalmente, leggo le donne per lavoro, ma difficilmente per svago. Coincidenza acquisto quasi sempre libri di uomini, diciamo che il rapporto è 1/5. Ma dipende dall’accento che si vuole dare sui temi della vita, preferisco la visione maschile.

    • monia74
      23 febbraio 2016 alle 11:51 Rispondi

      Secondo te, un autore/trice farebbe bene a declinare il suo nome in base alla sua predispozione, per meglio arrivare al suo pubblico di riferimento?

      • Amanda Melling
        23 febbraio 2016 alle 12:38 Rispondi

        Si assolutamente, se vogliamo guardare in faccia la realtà. In termini commerciali è meglio. Ma così come io ho cambiato cognome per avere un tocco internazionale. Se vuoi scrivere di un pescatore che impreca tutto il giorno, meglio se ti chiami George che Jessica.

        • Daniele Imperi
          23 febbraio 2016 alle 12:41 Rispondi

          Secondo me è sbagliato, mai rinunciare al proprio nome, anzi usare quel nome per importi.
          Come pensate di combattere i pregiudizi sui libri se voi per prime rinunciate al vostro nome per fare il gioco dei lettori che hanno pregiudizi?

          • Amanda Melling
            23 febbraio 2016 alle 12:45

            Se lavori in banca non ti vesti da spiaggia, altrimenti perdi clienti. Si seguono le regole e basta per raggiungere il traguardo.

          • Daniele Imperi
            23 febbraio 2016 alle 12:50

            Se lavori in banca e sei donna, ti vesti comunque da donna. Non è un paragone che regge. Non trovo sensato rinunciare alla propria personalità a causa dei pregiudizi.
            Non è una regola usare uno pseudonimo maschile per scrivere certe storie. Non esiste questa regola.

          • Amanda Melling
            23 febbraio 2016 alle 12:57

            Mi riferivo all’internazionalizzazione del cognome. Non per il sesso volendo una ci può provare lo stesso. In ordine di importanza è più importante usare uno pseudonimo se il tuo nome è poco armonico. Tipo un libro di fantascienza con suggestioni del far west, se ti chiami Ugo Della Ciccia non va bene, per me.

          • Daniele Imperi
            23 febbraio 2016 alle 13:04

            Dipende dal nome, ma non per forza devi internazionalizzarlo se è poco armonico.

          • Nani
            24 febbraio 2016 alle 00:41

            Facendo come la Rowling e le altre donnine dalle iniziali puntate: prima ti imponi e poi sveli l’arcano. Perche’ e’ vero che vieni visto in modo differente. Ed e’ vero che c’e’ un carattere diverso nella scrittura femminile e in quella maschile, come e’ vero che anche dal punto di vista degli interessi, della percezione della realta’ e delle prestazioni in vari campi siamo diversi.
            Che vuol dire, questo, che se a me non piace la scrittura femminile non trovero’ mai una scrittrice che mi soddisfi? No, non propriamente. Perche’, mentre qualcuno dice che bisogna mettere qualcosa di se’ nella scrittura perche’ essa sia viva e vibrante, io dico che non e’ cosi’, anche se poi qualcosa dell’autore ci va a finire per forza, non fosse altro per il modo di coniugare i verbi. Sono solo i personaggi, la storia, che devono emergere. Una volta che hai la storia giusta tra le mani, ricca di per se’, e tu riesci a leggervi le sfumature piu’ minute e a riprodurle, di te scrittore essa non ha proprio bisogno. E a quel punto, non credo faccia molta differenza chi l’ha scritta.
            Non sono troppo d’accordo con Amanda quando dice che gli uomini possono scrivere come donne se sono gay etc. (Poi, su tutto il resto mi trovi d’accordo). Ho letto di scrittori uomini, maschi fino al midollo, che ti vedono e descrivono la realta’ con gli occhi piu’ puri di un bambino, in grado di risvegliare i sentimenti d’amore piu’ delicati che di solito vengono attribuiti alle donne. Io credo che essere grandi osservatori, piu’ che essere donne o uomini, aiuti, in questo mestiere.

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2016 alle 12:40 Rispondi

      Non siamo uguali, siamo opposti, altrimenti ci sarebbe l’estinzione :)
      Un uomo che scrive chick lit proprio non ce lo vedo, come non vedo una donna che scrive di vita militare.
      Penso anche io che alcuni generi e alcune storia sia proprie di un genere piuttosto che dell’altro.

  8. Salvatore
    23 febbraio 2016 alle 10:58 Rispondi

    In cambio a me chiedono di scrivere storie d’amore… XD

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2016 alle 12:42 Rispondi

      In cambio di cosa? :D

    • Grilloz
      23 febbraio 2016 alle 13:01 Rispondi

      E te la cavi alla grande :P forse dovresti pensare a uno pseudonimo femminile? ;)

      • Salvatore
        23 febbraio 2016 alle 16:39 Rispondi

        Potrebbe non essere una brutta idea. :)

  9. Elisa
    23 febbraio 2016 alle 12:24 Rispondi

    Oh mamma, in che ginepraio ti sei messo?
    Non esistono le tematiche femminili o maschili e non te lo sto dicendo per smania di paritarismo latente, ma proprio perché non è vero. C’è sicuramente un diverso approccio, c’ è anche una convinzione diffusa che le donne debbano scrivere d’amore, ma mi sembra veramente anacronistico, molti uomini scrivono benissimo sui sentimenti.
    Devo ricordarti la Cristoforetti nello spazio?

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2016 alle 12:43 Rispondi

      Che c’entra la Cristoforetti nello spazio?
      Per me esistono le tematiche maschili e femminili, perché abbiamo gusti e interessi diversi, anche se molti coincidono.

      • Elisa
        23 febbraio 2016 alle 13:19 Rispondi

        Centra per allargare lo specchio degli esempi, mi sembra molto l’estensione di un ragionamento del tipo Le donne non sono adatte a fare, che so, l’idraulico e gli uomini invece non sono adatti a fare il segretario. Cristoforetti è l’esempio di una donna che fa l’astronauta in modo perfetto ed è un tipico mestiere maschile.
        Se vuoi ti trovo esempi di donne che scrivono benissimo su temi tipici maschili e viceversa.
        :)

        • Daniele Imperi
          23 febbraio 2016 alle 13:49 Rispondi

          Credo che fare l’astronauta per una donna sia più semplice che fare l’idraulico. Fare l’astronauta è questione di fisico e salute, non di forza fisica.
          Ma stiamo divagando. Trovami donne che scrivono benissimo su temi tipici maschili e viceversa, va :D

          • Elisa
            23 febbraio 2016 alle 17:06

            Elsa Morante, Irene Nemirowsky, George Eliot, Beatrix Potter, Amelie Nothomb.
            Dal lato opposto Lewis Carrol, mmm più difficile, dammi un po’ di tempo per pensarci. :)

          • Daniele Imperi
            23 febbraio 2016 alle 17:14

            Beatrix Potter! Ho preso il libro con tutte le sue storie illustrate, in inglese. Le altre non le ho lette.

          • Elisa
            23 febbraio 2016 alle 17:12

            Aggiungo una cosa, penso che il mercato spinga molto questa netta separazione. Non ti dò torto del tutto, credo che ci siano delle preferenze psico/comportamentali, ma sempre più spesso vedo che il mondo delle case editrici spinge per segmentare perché pensa che questo faccia vendere di più. Ricordo un commento stizzito della Murgia che fu invitata a un festival della letteratura femminile, in mezzo a libri che parlavano di vestiti e e figli e non partecipò. Penso che se ci fosse andata avrebbe pure potuto testimoniare che le donne non sanno scrivere solo di quello, ma vabeh.

          • Daniele Imperi
            23 febbraio 2016 alle 17:15

            Sì, forse la divisione la richiede il marketing. Guarda, forse mi ha fatto scattare l’idea per approfondire il discorso. Vedremo che esce fuori :)

        • Grilloz
          23 febbraio 2016 alle 13:51 Rispondi

          Ti correggo, l’astronauta non è un mestiere maschile, infatti ci sono diverse donne che lo fanno :P Così come non è un mestiere maschile l’ingegnere ;)

        • Amanda Melling
          23 febbraio 2016 alle 14:08 Rispondi

          Ma infatti gli uomini non sono, generalmente, adatti a fare il segretario. Perché, generalmente, sono disordinati e vedono l’ordine anche dove non esiste perché è tutto nella loro testa, generalmente. Se non si è capito, il discorso è generale. E una donna, generalmente, non è adatta a fare l’idraulico. Genralmente. Io ho fatto la scuola di elettricista, bevo whisky e ofio i gatti, ma generalmente le donne non sono così. Generalmente.

  10. Amanda Melling
    23 febbraio 2016 alle 12:34 Rispondi

    La Cristoforetti, ma bastava che citavi la Fallaci, non è la Belen, la Cuccarini, o la Monroe. Ci sono un sacco di persone con componenti maschili e femminili variabili, senza un forte componente di genere, barare non vale.

  11. Amanda Melling
    23 febbraio 2016 alle 12:50 Rispondi

    Non c’è bisogno di aprire dei libri. La prova è nei blog. I blog gestiti da donne sono completamente diversi da quelli gestiti da uomini, generalmente.

  12. Tiziano
    23 febbraio 2016 alle 13:37 Rispondi

    Due mancanze:
    -per gli pseudonimi femminili: Agatha Christie
    -Per gli pseudonimi maschili di donne: la Shelley, autrice di Frankeinstein

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2016 alle 14:04 Rispondi

      L’elenco non è completo, ne ho solo scelte alcune. Non mi risulta però la Shelley, a quanto ho letto ha pubblicato il Frankeinstein in forma anonima, ma ha usato lo pseudonimo di Victor Cazire per un libro di poesie.
      Agatha Christie non ha usato uno pseudonimo a causa dei pregiudizi, e infatti il nome che usò era femminile, Mary Westmacott.

  13. Moira
    23 febbraio 2016 alle 14:12 Rispondi

    Proprio questa mattina ho fatto un mini sondaggio nell’azienda in cui lavoro, ho mosso un vespaio per merito tuo Daniele,ho chiesto a 15 donne, 12 di loro leggono romanzi rosa, autori maschili e femminili e 9 di loro hanno specificato che si , le donne curano molto i particolari, descrivono meglio i sentimenti, ma forse dipende molto da chi legge e quale messaggio arriva in quel momento e cosa si vuole recepire.Chiedendo agli uomini invece, nessuno di loro legge romanzi d’amore, oppure li leggono e se ne vergognano? Perché c’è ancora qualche maschietto che fa distinzione fra un bel libro d’avventura che ispira virilità è una scena melensa? Ci sto ancora pensando.
    Io ad esempio ci sono periodi che amo leggere romanzi d’amore altri che desidero biografie, le donne scrivono per le donne? Ma le donne che scrivono d’amore scrivono anche di uomini e l’amore…Credo che ci sia da riflettere moltissimo su questo.

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2016 alle 14:19 Rispondi

      Sono stato causa di un vespaio? :/
      C’è senz’altro distinzione fra un romanzo d’avventura e una storia d’amore melensa, ma è questione di gusti.

    • Nani
      24 febbraio 2016 alle 00:57 Rispondi

      Tra gli uomini c’e’ lo stesso pregiudizio che ho io. :D

      Io adoro Orgoglio e Pregiudizio per chi non lo ha capito. Ad ogni spostamento di casa (e in 6 anni ne abbiamo contati 7), mi vedo il telefilm della bbc, molto fedele al romanzo. Ormai e’ un rito. La prima volta che ho comprato il cofanetto, ho chiesto a mio marito di guardarlo, perche’ secondo me e’ un’opera che va divulgata all’umanita’ :D. Lui ha fatto mille smorfie, mi ha presa in giro, ha evitato la visione del primo episodio e parte del secondo. POi si e’ seduto e, come fosse una tortura inevitabile, ha iniziato a guardarlo. La sera successiva lo ha messo lui, senza nemmeno aspettarmi, mentre io ancora lavavo i piatti. Lo abbiamo finito e divorato in forse tre serate scarse e, non contento, e’ stato lui stesso a chiedermi di rivedere le prime puntate (a cui poi sono seguite anche le ultime), perche’ le aveva perse. Da allora il rito della visione di Orgoglio e pregiudizio lo onoriamo in due.
      Ecco, non e’ che tematiche femminili sono completamente incompatibili con l’altro sesso. E’ che probabilmente bisogna saperne parlare in modo diverso. E siccome poche donne, a quel che vedo, riescono a farlo (vedi la mia recente esperienza col rosa), gli uomini diffidano.

  14. Moira
    23 febbraio 2016 alle 14:30 Rispondi

    Un vespaio costruttivo… Ci siamo divertiti tutti quanti, a volte ho come l’impressione che si guarda la copertina di un libro, si legga la trama e si creino due gruppi, libri per uomini da un lato, libri per donne dall’altro, immaginiamo invece di leggerne uno senza introduzione, copertina e senza conoscerne l’autore.

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2016 alle 14:34 Rispondi

      Beh, dopo la lettura forse ci saranno ancora 2 gruppi, chissà.

  15. Amanda Melling
    23 febbraio 2016 alle 16:40 Rispondi

    Sono più che altro “temi” maschili o femminili…

  16. giuseppina
    23 febbraio 2016 alle 17:37 Rispondi

    Donne Du Du Du in cerca di guai….. Donne al telefono che non suona mai….. Donne du du du in mezzo a una via …. Donne allo sbando senza compagnia….. negli occhi hanno fantasia per scrivere …. come se fosse un lavoro che gli compete.

  17. Barbara
    24 febbraio 2016 alle 12:00 Rispondi

    65 commenti a questo post. Maschi contro femmine. La prossima partita sarà scapoli e ammogliati? :D
    Siamo donne, oltre le gambe c’è di più. Poi al giorno d’oggi capire cos’è donna e cos’è uomo diventa complicato. (E per fortuna! I primi anni nell’informatica erano un vero disastro. Avrebbero visto meglio un idraulico donna!) Credo ci siano solo un monte di pregiudizi. Mi viene in mente Oriana Fallaci, ma anche Margaret Mazzantini, non ha forse scritto Non ti muovere in prima persona maschile? L’ha scritto male? O Paulo Coelho che ha scritto Undici minuti, la storia di una prostituta alla ricerca dell’amore e del suo significato, in prima persona femminile?
    Personalmente scrivo quel che scrivo. I racconti di Pàtton sono in prima persona maschile, con beta-reader maschili (lavoro in un ambiente maschile da 15 anni, avrò assimilato). Ma scrivo chick-lit anche. Non me ne vergogno. Mi diverte. Ho già il mio horror quotidiano, lasciatemi almeno la penna per ridere un po’! Nel progetto grosso (credo sia un mainstream però, non saprei altrimenti definirlo) sono continuamente divisa tra mente maschile e mente femminile (i due protagonisti, il loro pensiero). E sono d’accordo con Nani sopra: non è una questione in realtà di pensare in maniera differente, è una questione di sensibilità e osservazione.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2016 alle 12:17 Rispondi

      Ci voleva una battaglia Maschi contro Femmine, no? :D
      Forse è questione di sensibilità, ma secondo me non solo, bisogna anche pensare in modo differente e ecco dei beta reader dell’altro sesso che tornano utili.

      • Monia74
        24 febbraio 2016 alle 12:50 Rispondi

        Ha ha ha, editor uomo: celo :)

  18. la mori
    24 febbraio 2016 alle 18:12 Rispondi

    Jane Eyre, romanzo che adoro! Mi piace molto anche Jane Austen: ho tutti i suoi libri. Tipica lettura da donne! Una giovane italiana che a me piace è Chiara Gamberale. Insomma ho letto e leggo diversi romanzi per donne, scritti da donne. Se penso a uomini che scrivono rivolgendosi a un pubblico rosa invece mi viene subito in mente Paolo Coelho. O Nicholas Sparks. Di cui ho letto un solo romanzo e l’ho trovato fin troppo melenso per i miei gusti. In conclusione trovo che ci siano moltissime sfumature nella realtà, rispetto a quell’abitudine di distinguere per grandi campi: bianco e nero, maschi e femmine. Sia per lo scrittore che per il lettore. E per fortuna.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2016 alle 08:33 Rispondi

      Jane Eyre invece vorrei leggerlo.
      Pensa che ho sempre creduto che Nicholas Sparks fosse una donna, visto quello che scriveva :/
      Ergo, non scriverò mai rosa.

  19. Alessandro
    11 aprile 2016 alle 18:51 Rispondi

    Il mondo emerso non penso si letteratura femminile e lo ha scritto una donna, hunger games lo stesso

  20. Lucia Paolini
    14 giugno 2016 alle 15:58 Rispondi

    Secondo me non è un argomento che inizia e finisce con le scrittrici donne, ma che sfocia nell’arte in genere. La vita nell’arte per le donne è diversa e una donna che fa “arte”, non può non ragionare su questa cosa e capirne le differenze.

    • Daniele Imperi
      14 giugno 2016 alle 17:22 Rispondi

      Non ho capito cosa intendi :)

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