Scrivere è comunicare

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Stimolare l’interesse

Post-it

Seth Godin ha scritto:

C’è una cerchia di amici nella nostra vita che tiene molto a ciò che a noi interessa. Al resto del mondo? Per la maggior parte no. Interesting?

Quando scriviamo, siamo davvero sicuri che la nostra opera sia importante per i nostri lettori? Lo scrittore deve scrivere per se stesso o per il lettore? Di sicuro per il lettore, ma deve anche scrivere ciò che ama.

Quando scriviamo, dobbiamo stimolare l’interesse del lettore: non dobbiamo scrivere in modo da essere noi stessi coinvolti – il nostro coinvolgimento è implicito nell’opera in sé – ma scrivere in modo da coinvolgere il lettore.

Se il lettore capisce che ciò che abbiamo scritto è importante per lui, avremo avuto successo.

10 Commenti

  1. Sara Durantini
    18 febbraio 2013 alle 12:50 Rispondi

    Non mi trovo totalmente d’accordo con quanto hai scritto. E’ vero che lo scrittore deve coinvolgere il lettore, deve motivarlo nel continuare la lettura, insomma tra i due deve nascere un certo feeling ma non credo che si debba scrivere per il lettore. E’ quel “Di sicuro per il lettore” che mi lascia perplessa. La scrittura nasce da un bisogno così personale, così istintivo che non può essere liquidata come un lavoro da svolgere per qualcun altro.
    Lo so che hai scritto che si deve anche scrivere di ciò che si ama e quindi seguire le proprie inclinazioni. Però ripeto quella frase mi lascia perplessa.
    Penso che la questione si debba spostare più su come scrivere. Creare una storia a partire da un personaggio interessante, che ha una qualche implicazione con la vita dell’autore ma che è anche distaccato dallo stesso e quindi il lettore può ritrovarsi, può sentirsi coinvolto… credo che la questione in termini scrittore-lettore-interesse sia questa.

    • Daniele Imperi
      18 febbraio 2013 alle 13:03 Rispondi

      Secondo me dipende da cosa vuoi ottenere con la scrittura. Ovviamente devi scrivere principalmente ciò che ami scrivere, e su questo non ci sono dubbi. Ma se vuoi pubblicare le tue opere, beh, allora il lettore è da tenere in considerazione :)

      • Lucia Donati
        23 febbraio 2013 alle 18:06 Rispondi

        Io la vedo così: se lo scrittore non è prima contento di sé stesso, non potrà comunicare una vera passione e, così, attrarre il lettore. Certo è da tenere in considerazione lo scopo: si vuole vendere a più lettori possibili? Bisogna per forza venire a qualche compromesso con la propria autentica scrittura. Si vuol vendere a chi realmente ci apprezza per come siamo? Lì il successo è dello scrittore e del lettore.

  2. KINGO
    18 febbraio 2013 alle 18:40 Rispondi

    Personalmente, quando compro un libro non desidero leggere i sogni di qualcun altro, ma voglio leggere i sogni miei raccontati da qualcun altro.
    Lo scrittore che vuole vendere i suoi libri e ricavarci dei profitti, quindi, deve scoprire quali sono i sogni e gli interessi dei suoi lettori ed occuparsi di quelli.
    Un bravo scrittore, poi, riesce anche a metterci del suo, ed è proprio quello che alla fine appassiona il lettore. Ma se non c’è una base che affascina il lettore, il libro non viene nemmeno comprato, o, nel caso più fortunato, viene chiuso dopo poche pagine.

    Per chi ha la possibilità, in realtà esiste anche un altro metodo, e cioé crearsi una fama prima di pubblicare il libro. In questo modo il lettore è interessato a quel che hai da dire prima ancora di comprare il libro.
    Diceva Leonardo da Vinci: “Il modo migliore per diventare famosi è fingere di esserlo già”

    • Daniele Imperi
      18 febbraio 2013 alle 19:11 Rispondi

      Penso che tu abbia ragione, specialmente sull’ultima riflessione.

  3. Kinsy
    18 febbraio 2013 alle 23:05 Rispondi

    Facile no?
    Credo che ogni scrittore sia alla ricerca di quel quid in più che renda il suo scritto interessante!

  4. Giordana
    19 febbraio 2013 alle 11:40 Rispondi

    Condivido in pieno la riflessione. È raro trovare qualcuno che scrive per se stesso. Chi sente il bisogno di creare su carta, è spinto dalla necessità di comunicare qualcosa e l’unico modo che ha per farlo è venire letto, quindi creare interesse.

    • Daniele Imperi
      19 febbraio 2013 alle 11:46 Rispondi

      Grazie Giordana e benvenuta nel blog :)
      Di solito chi scrive da poco, secondo me, involontariamente scrive per se stesso, nel senso che manca ancora di quel minimo di esperienza che gli consente di creare storie leggibili.

  5. Enrico
    20 febbraio 2013 alle 12:45 Rispondi

    Assolutamente d’accordo. Se uno scrive per se stesso non dovrebbe pensare di poter pubblicare niente. Basta un diario, magari da far leggere alle persone care, o magari , a una ristretta cerchia di amici. Ma se s’intende vedere il proprio lavoro pubblicato, bisogna assolutamente evitare di collocare se stessi al centro di tutto. Non a tutti interessa chi siamo o cosa abbiamo fatto nella vita ,anzi, quasi a nessuno. Questo è l’errore più comune seconde me che si fa generalmente quando si inizia a scrivere.
    Un errore veniale, e più che perdonabile ,che sparisce via via che ci si addentra veramente nella scrittura.

  6. Romina Tamerici
    6 marzo 2013 alle 01:04 Rispondi

    Riflessione davvero molto interessante. Io scrivo per me stessa e per gli altri. Credo che sono scrivendo per se stessi si possa scrivere al meglio e solo scrivendo per gli altri si possa dare un senso a ciò per cui si scrive.

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