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Il valore degli spazi vuoti nella scrittura

Quando lʼassenza di parole facilita la lettura

Spazi vuoti

Se il sottotitolo può sembrare un ossimoro, vi invito a leggere una pagina miniata. Eccone un brano.

Pagina miniata

Fatto?

Bene, adesso possiamo parlare finalmente degli spazi vuoti (o spazi negativi), ossia di quella “non-scrittura” che aiuta la lettura di un testo.

Lo spazio vuoto è un elemento tipografico

Questa è mia, lo chiarisco subito. Ma per me uno spazio vuoto fra parole, lettere, paragrafi, titoli e paragrafi è davvero un elemento tipografico: invisibile, ma esistente.

E chi scrive deve impossessarsi di questo elemento, conoscerlo a fondo, saperlo usare e dosare allʼinterno del testo. La leggibilità dei suoi scritti migliorerà e i lettori saranno più soddisfatti.

Spazi vuoti attivi e passivi

Esiste una classificazione degli spazi vuoti.

  • Spazi vuoti attivi: sono usati per dare enfasi alla struttura della pagina e ai suoi elementi. Sono spazi lasciati intenzionalmente bianchi per far orientare il lettore allʼinterno del testo e per strutturare le informazioni della pagina.
  • Spazi vuoti passivi: appaiono naturalmente nel testo, come lo spazio fra una parola e lʼaltra o intorno a qualche altro elemento tipografico e grafico. È lo spazio minimo indispensabile per avere un testo leggibile, ma non è detto che sia sufficiente.

Gli spazi vuoti, quindi, rendono un testo più armonioso, trasformando unʼaccozzaglia di parole e frasi in una sequenza ordinata di informazioni.

5 validi motivi per usare gli spazi vuoti quando scriviamo

  1. Aumentano la leggibilità: riuscite a leggere un testo con parole tutte appiccicate una allʼaltra? O un articolo dove ogni riga dista dalla successiva mezzo atomo? Io no. Ci sono blog che non riesco a leggere, perché non usano spazi vuoti.
  2. Danno eleganza al testo: perché lo scritto è ordinato. Elegante proviene dal latino eligere, ossia colui che sa scegliere. Cosa? I giusti spazi da inserire nel testo. Grazie agli spazi bianchi attivi il testo migliora la sua estetica.
  3. Definiscono la gerarchia degli elementi: perché li fanno risaltare. Ogni elemento tipografico occupa la sua posizione, è ben distinto dagli altri e il lettore ne riconosce subito lʼimportanza e la funzione.
  4. Riducono le distrazioni: perché conducono il lettore da un elemento allʼaltro. Differentemente, in un testo con spazi passivi insufficienti, il lettore perderebbe il segno con facilità, non avrebbe più un orientamento nella lettura.
  5. Rendono la lettura più confortevole: perché alleggeriscono il peso del testo. Guardate di nuovo la pagina miniata. È una lettura confortevole? Quanto sforzo deve fare il lettore per leggere quelle parole? Gli spazi vuoti riducono questo sforzo.

Dove e quando usare gli spazi vuoti attivi

1 – Margini nella pagina

Margini nella pagina

Contengono il testo. Definiscono i confini del contenuto. Nellʼimmagine ho considerato il margine sinistro come la distanza fra il contenuto e il bordo della pagina e quello destro la distanza fra contenuto e barra laterale.

Nelle pagine dei libri i margini sono entrambi fra contenuto e bordo della pagina. Nelle opere di un tempo i margini erano più abbondanti. Poe cercava appositamente libri con ampi margini perché era solito scrivervi appunti e commenti.

2 – Separazione dei paragrafi

Distanza fra paragrafi

Non è usata da molti e non capisco perché. Ho tuonato spesso contro i blocchi cementati di testo, che spaventano il lettore. Online separare i paragrafi di almeno 15-20 pixel rende più comoda e piacevole la lettura. Io nel blog ho usato una distanza di 30 pixel.

3 – Rientro di paragrafo o indentatura

Indentatura

Potremmo definirla una finezza, più che una vera utilità. A me piace, e credo che aiuti a riconoscere i paragrafi nonostante la separazione fra uno e lʼaltro. In alcuni casi cʼè poco spazio fra i paragrafi e un rientro di qualche pixel li fa risaltare.

Ricordiamo che nella carta stampata si usano le indentature, sebbene la distanza fra i paragrafi sia la stessa che fra le righe.

4 – Spazio fra sottotitoli e paragrafi

Spazio fra sottotitoli e paragrafi

Qui cʼè da fare una precisazione, perché lo spazio va differenziato. Un paragrafo appartiene al sottotitolo che lo precede, quindi lo spazio vuoto fra sottotitolo e paragrafo deve essere minore che fra paragrafo e sottotitolo.

In questo modo si accentua sia la gerarchia fra gli elementi sia la sequenza dei temi trattati nella pagina.

5 – Interlinea

Interlinea

Lo dice il termine stesso: è lo spazio fra due righe di testo. Quindi è la loro distanza verticale. Uso spesso unʼinterlinea di 15 pixel (per i post) e quando scrivo i miei racconti la imposto a “1,5 righe” su Writer.

Righe troppo vicine creano confusione. Risulta anche difficoltoso tenere il segno durante la lettura. Immaginate poi in una riga lettere con aste discendenti (g, j, p, q, y) a contatto con la riga successiva che contiene lettere con aste ascendenti (b, d, f, h, k, l, t).

Bisogna capire che il testo poggia su unʼimmaginaria linea di base e che alcune lettere (come le su citate b, d, f, h, k, l, t) arrivano fino a una linea ascendente e altre (g, j, p, q, y) si estendono fino a una linea discendente.

Linea di base del carattere

Deve quindi esserci abbastanza spazio affinché unʼimmaginaria linea discendente non sia a contatto con lʼimmaginaria linea ascendente della riga successiva.

6 – Spaziatura fra le lettere

Non abusare del grassetto: riduce la distanza fra le lettere. Questa dovrebbe essere una prima regola da osservare. Nei programmi di scrittura cʼè una funzione per modificare la spaziatura, ma online si usa un altro metodo.

Nella scrittura per il web cʼè la proprietà “letter-spacing” da impostare nel foglio di stile.

7 – Spaziatura fra le parole

Il grassetto riduce ovviamente anche lo spazio tra le parole. Ma cʼè un altro problema: il testo giustificato – che nel restyling del blog ho eliminato – porta inevitabilmente a creare larghi spazi vuoti tra parole e questo non migliora certo la leggibilità del testo.

Anche in questo caso esiste una proprietà nel foglio di stile per modificare lo spazio fra parole. Si chiama “word-spacing” e può avere il valore “normal” o anche “lenght”, in questo caso espresso in px, pt, cm, em, ecc.

Intermezzo fumettistico

Ricordo una lezione di lettering quando ho frequentato la scuola del fumetto. Si tratta, per chi non lo sapesse, della scrittura dei testi nelle vignette in una storia a fumetti. Quindi i dialoghi nelle nuvolette o balloon e le didascalie.

La lezione fu tenuta da Marco Soldi. È stato per diversi anni il copertinista del fumetto Julia della Bonelli, di cui ora è uno dei disegnatori delle storie. Ebbene, quel giorno imparai come fare lettering e ricordo ancora cosa mi disse: “Ci deve essere aria attorno alle parole”.

Lettering

Che cosa significa? Che le mie parole erano troppo attaccate ai bordi del balloon e questo non avrebbe reso il mio lettering ben leggibile. Questa lezione di fumetto si applica benissimo a ogni tipo di scrittura.

8 – Spazio vuoto fra due scene

In narrativa si usa spesso inserire un paragrafo vuoto tra una scena e lʼaltra allʼinterno dello stesso capitolo. Si crea così uno stacco temporale o geografico, o entrambi.

È uno stacco che non giustifica un capitolo a parte, ma che comunque si vede necessario per far capire al lettore che cʼè un sensibile cambio di scena.

9 – Pagina bianca fra due capitoli o due parti

Unʼintera pagina di vuoto totale. Ok, non accade sempre. Di solito si tende a iniziare un nuovo capitolo in una pagina diversa, quindi al massimo avremo mezza pagina bianca.

Nel caso di un libro diviso in parti, però, la parte seconda inizia sempre a pagina dispari e potremo avere unʼintera pagina vuota o anche due, come spesso ho notato.

Il giusto font

Conoscete la differenza tra font e carattere? Il carattere, tipograficamente, è un segno, quindi una lettera, un numero, un simbolo, una punteggiatura. Il font invece è lʼinsieme dei caratteri che presentano stessi coerenza e stile. Qui uso il font Lato per il testo e il font Noto per i titoli.

Li ho scelti perché molto leggibili. È quindi buona regola scegliere font ad alta leggibilità per il vostro blog. Date unʼocchiata ai seguenti 4, tutti della stessa grandezza – che, come vedete, cambia molto da font a font.

Fonta a confronto

Visto come cambia la situazione tra font e font?

Per approfondire il discorso sui font vi invito a leggere “Cos’è un font? La tipografia, spiegata bene” nel sito Grafigata.

E adesso veniamo a voi: quanti spazi vuoti ci sono nei vostri articoli? O siete affetti da horror vacui?

52 Commenti

  1. Serena
    12 ottobre 2015 alle 07:44 Rispondi

    No, lo spazio vuoto mi piace, niente paura del vuoto. Però tutte queste cose non le sapevo, grazie :)
    Non mi piace tanto l’indentatura, mi fa venire il mal di mare. La elimino sempre nella formattazione, anche se so che sbaglio. Invece lo spazio tra le scene mi sembra quasi indispensabile.

    • Daniele Imperi
      12 ottobre 2015 alle 12:53 Rispondi

      Addirittura il mal di mare? :D
      A me è sempre piaciuta l’indentatura.
      Nella formattazione io devo crearla, sia nel blog coi fogli di stile sia in OpenOffice, altrimenti non viene da sé.

  2. Monia
    12 ottobre 2015 alle 08:18 Rispondi

    Dividerei questo post in due (mettendo il giusto spazio tra una parte e l’altra, certo).

    Una parte è la parte puramente tecnica. Molto utile, sai? Chiara ed esaustiva. Non mi piace solo l’indentatura, ma scegliere se usarla o meno diventa davvero questione di gusto personale.

    Un’altra parte è la parte tra le righe. Quella che riempie di senso anche gli spazi vuoti. È la parte che dice cose come che l’eleganza è saper scegliere. È la parte che ti dice che se diventi consapevole anche di una cosa spesso ritenuta marginale come i margini allora sì, forse hai raggiunto una consapevolezza tale della tua scrittura che è il momento di prendere maggiormente coscienza anche di spazi e compagnia bella. (Anzi, bellissima quando si tratta di BluPennuti).

    • Daniele Imperi
      12 ottobre 2015 alle 12:55 Rispondi

      Ah, ma l’indentatura non piace a nessuno? :)
      Non ho capito perché vuoi dividermi il post in due, ma va bene.
      Ho però dimenticato di modificare le immagini e ho paura che sembrino testo.

  3. Grilloz
    12 ottobre 2015 alle 08:51 Rispondi

    Già dal titolo mi ha fatto pensare all’importanza degli spazi vuoti in fotografia, che poi è lo stesso, sottolineare il contenuto.
    Passando al lato tecnico, quando scrissi la tesi di laurea lo feci con LaTeX, che sioccupa al 100% dell’impaginazione, e lo fa molto bene (certo c’è un po’ da studiare). LaTeX utilizza il concetto di spazio elastico, ogni spazio può essere dilatato e ristretto a seconda dell’esigenza, e gli spazi hanno rigidezza diversa, quindi alcuni si dilateranno di più, altri di meno, allo scopo di ottenere un testo dall’impaginazione perfetta. Una finezza, ad esempio, lo spazio dopo il punto è un po’ maggiore del normale spazio tra le parole, una piccola cosa che ad esempio non è possibile fare coi normali programmi di videoscrittura, ma che nel suo piccolo aumenta la leggibilità e rende più bello il testo.

    • Daniele Imperi
      12 ottobre 2015 alle 12:58 Rispondi

      Anche nel disegno sono importanti gli spazi vuoti.
      Non sapevo dello spazio dopo il punto. Quibdi dici che in stamoa è maggiore? Non ci ho fatto mai caso.

  4. Chiara
    12 ottobre 2015 alle 08:57 Rispondi

    Post interessante su un argomento nuovo: non mi risulta che sia mai stato affrontato da altri blogger.
    Ricordo un romanzo thriller che ho letto circa un mese fa, e che mi è anche piaciuto (“Non uccidere” di Mario Mazzanti) che mi ha lasciato spiazzata perché il cambio di scena non era scandito da una doppia interlinea e questo rendeva difficile la lettura: un attimo prima, eri alle prese con l’assassino che pianificava le proprie mosse e dopo mezzo secondo c’erano gli investigatori che azzardavano ipotesi… Insomma, un gran casino!
    Per quel che mi riguarda, in narrativa uso la doppia interlinea per ogni cambio di scena. Fra una riga e l’altra, sia sul blog sia nel romanzo, c’è uno spazio di 1,5. Il tab (quindi il rientro all’inizio del paragrafo) lo uso soltanto per la narrativa e non per il blog. Però suddivido i paragrafi perché neanche a me piace il “monoblocco”. :D

    • Daniele Imperi
      12 ottobre 2015 alle 13:03 Rispondi

      Grazie, in effetti neanche io ho mai letto qualcosa del genere.
      Nel caso di quel thriller è un casino sì.
      Io però non uso il tab per il rientro, ma lo imposto nella finestra del paragrafo.

  5. Barbara
    12 ottobre 2015 alle 11:19 Rispondi

    Lezione di dattilografia!
    Beh, io avevo 4 —- (si, si, proprio quattro con quattro meno!) in dattilografia, con le vecchie Olivetti meccaniche, dove il mio mignolo non arrivava mai alla ù!
    Adesso quando scrivo paragrafi lunghi (raramente il codice lo è) alla tastiera, i colleghi s’arrabbiano e mi dicono di “andare piano e fare meno casino”, che li disturbo ;)

    Gli spazi vuoti idealmente rappresentano il momento in cui dobbiamo assimilare ciò che abbiamo appena letto, lasciando il tempo di viaggio ai nostri neuroni.
    Tutto quello che hai qui detto è in genere facilitato dall’uso degli Stili in un programma di videoscrittura (Word o similari). Una volta deciso ed impostato lo stile, si va tranquillamente.
    In wordpress o blog similari effettivamente la digitazione dei testi è più ostica, mi ci sto scontrando anch’io, sempre che non trovi un plugin editor decente.

    Giusto settimana scorsa worpress continuava a tagliarmi righe vuote in un racconto, essenziali perchè rappresentavano la suspance (nell’originale è un capitolo, in un racconto breve non ha senso). Lo salvavo con 5/6 righe vuote, quando riaprivo la pagina se le era mangiate il database….

    Comunque, se c’è una cosa che avevo notato proprio di questo blog è l’uso schematico ed organizzato dei testi. Paragrafi, grassetto, diversi ordini di titolo, elenchi puntati i numerati, uso del colore del font. Che sembra una banalità, ma aiuta la mente a focalizzare più in fretta l’argomento (come i titoli del quotidiano in prima pagina) e poi, se si ha tempo, a scendere via via nel dettaglio.

    In un romanzo questo si usa di meno, ma è buona cosa conoscere il metodo. :D

    • Barbara
      12 ottobre 2015 alle 11:20 Rispondi

      PS: così non vale però è!! io avevo messo delle righe bianche anche in questo commento…e sò sparite!!! :P

      • Daniele Imperi
        12 ottobre 2015 alle 13:09 Rispondi

        Eh, nei commenti mi sa che non appaiono :)

    • Grilloz
      12 ottobre 2015 alle 11:24 Rispondi

      “Gli spazi vuoti idealmente rappresentano il momento in cui dobbiamo assimilare ciò che abbiamo appena letto, lasciando il tempo di viaggio ai nostri neuroni.”
      che bella oservazione :)

    • Daniele Imperi
      12 ottobre 2015 alle 13:09 Rispondi

      Io imposto tutto tramite il comando “paragrafo” in Writer, quindi è facilissimo. Nel blog ci sono i fogli di stile, ma lì devi sapere cosa modificare.
      Strano che ti cancelli le righe vuote. O forse no, perché mi sa che non prende i pragrafi vuoti. In quel caso io, in modalità codice, creo il paragrafo vuoto così:
      <p>&nbsp;</p>

  6. Tenar
    12 ottobre 2015 alle 11:22 Rispondi

    Sei super professionale! E come tale hai scritto un post molto utile.
    Pur essendo assai meno precisa di te, concordo sul presupposto di base: gli spazi vuoti sono portatori di significato, basta leggere (e guardare) una poesia di Ungaretti per rendersene conto.
    Una volta ho scritto un racconto in cui lo spazio tra i paragrafi e le interlinee si riducevano progressivamente e questo era portatore di significato. Mi è stato gentilmente detto che avrei fatto impazzire chiunque avesse voluto pubblicarlo, infatti è ancora nel mio computer… Magari lo proporrò nel blog.

    • Daniele Imperi
      12 ottobre 2015 alle 13:12 Rispondi

      Modestamente!
      Grazie :)
      Ora mi hai messo curiosità sulle poesie di Ungaretti.
      La riduzione progressiva dello spazio fra paragrafi ho paura che non sia compresa dal lettore. Perché volevi creare questo “effetto”?

  7. Salvatore
    12 ottobre 2015 alle 11:23 Rispondi

    Be’… l’editing ha la sua importanza, in effetti. :)

  8. Daniele Imperi
    12 ottobre 2015 alle 13:13 Rispondi

    L’editing? Non so se rientri nel campo dell’editing. Qualcosa sì, mi pare.

  9. Roberto Mariotti
    12 ottobre 2015 alle 13:28 Rispondi

    Ho molto apprezzato il consiglio di “non abusare del grassetto”, soprattutto il fatto che è scritto in grassetto… :-)
    Il che mi ha fatto venire in mente i famosi 36 consigli di Umberto Eco per la scrittura.
    Non che servano a scrivere meglio, ma l’ironia è fine e ci si diverte molto a leggerli (o quanto meno, io mi diverto):
    http://www.magrathea.it/2009/09/appunti-di-scrittura-36-consigli-da-umberto-eco

    Semmai non capisco molto la tua affermazione sul grassetto che riduce lo spazio tra le parole. Quanto meno con Word non è mica vero; anzi passando al grassetto aumenta la lunghezza delle parole e di conseguenza la loro separazione e anche lo spazio tra le lettere.
    Semplicemente il grassetto serve a dare evidenza, e se si evidenzia troppo… non si evidenzia più.

    • Daniele Imperi
      12 ottobre 2015 alle 13:47 Rispondi

      Conoscevo quei consigli di Eco :)
      Non ho però scritto che il grassetto riduce la distanza fra le parole, ma fra le lettere.

  10. massimiliano riccardi
    12 ottobre 2015 alle 15:35 Rispondi

    Complimenti, mi sono gustato questo articolo. Molto utile. Grazie.

  11. Nuccio
    12 ottobre 2015 alle 18:44 Rispondi

    Hai proprio ragione! Nel mio blog cerco di curare gli spazi fra i paragrafi senza interrompere il filo del discorso o il senso che voglio dare al racconto. Vedi l’ultimo che ho pubblicato poco fa. Ciao.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 07:58 Rispondi

      Ho visto, usi una riga vuota per separare le scene.

  12. CogitoErgoLeggo
    12 ottobre 2015 alle 19:04 Rispondi

    Seguo il blog da mesi ma finora ho sempre fatto la lettrice silenziosa e di questo mi scuso.
    Quando leggo provo spesso l’impulso di commentare ma raramente mi trovo nella situazione adatta per farlo (detesto scrivere da cellulare) e in seguito rinuncio.
    Comunque, ho apprezzato molto questo articolo. Detesto chi soffre di horror vacui e compatta le parole senza lasciare nemmeno uno spazietto bianco, mi viene il mal di testa.
    L’unica cosa che non condivido è il rientro di paragrafo, non so, mi disturba.
    Per il resto, di tutti i blog che seguo, il tuo è senz’altro il mio preferito, in termini di layout, per la chiarezza e la pulizia che lo contraddistinguono.
    Tanti complimenti per il blog e per la pubblicazione del tuo libro!

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 08:02 Rispondi

      Ciao Chiara, grazie e benvenuta nel blog.
      Io non navigo da cellulare, lo trovo scomodissimo. Una volta l’anno mi tocca rispondere ai commenti usando lo smartphone e è una tortura.
      Quando vedo articoli scritti senza nessuna cura per la leggibilità, io lascio perdere, non riesco proprio a leggerli.
      Il rientro di paragrafo c’è anche nei libri, ti disturba anche lì?

      • CogitoErgoLeggo
        13 ottobre 2015 alle 09:40 Rispondi

        Io navigo da cellulare più o meno tutti i giorni, ormai ci ho fatto l’abitudine, anche se mi sale la bile ogni volta che si blocca o ricarica la pagina a caso.
        Se poi devo scrivere una mail non parliamone…

        Il rientro di paragrafo mi infastidisce anche nei libri. In questo periodo sto leggendo “La caduta dei giganti”, di Ken Follett, edizione italiana della Mondadori. Quei rientri, a colpo d’occhio, mi danno la sensazione che il testo non sia giustificato (soprattutto perché sono davvero tanti).

  13. Grazia Gironella
    12 ottobre 2015 alle 20:10 Rispondi

    E’ un po’ come nei dialoghi: è importante non solo ciò che viene detto, ma anche ciò che viene taciuto. Nella lettura il colpo d’occhio è importante, perché a istinto allontana il lettore o lo avvicina, e questo si ottiene soprattutto con gli spazi bianchi. E’ anche una questione estetica, di equilibrio tra vuoti e pieni. Sta a vedere che scomodiamo la storia dell’arte! ;)

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 08:03 Rispondi

      Bella similitudine :D
      Sono d’accorso sul colpo d’occhio. Infatti in alcuni casi mi basta un’occhiata per farmi allontanare da un blog.
      La tipografia è pur sempre un’arte, quindi possiamo scomodarla :)

  14. Ulisse Di Bartolomei
    12 ottobre 2015 alle 20:34 Rispondi

    Salve Daniele!

    Giuro che stavo per proportelo nell’articolo su come trovare gli spunti per gli articoli, poi non ho osato… osare… L’idea mi è venuta osservando la scrittura di un vecchissimo libro di testo sugli imperatori romani, dove di spazi vuoti “tra una scena e lʼaltra allʼinterno dello stesso capitolo” se ne abbonda e non sono riuscito a trovare in rete delle specifiche delucidazioni. Tale questione si aggiunge al suggerimento di createspace di usare il carattere 16 per aiutare nei casi di problemi di vista. Da “filantropo” ho seguito quel consiglio, ma se allevia per qualcuno a me di problemi ne crea, in quanto mi ritrovo con molte parole troncate e un testo con righe a volte strizzato o troppo diluite . Se qualcuno mi convince a non curarmi dei problemi visivi dei lettori, dopotutto esistono gli occhiali, trovo anche lo spazio per inserire gli spazi estetici… Ps. la formattazione in tema e per il cartaceo oppure anche per le versioni elettroniche?

    • Gas
      13 ottobre 2015 alle 00:03 Rispondi

      CreateSpace suggerisce un font a corpo 16 (poi indicativo, alcun font hanno una base in punti o pica diversa) se il tuo testo è diretto SPECIFICATAMENTE a persone ipovedenti. Non si usa comunque, è preferibile fornire testi in digitale che vengon letti con uno screenreader. Con un corpo 12 e un trim di 6×9 pollici mi pare di aver creato un mostro di enormità. A 16 mi entrava una parola per rigo.

      • Ulisse Di Bartolomei
        13 ottobre 2015 alle 14:18 Rispondi

        Salve Gas
        premesso che il mio quesito concerne soltanto il libro cartaceo, credo che tu abbia ragione e che il corpo 16 riguardi un testo destinato agli ipovedenti… e io che pensavo fosse una roba da buoni americani! Mi aspetta un ulteriore e lunga revisione di testo, che comunque non fa mai male…

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 08:08 Rispondi

      Ciao Ulisse,
      in un certo senso hai ragione sugli occhiali. Un corpo 16 per i testi a me sembra eccessivo, di solito sono i libri per bambini ad avere caratteri così grandi.
      Nelle versioni elettroniche dei libri la formattazione la sceglie il lettore secondo le sue esigenze. Volevi dire questo?

      • Ulisse Di Bartolomei
        13 ottobre 2015 alle 13:40 Rispondi

        Salve Daniele!
        Probabilmente ho sbagliato a interpretare i suggerimenti di createspace. Non mi ricordo che specificassero i destinatari (per bambini o ipovedenti) ma certamente 16 è troppo. Nella scrittura elettronica seguo poche regole bastanti per un lavoro “non criticabile” o almeno non troppo. L’indentatura ha però funzione per facilitare il significato voluto “trasparibile” e in questo caso dovrebbe essere impiegata anche nei testi elettronici… Chiedo delucidazioni in merito…

  15. Gas
    12 ottobre 2015 alle 22:55 Rispondi

    Avevo letto da qualche parte che nei testi stampati indentatura e spazio fra i paragrafi non si devono sommare, perché hanno lo stesso ruolo (identificare l’inizio di un paragrafo). A video altra storia.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 08:11 Rispondi

      Nei testi stampati infatti non si sono spazi fra paragrafi, ma solo l’indentatura. In un blog è meglio usare uno spazio per separarli.

  16. Francesco BrioWeb Russo
    12 ottobre 2015 alle 22:58 Rispondi

    Ciao Daniele,
    un bel post lungo… comunque sicuramente un bel pezzo che spiega bene un elemento molto importante nella user experience, sia esso sul web che su carta stampata… altro non aggiungo… nei commenti hanno già detto tutto….

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 08:12 Rispondi

      Ciao Francesco,
      oggi parlo proprio dei post lunghi e della loro necessità :D

  17. Mara Cristina Dall'Asen
    13 ottobre 2015 alle 00:05 Rispondi

    Articolo interessante con cui concordo in pieno. Gli spazi bianchi nelle pagine di un libro danno respiro e ritmo alla storia. Per il font penso sia più un discorso estetico, mi spiego: il libro come prodotto deve avere un bel taglio, un bel tessuto che non sempre dipende solo dalla copertina. Tanti, soprattutto fra gli esordienti, trascurano questo particolare mentre secondo me è importantissimo. Aggiungerei anche che ogni storia ha il suo font che la valorizza perchè, anche se non ce ne rendiamo conto, l’occhio coglie l’armonia tra ciò che c’è scritto e come è scritto. Io in questo momento sto proprio leggendo un libro di un esordiente che ha tutti questi problemi: non c’è spazio, è scritto tutto di seguito come la pagina miniata sopra. Un peccato perchè la storia non è male, ma faccio una fatica infinita a leggerlo e questo alla fine penalizza il libro. Da autrice self capisco benissimo che si risparmia qualche pagina, ma il gioco non vale la candela secondo me. Ciao Mara

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 08:14 Rispondi

      Grazie.
      Negli esordienti, quando fanno tutto da sé, si vedono molti elementi del libro o dell’ebook trascurati.
      Il font non è solo estetica, ma anche leggibilità.
      Giocare sul risparmio riduce la qualità del libro. Sono d’accordo sul font adatto alla storia.

  18. Katia Anna Calabrò
    13 ottobre 2015 alle 09:21 Rispondi

    Il concetto di vuoto, per me, è un filo conduttore fra diverse forme di comunicazione. Qualcuno ha citato la fotografia, altri il disegno. A me viene in mente che anche nel discorso e nella musica, ci sono i vuoti. Il momento di silenzio – o pausa – serve a dare respiro, a unire pur spezzando, a sottolineare o a chiudere.

    Bellissimo questo articolo, Daniele. Utile. Tecnico. E molto ma molto creativo.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 11:14 Rispondi

      Grazie :)
      Vero, ci sono pause anche nella musica e anche quando parliamo, non ci avevo pensato. Lunga vita agli spazi vuoti, allora :D

  19. Ryo
    13 ottobre 2015 alle 10:18 Rispondi

    Ciao Daniele, comunicazione di servizio: è da ieri che cerco di commentare il post ma quando invio mi dice che il commento è già presente… eppure io non lo vedo. Che cosa significa? Grazie!

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 11:15 Rispondi

      Ciao, strano, a me è successo qualche volta in alcuni blog, sia senza motivo sia perché avevo provato a interrompere l’invio del commento.

      • Ryo
        13 ottobre 2015 alle 11:19 Rispondi

        Io uso il rientro di paragrafo solo quando lo spazio fra i paragrafi è uguale a quello fra le righe, ma di norma preferisco aumentare lo spazio fra i paragrafi; il rientro di paragrafo mi dà “poca aria”.
        Più o meno seguo tutto quello che suggerisci, anche se preferisco l’interlinea 1,2: con l’1,5 mi sembra di fare la parte di quello che “scrive largo” per riempire più pagine ;-)
        Ultima nota sulla pagina bianca fra i capitoli: in Underworld di De Lillo la pagina vuota era nera, cosa che crea un effetto molto incisivo!

        • Daniele Imperi
          13 ottobre 2015 alle 11:37 Rispondi

          1,5 di interlinea è per il programma di scrittura, ma tanto se qualcosa viene pubblicato avrà interlinea diversa :)
          Bella la pagina vuota nera.

      • Ryo
        13 ottobre 2015 alle 11:20 Rispondi

        Stavolta è andato :-)

  20. nino carmine di rubba
    14 ottobre 2015 alle 17:31 Rispondi

    Complimenti: è sempre un piacere leggerti. (Ninocardir)

  21. Roberto Corio
    18 ottobre 2015 alle 21:23 Rispondi

    Interessante ed utilissimo questo tuo articolo, alcune cose le sapevo, altre ne ignoravo l’esistenza come la spaziatura dei testi nelle vignette. Gli spazi vuoti li ho subito associati alle pause nel discorso parlato che a volte diventano veri e propri silenzi e qui, chissà perché mi é venuto in mente Adriano Celentano :-)

    • Daniele Imperi
      19 ottobre 2015 alle 08:12 Rispondi

      Celentano forse esagera un po’ troppo con le pause di silenzio :D

  22. alessandro
    30 gennaio 2016 alle 15:52 Rispondi

    Io, nel mio romanzo, ho bisogno di mostrare punti di vista diversi tra un capitolo e l’altro, e mi era venuto in mente che, oltre a cambiare stile, avrei potuto cambiare font in relazione al più adatto al carattere del personaggio. Leggere l’articolo di Grafigata ha rafforzato la mia idea. Secondo te, se fatto con criterio, è una cosa intelligente e funzionale o rende solo tutto illeggibile? L’hai mai visto prima?

    • Daniele Imperi
      1 febbraio 2016 alle 09:18 Rispondi

      No, non penso che cambiare font sia utile. Di solito si cambia quando si deve mostrare una lettera o un documento.

  23. alessandro
    30 gennaio 2016 alle 17:28 Rispondi

    Premetto che questi punti di vista sarebbero prime persone di personaggi diversi, cosa che a volte ho già visto, che all’inizio non capivo ma poi mi piaceva. Per me i cambiamenti di punto di vista saranno indicati in modo evidente.

    • Daniele Imperi
      1 febbraio 2016 alle 09:19 Rispondi

      L’unica cosa che puoi fare è nominare il capitolo con il nome del personaggio, come fa Gerge Martin e come ho visto fare ad altri autori.

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