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Quale migliore storia come primo romanzo?

Quale migliore storia come primo romanzo?

Ricordo ancora lʼaneddoto raccontato da Stephen King nel suo saggio On Writing. Parlava del suo primo romanzo. Lʼagente gli disse che aveva una notizia buona e una cattiva. La buona era che avrebbero pubblicato il suo libro. La cattiva era che lui sarebbe stato classificato da tutti come uno scrittore horror.

Quellʼaneddoto mi è rimasto impresso, non lʼho più dimenticato e ormai è qualche anno che ho letto quel libro. E a pensarci bene non sono sicuro di avere unʼopinione precisa al riguardo.

Però ricordo che mi era sembrato assurdo considerare Stephen King un autore horror solo per aver pubblicato come suo primo romanzo una storia dellʼorrore. Ma forse in quel momento io ragionavo come scrittore e non come lettore.

Le aspettative di noi lettori

Quando ho letto il primo romanzo di Walter Moers, Le 13 vite e ½ del Capitano Orso Blu, non vedevo lʼora di leggere unʼaltra sua storia su Zamonia e i suoi folli abitanti. Come avrei reagito di fronte a un thriller di Moers o a un romanzo di fantascienza o uno mainstream?

Non ne ho idea, ma so che lʼavrei comprato a occhi chiusi, a meno di essere qualcosa di completamente al di fuori delle mie letture.

Quando ho letto la saga di Harry Potter, ho sperato di leggere altri fantasy della Rowling, ma quando lʼautrice ha pubblicato Il seggio vacante, io ho deciso comunque di leggerlo. E non me ne sono pentito, anzi, a me è piaciuto molto.

Ma i lettori sono tutti diversi, ci sono quelli che leggono solo fantasy e non hanno seguito la Rowling nelle vicende legate a quel seggio vacante né nei casi di Cormoran Strike, scritti sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith.

Davvero il primo romanzo pubblicato ci identifica?

Perché, se davvero è così, allora quel romanzo va scelto con cura. Allora uno scrittore deve riflettere sulla sua (probabile) catalogazione da parte del pubblico. E su tutta la sua carriera futura come autore.

Deve essere anche pronto a deludere il suo pubblico, qualora decidesse, come ha fatto la Rowling e altri autori come lei, di dedicarsi ad altri generi letterari, di accettare nuove sfide, di mettersi alla prova con storie del tutto differenti.

Siete pronti a deludere i vostri lettori?

Se la risposta è sì, allora sentitevi liberi di scrivere quello che volete, prendete come vostro motto il famoso “chi mi ama mi segua” e fregatevene di tutto il resto.

Se la risposta è no, allora siate comunque pronti a restare imprigionati in un genere narrativo, un genere che forse prima o poi inizierà a starvi stretto.

Insomma, in tutti e due i casi ci sono rischi da correre. Forse più nel primo che nel secondo. Ma non ne sono per niente sicuro.

Quale migliore storia come primo romanzo?

Io sto lavorando al mio romanzo di fantascienza. Poi seguirà un fantasy. E un altro ancora. Ma nel calderone ho anche un poliziesco, un romanzo storico, uno dʼavventura e chissà che altro. Ne ho parlato varie volte.

Io scrivo quello che voglio, quello che mi ispira, non amo le restrizioni, né tanto meno le etichette. Scriviamo per i lettori? No, scriviamo prima di tutto per noi stessi, è inutile nascondere questa verità.

È giusto uscire con una storia di fantascienza come primo romanzo? Non lo so, io quello sto scrivendo ora. Ma non sarò qualificato come un autore di fantascienza, perché la storia non ha nulla di Asimov né somiglia a The Martian né a Guerre stellari. I campi di applicazione della fantascienza sono molteplici.

Ma se anche fosse, non vedo il problema. I lettori, se e quando uscirà un secondo romanzo, dovranno ricredersi. Non obbligo nessuno a leggermi. Ognuno legga quello che vuole, e ogni autore scriva ciò che vuole.

Quale storia avete scelto come primo romanzo?

Vi siete posti questa domanda? Quel primo romanzo traccerà la vostra carriera di autori indirizzandola su una strada ben precisa?

55 Commenti

  1. Grilloz
    9 novembre 2015 alle 09:46 Rispondi

    “Siete pronti a deludere i vostri lettori?”
    Beh, col primo libro non ci sono lettori da deludere, semmai col secondo, infatti si sa, “Il secondo album(libro) è sempre il più difficile” ;)
    Poi ci sono lettori più aperti e lettori più chiusi, e magari cambiando genere si perde qualcuno dei primi ma magari se ne guadagnano altri.
    Comunque penso che un autore in procinto di pubblicare il primo romanzo non dovrebbe porsi il problema, se lo ha scritto è perchè lui in quella storia credeva, perchè l’ha fatto con passione. Al contrario dovrebbe trattarsi di uno scrittore costruito a tavolino, che già pianifica dove arriverà tra 10 anni e che sceglie il genere in base ai potenziali lettori e non alle sue aspirazioni. A me personalmente un autore così non piace molto.

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2015 alle 12:32 Rispondi

      Sì, la delusione ci sarà dal 2° romanzo.
      Sono d’accordo che l’autore non debba porsi certi problemi, altrimenti rischi di non scrivere se ti metti a fare calcoli su calcoli.

  2. Salvatore
    9 novembre 2015 alle 10:04 Rispondi

    Stephen King non ha scritto solo romanzi horror: Stagioni diverse è una raccolta di quattro racconti bellissimi e non hanno nulla di horror (ed è anche l’opera che preferisco di King). Però, tempo, l’etichetta gli è sicuramente rimasta.

    • Salvatore
      9 novembre 2015 alle 10:05 Rispondi

      Refuso: *temo

      • Grilloz
        9 novembre 2015 alle 10:08 Rispondi

        tempo era più bello però :P

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2015 alle 12:33 Rispondi

      Sì, l’etichetta gli è rimasta. Anche Dolores Clairborne non è horror né Misery.

  3. Renato
    9 novembre 2015 alle 10:32 Rispondi

    Caro Daniele,
    come mio primo romanzo ho pubblicato (qualsiasi cosa significhi questa parole) il mio primo romanzo. Non mi sono minimamente posto il problema di quale fosse il genere nel quale meglio mi trovassi, o gradissi essere identificato. Avevo solo in testa una storia, che sentivo buona, e ho cercato di scriverla meglio che potevo e facendo sì (con molta delicatezza) che da questa trasparisse quello che pensavo e sentivo. Tutto qui.
    Scrivere bene (cioè una storia solida e ben strutturata) e trasmettere emozioni e, perché no, definire un proprio stile. Queste sono le cose che secondo me devono interessare uno scrittore esordiente, specie alla prima opera.
    Ora sono alle prese con la seconda storia (violenta e terribile), ho da parte la prosecuzione del mio primo romanzo, ed ho già scritto l’incipit di quello che mi piacerebbe tanto scrivere e prima o poi ci riuscirò: una storia western. Dimenticavo di dire che il mio primo romanzo è una fresca e leggera storia d’amore.
    Se il mio primo romanzo avrà un successo planetario (e ne dubito fortemente) mi porrò il problema se proseguire o meno nel genere romantico, in ogni caso fin tanto che senta di avere qualcosa da dire in proposito. Nel frattempo l’unica cosa che mi interessa sono le buone storie e la capacità di scriverle bene per quelle che sono.

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2015 alle 12:34 Rispondi

      D’accordo con te. Secondo me ci sono alcuni generi più “a rischio” di altri. Magari ora sei visto come autore di storie d’amore, chissà :)

  4. Digamma
    9 novembre 2015 alle 11:03 Rispondi

    Concordo con il commento di Grilloz qui sopra, è il secondo romanzo il più difficile, perché potrebbe (come no, eh!) essere estremamente diverso dal primo, perciò i lettori potrebbero sentirsi spaesati. Lì penso che anche gli editori stessi ti possano dare un consiglio, mal che vada esistono sempre gli pseudonimi. :)

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2015 alle 12:36 Rispondi

      Se (grosso come una casa) riuscirò a finire il mio primo romanzo, il secondo sarà infatti totalmente diverso dal primo, anche come genere letterario.
      Non sono d’accordo sugli pseudonimi, quindi “male che vada” esiste il self-publishing :)

  5. Tenar
    9 novembre 2015 alle 11:08 Rispondi

    Il discorso è complicato e molteplice, almeno per come la vedo io.
    Ci sono almeno tre elementi da tener presenti.
    a) tutto questo discorso vale solo se il romanzo fa il botto. In caso contrario, anche se ha un buon apprezzamento, chissenefrega. Se King non fosse diventato nel giro di pochi romanzi il re dell’horror il suo nome non sarebbe stato associato in primis a questo genere, se Harry Potter non avesse rivoluzionato il fantasy tutti si sarebbero accorti che si basava su una struttura da detective story. Quindi, a meno di non voler/riuscire a vendere subito milioni di copie possiamo anche evitare di farci troppi problemi.
    c)le aspettative dei lettori ci sono ed è inutile negarle. Se abbiamo molto amato un autore per certe atmosfere, certe tematiche, certi personaggi ci sentiremo spiazzati di fronte a un’opera del tutto diversa. Magari poi ci piacerà anche di più della prima, ma il primo impatto sarà straniante. Non so se sia un bene o un male, ma è indubbio che le nostri menti funzionino così. Più si è amata una cosa e più la si vorrebbe uguale.
    d) per diventare davvero bravi in un genere bisogna frequentarlo molto, fare molta pratica, leggere quello che esce, anche ciò che non ci piace, capire dove sta andando il mercato. È difficile mantenere alti livelli su tanti generi diversi (a meno, ovviamente, di non essere geni assoluti).

    Per quel che mi riguarda i miei due romanzi sono entrambi dei gialli. Vorrei continuare a scrivere gialli, seppure atipici. Non so se ci riuscirò (a pubblicare, più che a scrivere). A deludere i miei lettori ci penserò, se mai, quando avrò un enorme parco lettori da deludere. Per ora il problema non si pone.

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2015 alle 12:39 Rispondi

      A me piace sollevare quesitoni complicate :D
      1: sì, ci può stare come elemento da tenere presente.
      2: vero, ma pazienza, così è appunto la natura umana.
      3: io sono un genio incompreso, quindi sono a posto :D
      Tu hai anche scritto storie di Holmes, quindi polizieschi, perciò potresti essere vista come autrice di storie poliziesche. Una futura Agatha Christie?

  6. massimiliano riccardi
    9 novembre 2015 alle 12:15 Rispondi

    Io mi sono buttato con quello che in quel momento mi è uscito fuori, non credo che il primo romanzo uscito mi caratterizzi, ho mille cose nella testa e non sono dello stesso genere, non sono nemmeno sicuro di potermi definire scrittore, sicuramente mi piace raccontare storie. In merito a Stephen king, così mal etichettato dalla letteratura colta della cippa, nella grande massa dei suoi lavori trovi dei capolavori.

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2015 alle 12:40 Rispondi

      Buttarsi con la storia che ti viene in mente per me è giusto. Credo sia l’unico modo per lavorare bene.

  7. Andrea Torti
    9 novembre 2015 alle 12:52 Rispondi

    Come si suol dire, “scrivi di ciò che conosci”: se mai avessi un romanzo nel cassetto, sarebbe, con grande probabilità, molto autobiografico :D
    In ogni caso, concordo sulla natura estremamente personale della scrittura, non vale la pena di lasciarsi rinchiudere in gabbia dalle aspettative dei lettori; e se un secondo o terzo lavoro “inaspettato” può deludere una parte del pubblico, può anche essere un’occasione per trovare nuovi estimatori :)

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2015 alle 12:56 Rispondi

      Autobiografico in che senso? Vita da 007 o altro? :)
      Sicuramente si perderanno lettori, secondo me, almeno quelli più sfegatati, ma pazienza.

      • Andrea Torti
        9 novembre 2015 alle 17:21 Rispondi

        Qualcosa di decisamente più “tranquillo” :D
        Cambiare è sempre un rischio, sta a noi decidere se ne valga la pena o meno.

  8. poli72
    9 novembre 2015 alle 13:13 Rispondi

    Io la penso come te .L’idea che un autore se ha successo con un genere rimane poi in esso imprigionato e’ falso.Vuole rimanere legato a quel genere! Il timore di affrontare nuove sfide nelle quali potrebbe non avere gli stessi riscontri di pubblico e’ un forte deterrente , paura che senza dubbio i suoi agenti letterari hanno interesse a rafforzare.Cosi’ nel variegato panorama letterario globale ,incontriamo tutte le casistiche possibili.Autori noti che si cimentano con generi diversi senza problemi , altri invece ,che non solo si legano ad un genere ,ma addirittura per tutta la loro vita artistica si legano ad una serie ,ad un protagonista specifico. Per quanto mi riguarda, adoro leggere generi diversi : storico,thriller,giallo,fantascienza e fantasy ( non troppo distaccati dalla realta’).Pero’! C’e’ una condizione essenziale che ricerco , ed e’ che l’impronta della trama e il ritmo narrativo siano impostati sull’avventura ed il mistero . Cerco di evitare quindi, tutte quelle opere fantascientifiche,fantasy,storiche,gialle o thriller che puntano invece sul sentimentalismo,l’eccessivo ragionamento psicologico,che abbiano ritmo blando ,che puntino sullo scabroso oppure sull’horror. Credo che le preferenze da lettore si traspongano naturalmente, anche nell’attivita’ di scrittura.Come prima prova da aspirante scrittore ho scelto il romanzo storico – avventuroso con alcuni elementi di mistero .

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2015 alle 13:17 Rispondi

      Neanche a me piacciono molto i romanzi che puntano sull’aspetto psicologico dei personaggi, specialmente in quei generi in cui l’attenzione andrebbe posta sull’aspetto avventuroso. Come te, amo diversi generi, quindi non mi pongo il problema se un autore che mi piace ne affronta diversi.

  9. Luciano Dal Pont
    9 novembre 2015 alle 13:42 Rispondi

    La storia che racconto nel mio primo libro è nata così, in maniera del tutto spontanea, senza stare a fare alcun tipo di riflessione; era una breve parte introduttiva di un precedente romanzo che avevo scritto e che era stato rifiutato da vari editori, successivamente rivista e ampliata fino a ricavarne un romanzo breve, una sorta di favola moderna sulla forza dei sogni e sulla capacità di non arrendersi alle vicissitudini della vita. No, non intendo scrivere una seconda favola moderna, almeno per ora, e non accetterò mai una catalogazione come scrittore di genere. Esatto: chi mi ama mi segua, questo sarà il mio motto. Ora infatti sto scrivendo un horror con contenuti erotici, e sarà il mio secondo romanzo pubblicato; ho inoltre in preparazione un altro horror, di cui ho già quasi pronta la scaletta, e forse un altro ancora, quest’ultimo però solo a livello di vaga idea, poi ho in programma un romanzo di fantascienza, un dramma esistenziale sullo sfondo di un amore gay, una sorta di commedia brillante sullo sfondo di profonde contraddizioni esistenziali e con contenuti umoristici, un romanzo storico incentrato sulla santa inquisizione, e chissà cos’altro ancora…

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2015 alle 13:46 Rispondi

      Forse essendo una favola moderna non rischia l’etichetta.

  10. Davide
    9 novembre 2015 alle 14:07 Rispondi

    Non basta usare uno pseudonimo diverso per ogni genere?

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2015 alle 14:18 Rispondi

      Dipende da te se usarlo o meno. A me non piace usare pseudonimi, ne uso solo quando disegno vignette.

    • monia74
      10 novembre 2015 alle 09:06 Rispondi

      Il problema è che se usi un nome per il primo libro e un nome per il secondo, sarai sempre un esordiente senza storia. Per me fai solo doppia fatica.

      • Daniele Imperi
        10 novembre 2015 alle 09:12 Rispondi

        Penso la stessa cosa.

  11. Simona C.
    9 novembre 2015 alle 15:10 Rispondi

    Mi viene in mente l’attore che resta legato al primo ruolo, soprattutto se si tratta di una serie tv perché finisce per essere identificato con il personaggio. Allo stesso modo, però, un bravo attore saprà calarsi in ruoli diversi senza deludere il pubblico. Se riesce a essere credibile anche mostrandosi in una nuova veste, i fan continueranno ad apprezzarlo.

    Il problema non si pone per lo scrittore calato in un solo e preciso genere, anzi, può essere un punto di forza per costruirsi un’identità riconoscibile.

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2015 alle 15:28 Rispondi

      Non avevo pensato a essere identificati col personaggio, un po’ come “Conan Doyle/Holmes”, “Rowling/Potter”, “Christie/Poirot”, ecc.

  12. Chiara
    9 novembre 2015 alle 17:12 Rispondi

    Il mio primo romanzo è un mainstream. Nel calderone delle idee ho un altro mainstream, un giallo e un mainstream storico. Però mi rendo conto che – nonostante i generi siano diversi – queste opere hanno un filo conduttore. Nessun autore, pur cambiando genere, può staccarsi completamente dalla propria personalità.
    Biondillo, Cassani e Montanari sono conosciuti prevalentemente come giallisti. Il primo ha scritto diversi saggi di architettura e un mainstream. Cassani ha un paio di romanzi di altri generi, ma non ricordo quali. E Montanari è appena uscito con “il regno degli amici”, che non è un giallo ma è fedele al suo stile. Pur con un inevitabile cambio di rotta, queste opere sono affini ai loro autori. Se uno vuole rompere completamente con il passato, cambia nome come la Rowling. ;)

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2015 alle 17:22 Rispondi

      Mainstream storico? Romanzo storico, quindi.
      La Rowling ha cambiato nome, ma secondo me non ha cambiato personalità scrivendo altro e non più fantasy.

      • Chiara
        11 novembre 2015 alle 11:07 Rispondi

        “Ni”… c’è una parte storica e una parte al presente: come definirlo? Sempre romanzo storico? O genere misto?

        • Daniele Imperi
          11 novembre 2015 alle 11:20 Rispondi

          Mmm, dipende, credo. Ma forse è mainstream, per forza.

  13. CogitoErgoLeggo
    9 novembre 2015 alle 18:47 Rispondi

    Il mio primo romanzo sarà un fantasy classico, quindi potrei essere annoverata tra gli autori fantasy.
    Come etichetta non mi preoccupa più di tanto, nel senso che il fantasy ha talmente tante declinazioni che non mi basterebbe una vita per mettere su carta tutte le idee che mi sono appuntata.
    Il mio secondo romanzo sarebbe di genere steampunk, che comunque è sempre un filone del fantasy. Certo, la possibilità di deludere qualcuno che si aspetta un fantasy classico e si trova un romanzo steampunk c’è sempre, ma insomma… Se non cambiassi almeno un po’, penso proprio che produrrei la fotocopia del primo romanzo.

    • Daniele Imperi
      10 novembre 2015 alle 08:15 Rispondi

      Allora potrai essere etichettata come scrittrice di fantasy classici :D
      Steampunk è più fantascienza, però, una sorta di storia alternativa.

  14. Mara Cristina Dall'Asen
    9 novembre 2015 alle 20:10 Rispondi

    I generi… secondo me escludendo fantasy, horror e romance, il resto è tutto un ibrido! In tutte le storie teoricamente c’è il mainstream, altrimenti perchè si scrivono se il personaggio non evolve. Poi può anche essere di avventura e il personaggio resta tale e quale, ma a me non è mai capitato. I generi sono delle etichette e in quanto tali riduttivi e per me indigesti. Io non mi son posta il problema né per il primo, né per il secondo. Ora, ripensandoci mi dico, ma che mi importa, difficilmente diventerò un’autrice famosa e allora perchè non esprimere quello che sento senza schemi preconfezionati. Che poi, per mia esperienza ogni lettore ci vede quel che vuole nella storia, evidenzia gli aspetti che gli sono più vicini o che gli piacciono di più. Io per il mio primo romanzo avrei detto romance (anche se è mainstream), invece chi l’ha letto c’ha visto di tutto fuorchè un romance. Il secondo è catalogato come giallo (mainstream anche questo), ma anche qui i pareri sono molto discordanti. Poi se sia uno svantaggio non lo so, lo vedrò col tempo! Ciao

    • Daniele Imperi
      10 novembre 2015 alle 08:18 Rispondi

      In un certo senso è così. Molti romanzi di fantascienza che ho letto sono gialli e thriller o avventura.
      Un romance però ha caratteristiche ben precise, quindi bisogna vedere chi ha ragione :)
      Idem per il giallo.

  15. Grazia Gironella
    9 novembre 2015 alle 21:21 Rispondi

    Si scrive, ma non è detto che tutto venga pubblicato, perciò la scelta è relativa, a meno che non si opti per l’autopubblicazione. Nel mio caso, poi, ho alternato testi molto diversi, e tuttora mi piacciono diversi generi, perciò credo che non soffrirei molto se l’editore mi chiedesse di insistere su un genere specifico. Dovrebbe essere un editore importante, però, o mi terrei più volentieri la libertà totale. Comunque non può essere una condanna a vita; lo spazio per cambiare nel tempo è necessario.

    • Daniele Imperi
      10 novembre 2015 alle 08:20 Rispondi

      Beh, io parlavo del primo romanzo pubblicato, sia con editoria classica sia in self-publishing.
      Editore importante o meno, per quanto mi riguarda, io devo essere libero di scrivere ciò che sento e soprattutto di produrre un buon libro.

      • Grazia Gironella
        10 novembre 2015 alle 09:20 Rispondi

        Se si scrive qualcosa che non appassiona, si scrive male, questo è sicuro.

  16. Amanda Melling
    10 novembre 2015 alle 00:38 Rispondi

    Io sono partita con la mia autobiografia, con discreto movimento, anche qualche comparsata in rai per parlare del libro, poi ho vagato tra i generi, vincendo anche qualche concorso letterario, proprio in questi giorni è uscito il mio nuovo romanzo, e avendo fatto un cambio di genere importante ho cambiato nome, neanche ho usato uno pseudonimo, semplicemente sono una scrittrice che ha dato un colpo di spugna, ma non lo reputo un vantaggio, si parte svantaggiati, perdendo molta gente per strada. Però secondo me è una scelta a cui non si può rinunciare, se c’è un evoluzione netta…

    • Daniele Imperi
      10 novembre 2015 alle 08:24 Rispondi

      In che senso hai cambiato nome ma non hai usato uno pseudonimo?
      Ho visto la tua pagina di libri e, a parte un’antologia di racconti, si parla di streghe e diavolo, quindi comunque c’è un preciso filo conduttore.

      • Amanda Melling
        10 novembre 2015 alle 16:25 Rispondi

        Intendo che sono stati scritti con il mio cognome precedente, mentre da un paio di giorni è uscito il mio romanzo con questo cognome (Melling) che è il cognome di mio marito, quindi in realtà non è esattamente scrivere sotto pseudonimo :)

  17. Seme Nero
    10 novembre 2015 alle 06:40 Rispondi

    Ti ho scritto tempo fa la mia opinione: uno scrittore deve essere fedele prima di tutto a sé stesso, o non può pretendere di essere sincero verso il lettore. Intendo in questo caso la sincerità come onestà intellettuale, un impegno concreto a dare il massimo come scrittore, senza piegarsi (contro i propri desideri, meglio specificarlo) a logiche di mercato o all’aspettativa dei lettori.
    Io mi ritrovo bene nel fantastico, ho avuto buoni riscontri con racconti horror, ma mi sono divertito molto anche a scrivere la breve storia della vita di un muffin :)
    Scriverei narrativa non di genere se avessi la storia giusta, e gialli se fossi più bravo; ahimè, temo sarà dura questa sfida.
    Credo che se abbiamo la storia in testa niente dovrebbe esserci d’ostacolo almeno nel provare a scriverla.

    • Daniele Imperi
      10 novembre 2015 alle 08:26 Rispondi

      Stessa idea mia.
      Anche io mi trovo bene nell’horror e nel fantastico, ma spero presto di far uscire un racconto che non ha nulla a che vedere con quanto scritto finora :D
      I gialli sono difficili da scrivere, ma piacerebbe anche a me poterlo fare.

  18. Marco
    10 novembre 2015 alle 07:49 Rispondi

    Un esempio che posso fare è quello di… Dostoevskij (tanto per cambiare)! Il suo primo romanzo, “Povera gente”, fu salutato come un’opera che dava voce alla “povera gente”. Insomma, un autore impegnato, progressista.
    Poi, esce “Il sosia”: il buon Fedor aveva cambiato direzione e i circoli progressisti di Pietroburgo non lo seguirono più. Non riuscivano a capire cosa diavolo volesse dire con tutta quell’analisi, quella psicologia.
    Un autore può “svoltare”, deludere certi fan; e a volte è la sua fortuna.

    • Daniele Imperi
      10 novembre 2015 alle 08:28 Rispondi

      Fra i classici forse troviamo parecchi autori che hanno cambiato “genere”.

  19. monia74
    10 novembre 2015 alle 10:32 Rispondi

    Anche i miei due libri sono nello stesso macrogenere ma in sottogeneri diversi. Avevo pensato semplicemente di pubblicare il primo che veniva pronto, il più bello, quello che può davvero fare il botto… ma forse è logico fare qualche ragionamento in più, pensare alle aspettative generate e alla possibile delusione o stupore del secondo.
    Forse la cosa più logica è l’ordine cronologico, perchè c’è un filo logico interiore che mi ha portato dal primo al secondo libro, e quello stesso filo può seguire il lettore.
    Ma c’è ancora tempo, e magari avrò modo di trovare un esperto di marketing e chiedere consiglio ;)

    • Daniele Imperi
      10 novembre 2015 alle 10:41 Rispondi

      Se esiste un filo logico come dici, allora forse è meglio seguire l’ordine cronologico, ma credo dipenda da caso a caso. Magari il primo potrebbe essere un “prequel”.

      • monia74
        10 novembre 2015 alle 10:48 Rispondi

        Il filo logico è nella mia testa… uno è a) se andasse bene, l’altro è b) se andasse male.
        Potrebbero essere anche prima b) e poi a). Ma credo che il dolce dopo l’amaro sia più deludente.. non so.

  20. Irene Sartori (Erin Wings)
    10 novembre 2015 alle 14:21 Rispondi

    Un articolo molto interessante, io a volte ho pensato se la mia scelta di scrivere un fantasy fosse giusta. Penso di sì, perché è il genere che scrivo di più, ma questo non significa che non mi prenderò la libertà di variare ogni tanto con il thriller, la fantascienza, il gotico o il romantico.
    Penso che non conti molto, basta che ci piaccia quel che scriviamo, il genere, la storia e tutto il resto ^^ Poi credo soprattutto che uno scrittore non debba mai appunto imprigionarsi in un genere solo per non deludere i suoi fan. Un autore deve seguire la sua passione e l’ispirazione.

    • Daniele Imperi
      10 novembre 2015 alle 15:44 Rispondi

      Grazie. Per me variare significa accettare altre sfide e capire anche quale sia la direzione che vogliamo prendere. Restando invece imprigionati in un genere non potremo mai saperlo.

  21. Christian gas
    12 novembre 2015 alle 19:22 Rispondi

    Si potrebbe aprire un’enciclopedia o, semplicemente, il dizionario della psicologia di Galimberti per cercare di capire il motivo di tanto accanimento sulla categorizzazione. Benché sia una delle tante regole biometriche imposte da mamma natura sulla neocortex umana, è comunque qualcosa di troppo difficile da comprendere. Io scrivo (o meglio, ci provo) storie senza chiedermi mai a quale genere possano appartenere. Il mainstream, ovviamente, ci salva la vita e la sanità mentale ma, dopotutto, quanti sono i risvolti che possono avere le storie? Credo che la fantasia sia libera e debba liberamente viaggiare a crear problemi e offrire soluzioni ai nostri vessati, quanto sventurati, personaggi senza doverli ascrivere i ambientazioni pre-definite o vocabolari pre-confezionati.
    Sicuramente sbaglio in partenza e le mie storie viaggiano confuse senza una precisa collocazione di senso o di genere, ma cosa significa specializzarsi? Ok, il un King è un grande maestro dell’horror e non credo che Allan Poe fosse da meno, tuttavia credo che la loro scelta, e la conseguente maestria, nascesse più da una personale preferenza o (brrr) inclinazione che da una razionalizzazione a tavolino di quale fosse il genere più commerciale. E comunque, per concludere, credo che indipendentemente dal genere letterio scelto, l’eccellenza di un autore si misuri sulla capacità lessicale, semantica e ortografica di tradurre emozioni, suoni e immagini attraverso combinazioni preordinate di lettere e parole, di conseguenza non credo che King o la Rowling siano diventati chi sono grazie al genere scelto. Siamo noi lettori (o presunti tali) che quando ci innamoriamo di una storia vorremmo che non finisse mai e costringiamo dei poveri maestri di genere (o presunti tali) a sottostare alle spietate leggi di feroci editori armati di clava. In ogni caso, se mi é permesso un parere, credo che il mercato è l’arte non abbiano alcuna reciproca attinenza.

    • Daniele Imperi
      13 novembre 2015 alle 08:26 Rispondi

      Perché il mainstream ci salva la sanità mentale? A me invece la toglie :D
      La fantasia quando scriviamo deve sempre restare libera, però col tempo alcuni generi letterari hanno assunto precise caratteristiche. Ovvio che uno scrittore possa sovvertire certe regole, ma non può dire che la sua opera appartenga, per esempio, al giallo se non rispecchia tutti gli elementi che ha il giallo.
      Poe ha trattato vari generi, non solo horror. Ma sono d’accordo che lui e King fossero più inclini a certi tipi di storie.

      • Christian Gas
        13 novembre 2015 alle 10:14 Rispondi

        Il mainstream, pur essendo una categoria letteraria nobile, ha delle accezioni più ampie rispetto alle altre. Gli elementi che lo compongono sono meno vincolanti rispetto a quelli del giallo o del noir, e in qualche modo ci permette di ascrivere in una categoria anche ciò che, per quanto mi concerne, può esser definito prosa libera. In altre parole ci risolve l’enigma: che diavolo sto scrivendo?
        Hai presente il discorso di joker travestito da infermiera nel secondo Batman di Nolan? 😆😆

  22. Christian gas
    12 novembre 2015 alle 19:26 Rispondi

    P.s.: e poi siamo proprio sicuri che sia giusto scrivere per il pubblico e non, semplicemente, perché ci piace la storia che abbiamo in testa?

    • Daniele Imperi
      13 novembre 2015 alle 08:26 Rispondi

      Ah, per quanto mi riguarda, per me è proprio così: io scrivo le storie che ho in testa.

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