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Quando il personaggio comanda sulla storia

Quando il personaggio comanda sulla storia

Questo tweet di Veronica mi ha fatto pensare molto, perché contiene una verità quasi assoluta. Dico quasi perché non c’è nulla di assoluto, ma comunque quella è una verità con cui fare i conti ogni volta che iniziamo a scrivere una storia.

Io sto progettando quel mio famoso romanzo K., che ogni tanto faccio riemergere dalle nebbie del tempo, ho scritto 3 pagine fitte di trama e non ho ancora finito. Manca la conclusione. Quella trama, la suddivisione in 3 parti del romanzo e una serie di avvenimenti per ognuna, so che è provvisoria.

La trama è una scelta dello scrittore

Plot is what the writer wants the characters to do. ~Lillian Hellman

La trama di K. è necessaria, come lo è per qualsiasi altra storia, perché per me contiene una serie di linee guida che, appunto, mi guideranno dall’inizio alla fine della storia. Non è un romanzo che posso scrivere di getto e – mi dispiace, caro King – non intendo scriverne nessuno di getto.

Quindi la trama è una mia scelta: io avuto l’idea di K. e ho costruito una storia attorno, ho creato dei personaggi, li ho inseriti in un contesto storico-geografico, ho creato dei desideri, degli ostacoli, dei nemici, dei cambiamenti. Ma tutto questo non fa di K. una storia. Non ancora.

Quella trama mi dà, ogni volta che la leggo, l’idea della storia nel suo insieme acerbo, come se fosse un bozzolo in attesa di trasformarsi e vivere di vita propria. Su quella trama io posso intervenire come voglio e è ciò che faccio, quando mi decido a riprendere in mano quel romanzo.

Per semplicità gli eventi sono sviluppati tutti in modo lineare, ma quando la trama sarà conclusa, creerò un intreccio e avrò la panoramica della mia storia, ossia il lavoro ancora grezzo. Sono ancora io a decidere tutto, sono io a condurre il gioco.

La storia è una scelta dei personaggi

Story is what the characters want to do. ~Lillian Hellman

La storia è tutt’altra cosa. Lo vedo quando termino un racconto, che non procede mai come avevo previsto. C’è anche da dire che quando scrivo racconti brevi, le mie trame di sono di solito due o tre righe al massimo, il resto è scrittura di getto. Ma per un romanzo non me la sento.

Nella storia accade proprio quanto dice Veronica, i personaggi prendono il sopravvento e conducono il gioco. Seguono le mie linee guida, sono costretti a farlo perché sono io a inserirli nelle pagine, ma poi tracciano nella trama altre linee, alcune sottili, altre invece più marcate.

E questo è naturale, perché si tratta pur sempre di persone, anche se a noi piace chiamarli personaggi: a uno stimolo, a una qualsiasi azione ognuno reagisce in un modo e lo scrittore non può prevedere ogni reazione, anche perché potrebbe essere più giusta quella del personaggio e non quella che avevamo previsto.

Possiamo quindi dire che la trama traccia le linee guide della storia e la storia modifica pagina dopo pagina la trama. Ma è un processo naturale, non ho avuto problemi ad accettare una cosa del genere quando me ne sono accorto. Ci sono miei racconti che hanno modificato il finale che avevo scelto. Questa è la scrittura: l’accettazione delle regole del gioco. E in una storia sono i personaggi a giocare, non lo scrittore.

Che ne pensate? I vostri personaggi prendono il sopravvento sulla storia? Sono stravolte le vostre trame rispetto ai progetti iniziali?

19 Commenti

  1. LiveALive
    21 agosto 2014 alle 07:47 Rispondi

    Come a Eco, a me non piace l’idea del personaggio che prende vita e agisce da solo. Preferisco dire che lo scrittore è legato dalle sue premesse: se il personaggio X è così e cosà, all’avvento dell’evento Y potrà reagire, logicamente, in un modo solo. Se io nella stesura della trama l’avevo fatto agire in modo innaturale ho sbagliato, e devo modificare.

    Io conoscevo un’altra citazione, che diceva che la storia è “il re è morto, poi è morta anche la regina”, mentre la trama è “il re è morto, poi la regina è morta dal dolore della perdita”. Insomma, la storia è una serie di eventi sconnessi, la trama una serie di eventi legati dal rapporto causa-effetto.
    Alla luce di ciò, mi chiedo cosa volesse dire… Forse che i personaggi forniscono linee guida e poi sta allo scrittore creare una serie di eventi logici? Io direi più il contrario, cioè lo scrittore ha l’idea di base ma poi è la natura del personaggio a obbligare la scelta di certe conseguenze.

    • Daniele Imperi
      21 agosto 2014 alle 17:26 Rispondi

      Esatto: lo scrittore traccia un’idea e poi i personaggi vanno quasi da sé.

  2. Francesca
    21 agosto 2014 alle 11:19 Rispondi

    Sono d’accordo con te. Posso comandare i miei personaggi solo modificando le premesse su cui agiscono. Dopodiché loro fanno ciò che vogliono. Per me è veramente un momento magico. Anzi, se li devo spingere a forza intuisco che qualcosa nella loro costruzione non va. Poi questo non vuol dire che sia la versione definitiva, dovrò rimetterci le mani nelle varie stesure e cercare di “capirli meglio”, ma è sempre una collaborazione tra me e loro, né io li comando come degli automi, né loro portano la storia per i campi. “Per i campi” non intendo diversa rispetto a quello che avevo progettato, perché in questo non c’è niente di male, finché la storia funziona. Ecco, il problema è che deve funzionare: mi capita spesso che i personaggi vadano “fuori tema” e che io debba arginare la loro esuberanza per riportarli in carreggiata.

    • Daniele Imperi
      21 agosto 2014 alle 17:28 Rispondi

      Anche a me è capitato che prendessero una piega sbagliata. È normale che succeda.

  3. Moonshade
    21 agosto 2014 alle 11:54 Rispondi

    Mhh è difficile spiegare se arriva prima il “mondo” o prima i personaggi; cerco di avere personaggi che funzionano nonostante il mondo -quindi generalmente questo viene dettagliato dopo. Io i miei personaggi a volte li chiamo “scimmie”,e per un po’ li faccio pascolare in attesa che si frmino un carattere mentre ne discutiamo (composto da io cosa gli faccio succedere, a loro cosa piace etc). E poi li piazzo nella storia dove serve e li lascio liberi; sanno che esistono già dei punti fermi di trama. È come il cast di un film, se un personaggino non funziona o fa i capricci lo sostituisco. Ne ho uno in particolare che troppo spesso é colto da idee balzane, quindi è impegnativo anche stargli dietro perchè mentre faccio altro mi distrae. È un po’ da pazzi ma per me funziona…

  4. Alessandro Cassano
    21 agosto 2014 alle 12:18 Rispondi

    S. King consiglia di improvvisare, lasciar fare ai personaggi. Ma lui può buttar giù una bozza e darla in pasto a uno squadrone di editor di altissimo livello, senza dover rinunciare a un rene per pagarli.

    Io tendo molto a improvvisare in quanto la classica “scaletta” studiata nei minimi dettagli mi annoia, di conseguenza capisco – nel mio piccolo – la necessità degli autori di lasciar respirare i personaggi senza ingabbiarli.

    Il mio semplice assioma è questo: trama e personaggi devono essere subordinati e funzionali alla premessa.

    • Daniele Imperi
      21 agosto 2014 alle 17:36 Rispondi

      Anche a ne annoia creare una scaletta dettagliata, ma per alcune storie va fatta.

      • Alessandro Cassano
        21 agosto 2014 alle 18:06 Rispondi

        concordo, anche perché altrimenti la revisione diventa un bagno di sangue.

      • Nordlys
        27 ottobre 2014 alle 22:46 Rispondi

        Invece io adoro creare scalette.
        Mi diverte molto più che scrivere.
        I personbaggi non li ho mai percepiti che ‘vanno da soli’. Ho sempre avuto la percezione di essere io il capo.

        • Daniele Imperi
          28 ottobre 2014 alle 08:07 Rispondi

          In un certo senso l’autore è sempre il capo, perché per quanto possano “agire” da soli i personaggi, fanno sempre quello che tu stai scrivendo debbano fare.

  5. Grazia Gironella
    21 agosto 2014 alle 21:21 Rispondi

    In generale i miei personaggi non stravolgono la trama, ma spesso la modificano. Mi capita di scrivere due o tre capitoli convinta di stare seguendo la scaletta, e poi quando vado a rivederla mi accorgo che è uscito qualcosa di diverso. Nell’insieme però la traccia che avevo in mente è rispettata, perciò non mi preoccupo, anzi, mi godo le sorprese. Mi piace stare al timone, ma anche mettermi al balcone e guardare i personaggi che se la sbrogliano a modo loro.

    • Daniele Imperi
      23 agosto 2014 alle 14:20 Rispondi

      Secondo me non dovrebbero proprio stravolgere la trama, altrimenti rischi di non finire più o di rivedere tutto.

  6. HenryKing17
    22 agosto 2014 alle 18:21 Rispondi

    Un mio personaggio si era buttato nell’alcol dopo una cotta siderale. Si faceva fuori una cassa di birra ogni sera. A me poi toccava pulire. Ieri l’ho preso da parte e gliene ho rifilato uno, sonoro, e ora va meglio :-)
    Se il personaggio ti piace, però, credo si possa lasciarlo in qualche misura creare, e una scossetta alla trama, a volte, la rende meno scontata e meccanica di quanto crediamo. Talvolta linee guida troppo rigide possono trasformarsi in una gabbia da cui non si riesce ad uscire; almeno io la penso così, e voi?

    • Francesca
      22 agosto 2014 alle 18:59 Rispondi

      D’accordissimo :) ciò che sto cercando di imparare adesso è proprio essere più spontanea, e vedere dove le mie storie mi portano. Mi fa ridere che per molti di noi i personaggi siano una specie di asilo nido!

    • Daniele Imperi
      23 agosto 2014 alle 14:27 Rispondi

      Anche per me è così: niente trama rigida, altrimenti mi annoio anche a scrivere.

  7. HenryKing17
    23 agosto 2014 alle 14:37 Rispondi

    Grazie Francesca e Daniele, mi sento meno solo ora :-). Ieri mi sono recato in bibblioteca (la lascio con due BB, mi piace) e lì ho trovato la bella sorpresa di “On Writing”, del vecchio Stevie, sullo scaffale. Mi aspettava. Leggendolo, noto che anche lui non è che si conformi troppo a schemi e canoni rigidi e ripetitivi, tutt’altro. E parliamo del “Re” (cognome a me noto). Sono arrivato al punto in cui lui descrive la sua “Musa” ispiratrice, che poi è un “Muso”- alcolico e fumoso, ed anche un tantino cinico e misantropo – che vive in cantina e gioca a bowling, facendosi fuori casse di birra. Troppo forte! Tra l’altro è uno dei libri, sinora, più divertenti ed interessanti che abbia mai letto :-)
    Miao a tutti….. frrrr

  8. Roberta Damiano Damhia
    25 agosto 2014 alle 20:40 Rispondi

    Non c’è niente di più bello, secondo me, di veder i propri personaggi prendere vita da soli senza sapere dove essi ti porteranno. Avere una trama è sempre importante, ma a volte creare un personaggio e renderlo un automa diventa noioso. Invece mi lascio guidare dal personaggio che invento facendo come un lettore che ha in mano un nuovo libro, lo sfoglia e non sai dove ti porta. =D

  9. Claudia
    26 agosto 2014 alle 23:37 Rispondi

    Nessuna scaletta, non saprei rispettarla. I personaggi si evolvono man mano che la storia va avanti.
    Il pericolo di incepparsi? Certo che c’è. Ma non è questo il bello? O il brutto, dipende dai punti di vista. ;)

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